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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 175 (Maggio-Giugno 2004)

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Messaggio del 25 marzo 2004:
“Cari figli, anche oggi vi invito ad
aprirvi alla preghiera. In modo partico-
lare adesso, in questo tempo di grazia,
aprite i vostri cuori, figlioli, ed esprimete
il vostro amore al Crocifisso. Solo così
scoprirete la pace e la preghiera comin-
cerà a scorrere dal vostro cuore nel
mondo. Siate d’esempio, figlioli, e un
incentivo per il bene. Io vi sono vicino e
vi amo tutti. Grazie per aver risposto alla
mia chiamata.”
Amore al Crocifisso
Quando l’anima anela al suo Signore si
apre come un fiore, sboccia la preghiera. La
preghiera è allora il profumo dell’anima tutta
esposta all’Amore e di questo Amore è il
canale. Così, mentre le labbra pronunciano
Ave, Maria l’anima entra alla presenza della
santissima Madre ed estatica in Lei sprofon-
da. Basta allora incamminarsi sulla via del
ritorno al Padre per ritrovarsi fra le sue brac-
cia, ancor prima di poter pronunciare parola e
questo abbraccio è istantanea fusione di pre-
ghiera e di perdono, anzi il perdono previene
la preghiera (Lc 15, 20-21).
La potenza della preghiera non sta nelle
parole che la esprimono, ma nello spirito
che la concepisce e la pervade. Cari figli,
anche oggi vi invito ad aprirvi alla pre-
ghiera
. Si possono usare parole bellissime
ma che non riescono ad aprire il cuore, si
può stare in silenzio, anche senza pensare,
ed essere veicoli dell’Amore.
In modo particolare adesso, in questo
tempo di grazia, aprite i vostri cuori,
figlioli, ed esprimete il vostro amore al
Crocifisso
. L’invito è chiaro ed esplicito:
non siamo chiamati a qualche gesto o atto di
pietà che non tocchi profondamente la
nostra anima; Gesù non ha bisogno di esse-
re commiserato. Egli, che si è fatto carne,
non gradisce forme di pietà disincarnate:
figlie di Gerusalemme, non piangete su di
me, ma piangete su voi stesse e sui vostri
figli
(Lc 23, 28).
Guarda al Crocifisso, anzi stai davanti a
Lui e lasciati guardare finché ti attirerà a Sé
(Gv 12, 32). I segni dell’odio e della violen-
ta ferocia saranno balsamo alle tue ferite ed
il morso del serpente antico sarà privato del
suo veleno (Nm 21,9; Gv 3,14). Allora ti
sarà facile riconoscere Gesù agonizzante fra
i malfattori, gli emarginati, i derelitti, fra chi
soffre e muore ai margini della tua via e
della tua vita. Ti sarà facile amare la vittima
e contemporaneamente il suo assassino.
Allora capirai come Egli è nella tua perso-
nale sofferenza, nella tua malattia, nella tua
solitudine, come tutto ciò che ti appariva
insignificante, privo di senso e di valore
possa invece avere un significato profondo,
un valore inestimabile. Nasce così sponta-
neo l’amore tuo in risposta al suo; ed è un
amore concreto, incarnato, perché vissuto,
simile al suo perché da Lui proviene.
Solo così scoprirete la pace e la pre-
ghiera comincerà a scorrere dal vostro
cuore nel mondo
. Allora scoprirai la pace,
non quella che dà il mondo (Gv 14, 27) ma
quella che viene dal Crocifisso, quella che è
suo dono esclusivo e che niente e nessuno
può toglierti. Allora la preghiera crescerà,
strariperà dal tuo cuore sul mondo intero.
Viene in mente l’acqua risanatrice che sgor-
ga dal Tempio e tutto risana al suo passag-
gio (Ez 47, 1-12); viene in mente l’acqua ed
il sangue che sgorgano dal Cuore di Gesù
(Gv 19, 34). Siate d’esempio e un incenti-
vo per il bene
: solo Gesù è il vero bene e la
tua preghiera può farne dono al mondo.
Con le braccia stese sulla croce, tutto
nudo il corpo, io offersi liberamente me
stesso a Dio Padre per i tuoi peccati, cosic-
ché nulla fosse in me che non si trasformas-
se interamente in sacrificio per placare
Iddio. Allo stesso modo anche tu devi offri-
re a me volontariamente te stesso, con tutte
le tue forze e con tutto il tuo slancio, dal più
profondo del cuore, in oblazione pura e
santa
(L’imitazione di Cristo, Libro IV, cap
VIII).
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 Aprile 2004:
“Cari figli, anche oggi vi invito a vive-
re ancor più fortemente i miei messaggi
nell’umiltà e nell’amore affinché lo
Spirito Santo vi riempia con la sua grazia
e forza. Solo così sarete testimoni della
pace e del perdono. Grazie per aver
risposto alla mia chiamata.”
Testimoni della pace
e del perdono
Dio è Amore e lo si conosce nella misu-
ra in cui si conosce il suo Amore. Se tu cono-
scessi il dono di Dio…
(Gv 4,10) dice Gesù
alla donna samaritana. Il dono di Dio è Gesù
e attingendo a Lui si spegne ogni arsura e si
diventa sorgente di acqua che zampilla per
la vita eterna
(Gv 4,14). Quel che accadde
alla samaritana accade anche oggi, è storia
quotidiana, e ciascuno di noi può rivivere in
prima persona questo incontro che cambia
radicalmente la vita.
Spesso ci si lamenta delle difficoltà del-
l’esistenza, delle disgrazie che ci opprimo-
no, ma raramente si riconosce che la disgra-
zia più grande che possa capitarci è quella di
non conoscere l’Amore di Dio. Conoscere,
in questo contesto, non significa essere a
conoscenza ma fare esperienza. Non si trat-
ta di sapere che Dio esiste e non basta nean-
che sapere che il nostro Dio è il Dio di
Abramo, di Isacco e di Giacobbe.
Accogliere Dio nella nostra vita, perder-
si in Lui, per gustare il suo Amore, la sua
pace, la sua Misericordia e così conoscerlo.
Nessuno conosce il Padre se non il Figlio e
colui al quale il Figlio lo voglia rivelare
(Mt
11,27); dunque è Gesù che ci rivela il Padre,
è in Lui che lo si conosce.
Dio ama definirsi Io sono (Es 3,14); Egli
solo può dire Io sono e ciascuno di noi può
dirlo solo nella misura in cui Egli è in noi,
cioè nella misura in cui Cristo è vivo in noi.
Occorre una vera nuova nascita, impossibile
a noi, come sostiene Nicodemo (Gv 3,4) ma
non allo Spirito (Gv 3,6). Eppure, questa
azione richiede il nostro consenso, il nostro
sì. Non si tratta di scegliere fra un modo di
vivere ed un altro, ma di scegliere fra la vita
e la morte. Ed è a questo punto che intervie-
ne Maria. Ci incoraggia ad aprirci, ad
abbandonarci alla azione salvifica dello
Spirito e lo fa con incessante materna pre-
mura. Come ogni mamma sa che non basta
offrire il seno, una volta per tutte, perché il
neonato impari a nutrirsi, così Lei sa che non
basta a noi sentirci dire “abbandonati a Dio”
una volta per tutte per imparare a vivere
l’abbandono.
Anche oggi vi invito a vivere ancor più
fortemente i miei messaggi nell’umiltà e
nell’amore affinché lo Spirito Santo vi
riempia con la sua grazia e forza.
Non
possiamo illuderci e tantomeno possiamo
illudere gli altri sul valore salvifico dei mes-
“Pregavo che gli spettatori
guardando me vedessero Gesù”.
(Jim Caviezel nel film “The Passion...”)
Maggio - giugno 2004 - Edito da Eco di Maria, C.P.
27 31030 Bessica (TV)
(Italia) - Tel / fax 0423. 470331
A. 20, n. 5-6; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
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saggi di Maria. Esso è strettamente connes-
so all’accoglienza dei suoi inviti nella nostra
vita. Lei non ci invita a leggere o ad ascolta-
re ma a vivere i suoi messaggi, ed oggi a
viverli ancor più fortemente; cioè con
maggior serietà, con più forte determinazio-
ne, con più profondo impegno. Non solo, ma
tutto ciò nell’umiltà e nell’amore, cioè
nello stile che le è proprio e che è necessario
per essere in sintonia con Lei e con Gesù.
Ponendoci nelle condizioni da Lei suggerite
(e non sarà difficile perché è Maria che ce lo
chiede) lo Spirito Santo ci riempirà con la
sua grazia e forza
.
Questa azione dello Spirito consente a
noi di crescere in Cristo ed allo stesso tempo
fa crescere Cristo in noi; è in questa recipro-
ca compenetrazione che l’uomo assume
sembianze divine e le fattezze di Cristo
emergono sempre più sulle nostre umane
sembianze. È così che si progredisce nella
via della santità e si può diventare testimoni
della pace e del perdono
. Non c’è altra via;
solo così, dice Maria. Solo lasciandoci riem-
pire della grazia e della forza dello Spirito
potremo essere testimoni della pace e del
perdono
. Non si tratta qui di una pace qual-
siasi o di un qualsiasi perdono ma della pace
e del perdono che vengono da Dio. N.Q.
Ho prestato il mio volto
a Gesù Cristo
Era presente la scorsa estate a
Medjugorje per raccontare ai giovani
accorsi per il festival la sua incredibile
avventura: quella di prestare il suo corpo a
Gesù Cristo per un film che sarebbe stato
visto da quaranta milioni di persone in tutto
il mondo (tanti gli spettatori fino alla
Pasqua; un cifra tuttavia destinata sicura-
mente a salire).
Ancora non si sapeva che tutto il mondo
avrebbe parlato dell’evento straordinario che
l’aveva coinvolto; e proprio lì, nella terra
benedetta
, Jim Caviezel ha presentato ai
giovani quello di cui i giornali e i media, i
teologi e la gente comune, i credenti e gli
agnostici, i cristiani e gli ebrei, e molti altri
ancora avrebbero scritto, parlato, discusso e
dissertato… Chi a favore, chi contro; chi
ammirato, chi disgustato; chi confermato
nella propria fede, chi disturbato da una
verità che svela la propria menzogna.
Insomma, il film “La Passione di Cristo” è
stato e continua ad essere sulla bocca di tutti.
Sono arrivato a questa parte attra-
verso Medjugorje,
attraverso la
Madonna. Durante la preparazione ho uti-
lizzato tutto quello che Medjugorje mi ha
insegnato”, racconta il protagonista in un’in-
tervista. “Il regista, Mel Gibson, ed io anda-
vamo insieme alla Messa ogni mattina. Nei
giorni in cui non potevo andare, facevo
almeno la comunione. Avevo sentito dire che
il Papa si confessava tutti i giorni e pensai
che anch’io dovevo confessarmi più spesso.
Non volevo che Lucifero potesse esercitare
un controllo su quello che facevo. Per questo
ho anche digiunato…”
La corona del rosario tra le mani nella
pausa delle riprese, l’Eucaristia quotidiana
che ogni mattina si celebrava sul set, le reli-
quie dei santi e della Croce cucite nella tuni-
ca: “Il veggente Ivan e sua moglie Laureen
mi hanno dato un pezzettino di Croce. La
porto sempre con me. Proprio per questo sui
miei vestiti è stata realizzata una speciale
tasca. Porto con me anche le reliquie di
Padre Pio, di s. Antonio di Padova, di s.
Maria Goretti e di s. Denis, il protettore
degli attori”.
Questi gli strumenti con i quali Jim ha
affrontato il ruolo impegnativo degli ultimi
istanti di Cristo in terra, l’Ora della sua
Passione. “Credo che questo film sia stata
anche la mia passione”, continua l’attore
americano. “Ho dovuto lottare contro il fred-
do, contro i crampi, contro il mal di testa che
mi procurava la corona di spine. Ho dubita-
to della mia fede… Poi ho capito che non
avrei potuto rappresentare il dolore senza
soffrire veramente…”
Sebbene sia stato già utilizzato moltis-
simo inchiostro a commento di questo
film
e si rischia di apparire ripetitivi, non
potevamo tacere queste parole. Perché è
doveroso sottolineare la tonalità di fede con
il quale questo film è stato pensato, affronta-
to e vissuto dai protagonisti, che non pote-
vano rimanere estranei allo spessore di vita
che tutto questo comportava. Una troupe e
un cast multiformi, composti da gente di
diversi paesi e convinzioni: “È un film che
inneggia all’amore, alla tolleranza… Non ho
avuto un momento di esitazione” racconta
l’attore. “Gibson più volte mi ha detto che
rischiavo, che c’era la possibilità che dopo
questo film nessuno mi avrebbe fatto più
lavorare a Hollywood. Gli ho risposto che
ero un credente e che tutti devono porta-
re una croce…
Non avevo idea di quanto
avrei dovuto pregare durante il film per
riuscire a mantenere la prospettiva giusta…
Pregavo anche che dietro il trucco gli spetta-
tori non vedessero più me ma il volto del
Messia, di Gesù Cristo”.
Il fascino di Gesù è indiscusso. Quasi
tutti, da duemila anni, si sentono in qualche
modo attratti da Lui, sebbene l’uomo si arro-
ghi costantemente il diritto di stabilire come
Dio debba mostrarsi al suo cospetto. Anche
questa volta Cristo è stato “pietra d’inciam-
po”
per chi si è sentito interiormente provo-
cato a rispondere all’evidenza che il Figlio
di Dio si è fatto carne, e che ha sopportato
umilmente una crudele passione pur di con-
sumare fino in fondo il proprio sacrificio da
offrire al Padre.
Troppa violenza, troppo sangue, troppo
di tutto, è stato detto. Il fatto è che ancora
una volta la Verità ha operato una divisione,
non tanto nelle menti, quanto nei cuori. Di
fronte a questo estremo atto di amore, l’uo-
mo si chiede se accettare un “fallito”,
distrutto nel corpo e annoverato tra i malfat-
tori
, o se invece desidera per sé un Dio idea-
le, operatore di miracoli, panacea per tutti i
nostri mali e pronto esecutore di ogni nostra
richiesta. In sostanza, un Dio-caramella…
La paura di essere noi stessi coinvolti
ci fa indietreggiare e preferiamo sublimare
l’idea della redenzione per sfuggire al peri-
colo di essere chiamati a farne parte, a ver-
sare cioè noi stessi il sangue per “completa-
re nella carne quello che manca ai patimen-
ti di Cristo”
(cfr. Col 1,24).
Allora si accusa: il film non è fedele al
vangelo, non è un trattato teologico, non
rispetta gli ebrei, non… No, il film non è
quello che noi vogliamo che sia, ma ha il
merito di mostrare a tutto il mondo, a forti
tinte, l’amore di Cristo per noi, che resiste
fino all’ultimo respiro all’attacco del
Maligno rifiutando di usare il male per
difendersi: “Maltrattato, si lasciò umiliare e
non aprì la sua bocca; era come agnello
condotto al macello, come pecora muta di
fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua
bocca”
(Is 53, 7). Fece quindi ciò che
dovremmo fare anche noi, come suggerisce
s. Paolo: “Non lasciarti vincere dal male,
ma vinci con il bene il male”
(Rm 12, 21).
Non è un film da guardare, è un’espe-
rienza viva che si fa contemplare, che ti
chiude la bocca e che si colloca dentro di te
per poi riemergere pian piano, dispiegando i
diversi piani di lettura di quel tremendo e
santo venerdì di Passione.
Il tradimento dei compagni di Gesù, l’intima
unione con la Madre Maria, il duello com-
battuto con il vero responsabile del crimine
- satana… “Una delle cose che spero mag-
giormente per questo film” confessa il regi-
sta, “è che quando il pubblico uscirà dalla
sala, avrà il desiderio di porsi più domande”.
Egli stesso ha voluto “firmare” il film in un
modo originale: era di Mel Gibson la mano
che conficca il chiodo nel palmo di Gesù.
Un modo per “firmare” anche la sua morte,
come per dire: anch’io l’ho crocifisso.
Molto ha contribuito a fare di questo
film un capolavoro: la fedeltà ai vangeli,
arricchita da alcuni elementi estratti dalle
visioni della mistica Anne Catherine
Emmerich, vissuta alla fine del ‘700; le
atmosfere create da luci e colori, ispirati alle
tele del Caravaggio; l’uso delle lingue del
tempo di Gesù - l’aramaico e il latino - che
hanno reso la visione ancora più realistica e
Alexandrina da Costa, beata
Viveva la Passione sul suo corpo
Altri quattro beati si aggiungono alla
lunga lista compilata dal nostro Giovanni
Paolo II, quasi che il S. Padre abbia fretta di
portare le sue pecore in paradiso... La beatifi-
cazione, avvenuta il 25 Aprile, riguarda anche
una donna portoghese che vale la pena men-
zionare, perché il modo con cui ha vissuto il
suo sì a Dio ricalca quello che la Madonna
oggi ci chiede ripetutamente di fare.
È Alexandrina Maria da Costa (1904-
1955), nata a Balasar, nell’Arcidiocesi di
Braga. Abitò con la mamma e la sorella nella
località “Calvario”, dove resterà fino alla
morte. Fu all’età di 14 anni che avvenne un
fatto decisivo per la sua vita. Era il sabato
santo del 1918 quando si accorse che tre
uomini riuscirono entrare nella sua stanza e,
per salvare la sua purezza minacciata, non
esitò a gettarsi dalla finestra... Presto restò
completamente paralizzata per i restanti
trent’anni della sua vita.
Appena capì che la sofferenza era la
sua vocazione, l’abbracciò con prontezza.
Risalgono a questo periodo i primi fenome-
ni mistici, quando Alessandrina iniziò una
vita di grande unione con Gesù nei
Tabernacoli, per mezzo di Maria SS. In ogni
Messa si offriva all'Eterno Padre come vitti-
ma per i peccatori, insieme a Gesù e secon-
do le sue intenzioni.
Per 182 volte, visse ogni venerdì le sof-
ferenze della Passione. Alessandrina, supe-
rando lo stato abituale di paralisi, scendeva
dal letto e con movimenti e gesti accompa-
gnati da angosciosi dolori, riproduceva i
diversi momenti della Via Crucis, per tre ore
e mezzo. “Amare, soffrire, riparare” fu il
programma che le indicò il Signore.
Nel 1936, per ordine di Gesù, essa chie-
se al Santo Padre la consacrazione del
mondo al Cuore Immacolato di Maria, e dal
1942 in poi Alessandrina cessò di alimentar-
si, vivendo solo di Eucaristia.
Nel 1950 il 13 ottobre, anniversario del-
l’ultima apparizione della Madonna a
Fatima, la si sentì esclamare: “Sono felice,
perché vado in cielo”. ***
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In Cecoslovacchia Dio
non era nel vocabolario
La maggioranza della popolazione
della Repubblica Ceca - che fino al 1993
era parte della Cecoslovacchia - per diversi
motivi che forse non conosceremo mai fino
in fondo, non confessa alcuna fede. Per
comprendere quali potrebbero essere le
ragioni storiche di tale situazione, bisogne-
rebbe tornare al IX secolo, al tempo cioè dei
santi Cirillo e Metodio.
I due fratelli di Salonicco hanno avuto il
merito di importare in quei territori l’annun-
cio del vangelo e la liturgia in lingua slava,
il che significava anche autonomia rispetto
ai grandi popoli germanici (un’autonomia,
purtroppo però, di breve durata). Forse per
questo motivo, a partire da quel periodo,
nella coscienza di una gran parte di persone
qualsiasi iniziativa che mirava ad ottenere
l’autonomia nazionale, guardava alla Chiesa
cattolica come la religione di chi vuole eser-
citare il potere sul relativamente piccolo
paese Ceco.
Questo fenomeno fu particolarmente
evidente nel 1918, anno in cui la Repubblica
Cecoslovacca ottenne finalmente la deside-
rata autonomia e in cui sacerdoti della
moderna Chiesa cattolica ceca costituirono
una nuova Chiesa cecoslovacca, caratteriz-
zata da diversi elementi protestanti. Quindi,
quando nel 1948 il partito comunista conse-
guì la vittoria, trovò uno stato della fede già
molto indebolito.
Intorno agli anni ‘50 diversi monasteri e
conventi furono trasformati in campi di con-
centramento per sacerdoti. Rimasero aperte
solo le scuole statali impostate secondo l’i-
deologia comunista, mentre il catechismo
veniva frequentato da una bassissima percen-
tuale di bambini, figli dei genitori più corag-
giosi che non temevano di esporsi al rischio
di non trovare la scuola desiderata per i pro-
pri figli, o di perdere il posto di lavoro oppu-
re di subire altri tipi di svantaggi.
La tradizione della fede cattolica scom-
parve così quasi totalmente, per lo meno il
tipo di tradizione presente negli altri paesi
immuni da una simile esperienza, dove spes-
so non si accoglie Dio ma non manca nean-
che un costante riferimento a Lui; dove la
Chiesa forse è molto criticata ma rimane pur
sempre un’autorità, un qualcosa che appar-
tiene alla vita anche di chi non la frequenta.
In Cecoslovacchia invece Dio non era
proprio presente nel vocabolario, tanto
meno la Chiesa.
Di Dio non si parlava e si
viveva in una realtà creata artificialmente.
Infatti, dopo la rivoluzione del 1989 si senti-
vano frasi del tipo: “la ruota della storia ha
cominciato girare anche da noi…”, come
per dire: “finalmente anche noi siamo parte-
cipi della realtà vera, la vita non è più solo
un gioco!”. Bisogna tuttavia ricordare che
alcune regioni della Repubblica Ceca - come
ad esempio certe parti della Moravia del sud
- si sono mantenute fedeli anche nel periodo
più difficile per i cristiani.
L’articolo che segue è uno sguardo di
chi nella propria vita non aveva mai sen-
tito parlare di Dio
, almeno nella prima
parte… La sua intenzione non è tanto di
valutare quello che è accaduto né di inter-
pretarlo attraverso la sua nuova esperienza
di fede, piuttosto è un invito a guardare con
lo sguardo di chi si è trovato in questa situa-
zione, per assaporare quel particolare
mondo in cui apparentemente non trovi
degli appoggi ma dove si continua anche a
cercare intensamente “un qualcosa”; e alla
fine quello che trovi lo senti come casa
tua
, un luogo dove riconosci te stesso e dove
ricevi ristoro.
Viteslav Starostik
Ritornato a casa!
Fin da piccolo bambino, ancora prima di
andare alla scuola elementare, alcune
domande mi creavano preoccupazione. Tra
queste una in particolare: “Che cosa sarà di
noi quando moriremo?”.
Ricordo come se
fosse ora che cercavo di respirare il più len-
tamente possibile, solo per non consumare
la mia vita e per allontanare l’arrivo della
morte. Non ne parlai però con nessuno:
penso che non ne fossi neanche capace!
Più tardi, quando iniziai ad andare a
scuola e il ritmo della vita cominciò a scor-
rere più velocemente, queste domande
divennero più blande; solo dentro di me,
nella parte più profonda, echeggiava ogni
tanto una profonda insicurezza. In genere tra
i miei coetanei simili domande non si
affrontavano, ed io mi chiedevo se non fossi
l’unico al mondo al quale arrivavano pensie-
ri di questo genere!
Intorno ai quindici anni tali interrogativi
cominciarono a riemergere. Ma più che i
pensieri sulla morte, mi preoccupava l’idea
se veramente io esistessi e se la mia vita
avesse alcun senso. Scoprii, tra l’altro, che
non ero il solo al quale giravano per la testa
simili considerazioni, e questo mi conferma-
va che la vita esisteva realmente dentro l’uo-
mo e che bisognava affrontarla.
Cominciò quindi un periodo di ricerca
che non era privo né di confusione né di
disperazione. Più tardi, durante il servizio
militare, feci amicizia con un ragazzo cre-
dente. Sebbene in quel periodo la nostra vita
non fosse affatto un cammino ricco di virtù (o
forse questa era una ragione di più), vidi nel
mio amico una speranza che io non avevo.
Al mio rientro dalla caserma continuai
ancora a cercare, per diversi anni, ma con
una direzione già più precisa. Tentai di leg-
gere la Sacra Scrittura e mi sentivo sempre
più attratto dalla Chiesa. Più tardi decisi di
frequentarla regolarmente. Andavo ogni
domenica, da solo, senza capire di cosa
veramente si trattasse, intuivo però che lì
accadeva qualcosa di importante e mi senti-
vo bene. Chiesi così, un giorno, ai padri
domenicani cosa occorreva per essere bat-
tezzato… Era la Pasqua del 1992 quando poi
questo accadde. Come padrino scelsi l’ami-
co del servizio militare.
Era presente anche mio fratello, al quale
non sapevo che il mio battesimo potesse
interessare così tanto… Cominciammo ad
andare regolarmente insieme alla santa
Messa e dopo un anno divenni il suo padri-
no. Il suo battesimo fu per me un evento
molto importante.
Ho sempre letto molto, sin da bambino,
e questo si rifletteva anche nel modo con cui
mi impegnavo a conoscere Dio. Ma, non-
ostante leggessi tanti libri, mi accorsi di star
fermo e di girare solamente in un circolo
chiuso. Provai allora a pregare, ma la mia
preghiera non andava molto in profondità…
Nello stato in cui mi trovavo trovai allora
aiuto in mio fratello, che influì positivamen-
te e mi portò a considerare la preghiera in
modo più serio.
La sua visita a Medjugorje fu poi
determinante... Ritornato a casa, mi disse
che sarei potuto andare anch’io e che sicura-
mente anche a me sarebbe piaciuto. Accettai
il suo consiglio e, dopo poco tempo, iniziai
il mio pellegrinaggio… Un po’ per sentito
dire, un po’ per averlo letto sui libri, sapevo
che la presenza della Madonna talvolta è
accompagnata da fenomeni straordinari, per
questo partii pieno di attese.
La sorpresa mi aspettava veramente, ma
era di genere completamente diverso da
quello che pensavo… Era la sensazione di
essere tornato a casa dopo lungo tempo
.
Era come se in me si risvegliasse qualcosa
che fino allora aveva dormito un sonno pro-
fondo. Sperimentai chiaramente che Dio
può esserci vicino molto più di quanto
potessi immaginare. Al mio rientro a casa
ero triste, tuttavia sapevo che sarebbe dipeso
da me il modo con cui avrei accolto questo
dono. Cominciai a scoprire la preghiera e la
mia vita prese un altro ritmo: divenne più
piena, ma non più semplice. Riuscivo però a
guardare le cose che prima cercavo dispera-
tamente di sfuggire.
Poi avvenne ancora qualcosa di molto
importante: la decisione di mio fratello di
entrare nella Comunità “Kraljice Mira…”,
una realtà che nasce proprio dall’esperienza
di Medjugorje e che sperimenta l’invito
della Madonna a porre sempre Dio al primo
posto nella propria vita. Questa testimonian-
za è stata ed è per me un grande sostegno sul
cammino.
Radomir Starostik
pregnante; la bravura degli attori, catturati in
un ruolo che ha sorpreso loro stessi…
“Sul set - ha scritto Vittorio Messori - è
avvenuto assai più di quanto non si sappia,
molto resterà nel segreto delle coscienze:
conversioni, liberazioni dalle droghe, ricon-
ciliazioni tra nemici, abbandono di legami
adulterini, apparizioni di personaggi miste-
riosi. Due fulmini si sono abbattuti sul set, di
cui uno ha colpito la croce…”.
Non è nato per riscuotere successo, ma
per scuotere le coscienze. Hanno tentato di
bloccarlo sul nascere scatenando polemiche
di ogni genere, ma forse, nel silenzio dei
cuori sta facendo nascere nuovi uomini alla
fede. “Ogni spettatore - scrive Andrea
Morigi - conserva tutta la libertà del suo
punto di vista. Scena dopo scena, a mano a
mano che Cristo si trasforma nell’uomo
della Sindone, si può guardarlo come Giuda,
disperato per averlo tradito, oppure prender-
lo per matto, il che non esclude la possibili-
tà di fustigarlo e inchiodarlo alla croce.
Oppure soffrire con lui. I personaggi della
narrazione coprono già tutta la gamma degli
atteggiamenti e delle reazioni possibili…”.
È quello che afferma la moglie del pro-
tagonista, frequente pellegrina anche lei a
Medjugorje: “Quando ho visto per la prima
volta la croce su di lui, truccato, non sem-
brava mio marito, ma Gesù. Era così reali-
stico che sembrava davvero di vedere il
Cristo: alcuni erano pieni di rispetto, altri
indifferenti ed altri ancora lo prendevano in
giro. È accaduto ad entrambi: abbiamo capi-
to nel nostro piccolo come poteva essere…”.
Al di là dei commenti e delle critiche,
delle approvazioni o delle accuse, vediamo
come il Crocifisso ancora oggi non ci “lascia
in pace”. E meno male, così che sconvol-
gendo i nostri schemi e le nostre aspettative
Egli possa creare in noi lo spazio per la pace
vera. Quella che nasce dalla Verità e
dall’Amore, e non dalle idee.
Stefania Consoli
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Nei limiti senza limitazioni
di p. Tomislav Vlasic’
L’uomo si gonfia, s’inorgoglisce, si dà
arie pur di allargare lo spazio dei propri
limiti. Gli altri lo infastidiscono perché gli si
mettono troppo vicino: toccano i suoi inte-
ressi. Ognuno difende i propri limiti, li
nasconde come un punto dolente, come un
difetto. Esternamente si comporta come se
non li avesse, ma dentro di sé è angusto, pro-
tetto dagli aculei della suscettibilità. Le
spine, infatti, rappresentano i diversi modi
di difesa che si giustificano con la logica,
con il diritto, con la responsabilità…
Lo stesso avviene nella vita spirituale.
In questo campo la falsa devozione e la falsa
spiritualità difendono uno stato ammalato
dell’anima. Le devozioni diventano così dei
modi “santi” di difesa. Per questo è impor-
tante dare uno sguardo all’atteggiamento
dell’anima e liberarla dai comportamenti
ammalati, dalla copertura dei limiti e dalla
tendenza a far guerra.
I limiti umani sono normali. Essi sono
le linee che fanno dell’uomo una creatura.
Creano l’involucro del suo essere, esprimo-
no la sua immagine verso l’esterno. I limiti
rappresentano degli elementi della nostra
individualità, senza di essi ci insuperbiamo
e la nostra personalità si disgrega. Quando li
ignoriamo, camminiamo sulle nuvole, senza
coscienza e le nostre concezioni spirituali
finiscono per gonfiarsi in modo smisurato.
I limiti sono, dunque, un dono di Dio.
Attraverso di essi noi siamo delle persone,
degli originali: per mezzo dei limiti entria-
mo in relazione, esprimiamo il nostro biso-
gno degli altri e ci amiamo; essi ci aprono
all’Onnipotente e per loro tramite parteci-
piamo alla vita di Colui che è Infinito.
Quando Dio sviluppa la vita in un uomo,
lo fa all’interno dei suoi limiti. È naturale
pensare che Dio ritagli la nostra vita e la cir-
coscriva all’interno di limiti per generare
qualcosa di migliore (cfr. Gv 15). Nella sua
bontà Egli sa come tenere l’anima entro dei
confini, affinché essa non si risvegli prima
del tempo. Dio, infatti, attende il momento
giusto per la crescita dell’anima e per la sua
missione.
Dalla vita di grandi santi sappiamo
che Dio ha permesso che essi entrassero
nella notte oscura
, in situazioni che non
offrivano vie d’uscita… Lo stesso Gesù ha
fatto un cammino per consegnarsi alla morte
in nostro favore, cioè si è impoverito, si è
“limitato” fino alla morte (cfr. Fil 2), affin-
ché in Lui si rivelasse la vita così come è in
Dio. Gesù ha presentato al Padre un sacrifi-
cio di lode.
Chi entra nella coscienza dell’onnipoten-
za e della bontà di Dio, si abbandona a Lui
all’interno dei propri limiti, con i limiti e
attraverso di essi. E così l’uomo entra nell’u-
miltà, nella gratitudine, nella gioia. Non crea
difese intorno a sé perché in lui c’è il
Difensore, che conosce perfettamente la sua
originalità, la sua crescita e la missione a lui
affidata. Lo Spirito Santo lavora notte giorno
se trova nell’anima uno spazio di docilità.
All’uomo è sufficiente vivere secondo
il modello della Santissima Madre di Dio,
dell’umile serva.
Qui egli si abbandona
completamente a Dio; lo Spirito Santo svi-
luppa la protezione nell’anima e sprona
l’uomo all’incontro con il prossimo. Allora i
limiti diventano una porta per incontrare gli
altri. Lo Spirito Santo suscita nell’uomo il
desiderio di unirsi a Dio e di entrare in
comunione con gli altri in Lui. Così Dio tra-
sfigura l’uomo in una creatura nuova, lo
ricolma con una pienezza che non è circo-
scritta dai suoi limiti, lo rende partecipe
della vita infinita.
Che cosa fare in pratica? Ecco alcuni
suggerimenti.
È necessaria la resa completa della propria
vita alla potestà di Gesù Cristo, senza con-
dizionamenti, nella totale confidenza e nel-
l’amore. Allora scompaiono dall’anima la
paura, la suscettibilità e i sentimenti negati-
vi. Nessuno mai potrà strappare un’anima
simile dalla mano di Dio (cfr. Gv 10,25-30).
Occorre vivere per Gesù, annunciarlo e
testimoniarlo anche se si è in pericolo di
vita, cioè quando c’è il rischio di perdere
tutto. S. Pietro ci ha lasciato una bella testi-
monianza: “Bisogna obbedire a Dio piutto-
sto che agli uomini… E di questi fatti siamo
testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha
dato a coloro che si sottomettono a lui”
(At
5, 29-32).
Questo atteggiamento del credente mette
i suoi nemici in rapporto con Colui per il
quale egli vive: con Gesù Cristo.”Se infatti
questa teoria o questa attività è di origine
umana, verrà distrutta; ma se essa viene da
Dio, non riuscirete a sconfiggerli; non vi
accada di trovarvi a combattere contro
Dio!”
(At 5, 38-39). Chi è con Dio è protet-
to, e chi è contro di lui, ha già perso.
Possiamo sempre contare su Gesù, ma
non ci è dato di sfruttarlo (cfr. Gv 6, 1-5).
Gesù sente i limiti e i bisogni del popolo,
prende l’iniziativa spontaneamente e nutre
la gente in modo miracoloso. Egli agisce
così in ogni situazione e necessità, ma non si
fa mai sfruttare. S. Giovanni scrive: “La
gente, visto il segno che egli aveva compiu-
to, cominciò a dire: “Questi è davvero il
profeta che deve venire nel mondo!”. Ma
Gesù, sapendo che stavano per venire a
prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo
sulla montagna, tutto solo.”
(Gv 6, 14-15).
Al tentativo di sfruttamento Gesù si ritira, e
l’uomo rimane solo con se stesso, nel vuoto.
Così è nella vita spirituale sul piano di ogni
pensiero, sentimento ed azione.
Pur rimanendo nei limiti, si deve esse-
re attivi in Dio: è una regola molto impor-
tante.
Essere attivi in Dio è, in realtà, lo spi-
rito di preghiera. I credenti con la preghiera
“svegliano” Dio “che dorme”, affinché Egli
agisca. Lui agisce e loro non sono più debo-
li, ma potenti in Dio. Un bell’esempio della
Chiesa che prega e dell’azione di Dio, lo tro-
viamo scritto negli Atti degli apostoli (12, 1-
17).
Amare infinitamente Gesù, senza
preoccuparci di essere limitati o se qual-
cuno ci “legherà” corrisponde alla “perfetta
letizia” predicata da s. Francesco.
Dopo la sua resurrezione, Gesù detta una
norma a Pietro, capo degli Apostoli: “In
verità, in verità ti dico: quando eri più gio-
vane ti cingevi la veste da solo, e andavi
dove volevi; ma quando sarai vecchio ten-
derai le tue mani, e un altro ti cingerà la
veste e ti porterà dove tu non vuoi
” (Gv 21,
18). Questa regola vale per ogni credente.
Ma non perché abbia la sensazione di essere
legato, ma piuttosto di essere libero. Sulle
ali dell’amore l’anima oltrepassa tutti i
limiti
perché è piantata nella vita di Dio che
è illimitata. Qui l’anima vive la sua origina-
lità, la pienezza, e non conosce preoccupa-
zione né strettezza, anche se rimane nei pro-
pri limiti. Così nel credente tutto è riconci-
liato e vive una costante trasfigurazione.***
I veicoli
del Redentore
Entrò nella vita terrena attraverso un
grembo vergine, un corpo illibato mai abita-
to prima. Veniva dall’eternità Gesù e varca-
va così l’ingresso del tempo.
Entrò poi a Gerusalemme alla vigilia
della Pasqua a dorso di un puledro “sul
quale nessuno era mai salito”
(Lc 19, 30):
faceva così il suo trionfale ingresso nel
Tempio dopo essere sfuggito molte volte
alla cattura pur di far sentire la sua parola.
Adesso, giunta la sua Ora, si consegnava
liberamente in silenzio pur di lasciare parla-
re gli eventi.
Entrò infine nel regno della morte diste-
so in un sepolcro “nel quale nessuno era
stato ancora deposto”
(Lc 23,53). Il Dio
fatto uomo faceva finalmente ritorno al
Padre, preparando così la via all’uomo che
era ancora imprigionato nel tempo.
Passaggi fondamentali nella vita terre-
na del Figlio di Dio, transiti in una dimen-
sione sempre nuova in continua ascesa verso
il cielo. Il Santo, il Puro, non aveva disde-
gnato di assumere in sé il fango del peccato,
le piaghe dell’infedeltà umana, il marciume
del nostro tradimento, ma solo strumenti
umili e puri erano trovati degni di farsi
veicoli del Redentore
: una donna immacola-
ta, un animale di prima cavalcata, una tomba
di pietra che mai aveva ospitato la morte.
Forziamo la mano a collegare questi
eventi? Non lo so. Ma il cuore si sente pro-
vocato a trovare una risposta da dare a Dio
che in modo così eloquente ci interpella.
Cosa ci vuole dire con questo il Signore?
Come sempre la risposta è Lui stesso a
fornirla. Sappiamo che il Cristo non ha
ancora compiuto il suo percorso:
ha pro-
messo di ritornare tra noi, definitivamente e
nella gloria. Quando? Come? Non lo sappia-
mo ed è bene che rimanga un mistero, così
che Dio possa continuare a sorprenderci. È
noto però che il Signore ci propone una stra-
da di purificazione: il cammino della fede. Ci
dona degli strumenti: lo Spirito Santo e i
sacramenti. Ci dona una madre: la sua. Tutto
questo fa pensare che Gesù glorioso voglia
fare il suo definitivo ritorno passando
ancora una volta attraverso qualcuno.
E
forse quelli siamo noi. Per questo ci predi-
spone con la sua Parola: “Lavatevi, purifica-
tevi, togliete dalla mia vista il male delle
vostre azioni. Cessate di fare il male, impara-
te a fare il bene…”
profetizza Isaia (Is 1, 16).
Maria a Medjugorje ci sta preparando
da molti anni, i tempi sono gravidi e lei con
instancabile premura ci esorta a diventare
strumenti docili e puri: “Cari figli, anche
oggi vi invito a preparare i vostri cuori per
questi giorni in cui il Signore desidera in
modo particolar purificarvi da tutti i pecca-
ti del vostro passato. Voi, cari figli, non
potete farlo da soli, perciò sono qua io ad
aiutarvi…”
Al momento del ritorno di suo Figlio il
nostro cuore dovrà essere trovato immacola-
to per essere degno di generare nuovamente
il Messia al mondo: “…pregate affinché dai
vostri cuori sgorghi una fonte di amore su
ogni uomo e su quelli che vi odiano e vi dis-
prezzano; con l’amore di Gesù sarete capa-
ci di vincere ogni miseria in quel mondo
doloroso che è senza speranza per quelli che
non conoscono Gesù”.
All’asinello di Betania era chiesto di
portare il corpo del Cristo che stava per esse-
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Il saluto di Dio
“Ti saluto, o piena di grazia, il Signore
è con te” (Lc 1,28). Molte volte ripetiamo
questo saluto alla Vergine Maria pregando il
rosario, rivolgendole un pensiero durante la
giornata. Così facendo, ripetiamo il saluto di
Dio, portato attraverso l’angelo Gabriele, a
Colei che è stata scelta da Dio per coopera-
re in maniera sublime al grandioso piano di
salvezza.
Il momento dell’annunciazione è stato
per Maria SS. il momento privilegiato del-
l’incontro con Dio, preparato dall’origine
dei tempi, attualizzato nel momento
in cui la Vergine ha pronunciato il
suo sì. Il Dio di Israele, che Maria
amava profondamente e che ser-
viva con fedeltà, si è fatto pre-
sente, irrompendo nella sua
vita con tutta la forza del suo
amore. Le ha indicato la
missione, ne ha atteso la
risposta senza forzarla, ha
risposto alle sue domande.
In quell’incontro fra Dio e
la Vergine, è fiorita la
Grazia di cui Maria SS. era
ricolma fin dal suo conce-
pimento, e che attendeva di
diventare operante per il
bene di tutta l’umanità.
Maria SS. non è per noi
soltanto un modello, ma è la
prefigurazione di ciò a cui
siamo chiamati tutti, è l’umani-
tà nuova dove Dio porrà la sua
dimora. Maria viveva in Dio e Dio
in Maria, l’una con l’Altro e l’Uno
per l’altra, a tal punto che l’angelo
dice: “Il Signore è con te”. In questa dona-
zione è sceso il Figlio di Dio per farsi uomo,
ed ha trovato lo spazio immacolato, il tem-
pio vivo della sua presenza. Nell’umile
accoglienza di Maria, il Padre ha generato il
re appeso ad una croce. A noi oggi Gesù pro-
pone di caricarci della sua croce per essere
liberati dal peso del peccato: “…decidetevi
anche oggi per Dio, affinché Lui in voi e
attraverso di voi cambi i cuori degli uomini
e anche i vostri. Siate gioiosi portatori del
Gesù risorto in questo mondo inquieto, che
anela a Dio e a tutto ciò che è da Dio”.
Non è quindi più tempo di indugiare.
Attraverso una preghiera profonda e autenti-
ca ripuliamo le nostre profondità dalle scorie
dell’egoismo. Morendo a noi stessi, apriamo
la porta a Dio affinché entri nei nostri
“sepolcri interiori”e trasformi in vita tutto
ciò che è morto. Accogliendo Maria nella
nostra vita, permettiamo al suo Cuore imma-
colato di battere nel nostro petto per diven-
tare, anche noi, senza macchia. Ci accorge-
remo pian piano che tutto il nostro essere si
trasformerà in una strada ampia e monda di
ostacoli, che Gesù potrà percorrere quan-
do sarà maturo il suo ritorno
: “Figlioli -
continua Maria a Medjugorje - voglio che
comprendiate che Dio ha scelto ognuno di
voi nel suo piano di salvezza per l’umanità.
Non potete capire quanto sia grande la
vostra persona nel disegno divino...”.
E allora, noi che aspettiamo?
Stefania Consoli
Germoglio di salvezza, Gesù Cristo nostra
speranza e nostra pace. Credo sia giusto
riflettere sul saluto rivolto a Maria
, perché
in Lei, umanità nuova, quel saluto è rivolto a
ciascuno di noi. Tutti siamo chiamati da Dio
ad una missione, tutti collaboriamo con Lui
per la salvezza dell’umanità, nessuno è
escluso e nessuno può esimersi dal collabo-
rare. Dio cerca instancabilmente gli operai
per la sua messe, persone semplici e di
buona volontà.
Mediante il battesimo diveniamo
anche noi “pieni di grazia”, e dobbiamo
mettere a frutto i talenti che la grazia batte-
simale porta in sé. Come? Sarà Dio stesso ad
indicarcelo, al momento del nostro incontro
con Lui, al momento in cui Egli irromperà
nella nostra vita, come in quella di Maria,
per rivelarci il nostro destino, per chiederci
un sì. Ognuno sperimenta questo incontro in
maniera originale, perché Dio si manifesta a
ciascuno secondo la sua multiforme sapien-
za, ognuno sperimenta nella propria vita
il saluto di Dio.
In realtà, tutta la vita del cristiano
dovrebbe essere un incontro gioioso con il
Signore, che parla nell’intimo, risponde alla
domande, indica la via.
Perché allora fatichiamo ad incontrare
Dio, e talvolta opponiamo resistenza?
Perché Egli non forza nessuno ad incontrar-
lo, si manifesta ed attende la risposta. “Ecco,
sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la
mia voce e mi apre la porta, io verrò da
lui…”
(Ap, 3, 20). La pienezza della nostra
vita, il fiorire della Grazia in noi dipende
dalla chiamata di Dio e dalla nostra risposta,
l’una non può stare senza l’altra. Dio ha
bisogno del nostro sì incondizionato, come
quello di Maria, per realizzare la sua opera.
Ma anche noi abbiamo bisogno di dire sì a
Dio per essere felici, e per diventare stru-
menti di salvezza. Senza il nostro sì a Lui,
non saremo in grado di realizzarci come per-
sone e neppure potremo aiutare gli altri, per-
ché Gesù ci ha detto chiaramente che senza
di Lui non possiamo far nulla (Gv 15, 5).
Non si raggiunge la felicità, che è poi la
pienezza della vita, con trucchi e formule
magiche, ma attraverso il cammino umile
verso di Lui, l’attesa fiduciosa della
sua venuta, la donazione di sé, la
ricerca amorosa della sua presen-
za e la disponibilità ad attraver-
sare con Lui e per lui le prove
della vita. Maria SS. ha fatto
così, la sua vita è stata un sì
totale a Dio, dall’Annun-
ciazione alla Croce, ed il
suo sì continua a risuonare
nella gloria del Paradiso,
continua ad aprire la strada
a quanti vogliono seguire il
suo esempio.
Dobbiamo molto alla
Madre di Dio e Madre
nostra, dobbiamo molto a
quel suo sì coraggioso ed
umile. La strada è aperta
davanti noi, ed è una strada
luminosa. Dio ci attende per
fare di noi il suo popolo, come
annuncia il profeta: “Farò con
loro un’alleanza di pace… porrò
il mio santuario in mezzo a loro
per sempre. in mezzo a loro sarà la
mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi
saranno il mio popolo. Le genti sapranno
che io sono il Signore che santifico Israele
quando il mio santuario sarà in mezzo a loro
per sempre”.
Stefania Caterina
“Ritornate al primitivo fervore”
Universalità del messaggio
della Regina della Pace
In questo tempo in cui sembra dominare
incontrastato a livello planetario il demone
dell’odio e della divisione, che sparge l’es-
senza stessa di quel veleno satanico distilla-
to dal cuore perverso del “diabolos” (lette-
ralmente “colui che divide”), sono davanti
agli occhi di tutti le immagini sconvolgenti
di uomini che contrabbandano come un ser-
vizio reso al nome santo di Dio abominevo-
li violenze sui fratelli e “guerre sante” di
ogni genere, con l’inevitabile corteo di lutti,
lacrime e di sofferenza innocente, che si
accaniscono più crudelmente sui deboli e gli
inermi di ogni collocazione. Da più parti
viene anche, evocato lo spaventoso scenario
di catastrofici “scontri tra civiltà”, capaci di
coinvolgere e sconvolgere enormi moltitudi-
ni di popoli divise unicamente da un diverso
credo religioso. E ciò incredibilmente acca-
de non solo tra “figli di Abramo”, cristiani,
ebrei e mussulmani, che pure professano la
fede nello stesso Dio, Padre di tutti, ma
anche tra i battezzati di diversa confessione,
eppure protagonisti di feroci lotte fratricide,
che non cessano di insanguinare vergogno-
samente intere regioni del pianeta.
La tentazione di servirsi della religione
per farne un indebito strumento di affer-
mazione
e spesso di intollerabile sopraffa-
zione di una particolare comunità, gruppo o
etnia, ai danni di un’altra di diverso credo
religioso, diviene più acuta ed evidente in
quelle aree di frontiera tra culture e religioni
diverse, in cui la confusione tra fede ed iden-
tità etnico-nazionale ha radici secolari.
Non è senza un nesso profondo con l’e-
sistenza di queste concretissime “strutture di
peccato” collettivo che la Madonna in que-
sto tempo ha scelto di apparire, con il titolo
di Regina della Pace, proprio a Medjugorje,
nel cuore di una regione storicamente al cen-
tro di violentissime contrapposizioni tra
etnie di diversa confessione religiosa, che ha
visto in molti casi scandalosamente coinvol-
te le stesse comunità cristiane locali.
La Madonna a Medjugorje riafferma
con forza il carattere universale del dono
gratuito della salvezza e della paternità di
Dio
, smascherando in questo delicatissimo
ambito ogni perniciosa ambiguità, frutto
unicamente della perversione del cuore del-
l’uomo: “C’è un solo Dio e in Dio non esi-
ste divisione. Siete voi nel mondo che avete
creato le divisioni religiose”
(Mess.
23.02.1982). Con altrettanta forza, in radica-
le contrapposizione ad ogni ambigua deriva
sincretista, la Madonna ci ricorda che sol-
tanto dal mistero pasquale di suo Figlio,
morto e risorto, scaturisce la grazia della sal-
vezza per l’intero genere umano. “E tra Dio
e gli uomini c’è un unico mediatore di sal-
vezza: Gesù Cristo. Abbiate fede in Lui”
.
In un altro fondamentale messaggio, la
Madonna, tra l’altro in perfetta consonanza
con i contenuti magisteriali della solenne
Dichiarazione “Dominus Jesus” - che non
per caso tante furiose quanto incomprensibi-
li polemiche ebbe a sollevare anche in ambi-
to ecclesiale - riafferma con luminosa sem-
plicità le verità fondanti ed eterne rivelate da
Dio agli uomini, ma spesso dolorosamente
NEL MESE DI MAGGIO
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oscurate nei cuori di molti credenti: Sulla
terra voi siete divisi, ma siete tutti figli miei!
Ciò non significa che tutte le religioni sono
uguali davanti a Dio, ma gli uomini sì. Non
basta appartenere alla Chiesa Cattolica per
essere salvati: occorre rispettare la volontà
di Dio.
Anche i non Cattolici sono creature
fatte ad immagine di Dio e destinate a rag-
giungere un giorno la salvezza se vivono
seguendo rettamente la voce della propria
coscienza. La salvezza è offerta a tutti senza
eccezioni.
Si dannano soltanto quelli che
rifiutano deliberatamente Dio. A chi poco è
stato dato, poco sarà chiesto. A chi è stato
dato molto sarà chiesto molto. Solo Dio
conosce il grado di responsabilità di ogni
uomo e pronuncia il giudizio finale”
.
Come ad ogni parola profetica, a questi
fondamentali messaggi di Maria si debbono
evidentemente applicare diversi piani di lettu-
ra. Da quello, più immediato, riguardante la
realtà locale della Parrocchia di Medjugorje
ad altri, di portata ben più ampia ed universa-
le. Le parole della Madonna affrontano infat-
ti un tema di straordinaria attualità: quale
debba essere concretamente secondo il Cuore
di Dio il rapporto tra i battezzati e coloro
che professano una religione diversa da
quella cristiana.
È evidente dalle parole di
Maria che l’unico privilegio di cui possono
legittimamente gloriarsi i battezzati ed in par-
ticolare i membri della Chiesa Cattolica, dove
pure risiede la pienezza della Verità, è di esse-
re stati chiamati in modo speciale a rendere
“il vero culto spirituale” (Rm 12,1), “offren-
do i propri corpi come sacrificio vivente,
santo, gradito a Dio”
.
Questo è il vero ecumenismo spiritua-
le cui c’invita Maria! Offrire la propria vita
per unirla perfettamente a quella dell’Agnel-
lo, affinché Lui, attraverso ciascuno di noi,
possa condurre a pieno compimento il gran-
de servizio profetico, sacerdotale e regale
affidatogli dal Padre; a beneficio di tutti i
nostri fratelli, senza distinzione di credo,
cultura e nazionalità, affinché tutti gli uomi-
ni e l’intero universo siano alla fine “ricapi-
tolati in Cristo”
. Le parole della Regina
della Pace contengono tuttavia anche un
grave monito
, che attualizza con forte evi-
denza profetica un’analoga espressione del
Vangelo. “A chi molto è stato dato, molto
sarà richiesto!”.
A noi è stato dato tutto! Per questo
dobbiamo essere pronti a donare tutto.
Tutto di noi stessi a Dio, che in questo
tempo, attraverso la Regina della Pace, ci
invita in modo pressante ad un passo con-
cretissimo: ad offrirgli senza condizioni la
nostra vita attraverso il Cuore di sua Madre,
per la salvezza del mondo! Questo è l’invito
a fare la volontà del Padre, mettendo in atto
il “comandamento nuovo” (Gv 15,12)
dell’Amore sacrificato che oggi Gesù riaffi-
da alla sua Chiesa attraverso Maria!
In questa prospettiva ben si comprende
come la presenza nel mondo della Regina
della Pace
, e tutte le grazie che ne scaturi-
scono, siano un dono straordinario offerto
non soltanto ai cristiani, ma bensì a tutti
gli uomini di buona volontà
, di qualsiasi
religione e cultura, perché tutti, nella loro
diversità, siano alla fine gioiosamente asso-
ciati a quella “moltitudine immensa, che nes-
suno poteva contare, di ogni nazione, razza,
popolo e lingua”
(Ap 7,9), che “stava in
piedi davanti al trono e davanti all’Agnello”
(ibidem) “affinché l’Agnello” (Ap 7,17) li
guidi “alle fonti delle acque della vita. E
Dio”
asciughi “ogni lacrima dai loro occhi”.
Giuseppe Ferraro
In colloquio con sr. Emmanuel:
Il Pane vivo,
centro della nostra vita
Mi chiedevi che cosa desiderassi condivi-
dere questa volta con i lettori dell’Eco
Pregandoci su, mi è venuto un pensiero
che spero sia un’illuminazione di Dio. Da
tanti anni la Vergine Maria ci invita a cose
molto chiare, semplici e concrete. Il problema
è che noi abbiamo un po’ la tendenza ad abi-
tuarci e a non prendere sul serio il fatto che,
se la Madonna si sposta dal Cielo per venirci
a parlare, deve esserci una ragione molto
importante. Penso in particolare alla sua gran-
de insistenza affinché mettiamo l’Eucaristia,
e quindi Gesù vivo nel suo Corpo e nel suo
Sangue, al centro della nostra vita.
È molto chiaro il passo del Vangelo in
cui si dice che Maria “serbava tutte queste
cose nel suo cuore”.
Che cosa erano tutte
queste cose
? Erano la contemplazione di
Gesù vivo davanti ai suoi occhi ed anche
dopo, quando non lo vide più fisicamente, il
Figlio continuava a vivere nel cuore della
Madre: continuava ad essere al centro delle
sue idee, dei suoi pensieri, dei suoi senti-
menti, della sua vita, delle sue reazioni,
delle sue parole; era il centro, era il punto di
impatto con il cielo.
Noi invece siamo de-centrati.
Nella società attuale è difficile trovare il
tempo per pregare quando si svolge un lavo-
ro normale di otto ore al giorno (come in
un’azienda), perché tutta la società è basata
sul principio che Dio non esiste; semplice-
mente non è preso in considerazione. Tutto è
organizzato senza Dio e quando lo si vuole
raggiungere si è in difficoltà, perché abbia-
mo riempito il tempo con un gran numero di
altre occupazioni, più o meno importanti.
La s. Vergine è venuta ad offrirci una con-
trocultura.
O meglio, a donarci la vera cultura -
quella dell’amore - per invitarci a contrap-
porre l’odierna mentalità mettendo Gesù
vivo al centro della nostra esistenza. In que-
sto modo ritroveremo finalmente la vera
gioia, la vera pace e quella sicurezza che noi
cerchiamo disperatamente e che abbiamo
sostituito con mille altre cose per crearci
sicurezze illusorie. Non è un caso che si
moltiplichino i contratti con le società di
assicurazioni per garantirsi la salute quando
si è malati: si vuole assicurare la propria
vita, che poi non serve più a niente quando
si è morti!
La Gospa è venuta per darci la vera sicu-
rezza, la vera assicurazione.
Se noi la ascoltassimo, ci renderemmo
conto che è Gesù il vero centro della nostra
vita e non il lavoro, la famiglia, la salute, il
corpo, la sessualità, i divertimenti, gli hob-
bies, ecc. Fintanto che non avremo riposi-
zionato tutta la nostra vita a partire da que-
sto centro, non cominceremo a vivere il
messaggio di Maria. Lei continua ad appari-
re per ricordarci con molta umiltà, con
pazienza, dolcezza e perseveranza che Gesù
è il centro e che non esistono altri “centri”.
Uno sguardo sul digiuno ci aiuta a com-
prendere meglio questo concetto.
Non tutti hanno ancora compreso che la
Madre di Dio parla del digiuno in rapporto
all’Eucaristia. È risaputo che a Medjugorje
(secondo i veggenti) Maria non ha mai lega-
to la pratica del digiuno due volte la settima-
na all’idea della penitenza o del sacrificio,
ma ha chiesto di digiunare il mercoledì e il
venerdì per una ragione molto semplice: il
mercoledì è il giorno che precede il giovedì e
il venerdì è il giorno che segue il giovedì.
È come se Lei avesse voluto circonda-
re il giovedì con uno schermo di protezio-
ne e di grazia
. Infatti, Maria desidera che
ogni giovedì sia per noi una festa in cui
celebrare il Pane di Vita, in memoria dell’ul-
tima Cena che si e svolta in quel giorno a
Gerusalemme - la cena del passaggio cele-
brata dagli Ebrei.
La ragione più importante, quindi, per
cui Maria ci chiede di digiunare il mercoledì
è per prepararsi al giovedì, e anche per
dimenticare le distrazioni del cibo, per entra-
re con libertà di cuore nella contemplazione
del pane per meglio capire il Pane di Vita.
Perché proprio il pane?
Esiste un amore comune per il pane che
non ha niente a che vedere con il giorno di
digiuno… La s. Vergine ama in modo specia-
le il pane perché è la materia che Gesù ha
scelto per trasformare in esso il suo Corpo.
Penso che anche Maria, come ogni donna,
preparava il pane, e lo immagino anche un
po’ speciale! Nella vita di s. Caterina da
Siena si racconta che un giorno la giovane,
desiderando di fare il pane, si accorse di non
avere più farina. Pregò allora la Madonna che
la aiutasse ed Ella lo fece, moltiplicando la
farina e impastando con lei il pane. Chi poi lo
mangiò ebbe ad esclamare: “Ma cos’è questo
pane celeste che hai fatto, è qualcosa di
straordinario! Dove hai trovato la ricetta?!”.
Maria ci chiede di mangiare il pane il
mercoledì per indurci a contemplare un
cibo fatto con della farina.
Un elemento che, a sua volta, proviene
dal grano di frumento: Gesù nel Vangelo lo
usa spesso in riferimento alla propria vita.
Per arrivare al pane, infatti, bisogna che
prima il chicco di frumento cada in terra e
muoia
: un’immagine che richiama la
Passione di Gesù, la sua messa a morte e la
sua deposizione nella tomba.
Quando poi il seme nella terra è morto,
riproduce se stesso moltiplicando i grani,
simbolo della risurrezione della vita che si
moltiplica e della Risurrezione di Gesù, con
tutti i frutti che ne conseguono. Infine, quan-
do la spiga è matura, il mietitore la raccoglie
e poi la miete, il grano viene schiacciato e si
realizza qualche cosa che appartiene alla
vita di Gesù. Sì, perché Egli è stato schiac-
ciato per amor nostro - come dice il bellissi-
mo testo del profeta Isaia (52) nel carme del
servo sofferente - affinché noi potessimo
avere la vita… Dunque, il grano racconta la
storia del nostro Salvatore!
Il mercoledì dunque ci si ferma
Non si fanno spese, non si riempie la
casa di buoni odori di cibo e ci si concentra
sul pane, per rientrare nel cuore di Maria e
con Lei nella vita di suo figlio Gesù e nella
contemplazione dell’amore che Egli ha
avuto per noi facendosi Pane. Come gli
ebrei, che sono stati preparati per lunghi
anni da Dio per mezzo del pane venuto dal
cielo - la manna - un pane che aveva un
sapore speciale che corrispondeva al gusto
di ciascuno; un pane dato da Dio fin da allo-
ra per preparare il cuore degli uomini a rice-
vere più tardi Gesù, il Pane di Vita.
Il giovedì diventerà una vera esplosione!
Notizie dalla terra benedetta
6
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È il vero Pane di Vita che ci è dato nella
celebrazione del giovedì; facciamo quindi
festa nel nostro cuore e specialmente cer-
chiamo di andare in chiesa per entrare nel
mistero dell’Eucaristia. Il giovedì è anche il
giorno in cui siamo invitati a pregare per i
sacerdoti, per coloro che hanno la possibili-
tà di far discendere il Pane del Cielo sulla
terra, Pane vivo nelle loro mani attraverso la
Parola di Gesù.
Poi arriva il venerdì, un altro giorno di
digiuno
Che vuol dire che abbiamo talmente
amato questo Pane di Vita, che la Vergine
vuole lasciarci ancora una giornata con il
sapore del pane. Ci è chiesto di restare nel
pane
per non rientrare in fretta nelle distra-
zioni di fare la spesa, di cucinare, di rigover-
nare; ci è chiesto di mantenere il più a lungo
possibile il gusto di questo alimento sempli-
ce per non cadere troppo velocemente nel
sistema, cioè nell’ossessione del cibo.
Gli Ebrei non hanno questa fede nel Pane
di Vita, nell’Eucaristia.
Essi celebrano lo Shabbat il venerdì sera
e tutto il sabato, fino al tramonto del sole; si
fermano così sino al momento in cui rico-
mincia il primo giorno della settimana.
Celebrano lo Shabbat con tutto il cuore e,
quando sta per terminare, recitano delle pre-
ghiere come se volessero impedire che esso
vada via, perché sanno che il Messia verrà
nel giorno di Shabbat. Lo vogliono trattene-
re per avere ancora una piccola opportunità
che Egli arrivi prima che venga il primo
giorno della settimana.
Ho l’impressione che la s. Vergine abbia
questo stesso spirito. Il venerdì - e ancor più
il giovedì con la celebrazione - si trattiene il
gusto del pane, lo si prolunga il più possibi-
le per amore del Pane di Vita, per il deside-
rio di restare il più a lungo possibile con
l’Eucaristia. Ecco il digiuno che Maria ci
chiede; quando si entra in questa mentalità,
si vive la gioia dell’incontro con Gesù
vivente e si perde l’idea di penitenza.
La Regina della Pace ci accompagna…
…e ci vuole fare entrare più profonda-
mente nel mistero del suo Figlio che è il
Pane di Vita, un pane molto buono perché è
il nutrimento della vita. E che cos’è il pane?
È qualche cosa che entra nel nostro corpo e
che raggiunge tutte le nostre cellule, anche
quelle di cui non abbiamo coscienza.
Questa è l’immagine che Gesù ha scelto
quando si è fatto nutrimento Lui stesso. Egli
desidera raggiungere l’intimità della nostra
anima in modo così forte, che non vuole che
nessuna zona della nostra anima sia lasciata
chiusa a Lui. Ecco perché ha preso l’idea di
farsi cibo. E così ogni parte della nostra
anima è raggiunta dal Dio vivente per illu-
minarla, per risuscitarla, per guarirla, per
toccarla dall’interno, per liberarla dal male,
per darle l’impulso verso il Regno e verso
l’Amore e per comunicarsi a lei.
Gesù comunica se stesso.
Fortunata l’anima che l’accoglierà con
cuore aperto, senza dubitare, senza aver
paura e, soprattutto, senza essere distratta.
Penso che il Signore si manifesterà in un
modo molto più evidente attraverso il suo
Corpo Eucaristico, perché Maria è sempre
venuta per formare Gesù, per donarcelo ed
aiutarci ad accoglierlo. Per questo viene
anche oggi, dopo tutti questi anni di appari-
zioni. Noi già ora l’abbiamo, e non dimenti-
chiamoci di accostarci a Lui sempre con
grande amore.
(da registrazione tradotta dal francese)
L’apparizione
annuale a Mirjana
La veggente Mirjana Dragicevic-Soldo
ha avuto apparizioni giornaliere dal 24 giu-
gno 1981 fino al 25 dicembre 1982. In occa-
sione della sua ultima apparizione quotidia-
na, rivelandole il decimo segreto, la Vergine
le rivelò che avrebbe avuto apparizioni
annuali il 18 marzo e così è stato in tutti que-
sti anni.
Più di mille pellegrini si sono radunati
per recitare il Rosario lo scorso 18 marzo
presso la comunità “Cenacolo”. La Vergine
ha dato il seguente messaggio:
“Cari figli! Anche oggi, guardando a voi
desidero dirvi, col cuore pieno di amore, che
quello che cercate insistentemente, quello a
cui anelate, figlioli miei, è qui davanti a voi.
È sufficiente che in un cuore purificato met-
tiate mio Figlio al primo posto e potrete
vedere. Ascoltatemi e permettetemi di con-
durvi maternamente a questo.”
Incontro internazionale dei sacerdoti
Avrà luogo a Medjugorje dal 5 al 10
luglio 2004. Il tema dell’incontro è:
L’identità del sacerdote”.
Le adesioni possono essere inviate al
seguente indirizzo e-mail: seminar.mari-
ja@medjugorje.hr, di persona all’ufficio
informazioni, oppure a mezzo telefono al
numero 00387 36 651 988 (att.: Marija
Dugandzic), fax 00387 36 651 999.
Invitiamo tutti i sacerdoti a provvedere
da soli a trovare alloggio presso le famiglie
di Medjugorje, a comunicarci, nella propria
adesione, nome, cognome e numero di tele-
fono della famiglia presso cui alloggeranno.
I sacerdoti che non hanno conoscenze o la
possibilità di trovare da soli un alloggio,
possono comunicarcelo nella propria ade-
sione e provvederemo noi a trovarlo.
Le spese del seminario sono coperte da cin-
que intenzioni per le S. Messe.
È necessario portare con sé: celebret del
proprio superiore, alba e stola, Bibbia, un
radiolina con le frequenze FM e le cuffie (per
la traduzione simultanea). Numerosi sacer-
doti non hanno accesso a Internet e forse non
sono neppure a conoscenza dell’esistenza di
questo incontro internazionale a Medjugorje,
pertanto invitiamo tutti gli organizzatori dei
pellegrinaggi, dei gruppi di preghiera e dei
centri per la pace a rendere note queste
informazioni
attraverso tutti i mezzi di
comunicazione a loro disposizione, affinché
possa partecipare il maggior numero possibi-
le di sacerdoti. Vi esortiamo inoltre, per
quanto vi è possibile, ad aiutare material-
mente i sacerdoti che desiderano venire
,
ma non hanno i mezzi per pagare il viaggio.
Vi ringraziamo in anticipo per il vostro aiuto
ed invochiamo sul vostro lavoro la benedi-
zione di Dio e della Regina della Pace.
Il programma estivo del santuario
inizia il 1° maggio
L’orario estivo del programma di pre-
ghiera del santuario della Regina della Pace
a Medjugorje inizia il 1° maggio. Il Rosario
nella chiesa parrocchiale ha inizio alle 18, la
S. Messa alle 19, seguita dalle benedizioni e
dalla terza parte del Rosario. L’adorazione
del Santissimo Sacramento dell’Altare si
tiene il giovedì dopo la S. Messa serale, il
mercoledì ed il sabato dalle 22 alle 23 men-
tre l’adorazione della croce del Signore si
svolge il venerdì dopo la S. Messa serale.
Il Rosario sulla Collina delle apparizioni
ha luogo la domenica alle 16,00 mentre la
Via crucis sul Krizevac il venerdì alla stessa
ora. È possibile confessarsi tutte le sere
durante il programma di preghiera serale.
Seminari nella “Domus pacis”
Presso la casa di preghiera Domus Pacis
si sono svolti 4 seminari di digiuno, preghie-
ra e silenzio per i pellegrini ucraini, austria-
ci, italiani e tedeschi. La guida dei seminari
è stata fra Ljubo Kurtovic
15° Festival
internazionale dei giovani
Dal 1 al 6 agosto 2004… Sono invitati
tutti i giovani di buona volontà…!
Portare cuffie e radiolina con frequenza FM,
Bibbia, ombrello.I gruppi che partecipano al
Festival non devono programmare altre atti-
vità durante i giorni dell’incontro. Il pro-
gramma serale per tutti inizia alle 18 h con il
Rosario. La S. Messa è alle 19 h. All’arrivo
a Medjugorje, i capi dei gruppi devono iscri-
vere il gruppo nel luogo designato. Per tutto
il tempo del Festival è assicurata la traduzio-
ne simultanea.
(da Press Bulletin)
Incontro con p. JOZO
Domenica 16 maggio 2004, alle ore
15.00, avrà luogo al Palacongressi di
Lugano un grande incontro di preghiera con
Padre Jozo Zovko sul tema:
“Perché la Madonna appare a
Medjugorje?

Per informazioni: tel. 0041 91 683 99 02
E-mail: info@medjugorje.ch
Le offerte raccolte durante l'incontro
saranno interamente devolute all'opera
Padre Jozo a favore degli orfani di guerra
della Bosnia-Erzegovina.
L’Eco per non vedenti
disponibile in italiano!
Spett. Direzione,
sul vostro periodico Marzo - Aprile 2004
numero 174 nella rubrica ''I lettori scrivo-
no...'' e precisamente ''L'Eco per i non
vedenti'' in particolar modo mi ha colpito lo
scritto di Padre Francesco che opera presso
due centri ospitanti circa 80 non vedenti ed
è alla ricerca di opere registrate per l'ascolto.
Siamo un'associazione non profit
ONLUS che da vent'anni opera a favore dei
disabili visivi registrando non solo testi di
studio, ricreativi, ma anche periodici, tra i
quali “Eco di Maria”. In catalogo abbiamo
ormai quasi 11.000 titoli. Parecchie sono le
opere di argomento religioso. Se l'argomen-
to potesse interessare, siamo a disposizione
di tutti coloro che normalmente non pos-
sono leggere
. Il nostro numero telefonico è
il seguente 0439/880425. Il sito internet ove
potete attingere informazioni utili è
www.libroparlato.org
Ci complimentiamo per il vostro periodico e
porgiamo vivi auguri d'ogni bene.
Il Direttore C.I.L.P.
Gualtiero Munerol
Eco su Internet: http://www.ecodimaria.net
abbon.: info@ecodimaria.net
E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
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Villanova M., 1° maggio 2004
Resp. Ing. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
Per nuovi abbonamenti o per le modifiche
di indirizzi scrivere alla Segreteria dell’Eco
CP 27 31030 BESSICA (TV)
E-mail: info@ecodimaria.net
Nell’attesa dell’arrivo del Paraclito,
il Risorto imprima la sua benedizione
nei vostri cuori e nelle vostre famiglie.
L’Eco di Maria è gratuito e vive solo di
libere offerte da versare in POSTA:
n. 14124226 intestato a Eco di Maria
Cas. Post. 27- 31030 BESSICA (TV)
o in BANCA:
Associazione Eco di Maria
Banca Agricola Mantovana (BAM) -
Agenzia Belfiore ABI 05024 CAB 11506
C/C N. 4 75 40 18
I lettori scrivono...
Edna Hart dall’Inghilterra - Le varie
medicine che prendo hanno nomi lunghi e
complicati, ma la medicina più efficace che
io conosca ha un nome corto e semplice:
Eco. L’Eco mi dà salute spirituale e gioia.
Spero che la mia offerta possa aiutare l’Eco
a raggiungere i confini del mondo.
Danielle B. Gauthier dalla Provincia
del Quebec (Canada) - Non sono abile al
computer ma ho nel cuore il piacere di tra-
smettervi tutta la mia gratitudine per i testi
così carichi di ispirazioni che mi arrivano
con l’Eco. Ho la certezza che Maria vi ispi-
ri per guidare noi lettori affinché diventiamo
portatori di luce e di pace. Questa piccola
missiva desidera essere appena una capsula
di riconoscenza.
Muramira M. Nobert dal Rwanda -
Molte grazie per l’Eco che ci mandate. Io e
gli altri studenti l’apprezziamo molto, e i
messaggi della Madonna ci hanno cambiato
la vita. Benedizioni a voi!
Maria Vazelis dall’Australia - Vi amo
tutti per l’Eco che continuate a mandarmi.
Grazie! Trovo sempre consolazione e pace
nelle parole della Madonna.
Mary Veale dall’Irlanda - Grazie per-
ché con il vostro Eco ci avviciniate alla
Madre di Dio.
Awazie Sab Emmanuel dalla Nigeria -
Sono molto grato per la vostra pubblicazio-
ne. Ogni volta che ricevo il pacchetto conte-
nente la voce, il consiglio, la visione, le
parole della mia amata Madre (‘Maria di
nso’) non posso non dire ‘venga il Tuo
regno!’. Il Signore vi benedica!
M. Simpkins SFO dall’Australia -
Molte grazie per tutto quello che fate per
diffondere a tutti noi il messaggio della
Madonna. Voi tutti dell’Eco siete nelle mie
preghiere, e grazie perché ricordate le mie
intenzioni nelle vostre Messe e preghiere.
Dio vi benedica!
M. Dingli da Malta - Vi ringraziamo
per la vostra dedizione verso la nostra
Madre Celeste. La vostra pubblicazione è
una ispirazione e conduce tutti quelli che
leggono questo prezioso foglio ad una vita
migliore.
MC Malikite dall’Etiopia - Grazie per
l’invio di Eco che ci giunge da diversi anni.
Lo distribuisco, e tra di noi abbiamo forma-
to un gruppo di preghiera. Vi assicuro che
Eco è tanto atteso.
M. Stewart dall’Inghilterra -
Recentemente ho trovato in una chiesa di
Londra una copia del vostro eccellente gior-
naletto, Eco di Maria. Era datato dicembre
2000. Vorrei abbonarmi...
Hermana Evangelina dal Sud America
Carissimi fratelli, avrei voluto scrivervi
molto prima e vi chiedo scusa per non aver-
vi ringraziato a sufficienza per gli invii di
Eco che mi mandate in modo cosi disinteres-
sato e fedele da molti anni. Dio ve lo ripaghi
con una grande benedizione. Eco è per noi la
Parola di Dio tramite i messaggi di Nostra
Madre e grazie a voi possiamo riceverli.
B. Scarpinella da Roma (Italia) - Vi
ringrazio tanto, perchè tengo molto alla
vostra rivista per la ricchezza dei suoi argo-
menti trattati.
Sorelle Clarisse di Assisi (Italia) -
Grazie per il puntuale invio dell’attesissimo
ed apprezzatissimo Eco. Per intercessione
della B. V. Maria, il Signore Crocifisso e
Risorto vi benedica.
Luiz Garelos - Grazie per il giornale
che gentilmente mi mandate e che leggo con
attenzione, mi reca speranza, conforto e
aiuto spirituale. Nell’aprirlo ho provato una
sensazione meravigliosa ed ora la lettura di
queste poche pagine mi fa esultare e gioire.
Vi ringrazio per tutto ciò che scrivete, per
l’amore che trasmettete e per la spiritualità
che contagiate. Ringrazio il Signore e la
Madonna che vi stanno vicino.
sr. Edesia Rossato dall’Ecuador - Con
cuore grande e riconoscente mando il mio
più profondo grazie per questa preziosa
opera divina e mariana che come una rete
buttata nel mare tempestoso del mondo, sta
raccogliendo grande quantità di pesci per
metterli al sicuro. Anche qui in Ecuador sta
facendo un grande progresso con il suo
allargarsi, penetrando e conquistando tanti
cuori e anime.
Hena Carla dal Cile - Vi ringraziamo
per l’invio del giornalino in spagnolo. Lo
diamo alle famiglie che con tanto interesse
lo leggono e pregano. Ci sentiamo molto
uniti a voi.
Brigitte Kratz da Rouhling (Francia)
Non sono che due fogli, ma quanto amore
contengono! Vi si respira a pieni polmoni la
presenza della buona mamma del cielo, e
non ci si stanca mai... Il suo grido d’amore
per noi, che voi sapete trasmetterci così det-
tagliatamente, i vostri consigli per aiutarci a
proseguire sulla buona strada, quella di
Nostro Signore, che poi, è Medjugorje!
Grazie per tutto questo. Anno dopo anno,
in questo piccolo e povero villaggio la
Gospa
ci trasforma, dolcemente, senza for-
zature... Alla fine ci si ritrova sconvolti, ma
con un pieno di amore! Ognuno trova la sua
piccola via, ma anche - nella buca delle let-
tere- l’Eco di Maria. E ci si rituffa nella bella
atmosfera che si vive laggiù. È un dono d’a-
more e di pace quello che voi ci fate.
sr. Kim Song-Hi Teresa dalla Corea
del sud - Grazie per il giornale che mi man-
date!
p. Domenico da Rutherford - New
Jersey (Messico) - Vi ringrazio di cuore per
l’Eco che da anni mi mandate nella mia mis-
sione qui in Messico. Grazie per la vostra
disponibilità e il servizio che offrite alla
Regina della Pace affinché si realizzi presto
il Trionfo del suo Cuore Immacolato e la
promessa di pace all’umanità fatta a Fatima.
La nostra casa si missione fu costruita
nel 1987 e dedicata alla Regina della Pace.
All’entrata si incontra la bella immagine
della Madonna di Medjugorje con la scritta
“MIR”. L’immagine è un’ispirazione per
tutti coloro che entrano in casa nostra e che
immancabilmente mi chiedono cosa voglia
dire la parola mir. Io aspetto sempre quella
domanda per parlar loro delle apparizioni
della Madonna a Medj.
L’Eco arriva a varie delle 33 comunità
della parrocchia. I ministri della Parola con-
dividono con la gente i messaggi e le belle
catechesi. La Legione di Maria attende con
ansia ogni pese l’arrivo dell’Eco per ricari-
carsi nello spirito e continuare il loro apo-
stolato. Io lo leggo con grande interesse e
devozione e vi assicuro che il vostro giorna-
le arriva fino a qui ed arriva sempre al cuore.
Grazie per essere preziosi strumenti nelle
mani di Maria che viene a offrirci la sua
pace in Gesù.
Non basta per tutte le mani
che si tendono ad averlo!
Emanuelita Rossi Candlago da
Brandsen (Buenos Aires - Argentina)
Grazie per i grossi pacchi di copie dell’Eco
che ci inviate - nella mia scuola “Dante”, fra
alunni ed ex-alunni ne distribuisco una ses-
santina; oltre a una decina di italiani nella
mia città. Il resto è in spagnolo, tutto distri-
buito e ancora… non basta per tutte le mani
che si tendono ad averlo!
Per l’ultimo pacco che ho ricevuto mi è
successa una cosa simpatica: visto che ogni
mese vado in un’altra città con mio marito a
riscuotere presso una banca italiana la sua
pensione, mi sono portata dietro una trentina
di Eco in italiano e li ho sparsi “alla cheti-
chella” sulle poltrone della sala d’aspetto
degli anziani pensionati (più donne che
uomini). Vedeste con che velocità sono spa-
riti dalle poltrone e con che sorpresa, curio-
sità ed attenzione se li leggevano e se li met-
tevano in borsa o in tasca, senza sapere chi
glieli aveva lasciati. Benedetta Maria!
Chissà dove è andata a finire per tutto il
comprensorio di La Plata!
Io e mio marito ne siamo rimasti felici e
sorpresi, tanto che la prossima volta pensia-
mo di… fare altrettanto. Che ve ne pare? E
forse qualcuno ve ne chiederà l’abbonamen-
to. Speriamo. Il guaio è che non credo che vi
possa arrivare mai nessun sostegno econo-
mico (sì sostegno di preghiere) in quanto qui
la classe media è scomparsa e ci sono o i
poverissimi o i ricchissimi (e questi ultimi
credono di non aver mai bisogno né del
Signore Iddio, né della sua Gospa). Però,
come ha detto “Lui” niente Gli è impossibi-
le. Perciò io continuo a credere nei miracoli.
Moltissimi fra i più poveri aspettano con
ansia Eco in spagnolo ed in quanto ai miei
alunni, assieme alla copia in italiano conse-
gniamo loro quella in castellano, così con la
scusa di fare l’esercizio di traduzione con la
relativa “retroversione” all’italiano e succes-
siva “autocorrezione”, imparano ad ascolta-
re la “Mamma bella” di Medjugorje ed a
volerle bene! Poi danno la copia in castella-
no alle loro famiglie. E, se ce li hanno anco-
ra, quella in italiano ai loro nonni.
La Madonna vi sostenga nel vostro lavo-
ro tanto importante per chi legge Eco in tutto
il mondo.
IMPORTANTE: Chi desidera ricevere
l’Eco per posta lo richieda direttamente alla
Segreteria. Non sono previsti invii da altri
mittenti.
Grazie.
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