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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 178 (Novembre-Dicembre 2004)

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Messaggio del 25 settembre 2004:
“Cari figli, vi invito anche oggi ad
essere amore là dove c’è odio e cibo là
dove c’è fame. Aprite, figlioli, i vostri
cuori e che le vostre mani siano protese e
generose, così che ogni creatura, attra-
verso di voi, ringrazi Dio creatore.
Pregate, figlioli, e aprite il vostro cuo-
re all’amore di Dio; ma non potete se non
pregate. Perciò pregate, pregate, prega-
te. Grazie per aver risposto alla mia
chiamata.”
Essere amore
Dove c’è odio io porti l’amore auspica
una bellissima preghiera attribuita a s.
Francesco ed è già un arduo programma di
vita. Qui Maria va oltre: vi invito ad essere
amore laddove c’è odio
. Non si tratta sol-
tanto di portare amore; siamo invitati ad
essere amore. Questa precisazione di Maria
elimina ogni illusione di poter onorare la
preghiera francescana semplicemente com-
piendo qualche opera buona. Non basta por-
tare un po’ d’amore, donare un po’ del
nostro denaro, del nostro tempo; bisogna
essere dono per gli altri, come Francesco,
come Maria, come Gesù. Ogni limite all’a-
more è chiusura all’Amore senza limiti del
Padre, ogni confine è la cinta di una prigio-
ne nella quale invano cerchiamo Colui che i
cieli e i cieli dei cieli non possono contene-
re
(1 Re 8,27).
Se non ci liberiamo da quella mentalità
che troppo sbrigativamente chiamiamo fari-
saica
, rimaniamo chiusi all’azione dello
Spirito e ciò che facciamo non ha peso nella
storia della salvezza nostra e del mondo.
Certamente non è facile operare in noi que-
sta conversione, anzi è impensabile ritenere
di poterla ottenere con le nostre sole forze.
Eppure essa è necessaria, se vogliamo pre-
stare fede agli inviti ed alle sollecitazioni di
Maria. Forse è per questo che Lei non si
lascia vincere dalla nostra tiepidezza e con
insistenza, con infinita pazienza e materna
trepidazione, ci chiama all’abbandono ed
alla preghiera.
Essere amore significa vivere Gesù in
noi o meglio lasciare che Egli viva in noi e
questo è possibile solo se lasciamo allo
Spirito Santo la più ampia libertà di azione
in noi, se ci abbandoniamo realmente, senza
ipocrisie, a Dio Padre. Questa dovrebbe
essere la nostra preghiera, la nostra unica
preghiera: Eccomi, Padre, si faccia di me
secondo la Tua santa Volontà
, che altro non
è se non il Padre nostro, la stupenda pre-
ghiera che Gesù ci ha insegnato, che Egli ha
onorato in tutta la sua vita, da quando dodi-
cenne si ferma nel Tempio (Lc 2, 42- 49)
fino al monte degli Ulivi (Lc 22, 42) fino
all’ultimo respiro (Lc 23, 46). Non abbiate
paura, aprite le porte a Cristo
ci ripete fin
dal primo giorno del suo Pontificato il
nostro grande Papa. Nessuna paura davanti
a Cristo Amore. Siano aperte, spalancate, a
Lui le porte del nostro cuore perché Egli
possa vivere in noi.
Maria sa preparare il nostro cuore (lo sta
già facendo), perché sia meno inospitale,
meno indegno di ricevere il suo grande
Signore. Gesù in noi e noi totalmente offer-
ti a Lui, per essere amore laddove c’è odio
e cibo dove c’è fame
. Se Egli veramente
vive nella nostra anima, noi scompariremo
in Lui; sorgeranno sulle nostre, al posto del-
le nostre, le sue sembianze, saremo vero
cibo per chi ha fame, qualsiasi tipo di fame:
saremo Eucaristia vivente. Con Gesù vivo in
cuore il nostro cuore rimarrà sempre aperto
perché Gesù non si lascia rinchiudere, le
nostre mani protese e generose perché ste-
se sulle sue, sempre pronte a benedire, ad
accogliere, a servire, a sostenere, ad acca-
rezzare. Così ogni creatura viene a contat-
to con Gesù e ringrazia Dio Creatore.
Coraggio! Chiediamo a Gesù di acco-
gliere la nostra offerta; essa è ben misera
cosa ma Gesù la accetterà perché è tutto ciò
che abbiamo (Mc 12, 41- 44); non la rifiute-
rà perché sarà Maria a consegnarla per noi.
Questa è la preghiera che apre il cuore
all’amore di Dio
, che ci ottiene il miracolo
di vivere in pienezza il nostro battesimo.
Questa è la preghiera alla quale ci chiama
Maria e che scaccerà l’odio, la fame, la vio-
lenza dal mondo e lo aprirà alla civiltà
dell’Amore. Raccogli in questa preghiera la
tua sofferenza, il tuo dolore, la tua speranza,
la tua gioia, tutto quello che hai e che vivi e
sorgerà Cristo in te ed, attraverso te, nel
mondo.
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 ottobre 2004:
"Cari figli, questo è tempo di grazia
per la famiglia, perciò vi invito a rinno-
vare la preghiera. Nel cuore della vostra
famiglia ci sia Gesù. Imparate nella pre-
ghiera ad amare tutto ciò che è santo.
Imitate la vita dei santi, che loro siano
per voi un incentivo e maestri sulla via
della santità. Che ogni famiglia diventi
testimone dell’amore in questo mondo
senza preghiera e senza pace. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata."
Nel cuore della vostra
famiglia ci sia Gesù
Mentre il tempo che viviamo sembra
seppellire l’istituzione famiglia, almeno nel-
la sua concezione cattolica, Maria ci dice
che questo è tempo di grazia per la fami-
glia
. Stiamo vivendo tempi estremamente
difficili per gli individui, le società, le nazio-
ni, le famiglie, eppure questo è tempo di
grazia.
Come mai? Maria sa, ed anche noi
dovremmo saperlo, che le porte degli inferi
non prevarranno sulla Chiesa
del nostro
Signore Gesù (Mt 16, 18) e quanto più mani-
festo sarà lo sconvolgimento dei cieli e della
terra tanto più la nostra liberazione sarà vici-
na (Lc 21, 28).
È ormai tempo di svegliarci dal sonno
perché la nostra salvezza è più vicina ora di
quando diventammo credenti. La notte è
avanzata, il giorno è vicino. Gettiamo via
perciò le opere delle tenebre e indossiamo le
armi della luce
(Rm 13, 11-12). Indossare le
armi della Luce, cioè armarsi dell’Amore di
Dio, rivestirsi di Gesù, vivere di Lui. Per
questo Maria ci invita a rinnovare la pre-
ghiera
. La grazia di Dio è pronta a riversar-
si sulla famiglia e sul mondo se questo desi-
deriamo e sinceramente imploriamo.
Entriamo nella preghiera come Maria ci sug-
gerisce e insistentemente chiede. Non basta
recitare preghiere, occorre vivere la preghie-
ra, occorre pregare con la vita. Vi esorto
dunque, fratelli, per la misericordia di Dio,
ad offrire i vostri corpi come sacrificio
vivente, santo e gradito a Dio; è questo il
vostro culto spirituale
(Rm 12, 1).
Nel cuore della vostra famiglia ci sia
Gesù. Prendiamo sul serio questo auspicio
di Maria; fondare la famiglia su Gesù,
lasciare che sia da Lui animata e tenuta in
vita (questa è la funzione del cuore in ogni
essere vivente), significa preservarla da ogni
insidia e da ogni pericolo, conservarla santa
e immacolata
, secondo il desiderio di Cristo
per la sua Chiesa (Ef 5, 27); significa ripor-
tare la famiglia al suo modello originario
che risiede in Dio stesso e nel mistero trini-
tario della sua vita (Giovanni Paolo II,
Lettera alle famiglie, n° 6).
Con Gesù nel cuore la famiglia è real-
mente piccola chiesa, chiesa domestica, cel-
È L’ANNO DELL’EUCARISTIA
17 ottobre 2004 - 29 ottobre 2005
Novembre - dicembre 2004 - Edito da Eco di Maria, C.P.
27 31030 Bessica (TV)
(Italia) - Tel / fax 0423. 470331
A. 20, n. 11-12; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
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lula viva della Chiesa e dell’intera società; in
essa si vive la dinamica dell’Amore trinita-
rio. Questa altissima concezione della fami-
glia chiama ad un impegno di fede che pun-
ti decisamente alla santità. Imparate nella
preghiera ad amare tutto ciò che è santo
,
cioè tutto ciò che è in Dio e di Dio e che Egli
desidera donarci. Noi nemmeno sappiamo
cosa sia conveniente domandare ma lo
Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza
ed intercede per noi con gemiti inesprimibi-
li
(Rm 8, 26).
Imitate la vita dei santi, ché loro siano
per voi incentivo e maestri sulla via della
santità
. La festa dei santi è vicina; ecco cosa
chiedere: non qualche sostegno, ma che ci
spronino e ci siano maestri sulla via della
santità. In Gesù la famiglia troverà pace,
unità, amore; troverà forza per resistere ad
ogni forza di disgregazione, sapienza per
smascherare ogni inganno, coraggio per
attraversare ogni prova. Così la famiglia sarà
viva nello Spirito e quindi testimone dell’a-
more in questo mondo senza preghiera e
senza pace
. Maria rivolge questo invito ad
ogni famiglia; quindi nessuno si senta
escluso, nessuno si reputi non capace o inde-
gno. Nessuno può contare sulle proprie for-
ze, ma ciascuno deve contare su Dio ed
attingere da Lui la grazia che in questo tem-
po è abbondantemente donata.
N.Q.
Nuove beatificazioni:
Gli innamorati
dell’Eucaristia
Incessante l’opera del Papa a servizio del
cielo e della terra, con la quale Giovanni
Paolo II continua ad aumentare la schiera
dei beati, proclamandone sempre di nuovi.
Dopo la beatificazione dei tre membri del-
l’azione cattolica - svoltasi a Loreto (I) il 5
settembre scorso - il 3 ottobre è stata la vol-
ta di altre cinque persone che con la loro vita
hanno concretamente manifestato la tenerez-
za di Dio per i suoi figli. Molto diversi tra
loro, appartenenti ad epoche diverse, essi
sono tuttavia accomunati da un unico amo-
re: l’Eucaristia.
Il francese PIETRO VIGNE, vissuto tra
XVII e il XVIII sec., sin dall’adolescenza è
conquistato dalla presenza di Gesù
nell’Ostia santa. Dopo aver conseguito il
sacerdozio e cercato il suo posto al “servizio
della povera gente”, segue una singolare
vocazione: quella di “missionario itineran-
te”. Per più di trenta anni solca a piedi e a
cavallo le strade della sua regione per far
conoscere, amare e servire Gesù Cristo,
amministra i sacramenti fino a trasportare
sul dorso il “suo” confessionale per essere
sempre pronto ad offrire la misericordia di
Dio. Celebra la Messa, espone il Santissimo
Sacramento ed insegna ad adorare
l’Eucaristia. Maria, “Bel Tabernacolo di Dio
fra gli uomini”, occupa anche un posto pri-
vilegiato nella sua preghiera e nel suo inse-
gnamento.
Talmente grande il fervore che lo lega
all’Eucaristia che Pietro sente l’esigenza di
fondare una Congregazione femminile - le
Suore del Santissimo Sacramento - alle qua-
li affida il compito di alternarsi nell’adora-
zione di Gesù presente nell’Eucaristia e a
vivere fraternamente insieme.
Anche JOSEPH-MARIE CASSANT
testimonia in terra di Francia - nella quale è
nato nel 1878 - un grande attaccamento a
Gesù eucaristico. Contemplando spesso
Gesù nella sua la passione e sulla croce, il
giovane monaco trappista si impregna del-
l’amore di Cristo.
“La via del Cuore di Gesù” è un richiamo
incessante a vivere il momento presente con
pazienza, speranza e amore. Egli è cosciente
delle sue lacune e della sua debolezza, ma
conta sempre più su Gesù, che è la sua for-
za. Non è favorevole alle mezze misure,
vuole darsi a Cristo in maniera totale. Ne è
una testimonianza il suo motto: “Tutto per
Gesù, tutto per Maria”. Oggetto di numero-
se persecuzioni che feriscono profondamen-
te la sua viva sensibilità egli si appoggia sul
Cristo presente nell’Eucaristia, “l’unica
felicità della terra”
, come egli amava dire.
Tra questi SR. MARIA LUDOVICA
DE ANGELIS, un’italiana nata nel 1880, la
quale, dopo essere entrata tra le Figlie della
Misericordia, salpa alla volta di Buenos
Aires, dove trascorrerà il resto della sua vita.
Da questo momento è un fiorire ininterrotto
di umili gesti silenziosi, di una dedizione
discreta e intraprendente. Non ha una gran-
de cultura, sr. Ludovica, anzi. Eppure ha del-
l’incredibile quello che riesce a realizzare
sotto gli occhi stupiti di quanti la circonda-
no. L’Ospedale dei Bambini, a cui è inviata
e che immediatamente adotta come famiglia
sua, la vede dapprima sollecita cuciniera e
poi responsabile della Comunità. Serena,
attiva, determinata, audace nelle iniziative,
forte nelle prove e nella malattia, con l’inse-
parabile corona del Rosario tra le mani, lo
sguardo e il cuore in Dio e il costante sorri-
so negli occhi, sr. Ludovica diviene, attra-
verso la sua sconfinata bontà, instancabile
strumento di misericordia, perché a tutti
giunga chiaro il messaggio dell’amore di
Dio. Unico programma espressamente for-
mulato è la frase ricorrente: “Fare del bene a
tutti, non importa a chi”. Come quel Gesù
che dall’Eucaristia continuamente le ispi-
ra
come portare a buon fine ogni opera che
lei intraprende a nome della Misericordia.
Tra i beati anche un regale: l’imperato-
re Carlo d’Austria, l’ultimo discendente
dell’Impero Austro-Ungarico. Carlo riceve
un’educazione espressamente cattolica e fin
dalla fanciullezza è accompagnato con la
preghiera da un gruppo di persone, poiché
“Gesù al centro!”
Si sono dati appuntamento a Roma per
testimoniare pubblicamente che Gesù è il
centro della loro vita e per trasmetterlo
coraggiosamente agli altri. Il contesto: una
missione di evangelizzazione che li impe-
gnava nelle vie centrali della capitale, dal
titolo significativo: “Gesù al centro!”.
Parliamo dei giovani radunati nella città
di Pietro dal 1 al 10 ottobre e, insieme a loro,
dei rappresentanti di diverse associazioni
laicali, convenuti per il Primo incontro
europeo dei gruppi giovanili di Adorazio-
ne eucaristica
(iniziato il 6): un’iniziativa
“nata pensando a tutte le esperienze comuni-
tarie giovanili di adorazione eucaristica sor-
te dopo l’invito del Papa a mettere
l’Eucaristia al centro della propria vita”
(a
Tor Vergata nel 2000, in conclusione della
Giornata mondiale della Gioventù).
La voce è quella di mons. Mauro
Parmeggiani, presente a Medjugorje al
festival dei giovani in agosto
, in cui è stato
colpito dalle migliaia di ragazzi che si
lasciavano docilmente calamitare dalla pre-
senza viva di Gesù nel SS. Sacramento. Per
questo il responsabile della pastorale giova-
nile diocesana non ha esitato a promuovere
l’incontro romano dal tema: “L’Eucaristia
fonte e culmine della missione”
. Giornate
ricche di riflessione, di condivisione, di pre-
ghiera; scandite dai canti che risuonavano
festosi tra gli antichi palazzi romani.
Il momento più toccante è stato però
quando Gesù stesso ha percorso le vie “del-
lo shopping”, in un’ora in cui esse sono
maggiormente affollate: il sabato pomerig-
gio. Un lungo serpentone di fiaccole accese
seguiva la processione eucaristica, e men-
tre Gesù passava, ai bordi della via si notava
sui volti della gente una svariata serie di rea-
zioni che rivelava come nessuno rimane
indifferente davanti al Cristo
. Qualcuno si
fermava incuriosito, altri si raccoglievano in
assorto rispetto, altri mal celavano il proprio
fastidio pur continuando la propria strada.
Soprattutto i giovani alla ricerca di effi-
meri piaceri - esibiti con dubbio gusto nelle
vetrine dei negozi – venivano provocati dal-
la presenza di altri ragazzi che lasciavano
trasparire senza vergogna la gioia di seguire
Gesù. E così si poteva leggere negli occhi
degli ignari passanti sentimenti di ogni tipo:
disagio, paura, tracotante superiorità o addi-
rittura un acerbo disprezzo, esibito persino
con la bestemmia.
E mentre essi si sentivano messi a nudo
dalla Verità che svela il mondo di menzogne
che li blandisce, Gesù li guardava, ricopren-
doli con il suo amore. Era come se Cristo
fosse lì proprio per loro: per i lontani, per i
feriti, per gli ingannati dalle lusinghe del
peccato. Non gli importava se subiva gli
insulti o il gelo dell’indifferenza; Egli vole-
va solo amarli e così, salvarli.
Era un po’ come quando sulla via dolo-
rosa, fendendo la folla che lo circondava
mentre carico della croce andava a morire,
Gesù guardava i mille volti dell’umanità. E
assumendoli nel suo sguardo, li portava con
sé sul Trono della misericordia.
Ecco cosa significa portare Gesù al
centro: dargli la possibilità di raggiungere
tutti e di toccare i cuori con la sua grazia. I
frutti spunteranno quando sarà il tempo,
l’importante è lasciarlo seminare.
I giovani missionari sono stati ricevuti
anche dal Papa
in udienza privata.
Concludiamo pertanto con le sue parole, che
meglio sintetizzano la fiducia che oggi la
Chiesa, attraverso il Pontefice, ripone nelle
giovani generazioni.
“Carissimi Giovani, Eucaristia e missio-
ne sono due realtà inscindibili. Attraverso il
sacrificio sulla Croce,
Gesù “fa”
l’Eucaristia, rende cioè grazie al Padre.
Questo mistero chiede a ciascuno di noi di
rendere grazie con Cristo al Padre, non tan-
to con le parole quanto con la nostra stessa
vita unita alla sua. Non c’è quindi autenti-
ca celebrazione ed adorazione dell’Euca-
ristia che non conduca alla missione.
Al
tempo stesso, la missione presuppone un
altro essenziale tratto eucaristico: l’unione
dei cuori.
Ricordate sempre che il primo luogo
dell’evangelizzazione è la persona umana,
verso la quale l’Eucaristia ci spinge, chie-
dendoci capacità di ascolto e di amore.
Grazie per ciò che siete e per tutto ciò
che realizzate per Cristo e per la Chiesa. ”.
S.C.
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una religiosa stigmatizzata gli
aveva profetizzato grandi sof-
ferenze e attacchi contro di
lui. Ben presto cresce in
Carlo un grande amore per
la S. Eucaristia
e per il Cuore
di Gesù. Tutte le decisioni
importanti vengono da lui cer-
cate nella preghiera e il suo
compito imperiale è visto da Carlo come una
via per seguire Cristo: nell’amore per i
popoli a lui affidati, nella cura per il loro
bene e nel dono della sua vita per loro.
Il dovere più sacro di un Re - l’impegno
per la pace - è posto da Carlo al centro delle
sue preoccupazioni nel corso della terribile
Prima guerra mondiale. Il suo sogno è quel-
lo di superare i nazionalismi per formare una
Grande Comunità Europea basata sulla
cooperazione e sul rispetto verso tutti, consa-
pevole che ogni uomo è unico e caro a Dio.
Ma nessuno lo comprende e il suo atteggia-
mento gli costa la patria: vive l’esilio, la
povertà, la malattia che accetta come sacrifi-
cio per la pace e l’unità dei suoi popoli.
Carlo sopporta la sua sofferenza senza
lamenti, perdona a tutti coloro che avevano
mancato contro di lui e muore il 1° aprile
1922 con lo sguardo rivolto al Santissimo
Sacramento.
La Mistica della Passione
Infine una mistica, ANNA KATHARI-
NA EMMERICK, di cui ultimamente si è
molto parlato perché i racconti delle visioni
che lei ha avuto hanno ispirato alcune scene
del film “La passione di Cristo”.
Una grande mistica nata presso Münster
(D), che sin da piccolissima mostra una
grande sapienza per “le cose di Dio” e nutre
il desiderio di entrare in monastero, ma la
sua condizione di povertà non le consente di
godere un privilegio che a quell’epoca, tra il
‘700 e l’800, era destinato solo alle figlie dei
ricchi.
Il Signore, tuttavia, esaudisce ugualmen-
te il suo sogno e la fanciulla prende i voti in
un monastero, dove è sempre pronta ad assu-
mersi i lavori più pesanti e non amati. A cau-
sa della sua povera origine, sin dal principio
è poco considerata e subisce non pochi con-
trasti a motivo degli speciali doni sopranna-
turali di cui è favorita. Anna Katharina sop-
porta in silenzio questo dolore e in silenzio-
sa rassegnazione.
Nel 1811, a causa del movimento di
secolarizzazione, il monastero viene sop-
presso e quindi la giovane trova accoglienza
come domestica presso un prete fuggito dal-
la Francia. Ma presto si ammala ed è costret-
ta a letto. È a questo punto che inizia la vera
vocazione di Anna Katharina: vivere nel suo
corpo la passione di Cristo
. Riceve infatti
il dono delle stigmate, accompagnato da una
serie di esperienze mistiche molto ricche che
vengono annotate da Clemens Brentano
(grande scrittore e poeta tedesco) e che più
tardi pubblicò. Tra l’altro, rende noti alcuni
particolari geografici e storici non raggiun-
gibili dalla scienza, come ad es. la presunta
casa di Maria a Efeso, che fu ritrovata dagli
archeologi grazie alle notizie fornite da lei.
La descrizione della Passione di Cristo
ha dell’inverosimile, soprattutto quella della
flagellazione. Le sue visioni hanno la carat-
teristica di essere interiori e simboliche,
come scrive ella stessa “che variano secondo
lo stato dell’anima che le riceve. Da qui
numerose contraddizioni, perché si dimenti-
cano o si omettono molti dettagli”.
Nell’umiltà che caratterizza i santi, Anna
Katharina non usa però i suoi doni per atti-
rare su di sé l’attenzione, al contrario, fa di
tutto per conformarsi a quel Cristo che ella
guarda direttamente negli occhi: per assomi-
gliare maggiormente a Gesù flagellato
“simile a un pannolino intriso di sangue”
prende l’abitudine di indossare una camicia
rossa e infine, gli ultimi 9 anni della sua
vita si alimenta solo dell’Eucaristia
, testi-
moniando che in fondo è l’unico cibo di cui
l’anima non può proprio fare a meno. Muore
il 9 febbraio 1824.
La volontà del Papa di donare alla
Chiesa un sempre maggior numero di santi
profetizza una realtà fondamentale per ogni
cristiano: la vera casa non è qui in terra, ma
altrove, nell’eterna dimora del Santo. È lì la
destinazione futura e perenne di ognuno di
noi. Anticiparne con dei segni concreti la
dimensione beatifica significa renderci
ancora più consapevoli della meta da rag-
giungere.
Talvolta i passi da compiere nel nostro
cammino si fanno incerti, spesso smarriamo
la direzione. La vita di coloro che hanno già
percorso il tragitto nel modo più consono a
Cristo, ci aiuta ad avere dei punti di riferi-
mento, dei fari luminosi sul cammino, per
capire di cosa è fatta la santità e tentare
anche noi di farne un modello di vita.
Redazione
PAPA WOYTILA
Una “strategia pastorale”
fondata sull’Eucaristia
Sono lieto di annunciare uno speciale
Anno dell’Eucaristia. Esso inizierà con il
Congresso Eucaristico Mondiale nell’otto-
bre 2004 in Messico e terminerà con la pros-
sima Assemblea Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, che si terrà in Vaticano nell’ottobre
2005”, annuncia il Papa il giorno del Corpus
Domini.
È questo dunque il nuovo appuntamento
nel cammino della Chiesa del Terzo
Millennio. “L’Anno dell’Eucaristia si pone
nel quadro del progetto pastorale che ho
additato nella Lettera Apostolica Novo
Millennio Ineunte
, dove ho invitato i fedeli a
‘ripartire da Cristo’ - aggiunge il Pontefice
in un’altra occasione -. Contemplando più
assiduamente il volto del Verbo incarnato,
realmente presente nel Sacramento, essi
potranno esercitarsi nell’arte della preghiera
ed impegnarsi in quella misura alta della vita
cristiana, che è condizione essenziale per
sviluppare in modo efficace la nuova evan-
gelizzazione”.
L’Eucaristia sembra, dunque, domi-
nare i pensieri del Papa, dal documento
Ecclesia de Eucharistia alle altre iniziative:
tutta la sua attenzione sembra concentrarsi
in questo grande mistero, come cuore pul-
sante del Corpo mistico di Cristo.
Con un colpo d’ala il Papa riporta
l’Eucaristia dal livello celebrativo e devozio-
nale, che svuota il Grande Mistero, al suo
posto originario, cioè ad essere fonte di
energia spirituale e scintilla per un nuovo
slancio missionario. Il pensiero del Santo
Padre, che poi è magistero e dottrina della
Chiesa, è riassunto in questo binomio: “fare
l’Eucaristia” vuol dire “annunciare Cristo”.
E, in effetti, quel Cristo al quale il Papa
dice di guardare, dove lo incontriamo?
Egli vive ed è presente per noi
nell’Eucaristia.
Per il Papa, come dovrebbe essere anche
per noi, l’Eucaristia, la s. Messa non sono un
pio esercizio o una preghiera come un’altra
che si fa per diventare più buoni o per otte-
nere grazie; ma qualcosa di essenziale per la
vita della Chiesa e del cristiano, qualcosa
senza la quale la vita spirituale si priva del
suo alimento e la missione perde il suo slan-
cio. Quella di Giovanni Paolo II non è una
semplice devozione all’Eucaristia dovuta
alla sua formazione tradizionalista polacca,
ma una vera e propria “strategia pastora-
le”, cioè un modo di guidare la Chiesa
,
mettendo al centro quanto è fondamentale
per essa, e non espedienti di moda per attira-
re la gente.
Proprio questo sguardo pieno di fede e di
amore del Papa verso l’Eucaristia fa giusti-
zia di alcune critiche al documento della
congregazione per il Culto divino e la disci-
plina dei Sacramenti Remptionis Sacramen-
tum
teso a segnalare e correggere forme di
trattamento superficiale dei divini misteri o
veri e propri abusi nella celebrazione
dell’Eucaristia o a livello ecumenico.
Troppa pignoleria? Zelo mal posto? “Gli
abusi e le negligenze - dicono alcuni - si cor-
reggono con la formazione più che con la
costrizione e tanto meno con la delazione”.
Ma bastava - come dicono costoro - proporre
a tutti i sacerdoti una “rilettura guidata” della
Introduzione generale al Messale? I metodi
sono sempre discutibili e perfettibili; ma è
troppo grande l’importanza dell’Eucaristia
per continuare a tacere e sopportare mancan-
ze di rispetto e abusi a cuor leggero. Più una
persona ama una cosa, più la difende e la pro-
tegge, con tutti i mezzi che può.
“Cosa avete voi cristiani di più caro?”,
domandava l’Imperatore nel Racconto
dell’Anticristo
di Solov’ev. E lo Staretz
rispondeva con dolcezza: “Grande sovrano,
quello che noi abbiamo di più caro nel cri-
stianesimo è Cristo stesso. Lui stesso e tutto
ciò che viene da Lui; giacché noi sappiamo
che in Lui dimora corporalmente la pienez-
za della divinità”. Cristo stesso e quanto vie-
ne da Lui è l’orizzonte totale e il significato
esauriente della vita. Coloro che confessano
Cristo Figlio di Dio non sono un’avanguar-
dia intellettuale né si distinguono per una
marcata coerenza morale; ma sono coloro
che non accettano di servire due padroni,
Dio e il mondo; coloro che hanno imparato
da Cristo il principio di come la Chiesa deve
stare nel mondo; un principio che è fonte di
salvezza e metodo di civiltà. “E di questo
Cristo - possiamo continuare noi - cosa
abbiamo di più caro? L’Eucaristia, dove
Cristo vive ed è presente per noi”.
Se è così, le raccomandazioni non sono
mai troppe; anche se resta vero che la carta
vincente rimane il recupero del sacro, anzi il
recupero della fede e di quanto la rende sem-
pre più limpida e formata.
don Nicolino Mori
L’ANNO DELL’EUCARISTIA
17 ottobre 2004 - 29 ottobre 2005
“L’Eucaristia è il sacramento in cui
viene a farsi presente l’eternità
nel tempo, la Trinità nella storia...
L’Eucaristia è l’evento
della bellezza che salva”.
Bruno Forte
3
Eco 178
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Solo acqua e farina
Nient’altro che farina con un poco di
acqua. Di questo è fatta quella semplice
ostia che in ogni Messa l’uomo porta all’al-
tare come offerta a Dio. Un mucchietto di
farina impastata con qualche goccia d’ac-
qua… Non si può che ripeterlo quasi senza
stancarsi perché è come parlare del “niente”
talmente è ordinario quello di cui si parla. E
nel momento in cui consegniamo il cibo al
sacerdote prima della consacrazione, è come
se dicessimo: “Signore, di questo siamo fat-
ti, di povere cose, di poca sostanza, ma così
a te ci doniamo…”
È a quel punto che succede il miraco-
lo. Quel niente diventa il Tutto, diviene Dio
stesso che assume in sé la povertà della
materia e la trasforma nel suo divino Corpo
e nel suo Sangue. E mentre l’ordinario
diventa straordinario, l’impotenza diven-
ta onnipotenza
.
Ogni giorno siamo chiamati a partecipa-
re a quest’incredibile trasformazione in cui
ciò che è legato al tempo si fa eterno. In ogni
Messa siamo invitati a vivere quel momento
in cui il Dio infinito scende a nascondersi
nel pane quotidiano per poter stare con noi.
Eppure non sempre ci rendiamo conto che
questo è possibile solo perché Gesù lì si
offre, Gesù lì si sacrifica, Gesù lì, ancora una
volta, muore. È questo il vero miracolo, o
meglio, la grazia che ci è donata. L’offerta
dell’Agnello, capace di rendere celesti le
umili cose della terra.
Talvolta ci capita di vivere dei momenti
speciali di grazia in cui ci sentiamo elevati
dalla nostra quotidiana realtà. In genere
avviene quando visitiamo dei santuari (è il
caso di Medjugorje) o in occasione di feste
liturgiche di particolare importanza. Ci sen-
tiamo bene: ci sembra di volare, di essere
migliori; ci pare di oltrepassare il limite che
solitamente ci imprigiona; abbiamo la sensa-
zione di riuscire ad amare noi stessi e gli
altri senza condizioni, per quello che sono.
Tutto appare più bello, più colorato, più soa-
ve… E in fondo al cuore, desideriamo che
non finisca.
Ma non si può. Il rientro nella realtà di
sempre è inevitabile, è normale, finché noi
pellegriniamo sulla terra. È la nostra ordina-
rietà. In fondo è come vivere immersi in un
po’ d’acqua e un po’ di farina… Tutto bene,
possiamo anche accettarlo, ma a patto che
anche qui si operi una trasformazione.
Stavolta però tocca a noi trasformare le
cose ordinarie in straordinarie. Come?
Con la nostra offerta
, col sacrificio, con la
morte quotidiana. Quella del nostro io natu-
ralmente: di quella parte di noi egoista,
attaccata al piacere e al potere, legata agli
eventi e ai sentimenti, schiava della caducità
del superfluo.
Se accogliamo quello che il nostro gior-
no ci propone come un dono, seppur nella
sua semplicità; se riusciamo a gioirne senza
rimpiangere quello che non ci è dato; se
valorizziamo le cose semplici smettendola
di vederle in “bianco e nero” e le offriamo a
Dio, vedremo come man mano tutto acquista
lievità, si rischiara e diventa più bello. Sì,
perché Gesù, assumendo la nostra offerta,
entra nella nostra piccola storia e la trasfor-
ma, la permea di sé e la rende divina. La
giornata non sarà più, a quel punto, un suc-
cedersi di fatti e sensazioni, ma una Liturgia
vissuta. E noi, piccoli uomini fatti di
“acqua e farina”, ci sentiremo elevati
come una “Eucaristia vivente”.
Stefania Consoli
Accogliamo i fenomeni
o la Madre di Dio?
di p. Tomislav Vlasic’
La Madonna ci visita da molti anni e
desidera che noi l’accogliamo. Dobbiamo
tuttavia interrogarci con sincerità: accoglia-
mo la Madre di Dio o i fenomeni che accom-
pagnano la sua venuta? Se accogliamo i
fenomeni senza accogliere Dio e sua Madre,
essi rimangono vuoti, privi di significato,
restano in pratica solo dei segni esteriori.
Sulla strada della fede molte persone
colgono le apparizioni, le visioni, le intui-
zioni, i miracoli più eclatanti, e lì si ferma-
no. Ma dobbiamo sapere che essi sono sol-
tanto dei punti di partenza, mentre la strada
per raggiungere Dio è lunga, e prevede che
tutto il nostro essere si risvegli e raggiunga
la contemplazione di Dio. È molto impor-
tante quindi non soffermarsi sui mezzi che
Egli usa.
Prendiamo il caso di un veggente. È uno
strumento che ci riporta la sua esperienza di
grazia ma non può vedere Dio e la Madonna
al posto nostro, non può sostituire la nostra
anima. Noi tutti, infatti, siamo invitati a guar-
dare Dio e sua Madre, non necessariamente
attraverso delle visioni ma in quella dimen-
sione in cui tutto il nostro essere avverte la
loro presenza ed entra in un rapporto filiale e
fedele con la Madre e con il Padre.
Accogliere la Madre di Dio significa,
quindi, permettere che Maria sia la
madre della nostra vita, così come previ-
sto nel piano di Dio.
La madre è madre:
concepisce, genera, forma il bambino e lo
segue nella sua crescita. Persino oltre la
morte del figlio la madre rimane unita a lui,
nell’eternità. In quest’ordine naturale Dio ci
ha dato una Madre Immacolata, ci ha dona-
to una culla. Accogliere Maria significa dun-
que accogliere la maternità divina dentro di
noi, la maternità perfetta: Dio presente in
una madre. Nella maternità di Maria noi ci
uniamo alla creatività di Dio. Non possiamo
perciò trattare Maria come una mammina
perché il compito materno di Maria è quello
di generare dei figli liberi, maturi, completi.
Accogliere Maria in questo modo vuol dire
essere generati nella propria originalità:
generati per Dio.
Quali sono i passi da compiere perché
tutto ciò avvenga? Tentiamo di guardarli
insieme.
A partire dagli avvenimenti di
Fatima si è molto parlato della Consacra-
zione al Cuore Immacolato di Maria e si
preannuncia il suo immancabile trionfo. È
tuttavia importante precisare che questa
Consacrazione non può ridursi ad una recita,
ad un atto esteriore, ma deve condurci ad
entrare in Maria, nella sua vita, per essere
tutt’uno con il suo Cuore e con la sua anima:
entrare in Lei e, attraverso di Lei, in quel
rapporto che Maria ha con Dio.
Maria è Immacolata dal concepimen-
to, ma anche noi siamo destinati a diveni-
re immacolati.
Nel battesimo abbiamo rice-
vuto la grazia dell’incorruttibilità e siamo in
attesa della piena realizzazione della salvez-
za. Il nostro cammino dovrebbe mirare a tor-
nare a quello stato che abbiamo perduto con
il peccato originale.
Gesù Cristo ci ha dato tutte le grazie per
farlo, tra le quali la grande grazia di poterci
unire all’Immacolata. Apparteniamo ad
un’umanità corrotta, a tal punto che da
immortali siamo diventati mortali: non si
può immaginare corruzione maggiore!
Noi non siamo però coscienti né del peso
che questo comporta, né della grandezza alla
quale siamo chiamati: quella di uscire dalla
corruttibilità. È perciò molto importante
comprendere che dobbiamo continuamente
camminare nella fede. Giovanni Paolo II nel-
l’enciclica Mulieris dignitatem ha definito la
Madonna pellegrina della fede, e non una
mistica o una persona di grande sapere, ma
una donna che doveva percorrere il suo cam-
mino. Maria era discepola di Gesù, docile ed
umile; attenta ad ogni suo insegnamento.
Dobbiamo imparare da Lei a concepi-
re Gesù dentro la nostra anima. Non è
impossibile…
Come Maria, che si è aperta
oltre la logica della possibilità umana: nella
fede ha detto di sì a Dio, lo Spirito Santo è
sceso su di Lei e così Ella ha potuto conce-
pire il Figlio di Dio. Questo è il processo
necessario per concepire: accogliere ogni
grazia e prendervi parte.
Ogni uomo ha vissuto dei momenti nella
vita in cui tutto gli appariva ermeticamente
serrato. È l’esperienza di ogni creatura; ma in
Dio c’è sempre una porta che rimane aperta.
In quanto creature viviamo l’esperienza del
limite, ma se siamo aperti alla presenza dello
Spirito Santo dentro di noi, se permettiamo
che Egli ci che ci guidi oltre il nostro limite,
abbiamo la possibilità di superarlo.
È un passaggio interiore talvolta molto
sottile, gli psicoterapeuti lo definirebbero
inconscio, ma nella grazia nulla è inconscio.
Maria si è abbandonata oltre la coscienza e
ha lasciato che lo Spirito Santo la guidasse.
Se siamo attenti a questi passaggi interiori,
troveremo sempre dei varchi e non ci senti-
remo rinchiusi.
Facciamo un altro passo con Maria: il
suo definitivo passaggio ai piedi della cro-
ce, dove Maria si è aperta alla speranza
contro ogni speranza.
Il Figlio, il Salvatore del mondo era sta-
to ucciso e Lei, per oltrepassare il dolore e la
disperazione, ha offerto se stessa. Si è offer-
ta oltre ogni logica umana per entrare nell’a-
more infinito di Dio. È a questo punto che
Maria diventa la Madre della Chiesa e del-
l’umanità: dopo aver oltrepassato le barriere
della morte, del peccato e di satana, si è tro-
vata libera, a tal punto che Dio ha usato libe-
ramente la sua maternità per arrivare a noi.
La conseguenza logica di tutto questo è
l’esperienza della Pentecoste in cui Maria,
radunata nel Cenacolo con i suoi figli, è in
grado di accogliere la pienezza dello Spirito
Santo. È un passaggio importante anche per
noi: se la nostra risposta a Dio è integra e
incondizionata, la pienezza di Dio si versa in
noi e Dio Trino e Uno discende e si manife-
sta. Questa è la Pentecoste.
Riassumo questo punto: per ricevere
la pienezza è importante la nostra rispo-
sta integra e piena.
Chi desidera vivere la
Consacrazione al Cuore Immacolato di
background image
Maria e rimanere in esso provi ad entrare in
questa integrità con Maria; e se fosse neces-
sario chieda aiuto: gli sarà dato, insieme a
tutta la protezione che gli servirà su questa
strada. Talvolta può sembrare che la prote-
zione manchi, che siamo lasciati allo sbara-
glio, tanto da chiederci: “Dov’è Dio? Perché
mi ha abbandonato?”. Ma proprio perché
Dio ci protegge deve apparentemente abban-
donarci; come la mamma che lascia il bim-
bo in piedi da solo perché provi a stare dirit-
to e a camminare. Tutto rientra nella bontà di
Dio quando lo guardiamo con gli occhi del-
la fede, della speranza e dell’amore.
È il tempo dell’elevazione delle anime,
della Chiesa e dell’umanità. È il tempo di
una svolta, per chi la desidera: la svolta del
trionfo di Dio, dell’Immacolata, del trionfo
di tutti coloro che appartengono completa-
mente a Dio.
Accogliamo Maria come la Madre di
Dio; entriamo in questo rapporto vitale con
la Madre che ci indirizza verso il Padre.
Allora tra noi e Lei non rimarrà alcun dub-
bio, né perplessità, né preghiera sospesa per
aria, perché ogni parola ed ogni preghiera
che entrano in relazione con Maria riceve-
ranno una risposta. Entrare in un rapporto
vivo con Maria significa saper cogliere que-
sta risposta. Saremo allora tutti dei veggenti,
ognuno nella propria originalità, perché Dio
chiarirà in noi il mistero della nostra vita, nel
Cuore Immacolato di Maria. *
Chiamati ad
essere immacolati
Non è una presunzione né
un’eresia, come quella soste-
nuta dai cosiddetti casti-cata-
ri
(membri di una setta del XII
sec. che si consideravano
migliori degli altri, cioè puri e
perfetti). La chiamata ad esse-
re immacolati è un serio
appello, un invito di Dio e, nello stesso tem-
po, la sua promessa.
Essere immacolati è il nostro destino,
poiché e la condizione per entrare nella
Patria Eterna. Nella lettera agli Efesini s.
Paolo scrive che “Dio ci ha scelti prima del-
la creazione del mondo per trovarci al suo
cospetto, santi e immacolati nell’amore”
(Ef
1, 4-5). Dunque è Dio che ci vuole tali. Egli
ha pagato il prezzo del nostro riscatto e ha
distrutto il debito inchiodandolo sulla sua
croce. Egli stesso desidera, anela e rende
possibile questa trasformazione, realizzando
così la sua promessa. Il dono ci è stato fatto,
ma è un dono da accogliere. Come sempre,
Dio non ci costringe, non s’impone, ma vuo-
le essere autorizzato dalla nostra libertà,
accolto per amore e aspetta un’adesione
sempre libera.
Non è il nostro sforzo umano a render-
ci santi ed immacolati, ma è l’unione amo-
rosa e continua al Santo che ci rende tali
.
Invasi dalla sua santità diventiamo belli e
senza macchia. Ritornando a Lui, alla nostra
origine, ritorniamo a noi stessi, alla nostra
vera identità, cioè allo stato primitivo senza
peccato e alla dignità perduta dei figli di Dio,
che Egli non rinuncia mai a proporci.
Come si accoglie il dono che Dio ci offre
lo vediamo perfettamente in Maria, che sin
dall’inizio ha accolto il dono divino e lo ha
custodito intatto per tutta la vita. Nel suo
Grembo immacolato la Vergine ha generato
il Cristo, Capo della Chiesa, e continua ora a
generare tutto il Corpo Mistico, perché
com’è il Capo così sia tutto il Corpo, del
quale siamo parte noi tutti, continuamente
santificati e purificati da ogni macchia.
Maria a Medjugorje in questi anni ci è
molto vicina. E non è un caso. Gesù ci
manda la Madre Immacolata per generare e
preparare i figli immacolati, poiché Cristo
ha bisogno di poter contare su ogni membro
del suo Corpo: che sia a Lui unito e, con Lui,
offerto al Padre. Siamo figli di una Donna
libera, che non è stata mai sottomessa alla
schiavitù del peccato perché non ha mai per-
so la totale unità con Dio. In noi accade un
percorso inverso: siamo chiamati durante il
nostro pellegrinaggio terreno a ritornare a
questa unione lasciandoci raggiungere da
Dio che si china su di noi, desideroso di
ristabilirla con noi definitivamente.
Santi ed immacolati si diventa solo per
amore, vestiti di quella umiltà che ci rivela
per ciò che noi siamo veramente, e di sem-
plicità; due virtù che permettono a Dio di
fare in noi cose grandi, come ha fatto in
Maria.
Il Cuore Immacolato della nostra Madre
è una fiamma che continuamente arde: arde
per amore, senza farci grandi discorsi. Lei è
qui, e veglia sul nostro cammino. Quando
diventeremo dei veri figli della Madre, sare-
mo anche la sua discendenza che schiaccia
la testa al serpente (cfr. Gn 3,15).
Maria è in cerca di questi
figli, che l’aiuteranno con
cuore totalmente libero e
disponibile per Dio, ai qua-
li importa e giova solo
quello che Dio desidera e
di cui ha Egli ha bisogno.
Questa è l’esperienza di
tutti i santi - conosciuti e
sconosciuti - nei quali vive
una fedeltà profonda all’u-
nione con Dio, più forte
della paura del dolore e di
quella della morte.
Dio ci vuole immacolati
perché vuole farsi vedere in noi, vuole far
brillare la sua immagine impressa dentro di
noi per sempre. Attraverso i cristiani, Cristo
desidera mostrare il suo volto a tutti, farsi
conoscere ed amare. Tocca a noi, che siamo
le membra vive del suo Corpo, di dare una
testimonianza autentica, viva ed operante
del nostro Capo: mostrare a tutti la sua bel-
lezza che incanta ed innamora.
Essere immacolati vuol dire quindi
essere trasparenti, chiari e limpidi; rinun-
ciare a tutti quegli strati di maschere accu-
mulati durante la vita oppure ereditati dalle
generazioni: strati che coprono, oscurano e
nascondono l’immagine di Dio impressa
dentro di noi.
Da chi è trasparente traspare Dio.
Questa è una persona che anela solo a met-
tersi al servizio di Dio e piacere a Lui in tut-
to, nelle intenzioni e nelle opere, e di “ama-
re ciò che comanda e desiderare ciò che pro-
mette, tenendo sempre fisso il cuore là dove
è la vera gioia”
(orazione della 21° domeni-
ca del tempo ordinario). Vivendo così venia-
mo liberati da ogni nostra “Babilonia”, da
tutto quello che tendiamo a costruire per la
nostra gloria facendoci indipendenti da Dio.
Tutto in noi deve essere per Cristo, con
Cristo e in Cristo
! Solo così siamo figli nel
Figlio e amati nell’Amato, santi ed immaco-
lati nell’amore.
sr. Ana Simic’
Ritornate al fervore primitivo
Maria, Madre
dell’Eucaristia vivente
Esiste un rapporto profondo che lega
in modo vitale la presenza di Maria nel
mondo in questo tempo e l’Eucaristia.
Già a Fatima i tre pastorelli furono prepara-
ti all’incontro con la s. Vergine attraverso il
“Pane di Vita” e il “Calice della salvezza”
prodigiosamente amministrati loro per
mano dell’angelo della Pace, nelle appari-
zioni celesti al Cabejo (cfr. Diario di sr.
Lucia di Fatima). Fu sicuramente in virtù di
questa speciale grazia eucaristica, straordi-
nariamente viva ed operante nel cuore dei
piccoli testimoni dell’amore purissimo
dell’Immacolata, che Lei poté chieder loro,
sin dalla prima apparizione: “volete voi
offrirvi a Dio… in atto di riparazione per i
peccati …e di supplica per la conversione
dei peccatori?” (cfr. Diario di sr. Lucia di
Fatima), ottenendone immediatamente un
“sì!” senza riserve.
A Medjugorje, dove Maria desidera
che “si compia, con il nostro aiuto, tutto
ciò che lei vuole realizzare, “secondo i
segreti iniziati a Fatima
(cfr. Mess.
25.08.1991), la dimensione eucaristica è
ancor più esplicita e centrale. Qui, infatti,
come ci ripete anche nell’ultimo messaggio
mensile, la Madonna ci chiama non solo ad
accostarci quotidianamente, con intima par-
tecipazione del cuore, al mistero eucaristi-
co: “Partecipate ogni giorno alla Santa
Messa ricevendo la Santa Comunione

(Mess. 24.06.1983), “partecipate attiva-
mente all’Eucaristia
” (Mess. 26.07.1984),
ma, ancor più radicalmente, a coinvolgere
ogni spazio della nostra vita nel vortice
infuocato dell’Amore trinitario presente
nell’Eucaristia, sino a farsi ,“per Cristo, in
Cristo e con Cristo”, vero “cibo” spirituale
per il mondo: “Cari figli, vi invito anche
oggi ad essere amore laddove c’è odio, e
cibo dove c’è fame
” (Mess. 25.09.04).
Maria, “donna eucaristica” con l’intera sua
vita” (Ecclesia de Eucharistia N° 53) ci
chiama infatti a diventare, come fu Lei in
modo esemplare, vera “Eucaristia vivente”
donata a tutti gli uomini per la salvezza del-
l’universo.
Questo è il nucleo profondo della chia-
mata spirituale di Medjugorje, una grazia
intensamente eucaristica,
che ha le sue
radici e il suo più vero fondamento costituti-
vo in quel mistero d’Amore “senza misura”
racchiuso nel cuore dell’Altissimo, che pal-
pita incessantemente nell’Eucaristia. Una
grazia che vuol fare di ciascuno di noi un
segno vivo ed un canale puro per l’intera
creazione di quello stesso fuoco d’Amore
divino che arde nel Sacramento dell’Altare:
Voi non capirete mai abbastanza la profon-
dità dell’amore divino lasciato nell’Eucari-
stia
” (Mess. 06.08.1984).
Questa è la grazia ineffabile che lo
Spirito “con gemiti inesprimibili” inter-
cede oggi per la sua Sposa.
Questo è
anche l’appello profetico che l’attuale
Pontefice rivolge, particolarmente in questo
anno consacrato all’Eucaristia, alla Chiesa
universale: “Maria fece sua, con tutta la sua
vita accanto a Cristo, la dimensione sacrifi-
5
background image
cale dell’Eucaristia” e “tutta la Chiesa è
chiamata ad imitarla nel suo rapporto con
questo Mistero santissimo” (Ecclesia de
Eucharistia
N° 53,54).
Affinché la vita di Dio scorra piena-
mente in noi e, attraverso di noi, raggiunga
le anime e l’intero universo occorre infatti,
come seppe fare Maria in grado sublime,
accogliere senza riserve quella “follia della
Croce” che incendia il Cuore di Cristo, per
mezzo dell’offerta incondizionata della
vita “come sacrificio vivente, santo e gra-
dito a Dio”
(Rm 12,12).
Perché ciò si realizzi concretamente
nella nostra vita, la Madonna ci guida in un
cammino spirituale rivolto ad aprire - in chi
risponde alla sua chiamata - tutto lo spazio
interiore, affinché il Cuore eucaristico di
Cristo possa dilatarsi pienamente in noi,
sino a trasformare anche i nostri poveri
cuori feriti in vero cibo celeste ed in una
fonte d’acqua viva per il mondo.
Per que-
sto Maria ci chiama alla contemplazione
incessante - in intima unione con il suo
Cuore Immacolato - del volto di Cristo,
vivo e presente in modo specialissimo nel
Santissimo Sacramento, per condurci gra-
dualmente ad una stabile comunione dell’a-
nima con lo Sposo celeste, dove risiede la
sorgente dell’Amore puro di Dio per l’inte-
ra Creazione. “Adorate senza interruzione
il Santissimo Sacramento dell’altare. Io
sono sempre presente quando i fedeli sono
in adorazione. In quel momento si ottengo-
no grazie particolari
” (Mess. 15.03.1984).
Anzi, Maria c’invita a spingerci ben
oltre, al di là di ogni pur lodevole livello
devozionale,
per instaurare con il Figlio
vivo e risorto nell’Eucaristia, “un vero e
proprio dialogo d’amore” (cfr. Novo
Millennio Ineunte
N° 33), capace di susci-
tare “un vero invaghimento del cuore” (ibi-
dem), un’autentica ebbrezza di comunione
nuziale con il cuore Eucaristico di Gesù,
unica sorgente di vita nuova per l’intero
universo, di quel “fiume di acqua viva lim-
pida come cristallo” (Ap 22), che germo-
glia frutti di vita “che servono a guarire le
nazioni” (ibidem): “Cari figli! Vi invito ad
innamorarvi del Santissimo Sacramento
dell’altare. Adoratelo, figlioli, nelle vostre
parrocchie e così sarete uniti con tutto il
mondo. Gesù vi diventerà amico e non par-
lerete di Lui come di qualcuno che appena
conoscete. L’unità con Lui sarà per voi
gioia e diventerete testimoni dell’amore di
Gesù che ha per ogni creatura. Figlioli
quando adorate Gesù siete vicini anche a
me
.” (Mess. 25.09.1995).
Questa è la vera via della pace, su cui
Maria non cessa di attirare instancabilmen-
te i passi vacillanti dei suoi figli! Solo di qui
potranno sgorgare decisive correnti di vita
nuova per la Chiesa e per il mondo!
Far entrare i suoi figli nel santuario
celeste attraverso la porta immacolata
del suo Cuore
, per introdurli pienamente
nella liturgia cosmica dell’Agnello
Immolato, affinché in ciascuno palpiti il
Cuore eucaristico del Figlio divino offerto
per la salvezza del mondo, è il supremo
anelito della Madre. È questa l’unica fonte
di ogni dono perfetto, il segno e l’annuncio
autentico di quei nuovi cieli e terra nuova
che tutta la creazione attende con impazien-
za, e che già risplendono nel cuore di chi ha
deciso di rispondere senza condizioni alla
chiamata della Regina della Pace
.
Giuseppe Ferraro
Notizie dalla terra benedetta
A Medjugorje
con i pellegrinaggi della carità
a cura di Alberto Bonifacio
Apparizione sul Podbrdo
Venerdì 10 settembre 2004 ore 22.30
Eravamo appena arrivati a Medjugorje,
ma già sapevamo che quella sera si poteva
partecipare sulla Collina alla preghiera del
veggente Ivan con il suo gruppo e quindi poi
all’apparizione. Migliaia le persone salite.
Una notte senza luna ma con un firmamento
fantastico, tutto sfavillante di stelle. Con i
canti e il santo Rosario abbiamo atteso l’ar-
rivo della Stella più bella: Maria. Ed è arri-
vata! Un silenzio profondo, irreale. Tutti
eravamo presi da Lei, in colloquio intimo
con Lei. Quante cose ciascuno di quelle
migliaia di presenti ha detto a Lei in quei
lunghi minuti di silenzio! Quante invocazio-
ni! Quante richieste! Quanti ringraziamenti!
Intensissimi quel Padre nostro e quel Gloria
pregati proprio assieme a Lei a circa metà
dell’apparizione.
Al termine, dopo il “Magnificat”, Ivan ha
raccontato:
“Questa sera la Madonna è venuta parti-
colarmente gioiosa. È venuta con tre angeli.
Appena arrivata ci ha salutato dicendo: “Sia
lodato Gesù Cristo, cari figli miei!
”. Poi ha
pregato per un tempo abbastanza lungo su
tutti noi presenti con le mani stese e ha bene-
detto tutti noi con la sua benedizione mater-
na. Quindi ha pregato specialmente sui mala-
ti qui presenti. Io le ho raccomandato tutti
noi, i nostri bisogni, le nostre intenzioni, le
nostre famiglie e specialmente i malati.
Questa sera la Madonna ha detto: “Cari
figli, vi invito a pregare per la pace, la pace,
la pace, la pace, cari figli. Grazie, cari figli,
per aver risposto alla mia chiamata”.
Con
la Madonna abbiamo pregato un Padre
nostro e un Gloria. Dopo Lei è andata nel
segno della luce e della croce, salutandoci:
“Andate in pace, cari figli miei”.
Siamo scesi col cuore traboccante di
gioia, ma consapevoli di una più chiara
responsabilità: dobbiamo intensificare la
preghiera per ottenere il dono della pace.
Basta guardare cosa succede nel mondo per
capire quanto la Madonna abbia ragione ad
essere preoccupata.
Domenica 12 settembre 2004
Sul Krizevac per la festa della Croce
Molto intensi e numerosi i pellegrinaggi
in occasione della festa dell’esaltazione del-
la Croce. Come tradizione, tanti pellegrini
croati sono arrivati a piedi, anche da lontano,
camminando per diversi giorni e riposando
la notte sul ciglio delle strade.
Nei lunghi decenni di regime comunista
era un avvenimento del tutto eccezionale il
poter celebrare la Santa Messa in questa
festa lassù, sotto la Croce. Ed altrettanto
eccezionale era la risposta numerosa, com-
muovente e sofferta dei fedeli cattolici di
tutta la regione.
Da 23 anni si aggiungono anche i pelle-
grini provenienti da ogni parte del mondo e
tutti salgono sugli irti sentieri della santa
montagna, il “Calvario” di Medjugorje, che
si riempie all’inverosimile.
La Croce in cemento venne costruita nel
1933, quando Papa Pio XI°, indicendo
l’Anno santo della redenzione, aveva sugge-
rito alle comunità e parrocchie poste in pros-
simità di un’altura, di costruirvi una croce,
per ricordare a tutti e continuamente la
redenzione operata da Gesù. La Croce del
Krizevac è alta metri 8,56 e il parroco di
allora, Fra Bernardin Smoljan, con i suoi
parrocchiani, vi hanno inserito una reliquia
della Santa Croce avuta da Roma e vi hanno
scolpito queste parole: “A Gesù Cristo,
redentore del genere umano, in segno della
nostra fede, amore e speranza, in ricordo del
1900° anniversario della passione di
Cristo”. “Gesù, liberaci da ogni male!”.
Nel 1988 furono eretti i rilievi in bronzo
delle stazioni della Via Crucis, opera dello
scultore italiano Carmelo Puzzolo di S.
Piero in Bagno (Forlì), che sono di grande
aiuto per la meditazione e la preghiera lungo
la salita.
Dopo aver portato aiuti a tanti poveri e
profughi serbi, musulmani e croati, abbiamo
partecipato anche noi alla festa salendo in
meditazione il sacro monte.
Pensando al sacrificio di Gesù, lassù
abbiamo unito al Suo, il sacrificio e la soffe-
renza di tanti fratelli e sorelle. Non solo gli
800.000 profughi della Bosnia, ma tutti i
milioni di poveri e perseguitati completa-
mente dimenticati in tanti angoli della terra;
le vittime del terrorismo satanico, gli ostag-
gi innocenti …
Abbiamo ripensato alle parole che ci
aveva detto due sere prima la Regina della
pace apparendo alle ore 22.30 a Ivan sulla
Collina delle apparizioni; così insieme a Lei
abbiamo pregato sotto la Croce per la pace,
proprio come Lei stessa aveva chiesto col
messaggio del 6 settembre 1984.
Anche i pullman di pellegrini
possono aiutare i profughi
Un pellegrinaggio organizzato all’inizio
di settembre da una coppia, è tornato da
Medjugorje con una carica straordinaria.
Oltre alla buona riuscita del pellegrinaggio
per i vari incontri, salite alle Colline, litur-
gie, ecc., questo gruppo ha vissuto una forte
esperienza di carità.
Avevano letto il mio articoletto sui centri
profughi vicini a Medjugorje, con anche tan-
ti bambini e ragazzi, dove manca il necessa-
rio per sopravvivere. Perciò hanno deciso di
andare in un supermercato alla periferia di
Medjugorje per comprare tanti alimentari di
ogni tipo, così da riempire ben bene tutto il
bagagliaio del pullman. Hanno raccolto
informazioni e poi sono andati nel centro
profughi di Tasovcici, appena fuori Capljina,
sulla strada verso Stolac. Lì hanno trovato
tante famiglie di profughi che vivono da
oltre 10 anni in baracche prive anche del-
l’acqua. Hanno parlato con la responsabile
signora Lucija, hanno scaricato e tutto è sta-
to subito distribuito alle mamme, che così
hanno potuto dare qualcosa da mangiare ai
loro figli.
Tutti felici: sia i poveri che i pellegrini
benefattori, i quali hanno fatto un’esperien-
za molto forte, che ha lasciato loro un segno
indelebile. Molti asseriscono che quel con-
tatto umano con quei poveri è stato il
momento più bello di tutto il pellegrinaggio.
Hanno sperimentato che la preghiera non è
sterile, ma dilata il cuore e lo apre all’amore
Speriamo che tanti altri gruppi di pellegrini
ne imitino l’esempio. Segnaliamo anche il
centro profughi di Dubrava presso Grude. Nei
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Padre Slavko
Barbaric’
è
rimasto nel cuore
di tutti noi.
La sua carica
umana e la profon-
dità spirituale
che riusciva a
trasmettere sono
impresse nel
nostro ricordo
e continuano a
vivere attraverso
i numerosi scritti
che ha lasciato.
Attingiamo dal suo libro “Pregate insieme
con cuore gioioso”
per continuare a
riflettere sui diversi aspetti della
preghiera comunitaria.
Tra l’altro, cogliamo l’occasione per
ricordare l’anniversario della sua morte,
avvenuta il 24 novembre del 2000.
Il silenzio del cuore
condizione per
l’incontro con Gesù
Spesso la Madonna nei suoi messaggi ci
invita al silenzio del cuore, e così ci insegna
le condizioni fondamentali della preghiera.
L’incontro ha bisogno di tempo e del silenzio
del cuore, che deriva dalla libertà interiore e
dall’amore. Chi è libero ed ama, nel cuore
avrà pace e silenzio, grazie al quale sarà pron-
to ad ascoltare gli altri attorno a sé e Dio.
A questo punto è importante capire
come si perde il silenzio del cuore. Ogni
forma di dipendenza, da se stessi, dagli altri
o dalle cose materiali, minaccia questo
silenzio e questa pace.
Se qualcuno talvolta ci ha offesi, nel
nostro cuore sono sorti pensieri che hanno
generato rabbia, egoismo, orgoglio, deside-
rio di vendetta e non siamo più disposti ad
ascoltare né coloro che ci circondavano, né
Dio. Perché la nostra preghiera possa essere
un incontro nel silenzio e nella pace, dob-
biamo innanzitutto pregare fino a quando
il cuore sarà libero
da tutto quello che d’in-
tralcio per l’incontro con Dio. Per questo
motivo la prima parte della preghiera deve
essere sempre purificazione ed in essa deve
avvenire il perdono
e la liberazione. Solo
quando questo si verifica è possibile un nuo-
vo incontro. Molti cristiani non pregano o
pregano molto poco e quindi non vivono mai
la preghiera come qualcosa che libera e dis-
pone al bene e perdono così il significato
della preghiera.
Quanto più l’uomo è oppresso ed ha
esperienze negative, tanto più ha bisogno di
una preghiera di preparazione all’incontro di
preghiera.
Nel programma di preghiera serale di
Medjugorje c’è questa preparazione che con-
siste nel recitare il Rosario un’ora prima del-
la s. Messa. La Madonna ha sempre racco-
mandato di recitare la preghiera per la purifi-
cazione per poter pregare correttamente.
Senza questa preparazione non ci sarà
un incontro e senza incontro non ci sono
neanche i frutti della preghiera.
Chi dopo
la preghiera è nervoso, triste, egoista, chiuso
agli altri, deve chiedersi seriamente cosa
p. Slavko
ci insegna la preghiera
supermercati locali si compra bene e se si fa
la spesa accompagnati dai propri albergatori,
si possono ottenere prezzi migliori; così si
può comprare di più. Se qualcuno vuol saper-
ne di più mi può contattare.
Nonostante le aumentate difficoltà alle
dogane, continuano i nostri pellegrinaggi di
carità con furgoni e camion per soccorrere i
più poveri. Un grande grazie a quanti colla-
borano con noi o ci mandano offerte.
Alberto Bonifacio -Centro Informazioni
Medjugorje - Via S. Alessandro, 26 – 23855
PESCATE (LC) -
tel. 0341-368487 – fax 0341-368587 – e-
mail: b.arpa@libero.it
Eventuali aiuti e offerte inviarli a: A.R.PA.
Associazione Regina della Pace Onlus (stes-
so indirizzo
):
* conto corrente postale n. 46968640
Incontri di preghiera
con padre Jozo
Sabato 13 novembre 2004 - ore 14
Palasport - Casarano (Lecce)
Domenica 14 novembre 2004 - ore 9
Palazzetto dello sport
Andria (Bari) (tutta la giornata)
Sabato 4 dicembre 2004 - ore 15
Santuario Madonna del Divino Amore
Roma
Per informazioni: Matteo tel. 0585-43653
oppure numero verde 800901048
Venerdì 19 novembre 2004 - ore 15
Santuario Beata Vergine dei Miracoli
Saronno (VA)
Sabato 20 novembre 2004 - ore 15
Santuario S. Maria del Fonte
Caravaggio (BG)
Per informazioni: associazione MIR i
DOBRO - Viggiù (VA) - Tel. 0332-487613
Il 12° Incontro Internazionale delle
Guide dei centri della pace, preghiera e cari-
tà legati a Medjugorje, si svolgerà dal 6 al 10
marzo 2005.
Il tema dell’incontro è: “Guida e pellegrino”.
Il numero dei posti è limitato, pertanto vi
esortiamo ad aderire al seminario al più presto
e comunque non oltre la fine di novembre
2004, al numero di fax 00387-36-651999
oppure tramite indirizzo e-mail:
seminar.marija@medjugorje.hr. Si raccoman-
da di portare con sé radiolina e cuffiette per la
traduzione simultanea.
La paura
non ci fa cristiani
Alla fine di Settembre, prima di lasciare
Medjugorje per una missione, sono andata da
MIRJANA per chiederle qual era la cosa più
importante da trasmettere agli Americani
nelle mie conferenze. Senza neppure starci a
pensare, questa è la risposta che mi ha dato:
“Dai loro la speranza! Mostra loro l’amore!”.
Ricordando alcuni dei pesi e dei proble-
mi della gente in Occidente, ha attirato la
mia attenzione sull’epidemia di paura che
infetta tanti cuori oggi. Sappiamo bene che
Mirjana, come gli altri cinque veggenti, non
edulcora le parole esigenti della Madonna.
Tuttavia, quella mattina, Mirjana mi sorpre-
se quando disse: “Coloro che hanno paura
non sono credenti”
. A prima vista queste
parole possono sembrare dure, ma rifletten-
doci, ci offrono delle buone ragioni per ral-
legrarci e per sperare. È semplice: più ci
attacchiamo a Gesù, meno dobbiamo avere
paura. Più ci avviciniamo a Dio, più la
paura si allontana.
Dovremmo veramente
metterci in testa che la paura e l’amore sono
incompatibili. Là dove c’è l’amore, la paura
è assente, e poiché Dio è puro amore, l’a-
more scaccia la paura.
Mirjana mi ha ricordato quel bellissimo
messaggio ricevuto negli anni ‘80: “Coloro
che prendono Dio Padre come padre nelle
loro famiglie, che prendono me (Maria)
come madre e la Chiesa come loro casa, non
hanno da temere il futuro e neppure i segre-
ti”. Possano queste parole essere scolpite in
ogni famiglia! Mi piace molto come s. Paolo
riassume questo: “Se Dio è con noi, chi sarà
contro di noi?”
(Rom 8,31).
In effetti, la sola paura che dovremmo
lasciare entrare in noi è la paura di essere
separati da Dio
(per il peccato grave e il
rifiuto della misericordia). Essere separati da
Dio è il vero disastro. La Vergine lo sottoli-
nea così: “Vi prego, non permettete che io
versi lacrime di sangue a causa delle anime
che si perdono per il peccato.” (22 Marzo
1984)
Dopo aver parlato della paura, Mirjana
ha continuato dicendo con convinzione:
“Sai, non c’è nulla che non possiamo ottene-
re con la preghiera ed il digiuno. Qualche
volta la gente mi chiede: Mirjana, che cosa
debbo fare in questa situazione oltre che pre-
gare? Chiedono questo, perché non hanno
ancora capito la grande potenza della pre-
ghiera! Perché dovremmo cercare un altro
mezzo, quando abbiamo già il migliore e più
potente? Il nostro sforzo dovrebbe consiste-
re nel pregare meglio, pregare di più, avendo
una maggior fiducia in Dio che ci guida
come un padre guida i suoi figli! Questa
fiducia non lascia spazio alla paura. È la
fiducia che rende la nostra preghiera tanto
potente.”
suor Emmanuel
fare e quanto ancora pregare per poter vive-
re le promesse che Dio ha fatto a coloro che
Lo hanno incontrato nella preghiera.
Impegniamoci nella preghiera, indivi-
duale, familiare e di gruppo, affinché la
nostra vita si plasmi secondo la volontà di
Dio e noi possiamo, già qui su questa terra,
vivere la pienezza della vita di Dio e pre-
paraci alla pienezza finale della vita che
l’occhio umano non ha ancora visto, l’orec-
chio non ha ancora udito ed il cuore deside-
rato, come dice s. Paolo.
Lascia che il tuo amore
suoni la mia voce
e si posi sul mio silenzio.
Lascialo entrare,
attraverso il mio cuore,
in tutti i miei movimenti.
Fa’ brillare il tuo amore come stelle
nell'oscurità del mio sonno
e fallo albeggiare al mio risveglio.
Fallo bruciare nel fuoco
dei miei desideri
e scorrere in tutte le correnti
del mio amore.
Lasciami portare il tuo amore
nella mia vita
come l'arpa porta la sua musica,
e lascia che io te lo ritorni
alla fine assieme alla mia vita.
Tagore
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Villanova M., 1° novembre 2004
Resp. Ing. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
Per nuovi abbonamenti o per le modifiche
di indirizzi scrivere alla Segreteria dell’Eco
CP 27 31030 BESSICA (TV)
E-mail: info@ecodimaria.net
Di vi benedica con ogni benedizione del
cielo, e vi renda puri e santi ai suoi occhi;
effonda su di voi le ricchezze della sua
gloria, vi ammaestri con le parole di
verità, vi illumini col vangelo di salvezza,
vi faccia lieti nella carità fraterna.
I lettori scrivono...
Padre Giuseppe Buffoni dal Malawi
(Africa) - A tutti un bel grazie per la solle-
citudine nello spedire “Eco di Maria”. L’ho
ricevuto ieri e in questi giorni lo distribuirò.
È un bel regalo. Come ho sempre detto al
Gruppo: Medjugorje si fà propaganda da sé
con i fatti, cioè con l’amore alla preghiera,
con la Confessione, con la conversione,
ecc. Le parole sono e restano tali, ma i fat-
ti
rimangono e parlano da sé. Sempre un
ricordo nella preghiera vicendevole.
Ricordatevi di sorridere...
Da parte mia celebrerò le SS.Messe
secondo le intenzioni della Madonna, e
quelli del Gruppo rafforzeranno le loro pre-
ghiere, e così ci auguriamo che la
Provvidenza operi quei miracoli che le sono
particolari; e a noi il batterle le mani per la
Sua generosità. Benedico e saluto tutti di
cuore con un grosso “Grazie!”
Marie-Theres Konrad dalla Svizzera
Gioisco ogni volta che mi arriva Eco.
Grazie infinite.
Margarita Rincon dall’Australia -
Grazie, mille grazie per l’invio dell’Eco di
Medjugorje. Gioisco tanto della sua lettura.
Hector Fundora da Cuba - Un caro
saluto a voi da Cuba e il mio buon augurio
di pace e bene per tutti i collaboratori. Il
vostro Eco è formidabile e mi arricchisce
molto nella mia vita spirituale, così come a
molti fratelli della mia parrocchia. Con
fiducia prego affinché Nostra Madre e Dio
vi colmino di numerose benedizioni.
Edwin Romero Martinez da Bogotà,
Colombia - Con allegria ho ricevuto setti-
mane fa il mio primo esemplare di Eco di
Maria
, e desidero ringraziarvi di tale straor-
dinario messaggio che è servito per cono-
scere e svegliare l’interesse sulle apparizio-
ni della Vergine Maria. È stata anche una
esortazione per aumentare la recita del
Rosario e la devozione a nostra Madre del
Cielo.
Leggere il messaggio dell’apparizione
permette di comprendere la grandezza e
l’importanza di un cambio di vita nel mon-
do attuale e palpare chiaramente la miseri-
cordia di Dio, che tramite la Nostra
Signora, ci viene trasmessa mese dopo
mese e si fa attiva ed attuale. Dio Padre
Misericordioso trovi compiacenza in voi e
vi doni la grazia di continuare a diffondere
il messaggio di Maria in tutto il mondo.
Spero presto di ricevere il mio secondo
esemplare e di collaborare così a questa
nobile causa.
Beatrice Laureti da Casperia (I) -
Gentile redazione, vi scrivo poichè vorrei
che mi mandaste il vostro giornalino Eco di
Maria
. Sono appena tornata da Medjugorie
e l’ho trovato laggiù ed è molto interessan-
te poichè è chiaro e spiega bene tante cose.
Vorrei ricevere i numeri arretrati del 2004
se ne avete disponibili perché leggere que-
sto giornalino è cibarsi di vero cibo, è bere
quando si è assetati.
IMPORTANTE: Chi desidera ricevere
l’Eco per posta lo richieda direttamente alla
Segreteria. Non sono previsti invii da altri
mittenti.
Grazie.
Eco su Internet: http://www.ecodimaria.net
abbon.: info@ecodimaria.net
E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
Nutriamo
la famiglia dell’ECO
È una realtà sempre più evi-
dente la dimensione familiare
che accomuna tutti coloro che
gravitano intorno all’Eco di
Maria
: da chi lo concepisce a chi
lo produce, da chi si impegna a
diffonderlo a chi lo riceve negli
angoli più svariati della terra. La
vastità dello spazio che l’Eco
riesce a percorrere ha dell’incredibile se
pensiamo alla semplicità della sua veste
tipografica e alla povertà dei mezzi che ven-
gono usati perché Eco viva.
Umanamente è quasi impensabile,
soprattutto alla luce di questa nostra società
sempre più tecnologicamente raffinata, lega-
ta a parametri estetici esigenti e regolata dal-
la legge del profitto. Eppure questo piccolo
periodico arriva nelle mani di innumere-
voli persone
, “di ogni lingua, razza, popolo
e nazione”
(cfr. Ap 7,9).
Non possiamo fornire dei dati ufficiali a
proposito delle copie stampate, perché mol-
tissimi sono gli esemplari riprodotti attra-
verso le fotocopiatrici oppure “scaricati” da
internet e poi diffusi manualmente.
Diciassette le lingue “ufficiali” nelle
quali Eco è tradotto, ma molte di più le lin-
gue locali in cui viene ritradotto per favorir-
ne la lettura a minoranze linguistiche e dia-
lettali sparse per la terra.
La sottile tentazione di provare un moto
di orgoglio viene tuttavia subito smorzata
dalla chiara consapevolezza che tutto que-
sto non può essere opera dell’uomo
, e che
soltanto la forza della grazia rende possibile
l’impossibile
. Maria ne aveva fatto esperien-
za nella propria vita al momento dell’An-
nunciazione, quando dal nulla si trovò gra-
vida di un figlio “non suo” (cfr. Lc 1,34 ss).
Oggi, con tenero amore, la s. Vergine conti-
nua ad essere testimone e missionaria del-
l’attitudine di Dio a
creare dal niente, e a
far del piccolo cose
grandi. È infatti suo il
cuore di chi scrive il
giornale, sue le mani
che lo confezionano,
suoi i piedi che lo dis-
tribuiscono, suoi i figli
che lo ricevono…
L’ECO è DI MARIA,
e per questo noi gli
vogliamo bene.
Alla conclusione di
quest’anno in cui abbiamo festeggiato il
ventennale dell’Eco
, ci troviamo a traccia-
re dei bilanci e fissare lo sguardo oltre, per
garantire un futuro sempre più fecondo e
fruttuoso a quest’umile strumento editoriale.
Guardando alla prima comunità dei cre-
denti riunita intorno a Maria, vediamo come
fosse necessario che ognuno desse qualco-
sa di se stesso
perché tutti avessero di che
vivere: “…e tenevano ogni cosa in comune;
chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e
ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di
ciascuno”
(At 2, 44 ss).
Con questo stesso spirito, consapevoli
che la Regina della Pace desidera continua-
re a riunire e a parlare ai suoi figli, sentiamo
di condividere con tutti voi il bisogno di
sostenere concretamente l’Eco
: innanzitut-
to con la preghiera – come già moltissimi
fanno – ma anche con un contributo eco-
nomico
adeguato alle proprie possibilità.
Sta nel cuore di ognuno di noi la misu-
ra e la natura delle cose da offrire: servi-
zio, denaro, preghiere, sacrifici…
Nell’intimo della propria anima ognuno ne
parli con Dio, che di questa famiglia è il
Padre, è avrà sicuramente chiaro in mente
cosa fare per “essere cibo” per gli altri anche
attraverso le righe del nostro giornale.
A tutti, di cuore, un grande grazie.
sr. Stefania Consoli
(Caporedattore)
L’Eco di Maria è gratuito e vive solo di
libere offerte da versare in POSTA:
n. 14124226 intestato a Eco di Maria
Cas. Post. 27- 31030 BESSICA (TV)
o in BANCA:
Associazione Eco di Maria
Banca Agricola Mantovana (BAM)
Agenzia Belfiore
Codice IBAN:
IT 02 Z 05024 11506 000004754018
Dagli amici albanesi
Spettabile Redazione,
Siamo uno gruppo della Legione di
Maria “Madre di Buon Consiglio”. Vi salu-
tiamo e vi ringraziamo da Bushati di
Scutari. Da tanto tempo ormai siamo lettori
regolari della rivista Eco di Maria, che non
solo leggiamo e discutiamo nel nostro grup-
po, ma anche la distribuiamo con tanto pia-
cere. Vi facciamo tanti complimenti, vi rin-
graziamo per la grande volontà nella pubbli-
cazione dell’Eco che, come portavoce dei
messaggi della Madonna, Nostra Madre
Celeste, non è solo un alimento spirituale
insostituibile, ma anche una spinta per lavo-
rare senza risparmiarci per la divulgazione
degli messaggi della Regina della Pace.
Conserviamo tanti numeri del vostro
meraviglioso periodico, ma desideravamo
tanto di avere almeno uno dei volumi della
collezione che contiene i primi 100 numeri
della rivista, che è stata pubblicata.
Avendo fiducia che prenderete in consi-
derazione la nostra richiesta, vi auguriamo
con tutto il cuore a voi e a tutti collaborato-
ri dell’Eco salute e buon lavoro nella vostra
nobile missione. Il buon Dio e la Madonna,
Nostra Madre Celeste vi benedicano, vi
guidino e vi sostengono sempre.
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