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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 123 (Ottobre 1995)

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unisce i cuori dei suoi per farli crescere.
Essere uniti a Lui poi è essere uniti a tutto
il mondo,
perché in Lui troviamo tutti gli
uomini che sono suoi, e ci sentiamo parte di
un tutto, come fratelli di ogni uomo, carichi
dei problemi e delle sofferenze di tutti.
Amare Gesù nell’Eucaristia non è
“intimismo” che ci aliena dai problemi degli
uomini, ma è la vera maniera per sentire i
problemi dell’uomo e vederne e chiederne la
soluzione in Dio. Un secolarismo materialista
e razionalista, solo rivolto al sociale e allo
psichico, ha inaridito anche nelle nostre Chiese
le fonti della pietà e della vera comunione,
sostituendole con un vago solidarismo rivolto
solo a interessi terreni. “Attraverso i suoi
adoratori poi, Egli, fondamento di unità, di-
struggerà ogni divisione, ci donerà la pace,
ristabilirà la sua signoria sul mondo: nessuna
forza potrà resistere alla preghiera del cuore,
al Santo Rosario davanti al SS. Sacramento
(vedi pag 4, col 2)”.
La nostra risposta, di fronte al tenero
invito di Maria, non può essere che correre al
tabernacolo, come cervi assetati alla fonte
delle acque
. E dalla piena del nostro cuore
susciteremo il desiderio di adorare anche in
altri cuori: il fervore trascina. Anzi suggeri-
remo ai sacerdoti di esporre il SS. Sacramento
nell’Ostensorio, impegnandoci anche ad
un’adorazione alternata e continua fino a pro-
porla per tutti.
Don Angelo
Messaggio del 25 settembre 1995:
“Cari figli, oggi v’invito ad innamo-
rarvi del SS. Sacramento dell’altare. Ado-
ratelo, figlioli, nelle vostre parrocchie e così
sarete uniti con tutto il mondo. Gesù di-
venterà vostro amico e non parlerete di Lui
come di qualcuno che a malapena cono-
scete.
Essere uniti a Lui sarà per voi gioia e
diventerete testimoni dell’amore che Gesù
ha per ogni creatura. Figlioli, quando ado-
rate Gesù, siete vicini anche a Me. Grazie
per aver risposto alla mia chiamata”.
“Innamoratevi di Gesù
nell’adorazione per diventare
testimoni del suo amore”
L’adorazione al SS. Sacramento non è
nuova per i figli della Regina della Pace. Fin
dai primi messaggi, Ella disse: Adorate di
continuo il SS. Sacramento dell’altare. Io
sono sempre presente quando siete in adora-
zione. Questo è il momento di ricevere grandi
grazie (15.03.’84).
Ma qui non parla solo di
adorazione, ma ci invita a innamorarci del
SS. Sacramento
. Non si tratta solo di una
pratica da adempiere, ma di una tensione, di
un anelito continuo del cuore, come avviene
tra due che si amano e non si abbandonano
mai, nemmeno nel pensiero.
L’innamorato non dice: Se avrò tempo
l’incontrerò, ma sospira: quando lo potrò
incontrare? Ha già un programma nella gior-
nata, nella settimana, un tempo privilegiato
per l’incontro. Ma ancor più Gesù attende di
incontrare noi, poiché la sua delizia è lo stare
con i figli dell’uomo (Prov 8,31): Io in Te e Tu
in Me!
E non è troppo esigente, perché la sua
presenza è dono, offerta di amore, irradiazio-
ne di ogni bene e soluzione di tutti i problemi.
Chi rimane in Me e Io in lui porta molto frutto.
Vediamo come il desiderio di Gesù di stare
con i suoi diventa sempre più pressante, tanto
più aumenta il peccato all’intorno e l’indiffe-
renza verso la sua Presenza reale in tante
Chiese, dove il tabernacolo è avvolto da una
solitudine glaciale.
Il Cuore amante e appassionato di Gesù
avanza la pretesa di essere riamato, proprio
per poter traboccare grazie e amore divino
nelle anime e vivificare così una Chiesa né
calda né fredda.
Allora Gesù diventerà nostro amico e
non parleremo più di Lui come di qualcuno
conosciuto a malapena
sui libri, o come di
qualsiasi altra persona: ne parleremo col cuo-
re perché avremo fatto esperienza di Lui,
come e ancor più dei discepoli in Galilea; e
anche gli altri Lo sentiranno vivo nel nostro
cuore. Allora traboccheremo di gioia e diven-
teremo testimoni dell’amore di Gesù verso
ogni creatura: vedranno la sua misericordia e
il suo amore in noi, perché dalla sua Presenza
eucaristica Egli li ha trasmessi a noi.
Ma non è solo alle singole persone che si
rivolge Maria, ma alle comunità e in partico-
lare alle parrocchie, che sono mistero di
unità, cellule della Chiesa. E’ lì che Gesù
Villanova M.: Così in ogni Chiesa vediamo Ma-
dre e Figlio offrirci la piccola arma invincibile
Mese del Rosario: Pregare “per le in-
tenzioni di Maria” - Pregare il Rosario è
abbandonarsi alla preghiera di Maria perché si
realizzi in noi e nel mondo ciò per cui Gesù è
venuto, è morto, è risorto (i misteri gaudiosi,
dolorosi, gloriosi): questo vuol dire pregare per
le sue intenzioni, cioè per quello che Lei vede
veramente necessario. Meditando i misteri,
contempliamo come Dio vuole che sia trasfor-
mata la nostra vita e quella del mondo nella vita
di Gesù; ripetendo nelle Ave Maria i titoli della
grandezza della nostra Madre, riconosciamo la
potenza della Sua supplica presso Dio per
ottenerci quanto è necessario.
L'UMILE CORONA DEL ROSARIO
sarà la forte catena che
imprigionerà il dominatore
di questo mondo tenebroso
“Il Rosario è la mia preghiera; è la pre-
ghiera che Io sono venuta dal cielo a doman-
darvi, perché è l’arma che dovete usare in
questi tempi della grande battaglia ed è il segno
della mia sicura vittoria. La mia vittoria si
compie quando satana, con il suo potente eser-
cito di tutti gli spiriti infernali, verrà chiuso
dentro il suo regno di tenebre e di morte, da
dove non potrà più uscire per nuocere nel
mondo. Per questo deve scendere dal cielo un
Angelo, a cui viene data la chiave dell’Abisso
ed una catena con la quale legherà il serpente
antico,satana con tutti i suoi seguaci (Ap. 20,1-
2). L’Angelo è uno spirito, che viene inviato da
Dio per compiere una particolare missione.
Io sono la Regina degli Angeli, perché
entra nel mio stesso disegno quello di essere
inviata dal Signore a compiere la più grande ed
importante missione: di vincere satana. Infatti,
già dal principio, sono preannunciata come
Colei che è nemica del serpente, Colei che lotta
contro di lui, Colei che alla fine gli schiaccerà
il capo. “Porrò inimicizia fra te e la donna, fra
la tua e la sua discendenza. Essa ti schiaccerà
il capo, mentre tenterai di mordere il suo
calcagno”(Gen 3,15). La mia discendenza è
Cristo. In lui, che ha operato la Redenzione e
vi ha liberati dalla schiavitù di satana, si com-
pie la mia completa vittoria.
Per questo a Me è stata affidata la chiave,
con cui è possibile aprire e chiudere la porta
dell’Abisso. La Chiave è il segno del potere
che ha chi è signore e padrone di un luogo, che
gli appartiene. In questo senso colui che pos-
siede la chiave del creato è solo il Verbo
incarnato, perché per mezzo di Lui tutto è stato
fatto, e perciò Gesù Cristo è il padrone ed il Re
di tutto l’universo, cioè del cielo, della terra e
dell’abisso.
Gesù consegna questa chiave, che rappre-
senta il suo divino potere, nella mia mano,
perché come Madre sua, mediatrice fra voi e
mio Figlio, è stato affidato a Me il compito di
vincere satana e tutto il suo potente esercito del
male. E’ con questa chiave che Io posso aprire
e chiudere la porta dell’abisso.
La catena, con cui il grande Drago deve
essere legato, è formata dalla preghiera fatta
con Me e per mezzo di Me. Questa preghiera
è quella del Santo Rosario. Una catena infatti
ha il compito prima di limitare l’azione, poi di
imprigionare ed infine di rendere vana ogni
attività di colui che viene con essa legato.
- La catena del Santo Rosario ha anzitutto
il compito di limitare l’azione del mio Avver-
sario
. Ogni Rosario, che voi recitate con Me,
ha come effetto di restringere l’azione del
Maligno, di sottrarre le anime dal suo malefico
influsso e di dare maggiore forza alla espan-
sione del bene nella vita di tanti miei figli. -
La catena del Santo Rosario ha anche l’effetto
di imprigionare satana, cioè di rendere impo-
tente la sua azione e di diminuire ed indebo-
lire sempre di più la forza del >> (p. 8)
ECO di MARIA
Regina della Pace
123
Ottobre-Novembre 1995 - SS. Rosario di Maria-Indir.: Eco di Maria, c. p.149, I - 46100 Mantova (Italia)
A.11-n.10-11, Sped.abb.mens. pub.inf.50%., Autor. Trib. Mant., 13: 8.11.86, Fax 0376/245075,ccp 10799468
ECO 124 USCIRA' IN DICEMBRE
Afferrate il rosario: ormai solo il
rosario può fare miracoli nel mondo
e nella vostra vita (25.1.91)
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"Che siano una cosa sola" (II)
Il primato del vescovo di Roma
Sul tema dell'unità, un punto viene conte-
stato più degli altri. Si dice: va bene Cristo, va
bene il Vangelo, va bene la preghiera, ma non
possiamo accettare l’assurda pretesa catto-
lica del primato del vescovo di Roma come
successore di Pietro!
E' una bomba che è
scoppiata in mano a tanti “riformatori” e che
fa intristire i fautori dell’equivalenza di tutte le
Chiese particolari.
Ci sembra molto indicativo il fatto che,
come suo testamento, Lutero lasciò scritte
queste parole: “Hoc unum me mortuo servate:
odium in pontificem romanum”
(Una cosa sola
conservate dopo la mia morte: l'odio contro il
romano pontefice). Senza equivoci il riforma-
tore tedesco ci mostra come questo sia il punto
discriminante di qualunque azione apostolica:
la comunione con la Sede romana. La Chiesa
cattolica ha conservato il ministero dell’apo-
stolo Pietro, il vescovo di Roma, che Dio ha
costituito quale perpetuo e visibile principio e
fondamento dell’unità, e che lo Spirito sostiene
perchè di questo essenziale bene renda parte-
cipi tutti gli altri
(88).
Se Cristo si è impegnato a pregare per
Pietro e a sostenerlo nella fede (cfr Lc 22, 31-
32) e se a lui ha consegnato le chiavi (Mt 16,
17-19), tutto ciò non è assolutamente secon-
dario. E’ Dio che sostiene anche la debolezza
di Pietro nella sua sovrabbondante misericor-
dia: non è una questione di potere o di comando
concepito secondo il mondo, dove si fa a gara
a chi comanda di più.
Chi ragiona in questo modo retrocede la
Chiesa a livello di un’azienda! Il ministero di
Pietro contiene un compito che è in funzione
della grande missione della Chiesa: La Chiesa
di Dio è chiamata da Cristo a manifestare a un
mondo ripiegato nel groviglio delle sue
colpevolezze e dei suoi biechi propositi che,
malgrado tutto, Dio può, nella sua misericor-
dia, convertire i cuori all’unità, facendoli ac-
cedere alla sua propria comunione
. E per fare
questo il Papa ha il dovere di avvertire, mettere
in guardia, dichiarare a volte inconciliabile
con l’unità di fede, questa o quella opinione
che si diffonde. Quando le circostanze lo esi-
gono, egli parla a nome di tutti i pastori in
comunione con lui. Può anche, in condizioni
ben precise chiarite dal Concilio Vaticano I,
dichiarare
ex cathedra che una dottrina ap-
partiene al deposito della fede. Testimoniando
così della verità, egli serve l’unità
(94)
In sintesi, questa enciclica è un insegna-
mento sul mistero dell’unità e della comu-
nione nella Chiesa
. La comunione, per poter
sussistere, ha bisogno di un centro (uno solo!)
che prolunghi visibilmente la centralità unica
di Cristo. La comunione reale, sebbene im-
perfetta, che esiste tra tutti noi, non potrebbe
indurre i responsabili ecclesiali e i loro teologi
a instaurare con il Papa e su questo argomento
un dialogo fraterno, paziente, nel quale po-
tremmo ascoltarci al di là di sterili polemiche,
avendo a mente soltanto la volontà di Cristo
per la sua Chiesa, lasciandoci trafiggere dal
suo grido:
Siano anch’essi una cosa sola, perchè
il mondo creda che tu mi hai mandato? (96)
Se volessimo distinguere la differente qua-
lità della proposta del Papa rispetto alle altre,
dovremmo notarla in questo: gli intellettuali e
i teologi “aperti” al mondo indicano la strada
del rispetto e comprensione tra le Chiese (si
noti il plurale). Il Papa chiama all’unità di tutti
nell’unica Chiesa (singolare!). L’ecumenismo
nella prima maniera produce un insieme sco-
lorito di cristianesimi equivalenti, cioè tutti di
valore basso. Nel secondo modo ricerca l’unità
dei cuori, il grande sogno della presenza di
Cristo tra gli uomini. Marco
Il Papa ai giovani di Eurhope:
Fatevi mani e cuore di Cristo
per costruire una casa comune
Da ogni parte d’Europa 400mila giovani
(secondo la TV) hanno invaso Loreto sabato e
domenica 9-10 settembre per l’incontro con il
Papa. Sono arrivati con bandiere, zaini, sacchi
a pelo, stanchi, ma senza perdere il sorriso e,
in una processione variopinta, hanno reso il
sagrato della Basilica della Santa Casa un vero
crocevia dei popoli del vecchio continente.
Alla Madonna nera i giovani hanno affida-
to le loro preghiere e le loro speranze, per
recarsi poi alla spianata di Montorso dove
alle 20.30 è iniziata la veglia di preghiera per
la Pace
col Papa. Un incontro insolito perché,
grazie alla tecnologia dei media (ogni tanto
disponibili per servizi utili), hanno potuto par-
tecipare all’incontro, in modo attivo, anche le
migliaia di giovani d’Europa collegati attra-
verso radio e tv. Così il Papa ha potuto cogliere
con molta attenzione le testimonianze di sof-
ferenza e di speranza di giovani di città sim-
bolo come: Belfast, Parigi, Santiago, Dresda,
Vilnius e Sarajevo (quale commozione le la-
crime di quelle due gemelle tra i coristi della
Cattedrale!). Veramente in quella conca vi era
il cuore pulsante dell’Europa.
Il Papa ha rivolto il suo messaggio ai
giovani di Eurhope: “Da Loreto questa sera
abbiamo compiuto un singolare pellegrinag-
gio, dall’Atlantico agli Urali, in ogni angolo
del Continente, dovunque si trovano giovani in
cerca di una “casa comune”. A tutti dico:
“Ecco la vostra Casa, la Casa di Cristo e di
Maria, la Casa di Dio e dell’uomo! Giovani
dell’Europa in marcia verso il duemila, entrate
in questa Casa per costruire insieme un mondo
diverso, un mondo in cui regni la civiltà del-
l’Amore
! Voi siete nella primavera della vita
e vi scoprite alberi in fiore chiamati a diventare
carichi di frutti. Non dimenticate per questo
quali sono le vostre radici. L’albero che vuole
crescere e portare frutti, deve con le sue radici
attingere alimento dal terreno buono. Il Van-
gelo è questo terreno in cui porre le radici del
vostro avvenire. Nel Vangelo vi si fa incontro
Cristo. Scoprite e gustate la sua amicizia e
invitatelo ad essere vostro compagno nel viag-
gio di ogni giorno”.
Dopo aver accennato alla recente storia
d’Europa, ai suoi travagli, ai suoi martiri e alle
sue speranze e soprattutto alla disumana tra-
gedia che si consuma appena al di là del mare,
ha affermato: “Tocca a voi diffondere la fe-
conda cultura del Vangelo, dove Cristo vivo
ieri, oggi e sempre
si fa risposta concreta alle
domande essenziali del cuore inquieto del-
l’uomo... Ma per questo sono necessari il co-
raggio e l’audacia di autentici credenti, pronti
a resistere ad ogni tentazione e decisi a diven-
tare intrepidi operatori di giustizia e di pace...
Siate voi stessi risposte viventi di Cristo.
Scrivete così pagine inedite di una nuova
evangelizzazione per questo nostro tempo.
Eurhope: Europa e speranza: è una intuizione
bella, ma impegnativa... Voi siete il volto
giovane dell’Europa. Il futuro del Continente,
come del mondo intero, vi appartiene, se sa-
prete seguire il cammino che Cristo vi indica.
Il segreto è lo stesso di sempre: è Cristo morto
e risorto per la salvezza del mondo; è la Croce
di Cristo. Il Papa stasera vi affida questo se-
greto antico e sempre nuovo: cari giovani...
siate le Sue mani e il Suo cuore, per i vostri
fratelli e le vostre sorelle: il cuore per amare e
pregare, le mani per lavorare e servire...
Vi affido a Maria additandola al vostro
amore. AccoglieteLa, oggi e per sempre, nella
casa vostra! Qui, nel Santuario di Loreto, da
sette secoli la Vergine continua silenziosa-
mente a vegliare e a operare, come faceva nella
Casa di Nazaret. Il suo stile è quello del-
l’umiltà, della fedeltà, del servizio
. E’ lo stile
di Nazaret, lo stile di Loreto. Fatelo vostro!...
Insieme a Lei, potrete accingervi con coraggio
a costruire l’Europa della speranza, fedele alle
proprie radici...”.
Domenica 10 Santa Messa sulla spianata,
poi a mezzogiorno il Papa si rivolge a quella
folla di saccopelisti che hanno passato la notte
all’aperto in faccia al mare, sotto la luna piena
che ha alleggerito un poco il disagio dell’oscu-
rità, e che finalmente si scaldano al sole: “Da
voi sale un grido di pace. Io vi chiedo di
continuare a levarlo più forte, insistente, per-
ché copra il fragore delle armi e tocchi il cuore
di quanti sono responsabili delle violenze che
insanguinano l’Europa... Lo chiedo in partico-
lare a voi, giovani donne: diventate educatrici
di pace con tutto il vostro essere e con tutto il
vostro operare”.
Il pensiero del Papa è sempre fisso a
Sarajevo e dintorni: “Questa guerra intermi-
nabile ha fatto scempio di ogni umanità e
continua a trasformare quelli che erano luoghi
di serena convivenza, di lavoro, di vita, in
cimiteri, dove vengono sepolti prima di tutto i
giovani che cadono sui fronti di questa inutile
guerra...”
La sorpresa più bella - I giovani sono
venuti qui da tutta Europa. Dopo gli italiani, in
gran parte venuti dalle associazioni cattoliche,
i più numerosi sono i polacchi (12mila), gli
spagnoli (8mila), seguiti dai tedeschi, francesi,
cechi, croati, slovacchi, ungheresi, ecc.. Ma
proprio dalla Romania e dalla Bulgaria -e
addirittura dalla Russia- è venuta la più bella
sorpresa del raduno: insieme ai giovani catto-
lici sono arrivati tre gruppi di ragazze e ra-
gazzi ortodossi
. All’Angelus i bulgari hanno
cantato e i rumeni hanno portato sul palco vasi
con piante di fiori.
Il Papa ha ringraziato i patriarchi orto-
dossi di Russia, Romania, Serbia e Grecia per
aver inviato qui anche cinque vescovi in rap-
presentanza ufficiale delle loro comunità. Sono
certo i frutti dell’apertura del Papa, poiché da
anni le Chiese ortodosse disertano abitual-
mente gli appuntamenti con lui.
Il Papa ha approffittato per invitare quel
popolo di giovani “a costruire una grande casa
europea”, sulla traccia della Gaudium et Spes,
facendo in modo che essa “respiri con i due
polmoni dell’Oriente e dell’Occidente...”. “La
nuova Europa deve riscoprire le sue radici
cristiane e far propri, reinterpretandoli cristia-
namente, gli ideali della Rivoluzione francese:
libertà, eguaglianza e fraternità”.
“I giovani hanno ringiovanito il Papa” ha
confessato lui stesso alla fine. Red
* Convegno sui Sacramenti vissuti, guidato
da P.Tomislav per la formazione delle anime
offerte, da merc. 3 ore 17 a sabato 6 gen., presso il
Club S.Cristina, via Loreto 1 60026 Numana AN,
tel 071-7390181, fax 7390789. Per informazioni
e prenotazioni: Andrea Casadei 071-82425/
7390036 (ore 13,30-14,30; 21,30-22,30).
Perché non abbiamo una gioia “che
esce dagli argini...”? - “E’ davvero diffi-
cile misurare la nostra grandezza vista con gli
occhi e col cuore di Dio; una grandezza che
dovrebbe fare uscire la gioia dagli argini di
ogni atto della nostra vita, fino a inondare
l’umanità intera -scrive tra l’altro Riboldi-.
E invece siamo come fiumi aridi e secchi.
Perché? E’ la domanda inquietante che il
Convegno di Palermo deve porsi e alla quale,
con l’aiuto dello Spirito, deve dare risposta”
(Mons. Riboldi, Vescovo di Acerra).
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Il Papa: impiegare attivamente
il genio femminile
nella vita della Chiesa
e nella politica
Il Papa non ha risparmiato fiato in questi
ultimi mesi per mettere in luce il posto essen-
ziale della donna anche nella vita ecclesiale e
politica. Il 3 settembre ha detto: “Anche Gesù
valorizzò le donne per la causa del Regno fino
a farle testimoni e annunciatrici della sua re-
surrezione e molte donne si sono affermate
nella Chiesa per la loro operosa genialità; così
la Chiesa avverte sempre più l’urgenza di una
loro maggiore valorizzazione, nella moltepli-
cità dei loro doni... Le donne partecipino alla
vita della Chiesa senza alcuna discriminazio-
ne, anche nelle consultazioni ed elaborazioni
delle decisioni”.
E ha sottolineato gli “ampi spazi” in cui
esse possono operare nella Chiesa: “insegna-
mento teologico, forme consentite di ministe-
rialità liturgica, compreso il servizio dell’alta-
re, i consigli pastorali e amministrativi, i Sinodi
diocesani, le Curie e i tribunali ecclesiastici; e
soprattutto le varie forme di partecipazione alla
cura delle parrocchie in caso di penuria del
clero, salvo i compiti propriamente sacerdota-
li. Chi può immaginare quali grandi vantaggi
verranno alla pastorale, quale nuova bellezza
assumerà il volto della Chiesa, quando il genio
femminile sarà pienamente riversato nei vari
ambiti della sua vita...”!
Il S.Padre inoltre il 27 agosto ha sottolineato
“l’importanza di una più grande valorizza-
zione delle donne nella vita pubblica, nella
quale una lunga tradizione ha visto impegnati
soprattutto gli uomini. La politica, finalizzata
com’è alla promozione del bene comune, non
può che trarre vantaggio dai doni complemen-
tari dell’uomo e della donna... salva restando
l’autenticità dei valori che la ispirano, la com-
petenza, l’impegno, la coerenza morale di quanti
vi si impegnano...
Quanto grande è il ruolo che le donne
possono svolgere a favore della pace, proprio
impegnandosi in politica, dove in gran parte si
decidono i destini dell’umanità... La pace non
è solo silenzio di cannoni, ma si sostanzia di
giustizia e di libertà e ha bisogno di un’atmo-
sfera dello spirito
... creata dal senso di Dio, dal
gusto del bello, dall’amore per la verità, dal-
l’opzione della solidarietà, dalla capacità di
tenerezza, dal coraggio del perdono: tutte cose
a cui la donna può dare un apporto prezioso”
perché sono proprio della sua natura.
A Pechino: la S.Sede
con i paesi poveri si batte
per la vera promozione della donna
Questa è stata la consegna del Papa alla
delegazione vaticana, presieduta dall’ameri-
cana Ann Glendon, per la conferenza sulla
donna, conclusa il 15 settembre a Pechino:
“Sappiate cogliere il bene ovunque esso affio-
ri, ma respingete quanto è contrario al disegno
di Dio, e perciò stesso contrario anche alla
dignità dell’uomo. Siate messaggeri di pace, lo
chiedo in particolare a voi donne: diventate
educatrici di pace
con tutto il vostro essere e
con tutto il vostro operare”.
Una lettera del Papa per i 450milioni di
maschi cattolici è stata consegnata in forma
solenne alla delegazione vaticana... In essa li
invita “a una conversione del cuore e a mettere
in pratica una visione positiva delle donne”. Il
Papa chiede loro di “diventare sempre più
consapevoli degli svantaggi cui le donne, e
specialmente le ragazze, sono state esposte e di
considerare i casi in cui l’atteggiamento degli
* Incontro formativo con P.Slavko sul tema
“Educazione alla Pace” da venerdì 17 nov. (16,30)
a domenica 19 nov. sera presso Batani Hotels,
Lungomare Deledda 118,48015 Cervia RA,tel
0544-71418, tel-fax 971746. Prenotarsi con ac-
conto di L.50.000. Sarà presente Marija. Il corso
sarà preceduto da un tempo di preghiera venerdì 17
alle 12 nella Chiesa di S.Pietro in Bagno, presente
l’artista Carmelo Puzzolo. Per informazioni tele-
fonare ad Alberto Bonifacio: 0341-368487, fax
368587.
* Essendo difficile trovare pellegrinaggi or-
ganizzati con pullmans dall’Italia, è possibile
raggiungere Medj. in pellegrinaggio organizzato,
con guida spirituale, da Ancona ogni mese. Il
prossimo si effettuerà ai primi di novembre, in
occasione delle feste dei Santi e dei Morti. Per
informazioni e prenotazioni: 085-880132 - PE.
* Dialogo sulla fede di Tadeusz Dajczer,
ed.Paoline, “per vivere in profondità il quotidia-
no”, frutto del Movimento Famiglie di Nazareth;
facile e avvincente, consigliabile per tutte le fami-
glie.
uomini, la loro mancanza di sensibilità o di
responsabilità, ne può essere alla radice...”.
All’osservazione della Glendon che c’era-
no molti problemi, egli ha ribattuto: “molti
problemi significano molte sfide” aggiungen-
do di pregare per un successo della conferenza:
“ogni settimana celebro una Messa per questo
scopo”.
Un’occasione mancata - L’esito della
conferenza non è stato dei più soddisfacenti,
al punto che la S.Sede si associa soltanto in
parte e con riserva scritta al consenso finale
della Dichiarazione. Si è individuata con chia-
rezza la spaccatura tra il Nord e il Sud del
mondo, cioè tra paesi ricchi e poveri e in via di
sviluppo. I paesi del Nord, europei soprattutto,
che detengono il potere economico, tentano di
imporre la propria ideologia materialistica, av-
viando un nuovo stile di colonialismo per
vendere i propri modelli di pensiero e di com-
portamento al resto del mondo... fino a disco-
noscere il ruolo fondamentale della “fami-
glia” (sostituendola con “famiglie” per in-
cludervi anche quelle dei single e omosessuali)
e negare la responsabilità dei genitori.
“Si vogliono far passare espressioni che
vanno contro i precedenti documenti. Non si
parla di dignità umana. La religione è vista
come oppressiva e si vuole cancellare ogni
riferimento all’etica”: così sosteneva il
combattivo portavoce vaticano Navarro Valls.
La S.Sede, giustamente intransigente sui
principi, ha attivamente concorso all’afferma-
zione dei diritti familiari, della salute della
donna specialmente nei paesi tropicali, della
tutela della maternità e della fanciullezza, dei
diritti e responsabilità dei genitori, della libertà
di pensiero, di coscienza e di religione, con
netto rifiuto dell’aborto (che doveva passare
sotto l’affermazione “salute sessuale e diritti
riproduttivi”).
Inoltre la S.Sede si è battuta perché i paesi
ricchi, con senso di responsabilità, si impe-
gnassero a cancellare o almeno ridurre entro il
duemila il debito pubblico che strangola i
paesi poveri, rendendo impossibile l’educa-
zione e la liberazione delle loro donne, senza
conveniente risorse. Ma essi non sono andati
oltre ai vaghi impegni di soluzioni future.
In un duro giudizio il giornale della S.Sede
parla di “una grande occasione mancata,
perché la battaglia per fermare i femminismi
sostenuti dalle dominanti forze economiche,
ha impedito di raggiungere accordi più chiari
sui temi della dignità delle donne e sulle risorse
necessarie per un loro vero sviluppo e progres-
so, che sarà indubbiamente quello della socie-
tà. Eguaglianza, sviluppo e pace, che erano gli
obiettivi della Conferenza, restano ancora una
meta lontana...”
Red
E' tempo di misericordia
Come avviene da tempo, il complesso
salesiano di Colle don Bosco (Asti) ha ospitato
in settembre (22-23) due incontri di preghiera
guidati da P.Tosmilav Vlasic’. Nel primo,
dedicato ai religiosi e ai sacerdoti, è stato
trattato il tema: “Il sacerdote di fronte ai segni
dei tempi”: si invitavano i partecipanti a riflet-
tere sulla figura del sacerdote come guida per
aiutare le anime a discernere gli eventi che lo
Spirito promuove in loro e nella Chiesa. I tempi
apocalittici
-spiegava P.Tomislav- non sono
i tempi della fine disastrosa, come comune-
mente si interpreta. Piuttosto sono i tempi
dell’inizio, della venuta del Regno di Dio, dei
cieli nuovi e della terra nuova. Per questo ha
invitato i sacerdoti ad entrare nel mistero della
propria consacrazione sacerdotale e profetica
per diventare guide sicure e salde per i fedeli.
Nel giorno successivo 3.500 persone, no-
nostante il tempo sfavorevole, hanno gremito
le due grandi chiese del Santuario (collegate
con il maxi-schermo) per riflettere sul tema di
quest’anno: Non sono venuto per giudicare ma
per salvare.
“La liturgia della Parola in questo
periodo ci propone la figura di Dio Padre,
munifico e misericordioso, che cerca i propri
figli per attirarli a sé e colmarli dei suoi doni
d’amore. Cerchiamo anche noi il Volto del
Padre, scopriamolo e lasciamo che Egli ci
trasformi a nostra volta in misericordia per gli
altri, in perdono costante e in amore incondi-
zionato...”. Con queste parole P.Tomislav ha
esortato un’assemblea attenta e ordinata, che
docilmente si è lasciata condurre nella rifles-
sione attraverso la preghiera e l’adorazione
eucaristica. I padri salesiani poi hanno atteso
alle confessioni tutta la giornata.
Un clima raccolto e silenzioso, nonostante
l’elevato numero di presenze, faceva pensare
come i figli di Maria in questi ultimi anni siano
maturati, accogliendo l’invito della Regina della
Pace, che chiama tutti ad una profonda con-
versione del cuore. Così pure ha chiamato un
piccolo gregge su questo colle perché, sulle
tracce di don Bosco, ciascuno possa fondare la
propria vita sui “tre grandi amori” che furono
alla base dell’opera del santo: l’Immacolata,
l’Eucaristia e il Papa. Questi “tre amori”
guidino pure noi sulla via della santità incontro
a Dio Padre, che ci attende per darci il suo
abbraccio.
Stefania
Scoprire il volto amoroso del Padre
per mostrarlo agli uomini
Ancora sul tema della misericordia ab-
biamo colto alcuni spunti forti nel discorso che
P.Tomislav ha tenuto il giorno dopo davanti al
numeroso e attententissimo pubblico che gre-
miva la chiesa di Villanova, da dove esce
l’Eco.
Dopo aver osservato che Maria ha ri-
svegliato la vita in tante anime attraverso le sue
apparizioni, ha parlato della nostra preghiera.
In che cosa consiste? Nel "riscoprire il volto di
Dio perché la vita sbocci, fiorisca, diventi
felice: la vita personale, la vita del matrimonio,
la vita della famiglia e della società. Tutta la
nostra problematica umana deriva da questo:
abbiamo dimenticato il volto di Dio, non lo
conosciamo. Pensiamo come i santi erano fe-
lici pur essendo tanto perseguitati... Forse sia-
mo venuti qui con il programma di chiedere
qualche grazia al Signore per qualche proble-
ma: una sofferenza, una tragedia, difficoltà
nostre o dei famigliari? Ma proprio quando
siamo deboli, peccatori, quando non cono-
sciamo vie d’uscita, è allora l’occasione per
scoprire come Dio è grande e ci ama...
Abbiamo sentito le parabole della pecora
smarrita, della dramma perduta. Dio è amore e
cerca l’uomo proprio quando è perduto, in tutto
background image
ciò che non è realizzato: Dio ci cerca lì. Lascia
tutto per cercarci, per mostrarci il suo amore.
Una donna non si dà pace se non trova la sua
perla, l’ornamento per andare alla festa; e
allora dimentica tutto per cercarla. Così Dio
per noi: ma noi siamo ben più che una perla per
Lui: voi valete più di molti passeri.
Così con il figlio prodigo, il padre prima di
ascoltare la sua confessione, lo abbraccia e gli
dà tutto, lo precede in tutti i suoi bisogni. Così
fa Dio con ciascuno di noi, quando siamo nel
peccato, nella debolezza. Questo amore di Dio
è una tensione, una dinamica viva, più grande
di ogni amore umano: l’amore di una mamma
verso il figlio è solo una pallida immagine
dell’amore di Dio verso di noi. Trovare Dio
nella preghiera, aprirsi a Lui così, vuol dire
guarire, essere salvi. Cercare il volto di Dio è
la cosa fondamentale. Che cosa ci ha insegnato
Maria a Medj.? Ha manifestato il suo volto.
Che cosa ha desiderato per i parrocchiani di
Medj.? “Che voi esprimiate il mio volto sul
vostro volto; desidero che il mondo possa
vedere nel vostro cuore il mio Cuore Immaco-
lato e la ricchezza che Dio ha preparato per
l’umanità, per le anime. Io vi do tutto: pren-
detelo, non rifiutatelo
”.
La preghiera, che è ricerca del volto di Dio
è il nostro bisogno fondamentale, come per una
pianta ricevere acqua e sole per crescere, fio-
rire e fruttificare. Spesso noi cristiani cerchia-
mo tante cose di cui abbiamo bisogno. Ma se
troviamo Dio, portiamo frutti perché così Dio
si glorifica in noi. Se siamo presi dai nostri
programmi, non possiamo nemmeno rivelare
Dio al mondo, a noi stessi, al marito, alla
moglie, ai genitori, ai figli; i figli ai genitori, gli
amici agli amici; noi cristiani alla società per-
ché venga la benedizione di Dio, e venga una
vita tranquilla. Questa non è teoria. Voi sposi
potete manifestare Dio l’uno all’altro nell’in-
timità della vostra vita, negli occhi, nel vostro
viso. Ma potete anche manifestare la falsità, la
menzogna. Pensate, voi genitori, che fin dal
concepimento il figlio può sentire il vostro
amore perché ha un’anima e quell’anima per-
cepisce quello che sta nell’anima della mam-
ma e del papà. Voi potete dare Dio ai vostri
figli nell’educazione, voi potete portare la be-
nedizione nella vostra azienda.
Voi sentite parlare del malocchio: esiste?
Certo che esiste. Molti sposi si distruggono a
vicenda con l’odio che hanno dentro. Molti
famigliari provocano malattie l’uno all’altro
perché odiano. Se voi amate con l’amore di
Dio, se manifestate Dio l’uno all’altro, voi
portate la benedizione l’uno all’altro e in tutto
ciò che fate, perché permettete che Dio condu-
ca la vostra vita. Preghiera è bisogno di scopri-
re Dio, è riprendere la vita di Dio dentro di noi.
E la nostra missione è di manifestare Dio agli
altri. Il Vangelo ci insegna la misericordia.
Se dentro di te sei pieno di misericordia,
allora la puoi dare. Tra le opere caratteristiche
dei primi cristiani c’era l’elemosina, ma unita
alla preghiera e al digiuno. Oggi l’uomo è
disponibile a dare i soldi. Ma la ricchezza vera
che possiamo dare al prossimo è Dio, una
benedizione continua. Le critiche, i pettego-
lezzi, le amarezze ci sono anche nelle persone
che pregano: ma è perché “dicono le preghie-
re”, non “pregano”: allora dentro di loro non
scorre la misericordia.
Gesù ha dato se stesso in riscatto, ha mo-
strato una misericordia che oltrepassa tutti i
confini della cattiveria umana. Attraverso di
noi la misericordia di Dio può traboccare quan-
do siamo in grado di darla l’uno all’altro.
Allora la preghiera si allarga, raggiunge buoni
e cattivi: diventa una pioggia di benedizione
che scende sulle famiglie, sulla Chiesa, sul-
l’umanità e fruttifica. Il nostro compito è dare
la vita di Dio al prossimo: ai miei, al compa-
gno. Qui un cristiano raggiunge il culmine:
allora viviamo la comunione l’un l’altro con la
vita. Veramente i matrimoni sarebbero rico-
struiti; così pure le famiglie, le parrocchie, le
comunità, se noi prendessimo sul serio questo
cammino che ci ha indicato la Madonna.
La Madonna è un’immagine perfetta della
Chiesa e siamo chiamati anche noi a essere
questa realtà. Se la Madonna dice che con la
preghiera possiamo fermare le guerre, non è
una cosa magica. Voi potete capire come si
fermano le guerre: quando la pioggia del-
l’amore di Dio attraverso di noi scende sugli
altri. Quando la misericordia di Dio è viva in
ciascuno di noi, allora la potenza dell’amore
di Dio si manifesta sulla terra
. Questo è il
programma di Dio. Tutto il resto che vogliamo
conoscere delle apparizioni: quando? dove? ci
porta fuori strada.
La strada giusta è trovare la vita piena:
allora non ci sarebbe più bisogno di convincere
i peccatori, gli atei: vedrebbero Dio che si
manifesta in noi e attraverso di noi. Questa è la
nostra chiamata. Chi prega profondamente,
trova che si apre uno spazio senza confini. Se
cercherete Dio, non le cose, le cose non po-
tranno turbarvi; non entreranno facilmente in
voi né amarezze, né odio. Anche quando Gesù
ha portato la croce, dentro di Lui non c’era
amarezza, ma vita. La Madonna ci chiama non
a dire le preghiere, ma a pregare per entrare
presto nella vita e manifestate la vita di Dio
l’uno all’altro, e poi al mondo intero. Fate
capire con il vostro esempio che questa è la
cosa fondamentale per l’uomo.
Che la fede in Italia non sia ora in un
angolo, perché tutti sono presi dalle correnti
politiche o dalle teorie orientali. Realizzate
questo compito e manifestate che Dio è pre-
sente in voi, che Dio non vuole altro che
rendere tutti felici individualmente, nel matri-
monio, nelle famiglie, nel lavoro. Se vivrete in
Dio, tutto diventerà continua benedizione".
P.Jozo con Vescovi e fedeli in Italia
P.Jozo ha visitato in giugno molte città
italiane, dal Friuli, a Cuneo, a Oropa, a Torino.
Ovunque migliaia di fedeli hanno aperto i loro
cuori alla Regina della Pace. La gente di tutte
le età rimaneva in Chiesa anche 5-6 ore.
Le catechesi di P.Jozo hanno sottolineato
ovunque la povertà estrema in cui si trova
l’uomo d’oggi, un uomo che ha tutto, ma gli
manca tutto. Presentando i messaggi di Maria,
ha detto chiaramente che senza la preghiera
l’uomo non è in grado di trovare la giusta via.
Deve mettere di nuovo la preghiera al primo
posto nella vita quotidiana per ritrovare se
stesso e riallacciare il colloquio con Dio cre-
atore, lontano dal quale c’è soltanto buio, de-
serto, tristezza.
“Con la preghiera si può tutto. Il tuo ma-
trimonio è in pericolo? Prega e tutto andrà a
posto. Il tuo figlio è drogato o smarrito? Prega,
e lo vedrai guarito. Se credi che un nuovo figlio
è di troppo, prega e riceverai la grazia di
accettarlo. Ti senti vuoto e sfiduciato? Prega e
riacquisterai fiducia nella vita. Ti senti pieno di
egoismo, invidia e gelosia? Prega e il Signore
scioglierà le difficoltà e i peccati e ti farà
diventare uomo nuovo, testimone del suo amore.
Prendi in mano il Rosario e confida nel Signo-
re. Chiama e ascolta Maria e inizia con Lei a
camminare sulla strada della conversione.
Qualunque sia stata la tua vita, qualunque
peccato tu abbia commesso, non aver paura a
tornare al Signore, come il figlio prodigo, che
ha trovato le braccia misericordiose di un padre
in continua attesa. Fai una bella confessione e
farai felice il tuo Signore e proverai la gioia del
perdono. La Madre tua ti aiuterà a fare il passo.
Coraggio! Poi riscoprirai il dono della Messa,
ti nutrirai del Corpo e del Sangue di Cristo,
nutrimento che ti consentirà di affrontare ogni
prova con la pace nel cuore. Tieni la Bibbia
nella tua casa e dàlle il posto che merita.
Leggine un brano ogni giorno, magari quello
della Messa: la Parola di Dio ti illuminerà.
A Cuneo il Vescovo Mons.Aliprandi si è
trattenuto cordialmente con P.Jozo e, dopo
l’incontro di preghiera, c’è stato qualche sa-
cerdote che ha deciso di andare a Medj.. Così
pure a Mondovì, presso il grande Santuario di
Vicoforte, il giovane Vescovo Mons.Masseroni,
nell’accomiatare il padre, ha auspicato per
Medj. un pronto riconoscimento da parte della
Chiesa come grande centro di spiritualità e ha
invitato lo stesso padre a ritornare presto a
Mondovì per un grande incontro con tutti i
sacerdoti, religiosi e fedeli.
A Ivrea in un caloroso colloquio,
Mons.Bettazzi ha detto di esser stato a Medj.
tre volte, una delle quali con il compianto
Mons.Bello di Molfetta e ha espresso tutto il
suo plauso per l’opera di questo missionario
della Regina della Pace. Il Vescovo ha già
impegnato il padre per una prossima giornata
di preghiera nella sua diocesi e, come segno di
solidarietà verso l’erigendo orfanotrofio per
orfani di guerra a Siroki Brijeg, ha offerto tutto
il denaro a disposizione in quel momento.
A Torino P.Jozo ha portato il messaggio a
centinaia di suore e volontari del Cottolengo,
dove si rinnova ogni giorno il miracolo della
Provvidenza grazie all’offerta della preghiera e
della sofferenza e ha visitato alcuni reparti di
“inguaribili”, rilevando come “Dio aspetta
chi non è atteso da nessuno”. Dal Santuario
della Madonna della Salute stracolmo di fedeli,
egli ha fatto una lunga preghiera di liberazione
su Torino, concludendo: “Questa non è una
città maledetta, ma benedetta”... (Matteo Rossi)
Per le offerte pro Orfanotrofio di P.Jozo:
Matteo Rossi, via delle Grazie 9, Massa, tel-fax
0585-43653, ccp 10810547, opp.ccb 5432/62
Banca Toscana, P.za Aranci, Massa.
Come Maria può vincere il demonio
secondo il Vescovo Milingo
Il Vescovo esorcista Mons.Emanuele
Milingo (Eco 122 p.4) è stato qualche giorno a
Medj. Siccome molti soffrono di disturbi sa-
tanici, la sua presenza è stata provvidenziale.
Gli è stato chiesto: “Secondo lei, dov’è che
satana dirige maggiormente i suoi sforzi nel
mondo d’oggi?”. Egli ha risposto: “In questi
23 anni di ministero, ciò che mi è apparso più
chiaro è l’assalto di satana alla famiglia per
distruggerla. Ho visto in Australia gruppi or-
ganizzati come Adoratori del demonio, che gli
rendevano un culto al fine di distruggere le
famiglie. L’ho visto con i miei occhi. Ed è
ancor peggio in Europa, dove ci sono ancor più
organizzazioni che vogliono distruggere i ma-
trimoni. Andate nei Parlamenti: chi rispetta il
matrimonio? Le leggi sono contro di esso.
Mons.Milingo chiama la Vergine “la più
potente esorcista del mondo”, designata da
Dio stesso. Ci sono molti mezzi per liberare e
sollevare le persone tormentate dai demoni,
ma ai laici egli raccomanda di andare con la
persona colpita in Chiesa davanti a una statua
della Vergine
, che sia benedetta secondo il rito
della Chiesa e ivi pregare il Rosario con
quella persona
. Egli stesso ha potuto consta-
tare in questi casi come la Madre di Dio fosse
potente contro satana.
Inoltre ha sperimentato i benefici delle
preghiere fatte davanti al SS.Sacramento
esposto
. Vi si conduce la persona tormentata e
le si chiede di fissare Gesù nell’Eucaristia.
All’inizio non vorrà farlo e chiuderà gli occhi
in uno stato di agitazione. Ma se poi, perseve-
rando noi ad insistere, guarderà Gesù, sarà
liberata. (Suor Emmanuel)
background image
Mille bambini presentano al Papa
le ferite della Bosnia
Vicka parla di quella guerra...
che non finisce
Mercoledì 30 agosto mille bambini, tutti
biondi, sono scesi da bus con le targhe di
Mostar, di Travnik, di Bugojno: i macelli
della Bosnia. Uno ha visto morire sette dei
suoi amichetti, con cui giocava nel cortile: una
granata di mortaio. Tre fratellini si tengono
stretti al papà, che ha le stampelle e si batte
sulla gamba, per dire che è di legno: un’altra
granata. “Ognuno di questi, e sono più di
mille, ha perso qualcuno in guerra”, riassume
asciutta suor Josipa Kordic’, che li guida a
vedere il Papa. Tra tanti, anche alcune donne
che hanno subito gli stupri e le violenze della
pulizia etnica.
Suor Josipa croata è vestita di bianco: è
l’abito delle Missionarie della famiglia ferita,
fondato da lei e dalla sorella Cornelia, prima
francescane, ispirate dalla Madonna a Medj..
Adesso molte giovani vogliono unirsi a loro.
Esse aiutano i musulmani come i croati. Quan-
do vedono il Papa, bianco, lontano, bambini,
mutilati, donne col fazzolettone nero agitano
bandierine bianco-gialle. Il Papa dice: “A
quanti piangono i loro cari tragicamente mor-
ti, ai prigionieri, agli esuli, alle famiglie di-
strutte... preghiamo assieme perché vincano
l’amore e il perdono”. Amore e perdono?
Piangono le contadine, si asciugano gli occhi
gli uomini, i bambini guardano quell’Uomo
in bianco che parla la loro lingua.
Tra di loro il giornalista Maurizio Blondet,
il più lucido reporter dalla Bosnia dell’infor-
matissimo Avvenire, scorge Vicka la veggente.
Le ripete la domanda già fattale 3 anni prima
(Eco 87, p.5): Quando finirà la guerra? “Una
volta l’abbiamo chiesto alla Vergine, ma non
ci ha risposto -risponde Vicka sorridente,
inalterabile-. Invece era preoccupata che que-
sta guerra possa non finire” [l’odio dei cuori
-ndr-].
La Madonna stessa avrebbe paura che la
guerra non finisca? “Di che cosa vuoi che
abbia paura Lei? -risponde Vicka-. E’ di noi
che si preoccupa. Da 14 anni è tra noi per
salvarci, e noi siamo così lontano da quello
che Lei ci chiede. Con tanto odio nei cuori,
come vuoi che la guerra finisca?”
Ora siete davanti al Papa! “Sì, qui ci sono
donne che hanno perso il marito, bambini che
hanno perso il padre. Perciò siamo venuti da
lui: è nostro Padre, gli vogliamo bene e lui ci
vuole bene. Gli chiediamo di benedirci”,
conclude Vicka.
Anche i musulmani? “Dio non fa diffe-
renze, non possiamo farle noi”. Ma musulmani
e croati si sono dilaniati! “Ma la pace del
cuore è ghiaccio sulla ferita”, sorride lei.
Notizie dalla terra benedetta
Il suo incontro con il Papa - Vicka è
tornata entusiasta da Roma con gli orfani. Per
l’incontro con il Papa essi avevano un posto
riservato nella basilica di S.Pietro. “Egli era
meno affaticato che nel marzo scorso -ci ha
detto-. Ci ha benedetto e io ho potuto spie-
gargli nei dettagli quest’opera per gli orfani.
Egli mi ha preso la faccia nelle mani e mi ha
accarezzato sulle guance con un bellissimo
sorriso”. Nessuna speciale dichiarazione, ma
una felice intesa di cuori tra loro, come se
fossero all’unissono (Suor Emmanuel).
La festa della Croce - Nel 1933, anno
centenario della Redenzione, fu eretta sul
Krizevac l’altissima croce di cemento, che
domina tutta la zona, in ringraziamento di
quello che Dio aveva fatto
per la gente di questi luoghi.
Da allora, nella domenica
dopo l’8 settembre, vicina
alla festa della Esaltazione
della S.Croce, si celebra ogni
anno la Messa lassù davanti
a una grande folla. Con le
apparizioni della Madonna,
il Krizevac è diventato luo-
go di preghiera per migliaia
di persone che salgono las-
sù, spesso a piedi nudi.
Quanti hanno trovato Dio
dopo questa dura salita!
(Press Bulletin).
Anche quest’anno il 10
settembre la festa della Cro-
ce ha attirato a Medj. grandi
folle. Molti sono arrivati a
piedi dai loro villaggi, come
a Fatima. [Nonostante le raccomandazioni di
vari paesi di non andare in Croazia e in
Bosnia-Erzegovina a causa della guerra, i
calcoli dei giornalisti parlano di 50mila per-
sone presenti sul Krizevac, dove alle 11 ha
celebrato la Messa fra Mirko Filipovic’]. Per
i pellegrini stranieri lo spettacolo è stato certo
edificante: molti sono ripartiti trasformati,
vedendo questa marea di uomini, donne e
ragazzi croati convergere verso la Croce del
loro Salvatore.
Nel 1984 la Madonna aveva loro detto: La
Croce era nel piano di Dio, quando l’avete
costruita
, e spesso aveva chiesto di venire a
pregare ai piedi della Croce. La vigilia della
festa quest’anno ci ha invitati all’apparizione
della sera a Vicka (Ivan è assente) ed è rimasta
con noi per 18 minuti, affidandoci un impe-
gno concreto: Cari figli, vi invito a pregare i
misteri gloriosi davanti alla Croce secondo
le mie intenzioni
, nella vostra famiglia o nella
vostra comunità.
Anche nella vigilia dell’As-
sunta, la Madonna era apparsa la sera sul
Monte a Ivan tutta gioiosa, accompagnata da
3 angeli e, dopo aver benedetto ognuno dei
presenti, ha chiesto con insistenza: Cari figli,
siate infaticabili nella preghiera. Pregate,
pregate, pregate!
(Suor Emmanuel)
25.06.95: 14^ Anniversario - Campanili ingabbiati per restauro
* P.Jozo ha terminato la sua tournée in
Canada. Mirjana è rimasta 18 giorni negli
USA per 12 incontri. Ella, che vive a fondo la
sua vocazione alla maternità, alle donne che
non vogliono aver figli
ripete che aver figli
è la più bella cosa del mondo. E alle coppie
che hanno paura per il loro avvenire... la
Madonna ha detto: Più figli si avranno, me-
glio sarà
. Si dovrebbe piuttosto temere a non
averne...
Non siete voi a decidere della felicità
dei vostri figli. Affidate a Dio e alla Vergine
il loro avvenire. Non abbiate paura. La Ver-
gine ha detto a proposito dei segreti: Non
abbiate paura, perché quelli che prendono
Dio come loro Padre e Me come Madre non
devono aver paura!
(Suor Emmanuel)
* P.Slavko, nel suo viaggio con Ivan in
Inghilterra, ha avuto un incontro di preghie-
ra nella Chiesa dello Spirito Santo a Londra il
26 agosto. Poi ha partecipato a una Via Crucis
con molti sacerdoti cattolici e anglicani, soliti
riunirsi il primo venerdì di ogni mese a me-
ditare la passione di Cristo davanti a 14 sta-
zioni disposte da artisti in un bosco suggesti-
vo. Il 29 agosto grande incontro annuale
presso i carmelitani di Aylesford, presenti
9mila persone e il giorno dopo con sacerdoti
cattolici e anglicani. Ivan poi è partito per gli
USA in attesa della nascita del primo figlio.
Poi ha in programma di recarsi in altri conti-
nenti con tutta la famiglia per testimoniare ed
essere di ritorno a Medj. in primavera.
Successivamente P.Slavko ha visitato
l’Austria, dove a Linz ha partecipato a una
"4 giorni" con 50 sacerdoti, 3 vescovi e il
Card.Stickle: tra i relatori René Laurentin e
altri noti teologi. A Fulda in Germania il 3
settembre si è svolto un incontro nel quale ha
celebrato la S.Messa il famoso Arcivescovo
Diba, il quale ha parlato dei pellegrini di
Medj. come di persone “che perseverano e ai
quali Dio chiede molto”; poi ha assistito a un
concerto per la ricostruzione della Chiesa
francescana di Mostar distrutta. E’ stato bello
constatare come la Madonna abbia creato
gruppi di preghiera e abbia fatto crescere tanti
figli spirituali in questo mondo materialista
per rinnovare la Chiesa (Press Bulletin).
Un Vescovo coraggioso:
“Riconosciamo Medjugorje!
Molti Vescovi sono venuti qui
non c’è alcun pericolo”
Mons.Kennedy è un Vescovo australiano
venuto per la terza volta a Medj. con le proprie
insegne: per questo non è rimasto inosservato.
Cogliendo brevi pause della sua presenza, ci è
stato dato di conversare con quest’uomo dallo
sguardo mite e gli abbiamo chiesto quando ha
sentito parlare di Medj. e quando è venuto qui
la prima volta.
R. Di Medj. ho sentito parlare solo nell’85,
ma mi tenni sempre informato delle apparizio-
ni, pur non sognando mai di poter andare oltre
Lourdes. Ora sono felice di essere qui, perché
Medj. è un’esperienza particolare. Ho matura-
to la mia decisione di venire nel ’90, ma ho
posto il piede su questa terra nel’93 e succes-
sivamente nel’94, ed eccomi qui nel’95, e
spero pure nel’96.
D. Che cosa prova in questo luogo?
R. Ho la sensazione di qualcosa di gran-
dioso e di molto serio. Ogni volta che vengo,
esperimento qualcosa di più e di meglio. Ho
l’assoluta certezza che la Madonna è presente
qui, come lo fu a Lourdes. La pace che si prova
qui è difficile trovarla altrove sulla terra. Si
deve venire e allora lo si potrà dire.
D. Secondo lei, può influire Medj. sulla
pace nel mondo?
R. Dipende dalla gente che avrà il previlegio
di venire qui. Vivere il messaggio della pace là
dove esso ha origine, è un momento forte; e
diventa più facilmente vita vissuta quando si
torna a casa. E’ un po’ più difficile per chi si
limita a leggere il messaggio o vedere fotogra-
fie. Bisogna che attraverso il nostro esempio
vedano quanta presa ha fatto su di noi il mes-
saggio della pace. E a questo punto, quando si
vedrà in noi il cambiamento verificatosi, non ci
sarà più bisogno nemmeno di parlare.
background image
Da Buenos Aires: In Eco ho sentito una
chiamata personale alla conversione e un impe-
gno a mettermi al servizio delle anime... Grazie
dello sforzo eroico che è il portare avanti questa
pubblicazione, che però è una boccata d’aria pura
in questo mondo senza Dio che ci asfissia
(Catalina B. De Koleff).
Da Lier (Belgio) - "Impossibile descrivervi
come siamo felici di trovare ogni mese un Eco di
Maria così incoraggiante e vero pascolo dell'ani-
ma... Il cielo è con voi: continuate a sostenerci
perché il mondo e noi ne abbiamo bisogno".
Miguel di Portogallo rileva in Eco una certa
contraddizione tra lo spirito positivo che lo anima
(a differenza di tanti messaggi catastrofici) e l'
articolo del Vescovo Hinilica sulla grave situazio-
ne della Chiesa (Eco 121 p.3).
Sono cose ben differenti i messaggi dal timbro
catastrofico e i rilievi obiettivi di un Vescovo
apostolo di Maria. Anche la Madonna talvolta
sottolinea i nostri comportamenti negativi, ma
sempre è rivolta al nostro bene. Tu dici che questa
contraddizione di linguaggio crea confusione. Ma
quanta maggior confusione crea la lettura della
Bibbia con linguaggi e atteggiamenti così contra-
stanti, se non la si legge con lo Spirito di Dio!
Prega e lo Spirito ti farà capire che dovrai pren-
dere parte anche tu, come tutti i figli di Maria,
all'opera di redenzione per rimediare ai mali la-
mentati in modo che Dio usi misericordia.
CATENA DI ADORAZIONE
Il Centro Maria di Roma, sulla scia
dell’iniziativa di Eco francese e di altre
edizioni, invita a una catena di adorazione
al SS. Sacramento per aderire all’invito di
Maria. Ci si può iscrivere, scegliendo con
impegno libero e personale, un’ora o mez-
z’ora, ogni giorno o ogni settimana, da soli
o in gruppo, meglio davanti al SS. Sacra-
mento. Notificare per iscritto o per telefono
al Centro Maria: Nome..........................,
Città..........., giorno...........,dalle ore....alle
ore...., o tutti i giorni dalle ore....alle ore....
Questo nostro impegno darà gioia alla
Madre celeste e i nomi degli aderenti, uniti
a quelli delle altre nazioni, saranno conse-
gnati a Lei durante un’apparizione. Centro
Maria
, cas.post.11/33,00141 Roma,tel 06-
86800555.
Segnaliamo anche la Catena del Rosa-
rio continuato di Faenza: tel. a Maria Gra-
zia,0546-620134 dalle 18 alle 22.
D. Lei crede alle apparizioni di Medj.?
R. Non ho alcun dubbio. Se non credessi,
non avrei esposto così la mia posizione. Anche
se la Chiesa non ha ancora riconosciuto uffi-
cialmente queste apparizioni, per me sono
uguali a quelle di Lourdes e di Fatima.
D. Lei è uno dei rari Vescovi che qui
incontriamo...
R. Sono molti i vescovi che sono venuti e
che vengono qui, senza che voi sappiate che
sono vescovi
. Vengono vestiti come normali
sacerdoti, o anche in abito borghese. A quanto
pare, io sono l’unico che ha avuto il coraggio
di venire con le proprie insegne da vescovo, e
così vestito camminare per Medj., anche se
sembra strano che un vescovo porti questi
segni in un luogo diverso dal suo. Semplice-
mente ho sentito che dovevo fare così. Con
questo voglio manifestare apertamente il mio
parere, cioè che la Chiesa deve riconoscere
quanto prima Medjugorje.
D. Che cosa dirà alla sua gente, una volta
tornato in Australia?
R. Anzitutto dirò che non c’è alcun motivo
di aver paura a raggiungere Medj.. Hanno
paura della guerra, dei bombardamenti? Qui
non avviene nulla di tutto questo e non avverrà.
Nel mondo sono state diffuse tante menzogne.
In tutto questo territorio non c’è situazione di
pericolo. Devono saperlo soprattutto i cattolici,
i quali devono venire qui. Vede? Qui a Medj.
si respira una pace soprannaturale e si crea
una tale corrente di amicizia che non si
riesce a spiegare
. Vorrei che tra la nostra
gente in Australia ci fosse l’aria di famiglia che
si respira in questo piccolo luogo “tra i mon-
ti”, secondo il significato del nome...
D. Direbbe una parola ai nostri lettori?
R. Domanderei loro di restare fedeli e di
sentirsi responsabili di ciò che avviene qui.
Tengano presente da chi viene questa guerra,
perché sono molti a non crederlo... Occorre
pregare per i giovani che vanno alla guerra.
Verità e giustizia vinceranno perché il tempo
sta dalla vostra parte. Dio porterà pace e be-
nessere a tutta la vostra terra...
(Da Glas Mira, agosto’95, traduz. di
D.Remigio Carletti, Trieste)
Un torero messicano testimonia su Medj.
Manuel Capetillo De Flores è stato a Medj.
alla fine di luglio e ha detto: "Ho 38 anni, torero
di famiglia: le storie dei tori e le lotte di mio
padre nella corrida hanno riempito la mia vita.
Nel 1981 sono stato promosso torero, ho 400
corride alle spalle, ma ora sono un torero che
ha cambiato vita".
Alla domanda perché è venuto a Medj. egli
ha risposto: "Ho sentito in Messico delle ap-
parizioni e sono venuto 2 volte. L'anno scorso
ho vissuto momenti profondi sulla collina delle
apparizioni in una notte molto fredda: una
grande pace ha invaso il mio cuore e ho pregato
come mai prima di allora che Dio, attraverso
Maria, aprisse completamente il mio cuore.
Essendo conosciuto in tutto il mondo, nel
tempo che mi avanza voglio essere ovunque un
torero apostolo del messaggio di pace della
Madonna. Per finire ho sentito Medj. come un
grande stadio dove Dio, attraverso Maria, lotta
contro il male dentro e fuori di noi per riempirci
del suo amore e della sua gioia". (Bulletin
Press)
Viaggi sempre sicuri per Medj. - Per la
costa adriatica: Pullman giornaliero da Trieste,
stazione FFSS, ore 18; arrivo a Medj. ore 8; par-
tenza alle 18 da Medj. Prezzo variabile, vale 10 gg.
Per via mare, da Ancona lunedì, mercoledì, e
venerdì; arrivi a Spalato ore 8, con pullman per
Medj.. Ritorno da Spalato ad Ancona: domenica,
martedì e giovedì. Tel.ad Ancona 071-202033-
55218; via aerea da MI-Zagabria per Spalato.
Costretti a finire l'inutile guerra?
Le sorti delle armi nell’ex-Jugoslavia si
sono ribaltate. Per tanto tempo il folle sogno
della grande Serbia sembrava realizzarsi, gra-
zie a un’ingente superiorità di mezzi e alla
politica del terrore. Ora quegli uomini, fino a
ieri baldanzosi e sprezzanti, che pensavano a
una facile passeggiata di conquista, sono i
primi a chiedere trattative per chiudere la par-
tita ormai persa. Gli aggrediti, croati e
musulmani, hanno resistito per anni, abbando-
nati a se stessi. Ora, modernamente riarmati e
approfittando del massiccio attacco aereo Nato
che ha costretto i serbi a ritirare i cannoni da
Sarajevo (ma solo per 20 Km!), sono passati
all’offensiva fino a conquistare sia le Kraijne,
sia il 60% del territorio bosniaco (gliene era
rimasto il 25%). Ora l’euforia della vittoria
sembrava spingerli oltre, fino alla roccaforte di
Banja Luka, dove ben 100mila profughi serbi
si sono rifugiati.
Ma gli americani premono perché si con-
cluda presto la partita con una conferenza di
pace, per evitare, nel caso di una ulteriore
sconfitta dei serbo-bosniaci, l’intervento del-
l’alleata Russia, che potrebbe cadere in balia di
comunisti e nazionalisti nelle prossime elezio-
ni. Ma anche l'economia della Russia dipende
dai paesi islamici e Eltsin non può inimicatarseli:
perciò pace presto! Ma i vincitori di oggi
alzano il prezzo della pace nella conferenza
appena iniziata in America tra serbi, croati e
bosniaci. Solo Dio sa cosa ne verrà.
La tragedia dei profughi
Ma intanto i più sconfitti sono sempre i
poveri. L’Alto commissariato delle NU per i
profughi offre delle cifre eloquenti: in totale
3.700.000 profughi (2.700.000 in Bosnia,
563.000 in Serbia, 385.000 in Croazia) atten-
dono la fine della guerra per poter ritornare, se
possibile, nelle loro terre, dove erano le loro
case, o stabilirsi dove la pulizia etnica li ha
cacciati, o dove non si sa... perché i profughi,
come succede in Serbia, possono diventare una
miccia accesa contro i governanti. Ma quanti
vivono sotto tende improvvisate o tra le mace-
rie delle case, privi di tutto! E in quali condi-
zioni tragiche avviene l’esodo a cui assistia-
mo? Vecchi, donne, bambini, senza riparo,
senza cibo, ad eccezione di pochissime vetto-
vaglie da dividere tra migliaia, in fuga su carri
trascinati da cavalli.
Questi esodi apocalitici sono frutto di una
cultura che identifica senza remissione lo Stato
con l’etnia o la razza. Ed è facile immaginare
che gli odii, le vendette e le rivendicazioni
aumenteranno dopo la spartizione della Bosnia,
che tutti ormai sembrano rassegnati ad accet-
tare, mentre la pace tra gli uomini si fa solo
attuando i principi della convivenza pacifica
tra diversi. Ma è evidente che la “giustizia”
dei grandi ha fretta di mostrare una parvenza di
soluzioni legittime per nascondere la vergogna
dei propri tradimenti e della propria impotenza
di fronte al grido dei poveri e dei disperati.
Più che mai si fanno urgenti gli aiuti a
questi profughi. Anche se le fonti ufficiali
mettono in mostra solo i convogli provenienti
dalle organizzazioni statali, sappiamo che la
maggior parte degli aiuti alla Bosnia-
Erzegovina sono venuti dagli amici di
Medjugorje o da volontari spinti dalla cari-
. Che Dio continui a benedire il loro silen-
zioso prodigarsi:
L’avete fatto a Me!
* Madre Teresa di Calcutta, per il suo
85mo compleanno, è stata insignita di una
onorificenza dal Presidente della Repubblica
Croata. All’Ambasciatore croato Dr.Stambuk
che ha raccomandato il popolo croato alle sue
preghiere, invitandola a Zagabria e a Medj. e
augurandole di continuare a servire i poveri per
la gloria di Dio, Madre Teresa ha promesso di
venire in Croazia entro la fine dell’anno, salute
permettendo, con il desiderio di andare in
Bosnia e a Medjugorje (Press Bulletin).
* Mirjana: Sono stata colpita dal tono
supplichevole con cui Maria chiede di inter-
cedere prima di tutto per i non credenti
: “Se
voi vedeste una sola volta le lacrime che rigano
il volto della Gospa per i non credenti, preghe-
reste per essi tutti i giorni e non ve ne dimen-
tichereste più”.
P. Slavko sarà al Santuario di Concesa (Trezzo
MI)
lun. 13 nov.; alla Madonna di Montenero
(LI) martedì 14 nov.; a Prato nella parrocchia S.
Famiglia merc. 15 nov.; a Bologna nella Chiesa di
S. Martino giovedì 16 nov. Sempre inizio ore 16,
fine ore 20. Tel. Bologna: M. Pierucci 051-585598;
A. Bonaga 051-6147237
Aiutatemi ad aiutarvi, sarà il tema dell'in-
contro di preghiera al Palatrussardi di MI dome-
nica 19 nov
. Al mattino S.Rosario, testimonianze
di veggenti e di pellegrini a Medj. e a Civitavecchia.
Al pomeriggio guiderà la preghiera P. Jozo e
celebrerà la Messa alle 17. Per partecipare occorre
l'invito (gratuito), che può essere richiesto a: Cabrini
02-48021914; Romolotti 02-8372322; Farina
0362-862181; Rosio 02-9606170
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Un male che nasce nella famiglia
e che solo l'amore risana
A un altro giovane della Comunità Cena-
colo, durante il Festival della gioventù, è stato
chiesto di raccontare la propria vita prima di
entrare in comunità. Egli ha risposto:
Come per la maggior parte dei ragazzi della
comunità, ci sono stati un po’ di problemi in
famiglia, perché il drogato nasce e cresce
proprio dalla famiglia. Ad esempio, quando
sono nato, i miei genitori hanno costruito un
ristorante e mia nonna ha detto a mio padre e
a mia madre: “Adesso non potete curarvi del
bambino perché dovete guardare a questo nuovo
lavoro”; e quindi ho cominciato a stare con
mia nonna. A lei mi sono affezionato e con lei
sono restato fino a 22 anni. Dentro di me c’era
certo una sofferenza perché io vedevo che i
miei amici erano con il padre o la madre, e io
invece andavo a scuola accompagnato da mia
nonna. Queste cose dentro di me provocavano
sofferenza perché mi sentivo diverso dagli
altri. Più avanti ho sentito anche la necessità di
avere dei fratelli; io sono figlio unico e tanti di
noi in comunità sono figli unici. Anche questo
è importante: avere qualcuno con cui dialogare.
La droga per me è iniziata perché ero solo
con me stesso, facevo tutto di nascosto, mi
veniva offerta la sigaretta e andavo a fumarla
con i miei amici. Avrei avuto bisogno di un
padre che mi parlava e mi chiedeva se avevo
fatto qualcosa che non andava bene. Ma questo
dialogo fin da piccolo non l’ho mai avuto in
famiglia e allora parlavo con gli amici della
mia età, che non potevano aiutarmi. La mia
famiglia mi dava tutto quello che era necessa-
rio materialmente; quindi ho avuto la biciclet-
ta, poi il motorino: subito tutto. Non ho impa-
rato a guadagnarmi le cose e a sapere attendere
per conquistare col sacrificio quello che era
necessario. Tutto questo mi lasciava insoddi-
sfatto. In seguito è venuta la moto grossa, poi
la macchina, e dopo la macchina già comin-
ciavo a fumare spinelli, e poi automaticamente
è venuta l’eroina.
Ma sinceramente sono anche contento da
una parte di quel che è successo. Vedo tanti
giovani che non si drogano, eppure sono spen-
ti: io invece in comunità ho avuto la possibilità
di capire il vero valore della vita, anche se per
arrivare a questo ho dovuto passare una brutta
esperienza, che mi ha fatto anche soffrire molto.
Quindi da una parte sento di ringraziare Dio per
questo. Ora anche con i miei genitori è nato un
rapporto nuovo: ogni tanto vado a casa e loro
vengono qui, c’è più libertà tra noi. Non ho
niente da rimproverare loro perché se hanno
fatto degli sbagli, li hanno fatti in buona fede,
per non farmi fare le fatiche che avevano fatto
loro, per levarmi una sofferenza che però a me
serviva. Comunque io non cambierei i miei
genitori con altri, perché proprio li accetto
come sono, voglio loro bene come sono, non li
vorrei neanche diversi.
Ora in comunità il Signore mi sta facendo
riscoprire tutto quello che è la famiglia. Sento
che la mia esperienza è utile per dei giovani che
pensano a formare una famiglia. Una cosa
importante, è sapere amare i bambini, sapere
perdere del tempo per loro, più che comprare
loro delle cose. Anche in comunità sto vedendo
che sarebbe più facile per uno che sta male
quando entra, dargli una pastiglia per farlo
dormire tutta la notte senza problemi. Invece se
entra uno che sta male, uno di noi deve stargli
vicino per farlo parlare. Questo è più duro, ma
in seguito il ragazzo stesso si sentirà amato.
Questo per fare nascere una famiglia è molto
importante.
Anche i miei si definivano cristiani e pre-
gavano. Però cosa vedevo la domenica? Mio
padre usciva dalla Messa ed era la stessa
persona, andava a caccia, stava con gli amici,
ma non abbastanza con mia madre. Oppure
vedevo che usciva dalla Messa e bestemmiava,
era triste. La Messa non cambiava niente della
sua vita. Per questo non sono mai stato attirato
neppure io ad andare in Chiesa, perché dicevo:
“In fondo lui prega ed è uguale a me; quindi
pregare e non pregare è la stessa cosa”. Anche
i bambini, i giovani hanno bisogno di vedere
nei genitori che la Messa li cambia. La garan-
zia per avere dei figli che non si drogano, è che
vivano in una famiglia aperta, vedendo che i
genitori accolgono in casa un povero e gli
danno da mangiare, sono attenti a quella vec-
chietta che è sola e vive vicino. Hanno bisogno
di vedere che la preghiera li cambia nella vita.
Allora non ci saranno più dei figli drogati.
Questo lo stiamo sperimentando proprio in
tante famiglie di ragazzi che erano in comunità
e, una volta sposati, sono tornati in comunità
con la moglie, e alcuni hanno già 3 figli. Questi
bambini fanno meno fatica dei genitori a met-
tersi in ginocchio a pregare, perché vedono che
i genitori, grazie alla preghiera, sono buoni e
altruisti, pronti ad aiutare i poveri e quelli che
hanno bisogno...
D. Per concludere, che cosa puoi dire a
una persona che si droga?
Chi si droga, come nel mio e in tanti altri
casi, dev’essere aiutato, ma nella maniera giu-
sta. Per prima cosa i famigliari devono tagliar-
gli tutti i rifornimenti che riceve in famiglia, se
lui non decide per la comunità. E’ difficile che
uno possa entrare da solo in comunità senza
particolari motivi, se non ha toccato il fondo o
non ha più dove sbattere la testa. Io sono
entrato per schivare il carcere. Tanti entrano
perché la famiglia chiude loro le porte e non li
vuole più.
Per aiutare un drogato che ti chiede dei
soldi, la miglior cosa è dirgli: se vuoi, ti do da
mangiare, ti compero un panino, ti faccio co-
noscere questa comunità, ma di soldi non te ne
do. Così anche le famiglie: se sanno che il
ragazzo si droga, devono avere il coraggio di
dirgli: o vai in comunità, o in casa non entri più.
Lo so che è terribile per una madre pensare che
il figlio è fuori casa o va a rubare, e può andare
in prigione: è difficile fare questo passo, ma è
essenziale. Se poi entra in comunità e sa che in
casa c’è ancora posto per lui, dopo due giorni
esce, perché la vita della comunità è molto
dura. Qui non si fuma, non si beve, non ci sono
giornali, non c’è tv, non c’è musica: cose che
fanno paura a un drogato, che vive di esse. Per
questo nessuno farà questo passo da sè: occor-
re pregare per questi ragazzi e aiutarli a deci-
dere con molta fermezza.
Quando non hanno più un posto a cui
attaccarsi, entrano in comunità, altrimenti se
ne vanno.
Costruire una forza di volontà
Un altro racconta:...Ho bruciato tanti anni
della mia vita. Vedevo i ragazzi che andavano
all’oratorio e li deridevo. Potessi tornare indie-
tro! L’unica strada giusta per capire e vivere
bene, è quella che ti insegna il Signore. E’ vero
che non avevo tanto dialogo con i genitori, ma
non bisogna dare tutta la colpa a loro...
La droga ci porta a morire in tutti i sensi, a
non aver più la capacità di costruire nel sacri-
ficio una forza di volontà, pregando e ringra-
ziando il Signore, chiedendo aiuto a Lui per
riuscire a rinunciare a tante cose.
Anche quando non mi drogavo, avevo
macchina, ragazza, andavo in discoteca, ep-
pure quando tornavo a casa non ero contento,
perché in fondo non era la ragazza, la discote-
ca, un bel lavoro che mi davano la gioia. Così
andai a trovare la droga, mentre chi impara ad
apprezzare le cose semplici della vita che Dio
gli dona, è difficile che cada nella droga.
Così quando arrivò la macchina, non la
apprezzavo abbastanza perché non me l’ero
guadagnata io col sacrificio... Per non cadere
nella droga, occorre imparare a fare dei sacri-
fici, a sapersi tirare indietro nelle cose sbaglia-
te. Allora, piuttosto che rinunciare a una cosa
piacevole, dicevo: ma è uguale! Invece ora so
che questo piacere istantaneo si spegne presto
e poi manca la forza di volontà di reagire a ogni
ostacolo che trovi nella vita, che oggi può
essere una piccola cosa, e domani una cosa
grave. Prima non riuscivo a rinunciare a quella
sigaretta, a quello spinello, ma questo mi ha
portato ad essere debole di carattere, a non
saper più rinunciare a qualcosa. Di conse-
guenza quando mi sono trovato davanti alla
droga pesante, come potevo dire di no, se
prima non avevo mai detto di no? Se prima non
ho mai fatto un sacrificio per costruire questa
volontà, per dire di no alle cose che non
andavano bene, non potevo, davanti alle situa-
zioni più gravi, dire di no. Ci vuole questa forza
di volontà e chiedere al Signore che ci aiuti a
tirarci indietro, perché dopo è troppo tardi: più
cadi più diventi debole...
(Segnaliamo: “Morire per miracolo”, una
storia di droga, carcere, AIDS e di conversione
autentica, a cura di Umberto Neri, con testi di
Giuseppe Dossetti; Ed.Guaraldi, via Corignano
302, 47037 Rimini, tel 0541-752218
Silvio: sulla croce
a dodici anni
“Io sono molto alto, ho i capelli neri, occhi
castani, gambe e braccia lunghe. I compiti li
faccio lentamente, non scrivo in fretta, ma
cerco di farli bene. Gioco con allegria e se
qualcuno si fa male mi ritiro dal gioco per
curarlo e se non è grave continuo a giocare. Se
incontro qualcuno che chiede l’elemosina, se
ho qualcosa glielo dono con amore, perché
viva una vita migliore. Quando vado a Messa,
vado perché mi sento peccatore e chiedo per-
dono al Signore confessandomi e ricevendo la
Comunione... Io cerco di essere buono con
tutti, ma a volte non ci riesco...” Ecco il ritratto
che Silvio stesso ci offre di sé. Silvio Dissegna
era nato Poirino (Torino) nel 1967.
In occasione del Natale 1977 (ha 10 anni),
i genitori gli regalano una macchina da scrive-
re. Colmo di gioia, inaugura il dono dattilogra-
fando un biglietto per la mamma: “Cara mam-
ma, ti ringrazio di avermi messo al mondo, di
avermi dato la vita, che è tanto bella! Io ho
tanta voglia di vivere!” All’inizio di gennaio
1978 i primi sintomi del male: insistenti dolori
alla gamba sinistra rendono necessario un ri-
covero per accertamenti. La diagnosi è spieta-
ta: cancro alle ossa. Da questo momento in poi,
la storia di Silvio è la storia di un lungo e
dolorosissimo Calvario.
Quando nel primo dei 7 viaggi a Parigi per
la chemioterapia il papà alla sera lo lascia,
Silvio cerca di nascondere i lucciconi: stare
solo di notte, in un ospedale, con il male che ti
tormenta, dove non capisci la lingua... E ha
solo 11 anni! Ma presto fa conoscenza con
un’ammalata di Torino: li accomuna la stessa
patria e lo stesso male.
Accanto a Silvio è ricoverato un ammalato
che bestemmia continuamente. Sulle prime il
bambino si mette a piangere, poi sentendosi
spinto alla riparazione comincia a recitare a
voce alta tante Ave Maria quante sono le
bestemmie che ha sentito. Un mattino lo con-
fida al papà: “Papà, io non riuscirò qui a Parigi
a riparare con altrettante Ave Maria tutte le
bestemmie che quell’uomo scaglia contro il
Signore e la Madonna, ne avrò ancora da >
background image
Respons.:Alberto Lanzani, Tip. DIPRO, Roncade TV
>> (da pag. 1) suo diabolico potere. Per
questo ogni Rosario recitato bene è un duro
colpo dato alla potenza del male, è una parte
del suo regno che viene demolita.
- La catena del Santo Rosario ottiene
infine il risultato di rendere satana completa-
mente inoffensivo
. Il suo grande potere viene
distrutto. Tutti gli spiriti maligni sono cacciati
dentro lo stagno di fuoco e di zolfo, viene da
Me chiusa la porta con la chiave della potenza
di Cristo, e così non potranno più uscire nel
mondo per nuocere alle anime.
Comprendete ora, miei figli prediletti, per-
ché in questi tempi ultimi della battaglia fra
Me, Donna vestita di sole, ed il grande Drago,
Io vi domando di moltiplicare ovunque i
Cenacoli di preghiera, con la recita del Santo
Rosario, la meditazione della mia parola e la
vostra consacrazione al mio Cuore Immacola-
to. Con essi voi date alla Mamma Celeste la
possibilità d’intervenire a legare satana, perché
possa adempiere così alla mia missione di
schiacciargli la testa, cioè di sconfiggerlo per
sempre, chiudendolo dentro il suo abisso di
fuoco e di zolfo.
L’umile e fragile corda del Santo Rosario
forma la forte catena con cui renderò mio
prigioniero il tenebroso dominatore del mon-
do, il nemico di Dio e dei suoi servi fedeli. Così
ancora una volta la superbia di satana verrà
sconfitta dalla potenza dei piccoli, degli umili,
dei poveri. Mentre oggi vi annuncio che è
vicina questa mia grande vittoria, che vi por-
terà alla vostra sicura liberazione, vi dono il
conforto della mia materna presenza fra voi e
vi benedico”. (MSM)
che sto per morire: è come quando uno muore
un po’ per volta”. Il pomeriggio del 26 luglio
gli scoppia la pupilla dell’occhio sinistro che
necessita di essere medicato due volte al gior-
no, tra spasimi atroci. Tutto il suo corpo è
lancinato dal dolore: il solo peso delle lenzuola
lo fa sussultare. Nella notte del 25 luglio aveva
sognato la Madonna che lo chiamava vicino a
sé. Confiderà alla mamma: “Aveva una voce
molto dolce, soave, non saprei spiegare, come
quella di una bambina, ma nemmeno... e io non
potevo raggiungerla, perché c’erano dei massi
che mi separavano da lei e non riuscivo a
scavalcarli...”. Un pomeriggio la mamma gli
dice: “Sarebbe più giusto che fossi io malata
al tuo posto e tu stessi bene”. “No mamma, -
replica pronto Silvio- preferisco essere io
ammalato perché tu mi puoi curare, mi stai
vicina; mentre se tu fossi ammalata non avresti
la tua mamma accanto”. Racconta un’amica
di famiglia: “Un giorno gli dissi: «Silvio,
vorrei fare una trasmissione per radio con il
Coretto di S.Maria, per lanciare un appello di
solidarietà e fratellanza fra gli uomini. Dimmi
un tuo pensiero». Lui decisamente rispose:
«No, no; io non ho niente da dire, per carità!
E poi un messaggio trasmesso per radio
serve solo per l’Italia, mentre se io dico un’Ave
Maria nella mia stanza serve per tutto il mon-
do». Un giorno Silvio mi fece una domanda:
«Gesù chiede sofferenza per salvargli delle
anime?». Io gli risposi affermativamente, ag-
giungendo che un tale servizio lo chiede solo
ai figli prediletti, destinati a una santità eroi-
ca... Non rispose nulla, ma capii perfettamente
che Gesù si serviva della sofferenza di Silvio
per salvare i peccatori e che Silvio era a cono-
scenza di quanto Gesù gli chiedeva”.
La fine è prossima: il caldo e il sudore gli
allargano sempre più le piaghe. Lo si sente
ripetere: “Signore Gesù io soffro come quando
tu trasportavi la croce ed eri picchiato. Io sono
qui nel letto con tanto male: le mie sofferenze
le unisco alle tue. Stammi vicino Gesù!”. E
ancora: “Mamma io sto percorrendo la strada
del Calvario, ma dopo ci sarà ancora la croci-
fissione. Sento che così non può durare a
lungo. Cosa faccio ancora io in questo mondo?
Mamma preparati... Voglio pregare da solo.
Gesù vuole da me molte sofferenze e preghie-
re”. Il 24 settembre 1979, gridando “Mamma,
papà...” Silvio lascia la terra per il Cielo. Ora
per lui si è aperta la causa di beatificazione.
Il padre, impiegato alla Fiat, dimostrando
la sua grande fede, fa scrivere sul periodico
“Illustrofiat”: “Il primo luglio 1967, sulle
pagine di «Illustrofiat», potei annunciare la
mia gioia e quella di mia moglie per la nascita
del nostro piccolo Silvio. Ora ti chiedo di
scrivere che, dopo due anni di atroce sofferen-
za, Silvio è morto, ritornando fra le braccia del
Padre che lo attendeva. Ti prego ancora, caro
giornale, di scrivere che il nostro Silvio è stato
un bambino meraviglioso, sempre allegro, sor-
ridente e generoso con tutti. Quando la malattia
lo colpì, pur desiderando guarire per poter
ritornare in mezzo ai bambini come lui, accettò
sempre tutto, senza mai lamentarsi.
Dillo a tutti, caro giornale, che il piccolo
Silvio, ora più che mai, ci dice di credere
sempre nel Signore, soprattutto quando la tem-
pesta infuria perché dopo tornerà il sereno e la
nostra gioia sarà grande. Dillo a coloro che non
credono, perché sappiano che chi ha accettato
e portato una croce così grande con tanto
amore, con cieca fiducia e obbedienza ai dise-
gni di Dio, non era che un bambino di 12 anni,
che però seppe vivere come un gigante”.
(A..
Bellezza Prinsi, “Silvio ovvero morire di can-
cro a 12 anni”)
(Riduzione da Fraternità di
Maria Immacolata, Reggio di Vernazza, SP)
Davanti alla stanza di lavoro a Villanova la squadra impegnata per circa una settimana
alla spedizione delle 5 edizioni di Eco, con al centro d. Angelo e la organizzatrice
Milena Tessari che sarà sposa a Cesare Rigoni il 21 ottobre p.v. Per loro auguri e benedizioni!
> dire quando tornerò in Italia”.
Sul suo volto marcato dal dolore non si
spegne mai il sorriso. Confiderà ai genitori:
“Da quando ho visto Gesù Bambino in sogno,
soffro di meno, perché sopporto tutto per amor
suo”. Un giorno dice alla mamma: “Mamma,
cerca di diventare più buona, migliorati, prega
di più...”. E la mamma: “Silvio, io prego...”.
E lui: “Non basta mamma: di più, di più...”.
Annota il babbo sul suo diario, a questo pro-
posito: “Silvio ci aiuta a migliorarci con i suoi
consigli, con i suoi esempi, con le sue silenzio-
se preghiere e sofferenze”. Nei primi giorni
del marzo 1979 Silvio non si alza più dal letto.
Il male incalza e si ricorre alla morfina: “Mam-
ma, quanta sofferenza ha il tuo caro Silvio!
Cerca di fare qualcosa per farmi guarire. Dì a
Don Luigi di venire proprio tutti i giorni a
portarmi Gesù, perché dia tanta forza a me e a
voi”. Verso la fine di maggio le gambe si sono
completamente paralizzate. Una sofferenza
atroce gli procurano le medicazioni delle pia-
ghe sanguinanti apertesi in tutto il corpo.
Una gamba si è spezzata: le iniezioni au-
mentano fino a 8 al giorno. Di notte, Silvio
continua a recitare ad alta voce il Rosario,
meditandone a lungo i misteri. Alla mamma
che si offre per pregare con lui dice: “Devo
restare solo con Gesù, parlargli, dirgli quello
che ho dentro il mio cuore. Tu mamma ripo-
sati, che sei stanca e hai bisogno di dormire”.
Il mattino del 10 giugno, quando si sveglia,
Silvio non ci vede più: è diventato completa-
mente cieco: “Mamma com’è brutto non ve-
dere il sole, la luce, le piante, i fiori, ma
soprattutto non vedere te, papà e Carlo (il
fratellino)!”. Un giorno, mentre la mamma gli
sta leggendo la storia dei pastorelli di Fatima,
Silvio la interrompe: “A Giacinta e a France-
sco la Madonna ha promesso che li portava in
Paradiso, a me la Madonna non ha promesso
nulla. La sento però tanto vicina. Mamma se
muoio andrò in Paradiso?”. E prosegue:
“Mamma, quando un giorno tu starai per morire
e soffrirai tanto, ricordati di me, ripensa a
Silvio che anche lui ha sofferto tanto! Lo sento
RICEVIAMO: Il Manoscritto del Purga-
torio di Sr Maria della Croce; Divini Richiami,
tradotto in varie lingue e molto diffuso nelle Co-
munità religiose; Guida per comprendere la Bib-
bia; Conversazioni con gli spiriti; Foto dei re-
centi fenomeni:
Tutti in ed.Segno, via Piave 27,
UD, tel.0432-609088, fax 508455.
* L’Eucaristia trionferà, Movimento Impe-
gno e Testimonianza, v Benedettino 91, 00135
Roma; Sr Elena Aiello , Profeta di Dio di Vin-
cenzo Speziale, Reverdito edizioni - 38100 Trento,
Via Marighetto 81;
* Eco in Terra Santa: si può trovare in alcuni
Santuari. Dal Monte delle beatitudini crescono le
richieste plurilingue; a Bet Shemesh P.Dezzutto
salesiano lo distribuisce a immigrati stranieri di
diverse lingue, a centri luterani, pentecostali, So-
cietà biblica e ad alcuni pastori anglicani.
Novità: Ora Eco viene distribuito anche
su INTERNET, per adesso in 7 lingue, a cura
degli amici di Bolzano. Ecco l'indirizzo:
http://www.eclipse.it/medjugorje
Ai nostri lettori - Ringraziamo Dio per
Voi, per la Provvidenza che ci viene incontro in
ogni neccessità. Attendiamo testimonianze. E
diciamo arrivederci al numero di novembre:
l'assenza della segretaria per le nozze ci impe-
disce di affrontare il sempre più complesso
lavoro di spedizione che pesa enormemente. Ci
comprenderete. In questo numero abbiamo in-
serito il ccp per le vostre offerte, ora quanto mai
neccessarie per l'aumento delle spese. La catena
del Rosario ci unisca tutti e tutti ci benedica la
Regina dei Santi nel nome del Padre e del Figlio
e dello Spirito Santo. Amen.
Villanova Majardina
26 settembre 1995