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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 149 (Gennaio-Febbraio 2000)

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Eco di Maria
Regina della Pace
149


 

Gennaio - febbraio 2000




Messaggio di Maria del 25 novembre 1999

"Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera. In questo tempo di grazia, che la croce sia per voi il segno indicatore dell'amore e dell'unità attraverso cui viene la pace. Perciò figlioli, pregate, particolarmente in questo tempo, affinché nei vostri cuori nasca il piccolo Gesù, creatore della pace. Soltanto attraverso la preghiera, voi potete diventare i miei apostoli della pace in questo mondo senza pace. Per questo pregate, fin quando la preghiera diventi per voi gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

Dalla croce l'amore e l'unità che generano la pace

Nel contesto del tempo di grazia, che la Madonna continua a sottolineare, in questo messaggio è presente un richiamo forte alla croce. Proprio la preghiera di questo tempo di Avvento deve portarci ad accettare la croce, che per voi deve essere il segno indicatore dell'amore e dell'unità. Perché questo? Perchè l'uomo che cerca se stesso e la propria affermazione, creerà disunioni e avversioni, mentre l'amore e l'unità esigono la sottomissione ai fratelli, l'accettazione di quelle croci che Dio mette sul nostro cammino. I cuori si dispongono alla pace quando accettano persone, situazioni e rapporti in cui le vicende concrete ci hanno posto, anche se a noi sgradite. Questo vuol dire esser disposti anche ad accettare privazioni, dolori, umiliazioni, persecuzioni, pronti a sostenere la croce con Gesù, tacendo, perdonando e offrendo. Non è facile entrare in questa concezione, e ancor più difficile è rimanere in essa quando la croce si fa pesante; non è facile, è anzi impossibile senza l'aiuto di Dio. Ma Gesù non ci lascia soli; Egli che è Dio offerto in sacrificio per l'uomo ed è allo stesso tempo Uomo che si offre a Dio in olocausto d'amore, è con noi giorno dopo giorno (cf Mt 28, 20b) e lo è soprattutto quando l'uomo è sull'altare dell'immolazione; così la croce non genera più odio e divisione, ma diventa segno di amore e di unità. Impariamo a vivere sotto questa luce già le nostre piccole croci quotidiane; impariamo a dare risposte d'amore in ogni circostanza, anche quando ci sembra di aver ricevuto torto o sopraffazione; impariamo a trasformare in concordia che unisce ogni discordia che divide, viviamo l'amore quando questo risulta alla nostra portata e confidiamo nell'aiuto di Gesù e di Maria di fronte alle grandi prove della vita. Non c'è pace se non c'è rinuncia a qualcosa di nostro che è radicato profondamente nel nostro io: Chi vuol venire dietro di Me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce... Solo in tua voluntate è nostra pace (Dante).

Quando la vera preghiera avrà raggiunto questa pace in noi stessi, potremo dire che nascerà nei nostri cuori il principe della pace, il piccolo Gesù, creatore della pace. Saremo così portatori della sua pace. Diventare apostoli della pace in questo mondo senza pace.Questo è il ritornello che ricorre da tempo sulle labbra di Maria e su quelle del Papa in questo passaggio al nuovo millennio. La pace nel mondo è raggiungibile attraverso i piccoli apostoli della Regina della pace, la quale ci conduce a questa meta con amore e pazienza infinita. Un impegno non comune aggiunge Maria nel messaggio: Pregate fin quando la preghiera diventi per voi gioia: crescere nella preghiera significa crescere nella conoscenza di Dio, nella sua familiarità e intimità, respirare il suo amore, inebriarsi del suo Spirito. Così necessariamente la preghiera si apre alla gioia, quella gioia che solo Dio può dare e che, per i nostri limiti corporali, solo in minima parte possiamo cogliere in questa vita ma che è pegno della gioia piena ed eterna che ci attende quando lo vedremo così come Egli è (Gv 3,2). * *

Preghiera: Padre Onnipotente, ti ringraziamo con Maria nel nome di tuo Figlio Gesù per questo tempo di grazia. Ringraziandoti ti preghiamo: dacci lo Spirito della preghiera perché in questo tempo di grazia possiamo trovare una unione fra la nostra relazione con Te, con noi stessi e con gli altri; che la nostra vita diventi la Croce che indica il cielo e la terra, che indica Te e il prossimo. Dacci la grazia che nel nostro cuore nasca tuo Figlio Gesù e che Lui ci porti la pace. Padre, con Maria ti preghiamo: dacci la grazia di diventare veri apostoli della tua pace in questo mondo, dacci la gioia nella preghiera. Ti chiediamo, o Padre, di benedire tutti i malati. Benedici tutti coloro che non si preparano a morire e tutti coloro che sono legati solo a questa terra, ai beni materiali, ai piaceri, perché questo tempo di grazia dia a tutti la possibilità di ritornare a Te.

Benedici noi, o Padre, e dacci la pace. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. (P.Slavko)

 

Messaggio di Maria del 25 dicembre 1999:

"Cari figli, questo è tempo di grazia. Figlioli, oggi in modo particolare, assieme a Gesù Bambino che tengo fra le braccia, vi do la possibilità di decidervi per la pace. Attraverso il vostro "sì" alla pace e la vostra decisione per Dio, vi si apre una nuova nuova possibilità per la pace. Solo così, figlioli, il tempo di questo secolo sarà per voi un tempo di pace e di prosperità. Perciò, mettete il neonato Gesù Bambino al primo posto nella vostra vita ed Egli vi condurrà sulla via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".

Accogliere la pace è accogliere Gesù

La Madonna continua a ripeterci che questo è tempo di grazia, cioè tempo in cui l'aiuto di Dio è sovrabbondante. Ora tempo di grazia è tutto il tempo da quando Gesù è venuto, è l'anno della redenzione, proclamato da Isaia, è il tempo messianico. Ma ci sono occasioni speciali in cui Dio ci sollecita ad accogliere la sua grazia e ci dà aiuti straordinari: così avviene per il tempo del Giubileo e anche per il tempo della presenza di Maria sulla terra.

Assieme a Gesù Bambino che tiene fra le braccia, Ella vuol rendere possibile la nostra decisione per la pace. Infatti non è possibile, in nessun modo, all'uomo prendere una tale decisione senza l'aiuto divino; è illusorio tentare di costruire la pace con mezzi esclusivamente umani. E' vero, l'uomo può fare tanto, può orientare le sue scelte nella direzione della solidarietà, della giustizia, e quindi muoversi sulla via della pace; ma se non affronta il problema alla sua radice, cioè se non lo riconduce a Dio, non giungerà mai a soluzioni soddisfacenti. La via della pace è aperta ed indicata con chiarezza; è la via del ritorno a Dio, della conversione, dell'abbandono a Lui e la preghiera è il veicolo che ci consente di percorrerla. Il messaggio di questo mese è uno dei pochissimi nei quali non figura esplicitamente l'invito alla preghiera; ma l'esortazione a mettere Gesù al primo posto nella nostra vita: significa vivere la comunione con lui e quindi rendere preghiera la nostra vita. Maria ci invita a dire il nostro sì alla pace, ad accogliere il dono della pace che Gesù porta con Sé nella Sua venuta nel mondo e che lascia agli Apostoli alla vigilia della Sua Passione (Gv 14,27). Noi possiamo accogliere o rifiutare questo dono. La scelta alla quale Maria ci invita è chiara: accogliere Dio, accogliendo il piccolo Gesù appena nato perché ci conduca sulla via della salvezza . Non si tratta di abbandonarci ad un momento di commozione, ma di operare una scelta che ci trasformi nel profondo (Fil 3,7-11), che segni la nostra esistenza per l'eternità. E' una scelta che passa attraverso l'accoglienza di Gesù Bambino nella nostra anima, e quindi nella nostra mente e nel nostro cuore; il bimbo che Maria ci presenta è neonato: deve crescere e Maria ce Lo consegna non per indurre in noi qualche buon sentimento ma perché Lo accogliamo e Lo lasciamo crescere in noi. E' Natale; è la venuta di Dio nell'uomo. E' l'evento che sbalordisce gli Angeli, che confonde il diavolo, che porta a compimento la storia della salvezza. E' l'evento che trascende il tempo e lo spazio, che dona all'uomo il volto del Figlio.

Ora, ogni bimbo che nasce può ospitare Gesù in sé, può essere tempio della Presenza di Dio nel mondo. Questa è la decisione per Dio alla quale Maria ripetutamente ci invita. Non possiamo dirci cristiani se non lasciamo a Gesù di vivere in noi secondo la volontà del Padre. Gesù deve essere realmente e concretamente al primo posto nella nostra vita e noi dobbiamo scomparire in Lui come ha fatto Giovanni il Battista (Gv 3,30); scomparire in Lui non per non valere più niente, anzi per raggiungere in pienezza il nostro valore, la nostra dignità di figli di Dio. Vivere la Presenza di Dio in noi in ogni momento della nostra giornata, nella concretezza dei nostri gesti, nella normalità delle nostre occupazioni, nei nostri usuali rapporti con gli altri, in ogni cosa che facciamo, in ogni cosa che pensiamo, indipendentemente dalla nostra cultura, dalla nostra salute, dai nostri pregi e dai nostri difetti: questo è vivere la pace.

Vivere la Sua Presenza in noi quando siamo gratificati, quando siamo umiliati, quando sentiamo pulsare in noi la Sua Vita, quando sentiamo solo la nostra aridità: questo è testimoniare la pace. Maria ci indica la via e sottolinea che è l'unica via; solo così possiamo costruire un tempo di pace e di prosperità; è una promessa che esige un impegno: non abbiamo niente da inventare ma tutto da vivere; prendere sul serio e vivere i messaggi di Maria nell'umiltà, nella semplicità, nella comunione ecclesiale. Dio salva il mondo in Gesù; entriamo nel Suo piano di salvezza; essa è assicurata ma non è automatica; passa attraverso l'accoglienza di Gesù in noi. Possa questa umanità che vaga nelle tenebre (Is 9,1) accogliere la Luce, decidersi per Dio, cogliere questa possibilità ancora aperta perché questo secolo sia per tutti un tempo di pace e di prosperità. Decidiamoci ad accettare di essere condotti per la via della salvezza; decidiamoci oggi, non domani; questo è tempo di grazia, ma per quanto lo sarà ancora?

Nuccio

 

Attraverso la porta Santa il Papa fa entrare la Chiesa
nel terzo millennio della misericordia

Il Natale del 2000 ci pone ancora davanti il mistero di Dio e il Suo infinito dono di vivere nella sua stessa carne ed essere con Lui eternamente glorificati. Il festeggiato è Gesù, dono del Padre all'umanità, ma è anche l'umanità stessa festeggiata perché assunta dalla divinità. Gesù è la Porta per la quale dobbiamo passare per entrare nella salvezza: Io sono la Porta: se uno passa attraverso di Me sarà salvo (Gv 10). Attraverso di Lui troviamo perdono, misericordia, indulgenza. Per mezzo di Lui riscopriamo i nostri fratelli per condonare i debiti e togliere ogni giogo e abbracciarli tutti per diventare la famiglia di Dio sulla Terra.

L'apertura così solenne del giubileo ha avuto come araldo un Papa formidabile nella sua debolezza. In lui si è rivelata prepotentemente la forza dello Spirito che dà vita. La sua presenza di vero pontefice o mediatore tra terra e cielo ha sfidato e vinto i limiti paventati dell'umana natura. Quasi come una calamita spirituale teneva legati tutti al mistero divino che si celebrava.

Eccolo tremante davanti alla porta, la apre con dolcezza e la varca. Eccolo piccolo, solo, inginocchiato sulla soglia. Poi si alza, si trascina curvo, dolente pellegrino nel faticoso cammino dalla porta santa all'altare, assorto nel richiamo del suo Signore. Sulle sue spalle c'è un abito sgargiante, variopinto: sono tutte le razze dell'umanità, ma anche il peso dei nostri peccati, le pene, le miserie di tutta l'umanità e anche le infedeltà e i rinnegamenti dei lunghi secoli di storia cristiana. Tutto egli trascina verso il perdono e la misericordia.

Tutti ci si chiedeva: riuscirà ad arrivare là dove vuole? Un cammino che non finiva mai. Noi in ansia, lui no. Avanzava a piccoli passi di vecchio, ponendo talvolta il pollice sulla fronte dei bambini, ma allontanando bruscamente le mani tese dei curiosi. E' Gesù che sale al Calvario. E arriverà.

C'è bisogno di servitori della misericordia, che si curvino sui peccati e sulle piaghe infinite dell'umanità, perché alla fine si possa dire: tutti questi mali non sono per la morte, ma per la gloria di Dio (Giov. 9). Fare il Giubileo è farsi carico di tutti per far ridondare su tutti la misericordia di Dio, di cui siamo strumenti. * *

 

Dal giubileo una umanità nuova

Parole del Papa 

Amore alla vita. Guardiamo a te, o Cristo, Porta della Vita, e ti rendiamo grazie per i prodigi di cui hai arricchito ogni generazione. Talvolta questo mondo non rispetta e non ama la vita. Ma tu non ti stanchi di amarla, anzi, nel mistero del Natale vieni a rischiarare le menti, perché legislatori e governanti, uomini e donne di buona volontà si impegnino ad accogliere, come dono prezioso, la vita dell'uomo. Amore alla pace. Fissiamo gli occhi su di te, o Cristo, Porta della Pace, mentre, pellegrini nel tempo, rendiamo visita ai tanti luoghi del dolore e della guerra, dove riposano le vittime di violenti conflitti e di crudeli stermini. Tu, Principe della Pace, ci inviti a bandire l'insensato uso delle armi, il ricorso alle violenze e all'odio che hanno segnato a morte persone, popoli e continenti.

Amore alla famiglia. Per promuovere i diritti umani è necessario tutelare quelli della famiglia, giacché è a partire da essa che si può dare una risposta integrale alle sfide del presente e del futuro. La famiglia è una comunità di amore e di vita, che si realizza quando un uomo e una donna si donano l'uno all'altra totalmente nel matrimonio, disposti ad accogliere il dono dei figli.

 

Quello che occorre sapere sul Giubileo

Storia. Questo è il 112° giubileo della storia: il primo risale al 1300 con papa Bonifacio VIII. Inizialmente doveva essere uno ogni cento anni, ma molti fedeli protestavano perché almeno uno nella vita volevano viverlo. Così si è stabilito che ce ne sia uno ogni venticinque anni.

Il giubileo del 2000, è però definito il Grande Giubileo, per la particolare scadenza cronologica che segna il passaggio dal secondo al terzo millennio dell'era cristiana. Lo stesso Papa, sin dall'inizio, aveva indicato questo evento come una delle mete più importanti del suo pontificato.

Significato del giubileo. Il significato principale del giubileo è la lode e il ringraziamento che il popolo cristiano eleva alla Trinità, sommo Dio, e l'inizio per la Chiesa di un nuovo periodo di grazia e di missione (Incarnationis mysterium, 3).

L'anno giubilare è come un invito ad una festa nuziale (IM, 4), un'esperienza particolarmente profonda di grazia e di misericordia divina: "Ogni credente accolga l'invito degli angeli che annunciano incessantemente: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (IM, 6).

La Porta santa è simbolo di Cristo che ha detto "Io sono la porta" (Gv 10,7): passare per quella porta significa confessare che Gesù Cristo è il Signore, si tratta quindi di rinnovare la nostra fede in Cristo, unico Salvatore.

Il giubileo nella Bibbia. Dio assiste continuamente l'umanità con la sua benevolenza, ma nella Storia della Salvezza, (cioè l'insieme degli interventi di Dio in favore dell'umanità), ci sono persone, periodi, luoghi e gesti contrassegnati da una grazia particolare rispetto ad altri.

Nell'Antico Testamento il giubileo era un tempo dedicato in modo particolare a Dio (Lv 25,10): esso cadeva ogni settimo anno, che secondo la legge di Mosè era l' "anno sabbatico". Durante quell'anno "oltre alla liberazione degli schiavi la legge prevedeva il condono di tutti i debiti, secondo precise prescrizioni. E tutto ciò doveva essere fatto in onore a Dio. Quanto riguardava l'anno sabbatico valeva anche per quello giubilare, che cadeva ogni cinquant'anni. Nell'anno giubilare però le usanze di quello sabbatico erano ampliate e celebrate ancor più solennemente" (Tertio millennio adveniente, 12). Lo scopo dell'anno giubilare era "restituire l'uguaglianza tra tutti i figli d'Israele, schiudendo nuove possibilità alle famiglie che avevano perso le loro proprietà e perfino la libertà personale" (TMA, 12).

Il giubileo per la Chiesa ha un significato analogo, esso è "un anno di grazia, anno della remissione dei peccati e delle pene per i peccati, anno della riconciliazione tra i contendenti, anno di molteplici conversioni e di penitenza sacramentale ed extra-sacramentale" (TMA, 14), affinché a ciascuno sia offerta la possibilità di ricominciare da capo, con un abito "nuovo". Il termine "giubileo" deriva da "jobel", il corno con cui l'evento veniva annunciato, ma per noi vuol dire giubilo. La Chiesa, particolarmente in questo tempo, invita tutti alla gioia della salvezza: per questa ragione concede con particolare abbondanza il dono delle indulgenze.

Le indulgenze (IM 9-10). Considerati gli abusi e le incomprensioni che in passato si sono commessi su questo argomento occorre spiegarne il significato e le condizioni richieste per accedervi.

L'indulgenza è uno degli elementi costitutivi dell'evento giubilare. In essa si manifesta la pienezza della misericordia del Padre, che a tutti viene incontro con il suo amore, espresso in primo luogo nel perdono delle colpe. Ordinariamente Dio Padre concede il suo perdono mediante il sacramento della Penitenza (Confessione). Confessando i propri peccati, il credente riceve davvero il perdono. Tuttavia l'avvenuta riconciliazione con Dio non elimina alcune conseguenze che il peccato ha prodotto, e dalle quali è necessario purificarsi, sia quaggiù (attraverso la preghiera, la penitenza, l'elemosina, le opere di misericordia, ecc.) sia dopo la morte nel purgatorio.

In questo contesto acquista rilievo l'indulgenza con la quale al peccatore pentito e confessato (entrambe le condizioni sono necessarie) è condonata la pena per i peccati confessati. Tale condono ("sconto") può essere plenario oppure parziale, a seconda che liberi in tutto o in parte dalla pena.

La dottrina sulle indulgenze ci fa comprendere che con le nostre sole forze non siamo in grado di salvarci e di riparare il male commesso: abbiamo bisogno della sovrabbondante misericordia di Dio che si manifesta anche attraverso la comunione dei santi. Difatti i credenti in Cristo sono tutti parte di un unico corpo (che è la Chiesa), dove il peccato commesso da ciascuno ferisce tutti gli altri, ma dove anche la santità e i meriti di ciascuno (in particolare i meriti infiniti di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei santi), in maniera ancor più abbondante, giova a tutti. L'indulgenza può essere lucrata sia per se stessi, sia a suffragio delle anime dei defunti. L'indulgenza plenaria può essere acquistata solo una volta al giorno; mentre quella parziale più volte in uno stesso giorno.

Le condizioni generali richieste per l'acquisto dell'indulgenza sono le seguenti:

- Confessione sacramentale nell'arco di otto giorni;

- Rinunciare a qualsiasi attaccamento al peccato, anche veniale;

- Partecipazione alla santa Messa (possibilmente nel giorno stesso in cui si compiono le opere prescritte);

A queste condizioni generali - che sono sempre necessarie - vanno aggiunte quelle particolari a cui l'indulgenza è connessa (ad esempio la visita ad un santuario, oppure un pellegrinaggio, oppure la recita del Rosario, oppure la Via Crucis, oppure la partecipazione ad una particolare celebrazione religiosa: Lodi, Vespri, ecc.).

Tra i luoghi principali dove i fedeli potranno acquistare l'indulgenza giubilare ricordiamo le quattro basiliche patriarcali a Roma, così come il Santo Sepolcro in Gerusalemme, o la Basilica della Natività a Betlemme o quella dell'Annunciazione a Nazaret. Ma la possibilità è estesa a tutte le chiese cattedrali di ogni diocesi ed eventualmente in altre chiese indicate dal vescovo diocesano.

Nel caso in cui non si partecipa alla santa messa, si potrà ugualmente ricevere l'indulgenza plenaria in questi luoghi se ci sofferma per un certo periodo di tempo all'adorazione eucaristica e a pie meditazioni concludendole con la preghiera del "Padre Nostro", il Credo (o altra legittima professione di fede), preghiera secondo le intenzioni del Papa (come segno di comunione con la Chiesa) e l'invocazione della beata vergine Maria.

Anche quanti fossero impossibilitati a spostarsi dalle loro abitazioni possono acquistare l'indulgenza offrendo a Dio le loro preghiere, le loro sofferenze e i loro disagi.

Le indulgenze non sono atti isolati ma vanno inserite in un cammino di conversione continua che il cristiano è chiamato a compiere, per cui accanto alle condizioni esterne richieste (confessione, pellegrinaggio, ecc.) occorre un reale cambiamento di vita che ci porti ad evitare il male e a compiere il bene. Sbaglierebbe allora chi pensasse di poter ricevere questo dono con la semplice attuazione di alcuni adempimenti esteriori.

Per questo alle tradizionali condizioni, sono state aggiunte anche nuove modalità che testimoniano un atteggiamento concreto di conversione: astenersi almeno un giorno dai consumi superflui, digiuno, elemosina, visita agli ammalati, ai carcerati, impegni di volontariato, ecc.

Altri segni (IM 8, 11-13). Gli altri segni che insieme all'indulgenza, sono indicati dal Papa come caratteristici di quest'anno santo, sono il pellegrinaggio che ricorda all'uomo la sua condizione di pellegrino su questa terra e lo invita a camminare sulla strada della perfezione cristiana; la purificazione della memoria, ossia un esame di coscienza nel quale ciascuno nel suo vissuto personale e comunitariamente come Chiesa, siamo chiamati ad un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani.

Certo la storia della Chiesa è una storia di santità, ma accanto agli infiniti esempi di carità&endash; spesso eroica &endash; vi sono contro-testimonianze del messaggio cristiano delle quali dover chiedere perdono a Dio e agli uomini; la carità che ci porta a condividere i nostri beni con quanti vivono nella povertà e nella emarginazione; infine la testimonianza dei martiri: i duemila anni dalla nascita di Cristo sono segnati dalla persistente testimonianza dei martiri. Essi sono coloro che hanno annunciato il Vangelo e che hanno reso possibile la nostra adesione alla fede: non sia dimenticata la loro testimonianza, e quanti ancora soffrono per la fede, siano sostenuti dalla nostra preghiera.

Del resto ogni credente che abbia seriamente preso in considerazione la propria vocazione cristiana, non può escludere la prospettiva del martirio dal proprio orizzonte di vita. E anzi, l'ammirazione per l'esempio dei martiri si coniughi nel cuore dei fedeli con il desiderio di poterne seguire, con la grazia di Dio, l'esempio qualora le circostanze lo richiedessero.

Actio. Il nostro augurio è che il Giubileo non si riduca unicamente a incontri, iniziative e adempimenti esteriori, ma si concretizzi in qualcosa di più importante e duraturo, che segni in maniera più incisiva tutta la nostra vita di cristiani. Ciascuno esamini se stesso e veda dove ha più bisogno di conversione: questo cammino si compie attraverso un impegno quotidiano di preghiera, perché abbiamo continuamente bisogno di essere sostenuti da Dio, e si esprime attraverso segni concreti che possono essere la riconciliazione con una persona vicina, un impegno di aiuto verso un malato, un'adozione a distanza di un povero o di un seminarista, o altre infinite iniziative che lo Spirito saprà suggerire.

Per chi volesse approfondire l'argomento, rimandiamo ai documenti del magistero Tertio Millennio adveniente (1994), Il pellegrinaggio nel grande Giubileo del 2000 (1998) e Incarnationis mysterium (1998), che in modo semplice spiegano il significato e le modalità del giubileo.

Mirco

 

 

 

"Ritornate al primitivo fervore"

Maria insegna: il perdono cristiano, passaggio obbligato alla pace

I Fatti - "Dopo che la Madonna al 4° giorno ci ha portato alla confessione, ha soggiunto: "Prima di pregare ognuno deve perdonare i nemici, offrirli al Padre e desiderare per loro la grazia e la benedizione". L'ho detto ai miei parrocchiani ed essi risposero "sì", ma poi ci fu un silenzio come un deserto per venti minuti. Ho chiesto allora di domandare la grazia di poter perdonare e così riprendere a pregare. Allora Maria ci ha fatto un grande regalo. Un signore al centro della chiesa ha gridato ad alta voce: "Signore, io ho perdonato, perdonami!" Ed ha incominciato a piangere. E allora tutti abbiamo pianto come se si fosse aperto un rubinetto di acqua e si é formato nella chiesa un solo coro che diceva: "Signore, anch'io ho perdonato, perdonami" ripetuto mille volte.

Poi si è assistito ad uno spettacolo insolito: le famiglie prima nemiche si invitavano a pranzo, poi si facevano regali, poi invitavano i vicini a far festa. Era il trionfo della grazia della riconciliazione. (Testimonianza di P. Jozo)

Il tema del perdono e della riconciliazione con Dio e con gli uomini è oggi particolarmente attuale nella prospettiva del grande Giubileo che, all'inizio del terzo millennio, la Chiesa con speciale sollecitudine pastorale ci chiama a vivere in un clima di particolare intensità spirituale (cfr Enciclica "Tertio Millennio Adveniente"). Anche la Regina della Pace, quasi a suggello conclusivo del ciclo delle grandi Apparizioni Mariane iniziate a Rue du Bac nel 1830 e sviluppatesi poi a Lourdes nel 1858 e a Fatima nel 1917, lo sta preparando da più di diciotto anni con la sua straordinaria presenza di grazia a Medj. Sin dal secondo giorno delle apparizioni, il 26 giugno 1981, sul Podbrdo, la Madonna rivela il motivo centrale della sua venuta a Medj. e la finalità essenziale del messaggio: "Sono venuta perché gli uomini si riconcilino con Dio e fra di loro!" e, poco dopo, apparendo nuovamente a Marijia, rivolge nuovamente al mondo un appello appassionato a ricevere e a donare quell'amore incessantemente offerto dal "Padre delle misericordie": "Pace! Pace! Riconciliatevi!".

L'invito di Maria al perdono si esprime in tre direzioni fondamentali:

1. la purificazione del cuore mediante un radicale cammino di conversione a Dio, per poter accogliere in pienezza il dono dell'Amore misericordioso offerto agli uomini dal Padre "Dives in misericordia".

2. La capacità di chi ha accolto l'Amore &endash; perdono, "effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito", di offrirlo incondizionatamente al prossimo nelle concrete situazioni esistenziali.

3. La disponibilità all'accoglienza incondizionata del fratello, per amore del Figlio di Dio presente in lui, anche se crocifisso e sepolto da pesanti strati di peccato e da insopportabili limiti umani.

È questa la "Via santa" che ci viene indicata da Maria, attraverso cui la vita della SS. Trinità può concretamente riversarsi sulla terra e, mediante l'accoglienza di cuori umili ed aperti al dono di grazia, effondersi in un torrente di luce spirituale di pace e di salvezza sul mondo intero. È questo il "grande sacrificio" gradito a Dio, cui ci richiama instancabilmente la Regina della Pace nei suoi messaggi: "Cari figli, desidero ringraziarvi per tutti i sacrifici e vi invito al più grande sacrificio: il sacrificio dell'amore… vi invito a cominciare a vivere l'amore nei vostri cuori" (Mess.27.03.86), "Vi invito a portare sempre la concordia e la pace… con l'amore cambiate in bene tutto ciò che Satana vuole distruggere e di cui vuole appropriarsi" (Mess.31.07.86), "…Che l'amore prenda il sopravvento in tutti voi, non però l'amore umano, ma l'amore divino" (20.11. 86).
La Madonna tuttavia, in perfetta consonanza alla norma evangelica: "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono" (Lc 6, 27-28), ci invita ad andare oltre il semplice perdono delle offese ricevute, per condividere gli stessi livelli di Amore puro e infuocato presenti nel Suo Cuore Immacolato: "…desidero che amiate tutti, buono e cattivi, col mio amore. Solo così l'amore prenderà il sopravvento nel mondo" (Mess. 25/05/88), invitandoci addirittura ad implorare da Dio la grazia "di amare ogni uomo come Lei stessa ha amato Gesù" (Preghiera alla Madre di bontà, di Amore e di misericordia" dettata a Jelena, Giovedì Santo 1984).
La Regina della Pace desidera inoltre che le anime siano pienamente risanate e liberate dalle devastanti conseguenze del peccato, che nel corso della storia personale di ciascuno ha inevitabilmente scavato ferite più o meno profonde nei cuori, appesantendoli e rendendoli incapaci di un'autentica esperienza di comunione con Dio e con i fratelli.

Maria ci guida ad una profonda guarigione interiore. La Madonna vuole guidarci su un cammino di guarigione dei livelli più profondi e malati dell'anima, per introdurci gradualmente, mediante una sempre più radicale purificazione del cuore, nella gioia ineffabile di una comunione infuocata con la SS. Trinità: "Vi invito a preparare il cuore per questi giorni in cui il Signore desidera in modo particolare purificarvi da tutti i peccati del vostro passato. Voi, cari figli, non potete farlo da soli, perciò sono qua io ad aiutarvi. Pregate, cari figli, così potrete conoscere tutto il male che sta in voi e presentarlo al Signore, in modo che il Signore possa purificare del tutto i vostri cuori." (Mess. 25/06/88). (continua)

Giuseppe Ferraro

 

 

Un Sinodo per l'Europa
Riconosciamo i nostri peccati

Un Sinodo tra i più importanti e concreti quello riunitosi dal 1 al 23 ottobre scorso con 248 partecipanti tra vescovi e esperti.

Nell'omelia della Messa conclusiva, il Papa ha ricordato che: Se volgiamo lo sguardo ai secoli passati, non possiamo non rendere grazie al Signore perché il cristianesimo è stato nel nostro continente un fattore primario di unità tra i popoli e le culture e di promozione integrale dell'uomo e dei suoi diritti. Tuttavia per gli errori del passato, invita al mea culpa: Nel momento in cui ci prepariamo a varcare la Porta Santa del Grande Giubileo, sentiamo il bisogno di riconoscere umilmente le nostre responsabilità. Ecco le conclusioni del Sinodo europeo cui sono giunti i vescovi, i quali con altrettanta chiarezza hanno evidenziato quali sono i nostri peccati come Chiesa d'Europa e quali sono gli appelli che lo Spirito lancia in questo tempo.

1. I nostri peccati come Chiesa d'Europa - C'è in atto una crisi della fede; non pochi battezzati infatti ignorano o abbandonano le verità di fede e spesso la Chiesa viene percepita come un corpo sociale privo dell'esperienza della gioia della fede nella sua realtà di sacramento vivo del Signore Risorto. Per tutte queste cause si prega poco… Ne consegue un indebolimento dell'annuncio del Vangelo a cui si affianca lo scandalo della divisione fra i cristiani. Nel dialogo con la cultura secolare, troppo spesso non abbiamo saputo unire l'amore e la simpatia verso i nostri interlocutori da una parte, e l'amore della verità dall'altra. Si trovano serie difficoltà nel trasmettere la fede ai giovani che sembrano presi da aspirazioni e stili di vita diversi…
Ma in tutto questo, noi crediamo nella provvidenza e nella misericordia; anche i nostri peccati possono essere occasione per la purificazione della nostra vita e per una fiducia più pronta allo Spirito del Risorto, che costantemente fa sentire la sua voce alle Chiese sia in mezzo alle loro mancanze sia nelle sue ispirazioni.

2. Segni di speranza - Lo sono i tanti martiri di tutte le confessioni, vissuti in questo secolo nei paesi dell'Ovest e dell'Est europeo, la santità di tanti uomini e donne del nostro tempo che con semplicità e nella quotidianità hanno vissuto con generosa dedizione la loro fedeltà al Vangelo. Segni di speranza sono pure la libertà delle Chiese dell'Est europeo, nonché il crescente concentrarsi della Chiesa sulla sua missione spirituale. La presenza di nuovi movimenti e comunità attraverso cui lo Spirito suscita una vita cristiana più radicale. Una rinnovata dedizione al Vangelo nelle realtà più tradizionali della Chiesa come le parrocchie, le associazioni…
Infine la crescente presenza e azione della donna nelle strutture e negli ambiti della vita della comunità cristiana.
Con vivo senso di gratitudine al Signore riconosciamo come segno di speranza i passi che ha fatto il cammino ecumenico nel segno della verità. In particolare la dichiarazione comune sulla giustificazione firmata ad Augsburg in Germania tra la nostra Chiesa e la Federazione Luterana mondiale.

3. Gli appelli rivolti all'Europa - L'amore sincero che, come pastori, portiamo all'Europa ci spinge a rivolgere alcuni appelli a quanti- soprattutto a livello istituzionale, politico e culturale &endash; hanno una specifica responsabilità circa le sorti future del nostro continente: Non tacete ma alzate la voce quando sono violati i diritti umani dei singoli. Riservate la più grande attenzione a tutto ciò che riguarda la vita umana dal suo concepimento alla morte naturale, e alla famiglia.
Affrontate secondo giustizia il crescente fenomeno delle migrazioni. Fate ogni sforzo perché ai giovani venga garantito un futuro veramente umano…Tenete aperta l'Europa a tutti i paesi del mondo e accogliete l'appello che, con il Santo Padre, vi rinnoviamo a condonare o almeno a ridurre il debito internazionale dei paesi in via di sviluppo.
Chiesa d'Europa, non temere! Il Dio della speranza non ti abbandona. Credi nel suo amore che salva. Spera nella sua misericordia che perdona, rinnova e vivifica!

 

La via dell'unità è sparsa di spine

Il Papa ha il coraggio apostolico di affrontare situazioni difficili, non prefiggendosi risultati di plauso umano, ma per aprire la strada, pur tra le spine, all'annuncio evangelico della pace, della tolleranza, anzi dell'amore tra popoli ed etnie che si combattono per l'appartenenza religiosa.

 

Il Papa in India. Questo ha affermato il Papa nella freddezza dell'accoglienza a Nuova Delhi, dove si era recato per la conclusione del Sinodo dei Vescovi dell'Asia.
Sappiamo come in molte zone dell'India e del Pakistan c'è intolleranza e persecuzione contro i cattolici e i cristiani in generale.

Il Papa in Georgia. Anche la sua visita nella Georgia è stata una coraggiosa iniziativa per avvicinarsi ai fratelli ortodossi, anche se oltre ai discorsi di convenienza, non si é giunti ad una dichiarazione comune, almeno sul desiderio di comunione. Le autorità religiose hanno perfino proibito agli ortodossi di partecipare alla Messa del Papa per i cattolici. In contrapposto a questo clima si è avuta una calorosa accoglienza da parte del presidente della Georgia Schewarnadze di recente convertito al cristianesimo, il quale ha esaltato la parte avuta dal Papa nella caduta del muro di Berlino, a cui ha collaborato lo stesso presidente quando era ministro degli esteri di Gorbaciov.
Il patriarca ha, in seguito, corretto le sue posizioni imposte dal sinodo con dichiarazioni di grande cordialità e apertura.
Il Papa sa bene che si deve seminare nelle lacrime per poter sperare di mietere nel giubilo. Ma nessuno ferma la sua corsa che è sostenuta dal Crocifisso Risorto.

 

Preoccupazioni del Papa:
"Salvare la famiglia"

Nell'udienza generale del 1° dicembre, il Papa ha preso posizione a favore della famiglia, contro una mentalità dilagante che invece ne vuole mettere in discussione il ruolo nonché il suo compito etico e sociale.

Il Papa ha invitato tutti, credenti e non a riflettere su una verità fondamentale e cioè che la crisi della famiglia, a sua volta causa la crisi della società. La famiglia infatti non può essere disgiunta dalla vita sociale di cui &endash; come ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica &endash; ne costituisce la cellula originaria. Il S. Padre spiega che: lungi dal chiudere la famiglia in se stessa, l'amore autentico la apre all'intera società, poiché la piccola famiglia domestica e la grande famiglia di tutti gli esseri umani non stanno in opposizione, ma in intimo e originario rapporto. Inoltre il Papa invita a ricercare il modello originario della famiglia nel mistero di Dio e della sua vita trinitaria (Lettera alle famiglie).
Ai genitori propone di guardare alla paternità di Dio come sorgente trascendente di ogni paternità e maternità umana e di accogliere i figli come una benedizione di Dio, come la massima espressione della comunione fra l'uomo e la donna, come un occasione, cioè, per uscire da se stessi e per esprimersi in una persona che, pur essendo frutto del loro amore, va oltre loro stessi.
La famiglia auspicata dal Papa, in questo senso è chiamata ad esprimere la comunione e l'unità prendendo come modello il mistero di amore trinitario, e ponendosi come sfida alle tendenze individualistiche e relativistiche che minano la società odierna.

 

"Fratelli anziani: conserviamo il gusto della vita!"

"Ai miei fratelli e sorelle anziani" - Così si rivolge il Papa - ormai ottantenne &endash; ai suoi coetanei nella sua Lettera agli anziani, in cui affronta con delicatezza e coraggio le diverse problematiche della terza età.
Innanzitutto Giovanni Paolo II ricorda che gli anziani sono i custodi della memoria collettiva del XX secolo, e che hanno modelli illuminanti nella Scrittura; poi affronta anche la dimensione sociale della vecchiaia e il tema della morte. Su tutto domina una nota di serenità nella luce della fede.
Ma sono le parole finali della lettera che hanno già fatto il giro del mondo per la loro impronta tutta personale. Ve le proponiamo.

Mi viene spontaneo parteciparvi fino in fondo i sentimenti che mi animano in questo scorcio della mia vita, dopo più di vent'anni di ministero sul soglio di Pietro, e nell'attesa del terzo millennio ormai alle porte. Nonostante le limitazioni sopraggiunte con l'età, conservo il gusto della vita. Ne ringrazio il Signore. E' bello potersi spendere fino alla fine per la causa del Regno di Dio. Al tempo stesso, trovo una grande pace nel pensare al momento in cui il Signore mi chiamerà: di vita in vita! Per questo mi sale spesso alle labbra, senza alcuna vena di tristezza, una preghiera che il sacerdote recita dopo la celebrazione eucaristica "nell'ora della morte chiamami, e comanda che io venga a Te".

E' la preghiera della speranza cristiana, che nulla toglie alla letizia dell'ora presente, mentre consegna il futuro alla custodia della divina bontà" (Giovanni Paolo II, 1.10. 1999).


Notizie dalla terra benedetta

 

Apparizione di Maria a Jakov

Probabilmente molti sanno già che il 12 settembre 1998 Jakiv ha avuto l'ultima apparizione quotidiana della Madonna. Come Mirjana per il giorno del suo compleanno (18 marzo), e a Jvanka per l'anniversario delle apparizioni (25 giugno), così a Jakov la Madonna ha promesso di apparirgli ogni Natale fino alla fine della sua vita.
L'apparizione è cominciata alle tre del pomeriggio ed è durata dieci minuti. Jakov ha detto che la Madonna è venuta piena di gioia, vestita d'oro e con Gesù Bambino in braccio. Durante l'apparizione hanno parlato dei segreti, ma naturalmente Jakov non può dire niente. La Madonna ha benedetto tutti. Dopo l'apparizione Jakov si è ritirato e ha scritto il messaggio che la Madonna gli ha dato:

"Cari figli, oggi, anniversario della nascita di mio Figlio, mentre il mio cuore è pieno di una gioia che non si può misurare, con amore vi invito alla completa apertura e al completo abbandono a Dio.
Buttate fuori tutte le tenebre dal vostro cuore e permettete alla luce di Dio e all'amore di Dio di entrare nel vostro cuore e di rimanerci per sempre. Siate portatori della luce di Dio e del suo amore a tutti gli uomini, così che in voi e attraverso di voi tutti possano sentire e sperimentare la vera luce e il vero amore che solo Dio può dare. Io vi benedico con la mia benedizione materna".

Alla fine ho visto Jakov piangere, ma questo pianto è per la gioia, perché vedere la Madonna non è una cosa comune: alla Sua partenza rimane un vuoto, una tristezza. Il veggente ha pregato nella sua famiglia con la moglie e i suoi tre bambini; anch'io ero presente e assieme abbiamo recitato il Rosario. (P. Slavko)

Continuiamo la pubblicazione delle testimonianze dei vescovi in visita a Medj iniziata nel numero precedente di Eco.

"Medjugorje: fonte di vocazioni"

Mons. Lukumwena del Congo tra le altre cose ha dichiarato: "La mattina del mio arrivo mi sono recato a pregare sulla collina delle apparizioni. Mi ha profondamente colpito incontrare molta gente che pregava con devozione e raccoglimento.
E' stato importante anche il programma di preghiera serale al quale partecipava un gran numero di fedeli: tante persone provenienti da paesi diversi, che parlano lingue diverse, che pregano insieme, mi hanno fat-to provare una gioia profonda e inesprimibile.

Sono venuto qui in forma privata e per questo accolgo ufficialmente la posizione della Chiesa, ma la mia esperienza personale è qualcosa di totalmente diverso. Personalmente posso dire che mi è chiaro che tutto quello che avviene qui, e soprattutto la moltitudine di persone, non possono essere interpretate in altro modo se non come una straordinaria impresa divina. Per quanto riguarda l'autenticità delle apparizioni, dobbiamo lasciare il giudizio a quanti , all'interno della Chiesa, sono stati chiamati proprio a questo. Personalmente prego perché il momento del riconoscimento giunga quanto prima. La Madonna ci ha sempre detto di pregare per la pace; oggi il mondo è diviso e non ci sono né pace, né amore; raccomando perciò a tutti di pregare in umiltà, con tutte le proprie forze, perché la pace giunga quanto prima in mezzo agli uomini.
A tutte le comunità dove non ci sono vocazioni, raccomando di venire qui e, con lo spirito che qui regna e con cui si prega, sicuramente avranno vocazioni; a tutti voi, invece che vivete qui, voglio dire di continuare a lavorare secondo lo spirito di S. Francesco, come già fate ora. Continuate a sperare perché giungerà il momento del riconoscimento e tutti ne gioiremo".

"Maria ci ama e si preoccupa per noi"

Mons. E. L. Bataclan, vescovo delle Filippine, prima di partire da Medj. ha dichiarato: "Non ho difficoltà a credere che la Madonna appaia qui, perché il "sensum fidelium" (sentimento popolare) mi dice che la Vergine è qui, ed anche la mia esperienza venticinquennale, prima come sacerdote e parroco ed ora come vescovo, mi aiuta a riconoscere i segni speciali della presenza di Maria qui per prendersi cura di tutti i suoi figli.
Vorrei dire a tutti: Maria è una Madre che ama e vuole davvero venire in questo mondo; ella viene e ci dice cosa fare perché si preoccupa per noi. Spero che il mondo apra il suo cuore e la sua anima alla Madre buona. Per questa grazia preghiamo e che Dio vi benedica".

La festa dell'Immacolata è stata vissuta dai pellegrini in un'atmosfera di preghiera, pace e comunione che ha contraddistinto il santuario di Medj. I pellegrini locali sono giunti da tutte le zone del paese, mentre, tra i pellegrini stranieri, i più numerosi sono stati quelli giunti dalla Francia, Italia, Stati Uniti, Repubblica Ceca, Inghilterra, Brasile, Austria e Corea.
In occasione di questa solennità si è recitato il Rosario sulla Collina delle Apparizioni; alla Santa Messa serale hanno partecipato più di mille fedeli. (Press Bulletin)

 

Vicka: "E' in questa vita che si fa già la scelta
del paradiso o dell'inferno

In occasione della Festa di Ognisanti, ha dichiarato: "Come ci ha detto la Madonna, già su questa terra noi facciamo la scelta di andare in cielo o in purgatorio o all'inferno. Dopo la morte continuiamo a vivere quello che abbiamo scelto di vivere sulla terra; ognuno di noi, infatti, sa come vive. Personalmente cerco di fare con tutto il cuore del mio meglio per andare in cielo. Ho un grande desiderio di andare in paradiso. Sulla terra, però, molti scelgono il purgatorio: questo significa che non sono completamente decisi per Dio. Altre persone, poi, scelgono di fare tutto contro Dio e contro la sua volontà: queste persone scelgono di vivere nell'inferno e dopo la morte continuano a vivere l'inferno che già vivevano qui.
Quello che noi vivremo dopo la morte dipende da noi perché Dio ha donato ad ognuno la libertà. La Madonna ci ha detto che molti vivono solo per la terra perché credono che dopo la morte tutto sia finito, ma questo è un grande errore perché la vita è solo un passaggio che ci conduce all'eternità". Preghiamo perché queste parole ci aiutino a ricordare quanto è preziosa ogni ora che possiamo vivere qui sulla terra.

 

"La Preghiera può veramente salvare!"

Corinne, una giovane pellegrina a Medj. racconta - "Dopo il mio primo pellegrinaggio a Medj. ho capito che la preghiera è molto importante. Un giorno, però, mentre pregavo nella mia stanza, ho chiesto a Gesù di spiegarmi come è possibile che la mia povera preghiera abbia una forza invisibile e possa cambiare le cose o salvare qualcuno. Tutto questo mi sembrava una finzione!
Poi, mentre pregavo con gli occhi chiusi, ho visto, con gli occhi dell'anima, un abisso davanti a me. Mi sembrava molto profondo e da esso uscivano delle grida spaventose tremende; non mi avvicinavo perché avevo paura. Allora Gesù mi disse: 'Questo è l'inferno. Se tu sapessi, figlia mia, quante anime si perdono ogni giorno!'. Poi ho visto una donna cadere in questo buco spaventoso: urlava perché non voleva entrare, ma io avevo l'impressione che qualcuno la tirasse dall'interno.
Vedendo la disperazione della donna ho urlato, ho supplicato Gesù di aiutarla a non cadere e a salvarsi. Ma Lui non faceva nulla e la donna si sprofondava sempre più nell'abisso. Ho iniziato a piangere e ho continuato a supplicare Gesù che mi ha detto: 'Avvicinati al buco e prendile la mano'. Ho afferrato la mano della donna ed essa ha iniziato a riemergere, mentre Gesù diceva: 'Vedi adesso quello che può fare la preghiera?'. Quando ho riaperto gli occhi ho ringraziato Dio per questa esperienza, perché mi ha fatto capire che la preghiera può veramente salvare".

 

Una casa per ragazzi handicappati, per iniziativa di P. Slavko, è stata aperta vicino a Medj, nel "Villaggio dei bambini". Un ventina di bambini delle borgate intorno a Medj. vengono accolti in questa casa durante la giornata. Una bella testimonianza che ci dimostra quanto grandi possono essere i frutti della preghiera.

Ogni domenica di Avvento, dopo la Messa delle 11 in croato, l'assemblea è stata invitata a restare in chiesa mezz'ora in più per adorare il Santissimo Sacramento. Sappiamo che spesso nelle nostre chiese è difficile raccogliersi a causa del rumore e delle chiacchiere, ma sappiamo anche quanto è importante pregare durante e dopo la Santa Messa; Maria, proprio qui a Medj. ci ha detto: "Cari figli, dopo aver ricevuto la Santa Comunione, parlate con mio Figlio Gesù".

Una nuova "croce blu", più alta della precedente, è appena stata eretta sulla collina delle apparizioni. Si trova in una zona più vasta che permette di accogliere molti pellegrini. Ivan e il gruppo di preghiera già in questi ultimi mesi vi si recavano per le apparizioni serali. (Dal diario di Sr. Emanuel)

 

Il governo cinese rafforza la repressione nei confronti dei cattolici

A preoccupare le chiese di Cina, Hong Kong e Taiwan è stata la proclamazione di un documento del partito comunista cinese, emanato in seguito alla apertura dei rapporti diplomatici fra Cina e Vaticano. Il documento in sintesi esprime l'intenzione del governo cinese di rafforzare il controllo sulla Chiesa ufficiale e di procedere alla dispersione della Chiesa sotterranea qualora quest'ultima non si piegasse al controllo del governo.
Riguardo poi ai rapporti con il Vaticano, il documento afferma che questi non dovrebbe interferire negli affari interni della Cina sotto il pretesto di interessi religiosi. Se da un lato quindi sembrano aprirsi le porte al dialogo, dall'altro sembra chiara l'intenzione di accrescere il controllo sugli oltre dieci milioni di cattolici presenti nella Repubblica popolare.

Laos. I 60mila cristiani presenti nel territorio sono sottoposti a una dura repressione; ce ne da notizia l'agenzia Fides. Nelle carceri sono detenuti almeno 40 cristiani colpevoli solo di credere in Gesù Cristo, e secondo le notizie di Amnesty International, il regime cui sono sottoposti è estremamente duro.

 

L'Africa è ancora terra di martiri

Uganda. Sono morti quattordici dei 19 seminaristi che il 16 agosto 1997 furono rapiti dai guerriglieri delle Forze alleate democratiche (Adf) &endash; un'alleanza che raccoglie al suo interno estremisti islamici e soldati di altri movimenti ribelli ugandesi &endash; che avevano fatto irruzione nel seminario di san Giovanni di Kisinga.
Di questi seminaristi, tra l'altro tutti minorenni, due sono riusciti a scappare, mentre 14 sono morti dopo essere stati costretti a combattere tra le file dei ribelli, contro l'esercito regolare ugandese.

Congo. Un sacerdote, padre Georges Kakuja è stato ucciso a colpi d'arma da fuoco nella sua parrocchia nel Sud Kivu da un gruppo di estremisti locali, perché si era rifiutato di collaborare con loro. Un altro sacerdote della stessa parrocchia è riuscito a mettersi in salvo cercando la fuga.
Anche nel Centrafrica la situazione si fa tesa da quando un gruppo di uomini armati ha assunto il controllo di due città a non molti chilometri dalla capitale Bangui.

 

Il Giubileo nella novità dei rapporti fraterni

Su questo tema, dal 21 al 24 ottobre si sono incontrate a Numana le Fraternità delle anime offerte per riflettere insieme sul cammino svolto finora e delineare i passi avanti verso il Giubileo.
P. Tomislav, relatore del convegno, ha incentrato le riflessioni sulla verifica della comunione nella vita fraterna. Individuando le tensioni che comporta, gli ostacoli da superare per attuarla, p. Tomislav ha portato non una teoria, ma l'esperienza concreta della sua vita comunitaria.
Il clima del convegno è stato familiare e la comunione palpabile, infatti oltrepassando una semplice accoglienza reciproca, si è avvertita la disponibilità di tutti a condividere i pesi gli uni degli altri nell'amore; questo in modo particolare nella veglia di risurrezione del sabato sera in cui tutti hanno rinnovato, insieme alle promesse battesimali, anche l'offerta di se stessi a Dio attraverso il Cuore Immacolato di Maria. A tutti loro, e non solo, dedichiamo questo breve riassunto sui punti chiave di queste giornate.

1. Qual è l' ostacolo alla vita col prossimo?

Nella vita con il prossimo c'è un rischio: la paura. La paura falsifica i nostri rapporti; genera chiusure, difese, aggressività e porta alla morte delle virtù. Dove essa regna non può crescere l'amore, la fede e la speranza, e non si tratta qui solo di una paura psicologica, ma di un atteggiamento dell'anima che chiude le persone nell'individualismo e nell'egocentrismo.
La paura non soltanto uccide le virtù, ma falsifica i rapporti; difatti accade che alcune persone per superare le loro paure si presentino con un atteggiamento autoritario, prepotente mentre invece non lo sono. Viceversa, altre persone sono remissive, sottomesse, non per indole, ma solo per paura di perdere un affetto.

2. Qual è il rimedio per entrare nella vita fraterna?

Il fine della vita fraterna è donare Dio vivo al fratello, alla sorella; perché questo avvenga occorre immolarsi, occorre immolare in noi tutto ciò che produce amarezze e guerre. Allora la nostra comunione in fraternità, nello Spirito Santo, è una Messa celebrata, un' immolazione. Dio agisce perfettamente in una persona che si è donata, la sua azione libera l'anima dalla paura del rischio e la apre al prossimo…

3. …allora i frutti raccolti saranno quelli della vita eterna.

I rapporti in fraternità daranno i frutti di Dio se saranno in Dio.Un punto importante da tener presente è che il rapporto con i fratelli, se è in Dio genera, salva e santifica sempre, perché Dio Padre genera, Dio Figlio salva e Dio Spirito Santo santifica.
Solo così capiremo veramente se siamo in comunione tra noi, se la comunione è in Dio o se la fraternità vive la sua chiamata soltanto ad un livello superficiale.Se siamo immersi in Dio Padre non è possibile non generare; se Gesù è libero in noi, se in noi si offre, prega e perdona, non è possibile non salvare gli altri. Se i membri delle fraternità vivono questo, guariscono se stessi e gli altri.

4. Cosa sono le Fraternità?

La fraternità non è un gruppo aperto, è un cammino "comunitario" per i laici che sentono la chiamata ad essere anime offerte. Questo comporta un cammino di intimità con Dio e, in Dio, con gli altri. I membri delle fraternità sono "pellegrini" sulla strada verso Dio, che decidono di intraprendere questa strada per progredire nella qualità della vita spirituale. In questa chiamata è importante la comunione perché solo in essa si può sperimentare la dinamica della SS. Trinità. E' impossibile vivere questa comunione senza Dio, perciò verificate la vostra scelta nella vita di fraternità.

5. Alcuni elementi per verificare se veramente viviamo la comunione.

Per poter vivere la comunione, in qualsiasi forma di vita, dobbiamo vivere la purezza, l'ubbidienza e la povertà. Non si può esprimere la potenza di Dio in noi se il nostro io prepotente non si ritira. La morte del nostro io, l'accoglienza di Dio e la comunione fra noi, sono i tre passi fondamentali per mettere in pratica l'offerta.
Nella vita religiosa esistono dei meccanismi legislativi che proteggono dagli sbagli. Tra queste norme quella che prevede frequenti trasferimenti per i religiosi al fine di proteggere la qualità della vita. E' noto infatti che una persona rimanendo sempre nello stesso posto diventa il centro dell'attenzione e facilmente mette al primo posto le sue qualità; ma è noto anche che dove primeggiano le qualità umane, si perdono i doni dello Spirito Santo. È importante perciò che anche nelle fraternità funzioni questa legge.

6. Qual è la chiamata delle anime offerte?

Il dono più grande di Gesù Cristo è la Chiesa: la comunione degli uomini in Dio, ma è difficile costruirla, anzi è impossibile costruirla senza la grazia di Dio, nello Spirito Santo. La vita delle anime offerte deve sbocciare nella comunione d'amore senza eccezioni, amando tutte le creature. Se dentro di noi c'è quest'amore, allora i miracoli diventano un fatto comune e non è difficile sperimentare che in Dio si trova tutto, come fu per S. Fancesco.
Dove comincia la nostra missione? Dentro di noi e attorno a noi. Se a volte ci sentiamo schiacciati, oppressi, immersi in un abisso, non scappiamo, piuttosto offriamoci nella situazione in cui ci troviamo: la fuga non è la soluzione!
Se ci offriamo allora bisogna permettere che il Signore ci porti dove vuole. Non dobbiamo andare in Africa per essere missionari, basta stare lì dove viviamo e diffondere l'amore di Dio: in Lui potremo raggiungere tutto il mondo, perché non ci sono barriere di tempo né di spazio nello Spirito Santo! Questa comunione rigenera la Chiesa.

7. Il Giubileo è entrare nella SS. Trinità con la Chiesa.

Non è possibile realizzarsi se non si entra in comunione con Dio Trino ed Uno. È solo nella dinamica trinitaria della diversità, che fondendosi nell'amore diventa Uno, che la persona realizza la pienezza della comunione con gli altri.
Molti piangono e si lamentano perché si sentono morti dentro, perché non riescono ad esprimere l'amore, perchè non riescono ad ascoltare Dio nel fratello, non sanno accogliere il prossimo con pazienza. Se > non siamo in grado di fare questo, non possiamo entrare nella comunione della SS. Trinità; l'unica strada è entrare nella dinamica trinitaria seguendo l'esempio di Maria.
La nostra missione non è una teoria, ma è accogliere concretamente l'amore di Dio e diffonderlo nel mondo. Tuttavia, al di fuori fuori di questa dinamica della SS. Trinità, niente di sano e può essere realizzato.
La Chiesa ci chiama a manifestare la vita della SS. Trinità; preghiamo affinché questo avvenga in noi e, attraverso la nostra offerta, anche nella vita di ogni cristiano.

Nicola

 

La Regina della Pace trionfa in Sicilia e a Pompei

Dal 19 al 25 novembre 1999, P. Jozo è stato missionario e testimone della Madonna di Medj. annunciando i suoi messaggi nelle più importanti città della Sicilia e a Pompei.
Gli incontri hanno avuto luogo a Palermo nella chiesa di S. Domenico e al centro Gesù Liberatore di P. Matteo La Grua; a Canicattì (AG) al Palafiera dove al termine vi è stata una processione con il SS. Sacramento per le vie della città fino alla chiesa di S. Diego. A Licata (AG) si è pregato nella chiesa della Natività di Maria; a Messina nel Santuario di S. Francesco all'Immacolata; a Catania nella chiesa di S. Antonio e a Pompei nella Basilica della Madonna del S. Rosario.
È stato il trionfo della fede e della preghiera! Grazie alla preghiera di tanti fedeli e religiosi, gli incontri, nonostante le difficoltà iniziali, hanno avuto un buon esito. Durante il suo giro, P. Jozo, ha visitato i vescovi delle diocesi di cui era ospite; tranne che il Card. di Palermo De Giorgi a causa di impegni improrogabili precedentemente presi. Il vescovo di Messina, Mons. Marra, nell'incontrare P. Jozo gli ha detto: "Lei, padre, è testimone di un evento straordinario", mentre il vescovo di Pompei mons. Toppi, nel congedarsi da lui gli ha augurato di ritornare presto a fargli visita

La Cattedrale Maria Immacolata di Mosca, chiusa da decenni dal regime comunista, è stata solennemente riconsacrata dal Card. Angelo Sodano, delegato del Papa, il 12 dicembre 1999. Facevano corona al celebrante il Card. Makarski di Cracovia, l'Arc. di Mosca Kondruziewicz e altri vescovi. Il Patriarca Alessio, incontrando il card. Sodano ha assicurato che ci saranno celbrazioni comuni durante l'anno giubilare. Maria porta avanti nel silenzio un dialogo che sembrava interrotto?

I Papi Pio IX e Giovanni XXIII saranno beatificati durante l'Anno Santo il 3 settembre p.v. Giustamente uniti negli onori degli altari quando i mass-media, ben poco illuminati, li hanno descritti come totalmente diversi per la linea politica.

"Totus Tuus…" - Il giorno dell'Immacolata, nel suo tradizionale appuntamento in Piazza di Spagna, davanti alla statua della Vergine, il S. Padre, raccogliendo le intenzioni di tutta la chiesa che si appresta a celebrare il prossimo Giubileo ha pregato così: Ecco, quest'oggi siamo nuovamente ai tuoi piedi, Immacolata piena di grazia.

Con intima gratitudine trasmettiamo al prossimo millennio la bella tradizione di questo devoto appuntamento con te. E Tu, Immacolata Vergine Maria, prega per noi.

 

 

Luce su alcune verità della fede cristiana falsate
dalla mentalità secolaristica

Il teologo milanese, mons. Giuseppe Colombo nel suo libro L'esistenza cristiana, ci mette in guardia dalla deviazione, operata da una certa mentalità progressista, di alcune verità di fede. Desideriamo offrire qui di seguito all'attenzione dei lettori di Eco, la sintesi di alcuni argomenti da lui trattati. La morte: La stragrande maggioranza dell'umanità, vivendo nella prospettiva della vita e nell'oblio della morte, ritiene la vita il massimo bene e la morte il massimo male; e coerentemente si aspetterebbe da Gesù Cristo l'eliminazione della morte dalla vita dell'uomo. (…). Si produce così, assai diffusa, la falsificazione della verità della vita, perché si vive senza riconoscere l'elemento costitutivo e caratterizzante che è la morte.
Occorrerebbe pensare a un morire, non per malattia, non per vecchiaia, non per disgrazia, ma perché avendo donato tutto, non si ha più nulla da donare.

La preghiera: Un tentativo di contestazione messo in atto negli anni Settanta da una sparuta corrente di teologi affermava che non la preghiera ma la pratica della carità fosse l'espressione tipica dell'esistenza cristiana. Ma come il Vangelo ci mostra, le due cose sono inscindibili. È abnorme separare la preghiera dalla carità. Piuttosto è da pensare che la preghiera senza la carità non è la preghiera del Vangelo, esattamente come la carità senza la preghiera non è la carità del Vangelo. La preghiera non è solo una pratica cristiana. Nella diversità delle forme è una pratica di tutta l'umanità, ma è Gesù che rivelando il Padre, si rivela a noi come il vero maestro della preghiera cristiana.
La festa: Oggi la pratica religiosa festiva è generalmente confinata in un frammento, difeso a fatica contro la concorrenza dello stadio, del cinema, della gita fuori porta… Ma di là da tutte le considerazioni sociologiche, possiamo dire che il cristianesimo ha santificato la domenica, dedicandola alla risurrezione di Gesù Cristo. La risurrezione è da intendere come la vittoria sulla morte, come la liberazione da tutti i mali, per sempre. È questa la consapevolezza che fa la festa cristiana. La tenessimo viva, sarebbe festa ogni giorno!

(Tratto da Avvenire 1° dicembre)

 

I pellegrinaggi della carità compiono otto anni

Alberto Bonifacio racconta in una sua testimonianza il cammino compiuto in questi anni da lui e dai suoi collaboratori per rendere possibili i "viaggi della carità" in favore delle vittime della guerra." E ci confida le sue speranze i progetti futuri.

Sono trascorsi otto anni da quando a Radio Maria, il 25/11/91, lanciai l'idea di un convoglio per portare aiuti ai profughi sulla costa dalmata a causa della guerra scoppiata nella primavera del 1991 nella ex Jugoslavia. Per me, dopo otto anni è un segno che tutto questo non è opera umana, ma voluta da Dio, il quale ci fa anche dono della virtù della perseveranza.

La spiritualità che sottende a questo nostro impegno è quella di Cana (Gv 2, 1-12). Abbiamo sentito Maria Santissima rivolgerci un invito: "Non hanno più pane, non hanno più medicine, non hanno più casa… non hanno più amore". Come ai servi di Cana, la Regina della Pace anche a noi oggi ci ripete: "Fate tutto quello che Lui vi dirà". (Gv 2,5); e Gesù in questi anni ha continuato a dirci: "Date loro da mangiare" Mt 14,16). Per la verità a questi poveri non abbiamo dato tutto di noi stessi, ma una parte sì: un po' del nostro tempo, delle nostre forze, dei nostri stipendi, del nostro amore.

In questi anni tantissimi sono i volontari che hanno partecipato ai nostri viaggi &endash; oltre 200 convogli - pur dovendo affrontare tutte le spese di tasca propria, cercando i furgoni e il modo di riempirli. Tanti giovani sono venuti con noi facendo una forte esperienza, a volte decisiva per la loro vita. Abbiamo visto tante conversioni tra i partecipanti e anche il fiorire di vocazioni speciali. Lodiamo e ringraziamo il Signore!
Il nostro aiuto va ai profughi della guerra di ogni etnia, aiutiamo infatti musulmani, serbi - ortodossi, croati - cattolici, atei, ecc, perché in quanto cattolici, vogliamo che il nostro amore non sia settoriale ma cattolico, cioè universale; in questo modo pensiamo di portare un contributo al dialogo, abbattendo qualche muro e "ricostruendo" qualche ponte e non solo di pietra o di cemento. Soccorrendo i poveri più poveri, senza distinzioni di etnie, siamo convinti di servire Gesù, il quale nel vangelo di Matteo al cap. 25, si è identificato nei più piccoli, nei più dimenticati, negli ultimi (Mt 25, 31-40).

La Regina della Pace certamente ringrazia tutti coloro che mandano offerte, viveri, detersivi, medicine… Un altro grazie va a quelli che nei centri di raccolta si impegnano a riordinare, confezionare, impacchettare, caricare. E un grazie anche a quei volontari che mettono a disposizione i loro mezzi e partecipano a questi pellegrinaggi della carità nonostante tutte le spese da affrontare, le angherie subite spesso alle dogane e i pericoli della strada. Con le offerte che riceviamo, oltre che completare il carico sui nostri mezzi, abbiamo potuto dare una mano ad altre associazioni benemerite come la Mir i Dobro (Pace e Bene), di Chiarina Daolio che fa capo a P. Jozo, all'orfanotrofio che egli sta ultimando e ai circa 4000 orfani che lui segue.
Poiché molte offerte sono chiaramente devolute per il Kosovo, abbiamo già mandato 50 milioni di lire all'associazione "Sprofondo" per la ricostruzione di 22 tetti nella città di Mitrovica e ci siamo impegnati con P. Leonard, già parroco di Medj. con altri 40 milioni per la ricostruzione di tetti anche nella città di Djacivica. Continuiamo anche con le adozioni a distanza di bambini orfani.

Desidero concludere dicendo che sogno e prego perché Medj. diventi un grande centro di carità verso tutti i poveri causati dalla guerra, cattolici, ortodossi e musulmani, utilizzando parte delle offerte portate dai tanti pellegrini; e sogno e prego anche che, promuovendo incontri ecumenici e con varie religioni, Medj. diventi un grande centro ecumenico nella spirito di S. Francesco; un grande centro del perdono, della riconciliazione e della pace.

Per informazioni ed aiuti rivolgersi a: Alberto Bonifacio &endash; Centro Informazioni Medj. &endash; Via S. Alessandro, 26 &endash; 23855 Pescate (LC)- Tel. 0341/368487 &endash; Fax 368587; ccp n. 17473224; ccb n. 98230/Y Banca Pop di Lecco &endash; Div. Deutsche Bank Spa &endash; P.za Garibaldi, 12 &endash; 23900 LC &endash; ABI 3104 &endash; CAB 22901.

 

 

I lettori scrivono

Silvia B. da Ascoli Piceno: "Caro don Angelo, ho conosciuto l'Eco di Maria a Medj. e sono rimasta molto colpita da questo suo lavoro bimestrale che è veramente un "eco" della Santa Vergine. Per chi come me vorrebbe ritrovare sempre, anche nella vita quotidiana e familiare, l'atmosfera di preghiera e di vera gioia che si respira a Medj., l'Eco di Maria è un vero grande dono!
La ringrazio di cuore per il suo lavoro e il suo apostolato. Che la Santa Vergine la benedica e la custodisca sempre!".

Ivano da Schio (VI): "...Che la Mamma celeste ti ricolmi di gioia e ti ottenga ogni grazia.
Eco è nelle Sue mani ed è ormai scritto nei cuori di molte anime che vivono i messaggi di Maria; dunque siamo solo agli inizi e tutto continuerà come vuole il Signore che non si ferma mai e dona tutto se stesso, sempre!".

Daniele e Gina da Valcova (MC): "Carissimo d. Angelo, siamo rimasti profondamente edificati per la sua lettera pervenutaci con l'ultimo numero dell'Eco. Grazie di cuore per come, nonostante la sua sofferenza, lei sia sempre un forte esempio di abbandono nelle mani di Dio e di testimonianza del suo Amore che passa per il Cuore di Maria...."

Roberto Magagna da Madrid: "Sono un fervente lettore di Eco e vi ringrazio tanto di inviarmelo con tanta puntualità già da due anni. Trovo tantissimo conforto per l'anima nel leggerlo e la mia fede è aumentata da allora".

Sr. M. Barbara dalla Svizzera (traduttrice di Eco tedesco): "Carissimo don Angelo, molte volte sono con i miei pensieri e giornalmente con la preghiera da lei... Gesù Bambino la farà fecondo per il Regno di Dio e le darà conforto e consolazione..."

Giovanni Bellini di Padova, uno dei primi ferventi collaboratori di Eco, uomo tutto di Dio, è morto il 25 ottobre 1999. Ci stringiamo in segno di affetto intorno alla famiglia e preghiamo il Signore perché si mostri misericordioso verso questo suo servo fedele.

 

 

Incontro internazionale per sacerdoti 

Il quinto incontro internazionale per sacerdoti, "I sacerdoti alla scuola di Maria" si svolgerà dal 30 giugno al 6 luglio 2000. Il tema dell'incontro è: "Il sacerdote &endash; uomo della Santissima Trinità e servitore del Corpo del Signore". I partecipanti ascolteranno gli interventi di P. D.Ange, P. James Manjackal, P. Rufus Pereira, P. Martin Ramoser, Don Cosimo, Suor Elvira, fra Jozo, fra Slavko.
La comunità parrocchiale offre il soggiorno a tutti i sacerdoti per la durata dell'incontro, basta presentarsi all'Ufficio parrocchiale. La prenotazione può essere inviata al numero di fax 00387 88 651 888 oppure eseguita telefonicamente all'ufficio informazioni del santuario al numero 00 387 88 651 988.

Il nuovo ospedale P. Pio a Medj. procede grazie alle opere del primo nucleo operativo denominato Centro Medico Regina Pacis con il laboratorio protesi per i bambini mutilati; sono in corso altri lavori di rifinitura delle strutture.
Per aiutare: CCP 11958436 ad Associazione Solidarietà e Aiuto per la Casa Internazionale della Pace Via Gen. le C: A: Dalla Chiesa, 38/A, I &endash; 43015 Noceto (PR). Tel (39) 0521 &endash; 628448, fax 628447
Ricordiamo sempre gli amici benefattori e le loro famiglie nella Santa Messa di ogni primo Venerdì del mese oltre che nelle preghiere presso il santuario di Medj.
P. Mannes M. Ghizzardi &endash; Alberto Gardoni

 

 

L'Eco di Maria è gratuito e vive solo di offerte, da spedire o per c.c.p. 10799468, o per assegno, o per c.c. bancario: Banca Agricola Mantovana, Ag. 4, Frassino, Mantova, conto 26641/1 Eco di Maria, coordinate CAB 11504, ABI 5024.

 

* Viaggio a Medj. - Pullman giornaliero da Trieste (vicino a staz. FFSS) ore 18, con arrivo a Medj. alle 08 del mattino; riparte alle 18 da Medj. con arrivo a TS alle 08 (tel 040-425001; £ 102mila, con prenotazione, a/r valevole per un mese).
Eco su Internet: www.eclipse.it/medjugorje
E-mail: ecodimaria@mclink.it

* Eco di Maria nelle lingue principali si trova a Medj. nei negozi Miriam e Shalom a destra davanti alla Chiesa ed anche presso Ain Karim, l'ultimo negozio della Galleria sotto l'Hotel Internazionale, nella strada antistante la Chiesa

 

Lettera di Don Angelo ai parrocchiani di Villanova Maiardina

Don Angelo l' 8 settembre 1999 ha rinunciato alla parrocchia per i motivi di salute che voi conoscete, e il 12 dicembre ha preso possesso della parrocchia il parroco di S. Giorgio, don Ivo Compagnoni. Richiesta dal nuovo parroco, don Angelo ha dettato per i suoi parrocchiani questa lettera.

Don Angelo vive il Natale con voi anche se il muoversi, il parlare, lo scrivere e l'essere presente non gli sono più possibili. "Il Signore mi ha dato, il Signore mi ha tolto, sia fatta la Sua volontà" (dal libro di Giobbe).
Ricordo uno ad uno i fedeli che Dio mi ha affidati per quasi 24 anni, (lo saranno l'11 Febbraio 2000). È venuto il momento di non parlare più, di non insegnare, di non scrivere, ma di vivere quello che prima insegnavo a voi. Ora sento la chiamata di Gesù a offrirgli la mia impotenza per voi. Anzi, capisco che la croce è il più alto livello di unione con Gesù e di utilità alle anime vostre. Per questo sono sempre contento e non penso affatto al futuro (che certamente non sarà roseo) "perché ad ogni giorno basta la sua pena" (Mt. 6, 34). Devo anche ringraziare il Padre delle consolazioni spirituali che mi dà e delle impareggiabili premure con cui sono assistito. Auguro anche a voi di saper accogliere la croce quando Dio la manda, come Gesù ha accolto la sua croce fin dal Natale, umiliandosi al nostro stato.
La mia benedizione e il mio abbraccio a tutti, specialmente ai malati e ai sofferenti (mi sento uno di loro), agli anziani, ai soli, ai giovani, ai bambini, alle anime più vicine e a quelle che sembrano più lontane, ma non lo sono, alle famiglie in difficoltà, ai collaboratori e benefattori. Porto ciascuno nel cuore e vi benedico tutti. Auguri di ogni bene a don Ivo e a don Giovanni, che continuano la mia missione nella parrocchia di Villanova Maiardina.

A tutti buon Anno Giubilare.

Vostro

 don Angelo

Solferino, 8 dicembre 1999, settantaquattresimo mio compleanno

 

P.S. Vi dispenso dalle visite, pur gradite, se non sono di necessità, perché mi affaticano molto. Grazie.