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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 163 (Maggio-Giugno 2002)

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Eco di Maria
Regina della Pace
163

Maggio-giugno 2002

 


Messaggio del 25 marzo 2002

"Cari figli, oggi vi invito ad unirvi con Gesù nella preghiera. Apritegli il vostro cuore e donategli tutto quello che vi è dentro: le goie, le tristezze e le malattie. Che questo sia per voi il tempo della grazia. Pregate, figlioli, e che ogni momento sia di Gesù. Sono con voi ed intercedo per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

 

"Con Gesù"

Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, ed Io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite ed umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero (Mt 11, 28-30). Chiamati ad essere amici di Gesù (messaggio del mese scorso), invitati oggi ad unirci a Lui nella preghiera, accorriamo a Lui, rifugiamoci in Lui. Non per evadere dal mondo, non per nasconderci alle nostre responsabilità, anzi per assumerle in pienezza; non per rinunciare alla nostra personalità, anzi per ritrovarla nel progetto originale di Dio. In questa settimana santa, nella quale la Chiesa ci chiama a ripercorrere con Cristo la via del Calvario, uniamoci a Gesù, viviamo la Sua passione. Entriamo nell’Evento; non sia il ricordo di un fatto storico, non sia la commemorazione farisaica del sacrificio di un altro, sia pure di un Dio che muore per noi. Non siamo chiamati ad assistere ad uno spettacolo, sia pure commovente; dobbiamo celebrare nella nostra vita, con la nostra vita, il mistero pasquale, viverlo giorno dopo giorno in semplicità ma in profonda unione con Cristo. Chi non prende la sua croce e non mi segue non è degno di me (Mt 10, 38) cioè non mi assomiglia, non è simile al Figlio. Maria ci è Madre fin dal momento della morte di Gesù (Gv 19, 26-27) e da allora ha sempre esercitato questa Sua maternità, generando figli nel Figlio, assimilandoci a Gesù, e così presentandoci al Padre. Oggi ci invita ad unirci a Gesù nella preghiera. A Lui uniti per entrare nel suo rapporto d’amore col Padre, perché Egli sia la nostra relazione col Padre. Non ci sia distinzione fra la nostra preghiera e la preghiera di Gesù; sia essa una sola perché sia ascoltata ed accolta dal Padre; non secondo le nostre attese ma secondo il Suo piano di misericordia e di sapienza infinita: non come voglio io, ma come vuoi Tu, Padre! (Mt 26, 39 b).Fare la volontà del Padre. L’invocazione che Gesù ci insegna nel Padre nostro, assume nel Getsemani tutta la sua potenza ed il suo splendore: non è più un auspicio: la volontà del Padre trionfa nell’anima, nella mente, nel corpo di Gesù. Egli non è più se non nel Suo Fiat ed in esso consuma tutto Se stesso ritrovandosi al tempo stesso tutto nel Padre. Noi dobbiamo fare lo stesso e possiamo farlo se Gesù vive in noi. Ogni momento sia di Gesù. Quando la croce si fa pesante portiamola con Lui; quando la speranza cede alla sfiducia sia Egli la nostra Speranza; quando il plauso si trasforma in condanna sia Egli il nostro rifugio; quando il tradimento si sostituisce all’amicizia ed all’amore sia Egli l’Amore; quando la sofferenza, la malattia, la morte sembrano minare e distruggere la vita sia Egli la Vita. Ogni momento sia di Gesù. Lasciamo che Egli lo viva in noi, per noi, con noi. Egli, Cristo, nostro amico e fratello nostro, per la preghiera di Maria, per la misericordia del Padre, per l’azione dello Spirito sia in noi, cresca in noi, viva liberamente in noi. Allora non ci sarà niente nella nostra vita che non abbia senso e tutto sarà dono, scambio d’amore che porta frutto. Apriamogli il nostro cuore e doniamogli tutto ciò che c’è dentro: le gioie, le tristezze e le malattie. Grazie, Maria, perché rispondi alla nostra chiamata; grazie perché sei con noi ed intercedi per noi.

Nuccio Quattrocchi

 

 

Messaggio del 25 aprile 2002

"Cari figli, gioite con me in questo tempo di primavera quando tutta la natura si risveglia e i vostri cuori anelano al cambiamento. Apritevi figlioli e pregate. Non dimenticate io sono con voi e desidero portarvi tutti a mio Figlio affinchè lui vi faccia dono dell’amore sincero verso Dio e verso tutto quello che viene da lui. Apritevi alla preghiera e chiedete a Dio la conversione dei vostri cuori, e tutto il resto lui vede e provvede. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

"Gioite con me"

Come ogni mamma, più di ogni mamma, Maria sa cosa vuol dire generare la vita. Il risveglio della natura a primavera ne è simbolo e richiamo e Maria ha spesso sottolineato in passato questo aspetto. Gioite con me in questo tempo di primavera quando tutta la natura si risveglia e i vostri cuori anelano al cambiamento. Sì, perché non c’è primavera, non c’è fioritura se tutto rimane fermo ed immutato. Restare chiusi in se stessi, nelle proprie certezze, nelle proprie idee vuole spesso dire essere incapaci di aprirsi al Sole dello Spirito, avvizzire nel proprio egoismo. Questo vale anche per chi è chiamato ad un particolare cammino vocazionale: non c’è mai un punto di arrivo nella strada per la santità ed arroccarsi nelle posizioni raggiunte può significare regredire anche rovinosamente.
Un cuore che anela al cambiamento è necessariamente un cuore aperto e se il cuore è aperto a Dio, il cambiamento è a Lui orientato; per questo occorre aprirsi e pregare. Lasciamoci pervadere dall’amore misericordioso di Dio, lasciamo che il Suo Spirito ci penetri e ci permei di vita; Dio aspetta questa nostra disponibilità per darci la Sua vita e darcela per l’eternità; per questo Gesù è venuto nel mondo (Gv 3, 16-17). Non dimenticate, io sono con voi ci assicura Maria; e questa presenza di Maria è per noi, e per tutti quelli che La invocano con cuore sincero, garanzia di poter giungere a Gesù, frutto del Suo seno (Lc 1, 42). Chi vuole il frutto deve andare all’albero. Chi vuole dunque Gesù, deve andare a Maria e chi trova Maria trova certamente Gesù, dice S. Alfonso Maria de Liguori (Le glorie di Maria, cap V par 2). Maria è la via breve e la più sicura per giungere a Gesù ci assicura S. Luigi Maria Grignion da Montfort. Lei desidera portarci tutti al Figlio Suo affinché Egli ci faccia dono dell’amore sincero verso Dio; il S.Padre ha affidato l’umanità intera a Lei perché ci porti verso Colui che è la luce vera, quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9); cosa aspettiamo? Solo in Cristo possiamo amare in sincerità Dio, solo in Lui possiamo sentirci figli di Dio, solo in Lui possiamo conoscere ed amare tutto quello che viene da Dio. Io sono la porta &emdash; dice Gesù &emdash; se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo (Gv !0,9). Apritevi alla preghiera e chiedete a Dio la conversione dei vostri cuori e tutto il resto Egli vede e provvede. Cercate il regno di Dio e la sua giustizia; tutto il resto vi sarà dato in aggiunta (Mt 6, 33). Si apra il nostro cuore come la gemma a primavera e fiorisca il Cristo; questa è la gioia alla quale Maria ci invita. Nessuna paura; niente ci trattenga dall’entrare in questa gioia, neanche il nostro peccato: non c’è letame che non possa trasformarsi in concime! N.Q.

 

 

 

"È stata dichiarata guerra alla pace!"

È una delle tante frasi espresse recentemente dal Santo Padre colpito, come tutti noi, dalle drammatiche notizie provenienti dalla Terra Santa, martoriata nei giorni pasquali dall’avvicendarsi di una serie di terribili violenze. In ogni sua apparizione pubblica, Giovanni Paolo II non ha mai mancato di esortare i popoli in guerra a deporre le armi e a ricercare il dialogo e la riconciliazione. Soprattutto nel giorno della Resurrezione di Cristo, quando in tutte le chiese si cantava l’Alleluja pasquale, il tono del Papa è diventato particolarmente solenne: "Cristo è veramente risorto, e porta a tutti la pace! È questa la buona notizia della Pasqua… La sua pace è il frutto della vittoria, da Lui conquistata a caro prezzo, sul peccato e sulla morte".
Profondamente segnato dalla sofferenza per quanto accade nella terra in cui Gesù è nato e nella quale egli stesso aveva compiuto lo scorso anno un pellegrinaggio a favore del dialogo interreligioso, il Papa ha continuato: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo io la do a voi" (Gv 14,27)… La pace ‘alla maniera del mondo’ &emdash; l’esperienza di ogni tempo lo dimostra &emdash; è spesso un precario equilibrio di forze, che prima o poi tornano a contrapporsi. La pace, dono di Cristo risorto, è profonda e completa, e può riconciliare l’uomo con Dio, con se stesso e con il creato". A tal scopo il Santo Padre ha esortato tutti i credenti del mondo a "congiungere i loro sforzi per costruire un’umanità più giusta e fraterna", mentre ai cristiani di ogni continente ha raccomandato "con trepidazione e speranza di testimoniare che Gesù risorto e di operare perché la sua pace blocchi la tragica spirale di soprusi e uccisioni che insanguinano la Terra Santa".
Ma più che altro il suo appello è andato al Padre di ogni Misericordia la domenica in albis, festeggiata come "Domenica della Divina Misericordia", nella quale il Papa ha invitato tutti i cristiani far salire a Dio una corale invocazione di perdono e di misericordia "che implori presso di Dio uno speciale intervento su quanti hanno la responsabilità e il potere di compiere i passi necessari".

Purtroppo il mondo sembra sordo. Dio, attraverso il Vicario di Cristo, parla ai suoi figli di conversione e di riconciliazione. Li ammonisce e li mette in guardia contro le insidie del serpente antico che alimenta la cultura della morte attraverso una spirale di odio che sembra non avere fine, anzi che cresce di giorno in giorno.

Molto si parla, molto si commenta ma forse troppo poco si prega, troppo poco s’invoca l’onnipotenza del Dio della pace, troppo poco si pensa che Egli solo può sciogliere i nodi dell’ingarbugliata matassa che avvolge l’umanità. E, paradossalmente si continua ad uccidere nel suo nome.
"Aprite il cuore a Cristo crocifisso e risorto, che viene offrendo la pace! Là dove entra Cristo risorto, entra con Lui la vera pace!" supplica il Pontefice. "Entri innanzitutto in ogni cuore umano, abisso profondo non facile da risanare".
Anche la nostra non intende essere una riflessione priva di speranza - pur osservando la gravità della situazione che ha coinvolto il mondo - ma piuttosto vuole essere un invito a creare una catena di preghiera, di sacrifici ed amore per intercedere presso Dio a favore di tanti cuori chiusi ai suoi richiami paterni. Un invito ad una preghiera viva ed incessante per ottenere la conversione e la pace. Ad una preghiera che sappia attirare lo sguardo di Dio sulle tante vittime innocenti che con il loro sangue firmano il peccato degli altri. Maria a Medjugorje lo raccomanda già da 21 anni, ma proprio in questi frangenti ci rendiamo conto quanto la nostra risposta sia ancora debole, lenta, incerta. Smettiamola allora di guardare ai potenti della terra, ai politici come a coloro che possono risolvere i conflitti e le guerre. La vittoria contro il male si determina sul piano spirituale e lì siamo chiamati tutti a combattere, con le armi che la Madonna stessa ci ha consegnato in questi anni di apparizioni: il rosario, il digiuno, la penitenza, l'offerta della vita…
"Nessuno può rimanere silenzioso e inerte; nessun responsabile politico o religioso!" afferma il Santo Padre. Tantomeno noi, che abbiamo ricevuto la grazia di essere stati personalmente visitati, chiamati ed istruiti dalla Regina della Pace, la Madre del Cristo risorto.

 

Invito alla santità

L’uomo è irragionevole, egocentrico:

non importa, amalo!

Se fai il bene ti attribuiranno fini egoistici:

non importa, fa’ il bene!

Se realizzi i tuoi obiettivi troverai falsi amici e veri nemici:

non importa, realizzali!

Il bene che fai verrà domani dimenticato:

non importa, fa’ il bene!

L’onestà e la sincerità ti rendono in qualche modo vulnerabile:

non importa, sii sempre e comunque franco e onesto!

Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo:

non importa, costruisci!

Se aiuti la gente, se ne risentirà:

non importa, aiutala!

Dai al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci:

non importa, continua!

Madre Teresa di Calcutta




Abbiate fiducia nell’Immacolata!"

Lo Spirito Santo, con la grazia, "forma le anime nell’Immacolata e attraverso l’Immacolata, a somiglianza del primogenito, l’Uomo Dio" per tutta la vita padre Massimiliano Kolbe cercherà di mettere in pratica quest’intuizione profonda. Alcuni compagni di padre Kolbe, molto anziani, ma ancora lucidi nella memoria dei cari ricordi accanto al "folle di Nostra Signora", raccontano: "Padre Kolbe resta spiritualmente con noi. Ci sembra di sentirlo ripetere: Abbiate fiducia nell’Immacolata, lasciatevi guidare da lei. "Padre Kolbe pregava spesso, continua il racconto, preghiere brevi davanti all’Eucaristia, per le intenzioni dei lettori e dei donatori delle edizioni che pubblicavamo. L’intensità del suo raccoglimento ci impressionava. Ci siamo resi conto della grandezza dell’uomo solo gradualmente: era un mistico dell’Immacolata. Attingeva la sua energia in lei, e la sua fragile salute &emdash; aveva un solo polmone &emdash; non diminuiva affatto la sua capacità di lavoro. Recitava il rosario con noi, ma non come noi. Sentivamo che lui aveva con l’Immacolata un rapporto privilegiato che traspariva nel lavoro della giornata". Un giorno, c’erano sette frati seduti in cortile e discutevano della Madonna, facendosi domande sul vero posto che aveva nella loro vita. "Padre Kolbe venne a sedersi in mezzo a noi e ci disse: figlioli cari, l’Immacolata è dentro di noi, il Cielo è dentro di noi!".

 

L’amore dell’India per Maria 

Nella popolosissima terra indiana la varietà di culture ed etnie viene espressa anche all’interno della Chiesa cattolica, presente nel paese con 153 vescovi, 23mila sacerdoti diocesani, 80mila suore e fratelli religiosi e molti fedeli laici. Ivan Dias, cardinale e arcivescovo di Bombay, dopo aver partecipato al Concistoro dello scorso anno a Roma, riferisce come nella sua terra il culto alla Madre di Dio sia particolarmente vivo nella gente, come anche nella sua storia personale: "E’ stata la Madonna ad attirarmi e afferrarmi nella mia vocazione al sacerdozio", racconta in un’intervista il prelato. "E’ una devozione che ho attinto in famiglia: sono stati i miei genitori a farmi conoscere Maria come madre e maestra. Lei era al centro della nostra famiglia ed era venerata con la recita in comune del santo Rosario ogni sera".
La Chiesa di Bombay, dove l’arcivescovo vive, è molto dinamica e centrata sui sacramenti e, per l’appunto, sulla Madonna. "Maria è il più bel mondo che Dio abbia mai creato&emdash; continua mons. Dias - diceva s. Luigi Maria de Montfort: Dio ha riunito tutte le acque e le ha chiamate mare, ha riunito tutte le grazie e le ha chiamate Maria. E aggiungeva: Maria è la bussola che punta sempre verso Gesù… è la calamita che attira lo Spirito Santo.
L’amore alla Madonna è di tutta l’India. Del resto, tale devozione fa parte della terna che professiamo e che distingue la nostra fede cattolica, cioè: Gesù, Maria e il papa. Una volta all’anno c’è una processione penitenziale: migliaia di fedeli camminano per 15 km per giungere al Santuario della Madonna del Monte a Bandra. Il popolo cattolico ha davvero una fede viva e contagiosa e Dio sta attirando molte persone alla fede cristiana grazie all’esempio di molti testimoni e alla diretta intercessione di sua Madre!

Redazione

 

 

Il Rosario culla l’anima

Il noto teolologo Card. JOSEPH RATZINGER - prefetto per la Congregazione per la dottrina della fede - intervistato sulle diverse realtà della nostra fede, racconta il suo rapporto personale con la preghiera del rosario sottolineando come quest’espressione della "pietà popolare" sia fondamentale per l’anima che da essa attinge serenità e pace.

L’origine storica del rosario risale al Medio Evo. Era un tempo in cui i Salmi rappresentavano il punto di riferimento principale per chi pregava. Ma i Salmi biblici rappresentavano un ostacolo insuperabile per tutti coloro che all’epoca non sapevano leggere, che erano i più. Si è così cercato un Salterio adeguato alle loro esigenze e lo si è trovato nella preghiera mariana cui si aggiungevano i misteri della vita di Gesù Cristo, allineati uno dopo l’altro, come grani di una collana. Queste preghiere toccano la corda della meditazione; il ritmo ripetitivo culla l’anima e le trasmette serenità, mentre il concentrarsi sulla parola di e in particolare sulla figura di Maria e sulle immagini di Cristo, che si sgranano davanti ai nostri occhi, calmano l’anima e la liberano da preoccupazioni e le consentono di sollevare lo sguardo verso Dio.
In effetti il rosario ci restituisce quella sapienza originaria che sa bene come la ripetizione sia una componente importante della preghiera e della meditazione, sia un modo per cullarsi in un ritmo sempre uguale che ci trasmette la serenità. Non è così importante seguire con razionale concentrazione ogni singola parola, ma al contrario lasciarsi cullare dalla calma che induce la ripetizione, l’uniformità del ritmo. Tanto più che questa parola non è vuota di contenuto, propone ai nostri occhi e alla nostra anima grandi immagini e visioni, innanzitutto, la figura di Maria &emdash; e attraverso di lei anche la figura di Cristo.
Coloro che recitavano il rosario avevano duramente lavorato tutto il giorno. Non erano in grado, pregando, di compiere grandi percorsi intellettuali. Al contrario, avevano bisogno di una preghiera che restituisse loro la serenità, che li distraesse anche, che li liberasse dalle preoccupazioni e offrisse loro consolazione e ristoro. L’esperienza della ripetizione, del ritmo, della parola collettiva e della coralità personalmente mi trascina e mi culla e riempie di sé lo spazio, che non mi tormenta, ma mi trasmette la calma, mi consola e mi libera. Questa esperienza arcaica è stata assunta pienamente dal cristianesimo e ispira la preghiera e l’interiorizzazione della preghiera nel contesto mariano e nella riproposizione della figura di Cristo agli uomini &emdash;scavalcando l’intellettualismo a favore di una valorizzazione dell’effetto rasserenante che produce il cullarsi dell’anima nelle parole della preghiera.

Red.

 

Santi e diavoli

di don Gabriele Amorth

Spesso mi è stato chiesto, durante interviste televisive o giornalistiche, quali doni particolari deve avere un esorcista, quali mezzi usa per liberare gli indemoniati. E forse ho deluso gli intervistatori rispondendo che l'esorcista non ha alcuna qualità particolare, nessun mezzo straordinario; tutta la sua forza è nel nome di Gesù. È così bella la dichiarazione che Pietro fa davanti al Sinedrio, quando viene arrestato perché - si noti il grande delitto! - aveva guarito uno storpio. Quale forza ha usato? Quale era il suo misterioso potere? Pietro proclama a gran voce: "È nel nome di Gesù Cristo che costui sta davanti a voi perfettamente sano. Non esiste altro nome concesso agli uomini perché possano salvarsi" (Atti 4,10-12).

"Nel mio nome caccerete i demoni"

Tutti noi esorcisti vediamo anche la forza di invocare quegli aspetti della passione di Cristo, sul cui valore salvifico insiste la Bibbia. Per cui vediamo l'efficacia di invocare la forza del sangue di Gesù, delle sue piaghe, della sua croce, della sua morte e resurrezione, del suo costato aperto.
Invochiamo prima di tutto lo Spirito Santo, perché nulla avviene se non per opera dello Spirito. E invochiamo la Vergine Santissima, colei che schiaccia il capo di Satana e che intercede tutte le grazie. Se c'è ancora qualche teologo che non crede all'universale mediazione di Maria, ossia che è lei la mediatrice di tutte le grazie, che si metta a fare esorcismi, e toccherà con mano questa verità. Abbiamo l'aiuto degli angeli e degli arcangeli, in particolare di S. Michele, principe delle legioni celesti. E abbiamo l'aiuto dei santi, spesso a sorpresa. Più volte mi sono capitati casi di possessioni diaboliche risolte grazie anche all'intercessione di un santo che non era mai stato invocato, verso cui nessuno dei presenti aveva una particolare devozione, ma che un bel momento, nel mezzo di un esorcismo, faceva sentire la sua presenza; e da quel momento veniva invocato per risolvere il caso. Ma c'è un altro aspetto, riguardo ai santi, che mi preme rivelare. M'illuderò, ma vorrei tanto essere di stimolo a studi storici che ancora non sono stati fatti. Vorrei che si scrivesse una storia: santi e diavoli, ossia la lotta continua che c'è stata tra di loro e che tocca due aspetti, entrambi molto interessanti: da una parte i tormenti che i demoni hanno inflitto ai santi, le persecuzioni, spesso le torture a sangue.
E d'altra parte le vittorie dei santi; e tra queste vittorie è logico che, come esorcista, io sia stato soprattutto colpito dalla frequenza e dalla facilità con cui i santi hanno liberato persone indemoniate. Sono episodi frequentissimi, storicamente provate, che leggiamo nella vita dei santi di tutti i tempi.
Anche nei tre secoli in cui la Chiesa cattolica ha quasi accantonato gli esorcismi, per cui oggi ci troviamo in carenza di esorcisti e della loro preparazione, i santi che hanno liberato persone indemoniate ci sono sempre stati. Se guardo indietro, mi piace ricordare s. Benedetto che non era esorcista, forse non era neppure sacerdote, eppure la sua efficacia contro il demonio era così forte che Onorio III lo proclamò patrono degli esorcisti; ancora oggi è diffusa la sua medaglia de protezione contro il Maligno. Se guardo ai tempi recenti, mi piace ricordare s. Giovanni Bosco, sia per i tremendi assalti che ha dovuto subire dal demonio, sia per la sua efficacia nel liberare le persone, anche con la sola presenza. Venendo poi alle mie esperienze personali, non posso fare a meno di dilungarmi un po' su Padre Pio.

 

Padre Pio, un grande lottatore

Padre Pio mi aiuta continuamente, nel duro ministero di esorcista, fedele a una vecchia promessa, di oltre quarant'anni fa. Chi conosce la vita del padre sa quanto egli ha dovuto continuamente lottare contro il demonio; e sa quante sofferenze e vendette diaboliche egli ha subito, a motivo del suo ministero volto a strappargli le anime per darle al Signore. È stata una lotta incessante, su cui si possono fissare alcune tappe fondamentali. Padre Pio confidava, in uno scritto prezioso inviato al suo direttore spirituale, p. Agostino da s. Marco in Lamis, che "le apparizioni diaboliche incominciarono verso i cinque anni, e per quasi vent'anni furono sempre in forme oscenissime, umane, ma soprattutto bestiali."
La prima grande lotta è narrata in una visione da collocarsi appunto quando Padre Pio aveva cinque anni. La data è incerta, ma l'epoca è quella. Egli allora si sentì inviato a lottare contro un uomo orrido e "di smisurata altezza, da toccare con la fronte le nuvole."
Il personaggio splendente che gli stava al fianco (forse s. Michele) lo esortò a battersi con quel gigante mostruoso, assicurandogli la sua assistenza. L'urto fu terribile, ma il piccolo Francesco (come si chiamava Padre Pio) ebbe la meglio, grazie all'aiuto di quel personaggio misterioso che lo aveva incoraggiato; un personaggio misterioso e luminoso. Tale episodio, che Padre Pio ha sempre ritenuto molto significativo, terminò con le parole del personaggio luminoso: "Quella contro cui hai combattuto ritornerà sempre all'assalto. Combatti da valoroso; io ti aiuterò sempre affinché tu riesca sempre a prostrarlo."

"I miei figli spirituali saranno i tuoi"

Quando andai a trovare Padre Pio per la prima volta, nel 1942, non pensavo che sarei tornato da lui per ventisei anni. Ero studente di liceo, mi laureai in giurisprudenza e poi entrai nella Pia Società S. Paolo. Una volta ordinato sacerdote, non mi bastava più essere figlio spirituale di Padre Pio. Incominciavo ad avere anch'io i miei figli spirituali, avrei voluto portarli tutti a lui e intanto glieli raccomandavo.
Fu così che ottenni una promessa. Un bel giorno gli dissi: "Caro padre, ho grosso favore di chiederle." Lui mi incoraggiò a parlare, chinandosi tutto su di me e mostrandomi un largo sorriso. E allora vuotai il sacco." Vorrei che tutti i miei figli spirituali, presenti e futuri, diventino automaticamente anche suoi figli spirituali; se lei se li prende a carico, sto tranquillo." Sorrise ancora di più a chiuse gli occhi per una breve riflessione. Poi mi disse: "Sì, figliolo, va bene." E io: "Ma allora tutti questi non la chiameranno più Padre Pio, ma Nonno Pio." A questa uscita rise di gusto; era davvero divertito.
Da parte mia ho continuato a contare sul suo aiuto e a sentirmelo vicino, nei vari incarichi ricoperti. Ora poi, da quando faccio l'esorcista, non ho il minimo dubbio che tutti quelli che ricorrono alle mie preghiere vengono presi sotto la protezione di Padre Pio, senza saperlo.
In alcune occasioni la presenza del Padre è stata sensibile. Talvolta i miei pazienti lo hanno sognato, se lo sono visto accanto, a sostenerli nelle loro sofferenze. In varie occasioni, durante l'esorcismo, è stato il demonio a urlare spaventato: "Via quel frate! Quel frate non lo voglio." E poi, pressato dalle mie domande, era costretto a dire che c'era lì presente Padre Pio.

(tratto da: Esorcisti e psichiatri)

 

 

 

Solamente un frate che prega...

"Si cerca Dio nei libri, si trova nella preghiera &emdash; disse un giorno PADRE PIO ai suoi figli spirituali - se oggi non si crede più, si deve alla mancanza di preghiera. Dio non si trova nei libri, ma nell'orazione; più si prega, più aumenta la fede e si trova Dio. Voi figlioli, non tralasciate mai la preghiera: pregate spesso durante la giornata. Fate anche un po' di meditazione. Troverete e vedrete Dio." Soleva dire spesso: "La preghiera è il pane e la vita dell'anima, il respiro del cuore, un incontro raccolto e prolungato con Dio." La Bibbia è piena di colloqui col Creatore, Gesù ha pregato ed esortato a pregare; i cristiani nei primi tempi venivano chiamati uomini di preghiera. Molto importante questa sottolineatura che Padre Pio fa della preghiera: incontro raccolto e prolungato. Raccolto: non posso pregare senza prepararmi alla preghiera e se sono pieno di tanti miei problemi, ansie e preoccupazioni. Prolungato: non posso pregare in un attimo; occorre del tempo per entrare nella preghiera, purtroppo succede che quando stiamo incominciando a pregare lasciamo lì, dobbiamo andare e con noi se ne va anche la preghiera.

Pregare è amare.

Non illudiamoci: come non c'è amore senza sofferenza, non c'è preghiera senza sofferenza, perché pregare è amare. Prega chi ama Dio e non chi dice delle parole a Dio. Per chi ama Dio tutto diventa preghiera. Perché? Perché in ogni momento il pensiero va all'Amato, a Colui che cerca e desidera: tutte le occasioni sono buone per significare questo amore con una lode, con un canto, con un'azione e così via.

La preghiera davvero è stata il cibo quotidiano di Padre Pio.

Qualche anno prima di morire ebbe a dire: "Non voglio essere che questo, un frate che prega." Dove ricordiamo Padre Pio? Come lo ha visto il mondo? All'altare, in Coro, in ginocchio, in confessionale, sempre con la corona in mano. Ma chiediamoci, cosa era la preghiera per Padre Pio? Scrive il 1° novembre 1913 a Padre Benedetto, suo direttore spirituale: "Nell'orazione l'anima mi sembra che si perda tutta in Dio…Altre volte mi sento struggere per Dio…Sento che l'anima ha un ardentissimo desiderio di uscire di vita…Il tempo mi sembra che fugga rapidamente e mai averne a sufficienza per pregare…" È dunque perdersi in Dio, dimenticarsi per ritrovarsi in Dio, è struggersi di amore per Dio, ardentissimo desiderio di essere in comunione con Lui. È lasciare questo tempo per partecipare ad una realtà che supera il tempo.

La preghiera è indispensabile nella vita di ogni giorno.

È quanto la Madre di Gesù da secoli ci ripete. Padre Pio ha ascoltato e messo in pratica gli inviti della Madonna ed è diventato per tutti noi maestro di preghiera: anche qui non perché abbia frequentato corsi di specializzazione, ma perché con molta umiltà si è messo a pregare.
Soleva dire: "Quando si è presi dalla sfiducia, dal dubbio, dall'angoscia, dal dolore, allora più che mai bisogna ricorrere al Signore nella preghiera e trovare in essa sostegno e incoraggiamento." E poi: "La preghiera è la migliore arma che abbiamo: è una chiave che apre il cuore di Dio."

Quando vedevi Padre Pio ti veniva il desiderio di pregare.

Desideravi di aprire con fiducia piena il tuo animo a Dio: è quanto avviene vicino alla sua tomba. Quanta gente ha iniziato a pregare dopo aver visto pregare Padre Pio! È stato così per gli apostoli, del resto; quando hanno visto pregare Gesù è sorto in loro il desiderio di pregare: "Signore, insegnaci a pregare!" Per rispondere all'invito di Gesù, della Madonna, del Papa Pio XII, Padre Pio fonda i gruppi di preghiera. Disse: "Se siete miei figli, unitevi a me: rispondiamo al comando di Gesù, all'invito e al desiderio del Papa, preghiamo insieme;…nei gruppi, quando i miei figli si riuniranno insieme nella preghiera, sarà Gesù in mezzo a loro, ci sarà anche la madre di Gesù; sarò presente anch'io in spirito e unita in preghiera."

Padre Pio consigliava anzitutto la preghiera individuale.
Una preghiera che poi però deve sfociare ed essere alimentata da quella comunitaria, non c'è l'una senza l'altra, devono esserci tutte e due. Una preghiera che non è astrazione dal mondo, ma che serve per portare il mondo a Dio. Gli fu chiesto: "Padre, istituendo i gruppi di preghiera cosa ha inteso fare?" Rispose: "Portare anime al Signore…indurre a pregare, a pregare insieme, a pregare con Gesù. Ho sempre raccomandato e desidero dai gruppi la vita cristiana nella famiglia e nella società, la carità fraterna, le opere di bene e, in modo particolare la sottomissione e l'obbedienza alla S. Chiesa secondo il nostro spirito francescano."

La preghiera dunque non è fine a se stessa.
Se pregare è incontrare Dio non possiamo uscire dagli incontri di preghiera così come siamo entrati: la preghiera deve trasformarci, deve renderci testimoni del vangelo nella famiglia e nel mondo, fonte di gioia e di bene, di carità e di pace. Soleva dire Padre Pio: "Se siete miei figli, la sera pregate tutti insieme nelle vostre famiglie. Recitate il S. Rosario alla Madonna."
Conoscere Padre Pio è conoscere l'amore che Dio ha per l'uomo e che l'uomo può avere per Dio; è imparare ad essere e non a fare i cristiani; è capire che la preghiera deve portare alla carità e senza la preghiera non c'è carità, perché è Gesù stesso che lo dice: "Senza di me non potete far nulla!" Solo dunque quando siamo in comunione con Lui la nostra azione sarà efficace. Senza di Lui posso fondare una perfetta organizzazione, circondare gli altri di gentilezze, di diritti e di doveri, ma non li amerò mai perché Dio è l'unico maestro della Azione; perché è Lui l'amore e ci insegna ad amare portando a nostra conoscenza l'Amore che ha per ognuno di noi.

La preghiera irradia l'amore
Un giorno una figlia spirituale del frate di Pietralcina, nel dormiveglia ebbe una visione: le sembrò di vedere il cielo in mezzo al quale vi era un sacerdote, vestito di ricchissimi paramenti sacri. Nel sacerdote riconobbe il volto di Padre Pio che divenne come il sole, da cui partivano in tutte le direzioni innumerevoli raggi e questi erano formati da miriadi di piccole rose bianche e rosse. Chiese quindi a Padre Pio il significato della visione, e si sentì rispondere: "i raggi fatti di rose sono i gruppi di preghiera che si diffondono in tutto il mondo. Le rose bianche rappresentano le anime che si sforzano di vivere nella grazia, nell'amore di Dio e nella carità fraterna. Le rose rosse rappresentano le anime che portano con gioia la croce della sofferenza e unite a Gesù e a me collaborano alla conversione dei peccatori e alla salvezza dei fratelli."
Questo è quanto Padre Pio vuole da ognuno di noi, dobbiamo diventare rose bianche o rosse, ma rose. Padre Pio è con noi e non ci lascerà soli, ma non può rispondere lui per noi, lui ha fatto la sua parte, tocca a noi adesso fare la nostra.

* La canonizzazione di Padre Pio, il 16 giugno prossimo, vedrà riuniti centinaia di migliaia di fedeli. Uniamoci spiritualmente a questo evento per ricevere quella larga porzione di grazia che Dio concederà al mondo attraverso l’intercessione del suo amato figlio di Pietralcina.

 

 

Il venerabile Charles, "fratello universale"

Un anno fa (il 24 aprile 2001), alla presenza del Santo Padre, sono stati promulgati i Decreti riguardanti delle virtù eroiche del servo di Dio Charles de Foucauld con le quali è diventato "Venerabile". Sacerdote della diocesi di Vivieres, nato il 15 settembre 1858 a Strasburgo (Francia) fu assassinato il 1° dicembre 1916 a Tamanrassét (Algeria).
Nell’indirizzo di omaggio il Card. Martins (prefetto della Congregazione per le cause dei santi) scrive sulla persona di Charles: "Figura singolare di contemplativo e di missionario è stato il sacerdote Charles de Focauld, il "Piccolo Fratello di Gesù" che tra i Tuaregs di Sahara portò l’umiltà, la povertà e la carità di Cristo, proponendosi di essere il Fratello Universale dei cristiani degli ebrei e dei mussulmani".

Un giovane ribelle.
Per sua natura il "piccolo fratello" era un uomo profondamente indipendente, ambizioso, testardo, manteneva le sue posizioni cercando sempre di portare avanti da solo le proprie decisioni. La sua giovinezza era caratterizzata da una forte impazienza, dalla ribellione contro i limiti umani, da un’incessante opposizione al tempo. Eppure Dio chiamerà proprio quest’uomo che rifiutava ogni legge e ogni disciplina. Il Signore lo chiamerà ad incontrarsi con Lui, a camminare con Lui, non più da solo ma in sua compagnia e in amicizia con tutti gli uomini.

"Dio se esisti fa' che io ti conosca!"
Nell’ottobre del 1886, seguendo l’ispirazione divina, Charles compie un primo risolutivo passo nella propria vita chiedendo il sacramento della confessione e una "guida spirituale", accettando così di non cercare più da solo la Verità. Pronuncia quindi un "SI" pieno, un SI incondizionato a Dio che aveva cercato ed atteso, nell’agguato del suo amore, questo giovane ventottenne che dopo 15 anni dalla sua conversione dirà: "Non appena ho creduto che Dio esiste, ho capito che non avrei potuto vivere che per Lui". Dopo questo SI pronunciato in completa obbedienza, Charles de Foucauld cercherà ogni giorno una sempre maggiore obbedienza a Gesù. Essere obbedienti significa andare incontro a qualcuno e Charles ha una costante volontà di andare incontro a Gesù, di seguirlo da vicino, di incontrarlo sempre più profondamente e di donarlo alla gente.

Un desiderio di radicalità.
Dopo diverse esperienze come monaco trappista e in terra Santa, Dio lo conduce dalle "pecore" più povere e sperdute nel deserto del Sahara, dove il giovane francese vive una vera e propria rinascita, accompagnata dal desiderio di condurre un’esistenza povera e semplice, come quella dello stesso Gesù di Nazaret. La sua vita spirituale è in continua ascesa: da una condizione di completa indipendenza giovanile Charles diventa totalmente dipendente dal suo amato Signore, e ciò si evidenzia nel suo rapporto con più miseri ed abbandonati: "Penso che nel vangelo non ci siano altre parole che abbiano lasciato in me un’impressione così profonda tanto da trasfigurare la mia vita come queste: "Tutto quello che fate a questi piccoli, lo fate a me". E’ quello che chiaramente emerge anche dal suo innamoramento nei confronti di Gesù presente nel pane eucaristico: "Ho qui con me Gesù Eucaristia, il migliore degli amici, a cui parlare giorno e notte".

Non ebbe seguaci in vita.
L’umile fratello vive in solitudine ma è proprio qui, nel cuore del deserto del Sahara e dell’islam, che egli realizza la propria vocazione. Charles non riesce a far convertire nessuno e, umanamente parlando, potremmo dire che la sua è una spiritualità sterile: ogni suo tentativo di fondare un qualche tipo di "ordine" fallisce. Ma la sua chiamata è piuttosto specifica e non gli è concesso di fare in nessun modo apostolato. Dio però, che non l’avrebbe chiamato invano, l’aveva preso direttamente sotto la sua protezione come segno di contraddizione. Il nostro "Fratello universale" &emdash; come viene solitamente chiamato &emdash; era ed è ancora oggi, segno di contraddizione, il chicco che doveva morire da martire ed essere sepolto in un terreno dove alcuni anni dopo sarebbero germogliati i veri frutti del suo sacrificio: i Piccoli fratelli e sorelle di Gesù, insieme a molti altri che riconoscono in se stessi la chiamata ad essere "fratelli e sorelle universali".

Kresimir Busic

 

Diventare un’altra Maria
È il programma di vita che Charles de Focauld si era proposto, ricordando in questo suo desiderio il cosidetto "folle dell’Immacolata", s. Massimiliano Kolbe. "Io mi propongo di custodire in me la volontà di dare a Maria tutte le mie azioni, tutta la mia vita spirituale, affinché ella offra e dia tutto a Gesù" scriveva il futuro beato, esprimendo così la sua volontà di "diventare un’altra Maria vivente ed operante, di trasformare in lei e mediante lei i pensieri, i desideri, le parole, le azioni, me preghiere, le sofferenze...". Era nato il giorno in cui si festeggia la Madonna addolorata e questa data mariana aveva in qualche modo segnato la sua vita e dato uno stile alla dottrina che egli desiderava vivere: "Se Gesù è venuto a noi attraverso di lei, facendosi tutt’uno con lei e nascendo da lei, come potremmo noi trovare, poer andare a lui, una via migliore di quella scelta da lui stesso per venire a noi?".

Red.

 

PREGHIERA DI ABBANDONO

Padre mio mi abbandono a te.
Fa’ di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima nelle tue mani,
te la dono mio Dio, con tutto l’amore
del mio cuore. Perché ti amo.
Ed è per me un’esigenza d’amore il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani senza misura
con una confidenza infinita,
poiché tu sei il Padre mio.

p. Charles de Focauld

 

 

Martiri del nostro tempo

Ha pagato con la vita la "sua ferma opposizione ad ogni forma di violenza e la sua dedizione alla promozione sociale". Così commenta il papa l’uccisione dell’arcivescovo di Cali (Colombia) Isaias Duarte, avvenuta la sera del 16 marzo mentre usciva dalla sua parrocchia. Viveva nella zona più violenta della Colombia e alla violenza aveva dichiarato guerra, impegnandosi in prima persona nella pacificazione e nell’appoggio umanitario alle migliaia di sfollati, civili che subivano le prepotenze delle Farc (Forze armate rivoluzionarie colombiane). In particolare si scontrò con un gruppo guerrigliero di liberazione nazionale, specializzato nei rapimenti. Denunciò anche il connubio tra politica e narcotrafficanti durante la campagna elettorale del Paese… Fece scalpore la sua preghiera: "Che il Signore abbia pietà di questa disgraziata Repubblica".
Mons. Duarte, con il suo coraggioso sacrificio, va ad ingrossare quella schiera di martiri del nostro tempo che non scrivono la storia a parole ma con la vita e con la morte.

 

 

APPUNTI DI VIAGGIO

I pellegrinaggi di carità
Molto intenso e ricco di grazie particolari il pellegrinaggio di carità del 13.3.2002, con 23 furgoni e camioncini e 75 volontari. Abbiamo raggiunto tante situazioni di estremo bisogno in varie parti della Bosnia: 10 centri profughi musulmani (con le vedove e gli orfani di Srebrenica e di altre città) e centri profughi croati; orfanotrofi, ospedali, centri di riabilitazione e pensionati per anziani a Gracanica, Sarajevo, Mostar, ecc.. Villaggi di ogni etnia che stanno cercando di ricostruire per riprendere la vita, dove, oltre agli alimenti e materiali igienico-sanitari, portiamo sementi, piante da frutto, attrezzi e macchine agricole. A Komusina, presso Teslic, con una nostra cospicua offerta hanno già acquistato e consegnato alle famiglie 5 mucche e 15 maiali e hanno iniziato i lavori per un allevamento di galline. Ora occorre ancora uno sforzo per completare l’opera e acquistare altri animali. I bisogni che incontriamo sono tanti e sempre di più, ma purtroppo le nostre disponibilità sono limitate.
Domenica 17.3 siamo stati invitati ad una cerimonia importante nella ricostruita, ma non finita, chiesa parrocchiale di Doboj, una città serba dove sono ritornate, dopo tanti anni di esilio, di privazioni e di lutti, ben 400 famiglie croate, ancora in gran parte bisognose di aiuto. L’Arcivescovo di Sarajevo, Card. Vinko Puljic, ha benedetto e fatto suonare la nuova campana. C’è stata una grande e commossa partecipazione; molti piangevano: ritrovavano ancora la propria comunità di fede! Il Card. Puljic ha calorosamente e pubblicamente ringraziato anche noi per quanto stiamo facendo. Al mattino del 18.3, dopo una lunga galoppata notturna, abbiamo partecipato a Medjugorje, sotto il tendone della Comunità Cenacolo, all’apparizione straordinaria di Mirjana, durante la quale la Madonna ha dato uno stupendo messaggio cristologico. A Mostar ho visitato una poverissima famiglia "rom" con dieci figli. Nessuno va a scuola, un po’ perché sono discriminati in quanto "rom" e soprattutto perché non possono comprare i libri, i quaderni, ecc.. Il padre non trova lavoro e si arrangia a raccattare ferro vecchio, ma non riesce a dare ai figli gli alimenti e le medicine che occorrerebbero. Cerca lavoro anche in Italia. Qualcuno può aiutare?

Alberto Bonifacio

Per eventuali contatti e aiuti rivolgersi a:

Alberto Bonifacio-Centro Informazioni Medjugorje - Via S. Alessandro, 26 - 23855 PESCATE (LC)
Tel. 0341-368487 - Fax 0341-368587
ÿ conto corrente postale n. 17473224
ÿ conto corrente bancario n. 98230/Y Banca Popolare di Lecco - Div. Deutsche Bank - Piazza Garibaldi, 12 - 23900 LECCO - ABI 3104 - CAB 22901 (I conti sono intestati ad Alberto Bonifacio).

 

 

Nel Cenacolo con La Regina della Pace

La Regina della Pace ci chiama incessantemente ad una pienezza di comunione con quello Sposo divino da cui Lei fu misteriosamente "adombrata" al momento dell’Annunciazione. (Lc 1,35). Maria infatti desidera introdurre e associare i suoi figli a quel mistero di rigenerazione nel mondo del Figlio che - come afferma il Magistero della Chiesa - "Dio ha posto quale primogenito tra molti fratelli (Rm 8,29), cioè tra i fedeli, alla cui rigenerazione e formazione essa coopera con materno amore" (Lumen Gentium, N° 63), poiché: "questa maternità di Maria nell’economia della grazia perdura senza soste…" (ibidem, N° 62).
Questa eminente missione materna di Maria, scaturita dall’imperscrutabile misericordia del Padre, si realizza oggi in modo straordinario attraverso la speciale presenza nel mondo della Madre della Chiesa, che desidera far nascere di nuovo, per opera dello Spirito Santo, le membra del Corpo Mistico di Gesù. Per questo oggi la Madonna chiama una schiera di figli a cooperare con Lei a questa rigenerazione del Figlio nelle anime di moltitudini di fratelli, chiedendo loro di offrire, con semplicità, libertà e amore, la vita a Dio per la salvezza del mondo. Maria ci chiede di donare dal profondo del cuore quel "sì" incondizionato ai progetti d’amore del Padre, capace di immetterci nella stessa dinamica di offerta totale che Lei ha vissuto in modo infuocato sin dal suo Concepimento Immacolato e, nella sua espressione più alta, al momento dell’Annunciazione e ai piedi della Croce.
Per realizzare tale straordinario piano di grazia, Maria ci chiede di aprire il cuore al dono dello Spirito Santo, percorrendo, sotto la sua sapiente guida materna, un cammino spirituale di incondizionato abbandono a Gesù, affinché sia sempre più Lui a vivere e a manifestare le opere del Padre in noi, facendoci realmente "luce del mondo e sale della terra": "Volgete i vostri cuori alla preghiera e chiedete che la Spirito Santo si effonda su di voi" (Mess. 09.05.85); "In questi giorni vi invito particolarmente ad aprire il vostro cuore allo Spirito Santo... aprite il cuore e abbandonate la vostra vita a Gesù affinché Egli operi per mezzo dei vostri cuori…" (Mess. 23.05.85).
Infatti solo nella piena partecipazione alla vita nello Spirito Santo potremo diventare testimoni efficaci nel mondo della gioia e della luce pasquale del Risorto: "Pregate figlioli perché lo Spirito Santo dimori in pienezza in voi, così che possiate testimoniare la gioia a tutti coloro che sono lontani dalla fede" (Mess. 25.05.2000). E potremo anche proclamare con la vita la vittoria dell’amore puro di Dio su ogni potenza di tenebra, che oggi più che mai minaccia di oscurare la speranza e la comunione d’amore tra i fratelli:"Pregate figlioli, particolarmente per i doni dello Spirito Santo affinché nello Spirito dell’amore ogni giorno e in ogni situazione siate più vicini al fratello e nella speranza e nell’amore superiate ogni difficoltà" (Mess. 25.05.2000).
La Madonna ci aiuta a scoprire e a vincere i molti ostacoli spirituali e le idolatrie nascoste che si annidano nelle pieghe dei nostri cuori malati, che ostinatamente resistono all’azione vivificante dello Spirito Santo, rischiando di vanificarne irreparabilmente i frutti di grazia nelle anime: "Cari figli! Voi siete troppo presi dalle cose materiali e a causa loro perdete tutto quello che Dio desidera darvi. Vi invito a chiedere i doni dello Spirito Santo, che adesso vi sono necessari per testimoniare la mia presenza e tutto quello che vi sto dando qui. Cari figli! Abbandonatevi totalmente a me, perché io possa guidarvi pienamente. Non preoccupatevi delle cose materiali" (Mess. 17.04.85).
La Santa Vergine è tuttavia ben consapevole che l’ostacolo più arduo da vincere per renderci realmente "strumenti nelle sue mani per la salvezza del mondo" (Mess. 25.03.94) è il nostro "io" orgoglioso, radicalmente incapace di accogliere e trasmettere vero amore ai fratelli. Un "io" tragicamente paralizzato da mille attaccamenti agli idoli insaziabili del nostro tempo, che ingombra rumorosamente l’anima rubando tutto lo spazio a Dio. Perciò Maria ci invita ad entrare con Lei nel Cenacolo per compiere questo decisivo passo spirituale che realizzi un cammino di purificazione del cuore, vivendo con Lei nuovamente la grande Novena della Chiesa nascente. Come infatti afferma l’attuale Pontefice, "Spiritualmente l’evento della Pentecoste non appartiene solo al passato. La Chiesa è sempre nel Cenacolo che porta nel cuore e persevera nella preghiera…insieme a Maria, la Madre di Cristo" (Redemptoris Mater, N° 65), poiché: "questa unione con la Madre…fa parte del mistero della Chiesa fin dall’inizio" (ibidem): "Cari figli! Oggi vi invito a decidervi con serietà a vivere questa Novena (Pentecoste): consacrate il tempo alla preghiera e al sacrificio. Io sono con voi e desidero aiutarvi perché cresciate nella rinuncia e nella mortificazione per poter capire la bellezza della vita di quelle persone che si donano a me in modo speciale…" (Mess. 25.05.90).

Giuseppe Ferraro (continua)

 

 

Gli occhi di un Altro

"Signore tu mi scruti e mi conosci…
penetri da lontano i miei pensieri…
alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano"

Sal 139 (138)

Con queste parole, il salmista ci introduce in quel mistero che è lo stare alla presenza di Dio. Ci chiediamo che cosa vuol dire stare alla presenza di Dio e magari il nostro pensiero va subito all’adorazione eucaristica, al tabernacolo che visitiamo passando in una Chiesa. Questi sono alcuni aspetti, ma lo stare davanti a Dio non è un qualcosa di limitato nel tempo e nello spazio bensì è una condizione permanente del nostro vivere quotidiano e del nostro cammino di anime offerte. Stare alla presenza di Dio vuol dire permettere che i suoi occhi ci guardino, ci scrutino, ci conoscano. Sembra ovvio e semplice questo, eppure è difficile più di quanto si pensi. Quante volte non abbiamo il coraggio di riconoscere davanti a Lui i nostri sbagli, quante volte il nostro limite ci pesa al punto da volerlo soffocare, quante volte non sappiamo aprirci là dove siamo più deboli e avremmo più bisogno di aiuto! Spesso il nostro uomo vecchio torna a ripetere con Adamo: "Ho avuto paura e mi sono nascosto" (Gen 2, 10).

Ecco allora il punto: finché abbiamo paura di Dio e del suo sguardo non siamo ancora entrati alla sua presenza. Non servono allora le lunghe preghiere o le veglie prolungate, se i suoi occhi non si incontrano con i nostri occhi, se la nostra anima non si apre al suo Spirito che penetra da lontano i nostri pensieri. Ma chi è Colui che ci guarda e perché questa paura di stare davanti a Lui? Dio è Altro da noi, radicalmente Altro dal nostro desiderio, dalla nostra logica, dai nostri calcoli umani e noi lo sappiamo bene, le nostre anime lo intuiscono e si ritraggono, timorose di mostrarsi per ciò che sono o che non sono. Proprio perché Altro da noi, Dio non risponde alle nostre piccole preghiere egoistiche. Così noi sperimentiamo spesso la sua assenza. Anzi, ogni incontro con Lui è uno sperimentare la sua presenza e la sua assenza, per strano che possa sembrarci. A volte Dio è presente e assente contemporaneamente. Questo ci serve per comprendere che Dio non è a nostra disposizione, sempre pronto a farsi trovare, fin quasi a diventare "prevedibile". Dio non è mai prevedibile ma è Colui che sempre stupisce con la novità perenne della sua grazia. Se così non fosse, la sua presenza ci creerebbe assuefazione. Dio desidera invece che noi lo cerchiamo con entusiasmo sempre nuovo, senza egoismi ma per amore. Allora non avremo paura del suo sguardo e stare alla sua presenza sarà il premio alla nostra fatica di creatura che rinasce. "E’ nell’assenza &emdash; dice S. Agostino &emdash; che la ricerca si fa più intensa e il desiderio si purifica". Gesù stesso dirà: "E’ bene per voi che io me ne vada" (Gv 16,7).
Se è vero che Dio è Altro da noi, è anche vero però che ci è Padre. Egli non desidera umiliarci ma elevarci, desidera comunicarci la sua grandezza perché ci ha chiamati ad un destino glorioso. Per permetterci questo ha umiliato se stesso fino alla morte di croce, per questo continua a chiamarci alla sua presenza per poterci amare. Allora stare davanti a Dio, vuol dire permettere alle nostre anime di toccare il suo Spirito di verità che ci mostra ciò che siamo per illuminarci, per purificarci, per aiutarci a rimuovere gli ostacoli che ci impediscono di camminare spediti verso di Lui. Il suo sguardo non è lo sguardo di un uomo, spesso superficiale o malevolo, ma è lo sguardo del Creatore che ci rigenera continuamente nella misura in cui ci lasciamo da esso avvolgere. Nello sguardo di Dio c’è la vita, la pace, la gioia come nello sguardo della madre che contempla la creatura appena partorita. Siamo chiamati a lasciarci guardare da Dio ma anche a fare nostro il suo sguardo d’amore, affinché con quello stesso sguardo possiamo a nostra volta guardare gli altri ed aiutarli a capirsi. Noi siamo gli occhi di Dio se ci lasciamo guardare da Lui e se desideriamo che il suo sguardo riposi in noi.
Sapere che Dio ci guarda e che non distoglie mai il suo sguardo amoroso da noi, è la certezza che ci deve accompagnare lungo tutta la nostra esistenza. "Dove andare lontano dal tuo Spirito, dove fuggire dalla tua presenza? Se salgo in cielo, là tu sei, se scendo agli inferi, eccoti…" continua il salmista. Questa consapevolezza fa sbocciare in noi la certezza di essere amati e la certezza di poter amare, senza le quali siamo creature povere e insicure.
Chiediamoci allora se siamo disponibili a stare alla presenza di Dio, se vogliamo e possiamo sostenere il suo sguardo che ci chiede solo amore e disponibilità alla sua opera, oppure se siamo ancora come il giovane ricco del quale il Vangelo ci dice che Gesù "fissatolo, lo amò" (Mc 10, 21) ma che non seppe rispondere a quello sguardo. Nel nostro cammino di uomini, spesso arido e tortuoso, abbiamo bisogno di sapere che un Altro ci guarda, un Altro che sa dove è la vera via, un Altro che è Via, Verità e Vita. Un Altro che vuole vivere in noi benché Altro da noi. Abbiamo bisogno di stare davanti a Dio e attendere da Lui ciò che ci occorre per vivere. Abbiamo bisogno di Dio e della sua imprevedibilità che ci costringe ad essere vigili: in Lui nulla è banale e tanto meno scontato, ma tutto è nuovo, tutto è inaspettato perché gratuito. E sappiamo bene che l’inaspettato è padre di tutte le meraviglie.

Stefania Caterina

 

 

La famiglia è un progetto divino

L'uomo è peccatore e peccando l'uomo si è distaccato da Dio e si è formato un ordine diverso da quello che Dio aveva creato. La società d'oggi sta costituendo nuovi ordini matrimoniali, nuovi ordini sociali che stanno trovando credito e approvazione. Approvare significa legalizzare e quindi anche legalizzare nuove forme e nuovi modi di far arrivare la vita sulla terra. Dio ne aveva stabilito uno, aveva stabilito la via dell'amore, oggi si stabiliscono nuove vie... La vita ha bisogno di calore mentre noi mettiamo l'embrione a 60° sotto zero!
Il peccato dell'uomo essenzialmente non è fare il male ma il costruirsi una via diversa, un ordine diverso, una creazione diversa da quella che Dio ha fatto - ecco il peccato! Costruirsi un altro ordine. La Chiesa in questo tempo sta chiedendo a tutti cristiani di fare un cammino di ritorno alle origini, a ciò che Dio ha creato. Sta anche chiedendo di guarire la propria memoria, un argomento che molti affrontano in una maniera molto sentita, perché è urgente una profonda riconciliazione all'interno della società, che parta dalla radice stessa dei problemi.
Il Santo Padre sta indicando alla Chiesa un cammino di rinnovamento e di purificazione, perché la Chiesa vuole diventare sempre più vera, sempre più autentica. La società d'oggi ha bisogno di punti di riferimento chiari, luminosi, credibili, ma anche noi stessi abbiamo bisogno di vie di pace. Spesso mi si presentano casi di difficoltà matrimoniale: una coppia è in procinto di separarsi dopo aver provato tutte le strade, comprese quelle legali… Infine chiede la benedizione del sacerdote, per vedere se almeno questo può tirarli fuori dal loro problema. Ma quando chiedo se nella vita si sono sentiti amati dai propri genitori, il più delle volte scopro che all’origine dell'incapacità di volersi bene, di amarsi, di realizzare una comunione piena d'amore fra i due sposi, c'è proprio una storia malata.
Anche la scienza oggi ci viene in soccorso e a sostegno, dimostrandoci che quando un uomo non ha avuto rapporti sani con il padre e con la madre, difficilmente stabilirà un rapporto sano con sua moglie quando si sposa, e difficilmente sarà in grado di educare i propri figli in un modo equilibrato. Più ci si preoccupa di evitare gli errori subiti, più si cade negli stessi. Perché? È la legge di Dio questa, che ha disposto che ogni essere umano arrivi alla salute morale, spirituale, arrivi alla maturità attraverso il contributo d'amore che due genitori danno a quella persona.
Infatti il Signore ha disposto che sia il padre a donare ai figli determinati requisiti. Chi comunica ai figli la stabilità, il carattere, la fermezza, il coraggio di affrontare la vita, di superare delle difficoltà, di proiettarsi nell'avvenire? E mentre dico queste cose proviamo ad immaginare la gioventù d'oggi quanto ha la forza di guardare al futuro e quanto invece si manifesta la debolezza!
Da chi viene questa qualità? Dalla presenza paterna nella formazione dei figli. Perché Dio ha dato al padre, all'uomo, queste caratteristiche per dare al figlio la capacità di affrontare con sicurezza l'avvenire. Togliamo al figlio la presenza paterna e troviamo che i figli, anche se buoni, diventano instabili, insicuri, timidi. Lo stesso vale per la madre che ha ricevuto da Dio altre benedizioni da comunicare ai figli, come ad esempio il gusto della vita…Quando vediamo un bambino che sorride sereno diciamo subito che sua madre lo ha amato.
Quello che affermo sul piano familiare lo dobbiamo trasferire anche al livello sociale. La società in passato si è costruita dietro le lotte tra uomo e donna. L’uomo ha avuto un potere dominante sulla donna che è stata estromessa dalla vita sociale. Oggi grazie a Dio si sta tornando ad un equilibrio. Trasferisco questo discorso anche nella nostra formazione di sacerdoti, che in seminario ci veniva proibito anche di salutare le donne. Si diceva: "La donna più sta lontano meglio è… È un pericolo costante…!"
Perché questo conflitto? Era stato anche istituzionalizzato. Dico questo per fare comprendere che al di là della nostra coscienza ci sono dei contrasti, ci sono degli errori che sono stati approvati, ma che devono essere messi in discussione. Noi ritroviamo l'ordine di Dio non beatificando l'ordine che avevamo 50 anni fa, ma quando invece torniamo alla creazione e infatti Gesù Cristo, con la sua resurrezione, ha dato inizio ad una nuova creazione. Agli apostoli che gli chiesero: "Signore, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito, che cosa riceveremo in contraccambio?". Il Signore rispose: "Voi che mi avete seguito nella nuova creazione riceverete il centuplo in questa vita, più la vita eterna." Una nuova creazione! Cristo è morto e risorto per noi e ha iniziato un nuovo modo di essere. Ha riportato l'uomo allo stato primitivo, non da un punto di vista culturale, ma da un punto di vista dalla creazione, riportando all'origine la natura dell'uomo.

Allora ci possiamo chiedere: Dio come ha creato la coppia, come ha creato la famiglia? Ce lo dice la Scrittura: "Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza." E Dio allora crea l'uomo a sua immagine, e precisa bene la Scrittura "maschio e femmine li creò." L'immagine completa di Dio non è solo nell’uomo né nella donna, ma in tutti e due, perché Dio ha distribuito le sue qualità affinché nell'unità si trovi l'immagine perfetta. Per cui l'immagine di Dio l’abbiamo nell'uomo e nella donna, nella reciproca accoglienza, non nel conflitto. Ognuno ha dei gusti, ognuno ha la sua saggezza, ognuno ha il suo modo di pensare, il suo modo di ragionare. La donna va dritta mentre l'uomo no, e questo è uno dei motivi perché l'uomo e la donna spesso non s'incontrano quando discutano - la donna va dritta e l'uomo ragiona, fa le cose contorte. Ma è proprio nell'accoglienza che trovano la moderazione e trovano il completamento.

don Fulvio di Fulvio (continua)

 

 

NOTIZIE DALLA TERRA BENEDETTA

* L’apparizione annuale a Mirjana Dragicevic-Soldo è avvenuta alla presenza di più di mille pellegrini, radunati per recitare il Rosario presso la comunità Cenacolo. La Vergine è rimasta con la giovane 7 minuti e ha dato il seguente messaggio:
"Cari figli! Come una Madre vi prego, aprite il vostro cuore, offritelo a me e non abbiate paura di nulla. Io sarò con voi e vi insegnerò a mettere Gesù al primo posto. Vi insegnerò ad amarlo e ad appartenergli totalmente. Comprendete cari figli, che senza il mio Figlio non c’è salvezza. Dovete riconoscere che Egli è il vostro principio e la vostra fine. Soltanto con questa consapevolezza potete essere felici e meritare la vita eterna. Io, in quanto Madre vostra, desidero questo per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

* Dal 28 febbraio al 3 marzo si è svolto il 2° seminario internazionale per le coppie sposate dedicato al tema: "Risvegliate l’amore nelle vostre famiglie". All’incontro hanno preso parte circa 40 coppie provenienti da dieci paesi diversi. Tra gli argomenti affrontati: la preghiera, la fede, il dialogo e la fedeltà. La veggente Mirjana ha dato la propria testimonianza sui messaggi della Vergine rivolti alla famiglia. Ci sono stati anche due incontri speciali con la guida del seminario, nel corso dei quali i coniugi hanno avuto la possibilità di esprimere le proprie difficoltà, gioie e necessità, come pure le grazie ricevute. L’ultimo giorno del seminario, durante l’adorazione dinanzi al Santissimo, essi hanno rinnovato le proprie promesse matrimoniali affidando la loro unione a Gesù.

* Il 7° seminario internazionale per i sacerdoti dedicato al tema: "Il sacerdote al servizio della guarigione e della liberazione" avrà luogo a Medj dall’1 al 6 luglio. I docenti saranno: don Gabriele Amorth, Dott. Philippe Madre, fra Dominic Hession e fra Jozo Zovko. Potete inviare le vostre adesioni al seguente indirizzo e-mail: lidija.paris@medjugorje.hr, oppure la numero di fax +387-36-651-444, o all’Ufficio Informazioni, al numero di telefono /fax +387-36-651-988 o all’indirizzo e-mail: informacije@medjugorje.hr.
Invece del contributo spese al seminario, chiediamo ai sacerdoti di prendere cinque intenzioni per le Sante Messe. Tutti i sacerdoti saranno alloggiati gratuitamente presso le famiglie della nostra parrocchia. E' necessario portare con sé: alba e stola, Bibbia, una radiolina con la frequenza FM e delle cuffie (per ascoltare la traduzione simultanea). da: Press Bulletin

*A metà marzo è giunto in visita privata a Medj. Monsignor Nguyen Quang Tuyen, vescovo della diocesi di Bac Ninh insieme ad altri tre sacerdoti. Il vescovo vietnamita è rimasto a Medj. per quattro giorni, pregando la Regina della Pace per la Chiesa in Vietnam e per le vocazioni sacerdotali."Abbiamo desiderato di venire in questo luogo dove Nostra Signora chiama alla conversione e a pregare particolarmente il rosario - racconta il prelato vietnamita - quando torneremo nel nostro Paese esorteremo tutti alla conversione, all’Adorazione al Santissimo Sacramento e alla preghiera per la pace". E infine aggiunge: "Vi chiediamo di pregare per i cattolici del Vietnam, che possano crescere nella fede, nella preghiera e nella pace".

 

 

Forse non tutti sanno che Jelena era stata scelta dalla Madonna per un compito specifico: trasmettere al gruppo di preghiera la benedizione. Ad ogni incontro la Vergine non mancava di affidarle parole con le quali benediceva i membri del gruppo, le loro intenzioni di preghiera e le persone con le quali essi erano collegati: "Cari Figli... Io vi benedico". Ricevere la benedizione e farsene "trasmettitore" era come essere un prisma di cristallo con tante sfaccettature, che ricevendo il raggio di luce lo rifrange in ogni direzione, moltiplicandone l’effetto luminoso. Dopo essersi fatta canale di benedizione, Jelena ne ricerca tra le pagine della Sacra Scrittura il significato originario, per comprenderne tutto il valore alla luce della Parola di Dio.

 

La forza della benedizione

di Jelena Vasilj

La parola ebraica beraka, benedizione, deriva dal verbo barak che ha significati diversi. soprattutto significa benedire e lodare, raramente inginocchiarsi, a volte, invece, semplicemente salutare qualcuno. In generale il concetto della benedizione nel Vecchio Testamento, significava dotare qualcuno con i beni del potere, del successo, della prosperità, fecondità, e vita lunga. Benedicendo quindi, s’invocava l’abbondanza ed efficacia di vita su qualcuno; poteva accadere anche il contrario come a Mikal la figlia di Saul, la quale poiché aveva disprezzato la benedizione di Davide che benediva la sua famiglia, fu colpita dalla sterilità (2 Sam 6:2).
Dato che è sempre Dio che dispone dell’abbondanza di vita e che la dona, benedire nel vecchio testamento, significava soprattutto invocare la presenza di Dio su qualcuno, come fu indicato da Mosè ad Aronne; questa benedizione ancora oggi è usata nella Chiesa così come segue: Voi benedirete così i figli d’Israele; direte loro: "L’Eterno ti benedica e ti custodisca! L’Eterno faccia risplendere il suo volto su di te e ti sia propizio! L’Eterno rivolga il suo volto su di te e ti dia la pace!". Così metteranno il mio nome sui figli d’Israele e io li benedirò" (Num 6,23-27). Perciò è solo nel suo nome che si benedice. Dio è l’unica Fonte di benedizione (Gen 12); egli è la Fonte dell’abbondanza di vita che scaturisce dai due attributi per i quali Dio era benedetto nel Vecchio Testamento, che sono la sua misericordia e la fedeltà.
La fedeltà fu ad una promessa stabilita dall’alleanza che egli fece con il popolo eletto (Deut 7,12). L’alleanza, infatti è il concetto chiave per comprendere la benedizione (Ez 34,25-26) giacché il giuramento che è fatto, sia da Dio sia dall’uomo, ha delle conseguenze; all’obbedienza è conferita la benedizione all’uomo da parte di Dio, e la maledizione nel caso contrario. Queste due sono la vita e la morte: "Io prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra, che io ti ho posto davanti la vita e la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, affinché tu viva, tu e la tua discendenza, amando il Signore, il tuo Dio, ubbidendo alla sua voce e tenendoti stretto a lui, poiché egli è la tua vita e colui che prolunga i tuoi giorni. Così tu potrai abitare sul suolo che il Signore giurò di dare ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe" (Deut 30,19-20). Ed è in questa luce che si presenta anche la nuova promessa, il Nuovo Testamento. Gesù stesso che è la manifestazione dell’antica promessa, stabilisce la nuova alleanza, e la sua croce è il nuovo albero della vita in cui è distrutta la maledizione della morte e ci è conferita la benedizione della vita. È proprio il suo corpo, cioè l’Eucaristia, che ci farà vivere in eterno.
La nostra risposta a tale benedizione è di benedire Dio. Precisamente, oltre a ricevere favori ed essere benedetti, benedire era anche un modo di riconoscere e rendere gratitudine alla persona che conferiva i beni. Perciò il benedire Dio è l’atteggiamento chiave verso Dio, il fulcro del nostro culto. Ed è proprio con tali parole che la liturgia eucaristica comincia benedicendo: Bene-detto sei tu Signore. Continua poi con il racconto delle benedizioni di Dio cominciando dalla creazione, percorrendo le diverse tappe della storia della salvezza che ha il suo culmine nell’istituzione dell’Eucaristia come segno della nuova alleanza.
La consacrazione dell’Eucaristia, è riservata al ministro del culto, cui e conferito un potere particolare di consacrare come culmine del benedire. In ogni caso ognuno partecipa offrendo se stesso ed i propri beni a Dio come un’offerta personale e come rinuncia a valersene per propria soddisfazione. Davanti questo mistero ineffabile rivolgiamoci a Maria, benedetta con ogni benedizione, la benedetta tra le donne (Lc 1,42), colei che per prima tra le creature visse le beatitudini, affinché possiamo percepire il suo desiderio per noi di stare con lei in cielo nell’eterna beatitudine della Santissima Trinità.

(Continua)

 

 

I lettori scrivono...

Cari fratelli in Cristo e Maria,
ringrazio cordialmente il prezioso dono del vostro bollettino. è una luce, uno stimolo a vivere i messaggi che la nostra SS. Madre ci invia. Il suo Cuore Immacolato benedica, fecondi il vostro apostolato laborioso, che fate con tanto amore e lo ricompensi come sa fare solo lei, la Madre di Gesù e Madre nostra. Sono stata recentemente trasferita ad Esmeralas, sulla riva dell’oceano, sulle Ande, nel paesino di Carpuela, dove vivono nella povertà e coltivando i loro orti, neri discendenti di un gruppo di schiavi di terratenenti di quelle zone. Iniziai un Gruppo di preghiera (come desidera la Regina della Pace) con il nome di "Missionari di Maria", dove ogni famiglia si consacra e promette alla Madonna di recitare, tutte le sere, il rosario nella propria casa e con i propri familiari; poi leggere una pagina del Vangelo. Non solo, ma anche di vivere da veri cristiani: evitando liti, perdonando, ecc. Finora sono 30 le famiglie di Carpuela entrate nel Gruppo. Subito gli abitanti di un altro paesello della zona iniziò il suo Gruppo e... la devozione si sta propagando! Penso che la Regina della Pace sarà contenta.
Il vostro prezioso bollettino lo passo agli altri...cerco di comunicare a tutti i messaggi della Madonna. Vi ringrazio ancora e vi auguro la grazia di approfondire l’amore di cristo. La Regina della Pace, felice di quanto fate per lei, vi benedica e vi avvolga nella tenerezza del suo amore di Madre.

Sr. Vitangela Castellano (83 anni)

 

* Incontro Eucaristico Mariano per la pace, guidato da p. JOZO ZOVKO: "Ecco tua Madre" Mistica Aurora del 3° Millennio, con la presenza della veggente Vicka.
Sabato 25 maggio 2002 dalle ore 10.00 al Palasport "Rossini" di Ancona
Info: Alberto 071-912032
Matteo 0585-43653 Adalgisa 071-731038

* Vicka sarà anche protagonista di un incontro sabato 8 giugno (ore 14.00-18.00), organizzato dal "Gruppo Provvidenza" presso l’Istituto Salesiano Manfredini di Este (PI). L’incontro si svolgerà all’aperto e quindi si consiglia un seggiolino pieghevole.
Domenica 9 giugno Vicka sarà presente all’incontro di preghiera animato dalla Comunità francescana di Betania presso il Seminario Minore di Verona - Via Bacilieri n. 1 (S. Massimo VR)

Info: Concetta 349 432429
Paola 349 4084800 fax 045-7701473

 

* Abbiamo ricevuto moltissime richieste dei primi numeri di Eco. Proponiamo la pubblicazione di tutta la collezione del nostro giornalino, rilegata in un solo volume. Chi fosse interessato può richiederla presso la nostra segreteria:

Tel/fax 02 99692242
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Tutto lo Staff di Eco prega per voi!

Vi invitiamo ad unirvi alle preghiere che offriamo a Dio il primo sabato del mese secondo le intenzioni di tutti i lettori - di coloro che espressamente lo richiedono, ma anche di chi lo esprime semplicemente nel silenzio del proprio cuore. Una volta al mese d. Alberto celebrerà una S. Messa secondo le stesse intenzioni.

Don Angelo scriveva ad una sua figlia spirituale:
"Leggere e rileggere ogni giorno un capitolo e fermarsi a riflettere sopra qualche parola che ti ha impressionato, poi formulare una preghiera personale, fare un proposito pratico per la giornata, scrivere sul quaderno di marcia qualche preghiera o impressione".
Siano queste sue parole la benedizione che accompagna il numero di maggio del "suo" amato Eco.

Villanova M. 1° maggio 2002