Intervento del nunzio apostolico in Bosnia ed Erzegovina, Arcivescovo Alessandro D’Errico

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Interview Alessandro D Errico

Intervento del Nunzio Apostolico in Bosnia ed Erzegovina, Arcivescovo Alessandro D’Errico, alla liturgia eucaristica, durante riunione congiunta della conferenza episcopale di Bosnia ed Erzegovina e della conferenza episcopale Croata. Mostar, 24 maggio 2010.

1. Come Rappresentante Pontificio, sono davvero molto lieto di aver potuto partecipare a questa solenne Liturgia Eucaristica, che vede qui convenuti i Cardinali, gli Arcivescovi e i Vescovi della Regione Croata.

Ad essi, e in particolare al Vescovo Perić - che ospita questo Incontro con la consueta efficienza e fraternità - porto la benedizione del Santo Padre: segno della Sua vicinanza spirituale e del Suo sostegno nella testimonianza di fedeltà a Dio e alla Chiesa che il popolo croato cattolico rende anche oggi - come ha fatto in passato - in condizioni non sempre facili.

2. Sono lieto di vedere qui riuniti non soltanto il Card. Puljić, i Vescovi di Bosnia ed Erzegovina e il Vescovo Komarica, Presidente della Conferenza Episcopale di Bosnia ed Erzegovina; ma anche il Card. Bozanić, l’Arcivescovo Srakić e tutti i Vescovi della Conferenza Episcopale Croata.

E’ un segno ulteriore dell’unità della Chiesa croata. E’ una unità solida, fatta di “affectio collegialis” e di comune visione del ruolo, della responsabilità, della presenza e delle attività della Chiesa. E’ una unità che si esprime non solo in frequenti incontri, in occasione di grandi eventi di Chiesa; ma si alimenta con la medesima filiale devozione al Santo Padre, con il comune impegno ecclesiale dinanzi alle sfide che questo popolo si trova ad affrontare nella regione, ed anche con esemplari interventi di solidarietà verso le fasce sociali più povere e più bisognose.

Nei mesi scorsi, abbiamo notato con gioia che – sulla scia dei ripetuti interventi dei Vescovi – anche le Autorità della Repubblica di Croazia hanno confermato alla Santa Sede il loro sostegno in favore del popolo croato in Bosnia ed Erzegovina. Il Santo Padre è fiducioso che si vorrà continuare nel cammino intrapreso. Il nostro augurio, che si fa preghiera oggi, è che – con senso di civile e cristiana responsabilità – si possano trovare presto soluzioni adeguate per i problemi più urgenti e per le questioni che sono allo studio, per far sì che anche in Bosnia ed Erzegovina il popolo croato possa continuare a dare il suo prezioso contributo, con pari dignità degli altri popoli costitutivi, per il presente e il futuro del Paese.

3. Miei cari fratelli e sorelle, consentitemi di aggiungere un’altra breve riflessione. Questa Riunione Congiunta delle Conferenze Episcopali di Bosnia ed Erzegovina e di Croazia, per singolare disegno provvidenziale ha luogo a Mostar, che per molti aspetti è un importante punto di riferimento per il popolo croato in Bosnia ed Erzegovina.

Personalmente sono impressionato dai molteplici eventi ecclesiali che si stanno susseguendo qui, da alcuni mesi: la recente elezione di due Arcivescovi, figli di questa terra (Mons. Petar Rajič e Mons. Želimir Puljić); l’ambita Visita del Cardinale Segretario di Stato; l’annuncio di una Commissione Internazionale sul fenomeno di Međugorje, che ha riportato questa terra al centro dell’attenzione pubblica mondiale. Ma anche a livello civile la città di Mostar sta registrando notevoli progressi. Ricorderete che proprio questo ha detto qui (il 26 febbraio) con molta chiarezza l’Alto Rappresentante, che conosce l’Erzegovina non da ieri. Questo è stato confermato pure dalla recente decisione della Comunità Internazionale di chiudere l’Ufficio locale dell’Alto Rappresentante.

Per quanto riguarda la Santa Sede, è nota la particolare attenzione con cui essa guarda all’Erzegovina: perché qui la percentuale dei cattolici e più alta, e anzi in alcune aree i cattolici sono in maggioranza. Per questo motivo il Santo Padre ha voluto che il Card. Bertone (quest’anno) e l’Arcivescovo Mamberti (nel 2008) venissero in visita a Mostar. Ed è per la medesima ragione che il Santo Padre continua a seguire personalmente alcune questioni che riguardano il futuro della Chiesa in Erzegovina, com’è testimoniato anche dalla sua importante decisione circa la Commissione Internazionale sul fenomeno di Međugorje.

Ebbene, ricorderete che, nella sua Visita del 2008, l’Arcivescovo Mamberti, Capo della Diplomazia Vaticana, fece qui un vibrante appello all’unità del popolo croato, nelle sue diverse componenti civili ed ecclesiali, perché – egli disse – “è l’unità che fa la forza”, specialmente nei momenti di prova. Lo stesso Arcivescovo Mamberti ha fatto un altro appello quest’anno, sempre da Mostar, invitando il popolo croato cattolico a restare in Bosnia ed Erzegovina, e a non scoraggiarsi dinanzi alle difficoltà che rendono la vita quotidiana talvolta faticosa. “In una prospettiva cristiana – egli ha affermato – la vostra presenza in Bosnia ed Erzegovina ha un senso, e dovete viverla come una missione affidatavi del Signore; dovete cioè favorire l’armonia tra le varie componenti del Paese, e costruire insieme un futuro di pace”.

Personalmente mi convinco ogni giorno di più del ruolo che l’Erzegovina può e deve avere, nel Paese e nella costruzione del futuro del popolo croato e della Chiesa in Bosnia ed Erzegovina: per le sue potenzialità, per i mezzi e il personale di cui dispone, per l’intraprendenza e la creatività dei suoi cittadini e delle sue istituzioni, per la tenacia con cui vengono promossi qui tanti progetti. E sono certo che tutti indistintamente – persone di Chiesa, intellettuali, politici ed operatori sociali – non vi tirerete indietro dinanzi alle responsabilità, che oggi avete come ieri, e forse più che in passato; e non vi tirerete indietro dinanzi al rinnovato impegno che oggi la Santa Sede vi domanda, con tanta fiducia.

La nostra speranza è che l’esempio di unità e di impegno dei Vescovi possano incoraggiarvi a seguire con determinazione la stessa strada, e ispirarvi sentimenti di rinnovata fedeltà al modello di amore per questa terra, che vi è stato trasmesso dai vostri Padri.

4. Affido queste intenzioni alla celeste protezione di Maria, Madre della Chiesa, alla quale avete dedicato la vostra Chiesa Cattedrale, e che avete scelto come Compatrona della diocesi. Sia Lei, la Vergine fedele, ad ottenere abbondanza di benedizioni e di grazie per ciascuno di voi, per il Paese, e per tutta la Chiesa di Dio che è in Croazia e in Bosnia ed Erzegovina. E così sia!

 


Perché Dio possa vivere nei vostri cuori, dovete amare.