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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 119 (Aprile-Maggio 1995)

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Aprile - Maggio 1995 - La Pasqua del Signore e la nostra - Indir.: Eco di Maria, c.p.149, I-46100 Mantova
(Italia) A.11 - n.4-5, Sped. abb.mens.pub.inf.50%., Aut.Trib.MN, 13: 8.11.86, Fax 0376/245075,ccp 10799468
ECO 120 USCIRA' IN GIUGNO
Messaggio del 25 marzo 1995:
Cari figli, oggi vi invito a vivere la pace
nei vostri cuori e nelle vostre famiglie. Non
c'è pace, figlioli, dove non si prega; e non
c'è amore dove non c'è fede.
Perciò, figlioli, vi invito tutti a decider-
vi, oggi di nuovo, per la conversione. Io vi
sono vicina e vi invito a venire tutti, figlioli,
tra le mie braccia, per aiutarvi, ma voi non
volete e così satana vi tenta; e anche nelle
cose più piccole la vostra fede viene meno.
Perciò, figlioli, pregate e mediante la pre-
ghiera avrete la benedizione e la pace. Gra-
zie per aver risposto alla mia chiamata.
Decidetevi oggi
per la conversione,
rifugiatevi tra le mie braccia
Maria ci invita di nuovo in preparazione
alla Pasqua a deciderci per la conversione.
Decidetevi di nuovo, ma oggi: Oggi se udirete
la sua voce, non indurite i vostri cuori
per non
incorrere come i vostri padri, nel disgusto del
Signore. Con poche parole Maria fotografa il
nostro intimo, che Lei vede nella luce di Dio.
E per questo ognuno si sente colpito dalle sue
parole.
Ella ci invita a vivere la pace nei nostri
cuori e nelle nostre famiglie. "Vivere" la
pace non è vivere in un nirvana di quiete
individualistica, nell'assenza di ogni bisogno
o desiderio, come nelle pratiche ascetiche
orientali; ma è accettazione dinamica e gioio-
sa della volontà di Dio anche di fronte agli
ostacoli e alle croci, perché crediamo che Egli
conduce ogni cosa e sa trasportare anche le
montagne. E così diventa rapporto di amore,
di armonia, di attenzione e di comprensione
verso gli altri, cioè nella famiglia.
La pace viene dalla preghiera, con cui ci
sottomettiamo a Dio: in essa Lui ci trasmette
la sua pace e ci fa comprendere che cosa è
necessario per la nostra pace. Dove non c'è
preghiera non c'è pace, ma inquietudine, af-
fanno e divisioni: non illudiamoci.
L'amore viene dalla fede che Dio è padre
che ama tutti, buoni e cattivi. Tanto più ogni
fratello è da amare, perché lo ama infinita-
mente Dio. Egli anche per il peggiore ha
sacrificato il suo Figlio. Il quale ci insegna a
donare la vita per i fratelli e a fare agli altri
quello che vorremmo fosse fatto a noi
. Così
Maria ci svela la radice della mancanza di
pace e di amore. Se in te non c'è pace e non
coltivi l'amore, non contano le belle parole e
le maschere d'oro: la tua religiosità è un ca-
stello in aria.
Se non c'è preghiera sei nell'agitazione
perché ogni cosa negativa ti sconvolge. Se
non hai la fede, sei nel buio e non puoi vedere
il fratello da amare, ma solo te stesso e in-
ciampi in ogni cosa.
Ma la Mamma, di fronte a questi impegni
che ci chiede, non ci lascia soli. Anzi ci
attende a braccia aperte per sottrarci a satana:
Io sono con voi, venite tra le mie braccia.
Rapisca, ti prego, o Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose che sono sotto
il cielo,
perché io muoia per amore dell’amor tuo,
come tu ti sei degnato morire
per amore dell’amor mio.
(Preghiera usata da s.Francesco)
Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù
Anastasis, o Risurrezione - come è stata realizzata alla Comunità Cenacolo di Medj. (Eco 117,4)
Maria: Il vostro cuore è duro
davanti all’amore di Dio
Se voi amate non avrete nessuna
paura per l’avvenire
Così ha detto la Madonna a Mirjana nel-
l’apparizione per il compleanno, il 18 marzo:
“Cari figli, come Madre, da tanti anni io vi
insegno la fede e l’amore di Dio, ma voi non
avete mostrato gratitudine verso il caro Padre,
né gli avete dato gloria. Voi siete diventati
vuoti e il vostro cuore è duro e senza amore per
le sofferenze del vostro prossimo. Io vi insegno
l’amore e vi mostro quanto il caro Padre vi ha
amato, ma voi non l’avete amato. Lui ha sa-
crificato il suo Figlio per la vostra salvezza,
figli miei!
Se non amate, non riconoscerete l’amore
del Padre vostro. Non lo riconoscerete perché
Dio è Amore. Amate e non abbiate paura,
perché
nell’amore non c’è timore (cfr 1Gv
4,18). Se i vostri cuori sono aperti al Padre e
pieni d’amore per Lui, perché aver paura di
ciò che verrà? Hanno paura quelli che non
amano, perché attendono il castigo e sanno
come sono vuoti e duri. Io vi conduco, o figli,
verso l’Amore, verso il caro Padre, verso la
vita eterna. La vita eterna è il mio Figlio (cfr
Gv 17,3)”.
La Madonna è venuta alle 15,15 ed è
rimasta con Mirjana 10 minuti. Noi l’abbiamo
sentita pregare commossa tre Padrenostro e tre
Gloria assieme alla Vergine: uno -ha spiegato
poi- per quelli che non conoscono ancora
l’amore di Dio, il secondo per le anime del
purgatorio, il terzo per i presenti. Quando la
Madonna è partita, Mirjana non ha potuto
nascondere la sua pena.
Ha confidato poi a P.Slavko: “Ho posto
alla Gospa tre questioni e ne ho avuto risposta.
Ella non era contenta come altre volte. Mi ha
parlato dei segreti, ma non posso dir niente. Ho
pianto perché è amara per me la sua partenza.>
Chi sta tra le braccia materne se non i piccoli?
Facciamoci piccoli e stringiamoci a Lei come
i bimbi che si stringono alla mamma quando
hanno paura degli estranei.
Ma voi non volete venire. In questo
giorno glorioso della discesa di Dio nel suo
grembo, Maria non ci invita come di solito a
gioire con Lei, ma ci rivolge un appello serio
e grave, con gli stessi accenti di quello di
Mirjana e con i tristi segni delle lacrime in
Italia.
Ogni mamma ha un intuito particolare per
capire il rischio che possono correre i propri
figli senza di Lei. Solo i figli che stanno in
casa ignorando l'amore, come il figlio mag-
giore della parabola, non capiscono l'ansia
amorosa, l'angoscia, la passione e le lacrime
di Maria madre di tutti, per tanti figli che
vanno sconsideratamente perdendosi.
Senza di Lei siamo alla mercé di satana
che ci tenta nelle piccole cose per farci cadere
poi nelle grandi fino al venir meno della
nostra fede
, che diventa solo teorica.
Il suo potere nefasto, che influenza tutto e
tutti, sembra travolgere ogni difesa con la sua
potenza d'inganno
(cfr 2Tes 2,10-11) da
indurre in errore, se fosse possibile, anche
gli eletti.
Ci accorgiamo anche troppo di
essere nel "suo secolo".
Perciò abbiamo bisogno di una corazza
impenetrabile con cui proteggerci: il Suo Cuore
Immacolato. Ad Esso consacriamoci ogni
giorno; entriamo in Esso per pregare degna-
mente e faremo una vera Pasqua. E avremo
la benedizione e la pace
di Dio.
d.A.
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1995-96: Chiedere l’intercessione di tutti i
SANTI: per questo sarà aggiornato il
Martirologio Universale con particolare atten-
zione ai santi sposati ed ecumenici.
1997: GESU’ CRISTO - “Occorre porre
in luce il carattere spiccatamente Cristologico
del Giubileo che celebrerà l’incarnazione del
Figlio di Dio, mistero di salvezza per tutto il
genere umano: GESU’ CRISTO, UNICO
SALVATORE DEL MONDO, IERI OGGI,
SEMPRE.
Obbiettivo prioritario del Giubileo: il
rinvigoramento della fede e della testimonian-
za dei Cristiani, suscitare un vero anelito alla
santità. Riscoprire la Catechesi circa la perso-
na di Gesù ed il mistero di salvezza. Maria
contemplata nel mistero della sua divina ma-
ternità”.
1998: LO SPIRITO SANTO - “L’Incar-
nazione s’è compiuta per opera dello Spirito
Santo. Rientra negli impegni primari della
preparazione al Giubileo la riscoperta della
presenza e dell’Azione dello Spirito Santo che
agisce nella Chiesa, sia sacramentalmente, sia
attraverso molteplici carismi, compiti e mini-
steri da Lui suscitati per il bene di essa. Lo
Spirito Santo è anche per la nostra epoca
l’agente principale della nuova Evangeliz-
zazione, rinnovando la speranza nell’avvento
definitivo del Regno di Dio. Maria che concepì
il Verbo per opera dello Spirito Santo, e che poi
in tutta la propria esistenza si lasciò guidare
dalla Sua azione interiore, sarà contemplata ed
imitata nel corso di quest’anno soprattutto
come la donna docile alla voce dello Spirito...”
1999: DIO PADRE - Occorre “dilatare gli
orizzonti del credente secondo la prospettiva
stessa di Cristo: la prospettiva del Padre che è
nei cieli dal quale è stato mandato ed al quale
è ritornato. Tutta la vita cristiana è come un
grande pellegrinaggio verso la casa del Padre:
un cammino di vera conversione... e che metta
in risalto la virtù teologale della carità, che
sottolinei più decisamente l’opzione preferen-
ziale della Chiesa per i poveri e gli emarginati.
Maria Ss.ma, figlia prescelta dal Padre, sarà
presente allo sguardo dei credenti come esem-
pio perfetto di amore sia verso Dio che verso
i fratelli...”
2000: l’anno Eucaristico - “La celebra-
zione del grande Giubileo avverrà contempo-
raneamente in Terra Santa, a Roma, nelle
chiese locali
del mondo intero. Obbiettivo di
questa celebrazione: LA GLORIFICAZIONE
DELLA TRINITA’ dalla quale tutto viene ed
alla quale tutto si dirige nel mondo e nella
storia. Essendo però Cristo l’unica via di ac-
cesso al Padre, per sottolineare la sua presenza
viva e salvifica nella Chiesa e nel mondo, si
terrà a Roma, in occasione del Grande Giubi-
leo IL CONGRESSO EUCARISTICO IN-
TERNAZIONALE.
IL DUEMILA sarà un anno intensamente
EUCARISTICO: nel Sacramento dell’Eucari-
stia il Salvatore, incarnatosi nel grembo di
Maria venti secoli fa, continua ad offrirsi al-
l’umanità come sorgente di vita divina...” E
poi la visita dei luoghi santi che si trovano sul
cammino del popolo di Dio, a partire dai luoghi
di Abramo e di Mosè, attraverso l’Egitto, il
Monte Sinai, Damasco, Betlemme, Gerusalem-
me (appuntamento assieme ad Ebrei e
Musulmani). E poi il grande incontro
pancristiano: sul Sinai?
Affidamento a MARIA - “Affido questo
impegno di tutta la Chiesa alla celeste inter-
cessione di Maria, Madre del Redentore. Ella,
la Madre del Bell’Amore, sarà per i Cristiani,
incamminati verso il Grande Giubileo del terzo
Millennio, la Stella che ne guida con sicurezza
i passi incontro al Signore...” * *
Il Papa: "Il lavoro è schiavitù
senza la vita spirituale"
Nel consueto incontro con il mondo del
lavoro nella festa di S.Giuseppe, il S.Padre nel
Molise
ha celebrato presso il Santuario del-
l’Addolorata di Castelpetroso (IS) e ha spiegato
la vicenda umana di S.Giuseppe, vedendovi una
perfetta realizzazione della vita di preghiera,
dove Dio prende le iniziative, libere e sorpren-
denti, e l’uomo obbedisce di cuore scavalcando
le proprie idee e valutazioni... E’ la stessa
posizione del cuore di Mosè (2^lettura), teso ad
ascoltare ciò che Dio diceva per farsi conoscere
e mostrare la sua volontà (Es 3,1-15).
Per questo ogni attività dell’uomo diventa
buona se il cuore è nella preghiera, cioè disposto
ad ascoltare prima di tutto il Signore.
Anche il lavoro fa parte del disegno divino,
ma va rispettato nella sua “dimensione spiri-
tuale e in un certo senso divina, che lo rivela
quale continuazione dell’opera amorevole del
Creatore e ne fa comprendere ed accettare gli
aspetti penosi alla luce del mistero pasquale di
Cristo”. L’uomo porta frutto, nella vita, se è
sottomesso alla volontà ordinatrice di Dio, che
non trascura nulla perché i suoi figli raggiun-
gano il fine per cui li ha creati.
Il S.Padre ha parlato del Vangelo del lavo-
ro, trovando nella Bibbia un’immagine valida
per l’oggi: “il Faraone, cioè il capitalismo che
sfrutta il lavoro degli uomini distogliendoli
dalla vita familiare ed al servizio di Dio. E’
giusta una lotta per una vera giustizia sociale
che consiste nel riconoscimento della dignità
del lavoro umano, in un’equa remunerazione e
in adeguati interventi a favore di coloro che, pur
non volendolo, si trovano nella precaria e av-
vilente situazione di disoccupati”.
Allargando il discorso del Papa, possiamo
dire che la vita spirituale è “come una rinnovata
offerta di Alleanza da parte di Dio, il quale è
buono e pietoso, lento all’ira e grande nel-
l’amore
(Sal 102). La grazia del Signore, la sua
infinita misericordia ci impegna -come singoli
e come comunità- a coltivare la pianta della vita
spirituale, a zapparvi intorno con la penitenza,
a mettervi il concime della Parola di Dio affin-
ché porti frutto per l’avvenire (cfr Lc 13,8-9)”.
E’ chiaro a tutti quanto stretto sia il legame
tra il magistero di Giovanni Paolo II e la scuola
di Maria. Un legame che non sta soltanto sul
piano dei contenuti, ma attinge ad una radice
più profonda di comunione.
Il Papa, nella celebrazione al Santuario del-
l’Addolorata, ha ricordato quel “singolare vin-
colo di fede e di sofferenza che lo lega alla
Madre Addolorata”. InvocandoLa al termine
dell’omelia, ha pregato perché Lei “ci ottenga
frutti abbondanti di giustizia e di pace, man-
giando lo stesso cibo spirituale e bevendo la
stessa bevanda spirituale alla roccia... che era
Cristo
(1 Cor 10,4). Cristo resta la roccia alle cui
acque beviamo anche noi”. Questo cerca Maria
in chi ascolta i suoi messaggi: la comunione
profonda con le sue intenzioni, che significa
convertirsi ai suoi puri desideri di primato della
fede, della comunione, della preghiera.
Alla fine chiede alla Vergine di proteggere
tutte le donne che lavorano in casa come Lei,
che potrebbe essere considerata una casalinga e
come tale modello di tutte quelle donne che
sono le vere artigiane della casa: “Ottieni loro
di essere cristianamente sapienti, esperte di
preghiere e di umanità, forti nella speranza e
nelle tribolazioni, artigiane come Te dell’au-
tentica pace”.
Oggi è pericoloso andare a Medj.? Chi l'ha
detto? E' inaudito. Nessun viaggio a Medj. è mai
stato disturbato neanche durante la guerra: tanto
meno ora! Non dimentichiamolo: a Medjugorje
Maria "ci aspetta tra le sue braccia".
Per la costa adriatica: Pullman giornaliero >>
Giubileo 2000:
preparare il ritorno
dell’umanità a Cristo
Nella lettera apostolica Tertio millennio
adveniente, tanto semplice e tanto profetica, il
Papa pone Cristo come centro a cui far conver-
gere l’umanità in questo ultimo travagliato
scorcio di secolo, affermando con S.Paolo: La
nostra salvezza è più vicina ora di quando
diventammo credenti
(Rom 13,11).
Giovanni Paolo II chiede ai cristiani invec-
chiati, stanchi, talvolta scoraggiati, di diventa-
re contemporanei del Cristo del Vangelo, di
riscoprire il vigore e l’ardore dei tempi apostolici
-scrive il Card. Etchegaray, presidente del
Comitato del Giubileo. La Chiesa deve far
emergere la sua figura originale. Una Chiesa
che avesse da insegnare unicamente quanto il
mondo può apprendere da solo, diventerebbe
presto una Chiesa insignificante, non sarebbe
più neanche la Chiesa. Da un capo all’altro
della sua lettera il Papa ricorda che l’avvenire
appartiene a Cristo: In Lui il Padre ha detto la
parola definitiva sull’uomo e sulla sua storia.
Cristo è il compimento dell’anelito di tutte le
religioni del mondo e, per ciò stesso, ne è
l’unico e definitivo approdo.
Tale è l’asse centrale della nostra fede che
il S.Padre, in nome del Vangelo stesso, vuole
rafforzare e perfino raddrizzare nella Chiesa
che marcia verso il 2000. Più che una fuga in
avanti verso l’ignoto, si tratta di un ritorno alle
fonti della salvezza... Un simile passaggio
epocale da un millennio all’altro è come un
passaggio del Mar Rosso, una grande Pasqua,
ma per tutta l’umanità: Gesù infatti è in un
certo senso proprietà di tutta l’umanità
.
Un triennio “trinitario” prepara
il Giubileo del 2000
Ecco come il Papa, alla fine della sua
Lettera traccia il cammino che deve condurre
la Chiesa al grande Giubileo.
> Quando sono con Lei, c’è una pienezza in
me; quando se ne va, mi accorgo di essere sulla
terra, come abbandonata. Lo so che non sono
abbandonata, ma intanto Lei è partita. E’ tal-
mente dura per me la sua partenza che se si
ripetesse più di frequente, non saprei come
resistere... Ho capito questo messaggio come
un messaggio d’amore e di consolazione. Non
abbiamo nulla a temere, se in noi c’è l’amore”.
Interrogata poi dalla scrivente, ha precisato
che “la Madonna non ha annunciato niente di
brutto, ma ha voluto rispondere a tutti quelli
che chiedono con ansia se la Gospa ha parlato
di ciò che avverrà in futuro. Non è bene porci
queste questioni, ma dobbiamo vivere oggi
l’amore: questa è l’unica cosa importante”.
(Notizie avute da A. Bonifacio e Sr.Emmanuel.)
Voi valete più di molti passeri...
neppure un capello vi sarà tolto!
Troviamo nel messaggio a Mirjana e nelle
sue spiegazioni lo spartiacque tra chi crede
nell’amore del Padre e chi vive solo per questa
vita. Tu temi gli avvenimenti futuri? i segreti?
o che le lacrime di sangue annuncino cata-
strofi e non l’amore materno? La paura del-
l’avvenire è propria di chi vive chiuso nella
vita di quaggiù, senza speranza d’altro (anche
se a parole crede), come se tutto dovesse
concludersi qui. E teme solo di perdere questi
beni e di non perdere il vero Bene. Chi invece
sa che il Padre ha in mano la sua vita e la
conduce, non teme
: Voi valete più di molti
passeri... e fosse anche il mondo nel terrore,
egli riconoscerà e proclamerà l’Amore.
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Il Cuore di Maria ci chiama:
è ancora tempo di misericordia
Il Vescovo Paul M. Hnilica che, come è
noto, ha dedicato la sua vita a diffondere il
messaggio di Fatima, ha scritto una lunga lettera
ai gruppi di preghiera mariani perché, in occa-
sione della Quaresima, accolgano il richiamo
alla conversione attraverso la consacrazione al
Cuore Immacolato di Maria. “... Ora il Signore
viene ancora attraverso una straordinaria effu-
sione della sua Verità e Misericordia per rinno-
vare il mondo e la sua Chiesa, che ha tanto
bisogno di questa nuova Pentecoste per rialzarsi
dalla profonda crisi nella quale si trova e che
non possiamo nascondere ai nostri occhi, per-
ché si vede dappertutto...
Innumerevoli sono le voci profetiche che il
Signore ha suscitato in questo secolo per an-
nunciare l’avvicinarsi di una grande purifica-
zione per il mondo intero... Dio non vuol met-
terci paura, ma neanche può restare indifferente
di fronte al moltiplicarsi degli scandali che non
risparmiano neanche la sua Chiesa... Siamo
lontani, come Chiesa nella sua globalità, dal-
l’aver preso sul serio le richieste della Madonna
di stabilire nel mondo la devozione e consa-
crazione al suo Cuore Immacolato,
come unica
soluzione ai problemi del mondo e della Chie-
sa... Sebbene la consacrazione della Russia e del
mondo è stata fatta e ha provocato il crollo del
comunismo, ancora oggi la Russia rappresenta
una minaccia per la pace nel mondo, perché non
ha ricevuto dall’Occidente quell’aiuto spiritua-
le e materiale con cui poter medicare le piaghe
prodotte da 70 anni di ateismo...
Il più gran pericolo denunciato da Maria a
Fatima è senza dubbio la perdizione eterna,
come Ella ha mostrato ai bambini: Guardate
quante anime di peccatori vanno all’inferno
perché sono pochi quelli che si sacrificano per
loro.
Nella nuova evangelizzazione del C.I. di
Maria siamo chiamati ad essere, con Maria
corredentrice, apostoli del nuovo avvento, fa-
cendo della nostra vita un segno di conversione
e di annuncio del prossimo trionfo del C.I. di
Maria. Siamo responsabili della salvezza degli
altri che non conoscono l’amore di questa Ma-
dre..., facciamoci piccoli e umili di cuore per
lasciare scorrere attraverso di noi la grazia sal-
vatrice di Dio, che il peccato di orgoglio impe-
disce...
Noi i piccoli figli di Maria corredentrice
siamo l’unica speranza per Lei, che sta cercando
quei giusti necessari a risparmiare il mondo...
Siamo chiamati a completare nella nostra carne
quello che manca alla passione di Cristo,
cioè
ad accettare croci e sacrifici per la salvezza dei
peccatori...
Vorrei concludere ricordando un esempio
di cui sono stato testimone e che ha segnato tutta
la mia vita. Nel 50^ anniversario mi sono recato
a Fatima in pellegrinaggio con Paolo VI e
presso la tomba di Giacinta ho visto Suor Lucia
piangere amaramente. Il Vescovo di Fatima mi
disse: “Sai perché piange? Perché nell’ultimo
incontro che Lucia ha avuto con Giacinta prima
della sua morte, la piccola veggente ha ricordato
a Lucia che sarebbe restata a lungo in vita per
diffondere la devozione al Cuore I. di Maria.
Ora Suor Lucia piange perché si sente fallita in
quanto il messaggio di Fatima non è stato
accolto come richiesto...”
Lascia tutto a Dio e tutto
guarirà, risorgerà, fruttificherà
P.Tomislav Vlasic’ è venuto tra noi nel
giorno di S.Giuseppe e ha guidato l’Adorazio-
ne Eucaristica, il Rosario e la S.Messa. Ecco
alcuni suoi pensieri:
Seguire Gesù per 40 giorni, secondo il
percorso indicato dalla Chiesa, vuol dire essere
per 40 giorni in un processo di guarigione e di
risurrezione. Questo è il senso liturgico della
Quaresima. Il punto fondamentale è questo:
Dio dà la risposta all’uomo che geme, che
soffre, che non si sente redento. Vediamo ades-
so quali gemiti ci sono in ciascuno di noi e
attorno a noi: a livello personale, a livello
familiare, a livello politico e mondiale... Dio
entra in noi e risponde a questi gemiti. Parteci-
pare all’opera di Gesù è ascoltare e comprende-
re che Dio risponde ai nostri gemiti.
Se non ascoltiamo e se non capiamo che Dio
risponde, rimaniamo nel nostro dolore come
bambini stizziti, come persone affettivamente
immature che vanno un po’ di qua e un po’ di
là; possiamo guardare con perplessità a tutti i
problemi della società, della Chiesa, del mondo,
vederne solo i dettagli, ma non capirne nulla!
Oggi il Signore desidera che ascoltiamo e ca-
piamo la sua risposta, avviandoci verso la sal-
vezza. Senza questo noi non possiamo capire
che cosa significa preghiera, penitenza e che
cosa vuol dire seguire Gesù.
Nella prima lettura (Es 3,1-8;13-15) ab-
biamo ascoltato come Dio prende l’iniziativa
verso il popolo di Israele; ed è sempre Lui che
prende l’iniziativa anche in ciascuno di noi.
Mettetevi in questo atteggiamento con questo
presupposto: dentro di voi Dio agisce, il suo
Spirito Santo geme dentro di voi, Egli vuole la
salvezza al di là delle nostre capacità, delle
nostre attese, così come si è presentato a Mosè.
Che cosa fa Mosè? Ascolta! Quando egli
vede il roveto ardente, Dio gli dice: Non avvi-
cinarti, togliti i sandali dai piedi, perché il
luogo sul quale tu stai è terra santa.
Per noi
questo significa togliere tutto davanti a Dio: i
nostri problemi, i pensieri, i progetti, le preoc-
cupazioni, la nostra giustizia, la nostra logica.
Solo così potremo cogliere la risposta di Dio.
Gesù ha detto che se toglieremo tutto e ci
affideremo a Dio, ci verrà dato quel che ci serve,
ci sarà dato ciò che è giusto per noi.
Davanti a Dio nella preghiera dobbiamo
togliere tutto, proprio come Mosè si è tolto i
sandali e si è prostrato. La prostrazione dei
religiosi e delle religiose davanti all’Altare nel
momento della professione solenne, significa
abbandono totale e rinuncia a tutto: è la scelta
per Dio. Questo atteggiamento è necessario in
ciascuno di noi perché possiamo cogliere la
presenza di Dio e della sua salvezza. Mosè l’ha
fatto! E Dio si è rivelato: Io Sono Colui che
Sono. Jahveh!
Dio può parlare nello stesso
modo all’anima che ha tolto tutto. Ciò che
riteniamo utile per noi stessi spesso sono idoli,
maschere, oppure il nostro modo di concepire
Dio.
L’immagine vera di Dio che si manifesta
non può penetrare la nostra anima, non può
raggiungerci perché ci sono tanti dèi, tante
preoccupazioni, tanti valori, tante priorità nella
nostra vita; bisogna togliere tutto. E’ così che
Dio si può manifestare com’è. Com’è Dio?
nella Bibbia Dio è venuto a salvare il popolo di
Israele poiché ne aveva sentito i gemiti: Dio si
presenta sempre come Colui che salva, che
guarisce, che risuscita, che dà la vita divina e
non quella dei falsi profeti o della televisione.
Dio quando si manifesta all’uomo dà una vita
piena, non può fallire dentro di noi, perché ci dà
tutto. Quando un’anima toglie tutto, si apre ad
un incontro con Dio; solo allora egli comincia
a costruire in quell’anima un mondo nuovo e
una nuova società.
Perché è apparsa la Madonna? Perché appa-
re in molti luoghi? Non per i pellegrinaggi o per
farci incontrare i veggenti, o per cercare
“cosettine”, ma per condurci all’esperienza del
Dio vero. La crisi della società che vi fa preoc-
cupare risulterà naturale e necessaria per la
purificazione dell’uomo, perché egli capisca
che deve aprire gli occhi: cercare Dio e la vita
in Dio. Questi tempi di prove ci devono essere
e in essi bisogna ricercare la mano di Dio, la Sua
presenza, la Sua volontà di salvare ciascuno di
noi e la società. Mosè si è aperto a Dio ed è
diventato capace di condurre il popolo.
Nessuno dica che Mosè era una persona
particolare perché, ciascuno di voi lo è e ognuno
può essere chiamato a condurre la propria fami-
glia, a vivere in armonia con il coniuge, o a
qualsiasi altro compito. A ciascuno è stata data
la grazia; e se ci apriamo, se togliamo le nostre
cose e permettiamo a Dio di manifestarsi come
Colui che conduce alla salvezza, saremo in
grado di guidare gli altri nelle situazioni quo-
tidiane, in ciò che è presente nella società. Dio
vuole condurre le anime, vuole salvarle: ciò è
bellissimo e sicuramente in questa sua iniziativa
non mancherà! Beati coloro i quali vogliono
capire, essere aperti e condotti da Dio.
Nella nostra vita deve accadere ciò che è
accaduto al popolo di Israele e agli apostoli
quando hanno capito che dovevano partire,
superare la durezza del loro cuore e avere fidu-
cia. Gli ebrei hanno superato il problema del
Mar Rosso; voi non avete mai incontrato il Mar
Rosso nella vostra vita? E’ il mare dei nostri
problemi che è messo davanti a noi affinché la
nostra fede cresca. Nel nostro cammino ci sono
tappe che devono essere superate. A cosa ser-
vono la preghiera, il digiuno e la rinuncia?
Servono a togliere tutte le nostre idee, le tensio-
ni, ad aprirci alla salvezza per vedere Dio dentro
di noi e sentire la sua voce che salva e che non
può sbagliare!
Nel Vangelo (Lc 13,1-9) Gesù ci parla di
una cosa positiva: porta l’esempio di un fico che
non portava frutto; Egli ha permesso che la terra
intorno fosse zappata e poi concimata. Quando
Gesù chiama alla conversione vuole dirci: “Tu
sei una pianta che può fruttificare, ho messo
dentro di te tutte le grazie; se tu sei infelice,
scontento, scontroso, arrabbiato, se odii, ti stai
perdendo. Guardati! Comincia a zappare den-
tro, a coltivare le grazie! Se l’uomo non si
converte e non capisce che dentro di sè ha tutta
la ricchezza, si perderà. Gesù si consegna per
ciascuno di noi.
Allora che cos’è la conversione? Gesù vuo-
le guarire la tua personalità, la tua vita, perché
diventi un albero fruttifero. L’invito di questa
sera è un invito alla guarigione, a una vita più
fertile, più felice e realizzata. Cari miei, se
questa sera capiste queste parole e cominciaste
a metterle in pratica, voi potreste portare l’im-
magine di Dio Salvatore, l’immagine vera. Non
esiste nessuno di voi che non possa cominciare
la realizzazione di una vita felice e fertile.
E’ bello essere cristiani! Ma è bello essere
cristiani quando il nostro udito e la nostra vista
sono guariti, e si guarisce per mezzo della
penitenza, delle rinunce; quando cioè siamo
capaci di togliere i “sandali”, di togliere le
nostre idee, le perplessità e prostrarci davanti a
Dio, al Crocifisso, anche insieme alla famiglia
e dire: “Eccomi, ti affido tutto, Tu rivelami il
Tuo volto, desidero seguirti come Mosè e rag-
giungere la salvezza”. Pregate, pregate, pregate
per la guarigione del vostro cuore affinché
possiate cogliere Dio che si rivela nella vostra
miseria. Anche dove sembra ci sia la fine, lì Dio
si rivela e dice: “Eccomi, sono venuto per
salvarti, per condurti ad una terra nuova, ad una
vita nuova”. Preghiamo con gioia! Red
>> da Trieste, accanto alla stazione FFSS, ore 18;
arrivo a Medj. ore 8; riparte da Medj. alle 18 e
arriva a TS alle 8. £.128.000, a/r,: tel 040-425.001.
Validità 10 giorni. Per via mare, viaggio econo-
mico e riposante: da Ancona lunedì e mercoledì
(h 21), venerdì(h20); arrivi a Spalato ore 7. Subito
il pullman porta a Medj. Ritorno da Spalato ad
Ancona: domenica (h20,30), martedì e giovedì
(h21). Rivolgesi ad Ancona 071-202033-55218
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VISTO A MEDJUGORJE
svolto un incontro di preghiera nella casa delle
Béatitudes, a cui erano stati invitati molti poveri
e ammalati. Uno dei fratelli, Stefano, che dove-
va essere operato al cuore, dopo la preghiera di
P.Jozo, ha ritrovato le sue forze e l’ecografia del
giorno dopo ha mostrato che non v’era più
traccia della malattia, tra lo stupore dei medici.
L’operazione è stata annullata.
P.Jozo ha concluso la sua settimana in
Slovacchia e il 27 marzo si è recato in Germa-
nia: il suo programma apostolico per quest’an-
no è impressionante. [Alla fine di aprile sarà in
Italia -ndr-]
* La Madonna prega in ebraico - Nel-
l’apparizione che ha avuto Marija a Medj. il 14
marzo la Madonna prima ha pregato in croato,
poi in ebraico: questo avviene quando sono
presenti persone del “suo” popolo. Quel gior-
no difatti era presente una giovane ebrea, di-
ventata cattolica. Piccolo segno profetico: nel
piano della salvezza Israele e la Chiesa sono una
cosa sola e alla fine il popolo eletto riconoscerà
Cristo; inoltre la Madonna nei suoi messaggi
non fa che ripetere la parola della Bibbia, scritta
nella lingua del suo popolo...
(Tratte dal Diario di Suor Emmanuel)
* Confidenze del Vescovo di Avellaneda:
convertiti sul Podbrdo! - Il Vescovo argentino
Mons. Rubeiro H. di Monteo venuto a Medj. ha
raccontato di aver conosciuto in un precedente
viaggio in Italia, le famiglie d’origine di suo
padre, tra cui due cugini, ambedue sposati, uno
convinto comunista e l’altro fascista dichiarato:
con essi non è stato possibile dialogare.
“Dopo molto tempo ho saputo che si erano
fatti ferventi cattolici e cultori di Maria. Mi
hanno poi raccontato che erano andati a Medj.,
non perché interessati, ma unicamente per ac-
compagnare le loro mogli e prendersi un po’ di
ferie. Saliti per curiosità sulla collina delle
apparizioni, hanno visto il gioco del sole e poi,
volgendosi verso il Krizevac, hanno visto la
croce in fiamme. Sono stati così scioccati che
dalla collina si sono subito avviati alla Chiesa.
E lì, con la preghiera e la confessione hanno
iniziato un’altra vita. Ciò mi ha spinto a venire
qui per ringraziare la Madonna di aver riversato
il suo amore di mamma verso i miei parenti”.
(Trad. di don Remigio Carletti, Trieste)
Notizie dalla terra benedetta
* Missione in America di P.Slavko - Il
Padre è ritornato a Medj. il 13 febbraio dopo un
mese di missione in America. Ha portato una
parola di fiducia in Guatemala, terra straziata
da 34 anni di guerra, da terremoti e povertà,
dove pure molti testimoniano i benefici di
Medj. Nel Salvador è stato ricevuto dalla fa-
miglia del Presidente. Anche in Ecuador, Perù
e Cile ha guidato numerosi incontri di preghie-
ra davanti a moltitudini di fedeli.
A Quito è stato accolto dal Card. Echeverrio,
che ha dimostrato grande interesse per le ap-
parizioni. In Bolivia a La Paz 6000 persone
hanno partecipato all’incontro di preghiera
espressamente autorizzato dall’Arcivescovo
Luis Sainz Hinojosa. Tre giorni di preghiera in
Paraguay per 2000 persone: l’Arcivescovo di
Asunciòn, Benitez, come riferito in Eco 118,
aveva interpellato il S.Padre sulla missione di
un sacerdote di Medj. nella sua diocesi, e il
Papa gli aveva risposto: “Autorizzate tutto
ciò che riguarda Medjugorje”.
In Argentina P.Slavko ha guidato numerosi
incontri a Buenos Aires e a Cordoba, dove ha
incontrato anche il Nunzio Mons. Giulio
Calabres, che gli ha espresso il desiderio di
venire a Medj. Sulla via del ritorno ha tenuto
due incontri di preghiera anche in Italia.
* La nuova Conferenza episcopale di Bo-
snia-Erzegovina ha tenuto la prima sessione dal
27 al 29 gennaio a Mostar: nel comunicato
ufficiale non si è parlato degli avvenimenti di
Medj.
* Il Custode francescano del Mozambico,
P.Adriano Langa, è venuto a Medj. per la prima
volta. In quella terra, che tanto ha sofferto per
il comunismo e ora per la povertà e la droga, la
Chiesa conosce abbastanza Medj., anche se la
stampa non ne parla. “Le mie impressioni su
Medj. sono molto positive, ammiro la fede dei
pellegrini e l’opera dei francescani”.
* Oltre alle comunità citate in Eco 117, a
Medj. si sta ultimando anche il progetto Regina
Pacis [della “Comunità Piergiorgio” di Udine
per disabili e malati della Bosnia Erzegovina: vi
lavora instancabile don Onelio Ciani, che crede
nella provvidenza! (Comunità Piergiorgio, P.zza
Libia 1, UD, per offerte ccp 13840335)].
* Sarà realizzato anche il Villaggio dei
fanciulli ad opera di P.Slavko per accogliere
bambini orfani di guerra. [A Siroki Brijeg sor-
gerà un convitto per ragazze: sarà diretto dalle
suore Scolastiche che a Mostar hanno visto
distrutta la loro casa].
(Dal Press Bulletin, Medjugorje)
* La Quaresima qui è vissuta molto inten-
samente: molte persone vivono per 40 giorni a
pane e acqua. Due volte alla settimana in par-
rocchia si fa la Via Crucis dopo la Messa. Molti
salgono sul monte a pregare. Jelena aveva
ricevuto in una Quaresima questa locuzione per
il suo gruppo di preghiera: Cari figli, durante la
Quaresima desidero che voi sentiate in modo
particolare la passione di Gesù. Solo così po-
trete risuscitare con Lui. Desidero che tra i
vostri propositi per la Quaresima il primo si sia
l’aiuto alle persone che soffrono.
(15.03.’90)
* L’ultimo venerdì di febbraio sono ripresi
gli incontri di preghiera del gruppo di Ivan
sulla collina, presso la Croce bleu. Ora si svol-
gono il martedì (invece del lunedì) e il venerdì.
Laureen, la moglie di Ivan, attende una creatura:
* P.Jozo ha svolto la sua missione in 6
Chiese della Francia. Non ha parlato di
“Medjugorje”, parola interdetta..., ma della
Regina della Pace, suscitando nelle assemblee
un profondo spirito di preghiera. A Rouen ha
Umiltà e carità spianano la strada
dell’unità tra cattolici e luterani
“Le relazioni cattolico-luterane a 30 anni
dal Vaticano II^ hanno fatto passi da gigante”
ha detto il Card.Ratzinger al convegno
ecumenico
tenuto nell’abbazia di Farfa nel
450^ anniversario del Concilio di Trento. “L’ar-
gomento sul quale si ritiene ormai non ci siano
quasi più differenze -ha affermato- è proprio la
dottrina della giustificazione”, che fu alla base
dello scisma protestante. Sono cadute anche le
scomuniche e le condanne dottrinali dei luterani
verso la Chiesa cattolica -scrivono al Papa gli
evangelici tedeschi.
Il dialogo ha portato un po’ ovunque alla
revisione dei pregiudizi reciproci e al
superamento delle incomprensioni. Da questo
punto di vista è stato decisivo il viaggio del
Papa nelle nazioni scandinave. Egli stesso, ri-
cevendo i partecipanti al convegno ecumenico,
ha potuto affermare che “quello che abbiamo in
comune è molto più di ciò che ci divide” e ha
incoraggiato a raddoppiare gli sforzi perché “in
vista del terzo millennio sia possibile celebrare
il grande Giubileo, se non del tutto uniti, alme-
no più vicini a superare le divisioni del secondo
millennio. “Guardando a quello che è stato già
ottenuto -ha aggiunto il Papa- abbiamo fiducia
che lo stesso Signore che ha cominciato in noi
la buona opera, la porterà anche a compimento
(cfr. Avvenire 14 e 15 marzo)
Come P.Slavko spiega
il segno di Medjugorje...
In un incontro con i pellegrini italiani sotto
una delle tende verdi, l’11 marzo è stato chiesto
a P.Slavko se il pianto della statuetta di
Civitavecchia fosse un segno. Egli ha risposto
spaziando ben oltre sul fatto dei segni. Così ha
detto in succinto:
Una volta Gesù ha chiamato questa gene-
razione perversa e adultera perché chiedeva un
segno (cfr Mt 16,4).
Eppure Lui stesso dava dei
segni, quindi non è contro i segni. Egli sa che
noi possiamo reagire positivamente ai segni del
cielo. Quello che Lui condanna è che noi vo-
gliamo i “nostri” segni, e non i suoi. Egli allora
ha detto: Non vi sarà dato altro segno che
quello di Giona,
cioè della sua morte e risurre-
zione. Ma essi non lo accettavano perché non
volevano convertirsi. Volevano dei segni a loro
graditi.
Così per Medj.. Uno non può accettarlo
perché le apparizioni durano troppo a lungo. Un
altro perché i messaggi sono così semplici e non
dicono nulla di nuovo... E’ a causa del nostro
orgoglio e della nostra mentalità che diciamo:
Questo sì, questo no. Anche a Gesù hanno
detto: Scendi dalla Croce e ti crederemo! Ma
cosa avrebbero detto se fosse sceso dalla Croce?
Forse che collaborava con il capo dei demoni,
come quando ha guarito il cieco e muto (cfr Mt
12,24) Mancava l’umiltà e l’apertura per
potere dire: E’ proprio Lui e lo riconosciamo.
E perché noi accettiamo la presenza della
Madonna? Perché non abbiamo detto prima:
Voglio capire, voglio rendermi conto con la mia
testa; ma, volendo accettare la volontà di Dio,
abbiamo anche capito che si trattava di messag-
gi veri. Non si devono porre le proprie condi-
zioni: Se Dio fa così, bene e accetto; ma se non
fa come voglio io, non credo.
L’umile disponibilità è quella che ci apre la
mente e il cuore a comprendere e a entrare nella
volontà di Dio, qualunque essa sia. E allora è la
vera pace. La Madonna vuole evitarci la lotta
contro la volontà di Dio. Spesso le nostre
preghiere si riducono a lottare contro di essa,
cercando quel che vogliamo. Se poi non lo
otteniamo, siamo delusi. In un messaggio la
Madonna ci dice: Cercate Dio perché vi ama,
non per i vostri bisogni.
Spesso andiamo a Dio
per ricevere questo o quest’altro, non perché è
Padre. E allora se riceviamo, bene; se non
riceviamo, smettiamo di pregare. Così troviamo
gente amara con Dio perché ha chiesto qualcosa
per il proprio egoismo e non l’ha ottenuto. Dio
non sta a questi giochi. Occorre talvolta sbattere
la testa contro il muro per rinsavire.
E’facile dire a Dio: Abbi pietà di me! Se tu
offendi una persona, può darsi che tu lo ricono-
sca e le chieda perdono. Ma è più difficile
riconciliarsi con il fratello che ha qualcosa
contro di te, senza che tu l’abbia offeso. Se è
l’altro che ti offende o ti fa dei torti, non lo
perdoni se non viene lui a chiedere perdono,
mentre tu stesso dovresti andare da lui per
primo a fare la pace, come vuole Gesù prima di
fare la tua offerta all’altare.
E se il tuo nemico
soffre, tu sei contento? Quanta sofferenza per
una madre!
Se noi non vogliamo lasciare le cose cattive
che ci distruggono, come potremo lasciare le
cose in sé non cattive, ma che ci impediscono di
essere liberi? Tu dici: Maria mi chiede il rosario,
il digiuno, la confessione... poi tutto finito! No,
Lei vuole la tua crescita spirituale nella libertà
del cuore. E’ vero e non è vero che la Madonna
voglia quelle cose: vuole la crescita interiore, e
queste cose in quanto sono necessarie per essa.
Siamo già nel 14^ anniversario delle appa-
rizioni. Maria ci chiede di essere missionari, ma
non solo per recapitare il messaggio come un
postino, che magari lo lascia nella cassetta se
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non ti trova. Solo quelli che lo vivono diven-
tano missionari che portano il messaggio.
Una madre non fa mai paura!
La Madonna piange lacrime di sangue?
Allora annuncia tristi avvenimenti? Io sono la
serva,
ha detto, e sono vostra Madre! Si indaghi
pure sul segno, ma quando una madre piange in
casa non è per il futuro, per far paura, ma è per
il presente dei figli. E’oggi che devono cambia-
re per il loro bene. Se parliamo di avvenimenti
drammatici del futuro, nasce un po’ di allarme,
poi due giorni dopo si dimentica tutto. La
Madonna vuole che tu cambi oggi. Se un figlio
in casa non perdona alla sera, la madre non può
star bene perché quel figlio ha una ferita e non
potrà cominciare bene il nuovo giorno. Se
invece perdona, tutto passerà e sarà in pace.
Il futuro? Dipende da noi. Gesù dice di non
pensare al domani e di portare ogni giorno il
proprio peso. La mamma è lontana dal fare
paura: piuttosto ammonisce, aiuta, non fa la
profetessa di sventure. Piuttosto ti mette in
guardia. Se la mamma dice al figlio che guida
la macchina: Fà attenzione, non annuncia la
catastrofe, ma lo aiuta ad evitarla. Le persone
vivono già nella paura. La Madonna vuol libe-
rarci dalla paura, anche se vede che saranno
necessarie delle prove per purificarci. Non può
un figlio accusare la madre di volergli male o di
fargli paura se lo deve portare all’ospedale per
un’operazione...
“Ma, padre, è bene dire qualcosa alla gente
che si comporta male per far loro paura” -ci
sentiamo dire. Ma questo non aiuta. Parlando
dei drogati, come si possono aiutare? Facendo
loro paura per le conseguenze che verranno
dalla droga? Questo conta ben poco, ma l’amo-
re sì li convince: se uno offre la vita per loro,
come Suor Elvira, per la quale “un drogato è
una perla caduta nel fango”.
Così la Madonna ci insegna ad amare in un
modo materno. Il Papa nella lettera dell’8 di-
cembre si rivolge alle donne perché con il loro
cuore materno diventino operatrici di pace. Ho
visto ovunque diffusi in America Latina gruppi
per la pace. E’proprio quello che vuole la
Regina della Pace e ci aiuta perché ci arriviamo.
La Madonna va avanti con la sua armata...
Il dopoguerra peggiore della guerra -
Che cosa si può sperare quando i politici, che
dovrebbero risolverla, trattano allo stesso modo
aggressore e vittime? Che cosa aspettarci da un
mondo dove gli interessi politici o di gruppi
sono il primo valore? dove si uccide per gua-
dagnare? dove il traffico di armi è il commercio
più lucroso? Dove gli stessi negoziatori hanno
interesse a continuare le pur inutili trattative
perché guadagnano 20 milioni al giorno?
Ma il dopoguerra è peggiore della guerra
stessa. Ora non abbiamo distrutte solo le case,
ma le strutture, il tessuto sociale, la morale etica.
Non c’è più stato né autorità: ecco allora che
prospera la mafia, il mercato nero, il mercato
della droga che ora si è spostato qui. Ed è meglio
avere un infermo in casa che un figlio drogato!
Qui c’è via libera per tutti i criminali che
collaborano con le nazioni che vogliono la
guerra. E poi odii, suicidi, disperazione e pazzia
distruggono individui e famiglie.
Ma la guerra è veramente finita o non
riprenderà ancora? La Madonna ci aveva pre-
venuto, ma non faceva quello che volevano
certuni, e per questo non l’hanno accettata. Per
stare qui, o tanto o poco, pretendevano che Lei
avesse il loro permesso...
* *
L'Eco di Maria si trova in tutte le lingue
principali a Medj. nel negozio di souvenirs fuori
dalla Chiesa a sinistra, a fianco della casa parroc-
chiale e anche nella Comunità Cenacolo dopo
Bijakovic; il deposito è presso il Centro informa-
zioni MIR subito passato il ponte a sin. verso la
Chiesa
In confidenza con Vicka
La Madonna è spesso triste,
ma nella speranza
Se vuoi vedere Vicka, recati al Campo della
vita, dove sembra che lei abbia stabile dimora
nella comunità. La trovi facilmente in cucina ad
aiutare i giovani con la sua esperienza di cuoca,
o nella sala d’accoglienza, che è anche refetto-
rio, sempre prorompente in schiette risate e
sorrisi che contagiano l’ambiente. Tutto qui
parla della Regina della Pace: se cerchi le sue
sembianze vieni qui.
I giovani della comunità mi hanno invitato
a pranzo, riservandomi con sorpresa il posto
vicino a Vicka. Sedendo a gomito a gomito con
lei, si è sviluppata tra noi una conversazione
spontanea, che cerco di riassumere come me-
glio ricordo, naturalmente senza la revisione
dell’interessata.
D. Tu hai sempre le apparizioni? R. Sì, tutti
i giorni al solito orario.
D. E dove? R. In casa, oppure dove mi
trovo, qui o dai malati quando faccio loro visita.
D. E’ sempre uguale, ora come all’inizio?
R. Sempre uguale, ma l’incontro con Lei è
sempre nuovo, non si può descrivere con parole
e non si può paragonare ad altri incontri, fosse
anche la madre o l’amica più buona.
D. Una guida spirituale di veggenti in Italia
si meraviglia come i veggenti di Medj. non
parlino mai di una Madonna che piange o che
è triste.
R. No, spesso La vedo triste perché le
cose nel mondo non vanno bene. Io l’ho detto
che in certi periodi la Madonna era molto triste
[ne abbiamo scritto anche in Eco 116,p.4; 90,p.4,
ecc.]. Ha pianto i primi giorni dicendo: Pace,
pace, pace!, ma ha pianto anche perché gli
uomini vivono in peccato, o non capiscono la
S.Messa o non accolgono la Parola di Dio. Ma,
anche se è triste, Lei sempre non vuole che
guardiamo al male, ma dà fiducia nel futuro: per
questo ci richiama alla preghiera e al digiuno
che tutto può.
D. E che cosa fa la Madonna quando
appare? R. Prega con me o dice qualche parola.
D. Per esempio? R. Dice i suoi desideri,
raccomanda di pregare per la pace, per i giovani,
di vivere i suoi messaggi per vincere satana che
cerca di ingannare tutti su ciò che non vale; di
pregare perché si realizzino i suoi piani, chiede
di leggere e di meditare ogni giorno un passo
della Bibbia...
D. Non dice nulla per te personalmente? R.
Quello che dice per tutti lo dice pure per me.
D. E non chiedi nulla per te? R. Questa è
l’ultima cosa a cui penso.
D. Quando pubblicherai il racconto che la
Madonna ti ha fatto della sua vita? R. Tutto è
già pronto e sarà pubblicato solo quando lo dirà
Lei.
D. Abiti ora nella casa nuova? R. No,
sempre in quella vecchia con la mamma, il papà
e tre fratelli.
D. Ma non avete anche una casa nuova? R.
Sì, ma quella è per mio fratello che ha famiglia
e per altri due fratelli con lui.
D. Ma tu vai a Messa tutti i giorni? R.
Certo, è la cosa più importante. A volte vado in
chiesa alla mattina, a volte qui, a volte viene in
casa mia qualche sacerdote e lì celebra davanti
a poche persone.
D. Vicka, tu a differenza degli altri veggenti
non ti sposi. Questo ti rende un po’ più di tutti.
Il matrimonio per una persona che vi è chia-
mata, è un grande sacramento e oggi, in mezzo
allo sfacelo della famiglia, abbiamo bisogno di
famiglie sante, come penso siano quelle dei
veggenti. Ma la condizione di verginità ti rende
più vicina al modello dei veggenti che abbiamo
davanti agli occhi, come Bernadette, i pastorelli
di Fatima, Melania di La Salette, che si sono
consacrati interamente a Dio...
R. Vedi? Il mio
stato mi permette di essere sempre a disposizio-
ne di Dio e dei pellegrini per una testimonianza,
non avendo altri legami che mi impediscono,
come quando uno ha una famiglia...
D. Per questo sei diventata la veggente più
cercata e frequentata. Ora ho sentito che forse
andrai in Africa con P.Slavko: o preferisci stare
a casa?
R. Io non preferisco niente. Sono
indifferente ad andare o a restare. Per me vale
quello che vorrà il Signore, uguale essere qui o
essere là. (E qui con tutta la foga del suo dire
condito di sorriso, ci tiene a far capire che le
preme andare dove vuole Dio).
D. Ora stai bene? R. Benissimo -rispon-
de- (e difatti le si nota un bell’aspetto fisico). Il
braccio è guarito, non sento più alcun male. (E
dopo aver gustato un buon piatto tipico
bergamasco... e un bel pesce arrostito, va a dare
una mano in cucina dove c’è da fare... per
l’allegra brigata di 60 commensali, tra giovani
e ospiti).
* *
Altre confidenze di Vicka - D. La Ma-
donna dona le stesse grazie oggi come all’ini-
zio?
R. Sì, tutto sta che noi siamo aperti a
ricevere quello che Lei ci vuol dare. Quando
non abbiamo problemi, ci dimentichiamo di
pregare. Quando invece ci sono problemi ricor-
riamo a Lei per ottenere aiuto e per risolverli.
Ma anzitutto dobbiamo attenderci quello che
Lei desidera darci; dopo, Le diremo quello di
cui abbiamo bisogno. Che vale è la realizzazio-
ne dei suoi piani, che sono quelli di Dio, non le
nostre intenzioni.
D. Che dici dei giovani che sentono il vuoto
e l’assurdità totale della loro vita? R. E’perché
hanno messo in secondo piano ciò che ha un
vero senso. Devono cambiare e riservare a Gesù
il primo posto nella loro vita. Quanto tempo
sprecano al bar o alla discoteca! Se trovassero
mezz’ora per pregare, il vuoto cesserebbe.
D. Ma come fare a dare il primo posto a
Gesù? R. Cominciare dalla preghiera per im-
parare a conoscere Gesù come persona. Non
basta dire: crediamo in Dio, in Gesù, che si
trovano da qualche parte o di là delle nuvole.
Dobbiamo chiedere a Gesù che ci dia la forza di
incontrarlo nel nostro cuore perché entri nella
nostra vita e ci guidi in tutto quello che faccia-
mo. Poi progredire nella preghiera.
D. Perché tu parli sempre della Croce? R.
Una volta Maria è venuta col suo Figlio croce-
fisso. Basta vedere una volta a qual punto ha
sofferto per noi! Ma noi non lo vediamo e
continuiamo ogni giorno a offenderlo. La Croce
è qualcosa di grande anche per noi, se l’accet-
tiamo. Ciascuno ha la sua croce. Quando la si
accetta, è come se scomparisse e allora si per-
cepisce fino a che punto Gesù ci ama e quale
prezzo ha pagato per noi.
Anche la sofferenza è un dono tanto grande,
di cui dobbiamo essere grati a Dio. Egli sa il
perché ce l’ha data e anche quando ce la toglie-
rà: chiede la nostra pazienza. Non dire: perché
proprio a me? Noi non conosciamo il valore
della sofferenza davanti a Dio: chiediamo la
forza di accettarla con amore.
La nostra Madre celeste ci indica una stra-
da materna: la sua scuola è una scuola di
Madre, e non si può essere madre che essendo
semplice.
P.Jozo guiderà un incontro di preghiera per
la pace a Bologna nella Chiesa di S.Martino,
Via Oberdan 25, il 21 aprile ore 16.00.
Da Bolzano: il messaggio mensile viene
pubblicato ogni 27 del mese sul quotidiano “Il
Mattino” in italiano e tedesco; per segreteria
telefonica dal tel e fax 0471-270890.
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Le lacrime di Maria:
prima di negare esaminiamoci
se non siano un segno per noi
Prima reazione di molti ambienti, cattolici
e non, è stato il mettere tutto in ridicolo, il
parlare di “religiosità deviante”, di “fenome-
ni paranormali” o di trucchi spiegabilissimi,
soprattutto alla vigilia di competizioni eletto-
rali (!). Ma perché tanto zelo nel cercare di
negare? Anche i Farisei facevano altrettanto
con i segni di Gesù! Ma neanche parlarne di
prendere in considerazione l’altra possibilità: e
se fosse vero? Questo ci indurrebbe a cambiare
rotta in tempo. “Quel che non si dovrebbe fare
è chiudersi del tutto dinnanzi alla possibilità
che esistano al mondo anche cose che non si
comprendono”.
C’è uno stretto rapporto fra la passione di
Gesù nostro Salvatore, di Maria, Madre di tutti
noi, e il nostro peccato. Non comprendiamo e
non vogliamo ammettere quanto è grave la
nostra situazione di peccato e perciò non com-
prendiamo l’infinito Amore di Gesù manife-
stato nel suo Sangue versato per noi e quanto
sia fatale il rifiuto della sua misericordia. E di
riverbero immaginiamo quanto sia grande il
dolore di Maria nostra Madre, che può essere
manifestato anche nelle lacrime di sangue,
molto più che i suoi accorati richiami d’amore
a Medj. hanno avuto un netto rifiuto da parte di
ministri della salvezza. Ricordiamo che è pro-
prio attraverso una statuetta di Medj. che la
Madonna ha pianto. E proprio a Medj. Lei
stessa aveva detto: Vi prego, non permettete
che il mio Cuore pianga lacrime di sangue per
le anime che si perdono nel peccato. Perciò,
cari figli, pregate, pregate, pregate!
(25.05.’84)
Nell’apparizione del 19 settembre 1846 a
La Salette, la Vergine Maria disse ai due
veggenti Melania Calvat e Massimino Giraud:
Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio
che mio Figlio non vi abbandoni, devo pregarlo
continuamente, mentre voi non ve ne date
alcun pensiero. Avete un bel pregare e darvi da
fare: voi non potrete mai ricompensare la
pena che mi sono presa per voi”.
P.Tomislav ricorda che il 5 agosto ’84,
bimillenario della nascita di Maria, Jelena, che
era assiema a lui, ha presentato alla Madonna
una statuetta di Maria bambina, portata da
Lourdes, per farla benedire da Lei e avere così
un ricordo di quella data. Dagli occhi della
Madonna cominciarono a uscire lacrime nor-
mali che poi diventarono lacrime di sangue:
poi queste si trasformarono in lacrime d’oro,
che scesero sulla statuetta. “In questo si vede
un significato -aggiunge P.Tomislav-: Le la-
crime di sofferenza saranno appagate con il
trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Tutto
ciò concorda anche con il messaggio a Mirjana
del 18 marzo sulla sofferenza di Dio”.
Mia Madre piange veramente
Non ci sembra quindi strano il messaggio
di Gesù ricevuto da una carismatica il 6 marzo,
che sembra proprio riferirsi alla lacrimazione
di Civitavecchia, di Marmore, di Tivoli e di
altri luoghi, mentre si pregava intensamente in
un gruppo.
“Mia Madre piange veramente, figli miei.
Se una madre terrena piangesse lacrime di
sangue verrebbe riconosciuta come madre di
grande amore. La Madre celeste invece viene
derisa. E’argomento di scandalo per coloro che
se ne servono nella stampa; è oggetto di deri-
sione per coloro che indossano le mie vesti; è
motivo di superstizione per chi crede fanatica-
mente come fosse oggetto di superstizione a
cui attaccarsi per essere liberato da ogni male.
Maria in questo momento di profondo do-
lore indossa la veste dell’umiliazione e versa
lacrime di sangue per puro amore perché vede
i suoi figli andare verso la perdizione. Nessuno
più l’ascolta, anzi ne fa oggetto di derisione.
Amatela profondamente, fratelli. Amatela,
perché Lei vi porterà alla salvezza e vedrete
trionfare il mio Nome attraverso il suo nome.
Non confondetevi nella delusione degli
uomini. Non rinunciate ad essere figli di Maria
e oggetto del Suo Amore, perché Lei si defi-
nisce Madre dell’umanità, perché di questo
grande titolo l’ha rivestita il Padre. Seguite le
sue orme e avrete certa la salvezza. Ricopritevi
del suo manto, il manto dell’umiltà.
Non abbiate orecchi per gli uomini e siate
silenziosi come Lei. Rimanete intatti nello
spirito e, piuttosto che pronunciare parole vane,
tacete: Lei nel silenzio meditava e si congiun-
geva con Dio. DateLe spazio nel vostro cuore
perché il Suo Cuore sia unito al vostro e abbiate
a fare un’unica comunione, unità perfetta fra
Madre e figli, ed Ella vi farà sedere al suo desco
nella casa di Nazareth.
Non sentitevi mai sminuiti ad essere poveri
ed umili, ma abbiate l’orgoglio di essere figli
di tale Madre e degni figli, attraverso Lei, del
Padre. Dunque venerate questa sacra immagi-
ne che piange lacrime di dolore per i suoi figli.
Io (Gesù) vi dò il mio Cuore: amatela col
mio Cuore”.
Che dice il Card.Ratzinger
- Richiesto
di una riflessione sulle recenti e numerose
lacrimazioni di effigi mariane, all’apertura del
Congresso mariologico internazionale di
Loreto, il Card.Ratzinger ha risposto: “La
nostra fede non è fondata su certi segni e
miracoli, che possono anche aiutare; ma alla
fine quel che conta è il suo fondamento più
profondo e più radicale nell’incontro con Dio.
Quindi ci può essere un inizio, un risveglio del
senso del soprannaturale...
Non bisogna sopravvalutare tali fenomeni:
lasciare, sì, agli uomini questo aspetto che può
aiutarli, ma nello stesso tempo essere molto
chiari. Questo non è il fondamento della fede,
e se una cosa si mostra non soprannaturale, non
meravigliosa, non si rompe la fede, perché i
suoi fondamenti sono molto più profondi”(22
marzo’95).
Prendere molto seriamente i segni: se
sono da Dio, reggono
- Dopo il chiaro
intervento del Card. Prefetto della Congrega-
zione della Dottrina della fede,
P.Tomislav
spiega:
Davanti ai segni del cielo dobbiamo essere
molto seri, non superficiali e nemmeno guar-
darli in una logica solo umana. Alcuni segni di
questo tipo la Chiesa li ha già riconosciuti (vedi
Siracusa). Di fronte a questi fenomeni, deve
seguire una risposta di fede e di conversione
pratica a Dio. Allora questi segni potranno
essere oggetto di vero discernimento; e dagli
effetti constatati risulterà se sono da Dio o
meno. Se sono da Dio cresceranno i frutti di
conversione, se sono falsi, tutto cadrà nel nulla.
Come Dio opera nei sacramenti, che sono
segni della grazia, così Egli può operare con
molti altri segni (anche satana ha le sue ma-
nifestazioni). Questi segni non sono fonda-
mento della fede, nel senso che la fede non può
basarsi su di essi, ma sulla parola di Dio.
Quando però Dio chiama o si fa sentire con dei
segni, dobbiamo accoglierLo così perché si è
degnato di darci un ulteriore prova della sua
Presenza e un richiamo del suo Amore...
Insieme per i bambini della Bosnia:
audiocassetta di Roberto Bignoli e di altri cantau-
tori cristiani in favore di quegli orfani: cassette
“Ballata per Maria”, ed MIR, Via dell’Industria
15, M. S.Vito (AN).
Alcune domande
a don Amorth
1. Se viene fatto un maleficio ad uno che è
in grazia di Dio o ad uno che non è in grazia
di Dio, c’è differenza?
R. Chi è in grazia di Dio è protetto, è
corazzato. Si pensi, ad esempio, a quanto af-
ferma S.Giovanni (cfr 1Gv 5,18): Chi è gene-
rato da Dio non pecca e Dio lo custodisce al
punto che il demonio non lo tocca.
Potranno
esserci eccezioni permesse da Dio, per una
maggiore santificazione della persona, come è
accaduto a vari santi che sono stati tormentati
e percossi dal demonio. Ma in generale, chi
vive in grazia di Dio è protetto, non deve
temere. Dobbiamo temere solo chi può ucci-
dere l’anima
, come ci ammonisce il Vangelo.
2. Si dice che solo il sacerdote nominato
dal Vescovo ha l’autorità dalla Chiesa di
esorcizzare e solo a lui spetta il nome di
esorcista. Gli altri sacerdoti possono esorciz-
zare privatamente?
R. Solo il sacer-
dote esorcista (mai un laico) può amministrare
l’apposito sacramentale, che coinvolge l’auto-
rità della Chiesa ed è preghiera pubblica. Gli
altri sacerdoti, e pure i fedeli, possono recitare
preghiere di liberazione, conforme al mandato
di Cristo: Coloro che crederanno in Me, nel
mio nome cacceranno demoni
(cfr. Mc 16,17).
Si tratta di preghiere private, anch’esse effica-
cissime se pronunciate con fede. Non richie-
dono nessuna autorizzazione e possono essere
scelte o improvvisate liberamente, perché non
sono vincolate a formule particolari.
3. Le preghiere di liberazione possono
essere sempre fatte, o vanno escluse nei casi in
cui una persona si affida ad un esorcista?
Possono essere recitate da singoli, o solo da
gruppi preparati a questo?
R. Le preghiere di liberazione si possono
sempre fare. Anche se una persona viene re-
golarmente esorcizzata da un sacerdote è di
grande utilità che riceva pure preghiere di
liberazione. Soprattutto è utile che sia aiutata a
percorrere un cammino di preghiera e di istru-
zione cristiana. Certamente è più efficace la
preghiera di un gruppo preparato, che sappia
compiere queste preghiere con fede e osser-
vando le prescrizioni date dalla Congregazione
per la Dottrina della Fede. Ma anche i singoli
possono fare preghiere di liberazione.
4. Si sente parlare spesso di certi laici che
hanno il carisma della liberazione e che esor-
cizzano senza nessuna autorizzazione. Come ci
si deve comportare?
R. Se una persona ha dallo Spirito il carisma
della liberazione, ha più forza di un esorcista;
benché, sia chiaro, non faccia esorcismi ma
preghiere di liberazione. La Lumen Gentium, al
n.12, precisa che spetta all’autorità ecclesiastica
la verifica dei carismi e regolarne l’uso. Certo
un primo discernimento deve essere fatto dal
nostro buon senso, e un secondo discernimento
dai sacerdoti, come suggerisce il S.Padre nel-
l’ Esortazione Pastores dabo vobis. Siamo pieni
di sedicenti carismatici, per cui l’equilibrio, la
prudenza, il buon senso ci debbono offrire i
primi suggerimenti su come comportarci.
5. Tanti gruppi sono costretti a riunirsi in
case private. Le persone che vi abitano possono
subire conseguenze dalle preghiere di libera-
zione o dagli esorcismi fatti in casa loro?
R. No. Non esistono contagi, né sulle per-
sone né sui luoghi. Ed è grande carità prestare
i propri locali per le preghiere di ogni tipo,
anche per quelle di guarigione o per esorcismi,
quando per questi non si trovano al momento
locali più opportuni: normalmente essi vengo-
no amministrati in Chiese, in sagrestie o in
locali adiacenti a Chiese.
D. Gabriele Amorth
background image
Dar credito
alle profezie di sventure?
“Sono da prendere alla lettera le predizioni
di catastrofi imminenti di cui sono pieni molti
messaggi arrivati a noi attraverso veggenti?
Come Giovanni XXIII, non amo i profeti di
“sventure”: perché non sono infallibili, offu-
scano la verità e, infine, possono creare feno-
meni psicologici di massa, inibizioni o ecces-
sive precauzioni inutili e costose. Eccone un
esempio: qualche tempo fa, alcuni gruppi cari-
smatici, diedero troppa credibilità a un “profe-
ta” che aveva annunciato la distruzione di una
grande città del Quebec, Sherbrook. La profezia
ebbe una grande influenza, provocando un crollo
dei prezzi immobiliari, permettendo a veri e
propri “sciacalli” di comprare case e apparta-
menti a basso prezzo. Altri, impauriti, prepara-
rono tutto per la fuga; tutto questo per niente.
Siamo chiari: una profezia non è mai fatale!
Il Libro di Giona ce lo insegna. Il profeta dice:
Ninive sarà distrutta. Ma gli abitanti fecero
penitenza e Ninive si salvò. Il profeta si adirò,
racconta ironicamente l’epilogo del libro, per-
ché la sua parola era stata smentita.
I tre giorni di tenebre - Molti parlano di tre
giorni di tenebre assolute che oscureranno la
terra. Questa predizione non è nuova, ma è stata
largamente diffusa in Canada all’inizio del 1990,
quando un giornale di Quebec, il Michael
Journal
riferiva la profezia che avrebbe ricevu-
to a Medjugorje il 15 agosto ’87 un religioso
dell’eremo di Ternora nel Texas, David Lopez:
“Durante i tre giorni di tenebre non ci saranno
più demoni all’inferno, saranno tutti sulla terra.
Alcuni popoli saranno martirizzati. Ci sarà così
buio che non vedremo più le nostre mani.
Chiudete le finestre e non ascoltate nessun
richiamo esterno in quei giorni... Ma non do-
vranno temere nulla quelli che sono nelle mani
di Dio. Poi ritornerà il sereno, l’acqua pura e
vita nuova nei popoli...”. I veggenti di Medj.,
in particolare Ivan a cui si attribuiva la profezia,
hanno escluso categoricamente che partisse da
loro.
Di questo fatto hanno parlato la veggente
Annamaria Taigi (morta nel 1837) e moltissimi
altri (elencati dal Grande libro delle Profezie,
ed.Segno) in questi due secoli, ma nessuno
precisava quando sarebbe avvenuto. Molti han-
no aggiunto che solo le candele benedette in
quei giorni potranno dare luce ai credenti pro-
tetti da Maria! Quindi Maria proteggerebbe solo
una parte di uomini: quelli che avranno acqui-
stato candele benedette! Ma questo è ridicolo e
sommamente egoistico.
Se tenebre verranno, secondo l’immagine
biblica della nona piaga d’Egitto, saranno an-
zitutto le tenebre dell’oscuramento della fede,
dei peccati e dei disordini dell’umanità, da cui
ci difenderemo solo con la luce della fede
custodita nel nostro cuore.
Sappiamo che il vero male è il peccato e la
perdita di Dio. Tutto il resto, compresi i casti-
ghi materiali minacciati, sono conseguenza di
questo vero male o sono figure che ce lo rap-
presentano o avvertimenti perché abbiamo a
fuggirlo. Dio difatti ci ha ammoniti fin dall’ini-
zio: Io ti ho posto davanti la vita e la morte, la
benedizione e la maledizione: scegli dunque la
vita perché viva tu e la tua discendenza, osser-
vando le mie leggi e i miei comandi
(Deut
30,15-20). Tutto serve a provocarci più inten-
samente alla conversione, alla preghiera e ai
sacrifici personali e collettivi per la salvezza di
tutti, oltre che invitarci ad essere vigilanti.
Conosciamo anche il posto della Croce e
delle sofferenze umane nell’opera della reden-
zione e della nostra purificazione; ma Gesù ci
invita alla fiducia, alla gioia, alla speranza. Il
fissarci sulle profezie di sventura ci fa perdere
tanto tempo, perché ci distrae dall’unico impe-
gno a una condotta santa secondo i precetti del
Signore e dalla preghiera fiduciosa dei figli
nella bontà e provvidenza del Padre, il quale
non lascerà cadere neppure un capello del
nostro capo
: a Lui appartiene il futuro.
“Altra cosa da ricordare: una profezia non
è mai certa e nella migliore delle ipotesi non è
che una finestra aperta sulle problematiche del-
l’avvenire. L’avvenire appartiene solo a Dio e
il nostro atteggiamento può mutare le sue scelte.
Una vera profezia è generalmente incompren-
sibile prima della sua realizzazione; spesso con-
fonde il profeta, perché si può realizzare in un
contesto diverso da ciò che si può immagina-
re”. Così Laurentin (Stella Maris, febbraio’95).
E i segreti di Fatima? Papa Giovanni li aprì
nel 1960, ma credette bene di non svelarli: non
era compito di un Papa rendere pubblica una
rivelazione privata; poteva farlo semmai il Ve-
scovo di Leiria. Ma questo segreto non svelato
divenne per molti una leggenda, per altri uno
spauracchio. Probabilmente avvertiva delle
sventure che si sarebbero abbattute sulla Chiesa
dopo il Concilio per una sua sbagliata interpre-
tazione: caduta della fede e della pratica ed
educazione cristiane, crisi del clero (abbandono
di 40 mila preti) e crollo dei valori morali. La
conoscenza anticipata di tale pericolo poteva
aprire gli occhi e suscitare nelle anime un
impegno di preghiera e di vigilanza, che avreb-
bero impedito al principe delle tenebre di com-
piere tanta devastazione. Ma c’era il pericolo
che ci si limitasse a vedere l’aspetto materiale
delle previsioni catastrofiche, e quindi suscitare
scomposti allarmismi, senza coglierne il mes-
saggio spirituale in ordine alla conversione.
“Noi viviamo tempi molto gravi, conclude
Laurentin. Dio ha bisogno, non delle nostre
divinazioni o di pronostici illusori, ma della
nostra preghiera, generosità e vigilanza per
realizzare l’esplosione di cui il mondo ha biso-
gno: l’opera della grazia nell’ascolto dello Spi-
rito Santo”.
d.A.
In Bosnia ho scoperto...
l’Amore !
Quanto a me... ho combattuto la buona
battaglia, ho terminato la mia corsa, ho con-
servato la fede,
dice S.Paolo (2 Tim 4,7). Io
invece non avevo combattuto la mia battaglia,
avevo terminato la mia corsa, come chi non ha
più niente da dare né da ricevere. La fede era una
luce lontana dalla mia realtà fatta di egoismo,
denaro, presunzione, arroganza, litigiosità. Senza
avere i “calli alle mani” avevo avuto tutto e
avevo perso tutto, la mia rabbia era incontrollata,
profonda: tutto mi era dovuto, ma non ottenevo
più nulla: come chi non vive la vita ma si lascia
vivere dalla vita.
E’ arrivato così, il primo viaggio: un
container, un camion, il mio di autotrasportatore
di Baraggia di Viggiù (Va), poi il secondo, il
terzo etc... Io accampavo scuse per non andare
al confine di Pese; poi giù lungo la costa e
ancora fino in Bosnia, e il container si riempiva
mio malgrado. Ripartivo calamitato da una
forza indipendente da me, dalla mia volontà di
vero egoista: non sapevo niente di guerra, non
sapevo niente di Medj.: nella mia meschina fede
mi sono ritrovato di fronte a una sofferenza più
grande della mia e ho scoperto che esiste un
universo che piange e chiede aiuto.
Vigilia di Pasqua ’92: La situazione è par-
ticolarmente difficile, la guerra incombe anche
a Medj., siamo sotto coprifuoco, si viaggia a fari
spenti, donne e bambini sono sfollati a Makarska,
ad un centinaio di chilometri; gli uomini sono
al fronte. Arrivo in questo luogo che sa di
sofferenza e di speranza, di dolore e di fiducia
con P.Jozo e Chiarina. Apriamo le porte del
container cominciando a distribuire dolci a questi
bimbi ed alle loro madri. E’ un momento di
allegria, di felicità per loro: un esempio di
dignità e di amore per noi che veniamo ricom-
pensati con delle uova sode dipinte, usanza
pasquale tipica del luogo. E’ difficile per me
calcolare il valore di queste uova, sono più
preziose dell’oro, dei diamanti: sono un pezzo
d’amore.
Come spesso capita a chi ha cambiamenti
tumultuosi della propria vita, i dubbi, le incer-
tezze, la tentazione di far polemica fine a se
stessa si sono fatti ben vivi anche in me: non
sono un eroe invulnerabile. Così i pretesti per
non tornare in Bosnia sono stati tanti e tali da
portarmi ad una battuta d’arresto da agosto a
dicembre’92. All’inizio, tronfio della mia arro-
ganza sempre in agguato, ero soddisfatto di
poter dire a Chiarina il mio “no”, il tempo
passava e l’arroganza lasciava il posto ad una
tristezza e a una nostalgia latenti; la voglia di
ritornare si faceva sentire sempre più viva e a
dicembre sono partito di nuovo.
Ho ritrovato Medj., la Madonna, che mi è
più cara di quanto voglia ammettere, questa
gente; ho ricomposto il mio cuore di cui un
pezzo è rimasto sempre qui. Ha cominciato a
farsi strada in me il significato dell’insegna-
mento evangelico del “dare per ricevere” mi
sono sentito amato di un amore grande con tutti
i miei limiti, le mie chiusure, le cadute; ho
trovato la pace, sì, la pace dove c’è la guerra, una
pace tutta da difendere, una tregua con il mondo
fatta di sforzi quotidiani, di “calli alle mani e
alle ginocchia” come dicono i ragazzi di Suor
Elvira.
Avevo bisogno di certezze per quanto ri-
guarda l’amore gratuito e puntualmente mi
sono arrivate: Mostar, gennaio’93, coprifuoco,
fari spenti, scarichiamo presso il convento
francescano; i magazzini sono deserti, solo de-
solanti scatole vuote. In poco tempo con la
compagnia di qualche colpo dei cecchini riem-
piamo nuovamente le loro dispense, la gente
aspetta fuori impaziente, la fame è tanta ed è tale
anche per questi frati, ma gioiosi rinunciano alla
loro cena per darla a noi autisti: uova e formag-
gio. E’ il loro modo di ringraziarci, forse po-
tranno mangiare domani, dopo aver rifornito le
famiglie che si presentano a chiedere aiuto,
indipendentemente dal fatto che siano croati,
mussulmani, serbi o di chissà quale fazione,
perché tutti hanno diritto alla vita: l’alba e il
tramonto sono un bene comune ed indipenden-
te. Qui in Bosnia, sono nato alla vita e ho capito
che La carità non avrà mai fine... Quand’ero
bambino, parlavo da bambino, pensavo da
bambino, ragionavo da bambino. Ma divenuto
uomo, ciò che ero da bambino l’ho abbando-
nato... Ora conosco il modo imperfetto, ma
allora conoscerò perfettamente, come anch’io
sono conosciuto. Queste dunque le tre cose che
rimangono: la fede, la speranza e la carità: ma
di tutte più grande è la carità! (1 Cor 13.8-13).
Un grazie di cuore, privo di ipocrisia e
incondizionato a Chiarina e a tutti coloro che mi
hanno aiutato ad incontrare Colei che, in quella
terra sassosa, si fa visibile ogni giorno.
Luciano B.
Questa piccola testimonianza vuol essere
riconoscimento per tutti i generosi portatori
di aiuti
che da anni solcano le strade della ex-
Jugoslavia, in mezzo a strettezze e pericoli ed
ora a difficoltà pressoché insormontabili,
frapposte alle frontiere per i carichi privati.
Essi sono unanimemente testimoni di come
Maria li abbia sempre tirati fuori prodigiosa-
mente da situazioni impossibili, perché por-
tassero a termine la loro opera di carità verso
i suoi figli più poveri.
Un pellegrinaggio di autisti portatori di
aiuti è stato fatto a Medj. dal 23 al 26 marzo,
con mèta finale a Osarici, patria di P. Jozo.
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Il Santo della gioia: S.Filippo Neri
Non possiamo passare sotto silenzio, nel
centenario della morte, il santo “profeta della
gioia e riformatore della città eterna che ancora
oggi -così si esprime il Papa- mantiene intatto
l’irresistibile fascino da lui esercitato su quanti
l’avvicinavano”. Nato a Firenze nel 1515, ri-
masto presto orfano di madre, nelle allegre
brigate di monelli veniva chiamato Pippo Buo-
no. Mandato diciottenne a Cassino presso uno
zio mercante, era attratto dalla vita di preghiera
di quei monaci. Trasferito a Roma, seguì i corsi
della Sapienza e ordinato sacerdote diventò
apostolo ambulante dei poveri nelle vie di Roma.
Raccolse attorno a sè torme di ragazzi,
attraendoli con il modo ilare e disteso con cui li
educava: State fermi se potete. Purché non
facciano peccati
-diceva- sopporterei volen-
tieri che mi spaccassero la legna sulla testa.
Beati voi che avete tempo di fare ancora tanto
bene!
“Erano massime che traducevano la sa-
pienza di un cuore abitato dallo Spirito Santo”
(Giov.Paolo II).
Con un gruppo di giovani che aspiravano a
una vita fervorosa, fondò l’Oratorio, che diven-
ne ben presto il centro spirituale di Roma, dove
si coltivava la Parola di Dio, il canto, l’arte e il
servizio ai poveri: ne uscirono grandi santi e
personalità illustri. Attorno a Filippo si svilup-
pava una spiritualità gioiosa, vivace, spontanea,
conforme al carattere del santo più italiano dei
santi. Questuava per i poveri alle porte dei ricchi
e un signore infastidito gli diede un ceffone:
“Questo è per me -disse sorridendo- e ve ne
ringrazio. Ora datemi qualcosa per i poveri”.
Dio lo riempì di un grande amore sopran-
naturale, che la natura non riusciva a contenere,
fino a rompergli le costole sul cuore in una
visita notturna alle catacombe: Ritirati, Signore
-esclamava- trattieni l’onda della tua grazia!
Ma conscio della sua debolezza, pregava il
Signore così: Tieni la tua mano sulla mia testa,
altrimenti Filippo, senza il tuo aiuto, ne farà di
orbe!
Durante la Messa era sollevato in alto e, per
evitare di dare spettacolo, si faceva leggere le
“facezie” del pievano Arlotto per riprendere
terra. Si dedicò anche alla riforma della Chiesa,
non facendo però l’accusatore, ma “restauran-
do le istituzioni umane con la propria santità,
non la santità con le istituzioni”. Sostenne i
Papi, fu amico di santi, rifiutò sempre il
cardinalato. A 80 anni si infermò e, ricevendo
la comunione, esclamava contento: Ecco la mia
medicina! Morì il giorno del Corpus Domini,
26 maggio 1595.
Come Dio esaudisce la preghiera...
Chiesi a Dio d’essere forte per eseguire
progetti grandiosi: mi rese debole per conser-
varmi nell’umiltà!
Domandai a Dio che mi desse la salute per
realizzare grandi imprese: Egli mi ha dato il
Dolore per comprenderla meglio!
Gli domandai la ricchezza per possedere
tutto: mi ha fatto povero per non essere egoista!
Gli domandai il potere perché gli uomini
avessero bisogno di me: mi ha dato l’umiliazio-
ne perché io avessi bisogno di loro!
Domandai a Dio tutto per godere la vita: mi
ha lasciato la vita perché potessi apprezzare
tutto! Signore, non ho ricevuto niente di ciò
che chiedevo: mi hai dato tutto quello di cui
avevo bisogno, e quasi contro la mia volontà!
Le preghiere che NON feci furono esaudite!
Sii lodato, mio Signore! Fra tutti gli uomini
nessuno possiede quello che io ho!
Kirk Kilgoor (campione di sport ridotto su
una sedia a rotelle dopo un infortunio)
* Un Sos dal Burundi, sull’orlo della guerra
civile. P.Vittorio Blasi chiede aiuti per le case dei
suoi orfani e rifugiati. Offerte a Missioni Saveriane,
V. S.Martino 8, Parma, ccp 204438 “per orfani
Burundi”.
Una nuova Chiesa di martiri
- “La
nostra Chiesa è diventata nuovamente Chiesa di
martiri, spesso sconosciuti, quasi militi ignoti
della grande causa di Dio”: si sta preparando il
nuovo Martirologio per il Giubileo. Quasi 500
sono i missionari -sacerdoti e suore, ma anche
laici- uccisi negli ultimi 30 anni (di cui 50
italiani), senza contare i 248 religiosi trucidati
in Ruanda. “Continua insomma, per dirla col
Papa, la semina dei martiri”. Con il tema Han-
no dato la vita
, su iniziativa dei giovani delle
PP. Opere missionarie, è stata celebrata il 24
marzo la giornata dedicata ai martiri missionari,
con tante iniziative, tra cui Vie Crucis all’aper-
to, far tacere la TV per dar spazio alla preghiera,
digiuni, opere di misericordia -la visita a un
malato- e perfino la piantagione di alberi com-
memorativi (l’anno scorso ne sono stati interrati
1 migliaio). L’iniziativa ha avuto largo sèguito.
Cina: continua la persecuzione
-
In
questi ultimi mesi è in atto una nuova offensiva
contro la Chiesa cattolica clandestina: alcune
Chiese distrutte, 3 preti arrestati, 2 conventi
chiusi, celebrazioni disturbate dalla polizia in 3
provincie. All’origine dei raid polizieschi sono
le delazioni dei cattolici governativi e lo zelo dei
governanti locali. Nello Jianxi (Cina sudorien-
tale) al Vescovo legittimo di Yujiang, Tommaso
Zeng, vittima di continue vessazioni, è stato
opposto il Vescovo collaborazionista Wu Shizen.
Un episodio, sempre riferito dall’agenzia Asia
News: 12 ragazze cattoliche che in febbraio
avevano deciso di vivere e lavorare assieme in
una piccola sartoria, sono state accusate di voler
organizzare un convento, rimandate a casa e
costrette a pagare l’equivalente di 150 mila lire
di multa.
Per l’unità delle Chiese in Russia
-
P.Werenfried, “ammalato ma un po’ temera-
rio” ha ricevuto la benedizione del Papa nella
sua degenza e scrive: “Seguo con grande pre-
occupazione gli spaventosi avvenimenti nel-
l’ex-Unione Sovietica. Costernato, vedo il ri-
torno del terrore staliniano... Dobbiamo rico-
noscere che più di 70 anni di indottrinamento
comunista hanno provocato inguaribili ferite
psicologiche, spirituali e morali: una peste i cui
bubboni continuano a proliferare... Sta aumen-
tando la consapevolezza che lo Spirito di Dio
che riempie la Chiesa vuole respirare con due
polmoni, cioè con le Chiese sorelle dell’Occi-
dente e dell’Oriente...
Poter mettere la nostra opera a servizio della
riconciliazione è per me l’ultima e la più grande
gioia della mia vita. La cristianità occidentale,
consapevole delle proprie colpe e in spirito di
riconciliazione, deve accorrere in aiuto della
Chiesa ortodossa con la preghiera e con le mani
colme di bontà: Bibbie, libri, stampe, radio, TV,
mezzi moderni e aiuti finanziari...” Possiamo
concorrere versando sul ccp 932004 per Aiuto
alla Chiesa che soffre, cas.post. 5049, Roma
Ostiense, oppure V. S.Achilleo 4, 20133 MI,
TEL 02-76110663.
* Abbiamo saputo da amici che nei mona-
steri e nelle case di spiritualità della Russia si
fanno due giorni di digiuno alla settimana: il
mercoledì e il venerdì si rompe il digiuno solo
dopo l’Eucaristia della sera. E la Regina della
Pace non chiede la stessa cosa, quasi a unire le
due Chiese?
Tra i tanti centri di aiuto per l’ex-Jugoslavia
ci vengono segnalati anche questi:
Verdello (BG): La famiglia Gamba continua
l’invio di aiuti, anche tramite P.Jozo: Tipolitografia,
V.Camozzi 12, tel 035-489515.
Roma: Centro Regina della Pace, V. dei Mille,
41 A/5, tel 06-4451612 (ci scusiamo dell’errore
precedente).
Cagliari: Comitato di accoglienza di bambini
vittime della guerra, V. Santa Rosalia 8, Pirri (CA),
tel 070-830575/500705, fax 070-658780.
Prato (FI): Cenacolo Regina della Pace, Ivo
Fioravanti, V.Pacinotti 31, tel 0574-595902.
ECHI dell' ECO
Dalla Francia: “L’Eco è la pubblicazione
che attendo con più impazienza e che leggo con
maggiore gioia. Lo passo a molti monaci e mo-
nache che lo divorano...” (Françoise Bertin,)
Dall’Albania: “Ho ricevuto la buona notizia
che l’Arcivescovado di Scutari da qualche mese
richiede diverse copie di Eco” (R. Prendushi).
Dal Brasile ci fanno sapere che l’edizione
portoghese è giunta alle 150 mila copie.
La posta dei lettori da ogni parte del mondo
è sempre abbondante e ci porta grande conforto.
Da Bergamo. Ricki: “Continuo il mio cam-
mino di crescita verso il Signore, col suo aiuto
travolgente... Voglio muovermi anche verso i
giovani sviati per rendermi utile alla Regina della
Pace e salvarli. Aspetto da voi un aiuto”.
Caro Ricki... conserva il tuo amore verso
Gesù. Questo amore traboccherà da sé sugli
altri, senza che noi corriamo alla ventura per
salvarli: potrebbe essere un buco nell’acqua. E’
il Signore che nell’obbedienza ci rende strumenti
di salvezza e può anche chiamarci a qualche
opera particolare. Ma la più grande opera è che
noi diventiamo preda del suo amore, non solo
propagandisti; che continuiamo la sua preghiera
e la sua offerta per tutti: allora Egli si servirà di
noi, quando getteremo le reti nel suo Nome...
Giovanna Ellis, fino a poco fa distributrice in
USA e ora al Consolato USA di Napoli, p.zza
Repubblica, ci scrive che continua il lavoro nel-
l’Armata Bianca dei bambini e, per rispondere
all’invito del Papa, a Napoli sta organizzando un
movimento di donne educatrici di pace, che si
chiama PAN (progetti americani napoletani).
Il PAN, un’altra goccia che scende nel mare
della pace. Con tutte le donne operatrici di pace,
Maria sta tessendo una veste al Cristo sofferente
nell’umanità perché domani risorga secondo
l’immagine di Chi l’ha creata.
L’Eco deve rimanere così. Una gradita con-
ferma dalla Francia. Suor Dominique scrive:
“Come fedele lettrice di Eco francese, mi faccio
interprete di molti lettori per dirvi: Conservate
l’Eco nella forma attuale, modesta, sobria. Non
c’è bisogno d’altro di gradevole all’occhio. Que-
ste “modernità” non porterebbero nulla ai lettori
e molti pesi a voi. L’Eco risponde perfettamente
a ciò che noi attendiamo: una presentazione so-
bria, spoglia, scrittura densa come nella Bibbia: la
Parola di Dio non ha bisogno di accessori e di
miniature. Facile, leggero e di poco ingombro
nelle tasche, circola facilmente e finisce “sciu-
pato”, tanto è stato letto. Siete oggetto della
nostra simpatia, riconoscenza e preghiera”. Gra-
zie per questa conferma che ci consola.
Il Sacramento pasquale e la Madre del
Risorto risvegli in noi la fede e la preghiera
perché abbiamo l'amore e la pace da donare. Per
questo accogliamo la benedizione materna nel
Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo
Inglese: Echo of Mary, cas.post.27,I- 31030 Bessica
Treviso. Francese: Echo de Marie, 18 Allée Thévenot, F-
39100 Dole. (Francia) Tedesco: Echo Mariens, Cas. Post.
149, I-46100 Mantova, fax 0376-245075. Spagnolo:
Roger Watson, c/o Antonucci, v.Verrotti 1, I-67100
l’Aquila; Catalano: Amics de Medj., c.Carme 11 baixos
E-08700 Igualada-Catalogna; Portoghese: a) Gilberto
Correia, rua de Brito 24, 4915 Vila Praia de Ancora, tel.
911181 (Portogallo); b) Servos da Rainha, Caixa p. 02576,
70279-970 Brasilia DF (Brasile); Olandese Int. Medj.
Comité afd. Nederland-Belgie, Misericordeplein 12C,
6211 XK Maastricht (Olanda); Polacco: Czeslawa
Mirkiewicz ul.I.Krasickiego 21a/3, PL30-515,- Krakow-
Podgorze. (Polonia); Russo: Dom Marii, Plotnikov 3,
121002 Moscow (Russia), fax 007095-2415057; Unghe-
rese
: Fraternitas, 1399 Budapest, P.F. 701/85, Hongrie,
fax 36-11329001; Rumeno: Ecou din Medjugorje,
cas.post.41-132 Bucuresti (Romania). Albanese: Jehona
e Medjugorje-s, L.1p.10.Lac Albania, tel.Fax. 22442.
RIDOTTE: Ceco: Medzugorské ozveny, Ilbenstàdter, Str
6, D-60385, Frankfurt/M 60, (Germania); Greco: Soeur
Despina de la St. Croix, 69 rue Epirou, Agia Paraskevi,
15341 Athenes.
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Respons.:Alberto Lanzani, Tip. DIPRO, Roncade TV