Apparizioni, Visioni, Rivelazioni

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La nozione dell'apparizione e della visione nella teologia

Bosogna dire che la teologia, che ha il dovere di essere al servizio della fede e della vita della Chiesa, in questa nostra epoca non ha un compito facile. Le è chiesto di essere al servizio della pratica e questa pratica è sovente troppo complessa. Da un lato vi sono coloro per i quali la pratica è identica a un comportamento abituale e sperimentato che non sopporta le novità. Dall'altro lato, la pratica è un'esperienza religiosa legata alle apparizioni e condizionata da esse, o legata a diverse espressioni del movimento carismatico. Qui esiste il pericolo di dichiarare la teologia troppo arida e mancante di convinzione e di rifiutarla nel nome di un'esperienza.

E' importante che la teologia non permetta di essere sacrificata alla pratica, né da un lato né dall'ltro e anch'essa non deve sacrificare la pratica. Dove manca l'esperienza dei fedeli, essa deve stimolarla; dove esiste, deve vegliare che questa esperienza non si sviluppi in un senso indesiderato, "perché niente di quello che è giusto in queste nuove esperienze si perda o si soffochi, ma anche che niente di ciò che potrebbe essere incompatibile con il mistero cristiano s'imponga segretamente. Si sa che, in momenti di crisi nel mondo e nella Chiesa, lo spirito religioso tende fortemente verso un'esperienza tangibile e sensibile dell'aldilà, come consolazione per il presente e promessa per il futuro. La teologia deve qui distinguere l'esaltato e il malato dal buono e dal sano, cioé quello che è compatibile con la tradizione della fede e con le vie tradizionali della salvezza

Qual'è, in effetti, il significato teologico dell'apparizione e della visione? Esse sono "delle esperienze spirituali che in un modo naturale rendono accessibile ai sensi corporali le realtà invisibili quali Dio, gli angeli, i santi ed anche delle cose create. Il tutto con lo scopo soprannaturale della salvezza dell'uomo. Possono essere degli avvenimenti lantani nel tempo, come degli eventi passati o futuri." (7) La sana tradizione cristiana non ha mai dubitato della possibilità di questi fenomeni perché sapeva che avrebbe messo in dubbio la sua immagine di Dio, che non è libero solo all'inizio della creazione del mondo ma che conserva questa libertà nei confronti della sua creazione.

Essendosi la rivelazione conclusa con il Nuovo Testamento, Dio , che ha una relazione d'amicizia con il mondo e l'uomo, conserva la libertà di agire nella storia umana ma sempre secondo il significato fondamentale del Nuovo Testamento, cioè la sua dimensione escatologica. Dio rispetta sempre il fatto che con Gesù, il Cristo,gli ultimi tempi, quelli escatologigi, sono iniziati e sono caratterizzati dall'evento della salvezza che è iniziata con Lui. Nel tempo che va dalla Ressurrezione al ritorno di Cristo, Dio non può elargire la Rivelazione nel senso di una nuova alleanza, come è stato nell'Antico Testamento. Può solo portare a termine quest'ultimo intervento alla fine dei tempi e con esso guidare verso la pienezza la salvezza del mondo, salvezza che è già iniziata. Nel frattempo, cioé nel momento presente della storia, può influenzare in diversi modi la realizzazione di questa salvezza. Uno di questi modi, è comunicarsi con immagini e parole. Chi vuole negare questa realtà, metterebbe in questione la libertà di Dio e il carattere del cristianesimo, religione rivelata. Ecco perché l'essenza delle apparizioni e delle rivelazioni private del dopo-Cristo deve essere conforme a questa realtà escatologica della Salvezza. (8)

La Chiesa è sempre stata prudente nei confronti di questi fenomeni, tenendosi alla esortazione neotestamentaria sul discernimento degli spiriti ( 1 Cor 12,10; 1 Gv 4,1; 1 P 5,8) . E' stato già detto nella definizione, che tutti i fenomeni, nella loro intenzione, sono legato alla salvezza del mondo. Il primo criterio di discernimento vi è implicitamente contenuto. Sono conformi con le vie regolari della salvezza o no, rimandano a esse o allontanano da esse? Non è difficile costatare se questi fenomeni deviano da una sana devozione per Gesù, mettendo Maria al centro della devozione stessa in modo che sia in concorrenza con Lui, e se conducono i fedeli verso un'ascolto sincero della Parola di Dio e verso la vita sacramentale. E' risaputo che prima del Concilio esistevano delle esagerazioni nella Mariologia e nella devozione mariale. (9) Il criterio seguente riguarda i veggenti e la loro eperienza della visione. Dobbiamo ricordare che alcune epoche favoriscono questi fenomeni, ad esempio i tempi di angoscia mondiale e di crisi religiosa. E' dunque un dovere della teologia vegliare su questi fenomeni per seguirli e vedere se sono "un eco del vuoto nel quale l'uomo ascolta se stesso o invece una risposta nella quale si sente Dio." (10) Bisogna anche distinguere le vere visioni dalla conoscenza intuitiva o dall'illuminazione intellettuale che possono essere raggiunte con la preghiera o la meditazione. Bisogna dire che una distanza prudente non è una negligenza nei confronti di questi fenomeni ma al contrario il miglior servizio che può essere reso.

 


Perché Dio possa vivere nei vostri cuori, dovete amare.