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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 166 (Novembre-Dicembre 2002)

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Eco di Maria
Regina della Pace
166

Novembre-Dicembre 2002


Messaggio del 25 settembre 2002

"Cari figli, anche in questo tempo di inquietudine vi invito alla preghiera. Figlioli, pregate per la pace affinchè nel mondo ogni uomo  senta l’amore per la pace. Soltanto quando l’anima trova la pace in Dio si sente contenta e l’amore scorrerà per il mondo. E in modo speciale, figlioli, siete chiamati a vivere e a testimoniare la pace, pace nei vostri cuori e nelle famiglie, e attraverso voi la pace scorrerà anche per il mondo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Vivere e testimoniare la pace

Anche in questo tempo di inquietudine vi invito alla preghiera. Il riferimento alle difficili congiunture internazionali sembra evidente. Maria, Regina della Pace, veglia su di noi e ci chiama alla mobilitazione per difendere la pace. Anzitutto la preghiera; non lasciamoci disturbare dalla inquietudine, dall’ansia, ma entriamo nella preghiera. La pace vera viene da Dio e dunque va chiesta a Lui. Pregate per la pace affinché nel mondo ogni uomo senta l’amore per la pace. Quale pace? Cristo è la nostra pace (Ef 2,14). Alla Sua venuta nel mondo un coro di Angeli annuncia pace agli uomini di buona volontà (Lc 2,14); pace agli uomini la cui volontà è buona cioè rivolta a Dio, a Lui orientata. Al Suo congedo dagli Apostoli, subito dopo che Giuda li lascia per tradirlo, Gesù porta a compimento l’annuncio dell’Angelo: Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, Io la do a voi (Gv 14, 27). Con il sangue versato sulla Croce Egli sancisce la riconciliazione di Dio con l’uomo e dunque la pace. Pace fra il Creatore e la Sua creatura, pace fra le creature, pace nel mondo. Il principe della pace (Is 9,5) inaugura il Suo regno nel quale la pace non avrà fine (Is 9,6).
La pace è dunque alla portata dell’uomo, è un dono già fruibile: basta aprirsi ad accoglierlo. Maria ci insegna come accedere a questo dono. Viene a Medjugorje proprio per questo. La via maestra che ci indica è l’abbandono. Oggi vi invito all’abbandono totale a Dio. Tutto ciò che fate e tutto ciò che possedete datelo a Dio perché Egli possa regnare nella vostra vita come Re di tutto quello che possedete. Solo così Dio potrà guidarvi, attraverso me, nella profondità della vita spirituale….Io vi porto la pace, io sono la vostra Madre e la Regina della Pace …Dio sia tutto per voi nella vita. (Messaggio del 25.07.88). Dare tutto a Dio, tutto ciò che facciamo, tutto ciò che possediamo. Dio sia tutta la nostra vita. Questo è l’abbandono al quale Maria instancabilmente ci chiama. Questa è la condizione perché Dio possa regnare in noi, perché l’anima trovi pace in Dio. Dare tutto a Dio; il nostro tempo, il nostro agire, il nostro lavoro, il nostro riposo, i nostri pensieri, i nostri desideri, le nostre preoccupazioni, cioè, in una parola sola, la nostra vita. Questa offerta alla quale siamo chiamati permette a Cristo di vivere in noi e dunque rende possibile vivere e testimoniare la pace. Questo non è un semplice invito; è una chiamata esplicita e particolare: in modo speciale, figlioli, siete chiamati a vivere e a testimoniare la pace. E’ una chiamata urgente ed oggi gravida di particolari responsabilità. La pace non si costruisce nei palazzi del potere; lì, se mai, si sancisce la guerra. La pace nel mondo è dono esclusivo di Dio che passa attraverso i piccoli, gli umili, quelli capaci di aprirsi a Lui e così ospitare la Sua pace nella propria anima e nella propria famiglia: pace nei vostri cuori e nelle famiglie. Attraverso queste anime aperte la pace scorrerà per il mondo e con la pace anche l’amore. Non è impegno da prendere alla leggera; proviamo a vivere con grande serietà i messaggi di Maria; la posta in palio è alta, molto più alta di quanto possiamo immaginare. Pace e gioia in Gesù e Maria.

Nuccio Quattrocchi

 

 

Messaggio del 25 ottobre 2002

"Cari figli, vi invito anche oggi alla preghiera. Figlioli, credete che con la preghiera semplice si possono fare dei miracoli. Attraverso la vostra preghiera, voi aprite il vostro cuore a Dio e Lui opera miracoli nella vostra vita. Guardando i frutti, il vostro cuore si riempie di gioia e di gratitudine verso Dio per tutto quello che fa nella vostra vita e attraverso voi per gli altri. Pregate e credete figlioli, Dio vi da delle grazie e voi non le vedete. Pregate e le vedrete. Che la vostra giornata sia riempita di preghiera e ringraziamento per tutto quello che Dio vi da. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

La preghiera semplice opera miracoli

Ancora un invito alla preghiera e non può essere diversamente perché senza preghiera non c’è vita in Dio. Pregare è stare al cospetto di Dio, ricevere la Sua Parola. Pregare è aprirsi allo Spirito e lasciare che si esprima a nome nostro (Rm 8, 25-26). Pregare è lasciarsi conformare a Cristo, lasciarsi vivere da Lui, ed al tempo stesso vivere Lui. Figlioli, credete che con la preghiera semplice si possono fare dei miracoli. Preghiera semplice, cioè umile come quella del pubblicano che accusa dinanzi a Dio il suo peccato e chiede pietà, senza invocare attenuanti (Lc 18, 10-14). Preghiera semplice, cioè che non fa spreco di parole come fanno i pagani i quali credono di venire ascoltati a forza di parole (Mt 6,7). Preghiera semplice, cioè non composta, non mescolata ad altro, a niente di estraneo. Preghiera semplice, cioè essenziale, senza fronzoli, senza orpelli inutili. Proprio come la preghiera che Gesù ci ha insegnato, il Padre nostro. Proprio come la preghiera del Rosario, tanto cara al popolo cattolico ed alla quale il Santo Padre ha dedicato la recentissima lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae. Quante volte Maria ci ha invitato a questa preghiera semplice e grande al tempo stesso! Ora il Papa ci chiama ad un anno tutto dedicato al Rosario e ci dona i misteri della luce a completamento di quelli contemplati finora. Questa aggiunta ha lo scopo di ampliare l’orizzonte del Rosario, affinché sia possibile a chi lo recita con devozione e non meccanicamente penetrare ancora più a fondo nel contenuto della Buona Novella e conformare sempre più la propria esistenza a quella di Cristo (Giovanni Paolo II, udienza generale del 16.10.02).
Con la preghiera semplice si possono fare miracoli: conformare la propria esistenza a quella di Cristo non è forse il miracolo più grande? Maria ci invita a credere in questo frutto della preghiera semplice e spiega come questo avviene: attraverso la vostra preghiera voi aprite il vostro cuore a Dio e Lui opera miracoli nella vostra vita. La nostra preghiera è apertura a Dio, la Sua risposta è il miracolo. Ogni azione di Dio è miracolo e dunque la Sua risposta alla nostra preghiera, il Suo intervento nella nostra vita è miracolo. Non sempre noi lo riconosciamo e per questo Maria ci invita a guardare i frutti dell’azione di Dio in noi. Guardando i frutti il vostro cuore si riempie di gioia e di gratitudine verso Dio per tutto quello che fa nella vostra vita e attraverso voi per gli altri. Se conoscessimo il dono di Dio (Gv 4, 10) come cambierebbe la nostra vita! Eppure i frutti ci sono e sono da noi riscontrabili altrimenti Maria non ci parlerebbe così. Sono frutti di grazia per noi e per le persone che il Signore vuole raggiungere attraverso noi. Pregate e credete. Dio vi dà delle grazie e voi non le vedete. Pregate e le vedrete. Preghiera e fede si intrecciano e così pure preghiera e luce. Pregare con fede, pregare nella fede perché non sia vana la nostra preghiera. Pregare e vedere perché la nostra preghiera non sia cieca. La consapevolezza di ciò che Dio opera in noi accrescerà la nostra fede e di conseguenza riempirà la nostra giornata di preghiera e di ringraziamento. Pace e gioia in Gesù e Maria.

Nuccio Quattrocchi

 

Il Papa proclama "l’Anno del Rosario"

Per chi da anni ascolta gli inviti della Regina della Pace ad "afferrare la corona del Rosario e a pregare, soprattutto in famiglia, per la pace", questa notizia potrà apparire scontata. Eppure essa ha tutto il sapore di un evento eccezionale visto che proprio il Santo Padre il 16 ottobre scorso, all’inizio del 25° anno del suo Pontificato, ha indetto l’Anno del Rosario (ottobre 2002 - ottobre 2003), accompagnando questa novità con una lettera apostolica - Rosarium Virginis Mariae - che approfondisce la riflessione su una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. È questa una lettera densa di emozione e commozione che rivela tutto l’amore che Giovanni Paolo II nutre verso quella che per molti era ormai solo una "pia devozione destinata alle vecchiette" e che il Papa invece oggi consiglia per fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell’attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni.

"La mia preghiera prediletta"

Non parla il vecchio Pontefice "per sentito dire" o spinto da ragioni dottrinali, ma attinge direttamente dal proprio vissuto: Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale... Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto... Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario! È quindi nella personale esperienza del Papa polacco che è nato il desiderio di donare alla Chiesa un lettera sul Rosario, dal tono semplice e di facile lettura che tuttavia non fa torto alla profondità del pensiero esegetico e teologico: dopo l’esperienza giubilare, quando con una lettera invitavo a "ripartire da Cristo", ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo.

Obiezioni al Rosario

L’opportunità di ridare giusta luce a questo potente strumento spirituale nasce anche dal bisogno di contrastare l’opinione - diffusa soprattutto nell’ambito della Chiesa - che vede la valorizzazione del Rosario come una minaccia all’indiscussa centralità della Liturgia. Questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana, sottolinea a questo proposito il successore di Pietro, buon conoscitore dei pensieri di tanti cuori che, nella sua Chiesa, non sempre battono all’unisono. Un altro motivo che spinge molti a non incoraggiare la recita di questa preghiera nasce dal timore che l’immagine di Gesù venga offuscata da quella di sua Madre. A questo sospetto pronte ribattono le parole del Papa: Il Rosario, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell’intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio. Mai come nel Rosario la via di Cristo e quella di Maria appaiono così profondamente congiunte. Maria non vive che in Cristo e in funzione di Cristo!

Via di contemplazione

Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell’impegno di contemplazione del mistero cristiano che il Papa aveva proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria ‘pedagogia della santità’: "C’è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell’arte della preghiera - scriveva nel gennaio 2001. E oggi aggiunge: Nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino " autentiche ‘scuole’ di preghiera ".

"Pregate per la pace!"

Sembra, come abbiamo accennato all’inizio, di riascoltare le parole della Vergine che a Medj. da più di 21 anni ci invita a pregare il Rosario con questa intenzione. Ora tocca al suo "figlio prediletto" ripetere l’invito: Riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che "è la nostra pace" avendo fatto "dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia" (Ef 2, 14). Inoltre, in forza del suo carattere meditativo, con il tranquillo succedersi delle Ave Maria, il Rosario esercita sull’orante un’azione pacificante che lo dispone a ricevere e sperimentare nella profondità del suo essere e a diffondere intorno a sé quella pace vera che è dono speciale del Risorto. Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, aggiunge il Santo Padre. Insomma, mentre ci fa fissare gli occhi su Cristo, il Rosario ci rende anche costruttori della pace nel mondo.

"Pregatelo in famiglia..."

A fare ancora eco alle parole di Maria, nella lettera risuona la chiamata a pregare in famiglia: Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità... La famiglia che prega unita, resta unita! È noto che al centro della vita di molte famiglie si trova il televisore che quotidianamente riversa nelle nostre case immagini sempre più brutte e poco salubri per l’anima. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l’immagine del Redentore, suggerisce Giovanni Paolo II.

Il Rosario, un tesoro da riscoprire

Il Santo Padre chiede con insistenza di far tesoro di quanto ha scritto nella lettera per scoprire la ricchezza di questa preghiera tradizionale, che ha la semplicità di una preghiera popolare, ma anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte l’esigenza di una contemplazione più matura. Avremo modo nel prossimo numero di approfondire la riflessione su questa lettera, ma ne anticipiamo la conclusione per far comprendere quanto il Papa desideri che la sua esortazione non cada nel vuoto, ma venga accolta con responsabilità: Mi rivolgo in particolare a voi, cari Confratelli nell’Episcopato, sacerdoti e diaconi, perché, facendo esperienza personale della bellezza del Rosario, ne diventiate solerti promotori... Confido anche in voi, teologi, perché praticando una riflessione al tempo stesso rigorosa e sapienziale, facciate scoprire, di questa preghiera tradizionale, i fondamenti biblici, le ricchezze spirituali, la validità pastorale.

"Che questo mio appello non cada inascoltato!"

Conto su di voi, consacrati e consacrate, chiamati a titolo particolare a contemplare il volto di Cristo alla scuola di Maria. Guardo a voi tutti, fratelli e sorelle di ogni condizione, a voi, famiglie cristiane, a voi, ammalati e anziani, a voi giovani: riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la Liturgia, nel contesto della vita quotidiana.

Stefania Consoli (Continua sul prossimo numero)

 

Cinque nuovi misteri nel Rosario
"I misteri della luce"

Si notava un vuoto di tempo e di fatti tra le scene evangeliche che compongono i misteri gaudiosi - relativi all'incarnazione e all'infanzia di Gesù - e i misteri dolorosi, sintesi dell'ora suprema della missione sulla terra del Salvatore: la sua passione. In effetti mancava lo sguardo su quegli eventi di grazia che caratterizzano i tre anni della vita pubblica di Gesù. Ecco perché il Papa ha sentito l'esigenza di formulare cinque nuovi misteri, che ha chiamato "misteri della luce"' o "misteri luminosi": In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Egli è "la luce del mondo" - spiega Giovanni Paolo II, ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno.

È mistero di luce innanzitutto il Battesimo di Gesù nel Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa 'peccato' per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell'acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende.

Mistero di luce la sua auto-rivelazione alle nozze di Cana (cfr Gv 2, 1-12), quando Cristo, cambiando l'acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all'intervento di Maria, la prima dei credenti.

Mistero di luce è l'annuncio del Regno di Dio e l'invito alla conversione (cfr Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48).

Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par).

Mistero di luce è, infine, l'istituzione dell'Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimoniando "sino alla fine" il suo amore per l'umanità (Gv 13, 1)

In questi misteri, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo - fa notare nella lettera il Santo Padre. Ma la funzione che svolge a Cana accompagna, in qualche modo, tutto il cammino di Cristo. Riecheggia a grande ammonizione materna che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi: " Fate quello che vi dirà " (Gv 2, 5). È ammonizione, questa, che ben introduce parole e segni di Cristo durante la vita pubblica, costituendo lo sfondo mariano di tutti i 'misteri della luce'.  Questa inattesa ma sapiente integrazione di nuovi misteri (che il Pontefice suggerisce di pregare il giovedì) nella tradizionale preghiera del Rosario è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria. Red.

 

Il Santo della quotidianità

Il 6 ottobre scorso è stato canonizzato il beato Josemarìa Escrivà. La piazza S. Pietro era gremita da quanti hanno accolto nella loro vita il messaggio trasmesso dall'amato fondatore dell'Opus Dei, spagnolo di nascita ma internazionale per la portata del suo apostolato: un seme che ha attecchito in tutto il mondo.
"Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio" (Rm 8, 14) - esordisce il Santo Padre nella sua omelia. - Queste parole ci aiutano a meglio comprendere il messaggio dell'odierna canonizzazione di Josemaría Escrivá de Balaguer. Egli si è lasciato docilmente guidare dallo Spirito, convinto che solo così si può compiere appieno la volontà di Dio". Tale fondamentale verità cristiana era tema ricorrente della sua predicazione. Non cessava, infatti, di invitare i suoi figli spirituali a invocare lo Spirito Santo per far sì che la vita interiore, la vita cioè di relazione con Dio, e la vita familiare, professionale e sociale, fatta tutta di piccole realtà terrene, non fossero separate, ma costituissero una sola esistenza "santa e piena di Dio". "Troviamo Dio invisibile - egli scriveva - nelle cose più visibili e materiali". "La vita quotidiana di un cristiano che ha fede - era solito affermare Josemaría Escrivá - quando lavora o riposa, quando prega o quando dorme, in ogni momento, è una vita in cui Dio è sempre presente". Questa visione soprannaturale dell'esistenza apre un orizzonte straordinariamente ricco di prospettive salvifiche, poiché, anche nel contesto solo apparentemente monotono del normale accadere terreno, Dio è vicino a noi e noi possiamo cooperare al suo piano di salvezza, continua il Papa.
Da quando il 7 agosto 1931, durante la celebrazione della Santa Messa, risuonarono nella sua anima le parole di Gesù: "Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me" (Gv 12, 32), Josemaría Escrivá comprese più chiaramente che la missione dei battezzati consiste nell'elevare la Croce di Cristo su ogni realtà umana, e sentì nascere interiormente l'appassionante chiamata a evangelizzare tutti gli ambiti. "Elevare il mondo a Dio e trasformarlo dal di dentro: ecco l'ideale che il Santo Fondatore vi indica, cari Fratelli e Sorelle", conclude Giovanni Paolo II, che come sempre coglie l'occasione per mettere in guardia i suoi figli da una società che inquina i veri valori della fede: "Egli continua a ricordarvi la necessità di non lasciarvi intimorire dinanzi a una cultura materialistica, che minaccia di dissolvere l'identità più autentica dei discepoli di Cristo. Seguendo le sue orme, diffondete nella società, senza distinzione di razza, classe, cultura o età, la consapevolezza che siamo tutti chiamati alla santità".

Red.

 

Insieme alle migliaia di giovani riuniti a Medj. p. DANIEL ANGE ha tracciato un percorso oseremmo dire "galattico" che aiuta a definire i tratti peculiari della Chiesa. Il monaco francese individua dodici stelle luminose che incoronano Maria, Madre e Regina della Chiesa.

Le dodici stelle della Chiesa

di p. Daniel-Ange

Il Santo Padre ai giovani a Toronto ha detto una frase molto semplice: "se amate Gesù, amate la Chiesa!". Chiediamo a Maria di farci vedere e amare la Chiesa così come la vede e la ama Lei. Parlerò della Chiesa costituita da 12 stelle.
La prima stella è la Chiesa eterna, la Chiesa nella sua totalità. La Chiesa è eterna perché ha il suo inizio nel Cuore della Santa Trinità; attraverso tutti i secoli e tutta la storia. La Chiesa è costituita da tre grandi galassie interconnesse. C'è la galassia del Cielo, che è la più numerosa: la parte più grande della Chiesa si trova in Cielo e ogni volta che la Madre di Dio viene a visitarci sulla terra, in realtà ci manifesta l'esistenza del Cielo, ci mostra il nostro futuro, la nostra immortalità. Tra la Chiesa del Cielo e quella della Terra c'è un'altra piccola galassia che chiamiamo Purgatorio. L'amore di Dio è talmente grande che se al momento della morte il nostro cuore non è diventato ancora come quello di un bambino, il Signore ci dona la meravigliosa possibilità in Purgatorio di ritornare puri come bimbi. Sulla terra si vive il tempo della fede, in Purgatorio il tempo della speranza gioiosa e in Cielo non si vive altro che l'amore. E tra tutta queste galassie c'è un'incessante comunicazione d'amore e di vita.

Seconda stella: Gesù non è mai solo, non può esistere senza la sua Chiesa. Già con Abramo vediamo la Chiesa al suo inizio sulla terra. Prima della nascita di Gesù sulla terra c'era già la Chiesa, c'era Maria che è la Chiesa che accoglie Dio sulla terra. E la Chiesa sono anche Giuseppe, Giovanni, Elisabetta, Zaccaria, i pastori, i Magi... Gesù è circondato dalla sua Chiesa anche quando inizia la sua vita missionaria. Infatti la prima cosa che fa è dire a Natanaele, a Pietro, a Giovanni: "Seguimi!". La Chiesa è la culla della Parola di Dio così come Maria è la culla di Dio sulla terra. È la Chiesa che ci trasmette tutto di Gesù e che ci dona la sua presenza. Non ci parla solo di Lui, ma ce lo dona nell'Eucaristia; non ci sarebbe Eucaristia senza la Chiesa e ogni volta che noi evangelizziamo non annunciamo un messaggio o una teoria, ma doniamo agli altri la Persona di Dio in quanto ambasciatori di Dio.

Terza stella: Gesù si identifica con la sua Chiesa. Sulla strada di Damasco, quando Saulo chiede: "chi sei tu, Signore?", Egli non risponde: "Sono il Gesù dei cristiani che tu perseguiti", ma soltanto: "Sono Gesù che tu perseguiti". E tutte le persecuzioni contro la Chiesa che continueranno fino alla fine del mondo attaccano Gesù nella sua Chiesa. La Chiesa continua a fare nel tempo e nello spazio quello che Gesù ha fatto durante 33 anni in Palestina: continua a liberare i prigionieri, a guarire i malati, ad aprire il Cielo ai morenti.

Quarta stella: La Chiesa non è soltanto il Corpo di Gesù, è allo stesso tempo anche la Sposa. È una Sposa che può sempre essere infedele, ma lo Sposo non l'abbandonerà mai. L'unione di Gesù con la sua Chiesa è un'unione nuziale, mistica e fisiologica, perché Gesù si unisce alla sua Chiesa donandole il suo Corpo nell'Eucaristia.

Quinta stella: La santa Chiesa dei peccatori non separa mai santità e peccato. La Chiesa dona tutta la santità di Dio, soprattutto attraverso i sacramenti grazie ai quali i peccatori possono ridiventare santi. E questa santità di Dio ci viene trasmessa da dei poveri peccatori. Consapevole di questo il Santo Padre durante il Giubileo ha chiesto perdono per tutte le infedeltà della Chiesa negli ultimi duemila anni, un gesto che esprime tutta la santità della Chiesa che egli rappresenta.

Sesta stella: La Chiesa che mostra il suo lato più bello. Dappertutto, nel corso dei secoli i primi ospedali, i primi lebbrosari, gli orfanotrofi, le case per accogliere gli anziani o i malati di AIDS, sono stati fondati dai discepoli di Gesù. Là dove c'è sofferenza è presente la Chiesa. La Chiesa con i suoi santi ha segnato la storia, ha salvato la cultura umana, perché dappertutto ha sempre difeso l'uomo dall'uomo.

Settima stella: La Chiesa si rinnova continuamente in un'eterna primavera. Le GMG (Giornata Mondiale della Gioventù) sono proprio una manifestazione dell'eterna giovinezza della Chiesa. Quale capo politico e religioso sarebbe capace di radunare centinaia di migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo se non il nostro Papa, Giovanni Paolo II? Eppure il Santo Padre non raduna i giovani intorno a sé, ma raccoglie gli ambasciatori della gioventù di tutto il mondo intorno a Dio nell'Eucaristia.

Ottava stella: La Chiesa vive l'armonia tra lo scheletro e il resto del corpo. Lo scheletro è ciò che Cristo stesso ha istituito; i vescovi, i sacerdoti, i sacramenti, ecc. Il sangue che scorre nelle sue vene è invece tutto ciò che lo Spirito Santo sveglia nella vita della Chiesa, come la santità, le opere di carità, le comunità religiose, specialmente tutte quelle nuove comunità di recente fondazione. Non si può separare ciò che Gesù ha dato da quello che dona lo Spirito Santo; Essi sono le due mani del Padre con le quali Dio costruisce il Corpo della Chiesa.

Nona stella: L'unità della Chiesa. Il sogno di Dio è che tutti i suoi figli siano uno. Il primo millennio è stato segnato da una Chiesa indivisa in se stessa. Il secondo millennio, appena terminato, è stato al contrario un tempo di grandi fratture nella Chiesa. Nel neonato terzo millennio Dio donerà nuovamente alla Chiesa, al suo Corpo, la sua originaria unitarietà. Essa diventerà molto più bella che all'inizio, perché in questa ultima fase ogni Chiesa locale ha approfondito un qualche aspetto, che poi, collegato agli altri, trasmetterà una straordinaria pienezza. L'unità si crea intorno al cuore della Chiesa: l'Eucaristia.

Decima stella: La Chiesa missionaria. Come possiamo tenere per noi tutto questo tesoro di novità, di bellezza e di luce? La Chiesa ci guarisce dal peccato ed elimina tante sofferenze; se tutti vivessero con Gesù il Vangelo non ci sarebbero più guerre, non ci sarebbe più AIDS, il divorzio, non ci sarebbero più bambini abbandonati... Quando so che Gesù è l'unica risposta a tutte le attese dell'uomo, come posso io vivere l'intimità con Lui senza fare di tutto per donarlo e rivelarlo agli altri? Questo è quello che mi "strappato" al deserto quando ero eremita: non potevo più sopportare l'idea che dei giovani si uccidessero, mentre io portavo in me la vita stessa di Dio. E vedo che anche Medjugorje da più di vent'anni è una vera scuola d'evangelizzazione per il mondo. La Madonna spesso ci richiama con parole forti come: "testimoniate la gioia di Dio con la vostra vita", "Voglio che attraverso di voi il mondo intero conosca il Dio della gioia, siate tutti il riflesso di Gesù, siate la luce che risplende nelle tenebre".

Undicesima stella: La Chiesa è l'unico luogo sulla terra dove la vita e l'amore sono protetti. Usciamo da un secolo di continue guerre dell'uomo contro l'uomo, e come se questo non bastasse, un miliardo e mezzo di bambini sono stati uccisi prima di nascere. Satana non sopporta tutto ciò che è debole, piccolo, povero, perché ogni bambino gli ricorda il piccolo Gesù nel seno di Maria, ogni persona che soffre gli ricorda l'Uomo della Croce. Anche tutta la propaganda per l'eutanasia è stata ripresa testualmente dai testi di Hitler del 1932. Satana si rivolta perché ha rifiutato di inginocchiarsi davanti a un neonato e dirgli: "Tu sei il mio Creatore". La Chiesa è coinvolta in questo grande combattimento tra la vita e la morte. E nella Chiesa, che come una madre difende i suoi piccoli, troviamo migliaia di giovani che lottano per la vita. Lo Spirito Santo suscita in tutte le generazioni tanti giovani capaci di consacrarsi, di vivere nella purezza fino al matrimonio, capaci di affidare a Maria la propria affettività, giovani non soltanto cattolici ma anche protestanti, ortodossi, ebrei.

Dodicesima stella: La Chiesa è vittoriosa. In questo grande combattimento per salvare la vita e l'amore, la Chiesa è già vittoriosa. Non ho più bisogno di credere alla risurrezione di Gesù perché ho già visto Gesù risorto nella sua Chiesa, ho visto che nessuna persecuzione, per terribile che sia, potrà mai rinchiudere a lungo la Chiesa nelle catacombe, perché nessuna pietra ha potuto tenere Gesù chiuso nella tomba più di qualche ora. Amen.
(Riduzione da registrazione)

 

Perché preghiamo i santi?

Ognuno di noi già al momento del concepimento, già dall'eternità è inserito nel piano di Dio. Conosciamo bene la storia di san Paolo che per tanti anni è vissuto come "Saulo" perseguitando i cristiani. Poi Dio l'ha chiamato, l'ha risvegliato, e in lui c'è stato un rapido cambiamento di vita. Quando Dio ci chiama, ci afferra, lo fa per far rinascere in noi l'uomo nuovo, per risvegliare in noi la creatura nuova prevista dall'eternità nel piano di salvezza; e ogni grazia tende a risvegliare la nostra originalità. Non sottolineeremo mai abbastanza questo bisogno che è il fondamento della nostra vita spirituale: manifestarci nella nostra originalità, così come siamo in Dio. Non mi riferisco qui all'originalità di cui parlano gli uomini, ma all'originalità in Dio, all'immagine che Dio ha impresso in noi dall'eternità e che noi dobbiamo cercare di realizzare in noi stessi. E per fare questo dobbiamo saper ascoltare Dio, saper vivere l'unione completa con Dio, così come l'hanno vissuta i santi.
Gesù è venuto nel mondo per distruggere ogni divisione tra noi e Dio e ogni divisione che viviamo in noi stessi. Le divisioni, le spaccature che portiamo dentro di noi sono molte: quando diciamo che è impossibile riconciliarci con una persona, significa che in noi c'è una "spaccatura"; quando cerchiamo di mettere da parte delle cose di cui non vogliamo sentir parlare o pensiamo che certe situazioni siano impossibili da risolvere, significa che in noi c'è divisione. Dio ci invita a riconciliarci in Gesù Cristo, a donare a Lui tutto perché è Lui la nostra riconciliazione. Sappiamo bene che ogni giorno, quando cerchiamo di vivere questo cammino di riconciliazione con noi stessi e con Dio, ci troviamo di fronte ai nostri limiti, alla nostra impotenza e cerchiamo aiuto alzando lo sguardo verso il cielo. Perché preghiamo la Madonna? Perché ci consacriamo a Lei? Perché preghiamo san Michele, gli angeli, i santi? A questo proposito è bello leggere quello che ci dice san Paolo: "Voi non siete più stranieri né ospiti ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù" (Ef 2,19-20). Quanto più ci uniamo alla Chiesa universale, alla Chiesa del cielo, tanto più veniamo aiutati nelle nostre debolezze, ed è per questo che preghiamo gli angeli e i santi, per questo invochiamo prima di tutto il Cuore Immacolato di Maria, perché nessuno potrà mai aiutarci quanto Lei. Dobbiamo diventare sempre più coscienti che la comunione con la Chiesa del cielo rafforza l'unione dentro di noi, rafforza la nostra unione con Dio e ci aiuta a diventare strumenti di riconciliazione per coloro che sono lontani, per le anime del purgatorio, per chi soffre a causa delle influenze sataniche, per chi ha solo un minimo di buona volontà e ha bisogno dell'aiuto dei fratelli.
Gesù desidera lavorare in noi in ogni istante, desidera riconciliarci e riconciliare il mondo attraverso di noi, ma può farlo solo se la nostra anima è aperta. La nostra anima spesso si chiude nella prova, quando la prova ci chiede di vivere qualcosa di diverso da quello che avevamo previsto e programmato. Beati noi se come i santi sapremo avere fiducia in Dio anche nelle prove, se sapremo accogliere le prove come dono, come missione, se nelle prove sapremo essere segni e strumenti di riconciliazione per il mondo.
Tommaso di Francesco

 

I genitori della Vergine

GIOACCHINO ed ANNA sono i Patroni di tutti, della famiglia, della Chiesa, di tutti i redenti, perché sono quel ceppo beato dal quale è fiorita prima di tutto quella creatura meravigliosa che è la Vergine Maria, da lei Gesù, da Gesù tutti noi. Di questi santi non conosciamo con sicurezza i nomi, ma li prendiamo dal Protovangelo di Giacomo che, anche se è considerato apocrifo, è molto utilizzato dagli esegeti perché ha una profondità particolare per quanto riguarda l’aspetto della rivelazione. I veri nomi potrebbero essere anche altri, ma verosimilmente sono questi, visto che un nome lo abbiamo tutti.
È importante, dunque, far riferimento ai Santi Protettori che la Madonna ci raccomanda, perché questo significa vivere con lo sguardo verso il Cielo, vivere qui sulla terra, ma con la speranza della vita eterna. E qual è il merito che hanno avuto Gioacchino ed Anna? Quello di avere generato Maria, o meglio come dice il messale: "il privilegio di far nascere la Vergine Maria. Il privilegio - anche più grande - della Vergine Maria è quello di aver fatto nascere Gesù e non solo nascere, ma anche di generare e far crescere, alimentare. Nella vita spirituale questo termine è fondamentale, perché sull’onda dell’entusiasmo può essere facile iniziare, ma poi è importante alimentare: all’inizio un fuoco si può accendere, ma lo si deve alimentare per non farlo spegnere. Mi piace sottolineare come Gioacchino ed Anna fanno nascere, alimentano e fanno crescere Maria, e Lei fa nascere, alimenta e fa crescere Gesù. Questi Santi Patroni hanno appunto l’incarico dal Signore di far nascere e crescere dentro di noi la presenza di Gesù, come il buon terreno dove Cristo possa germogliare. Allora come avviene questo alimento, questa crescita, qual è la sua dinamica? La dinamica della crescita di Gesù in noi è quella che ci ha dato Giovanni Battista quando diceva ai discepoli: "Bisogna che io diminuisca e Lui cresca".

Questi Santi Patroni, che hanno fatto nascere, hanno alimentato, hanno fatto crescere Maria, sono i nostri Santi Protettori per farci crescere verso Dio, nella fede verso Dio che significa: fare nostra questa dinamica del diminuire e del far crescere in noi la presenza di Gesù. In questo modo diminuisce in noi il pensiero, il giudizio umano sulle cose, sulle persone, su noi stessi e cresce il pensiero di Dio; diminuisce in noi l’amore per noi stessi, per le nostre cose e cresce l’amore di Dio; diminuisce in noi la preoccupazione di noi stessi, del nostro futuro e cresce la preoccupazione e la premura che Cristo ha per la nostra vita. Sia questa la grazia che dobbiamo chiedere al Signore: diminuire noi per far nascere, alimentare e far crescere Gesù come i genitori di Maria, come Maria ha fatto con Gesù, come Gesù oggi vuole fare con noi.
d. Nicolino Mori

 

L'infanzia spirituale: via privilegiata al cuore di Dio
di Giuseppe Ferraro

Tutti i messaggi della Regina della Pace sono significativamente rivolti ad una ben precisa categoria di destinatari, a quei "cari figli", che, in moltissimi casi, nell’espressione originale croata, diviene ancor più teneramente "cari piccolini miei". Si direbbe che Maria tenga a sottolineare in modo speciale che la condizione più importante affinché i suoi richiami materni producano frutti di grazia nei cuori è di accoglierli con semplicità e umiltà di veri figli, sinceramente aperti al dono di una paternità e di una maternità offerte dall’alto. La Regina della Pace vuole infatti condurci a vivere in pienezza il dono della figliolanza divina, instancabilmente offerta da "Colui dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome" (Ef 3,14-15), per farci sempre più partecipi del rapporto di perfetta comunione con il Padre che arde nel cuore del Figlio: "Figlioli, vi invito di nuovo alla preghiera, perché con la preghiera potrete vivere la conversione. Ognuno di voi diventerà nella semplicità simile a un bambino che è aperto all’amore del Padre" (Mess. 25.07.1996).
Non è casuale che la Regina della Pace abbia scelto quali testimoni della sua presenza a Medjugorje dei ragazzi, che all’inizio della apparizioni avevano un’età compresa tra i dieci e i sedici anni. Del resto, anche nelle altre grandi apparizioni mariane di fine millennio, specialmente a Lourdes e a Fatima, gli interlocutori prescelti da Maria erano tutti giovanissimi, eppure perfettamente in grado di corrispondere, spesso con fedeltà eroica, ai suoi inviti materni. È l’eterno stile di Dio, che "sceglie ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti e ciò che nel mondo è debole per confondere i forti"(Cor. 1,27). Tutto ciò sembra voler esprimere un messaggio spirituale assai più profondo di quanto a prima vista appaia, un monito insistentemente rivolto dal cielo a questa povera umanità, tragicamente ebbra di orgoglio luciferino (anche spirituale!), che rifiuta e dissipa irresponsabilmente il dono più prezioso del Risorto: la paternità divina, unica vera fonte di pace, di gioia e di vita nuova per i cuori degli uomini e per l’intero universo.
Il mondo infatti e non di rado persino talune istituzioni ecclesiali sembrano dimenticare con troppa disinvoltura l’inequivocabile norma evangelica: "In verità vi dico che se non vi convertirete e non diventerete come i bambini non entrerete nel Regno dei cieli. Perché chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel Regno dei cieli."(Mt 18, 3-5). Alle parole di Maria fa significativamente eco l’insegnamento profetico dell’attuale Pontefice: "Nel bambino c’è qualcosa che non può mancare in chi vuol entrare nel Regno dei cieli. Al cielo sono destinati quanti sono semplici come i bambini, quanti sono pieni di fiducioso abbandono, ricchi di bontà e puri. Questi solamente possono ritrovare in Dio un Padre, e diventare a loro volta, grazie a Gesù, altrettanti figli di Dio."(Lettera del Papa ai bambini nell’anno della famiglia 13.12.1994).
Non sembra casuale la perfetta sintonia dei messaggi della Regina della Pace con l’azione magisteriale del Papa, che ha proposto al mondo di oggi, quale via privilegiata per raggiungere con sicurezza la perfezione dell’amore evangelico, la "piccola via" dell’infanzia spirituale, mirabilmente incarnata da santa Teresa di Gesù Bambino, da egli stesso, non senza qualche sfumato dissenso, solennemente proclamata "Dottore della Chiesa universale" il 19 ottobre 1997. In tale occasione, egli tra l’altro afferma: "…Al vertice, come sorgente e termine, l’amore misericordioso delle tre Divine Persone… Alla base, l’esperienza di essere figli adottivi del Padre in Gesù Cristo; tale è il senso più autentico dell’infanzia spirituale, cioè l’esperienza della figliolanza divina sotto la mozione dello Spirito Santo. Alla base ancora e di fronte a noi, il prossimo, gli altri, alla cui salvezza dobbiamo collaborare con e in Gesù, con lo stesso suo amore misericordioso" (Lettera Apostolica 19.10.1997).
È proprio questo il contenuto più vero e profondo della chiamata di Maria a Medjugorje, la chiave d’oro che ci introduce ai tesori grazia e di gioia celeste racchiusi nel cuore del Padre, preparati per i figli di questo tempo: "Anch’io vi invito alla vita con Dio e all’abbandono totale a Lui….Desidero che ciascuno di voi scopra la gioia e l’amore che si trovano soltanto in Dio e che soltanto Dio può dare. Dio da voi non desidera nulla, soltanto il vostro abbandono" (Mess. 25.05.89). Maria continua ad attendere con materna trepidazione il nostro "sì" "per porgerlo a Gesù, perché Egli ci ricolmi della Sua grazia" (Mess. 25.05.1992). È infatti questo l’unico mezzo capace di aprire i livelli più profondi dell’anima ad accogliere ed a pienamente donare l’amore di Dio "che è riversato nei nostri cuori attraverso lo Spirito che ci è stato dato" (Rom 5,5), per farci realmente "strumenti nelle sue mani per la salvezza del mondo" (Mess. 25.03.94). È la via dell’offerta della vita a Dio, su cui ci invita costantemente la Regina della Pace, la strada spirituale da percorrere con la semplicità e la libertà di veri "piccoli figli", pienamente aperti a vivere con filiale e fiducioso abbandono al Padre "ricco di misericordia", tutte le situazioni di gioia e di sofferenza che Egli ha sapientemente disposto sull’unica strada che conduce alla pienezza di comunione con il Cuore infuocato d’amore del Figlio, dove Maria ci aspetta, affinché "Il mio cuore, il cuore di Gesù e il vostro cuore si fondano in un unico cuore di amore e di pace" (Mess. 25.07.1999).

 

* Maria Pavlovic mamma per la quarta volta - è nato il 27 settembre il quartogenito della famiglia Lunetti: Giovanni Maria. Ai genitori e ai fratellini auguriamo di vivere il suo arrivo con la stessa letizia che riempiva la grotta di Betlemme.

 

Al servizio della vita: "Il Villaggio della Madre"
Ispirato da Maria

C’era un uomo che aveva deciso di impegnarsi affinché nella sua vita si potesse realizzare tutto ciò che la Regina della Pace ha richiesto al mondo...
Così iniziano le favole per bambini, ma ciò che oggi rappresenta l’istituzione chiamata "Il villaggio della Madre" - nata per l’educazione e la cura dei bambini - non è solo una fiaba. Esiste un inzio, un programma e una personale responsabilità di ciascuno di noi, che si realizzano nella misura in cui ci lasciamo a nostra volta coinvolgere.

PADRE SLAVKO si è dato molto da fare per questo progetto e, proprio nel momento in cui di vedeva solo guerra e distruzione, ha creato il suo ente per la vita. Ispirato da Maria che si è presentata come l’unica Madre di tutti gli uomini, ha voluto egli stesso "dare una mano a questa mano, amare questo amore, accogliere questa presenza, aprirsi a questa consolazione, esser obbediente a questa parola" e così creare una strada nuova, una nuova vita, un tempo nuovo, nuovi rapporti tra gli uomini. Tutti abbiamo visto - e possiamo ancora vedere - le vittime della morte e della distruzione, per questo abbiamo dovuto concretizzare ciò che è fondamentale per la vita. In quel momento, la vita più terribile era quella dei bambini rimasti senza casa, senza genitori, senza sicurezza ed educazione e questo risvegliò in p. Slavko il desiderio di dare un’educazione organizzata ai bambini e ai giovani bisognosi - un lavoro specializzato e un ente attraverso il quale avrebbero uno sviluppo basilare su tutti i livelli corporale, mentale, morale, religioso e culturale.

Fondazione dell’Istituzione

Il Villaggio della Madre opera in realtà già dall’anno 1993. Durante i tempi della guerra civile che ha colpito queste terre negli anni 1991 - 1995, p. Slavko aveva organizzato l’accoglienza e la sistemazione dei bambini profughi della Bosnia centrale che erano rimasti senza la cura paterna o provenivano da famiglie disperse. Aveva affidato la cura dei bambini alle suore francescane della provincia dell’Erzegovina e ad alcuni laici, che hanno cominciato questa nuova missione affittando una casa privata. Da qui nacque l’idea di costruire un villaggio per i bambini. La sua realizzazione cominciò subito grazie agli aiuti dei benefattori di tutto il mondo. Nel 1995 sono state benedette le prime case, mentre l’Istituzione ufficialmente ha cominciato a lavorare l’8 settembre 1996.

"Ciò che non si vede con gli occhi, si riconosce con il cuore." L’amore materno di Maria

Apparentemente ciò che un pellegrino o un visitatore può osservare quando arriva al Villaggio della Madre non si differenzia molto da una casa, da un asilo, da una strada e dai giardini che egli può trovare nella sua città ed in qualunque parte del mondo. Invece è importante andare oltre quello che si vede, perchè "Ciò che è nascosto agli occhi si vede unicamente con il cuore" (dal Piccolo Principe).

Il Villaggio della Madre è una chiamata per il mondo: "Fate del bene !"

"Preparatevi un tesoro nei cieli - dice il Signore!". Tesoro sono le nostre opere buone, l’amore che viviamo e che diamo agli altri. O meglio: "Dare se stessi è meglio che donare solo qualcosa"- diceva Madre Teresa di Calcutta. Ogni opera buona, ogni decisione per la vita e per la positività non rimane in noi ma si unisce alla’offerta di Gesù, perfetta e universale, che nutre il mondo e le anime. Così il bene cresce, e cresciamo anche noi nella gioia perchè "un cuore gioioso nasce, sicuramente, da quel cuore che arde d’amore" - di nuovo ci ricorda Madre Teresa.

Il Villaggio della Madre è un messaggio: "Lottate per la vita!"

Majcino Selo - così come viene chiamato in lingua croata - insieme a tutta la realtà di Medjugorje non è un fatto fine a se stesso ma è l’immagine e il modello di ciò che "è nel mondo ma non è del mondo..." e che si batte contro la cultura di morte della società odierna. Il segreto, il promotore e la chiamata a questo nuovo modo di vivere è la presenza di Maria con la quale Ella esprime il suo amore, ma "il suo amore è un amore materno, che crea le condizioni per vivere e lavorare, crescere e svilupparsi. Quando l’uomo sa di essere amato da qualcuno, soprattutto con un amore incondizionato, deve allora ricevere la forza di cominciare anch’egli ad amare gli altri con quell’amore che crea le condizioni per vivere, lottando contro la distruzione e la morte. Questo è proprio quell’amore che manca al mondo" (p. Slavko). In questa luce il messaggio del Villaggio della Madre per tutti noi è che ci apriamo all’amore materno di Maria nella nostra stessa vita attraverso i sentimenti di ogni giorno, piccoli e grandi, visibili e invisibili, attraverso i desideri, le decisioni e le opere per la vita e in funzione della vita. Ogni volta che scegliamo il bene e l’amore diventiamo anche noi delle "madri", ovvero generiamo la vita di Dio e il suo regno dentro e fuori di noi. Vivendo così, insieme a tutti gli uomini di buona volontà che si impegnano a vivere i messaggi della Regina della Pace, diventiamo abitanti di un Villaggio della Madre mondiale.
(Chi desiderasse avere maggiori informazioni, può collegarsi con il sito Web: www.majcino-selo.info).
Paula Jurcic

 

Figlioli, preparatevi per la Messa!

PREGATE LO SPIRITO SANTO - All'inizio della novena per l'Immacolata nel 1983, Jelena Vasilj venne all'ufficio parrocchiale a dire che la Madonna desiderava che prima della Messa si pregasse lo Spirito Santo. Le abbiamo creduto e abbiamo accettato l'invito impegnandoci a pregare ma, pensando che l'invito si riferisse alla novena, smettemmo prima della fine di questa. Il 2 gennaio 1984 Jelena arrivò portando un nuovo messaggio della Madonna: "Perché avete smesso di pregare lo Spirito Santo? Vi avevo chiesto di pregare sempre e, in ogni periodo dell'anno, affinché lo Spirito Santo si diffonda su voi tutti. Ricominciate quindi a pregare!" Ubbidimmo, così ogni sera, prima della Messa, cominciammo a cantare un inno allo Spirito Santo.
Lo Spirito Santo è lo Spirito che Dio ha promesso ed inviato agli Apostoli, alla Chiesa e per mezzo del quale avverrà il rinnovamento della terra. È lo Spirito che all'inizio si librava sulle acque e che portò la pace e l'ordine. È lo Spirito del Dio che è risuscitato dai morti, che ha guarito i malati, che ha riscaldato quanti avevano freddo e che ora elargisce i propri doni in abbondanza a quanti glieLo chiedono. In modo particolare si tratta dello Spirito che ci può condurre al mistero eucaristico della presenza di Cristo. È lo Spirito senza il quale l'uomo nulla può. È opportuno anche invocarlo in ogni situazione di bisogno, e soprattutto quando ci si prepara all'incontro con Cristo nel sacrificio della Messa.
OFFRITE CON GESÙ SULL'ALTARE - La Madonna è la Madre della Parola di Dio, quella che per prima gli prestò fede. Poi Egli si incarnò e si fece uomo nel suo cuore puro, che la grazia di Dio aveva non soltanto preservato dal peccato, ma anche riempito della sua misericordia. Ella pertanto, in quanto Madre, era divenuta la prima "vittima" ed il suo primo "tabernacolo", il santuario di Gesù per la sua presenza divina tra gli uomini.
Pertanto, il suo unico compito e desiderio è ancor oggi quello di insegnarci a dire Sì e a diventare "vittime viventi per ringraziare Dio". Ella ci insegna in modo materno come celebrare la S. Messa e cosa fare: Maria non parla della Messa in maniera teologica, né usa immagine bibliche, e nemmeno accenna a prescrizioni liturgiche. La Madonna desidera semplicemente che noi "viviamo" e "sperimentiamo" l'Eucaristia: "Cari Figli, vi invito a una preghiera più attiva e all'ascolto della Messa. Desidero che ogni vostra Messa sia esperienza di Dio" (Mess. 16.5.85)... E ribadisce ancora il 3 aprile del 1986: "Cari Figli, vi invito a vivere la S. Messa. Molti di voi ne hanno sperimentato la bellezza, ma ci sono anche coloro che non vengono volentieri. Io vi ho scelto, cari figli, e Gesù nella S. Messa vi dà le sue grazie. Perciò vivete coscientemente la S. Messa e la vostra venuta sia piena di gioia. Venite con amore e accogliete in voi la S. Messa" .
DIVENTATE EUCARISTIA PER GLI ALTRI - Dopo aver partecipato alla S. Messa con il cuore, siamo pronti a vivere nello Spirito e a lottare contro le opere della carne. In questa lotta per la vita si ottengono vittorie e si subiscono sconfitte, si commettono peccati e si riportano ferite. Ma anche l'amore e il risanamento delle ferite sono vivi ed efficienti. Così noi ci rechiamo alla Messa che Gesù celebra per noi, e ne usciamo rinnovati e pronti. Possiamo quindi dire che, col primo passo della Chiesa, nel momento in cui Gesù celebra la Messa per noi, inizia la nostra Messa, il nostro sacrificio per gli altri. Esso cresce grazie al sacrificio di Cristo e lo pone come massimo risultato raggiungibile, punto di partenza e di arrivo. Quindi, anche la nostra vita può essere una MESSA, un'Eucaristia per gli altri, che ci realizza, ci unisce e diviene concreta nel mondo. Siamo così legati a Cristo in una vera unità di vita e diventiamo sacrificio vivente per rendere gloria al Padre. Diventiamo la sua presenza nel mondo proseguendo l'opera di redenzione, dopo essere stati noi stessi i frutti di questa redenzione.
Per questi motivi la vita cristiana è una vita essenzialmente eucaristica, vale a dire una vita di amore che si dona volentieri e gioiosamente agli altri. In questo modo l'Eucaristia diviene sorgente di pace. Infatti ogni cammino di pace è anche cammino eucaristico. Quanto più disinteressato sarà l'amore dimostrato agli altri, tanto più facilmente si conseguirà la pace con Dio e con gli uomini.
(Liberamente tratto da: "Celebrate la Messa col cuore" di fra Slavko B.)

 

Nel Cuore dell'Immacolata

Nel 1983 il famoso teologo von Balthasar disse: "Noi entriamo in un tempo in cui la Madonna troverà il suo posto in tutta la Chiesa. La Madonna non è uno dei Santi, è la Madre di Dio, è la Madre della Chiesa, è la creatura nuova, e dentro la Chiesa deve manifestare tutto il suo splendore. Noi dobbiamo rapportarci con Lei così come Dio ha previsto." Per entrare in un rapporto vivo con Maria, per penetrare il suo Cuore Immacolato che, come annunciato a Fatima è destinato a trionfare, è importante innanzitutto assumere un atteggiamento attivo, dinamico. Come scrisse s. Agostino: "Dio ci ha creati senza di noi, ma non ci salverà senza di noi". Tutta la bellezza dell'uomo sta nella sua libertà e nella libera partecipazione alla dinamica di Dio nell'universo, che risponde al compito che il Signore gli affidato di governare la creazione e le creature, e questo avviene attraverso la nostra risposta a Dio.
Esiste un atteggiamento passivo, statico, che non ha nulla a che fare con il trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Ci sono diverse sfumature dove l'uomo rimane passivo interiormente. Un elemento che generalmente causa passività è la paura nascosta in fondo all'anima e che spinge a temere persino Dio. Così non è possibile trionfare! Anche l'indifferenza è una caratteristica della passività interiore: l'indifferenza nell'avvicinare il prossimo, nel comunicare la pace... Chi può portare il perdono all'altro se è freddo dentro di sé?
Quello che invece porta al trionfo del Cuore Immacolato di Maria è un atteggiamento dinamico che favorisce l'apertura interiore, quella stessa apertura che incontriamo nella Vergine nel momento del concepimento di Gesù. Il pericolo che si corre nelle comunità, nei santuari, nei movimenti spirituali è quello di fermarsi. Quando si ferma la dinamica in un anima allora si ferma tutto. Cosa non è il trionfo del Cuore Immacolata di Maria? Sono le fantasie, i profetismi, i fanatismi, il procedere con la forza e gli schemi umani che condizionano l'azione di Dio. Cosa invece costituisce il suo trionfo? È semplicemente la realtà. San Paolo nella lettera agli Efesini scrive che siamo immacolati, o meglio, santi e immacolati. La realtà è questa. Nel battesimo abbiamo ricevuto, in virtù della grazia, il dono di essere immacolati. Il trionfo di Maria avverrà quando noi saremo capaci di rispondere pienamente alla grazia che ci rende immacolati. Giovanni Paolo II quando a Fatima ha consacrato il mondo alla Madonna lo ha definito "affidamento a Maria". Ma questo non basta. Bisognerebbe aggiungere un'altra espressione: "abbandono a Maria", che significa letteralmente abbandonare, dare, affinché Lei dia tutto a Dio. Quando ci affidiamo a Maria non apparteniamo più a noi; la nostra vita appartiene a Dio per mezzo della Vergine.
Dio ci ha dato come madre Maria; il suo Cuore è il "giardino nuovo" dove possiamo riappropriarci della nostra originalità e, in base alla nostra risposta, si mette in moto la potenza del trionfo del suo Cuore Immacolato. Può sembrare strano, ma senza di noi non è possibile. Per questo a Medjugorje la Madonna ha detto "senza di voi, senza le vostre preghiere non posso aiutarvi". È bellissimo! Siamo chiamati a costruire un mondo nuovo insieme all'Immacolata. Siamo chiamati a partecipare al piano meraviglioso della salvezza dell'umanità! I passi verso il trionfo del Cuore Immacolato di Maria passano attraverso il nostro cuore. Bisogna essere consapevoli di possedere la purezza dell'Immacolata. Molto spesso ci sentiamo castigati, frustrati, abbandonati da Dio; la fede sembra ci quasi un'illusione fuori dalla realtà. In verità noi possediamo già con il battesimo la purezza dell'Immacolata, ma il demonio tenta di allontanarci da questa coscienza per chiuderci alla speranza. Come combatterlo? Credendo che in ogni istante riceviamo da Dio tutto gratuitamente. Pochi lo credono... Molti sono infatti convinti che si deve pagare a Dio una dogana; allora pregano mille rosari, fanno eroiche penitenze, moltiplicano le "pratiche religiose"…Così si finisce con il fare un commercio con Dio.
Ma Dio è buono, ama buoni e cattivi! Allora perché tante volte non gli permettiamo di amarci quando sbagliamo, quando siamo fragili, quando siamo deboli? Perché non permettiamo alla sua bontà gratuita di comunicarsi agli altri anche attraverso il nostro cuore? Tutte le nostre preghiere, i digiuni, i sacrifici servono per aprirci, per superare le barriere dentro di noi e unirci all'infinita bontà di Dio. Altrimenti rimaniamo dei farisei, dei "sepolcri imbiancati" e dentro non trionfa nulla tranne che la morte. Addirittura ci meravigliamo, ci chiediamo: come mai dopo tanti anni di penitenza non sono cambiato? Perché pretendiamo di cambiarci con in nostri mezzi, è la risposta.
Se vogliamo entrare nel Cuore dell'Immacolata dobbiamo chiederle di aiutarci ad accogliere la bontà gratuita di Dio, dalla quale nascono tutte le virtù. Sia l'Immacolata a vivere nei nostri cuori, sarà Lei a generare Dio in noi. Allora diventeremo strumenti del trionfo del suo Cuore Immacolato. Redazione

 

Il veggente Ivan: "Madre, perché proprio io?"

"Avevo 16 anni quando iniziarono le apparizioni e naturalmente furono per me, come per gli altri, una grande sorpresa. Non avevo una devozione particolare nei confronti della Madonna, non sapevo nulla né di Fatima né di Lourdes. Eppure è accaduto: la Vergine cominciò ad apparire anche a me! Ancora oggi il mio cuore si interroga: Madre, ma non c’era qualcuno migliore di me? Riuscirò a compiere tutto ciò che ti aspetti da me? Una volta glielo chiesi veramente e lei, sorridendo, rispose: "Caro figlio, sai che non cerco i migliori!" Da 21 anni sono dunque un suo strumento, uno strumento nelle sue mani e in quelle di Dio. Sono felice di essere a questa scuola: alla scuola della pace, alla scuola dell’amore, alla scuola della preghiera. è una grande responsabilità davanti a Dio e agli uomini. Non è facile, proprio perché so che Dio mi ha dato tanto e cerca da me altrettanto.
La Madonna viene come una vera mamma che si preoccupa dei suoi figli in pericolo: "Figliolini miei, il mondo di oggi è spiritualmente ammalato..." Ella ci porta la medicina, desidera curare i nostri mali, fasciare le nostre ferite sanguinanti. E come una mamma lo fa con amore, con tenerezza, con calore materno. Desidera risollevare l’umanità peccatrice e portare tutti alla salvezza, per questo ci dice: "Io sono con voi, non temete, desidero mostrarvi la via per ottenere la pace ma, cari figli, ho bisogno di voi. Solamente con il vostro aiuto posso realizzare la pace. Perciò cari figli decidetevi per il bene e combattete il male".
Maria parla semplicemente. Ripete le cose tante volte ma non si stanca, come una vera mamma, affinché i figli non dimentichino. Lei insegna, educa, mostra la via del bene. Non ci critica, non ci incute paura, non ci punisce. Non viene a parlarci della fine del mondo e della seconda venuta di Gesù, viene a noi solo come Madre della Speranza, una speranza che vuole donare al mondo d’oggi, alle famiglie, ai giovani stanchi, alla Chiesa in crisi. La Madonna vuole in sostanza dirci: se voi sarete forti anche la Chiesa sarà forte, al contrario, se sarete deboli lo sarà anche la Chiesa. Voi siete la Chiesa viva, voi siete i polmoni della Chiesa. Dovete impostare un nuovo rapporto con Dio, un nuovo dialogo, una nuova amicizia; su questo mondo siete solamente dei pellegrini in viaggio. In particolare la Madonna ci chiede la preghiera in famiglia, ci invita a trasformare la famiglia in un piccolo gruppo di preghiera, affinché ritorni la pace, l’amore, l’armonia tra i familiari. Maria ci chiama anche a valorizzare la s. Messa mettendola al centro della nostra vita. Ricordo che una volta, durante l'apparizione, Ella disse: "Figlioli, se domani doveste scegliere tra incontrare me e andare alla s. Messa, non venite da me, andate alla Messa!".
Ogni volta che si rivolge a noi ci chiama "cari figli". Lo dice a tutti, senza distinzione di razza o nazionalità... Non mi stancherò mai di dire che la Madonna è davvero la nostra madre, per la quale siamo tutti importanti; vicino a Lei nessuno deve sentirsi escluso, sia tutti figli amati, siamo tutti "figli cari". Nostra Madre desidera solo che apriamo la porta del nostro cuore e facciamo quello che possiamo. Al resto ci pensa Lei. Buttiamoci quindi nel suo abbraccio e troveremo presso di Lei sicurezza e protezione".

(da registrazione)

Forse qualcuno non sa ancora che la Madonna, nel formare il gruppo di preghiera a Medj., ha chiesto tramite Jelena di rimanere a sua disposizione per quattro anni senza scegliere nessun tipo di vocazione. Durante questo tempo Lei avrebbe mostrato al gruppo la via della preghiera e i passi fondamentali della vita spirituale. Ho chiesto loro, in sostanza, di essere fedeli nell'attesa perché Le era necessario del tempo per offrire al gruppo la giusta preparazione.

 

Il valore dell'attesa
di Jelena Vasilj

Nella vita attendiamo soprattutto che essa si realizzi e, se siamo generosi, attendiamo anche la realizzazione della vita altrui. Per i genitori questo consiste nella cooperazione diretta con Dio nella creazione di una vita, mentre per i consacrati nel partorire un’altra volta la creatura alla vita eterna. Pensiamo a S. Pio: quanta sofferenza per la salvezza delle anime; o a madre Teresa, che come motto del proprio apostolato ha preso le stesse parole di Gesù sulla croce: Ho sete. Delle anime, naturalmente. Tutta la creazione è dunque in attesa della vita, della quale S. Giovanni ci dice che è Dio stesso (Cf. Gv 1,4). È una vita che ora non possediamo in pienezza e la cui realizzazione aspettiamo nella vita futura. Di essa l'apostolo Paolo scrive: Vediamo ora come in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo faccia a faccia. (1Cor 13,12).

Ma ci chiediamo perché l’attesa? Perché il Signore si fa attendere, o meglio, perché il Signore ci priva di questa visione nascondendosi? È chiaro che la risposta sta dalla nostra parte, dato che Dio vuole prepararci all'incontro con Lui. Ricordo alcune parole di S. Ignazio d’Antiochia molto impressionanti. Martire ormai cosciente del suo futuro martirio, diceva: "Voglio essere tritato e macinato come il grano", ovvero: anch'io voglio morire per diventare Corpo di Cristo. Dunque la risposta, esigente ma anche semplice, è la seguente: dobbiamo essere preparati per la vita eterna.

È come ci prepara il Signore? Togliendosi di mezzo... Visto che noi non siamo ancora pronti a godere interamente del bene che è Lui, Egli si fa da parte per suscitare in noi il desidero di possederLo. Un desiderio che ci prepara al futuro possesso di Dio. Un desiderio che, come dice s. Agostino, è il frutto della fede, perché ciò che è veduto è posseduto e quindi non è più desiderato: "Vada dunque il Signore a preparare il posto; vada per sottrarsi al nostro sguardo, si nasconda per essere creduto. Viene preparato il posto se si vive di fede. Dalla fede nasce il desiderio, il desiderio prepara al possesso, poiché la preparazione della celeste dimora consiste nel desiderio, frutto dell'amore" (Io.eu.tr. 68,3). Agostino ci spiega in che consiste questo frutto: "…a questo frutto della contemplazione è ordinato tutto l'impegno dell'azione; …viene cercato per se stesso, e non è subordinato ad altro. …Esso, dunque, rappresenta il fine che soddisfa tutte le nostre aspirazioni. Sarà perciò un fine eterno, perché non ci potrà bastare che un fine senza fine. … È precisamente di questa gioia, che sazierà ogni nostro desiderio, che il Signore ha voluto parlarci dicendo: La vostra gioia nessuno ve la potrà rapire" (Io.eu.tr. 101,5).

È molto importante sapere attendere questo frutto. I santi infatti si distinguono dalla capacità di sapere attendere, di credere. D'altronde potremmo dire che non sapere attendere è la malattia della nostra società. Attendiamo quando ci viene imposto d’attendere e spesso, invece di attendere, pretendiamo causando così numerose e talvolta atroci sofferenze a chi ci sta accanto. Direi che questa è la dinamica del peccato dove l’uomo, quasi indotto ad agire, non è capace di posporre il suo desiderio del possesso. Veniamo spinti quasi da una fretta ad agire, come Gesù stesso ci fa capire quando dice a Giuda: Quello che devi fare, fallo subito (Gv 13,27).

L’attesa invece di possedere il frutto del desiderio spesso provoca lacrime, proprio come dice il Salmo: Pane sono diventate per me le mie lacrime, giorno e notte, quando dicono a me tutto il giorno: "Dov' è il tuo Dio?" (Sal 42,4). L'attesa provoca gemiti e vere doglie spirituali… Questo che è il frutto del suo travaglio, la Chiesa lo partorisce al presente nel desiderio, allora lo partorirà nella visione; ora gemendo, allora esultando; ora pregando, allora lodando Dio (Ibid). Sono infatti, le sofferenze che ci preparano ad accogliere Cristo; esse allargano la nostra anima e la rendono capace di accogliere la vita. Perciò abbracciati alla croce arriviamo al totale godimento della vita eterna, come dice s. Agostino: "È come se uno vedesse da lontano la patria, e ci fosse di mezzo il mare: egli vede dove arrivare, ma non ha come arrivarvi… Ora, affinché avessimo anche il mezzo per andare, è venuto di là colui al quale noi si voleva andare. E che ha fatto? Ci ha procurato il legno con cui attraversare il mare. Nessuno, infatti, può attraversare il mare di questo secolo, se non è portato dalla croce di Cristo. Anche se uno ha gli occhi malati, può attaccarsi al legno della croce. E chi non riesce a vedere da lontano la meta del suo cammino, non abbandoni la croce, e la croce lo porterà. (Io.eu.tr. 2,2).

 

Il Lettori scrivono...

Pablo Martinez di Rosario, Argentina - Desidero ringraziarvi per questo fraterno gesto di carità nell'inviarmi tutti i bimestri la vostra pubblicazione. In modo speciale mi congratulo per l'ultima (Nº 165). Dio benedica e sostenga il vostro apostolato!

Padre Gianni Viganò dal Guatemala - Vi ringrazio dell'Eco di Maria: sono stato parecchie volte confessando... a Medj. Che la Regina della Pace ottenga la pace a questo mondo così sconvolto. Uniti nella preghiera, vi benedico di cuore.

sr. M. Franca da Augrabiues (Sud Africa) - Carissimi amici in Gesù, vi ringrazio infinitamente che mi avete mandato l'Eco in italiano e in inglese. L'ho letto, gustato, riletto e lo leggerò ancora. È l'unica lettura che ricevo dopo 32 anni e più che sono missionaria: non è facile fare l'abitudine alle altre lingue, la propria è sempre la più bella espressione che si trova, davvero mi porta tanta pace nel cuore. L'Eco in inglese lo distribuisco al seminario. Io prego perché possiate continuare a fare tanto bene. Ancora un grazie grande. Gesù vi benedica e la mamma celeste vi assista.

sr. Alda da Maimelane (Mozambico) - Grazie di cuore per l'Eco in italiano e in portoghese. Il Signore benedica con il Cuore di Maria tutto il vostro lavoro e il bene che Eco sta facendo.

Padre Francesco Peyron da S. Bartolomeo (Cuneo - I) - Vi ringrazio per la cara rivista che ricevo regolarmente e diffondo. Prego per voi, perché l'ECO continui a diffondere ovunque i messaggi, lo Spirito, il profumo di Maria, fecondati dai vostri sacrifici nascosti. GRAZIE!

Fabio Maccari di Terni (I) - Mi complimento con voi per il lavoro svolto a favore della comunicazione e spiegazione dei messaggi di Medjugorje. Non solo "prestate" la vostra voce alla Beata Vergine per parlare anche ai lontani, ma fornite anche la chiave per mettere nel cuore di ognuno il germe di speranza e di carità insiti nei messaggi celesti.

Pierluigi Zanin da Selvazzano (Padova - I) - cArissimi amici, vi scrivo per ringraziare tutti voi che avete lavorato in passato accanto a don Angelo e che lavorate ora con amore e dedizione, in silenzio, per l'Eco di Maria. Sono andato a Medj. sin dalle prime apparizioni ed è stato con sincera commozione che ho ricevuto la collezione dei primi 100 numeri del giornalino. Tutti i numeri sinora usciti sono la prova oggettiva che è la Regina della Pace stessa che li vuole e che ciascuno di coloro che ci hanno lavorato e ci lavorano è da Lei "chiamato" al servizio. Grazie, grazie, grazie!!! Grazie del bene, dell'amore, della gioia, della pace che, grazie al vostro umile, disinteressato ed assiduo contributo, Maria diffonde nel mondo attraverso queste "poderose" pazienze. Prego per voi, per tutti noi lettori, che Lei, tenendoci uniti, continui ad ammaestrarci con pazienza portando ciascuno di noi a dare i frutti che Dio Padre attende da ciascuno di noi.

Alessandro Macinai di Monteriggioni (Siena - I) Ricevo Eco per posta da circa un anno e lo trovo veramente edificante e ricco di testimonianze e spiritualità. L'iniziativa di raccogliere in un volume i primi 100 numeri di Eco è stata davvero un'ottima scelta perché mi permetterà di ripercorrere i passi della storia di Medjugorje. A chi come me, ha imparato a conoscere la Gospa dopo quasi venti anni dalle sue prime apparizioni permetterà sicuramente di approfondire la conoscenza dei messaggi.

Rosa Hauser da Buch (A) - Vi ringrazio di cuore per l'Eco di Maria che ricevo e diffondo sempre con grande gioia. Grazie a Dio esiste ancora un giornale così meraviglioso che ci conduce tutti verso la fede. Il signore benedica la nostra attesa della sua venuta.

 

Villanova M., 1° novembre 2002