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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 156 (Marzo-Aprile 2001)

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Eco di Maria
Regina della Pace
156


 

Marzo-aprile 2001



Messaggio del 25 gennaio 2001

"Cari figli, oggi vi invito a rinnovare la prehiera e il digiuno con ancora più entusiasmo, affinchè la preghiera diventi gioia per voi. Figlioli, chi prega non ha paura del futuro e chi digiuna non ha paura del male. Vi ripeto ancora una volta: solo con la preghiera e il digiuno anche le guerre si possono fermare, le guerre della vostra incredulità e della paura per il futuro. Sono con voi e vi insegno figlioli: in Dio è la vostra pace e la vostra speranza. Per questo avvicinatevi a Dio e mettetelo al primo posto nella vostra vita. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

In Dio, pace e speranza

Fondamento della nostra fede è la consapevolezza dell'amore di Dio per noi. Dio ama ciascuno di noi; ci ama di un amore umanamente incredibile, che passa attraverso la passione e la morte di Gesù Cristo. Credere nell'amore di Dio è la premessa indispensabile per la nostra risposta d'amore. Occorre credere che in Dio è la nostra pace, occorre riporre in Lui la nostra speranza; occorre avvicinarsi a Dio e metterlo al primo posto nella nostra vita. Questo è l'insegnamento di Maria, questo è il contenuto di ogni suo messaggio. Vivere la nostra fede è riconoscere la signoria dell'amore di Dio e rispondere a questo amore con un amore che coinvolge tutte le nostre facoltà e che annulla ogni distanza fra noi ed i nostri fratelli (Mc 12, 29-31). Ma come è possibile, nella concreta realtà, amare Dio con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra mente, con tutte le nostre forze ed amare gli altri come noi stessi ? Maria continua a ripeterci che la via è preghiera e digiuno. Pregare è riconoscere che Dio ci è vicino, è cogliere la sua presenza, è fidarsi di Lui, è aprirsi al suo amore, vivere in comunione con Lui. Non occorre altro che una disponibilità sincera; non è indispensabile sapere tante cose di Lui, basta sapere che ci ama e che è pronto ad accoglierci fra le sue braccia, basta desiderare con cuore umile e sincero questo divino abbraccio. Digiunare è vivere in sobrietà, eliminare ogni abuso, nel cibo come nel rapporto con gli altri; non è digiuno cibarsi di pane ed acqua e poi seminare discordia, operare divisioni, ledere i diritti altrui. Digiunare è eliminare ogni spreco, bandire ogni logica di potere, distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo, saper riconoscere la bellezza della vita e del creato al di fuori da ogni orgia consumistica. Digiunare è riporre in Dio i nostri bisogni. Egli che riveste di incomparabile bellezza i gigli del campo e che nutre gli uccelli del cielo non avrà cura di noi? (Mt 6, 25-30).
Maria ci invita a rinnovare la preghiera e il digiuno con ancora più entusiasmo; infatti preghiera e digiuno sono mezzi potenti di elevazione dello spirito, ali per sollevarsi verso Dio, e dunque devono essere vissuti con entusiasmo. La preghiera diventi gioia, torna a dirci Maria e ci assicura che chi prega non ha paura del futuro e chi digiuna non ha paura del male; è sempre più grande il numero delle persone che sperimentano nella loro vita la veridicità di queste parole e tutti noi siamo chiamati a farne esperienza ed a darne testimonianza. La vera gioia è frutto della comunione con Dio, come la paura è conseguenza della separazione da Lui; le vicende umane non possono né dare né distruggere questa gioia come non possono eliminare la paura del futuro o del male. Ed ancora Maria ribadisce che solo con la preghiera ed il digiuno anche le guerre si possono fermare, le guerre della nostra incredulità e della paura per il futuro. Non è chiaro il senso stretto di questa affermazione ma in senso lato ci sembra di poter dire che preghiera e digiuno possono evitare i danni enormi, anche cruenti, che la mancanza di fede può scatenare nel mondo. Prendere in seria considerazione questi ammonimenti di Maria significa cogliere tutti i suoi suggerimenti senza privilegiarne alcuni ed escluderne altri; quindi rinnovare la preghiera ed il digiuno ed eliminare ogni paura ed ogni incredulità. Sono con voi e vi insegno, figlioli: in Dio è la vostra pace e la vostra speranza. Cosa possiamo desiderare ancora?

Nuccio Quattrocchi

 

 

Messaggio del 25 febbraio 2001:

"Cari figli, questo è un tempo di grazia. Per questo pregate, pregate, pregate finchè non comprendete l'amore di Dio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

La preghiera rivela l'Amore

Il messaggio di questo mese colpisce anzitutto per la sua brevità; è certamente uno dei più concisi anche se non il più breve in assoluto. Il 25.10.91 il messaggio è stato: Cari figli, pregate, pregate, pregate e manca anche l'usuale ringraziamento per aver risposto alla sua chiamata; il 25.10.99 Maria ci ha detto: Cari figli, non dimenticate: questo è un tempo di grazia; per questo, pregate, pregate, pregate! Grazie per aver risposto alla mia chiamata. Questi due messaggi, insieme a quello di questo mese, sono i più brevi fra i cosiddetti messaggi del 25 del mese ed in ognuno di essi, nonostante la loro estrema brevità, per ben tre volte Maria ripete pregate, pregate, pregate! In questa esortazione, che sa più di supplica che di imperativo, è condensato tutto il suo amore di Madre e la ragione stessa della sua presenza a Medjugorje. Lei viene per riportare a Dio i suoi figli, per riannodare le fila di un rapporto che si è allentato, se non addirittura interrotto, e che è di importanza vitale per non precipitare nell'auto-distruzione. L'uomo è creato da Dio a sua immagine e somiglianza, è generato a figlio nel Figlio suo Cristo Gesù e non può prescindere nella sua vita da questa realtà. Ma non basta riconoscere genericamente l'esistenza di un dio creatore e neanche affermare di credere nell'esistenza del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe o del Dio rivelato da Gesù: anche satana riconosce l'esistenza di Dio! Occorre stabilire un rapporto reale, concreto, vitale con il nostro Dio; occorre dialogare, entrare in comunione con Lui, sentire la sua presenza, occorre in breve pregare, pregare, pregare. La preghiera è questo filo diretto che ci ricollega alla Vita, che ci consente di fare esperienza di Dio vivo e presente nella nostra esistenza, nel nostro ambiente, nel nostro tempo, qualunque sia la nostra estrazione sociale, qualunque sia la nostra collocazione nel mondo. La preghiera è il mezzo per attingere luce, speranza, saggezza, per conoscere il suo amore: pregate, pregate, pregate finché non comprendete l'amore di Dio per ognuno di voi. Occorre crescere nella nostra preghiera e nella nostra capacità di pregare; non è cosa facile né che si possa improvvisare; Maria lo sa bene e con materna pazienza ci richiama a questa necessità e ci incoraggia: questo è tempo di grazia, cioè è tempo propizio, tempo in cui Dio si fa trovare, tempo in cui si possono riannodare le fila tagliate, si può tornare nella casa del Padre, certi di essere attesi ed accolti con immenso, tenerissimo amore. Nella preghiera scopriremo - Maria lo garantisce - l'amore di Dio per ognuno di noi; amore non per tutti indistintamente ma per ciascuno di noi, personalmente e singolarmente. Non ti scoraggi il tuo peccato, non ti freni la tua miseria né la tua ricchezza, non ti sia di ostacolo la tua scienza né la tua insipienza; Dio ti ama così come sei; ancora prima che il mondo fosse Egli ti ha amato di un amore unico, indiviso, eterno. Credi nel suo amore e lo potrai sperimentare, conoscere, gustare e poi testimoniare e diffondere nel mondo; gratuitamente hai, gratuitamente dai. Pregare non è solo qualcosa da fare ma un modo di essere; è abbandonarsi a Dio: quante volte Maria ce lo ha ripetuto! E' cogliere e sperimentare in se stessi l'intimità di Gesù con il Padre: è annullare tutte le distanze che il nostro orgoglio, la nostra superbia, il nostro egoismo, in una parola sola il nostro peccato, ha posto fra noi e Dio. Pregare è lasciare crescere in noi l'immagine del Figlio depositata dallo Spirito già nel nostro battesimo, e quindi essere canali della grazia di Dio, testimoni autentici del suo amore, portatori di pace e di resurrezione in ogni situazione di conflitto e di morte. Questo è tempo di grazia; crediamo in questa affermazione, più volte ripetuta da Maria, cogliamone la portata in tutte le sue positive implicazioni per noi e per il mondo intero; entriamo nella preghiera nello stile suggerito da Maria, abbandoniamoci con umiltà ma con grande fede all'amore di Dio, facciamo ciascuno la nostra parte e la Chiesa scioglierà le vele verso la nuova era, come chiede il Santo Padre.

Nuccio Quattrocchi


La Porta Santa si chiude ma resta aperto il Cuore di Cristo

Alla fine di questo Grande Giubileo, che si è concluso con la chiusura della porta di San Pietro il 6 gennaio scorso, nasce spontaneo il desiderio di ripercorrerne a ritroso tutti gli eventi più significativi, quelli che ormai sono stampati nella nostra mente e nel nostro cuore e che gli hanno dato un'impronta singolare e originale.
La tentazione non ha risparmiato neppure il Santo Padre che poco prima di Natale, in un incontro con la Curia romana, ha voluto passare in rassegna i vari momenti del grande evento, sfogliandone come in un album i passaggi più significativi.

In effetti possiamo dire che quest'anno giubilare appena passato è stato sì un anno ricco di avvenimenti, ma ancor più ricco di significato che all'occhio di un osservatore attento non poteva certo sfuggire; merito della grazia che ci ha accompagnato, e merito anche di Giovanni Paolo II che ha saputo trasmettere attraverso ogni semplice gesto una profonda intensità di sentimenti e di fede.
Ricordiamoci, solo per fare alcuni esempi, dell'abbraccio al crocifisso in San Pietro il 12 marzo 2000; con questo gesto il Santo Padre non ha voluto solo evidenziare il carattere penitenziale del Giubileo, ma ha compiuto un gesto concreto di umiltà chiedendo perdono dei peccati commessi dagli uomini nella Chiesa lungo i secoli. Poi ancora il passaggio della Porta Santa in San Paolo Fuori le Mura insieme ai rappresentanti di altre confessioni per sottolineare il carattere ecumenico del Giubileo e lo sforzo intrapreso per portarlo a termine; il pellegrinaggio in Terra Santa, dove pellegrino con i pellegrini ha voluto ripercorrere la strada della salvezza ritornando sui luoghi del Salvatore e chiedendo per sé e per la Chiesa la grazia della conversione.

Un altro doveroso accenno va alla giornata mondiale della gioventù, che tanto ha toccato il cuore del Papa da farlo sentire giovane tra i giovani.
È lo stesso Pontefice ad ammetterlo: Se c'è un' immagine del Giubileo dell'anno 2000 che più di altre resterà viva nella memoria, è sicuramente quella della marea di giovani con i quali ho potuto stabilire una sorta di dialogo privilegiato, sul filo di una reciproca simpatia e di una intesa profonda. Il Giubileo dei Giovani ci ha come spiazzati consegnandoci un messaggio di un anelito profondo verso quei valori autentici che hanno in Cristo la loro pienezza.

Il Giubileo, che durante tutto il suo svolgersi ha attraversato mondi ampi e diversi proponendo ai fedeli temi alti sia di natura spirituale che di natura sociale, anche se vede la sua chiusura formale il 6 gennaio, nella sostanza non è concluso, anzi, potremmo quasi dire che è al suo inizio, perché adesso più che mai è il tempo di raccogliere la messe abbondante che durante tutto quest'anno è stata seminata.
Con la lettera apostolica Novo millennio ineunte, infatti, il Papa lancia un forte incoraggiamento a progettare il futuro e propone alcune linee di riflessione che possano aiutare tutta la comunità cristiana a ripartire con rinnovato slancio dopo l'impegno giubilare; a prendere cioè il largo per una pesca che sarà abbondante come al tempo di Simone purché si confidi nel fatto che Gesù Cristo è lo stesso, ieri, oggi e sempre! Per questo occorre ripartire da Cristo, ripartire da Lui innanzitutto nell'impegno quotidiano della santità, ponendoci in atteggiamento di preghiera e in ascolto della sua parola.
All'inizio del mio pontificato, e poi ancora tante volte ho gridato ai figli della Chiesa e al mondo:"Aprite, spalancate le porte a Cristo". Desidero gridarlo ancora, al termine di questo Giubileo, all'inizio del nuovo millennio.

Questo messaggio che riecheggiava tuonante in tutta Piazza San Pietro all'inizio del suo pontificato, trova ancora oggi la sua attualità; la voce non è più ferma e decisa come una volta, ma il messaggio è chiaro: è Gesù Cristo il fine ultimo di ogni cristiano e non c'è speranza di trovare altrove la salvezza se non nella fede in Lui.

Agnese Rubino

 

 

Una Quaresima all'insegna della Carità

"La carità non tiene conto del male ricevuto" (1 Cor 13,5). E' questo il tema centrale del messaggio che il Santo Padre ha dato ai suoi figli per accompagnare il cammino quaresimale. Agli uomini e alle donne di oggi Cristo rivolge l'invito a "salire a Gerusalemme", annuncia il Pontefice. Lo rivolge con forza particolare in Quaresima, tempo favorevole per convertirsi e ritrovare la piena comunione con Lui, partecipando intimamente al mistero della sua morte e risurrezione. Questo invito risulta particolarmente difficile per tutti quei cristiani che di fronte alla prospettiva della croce assumono un atteggiamento di sorda resistenza ed a volte anche di aperta ribellione. Sono coloro che non sostengono la propria fede con il bastone della preghiera e vivono la Celebrazione eucaristica domenicale soltanto un dovere da assolvere.
Ma come accogliere l'invito alla conversione che Gesù ci rivolge anche in questa Quaresima? Come realizzare un serio cambiamento di vita? domanda il Papa. Innanzitutto aprendo il cuore ai toccanti messaggi della liturgia. Il periodo che prepara alla Pasqua rappresenta un provvidenziale dono del Signore ed una preziosa possibilità per avvicinarsi a Lui, rientrando in se stessi e mettendosi in ascolto dei suoi interiori suggerimenti. Ma non basta... Non basta a quei battezzati che non avvertono l'urgenza di confrontarsi con la verità del Vangelo. Essi tentano di svuotare e rendere innocue, perché non turbino il loro modo di vivere, parole come: "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano" (Lc 6, 27). Tali parole, se prese sul serio, obbligano ad una radicale conversione. Invece, quando si è offesi e feriti, si è tentati di cedere ai meccanismi psicologici dell'autocompassione e della rivalsa, ignorando l'invito di Gesù ad amare il proprio nemico.

Ma, ci insegna Giovanni Paolo II - confidando nell'amore misericordioso di Dio che non tiene conto del male in vista del pentimento, sappiamo anche di poter continuamente riprendere fiduciosi il cammino. L'amore di Dio trova la sua espressione più alta proprio quando l'uomo, peccatore e ingrato, viene riammesso alla piena comunione con Lui. Quanto ricche di salutari insegnamenti risuonano le parole del Signore: "Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti" (Mt 5, 44-45)! Amare chi ci ha offesi disarma l'avversario e può trasformare in un luogo di solidale cooperazione anche un campo di battaglia.

Riconciliarsi può già apparire problematico quando all'origine c'è una propria colpa. Se poi la colpa è dell'altro, riconciliarsi può essere visto addirittura come irragionevole umiliazione. Per fare un simile passo è necessario un cammino di interiore conversione; occorre il coraggio dell'umile obbedienza al comando di Gesù. La sua parola non lascia dubbi: non solo chi provoca l'inimicizia, ma anche chi la subisce deve cercare la riconciliazione (cfr Mt 5, 23-24). Il cristiano deve fare la pace anche quando si sente vittima di chi l'ha ingiustamente offeso e percosso. Il Signore stesso ha agito così. Egli attende che il discepolo lo segua, cooperando in tal modo alla redenzione del fratello.
"La carità non tiene conto del male ricevuto" (1 Cor 13,5). S Paolo ricorda che il perdono è una delle forme più elevate dell'esercizio della carità. Il periodo quaresimale rappresenta un tempo propizio per meglio approfondire la portata di questa verità. Non è facile. S. Giovanni Crisostomo, commentando l'insegnamento del Signore sul cammino verso Gerusalemme, ricorda infatti che Cristo non lascia i discepoli ignari delle lotte e dei sacrifici che li attendono. Egli sottolinea che rinunciare al proprio 'io' è difficile, ma non impossibile quando si può contare sull'aiuto di Dio a noi concesso "mediante la comunione con la persona di Cristo".

Red.

 

 

La pace si genera nel dialogo

"Ci doni il Signore la sua pace, la pace non frutto di compromessi umani, ma sorprendente effetto del suo sguardo benevolo su di noi. Ecco la pace che invochiamo quest'oggi, celebrando la 34 Giornata Mondiale della Pace". Saluta così il Papa l'umanità nel primo giorno del nuovo Millennio, il 1 gennaio, Solennità di Maria Madre di Dio. E' una pace quella invocata che oggi trova terreni difficili che la accolgano; terreni resi aridi dall'ateismo imperante, ingombrati dai sassi delle nostre ragioni e delle giustizie umane, soffocati dai rovi di abitudini edoniste ed egoiste. Eppure è doveroso piantare nuovamente questo seme affinché germogli un nuovo virgulto che porti pace, armonia e riconciliazione a tutti i cuori che lo desiderano.
Per sottolineare questa urgenza Giovanni Paolo II ha dichiarato il 2001 "Anno internazionale del dialogo fra le civiltà": Rinnovo oggi, in questa suggestiva cornice liturgica, ad ogni persona di buona volontà l'invito accorato a percorrere con fiducia e tenacia la via privilegiata del dialogo. Solo così le ricchezze specifiche, che caratterizzano la storia e la vita degli uomini e dei popoli, non andranno disperse, ma, al contrario, potranno concorrere a costruire un'era nuova di fraterna solidarietà.

Nel Messaggio scritto per accompagnare questa giornata (dal titolo: "Dialogo tra le culture per una civiltà dell'amore e della pace"), il Papa indica con estrema chiarezza e con vigore le strade da percorrere perché i rapporti tra gli uomini siano sempre più ispirati all'ideale di una fraternità veramente universale. Senza la condivisione di questo ideale, la pace non potrà essere assicurata in modo stabile, afferma all'inizio del suo scritto, consapevole che l'umanità comincia questo nuovo tratto della sua storia con ferite ancora aperte, provata in molte regioni da conflitti aspri e sanguinosi, frutto dei difficili rapporti tra uomini di differenti culture e civiltà, abitanti negli stessi territori. Ciascuna persona è segnata dalla cultura che respira attraverso la famiglia, i percorsi educativi e le più diverse influenze ambientali del territorio in cui vive... L'accoglienza della propria cultura come elemento strutturante della personalità è fondamentale... L'amor di patria è, per questo, un valore da coltivare, ma senza ristrettezze di spirito, amando insieme l'intera famiglia umana ed evitando quelle manifestazioni patologiche che si verificano quando il senso di appartenenza assume toni di autoesaltazione e di esclusione della diversità, sviluppandosi in forme nazionalistiche, razzistiche e xenofobe.

Parole incisive per la coscienza di tutti noi che sempre più frequentemente entriamo in contatto con persone provenienti da altri paesi. L'invito chiaro è a non trasformare il senso di appartenenza culturale in chiusura; a tal scopo occorre approfondire serenamente la conoscenza, non condizionata da pregiudizi negativi, delle altre culture. Ciò contribuisce anche a non uniformare la variegata umanità in un unico modello culturale, che sovrasta gli altri: i modelli culturali dell'Occidente appaiono attraenti, ma rivelano, purtroppo, un progressivo impoverimento umanistico, spirituale e morale. La cultura che li genera è segnata dalla drammatica pretesa di voler realizzare il bene dell'uomo facendo a meno di Dio, Bene sommo. Ma una cultura che rifiuta di riferirsi a Dio perde la propria anima e si disorienta divenendo cultura di morte! E' allora importante assumere come modello Dio uno e trino (cfr Gv 17,11.21), che non è mai appiattimento nell'uniformità o forzata assimilazione; è piuttosto espressione del convergere di una multiforme varietà, e diventa perciò segno di ricchezza.
Dunque si rende urgente il dialogo che: porta a riconoscere la ricchezza della diversità e dispone gli animi alla reciproca accettazione. E' da ricordare, a tal proposito, il principio secondo cui gli immigrati vanno sempre trattati con il rispetto dovuto alla dignità di ciascuna persona.
Cogliamo con responsabilità questo invito al dialogo promosso dal Capo della Chiesa, pur nella consapevolezza che il dialogo è difficile, perché su di esso pesa l'ipoteca di tragiche eredità di guerre, conflitti, violenze e odi, che la memoria continua ad alimentare. Per superare le barriere dell'incomunicabilità, la strada da percorrere è quella del perdono e della riconciliazione: ...nella visione cristiana questa è l'unica via per raggiungere la meta della pace! E in n questo tempo quaresimale teniamo lo sguardo fisso sul Crocifisso, che ci rammenta la preghiera di Gesù al Padre poco prima di morire: "Padre perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,34). Egli ci insegnerà come si fa a perdonare.

Stefania Consoli

 

 

 

"Novo Millennio ineunte": Andiamo avanti con speranza!

Al termine dell'anno giubilare, Giovanni Paolo II ha pubblicato la lettera apostolica Novo millennio ineunte (All'inizio del nuovo millennio) con la quale traccia un bilancio del Grande Giubileo e offre alla Chiesa le linee per affrontare le sfide del terzo millennio: specialmente quella della nuova evangelizzazione. Il Papa individua nella riscoperta e nel rinnovato incontro con Cristo la vera eredità di questo Giubileo e invita la Chiesa a recuperare un nuovo slancio per il suo impegno spirituale e pastorale, facendo tesoro della grazia ricevuta in quest'anno giubilare, traducendola in concrete linee operative. Si tratta di un documento incoraggiante, bello, rivolto a tutti i figli della Chiesa - all'episcopato, al clero e ai fedeli - che merita di essere letto integralmente (non è lungo). Un testo che non può non suscitare l'approvazione e la gratitudine di tutti per la larghezza e la concretezza con cui delinea gli orientamenti futuri.
Con soddisfazione constatiamo che molte delle tematiche toccate dal Papa sono anche quelle che da tempo Eco porta avanti e che anche in futuro ci impegneranno.

Pubblichiamo alcuni stralci del documento che si distingue in quattro punti principali:

I ) L'incontro con Cristo eredità del Grande Giubileo

Quest'anno giubilare è stato fortemente caratterizzato dalla richiesta di perdono. Questa "purificazione della memoria" ha rafforzato i nostri passi nel cammino verso il futuro, rendendoci insieme più umili e vigili nella nostra adesione al Vangelo. Molto ci attende, e dobbiamo per questo porre mano a un'efficace programmazione pastorale post-giubilare. EÇ tuttavia importante che quanto ci proporremo, con l'aiuto di Dio, sia profondamente radicato nella contemplazione e nella preghiera. Il nostro è tempo di continuo movimento che giunge fino all'agitazione, col facile rischio del "fare per fare". Dobbiamo resistere a questa tentazione, cercando di "essere" prima che di "fare".

II) Un volto da contemplare

Gli uomini del nostro tempo, magari non sempre consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di "parlare" di Cristo, ma in certo senso di farlo loro "vedere". La nostra testimonianza sarebbe insopportabilmente povera, se noi per primi non fossimo contemplatori del suo volto. E la contemplazione del volto di Cristo non può che ispirarsi a quanto di Lui ci dice la sacra Scrittura al punto che san Girolamo sentenzia con vigore: "L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo stesso".

III) Ripartire da Cristo

Di fronte alle sfide e ai problemi della società ci interroghiamo con fiducioso ottimismo consapevoli che non esiste una formula magica. No, non una formula magica ci salverà, ma una Persona, e la certezza che essa infonde: "Io sono con voi!". Non si tratta allora di inventare un "nuovo programma". Il programma c'è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra in, ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste. Questo programma di sempre è il nostro per il terzo millennio. E' necessario tuttavia che esso si traduca in orientamenti pastorali adatti alle condizioni di ciascuna comunità. E' nelle Chiese locali che si possono stabilire quei tratti programmatici concreti - obiettivi e metodi di lavoro, ricerca dei mezzi necessari - che consentono all'annuncio di Cristo di raggiungere le persone, plasmare le comunità, incidere in profondità mediante la testimonianza dei valori evangelici nella società e nella cultura E' dunque un'entusiasmante opera di ripresa pastorale che ci attende. Un'opera che ci coinvolge tutti. Desidero tuttavia additare alcune priorità pastorali:

a) La santità. Se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l'inserimento in Cristo e l'inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre e di una spiritualità superficiale. Le vie della santità sono molteplici, e adatte alla vocazione di ciascuno.

b) La preghiera. La preghiera non va data per scontata. EÇ necessario imparare a pregare. E non è forse un "segno dei tempi" che si registri oggi, nel mondo, nonostante gli ampi processi di secolarizzazione, una diffusa esigenza di spiritualità, che in gran parte si esprime proprio in un rinnovato bisogno di preghiera? Occorre allora che l'educazione alla preghiera diventi in qualche modo un punto qualificante di ogni programma pastorale.

c) L'Eucaristia domenicale. Nel secolo XX, specie dal Concilio in poi, molto è cresciuta la comunità cristiana nel modo di celebrare i Sacramenti e soprattutto l'Eucaristia. Occorre insistere in questa direzione, dando particolare rilievo all'Eucaristia domenicale e alla stessa domenica sentita come giorno del Signore.Vorrei pertanto insistere, nel solco della Dies Domini, perché la partecipazione all'Eucaristia sia veramente, per ogni battezzato, il cuore della domenica: un impegno irrinunciabile, da vivere non solo per assolvere a un precetto, ma come bisogno di una vita cristiana veramente consapevole e coerente.

d) Il Sacramento della riconciliazione. E' necessario che i Pastori si armino di maggior fiducia, creatività e perseveranza nel presentare e valorizzare questo Sacramento. I doni del Signore - e i Sacramenti sono tra i più preziosi - vengono da Colui che ben conosce il cuore dell'uomo ed è il Signore della storia.

e) Il primato della grazia. C'è una tentazione che sempre insidia ogni cammino spirituale e la stessa azione pastorale: quella di pensare che i risultati dipendano dalla nostra capacità di fare e di programmare. Certo, Iddio ci chiede una reale collaborazione alla sua grazia, e dunque ci invita a investire, nel nostro servizio alla causa del Regno, tutte le nostre risorse di intelligenza e di operatività. Ma guai a dimenticare che "senza Cristo non possiamo fare nulla".

f) Ascolto della Parola. Non c'è dubbio che questo primato della santità e della preghiera non è concepibile che  a partire da un rinnovato ascolto della Parola di Dio.

g) Annuncio della Parola. Nutrirci della Parola per essere "servi della Parola" nell'impegno dell'evangelizzazione: questa è sicuramente una priorità per la Chiesa all'inizio del nuovo millennio. Dobbiamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale esclamava: "Guai a me se non predicassi il Vangelo" (1Cor 9,16). Questa passione non mancherà di suscitare nella Chiesa una nuova missionarietà, che non potrà essere demandata a una porzione di "specialisti" ma dovrà coinvolgere le responsabilità di tutti i membri del Popolo di Dio.

 

IV) Testimoni dell'amore

Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere alle attese del mondo. Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comunione. Non ci facciamo illusioni: senza questo cammino spirituale, a ben poco servirebbero gli strumenti esteriori della comunione. Diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione  e di crescita.
L'unità della Chiesa non è uniformità, ma integrazione organica delle legittime diversità.

Un'attenzione speciale, poi, deve essere assicurata alla pastorale della famiglia, tanto più necessaria in un momento storico come il presente, che sta registrando una crisi diffusa e radicale di questa fondamentale istituzione.
E che dire poi dell'urgenza di promuovere la comunione nel delicato ambito dell'impegno ecumenico? La preghiera di Gesù nel Cenacolo - 'come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola' (Gv 17,21) è insieme rivelazione e invocazione. La preghiera di Cristo ci ricorda che questo dono ha bisogno di essere accolto e sviluppato in maniera sempre più profonda. L'invocazione "ut unum sint" è, insieme, imperativo che ci obbliga, forza che ci sostiene, salutare rimprovero per le nostre pigrizie e ristrettezze di cuore. EÇ sulla preghiera di Gesù, non sulle nostre capacità, che poggia la fiducia di poter raggiungere anche nella storia, la comunione piena e visibile di tutti i cristiani.
Infine occorre ribadire l'opzione preferenziale per i poveri: è l'ora di una nuova "fantasia della carità". Dobbiamo fare in modo che i poveri si sentano, in ogni comunità cristiana, come a casa loro".
E come poi tenerci in disparte di fronte alle prospettive di un dissesto ecologico, che rende inospitali e nemiche dell'uomo vaste aree del pianeta? Tante sono le urgenze alle quali l'animo cristiano non può restare insensibile. Andiamo avanti con speranza! Il simbolo della Porta santa si chiude alle nostre spalle, ma per lasciare più spalancata che mai la porta viva che è Cristo.

Mirco Trabuio

 

 

* UCRAINA - Si fa sempre più plausibile la possibilità che il Papa si rechi la prossima estate in Ucraina (dal 23 al 26 giugno). Dopo Georgia e Romania sarebbe il terzo Paese a maggioranza ortodossa ad essere visitato da Giovanni Paolo II. Le autorità civili desiderano ardentemente questa visita, ma non sarà facile superare le diffidenze della Chiesa Ortodossa divisa al suo interno in tre blocchi (uno fedele al patriarcato di Mosca e due autonomi).
Infatti, in una lettera nata da un incontro del Sinodo ortodosso ucraino a Kiev, il metropolita Vladimir chiede al pontefice di Roma di rimandare il suo viaggio che, a suo dire, "non è stato avvisato ufficialmente alla Chiesa Ortododossa Ucraina". A questa ragione si aggiunge il problema di "una mancanza di regolarizzazione dei rapporti tra greco-cattolici e ortodossi nell'Ucraina occidentale e la sussistenza di situazioni di scisma ecclesiastici in Ucraina". Nella lettera si sottolinea infatti che gli eventuali incontri tra il Papa e i leader scismatici saranno considerati "pesanti ingerenze negli affari interni che potranno provocare gravi conseguenze nelle relazioni tra la Chiesa Romano-cattolica e gli ortodossi". Tra queste il rischio di una "cessazione di tutte le relazioni tra le nostre Chiese, e in questo modo la conclusione dell'epoca del Concilio Vaticano II nelle relazioni cattolico-ortodosse. Noi preghiamo il Signore, affinché ciò non avvenga", si dice nella lettera firmata da 42 vescovi della Chiesa Ortodossa Ucraina.
Da parte nostra è opportuno accompagnare il Papa con le nostre preghiere, perché ispirato dallo Spirito Santo ascolti la voce di Dio e non quella degli uomini.

* TAIWAN - R.D. Cina - Chen Shui-bian, presidente della Repubblica di Cina (Taiwan), ha rinnovato l'invito a Giovanni Paolo II a visitare l'isola. Chen ha espresso la speranza che le relazioni fra Repubblica di Cina e Vaticano si rafforzino specialmente nel campo della difesa di diritti umani e libertà religiosa. Ha poi rinnovato l'invito al Papa, già rivolto nel luglio dello scorso anno, pochi mesi dopo la sua elezione a presidente di Taiwan (marzo 2000).
Il governo e la popolazione dell'isola, ha detto Chen, considerano molto preziosi i rapporti con la Santa Sede, aggiungendo che "il Papa è il benvenuto qui per annunciare il Vangelo" - riporta l'agenzia Fides. Chen ha inoltre espresso profonda gratitudine verso la Chiesa cattolica per il contributo alla società di Taiwan nell'educazione, sanità, carità.

* VIETNAM - Appello per la libertà religiosa. Il regime risponde: è sovversione. Quattro leaders delle religioni presenti in Vietnam hanno fatto appello al governo per chiedere il riconoscimento dei diritti umani sanciti dall'ONU, l'assoluta libertà religiosa, la restituzione delle proprietà confiscate, la fine dell'ingerenza del partito in affari interni alle religioni.
In risposta sono stati accusati dal Segretario generale del Partito Comunista di essere forze ostili che tentano di sovvertire l'ordine costituito e sgretolare il regime socialista. La realtà è che "dopo la conquista del Vietnam del Sud, il 30 aprile 1975 - scrivono i leader - il partito Comunista ha imposto un regime disumano sulle religioni". Nonostante questa politica crudele, continua la dichiarazione, "le religioni non hanno cessato di resistere in modo pacifico e non violento per esigere il diritto alla libertà religiosa e sono determinate a lottare finché non si otterrà una reale libertà religiosa, come accade nella maggioranza dei paesi civilizzati del mondo". Intanto la repressione religiosa continua.

* CUBA - Proibito portare oggetti religiosi a scuola - segnala Fides. Le scuole primarie della capitale cubana hanno vietato la presenza in classe agli alunni che portino oggetti religiosi: crocifissi, immaginette, medaglie, scapolari... I genitori dei ragazzi hanno protestato recandosi al ministero dell'Educazione per impugnare la norma. Secondo il dicastero, il provvedimento è stato adottato perché le espressioni religiose "non ostacolino" il lavoro politico-ideologico svolto con gli alunni.

* COREA - Il Grande Giubileo della Chiesa di Corea è avvenuto all'insegna della riconciliazione. In effetti, lungo il 2000 si sono avuti incontri fra i presidenti del Nord e del Sud, una visita di una delegazione vaticana, incontri per la riunificazione delle famiglie. Quello che tutto il mondo applaude come uno dei segni della pace, si può dire che è stato uno dei frutti del Giubileo.
Mentre Seul si difendeva dagli attacchi e dalle minacce anche nucleari che venivano dal Nord, la Chiesa ha avuto per prima il coraggio di parlare di "riconciliazione e unità". La forza per questo le veniva dalla celebrazione dell'84, quando nel Sud si è festeggiato - con la visita del Papa - i 200 anni dell'evangelizzazione. Da allora, la Chiesa di Corea si è trasformata: da chiesa che riceveva aiuti dall'estero è divenuta una chiesa che dà aiuto. Questi aiuti, materiali e spirituali, sono andati soprattutto ai fratelli e le sorelle del Nord.
Nel marzo 2000, ogni diocesi del sud si è preso il compito di avere una relazione speciale con province o città del nord, concentrandosi nella preghiera e nella ricerca e distribuzione di aiuti. Ma l'uomo non vive di solo pane. Per questo le diocesi hanno anche lanciato campagne di preghiera a sostegno dell'evangelizzazione del Nord. Da alcuni anni a Seul è stata aperta una Scuola per la Riconciliazione. L'anno del Giubileo ha visto 1200 iscritti. La prima lezione che si impara in questa scuola è che per riconciliarsi occorre perdonare e chiedere perdono. (Fides 8/01/2001)

 

 

"Lasciate che i bambini vengano a me"

E' l'imperativo lanciato da Gesù ai discepoli che tentavano di proteggerlo dal contatto con dei bambin, per timore che questi potessero disturbarlo (Lc 18,16). Un invito che sottolinea con evidenza l'amore di predilezione che Cristo aveve per i piccoli dell'uomo. In essi Egli vedeva la freschezza di un'innocenza ancora integra, preservata dalla mentalità "dei grandi", spesso aggredita dal peccato e corrosa dalle sue conseguenze.
La spontaneità che li caratterizza spinge i bambini ad essere sinceri e leali, soprattutto nei rapporti tra loro. Qui essi esprimono l'amore puro, disinteressato, privo di egoismo: vivono, in sostanza la Carità. Inoltre, profondamente consapevoli della propria debolezza, non cercano di realizzare opere maggiori delle loro forze e così, con fiducia, si affidano agli adulti per raggiungere i propri obbiettivi: vivono quindi la Fede. E poi non smettono di sognare i bambini. La fantasia, il gioco li spinge a desiderare di avere sempre qualcosa in più per arricchire i propri divertimenti. Non sempre vengono accontentati, ma loro non spengono mai la Speranza. Ecco allora che le tre virtù principali, fede, speranza e amore, cardini della nostra vita spirituale, sono presenti nei bambini in modo naturale. Gesù lo sapeva, per questo ci ha esortato a fare come loro, a ricuperare cioè quel mondo che abbiamo lasciato nell'infanzia che ma che in fondo, se guardiamo bene dentro noi stessi, vive dimenticato in qualche angolo in attesa di essere rivissuto.
Ma oggi, purtroppo, assistiamo con orrore ad uno stravolgimento di queste leggi naturali. I bambini sono sempre più vittime di un veleno micidiale capace di distruggere tutto ciò che è puro e delicato. E' il veleno dell'egoismo e della soppraffazione che si insinua in queste piccole creature e le deruba di quel mondo dei quali esse sono i proprietari indiscussi. Così, tra tante drammatiche situazioni, note o celate (lavoro minorile, abusi sessuali, sfruttamento, abbandono...) poniamo in evidenza una realtà che rivela come l'inestinguibile sete di potere, annidata nel cuore umano, usi come strumento di odio e di morte questi piccoli che invece avrebbero voglia di giocare e di essere amati.

E' il caso dei bambini-soldato, più di 300.000 fanciulli sotto i 18 anni (ma la metà va dai 5 ai 15 anni!), coinvolti nelle decine di conflitti che insanguinano il mondo. Questa piaga affonda le radici in realtà che vivono ormai da decenni in mezzo alle violenze, che hanno distrutto le regole elementari della civile convivenza: Sierra Leone, Sri Lanka, Afghanistan, Cambogia, Birmania, Colombia, Uganda, Angola, Sudan, Burundi, Congo e poi: Palestina, Perù, Cecenia, Kurdistan... Una lunga lista di paesi dove non si ha diritto alla propria fanciullezza.
I metodi di reclutamento sono uguali ovunque: orfani di genitori, per lo più uccisi da coloro che costringono poi i ragazzi alle armi o adolescenti rapiti alle famiglie, condotti in campi militari, indottrinati e, imbottiti di droghe, inviati in guerra. Di fronte all'impotenza delle organizzazioni internazionali si assiste tuttavia alla mobilitazione della coscienza civile. Sorgono infatti diverse iniziative di laici e religiosi che si impegnano a "riscattare" le giovani vittime di questa logica di guerra e a provvedere ad un progetto di rieducazione per il reinserimento dei bambini-guerrieri.
Infine ci siamo riusciti ad allontanare i bambini da Gesù, da colui che è amore, pace, riconciliazione... Ma il Maestro non si scoraggia, e anche oggi continua a ripeterci: "Lasciate che i bambini vengano a me... di essi è il Regno dei Cieli". Smettiamo quindi di trasformare i bambini in odiosi adulti e impariamo noi ad essere di nuovo bambini.

Stefania Consoli

 

 

Un costante richiamo all'Amore che salva

Il fuoco eterno dell'Amore Trinitario si riversa oggi con commovente sovrabbondanza sul mondo attraverso il Cuore Immacolato della Regina della Pace.

Il Dio "ricco di misericordia" già all'inizio della storia della salvezza nel rivelare a Mosè sul Sinai il proprio Nome aveva proclamato la misericordia principale attributo del mistero divino: "YHWH, YHWH, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà" (Es. 33,18-19 ). In Gesù Cristo poi si è rivelato pienamente nella sua più intima essenza: "Dio è Amore" (1,Gv.4,8): "eterno scambio di amore: Padre; Figlio e Spirito Santo" (CCC. 221). In questo tempo, in cui spirali di tenebra sembrano avvolgere la città degli uomini, Egli manda tra noi la Regina della Pace unicamente per amore, a manifestare al mondo la gloria del suo amore misericordioso, attraverso l'indicibile tenerezza del cuore di una Madre: "Cari figli, questi tempi sono tempi particolari, per questo sono con voi, per amarvi e proteggervi, per proteggere i vostri cuori da Satana e per avvicinarvi tutti, sempre più, al Cuore del mio Figlio Gesù"(Mess. 25.09.1993); "Dio, per amore dell'uomo, mi mandò in mezzo a voi, per mostrarvi la via della salvezza, la via dell'amore" (Mess. 25.04.1995), e più oltre ripete: "Per questo io sono con voi, per insegnarvi ed avvicinarvi all'amore di Dio" (Mess. 25.05.1999).
La Madonna sollecita una profonda decisione esistenziale, che nasca dalla libertà dei figli di Dio, di offrirgli gioiosamente i nostri poveri cuori, impietriti e offuscati da pesanti storie di peccato e da innumerevoli ferite, per riplasmarli totalmente alla fiamma d'amore divino del suo Cuore Immacolato: "Figlioli voi cercate la pace e pregate in diversi modi, ma non avete ancora dato i vostri cuori a Dio affinché li riempia con il suo amore" (Mess. 25.05.1999). Solo così le profondità malate della nostra anima potranno essere risanate alla radice e noi potremo essere restituiti alla pienezza della vita, della pace e della vera gioia, che si irradiano incessantemente dal Cuore di Cristo, unico Salvatore: "Perciò vi invito tutti ad aprire i vostri cuori all'amore di Dio, che è tanto grande e aperto per ognuno di voi" (Mess. 25.04.1995); "Voi sapete che io vi amo e che ardo d'amore per voi. Perciò cari figli decidete anche voi per l'amore, per poter ardere e conoscere ogni giorno l'amore di Dio. Cari figli decidetevi per l'amore affinché l'amore prenda il sopravvento in tutti voi. Non però l'amore umano, ma l'amore divino" (Mess. 25.11.1986).

Maria ci mostra la via concreta per arrivare alla vera apertura del cuore, per accogliere pienamente il fiume d'amore che il Padre in questo tempo ci vuole donare "senza misura": aprirci totalmente alla grazia della sua presenza, trasformando in vita con semplicità e amore di figli i suoi messaggi, così da rendere pienamente viva e operante nei nostri cuori la Parola infuocata di verità divina del Vangelo. Maria ci assicura che ciò si può ottenere attraverso la preghiera profonda del cuore e l'abbandono incondizionato in Dio: "Pregate, perché nella preghiera ognuno di voi potrà raggiungere l'amore completo" (Mess. 25.10.1987); "Figlioli, pregate e attraverso la preghiera scoprirete l'amore" (Mess. 25.04.1995); "Dio non vuole che siate tiepidi e indecisi, ma che siate completamente abbandonati a Lui" (Mess. 25.11.1986); "Abbandonatevi a Dio, perché Egli possa guarirvi, consolarvi e perdonarvi tutto ciò che in voi è di impedimento sulla strada dell'amore" (Mess. 25.06.1988).
Lei desidera che, con il cuore pieno tenerezza di veri figli del Padre celeste, in cui lo Spirito incessantemente grida "Abbà", accogliamo pienamente l'amore di Dio che si esprime su tutti i livelli della nostra vita. In questo modo realizziamo con spirito rinnovato il grande comandamento dell'antico Popolo dell'Alleanza, che "amiamo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta le forze" (Dt.6,4 -7), aprendoci, con tutti i sensi dell'anima, all'Amore del Padre, che ci viene mirabilmente donato attraverso il mistero della Creazione: "Cari figli! Oggi vi invito tutti risvegliare i vostri cuori all'amore. Osservate la natura e vedete come essa si sta risvegliando: questo vi aiuterà ad aprire i vostri cuori all'amore di Dio Creatore" (Mess. 25.04.1993), "Figlioli, rallegratevi in Dio Creatore, perché ci ha creati in maniera così meravigliosa" (Mess.25.08.1988), "Perché la vostra vita sia un gioioso ringraziamento che scorre dal vostro cuore come un fiume di gioia" (ibid.)

La Madonna ci invita a fidarci totalmente di Dio, sradicando dal cuore ogni traccia di egocentrismo spirituale, che isterilisce irrimediabilmente la Sua opera in noi, ammonendoci che la sovrabbondanza d'amore misericordioso che ci viene donata in questo tempo ci appartiene nella misura in cui la riversiamo incessantemente sui fratelli, per generare in loro luce di vita e di comunione nuova: "Cari figli, oggi vi invito affinché ciascuno cominci di nuovo ad amare prima Dio. e dopo i fratelli e le sorelle che vi sono vicini" (Mess. 25.10.1995); "Non dimenticate che la vostra vita non è vostra, ma un dono con il quale dovete dare gioia agli altri e guidarli verso la vita eterna" (Mess. 25.12.1992)

Giuseppe Ferraro

(fine prima parte - per ECO 156)

 

La Regina della Pace chiama i suo "cari figli", vera "stirpe della Donna" (Gen 3,15), che Dio ha scelto e chiamato "nel suo grande piano di salvezza per l'umanità" (Mess. 25.01.1987), a rendere presente la fiamma d'amore del suo Cuore Immacolato in ogni parte del mondo, divenendo quasi un prolungamento della Sua speciale presenza di grazia tra gli uomini: "Vi invito a vivere con amore i messaggi che vi do e a trasmetterli in tutto il mondo così che un fiume d'amore scorra tra la gente piena di odio e senza pace" (Mess. 25.02.1995); "Tramite voi desidero rinnovare il mondo. Comprendete, figlioli che oggi voi siete il sale della terra e la luce del mondo" (Mess. 25.10.1996).
Come a Lourdes e a Fatima per alcuni prescelti, così a Medjugorje per moltitudini di chiamati, a chi è stata donata una speciale esperienza del mistero infuocato dell'amore trinitario, attraverso l'incontro vivo e personale con il "roveto ardente" del Cuore Immacolato, è affidato anche un preciso mandato spirituale: essere testimone e portatore dell'Amore misericordioso del Padre fin nelle profondità più oscure e ferite degli uomini, perché ogni "terra devastata sia chiamata Suo compiacimento"(Is. 62,4), ogni realtà sia pienamente redenta e risplenda del fulgore pasquale dei cieli nuovi e della terra nuova: "Vi invito a diventare apostoli dell'Amore e della bontà. In questo mondo senza pace testimoniate Dio e l'Amore di Dio" (Mess.25.10.1993); "Vi invito figlioli a diventare pace dove non c'è pace e luce dove c'è tenebra, perché ogni cuore accetti la luce e la via della salvezza" (Mess. 25.02.1995).
Affinché si compia questo fondamentale disegno di grazia, all'aurora "di un nuovo tempo" (Mess.25.01.1993), segnato dal trionfo annunciato del suo Cuore Immacolato, Maria ci chiama a testimoniare tra i fratelli una qualità d'amore assai diversa da quella comunemente intesa dal mondo. Non è l'amore umano, è l'Amore di Dio. E' quello che si è pienamente rivelato nel Mistero pasquale di Cristo attraverso lo scandalo della Croce, è il frutto di quella "sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria" (1Cor. 2,6). è l'amore che si glorifica pienamente nell'Agnello Immolato che illumina la nuova creazione (cfr. Ap. 21, 22-23): la Regina della Pace ci chiama innanzitutto all'amore sacrificato. "Cari figli, oggi vi invito all'amore, che è gradito e caro a Dio. Figlioli, l'amore accetta tutto, tutto ciò che è duro e amaro, a motivo di Gesù che è amore. Perciò, cari figli, pregate Dio che venga in vostro aiuto: ma non secondo i vostri desideri, ma secondo il suo amore!" (Mess.25.06.1988). "Riconciliatevi gli uni con gli altri e offrite la vostra vita per far regnare la pace su tutta la terra" (Mess. 25.12.1990). Questa è la via regale delle Beatitudini evangeliche, tracciata da Cristo a tutte le generazioni dei redenti, che Maria, serva docile della Parola, con la sua speciale presenza di grazia vuole rendere viva e luminosa in questo tempo nel cuore dei suoi figli: "Desidero che amiate tutti buoni e cattivi, con il mio amore. Solo così l'amore prenderà il sopravvento nel mondo" (Mess. 25.05.1988); "Desidero avvicinarvi sempre più a Gesù e al Suo Cuore ferito, affinché dai vostri cuori sgorghi una fonte di amore su ogni uomo e su quelli che vi disprezzano: così, con l'amore di Gesù, sarete capaci di vincere ogni miseria in quel mondo doloroso che è senza speranza per quelli che non conoscono Gesù" (Mess.25.11.1991).

Questo amore divino, accolto e donato, genera continuamente il mistero della Chiesa, frutto supremo del Cammino Pasquale di Cristo e vero "sacramento di salvezza per il mondo". In esso si rende visibilmente presente l'immagine e la gloria della famiglia trinitaria.

La Madonna, con semplicità e commovente tenerezza, ci invita ad entrare nel crogiolo d'amore del suo Cuore Immacolato, per vivere, con speciale intensità e pienezza, questo mistero di comunione donato dall'alto: "Desidero che il mio Cuore, il Cuore di Gesù e il vostro cuore si fondano in un unico cuore d'amore e di pace. Io sono con voi e vi guido sulla via dell'amore" (Mess. 25.07.1999). Per questo suscita nuovi spazi di comunione, famiglie spirituali e gruppi di preghiera, ove, attraverso la grazia della sua speciale presenza, risplenda in modo più intenso e luminoso la verità dell'Amore trinitario, per proclamare al mondo la gioia ineffabile dell'offerta di Cristo, consumata nel fuoco d'amore dello Spirito, per la salvezza dei fratelli:".formate gruppi di preghiera, così sperimenterete la gioia nella preghiera e nella comunione. Tutti coloro che pregano e sono membri di gruppi di preghiera, nel cuore sono aperti alla volontà di Dio e testimoniano gioiosamente l'amore di Dio" (Mess.25.09.2000).
La Madonna, che è "Mater Ecclesiae", in perfetta consonanza con l'intuizione del Papa, che tra gli atti significativi del percorso giubilare volle celebrare la "purificazione della memoria" della Chiesa, desidera che in questo tempo la Sposa si rinnovi pienamente e risplenda di vita nuova davanti al suo Signore, che ogni "macchia e ruga", residuo di vecchiezza umana non redenta, ancora annidata in molte strutture ecclesiali, diventate "apparati senz'anima e maschere di comunione" (v. Lett. Apost. "Novo millennio inenunte", N 43), sia in questo tempo pienamente consumata dall'amore ardente dell'Agnello, cui la Regina della Pace vuole instancabilmente ricondurre i suoi figli, perché tutti i cuori siano totalmente guariti e rinnovati dal "fiume di acqua viva limpida come cristallo", che incessantemente "scaturisce dal Suo trono"( Ap. 22, 1): "Preghiamo figlioli, per coloro che non vogliono conoscere l'amore di Dio, pur essendo nella Chiesa. Preghiamo che si convertano; che la Chiesa resusciti nell'amore. Solo così, con l'amore e la preghiera, figlioli, potete vivere questo tempo che vi è donato per la conversione" (Mess. 25.03.1999).

A questo trono regale, "a colui che hanno trafitto"(Gv.19,37), oggi volgono inconsapevolmente lo sguardo sempre più vaste moltitudini di fratelli, assetate di quell'acqua viva che il Padre vuole loro donare attraverso la nostra libera risposta d'amore. Affidiamo alla tenerezza della Regina della Pace il peso della nostra debolezza e della radicale incapacità d'amare presente nelle profondità ferite dei nostri cuori, perché tutto sia pienamente trasformato in sovrabbondante luce di grazia, che faccia finalmente di noi quelle"mani tese di Dio che l'umanità cerca" (Mess. 25.02.1997).

Giuseppe Ferraro

 

 

Don Angelo mi avvicinò a Dio...

Quella che presento è la piccola testimonianza della grande conversione che ha cambiato la mia vita; ero non credente, di famiglia atea, sposato in chiesa solo per piacere a mia moglie. Un giorno fu proprio lei a chiedermi di accompagnare don Angelo a Medj. come semplice autista. Rifiutai in modo deciso le sue insistenze per più di una settimana, poi, senza nemmeno sapere il perché decisi di andare; salutai i miei genitori "atei" che mi invitarono a non spendere soldi inutilmente per portare a casa "madonne" o "rosari".
Non conoscevo don Angelo, non l'avevo mai visto. Partimmo e dopo 12 ore di un tranquillo viaggio in cordiale conversazione, arrivammo a destinazione.
Al mattino seguente lo accompagnai a celebrare la Messa nella comunità dei ragazzi ex-tossicodipendenti di sr. Elvira. Durante la celebrazione ero l'unico a non inginocchiarmi tra quei 75 ragazzi... Mi sentii tanto imbarazzato che, per rispetto a loro, mi inginocchiai; era la seconda volta nella mia vita che compivo quel gesto.
Lasciato don Angelo a confessare, fui accompagnato da un seminarista nel luogo delle apparizioni e lì, per caso, trovai una piccola madonnina che, in seguito, portai a mia madre.
Nel pomeriggio, mentre lo accompagnavo da qualche parte, don Angelo mi chiese se volevo confessarmi. Negai con fermezza, anche perché per me la confessione non aveva alcun senso; con calma don Angelo mi spiegò il senso di questo grande dono e, per la prima volta, mi confessai. Mi recai poi, solo, sul monte Krizevac e lì ebbi delle esperienze particolari che mi colpirono molto.
Il mattino successivo fu sempre don Angelo ad invitarmi a fare la Comunione. Come ricevetti l'Eucaristia sentii un gran caldo al cuore e con sorpresa scoppiai a piangere in modo incontrollato. Cominciai ad avere però ad avere dentro di me delle reazioni negative a tutti questi strani fatti che mi stavano capitando, da un lato non comprendevo, dall'altro volevo capire a tutti i costi. Chi mi incontrava mi ripeteva che la mia non era un presenza casuale, ma che la Madonna mi voleva là.
La confusione dentro di me era sempre più grande, anche perché dovevo decidere se, una volta tornato a casa, non dire niente a nessuno o accettare il cambiamento e le conseguenze che avrebbe portato. Dopo un notte insonne decisi di tornare sul monte e lì mi affidai completamente a Maria; promisi che se era vero tutto ciò che sentivo e quello che mi stava accadendo sarei diventato suo testimone per sempre.
Cominciai il cammino di conversione, sentivo una presenza in me che mi dava grande forza e coraggio; ma a casa, figli e genitori rifiutavano tutto. Sorgevano i dubbi, le perplessità, le difficoltà nell'andare a Messa nel mio paese perché mi sentivo giudicato e fuori posto. Cominciarono delle forti tentazioni, soprattutto quando mi trovavo in chiesa; ancora più difficile era vincere il forte istinto di bestemmiare.
Era l'inizio di una conversione, di un cammino, che pur tra le tante e forti tentazioni sta continuando nella gioia, nella serenità e nella pace di chi ha trovato il Signore e di chi vuol rimanere in Lui perché solo Lui è il "desiderio della mia vita".

Luciano Begotti (RE)

 

 

Come ormai è noto a tutti coloro che conoscono gli eventi di Medj., Jelena Vasilj è stata uno degli strumenti attraverso i quali la Madonna ha trasmesso i suoi messaggi. In particolare a Jelena (insieme alla sua amica Marijana) è stato affidato il compito di trasmettere dei messaggi specifici destinati al Gruppo di preghiera di Medj. Guidato spiritualmente da p. Tomislav Vlasic, il gruppo ebbe inizio nel giugno del 1983 e proseguì il suo cammino per quattro anni, come richiesto dalla Vergine.
Attingeremo di volta in volta a questi messaggi
per introdurre le riflessioni che Jelena scriverà per ECO; riflessioni maturate in questi anni nel suo cuore, frutto di tutti i semi che Maria ha deposto in lei.

Il 27 febbraio del 1988 la Madonna le disse: "Cari figli miei! Riconoscete Gesù sofferente in ogni persona. Egli ha bisogno del vostro amore. Amate i vostri fratelli e sorelle, per amore però e non per forza. Cercate veramente di trovare in essi Gesù..."

 

"La vera essenza dell'amore"

di Jelena Vasilj

 

L'amore è come la luce, ogni qualvolta proviamo a prenderla in mano essa ci sfugge. È una parola che sovente pende dalle nostre labbra, eppure spesso ci rende muti. Ci sembra così familiare, anche se, scoraggiati, quotidianamente non ne riconosciamo il volto.
Possiamo osservare che il tempo in cui viviamo spesso ci presenta un tipo di amore che deve necessariamente essere ricco di energia emotiva, concentrato nelle numerose esperienze forti che, una volta terminate, ci buttano a terra e lasciano un vuoto ancora più profondo di prima; nonostante ciò qualcuno potrebbe dire: "Comunque meglio amare piuttosto che non amare". Tali esperienze, dato che le nostre passioni sono così invasive, di solito ignorano un progetto concepito quando ancora il tempo non c'era, quando il Padre generava il Figlio nel suo eterno progetto d'amore, che è lo Spirito Santo. Il Padre spirava l'amore verso il Figlio e il Figlio verso il Padre, e così crearono il mondo nella loro eterna danza d'amore.

Quando parliamo d'amore, oppure amiamo, attingiamo alla fonte che è l'immagine stessa della Santissima Trinità scolpita nel cuore dell'uomo sin dalla creazione. Qualsiasi altro amore, se non è basato su questa immagine, recede molto facilmente in un'idolatria d'altri o di se stessi. La prima caratteristica dell'amore infatti è la capacità di trascendere non solo se stessi, ma anche omnia facta (tutto il creato), e questo è un puro dono della fede.
Il cuore umano infermo è in costante ascesa, spesso aggravato dall'amor proprio, quindi è in gemito e lotta per non ripiegarsi di nuovo su se stesso. Solo i puri vedono Dio.

Oggi la virtù della purezza sembra tutta contraria all'amore; se ne parla come conseguenza di "famose" inibizioni, blocchi di cui bisogna liberarsi. Ma spesso anche tra i cristiani la purezza è interpretata come un optional, come se il corpo non fosse un santuario in cui abitiamo, o meglio, una casa che non deve essere ordinata.
Ai primi direi che il vero blocco che ci portiamo dietro è la colpa storica che i nostri primi antenati ci hanno tramandato, finché Gesù di Nazaret non la prese sulle sue spalle: Egli consumò nel fuoco del suo amore, acceso con il legno della croce, la colpa di cui, comunque, soffriamo gli effetti. A noi dare il nostro fiat qui nel tempo per goderne il premio nell'eternità.
Ai secondi direi, inoltre, che solo le virtù lavano il nostro cuore e che noi cristiani non possiamo vivere un dualismo di fede, come se il corpo appartenesse ad una realtà e lo spirito ad un'altra. E' chiaro quindi che l'amore è basato su una eterna verità ed è menzognero e confuso quando è ridotto ad un oscuro labirinto di emozioni umane.
Le emozioni non sono sottovalutate nella concezione cristiana dell'amore. È vero infatti che il più grande gesto d'amore conosciuto dall'uomo è la passione di Gesù. Dobbiamo solo interrogarci sull'intensità della nostra oblazione; se siamo capaci di offrire le nostre primizie a Dio possiamo dire di essere figli di Abramo nella fede.
Il desiderio d'amore è presente in ogni uomo, in quello cristiano e in quello non cristiano. Diceva S. Agostino: "Desideravo solo amare ed essere amato". Naturalmente è un desiderio che si riferisce non ad un individuo qualsiasi, ma ad una persona che sappia amarci secondo il nostro cuore. La nostalgia che sentiamo nel cuore anche dopo avere raggiunto tutto quello che sembrava soddisfare il nostro "desiderare", indica che il guaio dell'uomo moderno non è il non volere amare, ma il non sapere chi amare, né dove può "riposare" il suo cuore. In questa condizione l'uomo è senza "patria" ed è destinato a vagare da un'esperienza all'altra.
Magari noi cristiani potessimo essere segno di speranza per il mondo che non conosce la sua meta! La Madonna a Medjugorje dice che i non credenti sono quelli che non conoscono l'amore di Dio che, in realtà, è il vero oggetto di tutti i loro desideri. Sta a noi essere come Maria, puri e trasparenti dell'amore di Dio: lei è la Luna che prende tutta la sua luce dal Sole, che è Gesù.

 

 

*Notizie dei "Pellegrinaggi di carità" - Dopo 9 anni dalla fine della guerra nella ex-Jugoslavia sono ancora molti i volontari che, da diverse parti di Italia, caricano furgoni per unirsi all'Associazione A.R.P.A. e portare aiuti non nei magazzini, ma direttamente ai poveri. Vedove e orfani di guerra; profughi serbi e croati abbandonati a se stessi; famiglie musulmane che hanno perso tutto; ospedali e molte altre realtà. Sono questi i destinatari di tanti viaggi fatti, per portare non solo beni materiali, ma anche un po' di speranza, perché non si sentano del tutto dimenticati. Si cerca di aiutare tutti, indipendentemente dalla loro confessione di fede, perché essere cattolico significa avere un amore universale e non settoriale. Soccorrendo i poveri più poveri, si serve Gesù, perché l'ha detto lui: "Quello che avete fatto al più piccolo e al più povero, l'avete fatto a me" (cfr Mt 25).
Rendiamoci sensibili al bisogno di tanti fratelli bisognosi e mettiamo a frutto le rinunce quaresimali che ognuno, in cuor suo, si propone...

Per eventuali contatti e aiuti, rivolgersi a: Alberto Bonifacio - Centro informazioni Medjugorje - Via S.Alessandro, 26 - 23855 Pescate (LC) Tel. 0341. 36 84 87 - fax. 0341. 36 85 87; CCP n. 17473224; CCB n. 98230/Y Banca popolare di Lecco - Div. Deutsche Bank Sede di Lecco - ABI 3104 - CAB 22901. (I conti sono intestati ad Alberto Bonifacio).

 

* P. Jozo in Italia - Sono tre le date previste per gli incontri di preghiera guidati da p. Jozo sul tema: "Vent'anni con Maria: Ecco tua Madre". Il 6 aprile, c/o la Parrocchia Maria Assunta, in via Vedemari a Cernusco sul Naviglio (MI). Il 7 aprile c/o la Chiesa parrocchiale Madonna degli Alpini, a Boario Terme (BS). Domenica 8 aprile c/o la Parrocchia S. Giuseppe Operaio, a Cengio (SV).

 

 

"S.Giuseppe prese con sé la sua sposa"

Siamo invitati dalla tradizione della Chiesa a riflettere per tutto il mese di marzo sulla figura di san Giuseppe, del quale il 19 si celebra la festa. Molti fedeli lo pregano quotidianamente certi della sua generosa amicizia. E' famosa la devozione tradizionale del "Sacro Manto", una serie di orazioni che si recita per 30 giorni consecutivi, in memoria dei tren'anni di vita vissuti da san Giuseppe in compagnia di Gesù.
Molti santi in passato lo avevano eletto a proprio speciale protettore, sperimentando la sua grandezza che deriva dall'essere sposo di Maria, Madre del Signore (s. Teresa d'Avila si fece promotrice del culto di s. Giuseppe nella cristianità occidentale, affermando "chi vuol credere, faccia la prova, affinché si persuada"). Questa speciale vicinanza alla Vergine e a Gesù, vissuta già concretamente nell'esperienza terrena, lo rende infatti un potente canale di grazie divine.
Moltissime sono le qualità di quest'uomo scelto da Dio per essere il custode della famiglia in cui Egli volle nascere. Giovanni Paolo II nel 1989 scrisse una lettera apostolica intitolata per l'appunto "Il Custode del Redentore" (Redemptoris Custos) nella quale si evidenzia il ruolo fondamentale che Giuseppe ebbe nel mistero dell'Incarnazione. Tale importanza aveva già motivato il papa Pio IX ad eleggerlo "Patrono della Chiesa cattolica" in un tempo in cui essa viveva con difficoltà la sua missione. Ispirandosi al Vangelo, i padri della Chiesa fin dai primi secoli hanno sottolineato che san Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all'educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine santa è figura e modello.

Riportiamo alcuni brani tratti liberamente dalla esortazione apostolica, in cui si approfondisce il rapporto tra Giuseppe e Maria, per gettare un raggio di luce sulla realtà che ogni famiglia cristiana è chiamata a vivere.
"Come si deduce dai testi evangelici, il matrimonio con Maria è il fondamento giuridico della paternità di Giuseppe. E' per assicurare la protezione paterna a Gesù che Dio sceglie Giuseppe come sposo di Maria. Ne segue che la paternità di Giuseppe passa attraverso il matrimonio con Maria, cioè attraverso la famiglia.
Gli evangelisti, pur affermando chiaramente che Gesù è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che in quel matrimonio è stata conservata la verginità (cfr. Mt 1,18-24; Lc 1,26-34), chiamano Giuseppe sposo di Maria e Maria sposa di Giuseppe (cfr. Mt 1,16.18-20.24; Lc 1,27; 2,5). Ed anche per la Chiesa, se è importante professare il concepimento verginale di Gesù, non è meno importante difendere il matrimonio di Maria con Giuseppe, perché giuridicamente è da esso che dipende la paternità di Giuseppe. Di qui si comprende perché le generazioni sono state elencate secondo la genealogia di Giuseppe. "Perché - si chiede santo Agostino - non lo dovevano essere attraverso Giuseppe? Non era forse Giuseppe il marito di Maria? (...) La Scrittura afferma, per mezzo dell'autorità angelica, che egli era il marito. Non temere, dice, di prendere con te Maria come tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. Gli viene ordinato di imporre il nome al bambino, benché non nato dal suo seme".
Il Figlio di Maria è dunque anche figlio di Giuseppe in forza del vincolo matrimoniale che li unisce. In tale matrimonio non mancò nessuno dei requisiti che lo costituiscono: "In quei genitori di Cristo si sono realizzati tutti i beni delle nozze: la prole, la fedeltà, il sacramento. Conosciamo la prole, che è lo stesso Signore Gesù; la fedeltà, perché non c'è nessun adulterio; il sacramento, perché non c'è nessun divorzio" (S. Augustino). Nel momento culminante della storia della salvezza, quando Dio rivela il suo amore per l'umanità mediante il dono del Verbo, è proprio il matrimonio di Maria e Giuseppe che realizza in piena "libertà" il "dono sponsale di sé" nell'accogliere ed esprimere un tale amore.
"In questa grande impresa del rinnovamento di tutte le cose in Cristo, il matrimonio, anch'esso purificato e rinnovato, diviene una realtà nuova, un sacramento della nuova Alleanza. Ed ecco che alle soglie del Nuovo Testamento, come già all'inizio dell'Antico, c'è una coppia. Ma, mentre quella di Adamo ed Eva era stata sorgente del male che ha inondato il mondo, quella di Giuseppe e di Maria costituisce il vertice, dal quale la santità si espande su tutta la terra. Il Salvatore ha iniziato l'opera della salvezza con questa unione verginale e santa, nella quale si manifesta la sua onnipotente volontà di purificare e santificare la famiglia, questo santuario dell'amore e questa culla della vita" (Pauli VI).

Quanti insegnamenti da ciò derivano oggi per la famiglia! Poiché "l'essenza ed i compiti della famiglia sono ultimamente definiti dall'amore" e "la famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l'amore, quale riflesso vivo e reale partecipazione dell'amore di Dio per l'umanità e dell'amore di Cristo Signore per la Chiesa sua sposa" ("Familairis Consortio", 17). tutte le famiglie cristiane debbono rispecchiarsi. In essa, infatti, "per un misterioso disegno di Dio è vissuto nascosto per lunghi anni il Figlio di Dio: essa, dunque, è il prototipo e l'esempio di tutte le famiglie cristiane".
San Giuseppe è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l'esercizio della sua paternità: proprio in tal modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della Redenzione ed è veramente "ministro della salvezza".
La sua paternità si è espressa concretamente "nell'aver fatto della sua vita un servizio, un sacrificio, al mistero dell'incarnazione e alla missione redentrice che vi è congiunta" ("Insegnamenti di Paolo VI"). Poiché non è concepibile che a un compito così sublime non corrispondano le qualità richieste per svolgerlo adeguatamente, bisogna riconoscere che Giuseppe ebbe verso Gesù "per speciale dono del Cielo, tutto quell'amore naturale, tutta quell'affettuosa sollecitudine che il cuore di un padre possa conoscere". Con la potestà paterna su Gesù, Dio ha anche partecipato a Giuseppe l'amore corrispondente, quell'amore che ha la sua sorgente nel Padre, "dal quale prende nome ogni paternità nei cieli e sulla terra" (Ef 3,15).
Con l'Incarnazione le "promesse" e le "figure" dell'antico testamento divengono "realtà": luoghi, persone, avvenimenti e riti si intrecciano secondo precisi ordini divini, trasmessi mediante il ministero angelico e recepiti da creature particolarmente sensibili alla voce di Dio. Maria è l'umile serva del Signore, preparata dall'eternità al compito di essere madre di Dio; Giuseppe è colui che Dio ha scelto per essere "l'ordinatore della nascita del Signore", colui che ha l'incarico di provvedere all'inserimento "ordinato" del Figlio di Dio nel mondo, nel rispetto delle disposizioni divine e delle leggi umane. Recandosi a Betlemme per il censimento, Giuseppe adempì nei riguardi del Bambino il compito importante e significativo di inserire ufficialmente il nome "Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret" (cfr. Gv 1,45) nell'anagrafe dell'impero. Tale iscrizione manifesta in modo palese l'appartenenza di Gesù al genere umano, uomo fra gli uomini, cittadino di questo mondo, soggetto alle leggi e istituzioni civili, ma anche "salvatore del mondo".
"In tal modo, con tutti registrato, tutti egli poteva santificare, con tutta la terra inscritto nel censimento, alla terra offriva la comunione con sè, e dopo questa dichiarazione tutti gli uomini della terra scriveva nel libro dei viventi, onde quanti avessero creduto in lui, fossero poi inscritti nel cielo con i Santi di colui a cui è la gloria e l'impero nei secoli dei secoli." (Origene).

Stefania Consoli

 

 

* Cosa significa Maria per i Cristiani? - Siamo entrati nel 20 anno dei fenomeni e degli avvenimenti di Medj., scrive fra Ivan Landeka, ex parroco di Medj. Neppure dopo vent'anni è possibile affermare che tutto quello che è accaduto sia perfettamente chiaro. La natura del fenomeno, quello che è Medj., così com'è avvenuto in precedenza, impegnerà ancora a lungo teologi ed esperti. Tuttavia si può affermare, più o meno con certezza, una cosa: la Vergine ha guidato coloro che qui si radunano lungo il cammino di fede che porta a Gesù Cristo. Le persone lo hanno capito e si sono incamminate. Tutto il resto è rimasto all'ombra di questo fatto.
Perché il ruolo della Madonna è stato tanto importante in tutti gli avvenimenti? Il teologo tedesco Karl Rahner ha detto: "Maria rappresenta quello che il cristiano è". Proprio questa è la cosa più significativa per Maria nel corso della storia della Chiesa. Ella infatti, a Medj. ed in tutti gli avvenimenti simili a Medj., si è presentata come rappresentante di quello che il cristiano è. In questo ruolo Ella invita alla conversione, alla preghiera, al digiuno ed alla pace.

 

* Sesto incontro internazionale dei sacerdoti dal tema "Il sacerdote - Il servitore della Misericordia divina", si terrà a Medj. dal 2 - 7 Luglio - 2001. Tutti gli incontri si svolgeranno nel nuovo salone alle spalle della chiesa. (Portare con sè: cuffie ed una radiolina con frequenza FM. Bibbia e, se possibile, anche un breviario in latino. Alba e stola).
Le adesioni potranno essere inviate a mezzo fax al numero: 00387-36-651-888 via e-mail all'indirizzo: medjugorje-mir@medjugorje.hr oppure di persona presso l'Ufficio informazioni o al numero di telefono 00387 36 651 988. La comunità parrocchiale vi offre il soggiorno. All'arrivo a Medj., rivolgetevi allo staff dell'Ufficio Parrocchiale. Vi sarà dato il nome della famiglia che vi accoglierà occupandosi di voi durante l'incontro.

 

* Ringraziamento per le espressioni di solidarietà. Non potendo ringraziare singolarmente tutti coloro che a voce o per iscritto, hanno espresso il proprio cordoglio in occasione della morte di Padre Slavko Barbaric, lo facciamo in questo modo.
In un momento così difficile le vostre parole ci hanno incoraggiato e confortato. Le vostre lettere e telefonate ci hanno dimostrato quanto grande sia stata l'opera di Dio che si è compiuta attraverso le mani di Padre Slavko. Ciò, al tempo stesso, ci incoraggia a proseguire lungo la stessa via: la via della preghiera, del pentimento e della conversione.

Ancora una volta: grazie di cuore a voi tutti! fra I. Landeka

(da: Press Bulletin)

 

 

Novità a Medjugorje: il "Campo della gioia"

Ridare gioia e speranza a tante ragazze, segnate dalla droga o da altro, è la meta che si prefigge una nuova iniziativa a Medjugorje. In costruzione da più di due anni, ha aperto le porte, il 1 novembre 2000 (accanto alla Comunità "Kraljice Mira..."), la prima casa femminile all'estero della Comunità Cenacolo. Questo progetto, nato su ispirazione di sr. Elvira e da lei tenacemente desiderato, è stato per cosi dire partorito, come struttura, dal ben noto "Campo della vita" - la casa maschile. Partorito nel senso reale del termine poiché è stata una vera e propria nascita. Qui tanti ragazzi hanno sofferto e pregato, e qui è nata in loro una vita nuova: hanno dato il meglio di se stessi per edificare muri, tetti, ambienti, imprimendovi dentro questa loro esperienza di risurrezione, di rinascita.
Sr. Elvira, alle ragazze che partivano ad aprire il Campo della gioia, ha detto: "La missione è servire ovunque siamo. Solo così realizziamo l'essere credenti, l'essere cristiani: servendoci gli uni gli altri. La missionarietà è annunciare con gioia che hai incontrato, nella tua solitudine, nella tua disperazione, il Signore Risorto, annunciare ciò che hai già ricevuto da Lui. La forza di Dio è forza viva, non è la forza che viene dalle tue capacità. Vogliamo amare e l'amore è la tua vita che si sviluppa con uno sguardo, con un gesto, col dolore. La donna in particolare ha il fuoco dell'amore dentro, un fuoco che brucia. La donna è nata per essere sposa e quindi madre".
Abbiamo intervistato alcuni ragazzi e ragazze coinvolti in quest'esperienza, per potervi trasmettere una testimonianza più viva di ciò che la Madonna ha fatto al Campo della gioia a Medj.

Marco e Cinzia, col loro bimbo di cinque mesi -Daniele- sono una famiglia. Vivono un'esperienza singolare: sono una delle prime coppie a condividere la vita della Comunità.

D. Puoi raccontarci Marco, tu che ha coordinato i lavori, com'è nata questa casa?

R. "Anni fa, grazie a P. Slavko, siamo riusciti ad ottenere questo pezzo di terreno di 5000 metri quadrati, più o meno in piano, che inizialmente era previsto per un allargamento della comunità maschile e abbiamo messo fuori un cartello "Comunità cenacolo". Con tutti gli altri impegni era passato quasi nel dimenticatoio, poi un bel giorno Elvira ci chiese se avevamo iniziato... E così da quel giorno è partito il cantiere. Man mano che andava avanti ci siamo accorti che era opera della Madonna, che era suo desiderio che noi venissimo qui. E' stato un lavoro duro e sofferto, ma vedere oggi le ragazze felici è una gioia".

D. Qual è il compito della casa oggi?

R. "Non possiamo ancora accogliere gruppi, ma solo le ragazze che hanno bisogno. A Medj., già da anni, si facevano colloqui e si stava rischiando di perdere quelle persone che davvero volevano entrare. Perciò nacque l'urgenza di affrettare i lavori".

D. Quante ragazze vivono stabilmente qui per organizzare l'accoglienza?

R. "La casa è gestita da 12 ragazze più Cinzia, mia moglie. Provengono da diverse fraternità d'Italia e appartengono a varie aree linguistiche: tedesca, croata, italiana, francese, così da poter accogliere chiunque arriva. Ultimamente sono arrivate ai colloqui tante ragazze dal Kosovo, dalla Macedonia, dalla Serbia... Dopo gli incontri condividiamo tra noi e poi si prega per tutte le situazioni che si presentano. La Madonna ci aiuta moltissimo in questo compito".

D. Pensate di accogliere anche qui gruppi di pellegrini?

R. "Sì, ma non sappiamo ancora quando. Sr. Elvira desidera però che la cappella che costruiremo possa ospitare almeno 200 persone che vengono per ascoltare le testimonianze".

D. Flavio, tu hai lavorato qui al campo dall'inizio. Qual'è la tua esperienza?

R. "Quando abbiamo iniziato i lavori io ero da poco entrato in comunità, ora ho 16 anni: dunque la mia nuova nascita è legata a questo Campo della gioia. Il vedere adesso la casa già finita, le ragazze arrivate, e il sapere che anche qui si potrà salvare la vita di tanta gente, come è stata salvata la mia... questo mi dà veramente gioia! Sono legato a questa casa perché è il frutto della sofferenza di tanti di noi: ci alzavamo alle cinque del mattino e spesso mi chiedevo perché stavo qui; arrivavo alla sera davvero distrutto fisicamente, ma ora vedo la bellezza prodotta dalle opere sofferte...".

Giorgia è una delle 12 ragazze che fanno accoglienza.

D. Che cosa è cambiato nella tua vita l'essere qui al campo di Medj.?

R. "Inizialmente in comunità non sentivo tanto la presenza della Madonna, ma piano piano, pregando, mi sentivo attratta da Medj.. Quando ho saputo che dovevo venire ero contentissima. All'inizio non ci conoscevamo fra noi: dovevamo coniugare culture diverse, caratteri diversi... Soffrivo, ma nello stesso tempo avevo una pace che mai avevo avuto. Tante volte mi giravo verso il Podbrdo e sentivo che la Madonna era con noi. Questo mi spingeva ad andare avanti.

Io ero sempre stata una persona scettica, mia madre mi diceva di Medj. e anche pregava per me. Adesso mi rendo conto che magari proprio le sue preghiere sono quelle che mi hanno fatto venire qua.

D. Cominciano già ad arrivare ragazze da tanti paesi, gente disperata. Che effetto fa essere dalla parte di chi accoglie?

R. E' strano, sconvolge a volte, ma mi aiuta anche a ringraziare; mi fa rendere conto di ciò che ho adesso e che questa è una chiamata. Prima, nel mondo, credevo che c'erano solo persone come me, che c'era solo il male, che non esistevano le cose belle o le persone che credevano veramente. Qui invece vedo così tanti giovani, è una ricchezza che si rinnova ogni giorno. Penso che questo sia veramente un posto di conversione. Perfino in comunità si respira qualcosa di diverso rispetto all'Italia. Devo ogni giorno, ogni minuto ringraziare, ricordarmi chi ero e chi sono adesso, come vivo ora".

Nicola Bertani

 

 

* Poco prima della sua morte, p. Slavko  celebrò la S. Messa alla Comunità Cenacolo. Ai giovani ex-drogati che avevano sofferto per la mancanza di pace in famiglia, aveva detto quel giorno: "Sapete come si perde la pace? E' quando si comincia a vedere un solo aspetto di una persona, un aspetto che non ci piace, senza tener conto della persona nel suo insieme. A questo punto si vede solo quello e lo spirito critico si impossessa di noi. Dimentichiamo tutti gli altri aspetti. Focalizzandoci in questo modo su ciò che ci infastidisce, diventiamo ciechi, anche se quel difetto o limite, o peccato è reale... Perdiamo di vista tutta la bellezza della vita di quella persona: ciò che ha fatto, ciò che ha donato, ciò che ha sofferto, ecc. Entriamo allora in una visione dell'altro totalmente sbagliata e diventiamo prigionieri di questa falsa visione. Perdiamo la gratitudine, ma senza questa gratitudine non possiamo avere la pace, poiché è la gratitudine che prepara la venuta della pace".

(dal diario di sr. Emmanuel)

 

 

"Sia fatta la tua volontà..."

La Madonna, quasi ogni mese ci inviata a pregare. Questo significa che la preghiera ha un valore grandissimo nel piano di salvezza. Ma qual'è la preghiera raccomandata dalla Vergine? Come dobbiamo pregare affinché la nostra preghiera sia efficace e gradita a Dio?
Don Gabriele Amorth, commentando i messaggi della Regina della Pace in un'assemblea romana, ci aiuta a trovare la risposta ai nostri interrogativi.

"Molti intendono la preghiera così: "dammi, dammi, dammi..." e poi, se non ricevono quello che chiedono, dicono: "Dio non mi ha esaudito!". La Bibbia ci dice che è lo Spirito Santo che prega per noi con gemiti inenarrabili, per chiedere le grazie di cui abbiamo bisogno. La preghiera non è il mezzo per piegare la volontà di Dio alla nostra. E' legittimo che noi preghiamo per quelle cose che a noi sembrano utili, che vediamo necessarie per noi, però ricordiamoci sempre che la nostra preghiera deve essere subordinata alla volontà di Dio.

Il modello di preghiera resta sempre la preghiera di Gesù nell'orto: "Padre, se è possibile, passi da me questo calice, ma avvenga come vuoi tu, non come voglio io". Tante volte la preghiera non ci dà quello che noi chiediamo: ci dà molto di più, perché spesso quello che noi chiediamo non è il meglio per noi. Allora la preghiera diventa il grande mezzo che piega la nostra volontà alla volontà di Dio e fa sì che noi ci uniformiamo ad essa. Molte volte sembra quasi che noi diciamo: "Signore, io ti chiedo questa grazia, spero che sia conforme alla tua volontà, ma dammi questa grazia". Più o meno implicitamente è questo il ragionamento, come se noi conoscessimo ciò che è meglio per noi. Tornando all'esempio di preghiera di Gesù nell'orto, a noi sembra che questa preghiera non sia stata esaudita, perché il Padre non ha passato quel calice: Gesù ha bevuto fino in fondo; eppure nella lettera agli Ebrei noi leggiamo: "Questa preghiera è stata esaudita". Vuol dire che Dio molte volte esaudisce a modo suo; infatti non esaudito la prima parte della preghiera: "Se è possibile passi da me questo calice", ha esaudito la seconda parte: "...ma si faccia come vuoi tu, non come voglio io", e siccome il Padre sapeva che era meglio per Gesù, per la sua umanità, e per noi che lui patisse, gli ha dato la forza di patire.
Lo dirà con chiarezza Gesù ai discepoli di Emmaus: "Stolti, non era necessario che Cristo patisse e così entrasse nella sua gloria?", quasi a dire: "L'umanità di Cristo non avrebbe avuto quella glorificazione se non avesse accettato, sopportato la passione", ed era bene per noi perché dalla Resurrezione di Gesù è derivata al nostra resurrezione, la resurrezione della carne.
La Madonna ci esorta anche a pregare in gruppo, in famiglia... In questo modo la preghiera diventerà fonte di unione, di comunione. Anche in questo caso dobbiamo pregare per avere la forza di uniformare la nostra volontà alla volontà di Dio; perché quando siamo in comunione con Dio entriamo in comunione anche con gli altri; ma se non c'è comunione con Dio, non c'è neppure tra noi".

(don G. Amorth - da registrazione)

 

Gerusalemme, città della disarmonia

"La violenza a Gerusalemme è in piena contraddizione con la natura e la vocazione della città. Sebbene Dio l'ha voluta come città della riconciliazione, oggi è una città della non-riconciliazione". Lo ha detto mons. Michel Sabbah, Patriarca latino di Gerusalemme. Dopo la soluzione politica, continua, vi è quella religiosa: i leader politici e religiosi devono considerare la santità della città, patrimonio dell'umanità. I capi politici devono individuare una strada speciale per mantenere la sacralità della città, il rispetto e la salvaguardia dei diritti civili e religiosi, la libertà di culto e la libertà di accesso in tempo di pace e di guerra. Bisogna sottoscrivere uno statuto speciale, riconosciuto dalla comunità internazionale per garantire stabilità. L'unica protezione valida per tutti, ebrei, musulmani e cristiani, sarà creare leggi giuste e non discriminatorie, perché la natura di Gerusalemme e la sua vocazione divina non ammette nessuna discriminazione ed esclusivismo". Nel 1922 i cristiani erano il 51% della popolazione in città; nel 1947 sono scesi a un terzo; oggi sono solo il 2% della popolazione locale. Mons. Sabbah conclude con un messaggio di speranza: "Un giorno il conflitto finirà. Una autentica vita cristiana resta una lotta per amare e costruire un costante spirito ecumenico, dialogo interreligioso, giustizia e pace". (Fides 24/01/2001)

 

 

I LETTORI SCRIVONO

Maria Jose - Flor de Cruz: "Ringrazio infinitamente innanzitutto Gesù e Maria, poi don Angelo e adesso anche a voi che mi inviate il tanto desiderato Eco... Desidero dirvi che grazie ad esso si è diffuso in gran parte del clero e tra i laici il messaggio della nostra Madre Santissima, favorendo la preghiera e il digiuno. Molti di loro non pregano più secondo le proprie intenzioni ma unicamente secondo quelle della Madonna. Dio vi benedica..."

Hebe dall'Argentina: "Ogni due mesi ricevo da voi il tanto desiderato Eco, che ci da notizie dalla terra benedetta e di altri avvenimenti importanti per noi cristiani. Inoltre Eco ci trasmette delle belle riflessioni sui messaggi della nostra Madre benedetta. Per questo desidero farvi pervenire il mio profondo ringraziamento e, nello stesso tempo, prego Maria Santissima che diffonda su di voi la sua benedizione e che vi assista in ogni istante affinché prosegua, senza interruzione, quest'opera magnifica che state realizzando".

Vera Trovato dall'Argentina: ci segnala che le condoglianze inviatici per la morte di p. Slavko erano sue e non dell'ing. C.Bauer, del quale ella è la segretaria.

p. Humberto da Bahia Tortugas (California): "Il vostro bollettino arriva fino a questo angolino sperduto nel deserto. Sono stato a Medj. e sono rimasto impressionato per l'ambiente di preghiera e -fede delle migliaia di pellegrini da tutte le parti del mondo..."

Irene dalla Catalogna (Spagna): "Traduco nella mia lingua Eco e appartengo all'Associazione 'Amics De Medjugorje'. Tutti quanti seguiamo da vicino i messaggi e gli avvenimenti di Medj. Vi siamo molto riconoscenti per la continuità di questo umile bollettino e per il suo contenuto spirituale così apprezzato da tutti. Ci piace molto anche la pubblicazione delle omelie del Papa e le notizie su di lui: ci sono di grande luce e conforto..."

 

Dall'Albania ci scrivono in tanti...

dei giovani di Juban: "Leggiamo e distribuiamo con piacere Eco, un giornalino pieno di valori spirituali. Esso ci ispira speranza e ci insegna a pregare e a testimoniare la gioia dell'amore di Dio..."

dei lettori da Dajç: "Preghiamo nella nostra nuova Chiesa, come ci insegna la "Regina della Pace". Ricordiamo ancora quello che abbiamo subito durante il regime comunista e preghiamo tanto affinché la pace e l'amore regnino nei cuori degli uomini. Eco è una guida insostituibile per noi..."

un gruppo di preghiera di Zadrime: "Eco ormai da anni viene nelle nostre case. Lo leggiamo con gioia perché è un alimento spirituale che ci aiuta a trovare le forze per superare le difficoltà della vita in questo paese che non vive in sé la pace..."

Floriana da Firenze (Italia): "Caro Eco..., fra i giornali che leggo nessuno è più caro di te, pur nella tua semplicità, nella tua modestia, nella tua essenzialità. Resta sempre così, caro giornalino, non farti sedurre dai colori, né dalla carta patinata, né dalle inserzioni pubblicitarie... resta così, come un leggero vento di primavera, ricco di speranza e di spiritualità!"