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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 180 (Marzo-Aprile 2005)

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Messaggio del 25 gennaio 2005:
“Cari figli, in questo tempo di grazia
di nuovo vi invito alla preghiera. Pregate,
figlioli, per l’unità dei cristiani affinché
siate tutti un cuor solo. L’unità sarà reale
tra di voi nella misura in cui voi preghe-
rete e perdonerete. Non dimenticate: l’a-
more vincerà solo se pregherete e i vostri
cuori si apriranno. Grazie per aver rispo-
sto alla mia chiamata.”
Pregate per
l’unità dei cristiani
Padre santo, custodisci nel tuo nome
coloro che mi hai dato, perché siano una
cosa sola, come noi
(Gv 17, 11b). Così pre-
ga Gesù quando giunge l’ora del Suo sacri-
ficio ed ancora: Non prego solo per questi,
ma anche per quelli che per la loro parola
crederanno in me; perché tutti siano una
sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in
te, siano anch’essi in noi una cosa sola,
perché il mondo creda che tu mi hai man-
dato
(Gv 17, 20-21).
La preghiera di Gesù non può essere
non ascoltata dal Padre; eppure ancora oggi
i cristiani non sono una cosa sola. Dopo un
felice inizio in cui la moltitudine di coloro
che erano venuti alla fede aveva un cuor
solo ed un’anima sola
(At 4, 32a) ben pre-
sto serpeggiano le prime discordie (1 Cor 1,
11-12) ed ancora oggi non cessa lo scanda-
lo della divisione dei cristiani. La grande
preghiera di Gesù è ancora sospesa davanti
al Padre ed attende forse la rivelazione dei
figli di Dio
(Rm 8, 19) ed il ritorno del
Figlio dell’uomo per essere pienamente ed
universalmente soddisfatta. Infatti l’ultimo
nemico ad essere annientato sarà la morte
(1 Cor 15, 26) e poiché il divisore semina
morte sarà, forse, l’ultima battaglia a dona-
re al mondo l’unità dei cristiani. Questo
non deve indurre ad una attesa passiva, anzi
mobilitare tutti ad implorare da Dio il gran-
de miracolo di farci tutti un unico figlio nel
Figlio suo Gesù.
La preghiera per l’unità dei cristiani non
si conclude con la chiusura dell’ottavario
ed infatti Maria ci sollecita pregate, figlio-
li, per l’unità dei cristiani affinché tutti
siano un cuor solo
. Un cuor solo nel Cuore
di Gesù, non con le parole ma con i fatti,
con la vita. Cessi la divisione fra la creatu-
ra ed il suo Creatore, cessino le divisioni fra
le persone nei luoghi della loro esistenza,
nella famiglia, nella società, nel mondo. Sia
relegato nell’inferno il divisore e regni
Cristo Gesù. L’unità sarà reale tra di voi
nella misura in cui voi pregherete e per-
donerete
. Senza preghiera, senza comunio-
ne con Dio, non siamo in grado di perdona-
re veramente; crescere nella preghiera e nel
perdono perché la riconciliazione sia possi-
bile, perché l’unità sia reale e non fittizia.
Questo grande obiettivo è alla portata di
tutti e tutti devono sentirsi responsabili;
pregare e perdonare richiede solo l’apertura
del cuore e tutti possono chiedere questa
grazia a Dio ed ottenerla. Non occorre pos-
sedere particolari doti di sapienza ed intel-
ligenza, anzi spesso queste sono di ostaco-
lo perché il Padre tiene nascoste queste
cose ai sapienti ed agli intelligenti ma le
rivela ai piccoli
(Mt 11, 25).
Non dimenticate: l’amore vincerà
solo se pregherete e il vostro cuore si
aprirà
. Sono parole semplici ma di portata
grandissima e di significato profondo. La
salvezza conquistataci da Cristo attende la
nostra accettazione per essere universale e
manifesta al mondo; occorre pregare e tutto
offrire a Dio (cuore aperto), cioè completa-
re nella propria carne quello che manca ai
patimenti di Cristo
(Col 1, 24).
Questo non va preso come condanna
alla sofferenza ma come ulteriore prova del
grande Amore di Dio che ci vuole elevare al
Figlio. Venga, o Padre, il tuo Regno, che è
regno di pace e di amore, trionfi nel mondo
la civiltà dell’Amore; noi crediamo in Te,
noi ci abbandoniamo a Te!
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 febbraio 2005:
“Cari figli, oggi vi invito ad essere le
mie mani tese in questo mondo che met-
te Dio all'ultimo posto. Voi, figlioli, met-
tete Dio al primo posto nella vostra vita.
Dio vi benedirà e vi darà la forza di testi-
moniare il Dio d'amore e di pace. Io sono
con voi e intercedo per tutti voi. Figlioli,
non dimenticate che vi amo con amore
tenero. Grazie per aver risposto alla mia
chiamata.”
Dio al primo posto
Oggi vi invito ad essere le mie mani
tese in questo mondo che mette Dio
all’ultimo posto
. Già nel novembre dello
scorso anno Maria ci ha rivolto un invito
analogo e la chiamata ad essere le sue mani
tese
ha suscitato sincera emozione nelle
anime belle, aperte ad accogliere gli inviti
ed i suggerimenti della Mamma celeste.
Questo invito oggi si ripete e sembra espri-
mere una più pressante urgenza ed un più
vasto campo d’azione. Oggi l’invito ha
come scenario il mondo intero. Siamo chia-
mati ad essere le sue mani tese dinanzi al
mondo intero e la chiamata è motivata dal
fatto che questo mondo mette Dio all’ulti-
mo posto
. È un chiaro invito a ribaltare la
situazione, a ristabilire il primato di Dio nel
mondo. Come? Diventando le mani tese di
Maria, cioè consentendo a Lei di usare le
nostre mani per soccorrere, sostenere, rial-
zare, dar da mangiare, curare, servire,
carezzare, accogliere, benedire.
Essere le sue mani tese per rimettere
Dio al posto che Gli compete, il primo e non
l’ultimo, e fare questo con la concretezza
della vita e non a parole. Voi, figlioli, met-
tete Dio al primo posto nella vostra vita
.
Non basta dire. Occorre agire. Il nostro Dio
non è un concetto da esprimere ma una
Presenza viva da mostrare; non è una idea
da comunicare ma il Vivente da testimonia-
re; non è qualcosa di inafferrabile e di sfug-
gente, ma il Creatore e Colui che consente
la vita. In Lui infatti viviamo, ci muoviamo
ed esistiamo
(At 17,28a). Creato ad imma-
gine di Dio
(Gen 1,27) l’uomo trova solo in
Dio la sua vera vita: quando mi sarò unito a
Te con tutto me stesso, non esisterà per me
dolore e pena. Sarà vera vita la mia, tutta
piena di Te
(s. Agostino, Confessiones).
Se non è orientato a Dio l’uomo è
necessariamente disorientato e le seduzioni
del mondo, le illusioni di potere e di ric-
chezza, non bastano a cancellare il bisogno
di Lui perché come la cerva anela ai corsi
d’acqua, così l’anima mia anela a Te, o
Dio; l’anima mia ha sete di Dio, del Dio
vivente
(Sal 41 (42)). Non esistono com-
promessi: se Dio non è al primo posto, sci-
volerà presto o tardi all’ultimo, perché non
“Mio cibo è fare la volontà di colui che
mi ha mandato e compiere la sua opera”
(Gv 4,34)
Marzo - aprile 2005 - Edito da Eco di Maria, C.P.
27 31030 Bessica (TV)
(Italia) - Tel / fax 0423. 470331
A. 21, n. 3-4; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
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possiamo servire a Dio ed a mammona (Mt
6, 24 b; Lc 16, 13 b).
Mettere Dio al primo posto, come ha
fatto Gesù, come ha fatto Maria, come fan-
no i santi. Non è così difficile come il ten-
tatore ci fa credere; basta dire il nostro al
Padre, ma dirlo con tutta l’anima, con tutto
il cuore, con tutto il corpo; dirlo con gioia,
con fede, con amore. Sì, Padre, totalmente
tuo in Gesù e Maria. Non la mia ma la tua
volontà, da oggi in poi si compia, Padre.
Fammi tuo figlio nel Figlio tuo prediletto.
Non desidero altro che assomigliare al
Figlio tuo Gesù, perché l’umanità possa
essere salvata. Eccomi, Padre, fa’ di me un
unico Figlio alla tua Presenza. E la sua sof-
ferenza mi serva come pane quotidiano
perché io possa assomigliare a Lui in tutto
.
Entriamo in questa preghiera dell’asso-
ciazione Il Cenacolo di Gesù e Maria.
Viviamola in ogni istante della nostra gior-
nata, onoriamola in ogni circostanza della
nostra vita, perché tutta la nostra esistenza
sia lode al Padre ed abbandono alla sua
Volontà, a testimonianza che il nostro Dio è
Dio d’amore e di pace. Con la sua benedi-
zione
Egli ci darà la forza per seguire Gesù
nella gioia e nel dolore, sul Tabor come sul
Calvario. L’amore di Maria per noi è tene-
ro
; cioè non solo dolce, ma tenero come un
germoglio che sta per sbocciare nelle nostre
mani tese. Che aspettiamo ancora?
N.Q.
Suor Lucia è in Cielo!
Era un suo desiderio fin da quando la
“bianca Signora” le si era mostrata nella
Cova di Iria, vicino a Fatima in Portogallo.
Era il lontano 1917 quando Lucia, a soli 10
anni, incontrò la Madonna insieme a suoi
due cugini più piccoli. Ripetere la ormai
nota vicenda di Fatima è superfluo, ma in
questa circostanza vale la pena ricordare un
fatto significativo. In uno dei loro incontri
‘La Signora’ aveva detto che avrebbe presto
preso in cielo Francesco e Giacinta, ma che
Lucia sarebbe rimasta ancora, perché:
“Gesù vuole servirsi di te per farmi cono-
scere ed amare. Vuole stabilire nel mondo
la devozione al mio Cuore Immacolato”.
L’idea non piacque subito alla ragazzina,
che invece avrebbe preferito condividere lo
stesso destino di Giacinta e Francesco. Ma
proprio qui sta la grandezza della sua rispo-
sta: Lucia rimase su questa terra consacran-
dosi a Dio con tutta se stessa, nel nascondi-
mento e nella preghiera - attraverso la sem-
plicità della vita e senza cercare protagoni-
smi - per promuovere con la propria immo-
lazione la devozione al Cuore Immacolato,
così cara a Maria.
“Suor Lucia ispirava fiducia per la pace
in cui viveva”, ha affermato monsignor João
Alves, Vescovo emerito di Coimbra, “una
pace che risiedeva nella fede e in una
costante unione con Dio”. Questa pace la
comunicava a quanti la circondavano o sem-
plicemente entravano in contatto con lei,
anche epistolare (amava scrivere, tanto che
già in età avanzata imparò ad usare il com-
puter); la comunicava ai semplici e ai “gran-
di”, come a quei Papi che ebbe la grazia di
incontrare e che attinsero da lei dei “lembi
di Cielo”. In particolare Giovanni Paolo II,
che fu protagonista di una parte dei segreti
di Fatima, di cui Lucia è stata depositaria e
fedele custode.
L’affetto per lui durò, ricambiato, fino
alla fine. Poche ore prima di morire l’anzia-
na carmelitana ha ricevuto un messaggio
personale del Santo Padre che: «venuto a
conoscenza del momento di dolore e di sof-
ferenza, l’accompagna con la sua preghiera
e la sua benedizione e chiede a Dio che la
nostra cara sorella sappia vivere questo
momento nello spirito dell’offerta pas-
quale
». Suor Lucia, che è rimasta lucida e
cosciente fino a pochi attimi prima della
morte ha ascoltato il messaggio con grande
emozione» riferisce il vescovo di Coimbra.
Era a sua volta preoccupata per la salute del
Pontefice e ha trascorso gli ultimi giorni in
preghiera per lui.
È morta il giorno 13 febbraio, proprio
come il giorno del mese in cui le apparve la
Madonna. Presto avrebbe compiuto 98 anni.
Una lunga vita per chi, al contrario, avrebbe
preferito consegnarla subito alle mani di
Maria!
Red.
Il Papa: Icona
del Servo sofferente
Non è facile parlare del Papa in
questo periodo in cui la sua salu-
te è così seriamente minacciata.
Mentre si scrive di lui, infatti, si
pensa: quanto tempo ancora rimarrà tra noi?
Ce la farà a superare anche questa volta le
difficoltà che il suo corpo ammalato conti-
nuamente gli propone?
Il mondo intero in questi frangenti rimane
con il fiato sospeso, grazie anche ad un’inva-
dente azione mediatica che monitorizza ogni
suo faticoso movimento ed esibisce senza
riguardo gli umilianti segni del suo male.
D’altro canto, se da una parte questo “primo
piano” sui patimenti del Papa ha il sapore di
sottile cinismo che condisce il nostro bisogno
di sensazioni e di “scoop”, dall’altra rende un
servigio alla parte più nobile e preziosa del
suo pluriennale pontificato: la predicazione
con la sofferenza.
“Deve soffrire anche il
Papa”
affermava già nel 1994, “perché il
mondo veda che c’è un Vangelo, direi, supe-
riore: il Vangelo della sofferenza”.
Paradossale questo concetto ai nostri gior-
ni, caratterizzati dalla sempre maggiore ricer-
ca del benessere e dall’illusione di un’eterna
giovinezza che, in qualche modo, argina l’idea
della morte. Si preferisce infatti far finta che
non esiste e ci si affanna a sfruttare ogni istan-
te della vita per il proprio godimento.
Ecco perché per guidare la Chiesa di
questi tempi Dio ha scelto un uomo che
non si vergogna di far mostra della sua
debolezza
, ma che al contrario ne fa un
segno di forza e di esempio per il gregge a
lui affidato: “Anche qui in ospedale, in mez-
zo agli altri ammalati, continuo a servire la
Chiesa e l’intera umanità”
, ha dichiarato il
Santo Padre durante un suo recente ricovero.
È un pensiero costante che ultimamente
lo accompagna, quasi si concentrasse qui
tutta la sua predicazione. È riduttivo? No, è
il centro del messaggio cristiano. È l’essen-
ziale, perché come dice egli stesso:
“L’invecchiamento, con i suoi inevitabili
condizionamenti, così come la malattia,
accolti serenamente alla luce della fede,
possono diventare occasione preziosa per
meglio comprendere il mistero della Croce,
che dà senso pieno all’umana esistenza…
La sua testimonianza è evidente, ma è
anche evidente l’effetto che provoca in tutti
noi. Perché se è vero che il mondo lo amava
quando all’inizio del suo pontificato egli pas-
sava agilmente da un paese all’altro come un
autentico “atleta di Dio” (scuotendo tra l’al-
tro le coscienze con parole determinate e
tonanti), ancor più vera è l’ammirazione che
il Papa oggi suscita in tutto il mondo, quando
disabile si lascia trasportare, mite si lascia
accarezzare, disarmato combatte per la pace.
Naturalmente questa condizione, penaliz-
zante e “perdente” dal punto di vista umano,
non lo priva minimamente di quella tempra e
determinazione con le quali egli ha sempre
portato avanti il suo apostolato. Anzi, tutt’al-
tro. È sempre impaziente Giovanni Paolo II di
ritornare al suo lavoro quando l’infermità, per
una qualsiasi ragione, lo immobilizza.
Non è ostentazione la sua, né esibizioni-
smo, tanto meno eroico protagonismo. È
solo l’espressione di un profondo senso di
responsabilità di chi ha ricevuto in custodia
da Dio un’umanità estremamente bisognosa
di un padre. “Sento sempre bisogno del
vostro aiuto davanti al Signore, per compie-
re la missione che Gesù mi ha affidato”
esclama umilmente all’Angelus del 13 feb-
braio. E sul primo “biglietto” dopo l’inter-
vento di tracheotomia a cui è stato sottopo-
sto nella serata di giovedì 24 febbraio il Papa
scrive: “...Ma io sono sempre Totus Tuus”,
con il quale egli ha ha voluto rinnovare -
teneramente e vigorosamente - l’affidamen-
to di se stesso e della sua Missione nelle
Mani della Mamma.
Non manca mai, dunque, ai suoi impe-
gni, anche quando a stento può sollevare una
mano o esprimere con un filo di voce qual-
che parola. E lo farà fino all’ultimo. Sino in
fondo. Nonostante i sagaci tentativi di “qual-
cuno” che gli consiglia di ritirarsi prima del
tempo, perché: “la Chiesa deve avere una
Capo in buona salute”. A questi il Papa, sen-
za scomporsi, replica: “Gesù è forse sceso
dalla croce?”
.
Continua così il suo viaggio sulla terra,
tenace e fedele, sovvertendo con il suo com-
portamento l’idea di “potente”. È tempo infat-
ti di capire che la forza della Chiesa nasce dai
piccoli, dagli ultimi, da quelli che di nascosto
sanno offrire coraggiosamente le proprie sof-
ferenze per il bene di tutti.
E proprio a loro si rivolge il Santo Padre:
“Cari malati, se alle sofferenze di Cristo
unite le vostre pene, potete essere suoi privi-
legiati cooperatori nella salvezza delle ani-
me
. È questo il vostro compito nella
Chiesa… La vostra sofferenza non è mai
inutile, anzi è preziosa, perché è condivisio-
ne misteriosa ma reale della stessa missione
salvifica del figlio di Dio”.
Questa è la sua predicazione. Questo il
suo esempio. Questa la sua vita, fino alla
morte… Una vera icona del Servo sofferente
prefigurato dal profeta Isaia (cfr. Is 53,1ss) e
oggi incarnato nel successore di Pietro. Un
Papa grande proprio perché capace di farsi
piccolo, e persino mendicante: “…conto tan-
to sul valore delle vostre preghiere e soffe-
renze: offritele per la Chiesa e per il mondo,
offritele anche per me e per la mia missione
di Pastore universale del popolo cristiano”
.
Nei giorni del suo ricovero l’Osservatore
romano commenta: Il Papa sta mostrando al
mondo che cosa significa veramente il valo-
re salvifico della sofferenza cristianamente
respirata ed abbracciata. In questo ospedale
si vive un’esperienza infuocante e spiritual-
mente dirompente che capovolge la mentali-
tà che vede il dolore come qualcosa di mor-
tificante, da nascondere, da rimuovere, da
cui allontanarsi con ribrezzo. Il Papa sta
dicendo che il Mistero della Redenzione del
mondo è in modo sorprendente radicato nel-
la sofferenza. S.C.
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L’ANNO DELL’EUCARISTIA
17 ottobre 2004 - 29 ottobre 2005
In Quaresima nel deserto:
alla scuola d’intimità e di amore
Se l’esodo è il simbolo del cammino del-
l’uomo verso la perfezione, il deserto ne è lo
spazio vitale. È nel deserto che l’uomo
impara a conoscersi, a fare le sue scelte:
“pongo davanti a te due strade: il bene e il
male, scegli”
(cfr. Dt 30, 15.19).
È nel deserto che l’uomo matura la
preghiera prolungata e vitale, che si abitua
alla fatica della marcia, che impara a cono-
scere i suoi limiti, il suo egoismo, la sua
pigrizia, la sua golosità e più di tutto le cose
nascoste.“T’ho condotto nel deserto per
vedere ciò che era nel tuo cuore”
(cfr.
Esodo). Ma c’è di più.
Il deserto è la scuola dell’intimità divina,
è lo spazio silenzioso e senza confini del-
l’incontro con l’Assoluto di Dio.
Nel deserto la legge diventa Amore e
l’uomo scopre che Dio è Persona.
I Profeti hanno aiutato il popolo di Dio a
trovare questa dimensione matura del rappor-
to con Jahvè proprio nel deserto e il rapporto
è diventato amicizia, alleanza, colloquio,
conoscenza, vita. Soprattutto Osea sa raccon-
tare la storia di questo incontro che diventa
amore coniugale e che vede nello sposalizio
la pienezza del dono di Dio all’uomo e nel-
l’adulterio la natura stessa del peccato:
“Vieni, vieni popolo mio. Vieni con me là nel
deserto, cuore a cuore d’amore ti parlerò”
.
Il rapporto Dio-Uomo è un grande
rapporto di solitudine. La preghiera, la
vera, quella crocifissa, ti condurrà là e là si
consumerà come fiamma d’amore.
Il deserto è veramente il luogo di Dio,
ed è il luogo dove l’uomo impara a diveni-
re Dio.
Figlio di Dio, s’intende, ma della stes-
sa natura di Dio. Chi compirà la trasformazio-
ne è la carità e quando regnerà la carità non ci
sarà più bisogno né della fede né della spe-
ranza, che avranno esaurito il loro compito.
Il deserto è quindi la marcia dell’uomo
verso la Terra promessa, il luogo dove si è
evidenziato l’assoluto di Dio e dove l’uomo
ha imparato a stare con Lui, a parlare con
Lui, a pregare con Lui e a conoscere la mise-
ricordia e il cuore del Padre, la sua realtà che
è amore, solo amore, tutto amore.
Dal deserto si esce con la certezza che
Dio cammina con l’uomo, che cerca l’uo-
mo, che dell’uomo è il Tutto e che non c’è
altro Dio fuori di Lui.
(da: Un cammino senza fine - Carlo Carretto)
Per uno strano
gioco di riflessi
“Ecco l’Agnello di Dio…”, pronunciava
il sacerdote sollevando l’ostia ormai spezza-
ta, dopo avere accolto tra le mani il sacrifi-
cio di Cristo. Per uno strano gioco di riflessi
una luce proveniente da chissà dove, rimbal-
zando sulla patena dorata si rifletteva sull’o-
stia, rendendola sorprendentemente lumino-
sa. Sembrava quasi che la luce promanasse
dall’interno: era forte, chiara, intensa.
Fu allora che feci esperienza di qualcosa
che avevo sentito dire ma che solo in quel
momento comprendevo nella sua profonda
verità: “Gesù è luce, luce purissima, luce
increata, e questa luce entrerà in me quando
dischiuderò le labbra per accogliere
l’Eucaristia”.
Questo pensai mentre un sottilissimo
entusiasmo penetrava la mia mente ed il
cuore all’idea che le profondità del mio
essere - interiormente buio, spento, oscurato
dall’ombra del peccato, mio e del mondo -
presto avrebbero cambiato aspetto. “Se in
questo mio buio lascio entrare la luce tutto
sarà diverso”, mi dicevo. “Più mi apro, più
essa mi invaderà. Più sarò vuota di me, più
ne sarò ricolma…”. E con questi sentimenti
mi predisposi a fare la comunione.
Una nuova coscienza si affacciò alla mia
mente e si pose sul fondo dell’anima una vol-
ta tornata al mio posto: quel pane sottilissimo
che man mano si andava sciogliendo in me
conteneva la stessa Luce che a suo tempo
aveva definitivamente sconfitto la Tenebra.
Era successo quel giorno nel sepolcro.
Il terzo, per l’esattezza, dopo la Pasqua. Il
corpo di Gesù inanime poggiava sulla pietra.
C’era buio in quella tomba. Come in tutte,
d’altronde, perché il buio è l’ornamento che
la morte porta sempre con sé. È una specie
di attributo che la caratterizza e che essa
vorrebbe imporci in eterno.
Ma quel giorno qualcosa di definitivo
cambiò il nostro destino. Quel giorno furono
le tenebre ad imbattersi nella propria morte.
Non ci fu scampo per loro. Furono vinte.
Squarciate da una luce potentissima che irra-
diò da quel corpo morto in croce. E attraver-
sandone tutte le fibre, lo riportò in vita.
Evento inaudito. Evento incredibile.
Evento salvifico. Sì, perché quel giorno la
corruzione fu sradicata dall’esistenza umana.
Una volta per tutte. E fu costretta a cedere il
posto ad un nuovo processo che ne mutava le
sorti: la risurrezione.“Di questa notte è sta-
to scritto: la notte splenderà come il giorno,
e sarà fonte di luce per la mia delizia”
, can-
ta l’Exultet di Pasqua. “Gioisca la terra
inondata da così grande splendore: la luce
del re eterno ha vinto le tenebre del mondo”.
Questa è la Luce con la quale è impa-
stata ogni ostia che diviene Eucaristia.
Questa è la Luce che noi assumiamo quando
ci comunichiamo. Una Luce capace di irrom-
pere nel sepolcro delle nostre morti quotidia-
ne - quelle piccole e quelle grandi - e di rido-
narci vita. La vita risorta. La vita redenta.
Proviene dal Padre e, attraverso lo Spirito,
si fa corpo del Figlio perché noi ne diventia-
mo dimora. “Voi siete la luce del mondo”, ci
assicura il Maestro. Ma poi aggiunge: “non
può restare nascosta una città collocata
Pane per il corpo
e per lo spirito
Il mangiare nutre il nostro corpo, ma
nutre e rinsalda anche la comunione tra
coloro che partecipano al pasto. Prendere il
cibo insieme è un gesto che esprime stima,
disponibilità al dialogo, accoglienza, inco-
raggiamento, perdono, festa. Per questo gli
eventi importanti della vita vengono cele-
brati con un pasto fato insieme.
Gesù di insegna a domandare il
«nostro» pane quotidiano: non solo per me,
ma per tutti. Ci dispone così a percepire la
fame di ogni uomo, ad avere presenti gli
innumerevoli affamati del mondo.
Domandando il pane quotidiano, chiedia-
mo a Dio di non restare chiusi nell’egoismo o
nella rassegnazione sterile di fronte alla fame
degli uomini, ma di imparare a condividere il
nostro pane per diventare servitori e testimo-
ni del suo amore e della dignità di ogni uomo.
Ma l’uomo non vive di solo pane: ha
fame di valori, di lucidità, di speranza, di
fede, di libertà, di pace, di infinito, di eterni-
tà, di vincere la morte. L’uomo ha bisogno di
venire nutrito anche da un Dio che entra
dentro di lui, che dà senso alle giornate, che
capisce le lacrime, che garantisce la capaci-
tà di amare, che perdona, che aiuta a non
lasciarsi schiacciare dai propri pesi e a por-
tare quelli degli altri. Verso questo Dio ci
spinge un desiderio vitale come la fame e la
sete. Dio Padre nutre questa nostra fame spi-
rituale anzitutto col pane della sua parola.
Nella Bibbia il pane diventa anche
segno che prefigura la meta gioiosa della
storia: un banchetto
nel quale ognuno sarà
sopra un monte, né si accende una lucerna
per metterla sotto il moggio, ma sopra il
lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che
sono nella casa. Così risplenda la vostra luce
davanti agli uomini…”
(Mt 5, 14).
È eloquente l’invito. Non possiamo
ignorarlo rintanandoci nella penombra del
nostro egoismo, o di un devozionalismo
individualista, per sfruttare il dono solo per
noi stessi. Dobbiamo piuttosto essere audaci
annunciatori di quel Mistero che ha scardi-
nato i chiavistelli della morte e ci ha reso
immortali. Senza temere di esporci e
mostrare al mondo quello che dovremmo
essere: sale - o meglio - cristiani che sanno
di Cristo
. E ancora: uomini e donne impa-
stati di quell’unica Luce in grado di richia-
mare ogni cosa all’esistenza.
Seduta sul banco della chiesa, immersa
nella mia riflessione, mi accorsi che quella
Luce con il suo ingresso mi stava pian piano
cambiando. Anzi trasfigurando, poiché tutto
ciò che poco prima era intriso d’ombra, ora
d’un tratto risplendeva.
Ebbi la netta sensazione di essere davve-
ro io quella lampada da poggiare sul monte,
priva di qualsiasi copertura, affinché la sor-
gente luminosa che ora era in me potesse
raggiungere orizzonti lontani.
Ma c’era qualcosa che io avrei dovuto
fare mentre brillavo di luce non mia:
dovevo proteggerla perché non si spegnesse.
Proteggerla dai venti e dalle intemperie, da
tutti quegli spiriti, cioè, che odiano la Luce.
Diventarne custode, come un tabernacolo fa
con il Santo Sacramento. Era questa la mia
risposta da dare a tanta grazia. Semplice e
decisa. Una risposta che ripetuta ogni giorno
diviene consapevolezza, responsabilità, e
quindi missione.
Stefania Consoli
a tu per tu col Signore che sazierà ogni fame.
Chiedere il pane quotidiano è domandare di
non finire nel nulla, ma di essere accolti da
Dio Padre nella sua casa per far parte per
sempre della sua famiglia. Il nostro pane
quotidiano ci ricorda anche quel pane che
Gesù ci ha lasciato nell’ultima cena,
l’Eucaristia.
Al Padre chiediamo che i nostri pasti
familiari ci dispongano a radunarci con la
Chiesa per il pasto eucaristico
o diventino
un prolungamento del pasto eucaristico che
abbiamo celebrato. Donandoci quel pane,
Gesù mette in noi la forza dello Spirito che
ci comunica la vita divina, cioè la vita piena
e definitiva. È il caso di ricordarlo:
l’Eucaristia è un nutrimento che ci permette
di vivere quaggiù come figli di Dio Padre e
come fratelli tra noi, è sostegno per una vita
che avrà suo pieno compimento con la
nostra resurrezione.
Lorenzo Zani
(tratto da Lettera Pastorale)
3
Eco 180
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Cosa voleva dirci
10 anni fa?
Cosa significavano quelle lacrime di
sangue che scorrevano dal suo vol-
to? Sono passati 10 anni da quando a
Civitavecchia una statuetta della
Madonna
acquistata a Medjugorje ha
cominciato a piangere sangue, inizialmente
davanti agli occhi di una bimba di 5 anni.
Non è la prima volta che avviene un simi-
le fenomeno, ma questo è piuttosto eccezio-
nale, giacchè più tardi si è verificato anche
nelle mani di un vescovo che in un primo
momento era del tutto scettico e contrario.
Scrive Mons. Grillo nel suo memoriale:
«Sono stato costretto ad arrendermi a questo
mistero. Ma la mia convinzione è aumenta-
ta sempre di più vedendo le benefiche con-
seguenze. Il Vangelo ci dà un criterio: giu-
dicare dai frutti la bontà di un albero.
Qui, i frutti spirituali sono straordinari...Le
persone sono spinte da un grande bisogno di
conversione. Circa un migliaio di famiglie
dissestate
, a causa di divorzi o separazioni
si sono ricomposte... Tante donne hanno
ottenuto la maternità desiderata. Molti, infi-
ne, hanno chiesto il battesimo…»
Gli esperti ai quali è stato affidato lo stu-
dio del caso - diversi per competenza e atten-
dibili per serietà professionale - si sono
espressi in modo positivo ed eloquente:
Tutto, dicono unanimi, fa pensare che in
quell’angolo di terra alle porte di Roma si
sia verificato un evento che non ha spiega-
zione umana e che rinvia al mistero del
Soprannaturale. Ora rimane alla Chiesa la
risposta finale.
Stefano De Fiores, uno dei
maggiori specialisti viventi in studi dedicati
alla Vergine ha affermato: «A Civitavecchia,
non c’è altra spiegazione logica e sostenibile
se non l’accettazione di un intervento divino»
e poi aggiunge: «Qui c’è il dito di Dio».*
lo seguì nell’orrore della croce ma che ebbe
anche il privilegio di essere il primo annun-
cio di risurrezione
. E poi tutte le altre, figu-
re di sfondo o di primo piano, che hanno
accompagnato e resa feconda l’azione pub-
blica del Messia.
Questo sguardo sul vangelo ci indurreb-
be a pensare che la Chiesa, sposa amata di
Cristo, si comporti allo stesso modo nei con-
fronti di quelle donne che costituiscono le
trame più sottili del suo fitto tessuto, consa-
crate o laiche esse siano. Purtroppo non
sempre è così, sebbene il suo Pastore, il caro
e buon Papa, ha esaltato ripetutamente e a
caldi toni il genio femminile come elemento
indispensabile nella vita del mondo e della
Chiesa. Il fatto è che una visione ancora
fortemente clericale e maschilista
spesso
confina la donna a ruoli servili e secondari,
mal interpretando il Cuore di Dio, che inve-
ce guarda alla donna con occhi innamorati
ed ammirati, grato per la sua capacità di
amare anche se non è riamata e di generare
anche quando altri la vorrebbero sterile.
Chissà perché è così “temuta”? Forse
perché è incapace di tacere di fronte all’ipo-
crisia e alla menzogna? O forse perché la
sua innata gratuità contrasta con la diffusa
ricerca di potere?
Non sempre è così. È chiaro. Molto si è
fatto in questi anni e numerose sono le voci
al femminile che si esprimono nella Chiesa
in modo autorevole ed apprezzato. Ma c’è
ancora tanto da fare per restituire alla donna
quello che le è stato sottratto nei secoli e che
sì è tramandando per troppe generazioni.
Non è difficile. Basta imitare Dio, che da
molti anni si rende particolarmente presen-
te a Medjugorje attraverso una donna
, sua
Madre, fidandosi di lei e della sua capacità di
essere sempre e comunque Regina di pace.
sr. Stefania Consoli
Non così
Dio pensò la donna
Dio la creò a sua immagine, così come
aveva fatto con l’uomo. Un’unica immagi-
ne
che tuttavia portava in sé una chiara
distinzione: “Maschio è femmina li creò”
,
racconta il libro della Genesi. In lei mise
quelle parti di se stesso che attingono diret-
tamente agli strati più profondi del Suo esse-
re divino: la sensibilità, l’intuitività, la tene-
rezza, la capacità di donarsi in modo incon-
dizionato e senza tornaconto; la fortezza
d’animo insieme alla bellezza pulita di un
corpo che diventa dolce accoglienza e dis-
pensatore di vita.
Eppure da sempre la donna subisce i
colpi derivanti da un’altra mentalità che
tende a relegarla su un piano di atavica infe-
riorità, sottomissione ed emarginazione.
Non era nel pensiero di Dio tutto questo.
Dobbiamo quindi con onestà ammettere che
esso è solo un prodotto dell’uomo.
Purtroppo non diciamo niente di nuovo.
Da decenni se ne continua a parlare. Ma
oggi ci chiediamo: qualcosa sta realmente
cambiando?
Quanto scritto, detto o dibattu-
to è servito a mutare il destino di milioni di
donne che ancora oggi vivono in condizioni
di schiavitù, sfruttamento od ignoranza?
La risposta la lasciamo alla coscienza
di ognuno di noi, ma anche ai dati che le
organizzazioni sociali coraggiosamente dif-
fondono per denunciare le diverse piaghe che
affliggono l’universo femminile. A comin-
ciare dal turpe mercato legato alla prostitu-
zione, il quale gonfia le tasche di uomini in
mala fede, che fanno leva proprio sulla buo-
na fede di tante donne, povere di mezzi, cul-
tura, futuro e persino della propria dignità
sessuale, strappata con violenza quando era-
no ancora piccine e che le fa sentire immeri-
tevoli di un migliore destino. Tante minoren-
ni. Molte disperate. Tutte ingannate. Sovente
anche rapite, per essere poi vendute e soddi-
sfare così l’insaziabile egoismo maschile.
E ancora: la terribile mutilazione inflitta
fin dall’infanzia a milioni di donne africane,
che impedisce loro la gioiosa partecipazione
all’amore in tutte le sue espressioni - fisiche
ed emotive – ma che garantisce all’uomo il
loro esclusivo possesso.
E poi ancora: il patriarcato vissu-
to in molti paesi o religioni come leg-
ge indiscussa, che colloca la donna in
una categoria inferiore, di scarso
valore e quindi inadatta a uffici pub-
blici o a simili responsabilità. Tra
queste tante, anzi troppe, donne che
non hanno neppure il diritto di
mostrare il proprio volto…
Ci fermiamo qui. L’elenco sareb-
be troppo lungo e doloroso. La gior-
nata dedicata alle donne - l’ 8 MARZO
-
come ogni anno ha riacceso le luci su uno
scenario che potrebbe far risplendere il mon-
do con la sua bellezza, e che invece getta
ombre sinistre sulla nostra umanità. In quel
giorno, insieme ai fiori di mimosa appuntati
sulla giacca, si fa sfoggio di un solidale inte-
resse. Presto però si ricade nell’omertà di un
complice silenzio.
Non sta a noi giudicare. Ci limitiamo sol-
tanto a dire: non così l’aveva pensata Dio…
Basta vedere il modo con cui Gesù, il Dio-
con-noi
, rendeva la donna parte integrante
della propria vita e della propria missione. A
cominciare da sua Madre, la piccola di
Nazareth, fino alla Maddalena - la donna che
Le sue lacrime...
Un bimbo chiese alla sua mamma: -
M
amma, perché stai piangendo?
Lei gli rispose: - Perché sono una donna…-
- Ma… io non capisco.- La mamma si chinò
verso di lui e abbracciandolo gli disse: -
Amore mio, tu non potrai capirlo mai… -
Più tardi il bimbo chiese al padre: - Papà,
perché a volte la mamma piange senza moti-
vo? L’uomo rispose: - Tutte le donne pian-
gono sempre senza alcun motivo… - Era tut-
to quello che il padre sapeva rispondere…
Il bimbo cresciuto divenne uomo… e
quell’antica ma significativa domanda tor-
nava ricorrente…: Perché le donne piangono
sempre, senza averne alcun motivo?
Un giorno si inginocchiò e chiese a Dio:
- Signore, illuminami. Perché le donne pian-
gono con tanta facilità? –
Dio gli rispose: «Quando creai la donna,
volli fare qualcosa di molto speciale. Feci le
sue spalle particolarmente forti, capaci di
sopportare il peso del mondo intero… però
specialmente delicate per confortarlo! A lei
ho dato un’immensa forza interiore perché
potesse sopportare i dolori della maternità
ed anche quel disprezzo molte volte prove-
niente dalle proprie creature! Ho dato a lei la
forza che le permette di continuare, sempre,
nell’assistenza della sua famiglia, senza
compiangersi, nonostante le infermità e la
stanchezza e persino quando gli altri si
arrendono! Le ho dato grande sensibilità per
amare i suoi figli, in qualsiasi circostanza,
anche quando essi la dovessero offendere
profondamente… Questa sensibilità le per-
mette si allontanare qualsiasi tristezza, pian-
to o sofferenza di fanciullo e condividere
ansietà, i dubbi e le paure particolari dell’a-
dolescenza! Tuttavia, per sopportare tutto
ciò, figlio mio… le ho date le lacrime che
sono particolarmente sue, per farne uso
quando il suo desiderio le richiederà. Le
lacrime la rendono più sensibile e ricca di
buoni sentimenti! Nel versarle, la donna
arricchisce ogni lacrima con un poco d’amo-
re. Queste gocce evaporano nell’aria e sal-
vano l’umanità!…»
Quel bimbo fatto uomo rispose con un
profondo sospiro… - Ora comprendo quel-
l’immenso sentimento di mia madre, di mia
sorella, di mia moglie e di ogni donna…
Grazie Signore per aver creato questo essere
meraviglioso, ogni volta unico e insostitui-
bile: LA DONNA”
Anonimo
“…state molto attenti
a far piangere una donna,
che poi Dio conta le sue lacrime!
La donna è uscita dalla costola dell’uomo,
non dai piedi perché dovesse
essere pestata,
né dalla testa per essere superiore,
ma dal fianco per essere uguale...
un po’ più in basso del braccio
per essere protetta e dal lato del
cuore per essere Amata…”
dal Talmud
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Filomena e Pauline:
una santità al femminile
Santa Filomena, martirizzata forse
durante la crudele persecuzione di
Diocleziano, rimase sconosciuta fino all’i-
nizio del XIX secolo quando la sua tomba fu
scoperta nelle antiche catacombe di s.
Priscilla a Roma. Ma la scoperta non ha
rivelato molto sul passato della giovane
eccetto l’età (circa 12-13 anni), il nome
(Filumena) e il fatto che fu martirizzata.
Non esisteva documentazione per una
vergine martire di quel nome, ma forse
Gesù - che “conserva il vino buono per ora”
(cfr. Gv 2,10) - voleva tenerla nascosta fino
ai nostri giorni, perché una volta “scoperta”
Dio incominciò quasi immediatamente ad
operare una grande quantità di miracoli tra-
mite la sua intercessione. Naturalmente
divenne ben presto molto conosciuta, amata
e invocata.
Fu soltanto sulla base della sua “potente
intercessione” – e in modo eccezionale - che
acquistò ufficiale riconoscimento dalla
Chiesa, che la proclamò Santa dopo 35
anni, privilegiandola poi con una messa e
ufficio in suo onore.
Tra i suoi devoti numerosi papi e santi
Papa Gregorio XVI autorizzò la devo-
zione pubblica di questa santa proclamando-
la “Patrona del Rosario Vivente”, un’ope-
ra fondata dalla Venerabile Pauline Jaricot.
Pio IX la proclamò “Patrona dei Figli di
Maria
”, mentre tra i tanti santi che l’hanno
venerata spicca il nome del santo
Curato d’Ars (Giovanni M.
Vianney), che aveva per lei una
tenera devozione, accreditandole i
numerosi miracoli avvenuti ad Ars
inclusa la sua stessa guarigione
miracolosa. Egli raccomandava a
tutti di chiedere la sua intercessione,
e diffuse la devozione a Filomena
anche come ausilio ai sacerdoti
missionari
.
La sua reliquia preziosa è custo-
dita nel Santuario s. Filomena a
Mugnano del Cardinale (provincia
di Avellino, non distante da Napoli -
I), e la sua festa principale è l’11
agosto; ma quest’anno ricorre il bi-centena-
rio della traslazione del suo corpo avvenuto
10 agosto 1805, quindi un anno speciale,
sicuramente ricchissimo di grazie per chi
invoca questa dolcissima santa. “Molto
amata dalla Regina dei Martiri, l’interces-
sione di Santa Filomena rimane sempre mol-
to potente presso Dio,” assicura il Rettore
del Santuario, Msr. Braschi. (Si ringrazia il
Santuario s. Filomena www.philomena.it)
Guarì la fondatrice del “Rosario vivente”
Un’altra sua devota fu la giovane e
straordinaria donna Ven. Pauline Marie
Jaricot
, di Lione in Francia: Terziaria
Domenicana, contemporanea del Santo
Curato d’Ars che le fece da guida spirituale.
Molto sofferente per un problema al cuore,
pellegrinò – accompagnata - con estrema
difficoltà e molto coraggio fino a Roma per
vedere il Papa. Ma la sua condizione fu tale
che non riusciva a muoversi dal letto del
convento dove alloggiò, e allora il Santo
Padre andò da lei. Dopo qualche giorno si
mise di nuovo in cammino e andò al
Santuario s. Filomena dove Pauline fu quasi
istantaneamente e miracolosamente guarita.
Tornò dal Papa per mostrargli il miracolo;
un gesto che accelerò l’autorizzazione al
culto della giovane martire.
Donna di grande talento, fin da piccola
Pauline desiderava aiutare i poveri e diffon-
dere l’amore di Dio. Era ancora giovane
quando diede inizio ad un lavoro che non ha
più cessato di crescere in ogni parte del mon-
do. Dopo esser stata toccata dalla condizione
dei poveri e dalla miseria di coloro che non
conoscono Dio, Pauline creò una colletta per
l’attività missionaria della Chiesa. Ebbe l’i-
dea di chiedere a dieci amiche un piccolo
sacrificio, chiedendo ad ognuno di esse di
trovarne altri dieci.
In questa maniera -
diceva - aiutiamo chi ha bisogno e contri-
buiamo a unirci a Dio. È così che ebbe inizio
l’Opera della Propagazione della Fede.
Qualche anno prima aveva dato vita al
Rosario vivente- con il suo solito siste-
ma, chiedendo alle amiche di trovare altret-
tanto amiche disposte a pregare se non tutto
il Rosario almeno una parte, una decina, cin-
que decine… Il Rosario Vivente fu affidato
al patrocinio di s. Filomena
dal Papa
Gregorio XVI che disse a Pauline: “Pregate
s. Filomena, qualunque cosa le si chiede si
ottiene.”
Pauline Jaricot organizzò anche un pro-
getto sociale basato su valori cristiani a
favore della classe lavorativa. “Il suo pro-
getto fallì sul nascere, ma preparò misterio-
samente la strada ad un rinnovamento nel-
l’impegno sociale della Chiesa che sarebbe
stato sviluppato nell’enciclica di Leone XIII
Rerum novarum”, scrive Giovanni Paolo II
nella sua Lettera all’Arcivescovo di Lione in
occasione del bicentenario del-
la nascita di Pauline. Nella
stessa lettera il Santo Padre
elogia la sua fortissima volon-
tà d’iniziativa che era radicata
nell’amore per l’Eucaristia:
“La sua vita quotidiana era
illuminata dall’Eucaristia e
dall’adorazione del Santis-
simo
. Molto presto manifestò
il desiderio di diventare una
“Eucaristia vivente”, di esse-
re riempita dalla vita di Cristo
e di unirsi profondamente al
suo sacrificio, vivendo in tal
modo le due dimensioni
inscindibili del mistero eucaristico: l’azione
di grazia e la riparazione
.
È quello che ha fatto esclamare al Curato
d’Ars: ‘Conosco qualcuno che ha molte e
pesanti croci e che le porta con grande amo-
re: è la signorina Jaricot’. La sua spirituali-
tà è caratterizzata dal suo desiderio d’imita-
re Cristo in tutte le cose”.
Pauline si dimostrò una vera discepola di
Cristo, come scriveva Papa Leone XIII:
“…in virtù della sua fede, della sua fiducia,
della sua forza d’animo, della sua dolcezza e
dell’accettazione serena di tutte le croci”.
Nata a Lione il 22 luglio 1799, conobbe l’u-
miliazione e la povertà negli ultimi anni del-
la sua vita, che terminò il 9 gennaio 1862.
La causa della sua beatificazione e cano-
nizzazione è già iniziata. Ma prima che ciò
avvenga, la Chiesa attende conferma divina
in forma di miracoli.
Quindi invochiamola con tanta fiducia per
far sì che questi miracoli piovano dal Cielo
per la gloria di Dio e il bene della Chiesa, di
cui siamo membra. Diventiamo - come a lei
piaceva dire - “dei fiammiferi che accendo-
no il fuoco”.
Beverley K. Drabsch
Il nutrimento ci viene da lei
Ogni mamma che accoglie un bimbo nel
proprio grembo sta con lui nella gravidanza.
Inizia così l’avventura della loro intima
conoscenza. Alla nascita nutre il suo piccolo
con il proprio latte, verso i sei mesi comincia
con le pappine semiliquide e ai primi denti
passa a cibi più solidi. Lo accompagna nella
crescita, diminuendo sé perché si sviluppi il
figlio, fino a renderlo autonomo e condurlo a
diventare, a sua volta, genitore. Lei scompa-
re per lasciare spazio a lui, senza però mai
dimenticarlo davanti a Dio, pronta ad esser-
gli discretamente accanto nei momenti fon-
damentali della sua vita, attenta a cogliere
ciò che lo Spirito Santo, nel tempo, le indi-
cherà per quella creatura che le ha affidato.
Così si comporta Maria, nostra
Madre, a Medjugorje. Accoglie moltissimi
figli che non hanno mai conosciuto l’amore
di Dio, risveglia altri che l’hanno dimentica-
to e li partorisce alla vita divina. In un primo
momento si preoccupa di ripulirli dal pecca-
to, e poi intercede e ottiene per loro l’entu-
siasmo e la gioia esplodente, frutti questi
dello Spirito Consolatore.
Li nutre dunque prima con il dolce latte
e in seguito prepara per loro un cibo più soli-
do, accompagnandoli personalmente sul
loro percorso, mettendoli in guardia dall’a-
zione di satana e dai possibili errori, indi-
cando gli sbagli fatti e gli eventuali pericoli,
affinché essi possano concretamente attra-
versare ogni male del mondo per vincerlo
con Cristo.
E così che accade in quasi 24 anni di
apparizioni: Maria continua a dare il latte ai
figli neonati e cibo solido a quelli che hanno
scelto di crescere. Per questo ha dato vita a
diverse realtà che hanno il compito di dis-
tribuire gli alimenti necessari
per i molte-
plici bisogni dei suoi figli, proprio come la
mamma di una famiglia numerosa che è
attenta alle necessità dei più piccoli, di quel-
li che studiano, come di quelli che lavorano
o di quelli che sono ammalati…
A Medjugorje ne troviamo tante, a
cominciare dalla Parrocchia fino alle diverse
Comunità dei consacrati e alle Opere carita-
tive che vivono ed operano intorno al
Santuario della Regina della Pace.
Personalmente mi sono sentita attratta da
una realtà che vuole approfondire i suggeri-
menti della Vergine dati al gruppo di
Preghiera di Medjugorje, attraverso Jelena e
Marijana Vasilj. È un cammino in cui la
Madonna ci conduce ad offrire la propria
vita a Gesù attraverso il suo Cuore
Immacolato, innanzitutto come individui e
poi insieme, in un piccolo gruppo che chia-
miamo “fraternità”. In un messaggio del
25.02.1988 si leggono chiaramente i tratti di
questa chiamata: “Testimoniate con la
vostra vita e sacrificate le vostre vite per la
salvezza del mondo…”
, diceva.
E noi, insieme, ci impegniamo a farlo.
Siamo persone molto diverse per origine,
nazionalità, cultura e ceto sociale. Maria ci
ha chiamato a Medjugorje dai luoghi in cui
vivevamo e dove ognuno si impegnava ad
affrontare la sua piccola o grande difficoltà.
In quel luogo di grazia lo Spirito Santo ci ha
fatto sperimentare l’incontro con il Dio vivo
e con la Madonna viva, nella potenza della
Notizie dalla terra benedetta
5
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comunione, per poter con loro affrontare e
vincere il Maligno proprio in quelle tribola-
zioni che stavamo vivendo.
Offrendo la nostra totale disponibilità
a Dio, uniti a Cristo e alla sua croce, mor-
te e resurrezione
, sperimentiamo continua-
mente una vera e propria elevazione che ci
porta al Padre. La S. Messa, che poi si tra-
sforma in vita, è il luogo in cui si compie
questo passaggio.
Su questa strada numerose e difficili bat-
taglie sono state vinte. Non sempre è stato
facile, ma l’esempio degli altri ci sprona ad
andare avanti e a mantenere la pace in fon-
do al cuore, insieme alla fede, alla speranza
e all’amore in ogni prova della vita. Man
mano che andiamo avanti le avversità che ci
troviamo a vivere sono sempre meno moti-
vo di giudizio, di condanna o disperazione,
perché attraverso l’offerta “per Cristo, con
Cristo e in Cristo”
diventano un passaggio
verso una “vita nuova” e si fanno occasione
di salvezza per noi e per altri. E in tutto que-
sto Maria continua a camminarci accanto.
Elena Ricc
i
Così Maria mi invitò
nella sua casa…
Ricordo ancora la prima volta che tro-
vai l’Eco di Maria nella cappellina sotterra-
nea della chiesa greco-cattolica della mia
città. Era il 1997 in una piccola città del
centro-nord della Romania
ed io non ave-
vo ancora compiuto 17 anni. Per me che
avevo fame di una parola viva e il bisogno di
incontrare gente che sentisse la stessa mia
sete d’eterno, questo piccolo giornalino fu
un grandissimo dono. Sentii subito che quei
messaggi della Madonna mi nutrivano, mi
liberavano, mi immergevano in una Luce
che colmava tutto in me. E poi gli articoli
nei quali le persone parlavano della loro
esperienza di Dio o che raccontavano eventi
quotidiani - o particolari - della vita della
Chiesa mi facevano gioire immensamente
perché capivo che non ero la sola a vivere
questo grande desiderio di Dio, di santità, di
donare completamente la mia vita, ma ero
parte di un corpo, del Corpo di Cristo
che
tendeva con tutte le sue energie al Padre.
Così scrissi alla suora (sr. Anka n.d.r.)
che traduceva l’Eco dall’italiano, chiedendo
di poterlo ricevere regolarmente. Più tardi
ricevetti da lei anche il libro “Vivete l’amo-
re” che conteneva i messaggi di Medjugorje.
Insieme a mia sorella cominciai subito a leg-
gerli, a pregare il Rosario completo ogni
giorno, a digiunare il mercoledì e il venerdì,
e ad andare a Messa quanto più possibile.
Imparammo anche a consacrarci al Cuore
Immacolato di Maria e al Cuore di Gesù con
quelle preghiere che la Madonna stessa ave-
va dato attraverso Jelena. E se all’inizio mi
sembravano preghiere come tutte le altre,
poi mi accorsi che la consacrazione non era
una semplice preghiera, ma qualcosa che
cambiava completamente la mia giornata:
era un’offerta totale, un abbandono a Dio
attraverso il quale Lui guidava la mia vita, la
portava a compimento e la riempiva di sé.
Insomma era tutta un’altra Vita!
E così, vivendo i messaggi, sentimmo
crescere in noi il desiderio di andare a
Medjugorje
, di incontrare più profonda-
mente Colei che cambiò le nostre vite e che
ci aveva unite nel suo amore. Ma dovette
passare del tempo affinché i nostri desideri
si avverassero. I nostri genitori si opponeva-
no. Per tanti motivi: Medjugorje si trovava
in una zona di guerra, le lotte non erano
ancora del tutto cessate, era troppo lontano
(un giorno e mezzo e una notte di viag-
gio!)… E poi non capivano il motivo del
nostro desiderio perché loro non vivevano la
fede e non andavano in Chiesa. Infine c’era
un’altra cosa di cui si doveva tenere conto:
non costava poco, soprattutto per una fami-
glia con tanti figli.
Ai loro ripetuti rifiuti mi ricordo che
dicevo a mia sorella - che mi sembrava fos-
se più afflitta di me per il fatto di non poter
andare - che noi potevamo continuare a
vivere Medjugorje a casa, che la nostra
Medjugorje era lì, sull’altare, quando anda-
vamo a Messa e che nell’Eucaristia c’è tut-
to
: Gesù e Maria insieme e tutto il Cielo.
Ricordo che per me era davvero così:
quando vivevo le parole di Maria, La senti-
vo dentro il mio cuore sempre più viva, e
niente poteva togliermi quella gioia, nean-
che il fatto di non poter andare a trovarla a
casa sua. In effetti, non era forse questo ciò
che la Regina della Pace ci aveva insegnato?
Vivere ogni giorno con Lei, mettere il Cristo
al centro delle nostre vite, fare di Lui la
nostra gioia più grande e il nostro tutto…
Arrivai comunque a Medjugorje, per
la prima volta, soltanto nel 2000, insieme
ad un gruppo di giovani per il festival del-
l’anno giubilare. E mi trovai subito a casa: il
silenzio, i messaggi, il Rosario completo,
la Liturgia quotidiana, l’adorazione
erano
tutte cose che già facevano parte della mia
vita, ma lì potei sperimentarli più profonda-
mente. Potei dedicarmi ad essi, per così dire,
a tempo pieno. Tanti cercavano dei segni,
avrebbero voluto vedere la Madonna, gira-
vano da un veggente all’altro; ma io perce-
pivo la Madonna anche nell’aria che respira-
vo, sentivo sempre più forte il bisogno di
pregare, pregare, pregare, di stare con Lei,
di ascoltarla, di imitarla.
Al mio ritorno a casa entrai a far parte di
un gruppo di preghiera nato proprio a
Medjugorje, e che metteva al centro l’adora-
zione eucaristica e la preghiera. Ero al terzo
anno universitario, avevo tanto da studiare e
molte prospettive si aprivano davanti a me,
ma io sentivo che la mia vita è lì: nella pre-
ghiera, nell’offerta totale della vita
- così
come la Madre aveva detto a Medjugorje.
Sentivo che “è li che io posso donare di più
all’umanità”
: nell’adorazione, nella pre-
ghiera, nella contemplazione, cioè nell’in-
contro col Dio vivente che si purifica il mio
cuore e che io posso donare l’amore più
grande
al mondo. Sentivo come Maria mi
attirava sempre più potentemente a Cristo.
Mi risuonavano nel cuore le parole: “Grazie
per aver risposto alla mia chiamata”
e sen-
tivo che io ancora non avevo risposto piena-
mente alla Sua chiamata. Non avevo donato
tutto, proprio tutto.
Nei seguenti due anni ritornai per sei
volte a Medjugorje per chiedere luce e capi-
re come potevo donarle tutto, e ogni volta è
stata Maria a prendersi cura dei soldi, del
viaggio, dell’alloggio;
a volte anche in
modi incomprensibili e del tutto sorprenden-
ti. E tutto per portarmi lì, in quel luogo dove
Dio Padre l’aveva mandata per ricordare ai
suoi figli “la via della pace” e ad aiutarli a
camminare, “in santità e giustizia”, verso la
pienezza della vita. Perché Lei sapeva che se
io avessi incontrato e toccato l’infinito amo-
re del Dio Vivo non avrei più potuto deside-
rare nient’altro su questa terra se non donar-
mi completamente a Lui e mettermi al Suo
servizio.
Oggi sono consacrata in una comunità
contemplativa che ho incontrato proprio
a Medjugorje,
e nel silenzio della preghie-
ra, attraverso il Cuore Immacolato della
“Tutta Santa”, offro la mia vita per la sal-
vezza del mondo affinché i piani di Dio per
l’umanità di oggi si possano compiere.
Prego affinché ogni uomo possa accogliere
l’invito della Regina della Pace alla preghie-
ra e alla conversione del cuore per poter così
scoprire l’infinita bontà, la stupenda bellez-
za di Dio e l’immensa gioia di vivere in Lui,
per Lui, con Lui, come Lui, avendo accanto
una Madre Immacolata.
Cristina Palici
Ci riempie sempre di gioia!
Già San Paolo scriveva che c’è più
gioia nel dare che nel ricevere.
Quando poi la carità si fa perché chiamati da
Maria e insieme a Lei, la gioia è ancora più
palpabile. E se insieme all’esperienza di
carità tra i poveri, ci lasciamo avvolgere dal-
l’amore di Maria che ci conduce ad una for-
te esperienza di preghiera e di intimità con
Gesù, allora la gioia esplode e la nostra vita
viene toccata profondamente. Specialmente
per i giovani.
È quanto avviene nei nostri
“Pellegrinaggi di Carità” in Bosnia.
L’abbiamo toccato con mano anche con la
spedizione di Capodanno con 24 furgoni
carichi di viveri e altri beni di prima neces-
sità e più di 80 volontari, tra cui molti gio-
vani. E poche settimane prima, per
l’Immacolata, i furgoni erano addirittura 30
e i volontari ancor più numerosi.
Tutti i volontari hanno vissuto momenti
commoventi negli orfanotrofi, nei centri
sociali, nei centri per disabili, nei campi pro-
fughi, ecc. a Sarajevo, a Mostar e dintorni. Il
gruppo di Genova ai due Ospedali psichia-
trici di Fojnica, con il travestimento da
clown e tanti palloncini, ha divertito tante
centinaia di ricoverati, specialmente bambi-
ni e ragazzi.
Il completamento è avvenuto poi a
Medjugorje con la lunga adorazione e la
celebrazione eucaristica alla grande veglia
di Capodanno, nonché con tutte le altre
occasioni di preghiera, di riflessione, di
esperienza del perdono di Gesù nella con-
fessione, che offre quel luogo benedetto.
Al ritorno la gioia sprizzava dai pori
di tutti, a cominciare dai giovani.
Le sofferenze e le umiliazioni subite nelle
interminabili soste alle dogane sono dimen-
ticate. Quasi nessuno ha potuto vedere un
veggente, ma anche questo è superato, per-
ché tutti abbiamo sentito e gustato intima-
mente la presenza di Colei che è ben al di
sopra dei veggenti e che ci aiuta a superare
tutte le sofferenze e le umiliazioni.
Grazie, Maria, per aver potuto iniziare
anche questo nuovo anno insieme a Te. Lo
mettiamo tutto sotto la tua protezione e
vogliamo viverlo tutto al tuo servizio.
Alberto Bonifacio
Alberto Bonifacio - Centro Informazioni Medjugorje –
Via S. Alessandro, 26 – 23855 PESCATE (LC)
Tel. 0341-368487 – Fax 0341-368587 – e-mail:
b.arpa@libero.it
Eventuali aiuti e offerte inviarli a: A.R.PA.
Associazione Regina della Pace Onlus (stesso indiriz-
zo): conto corrente postale n. 46968640.
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Ritornate al primitivo fervore
Sono le parole di un canto ispirato al
famoso brano di s. Paolo ai Corinzi, l’Inno
alla Carità
(cfr. Cor 13,1). Talvolta mi è
capitato di usarle per accompagnare la pre-
ghiera di adorazione eucaristica; e mentre
l’anima loda Dio nel canto, ci si immerge
nel mistero dell’amore e della donazione
totale di Cristo, che ha dato tutto se stesso
per la nostra salvezza.
Forse in quel momento ci chiediamo:
come possiamo seguirlo? Possiamo anche
noi vivere l’amore come lui l’ha vissuto?
Anche noi dobbiamo morire in croce per
amore?
Il Vangelo parla chiaro. Soprattutto
nei capitoli 13-17 del Vangelo di Giovanni,
Gesù lascia agli Apostoli e a tutti noi il suo
testamento spirituale, riassume il significato
della sua missione di Figlio mandato dal
Padre qui sulla terra e ci invita a seguire il
suo esempio.
Dio Padre ci ha amato fin dal grembo
materno; in ogni momento ci dona la sua
benedizione e ci protegge dal male, affidan-
doci alla protezione della Madonna, degli
angeli e dei santi. È presente in mezzo a noi
con la forza vivificante dello Spirito Santo
* Seminario di silenzio, preghiera e
digiuno con padre Ljubo Kurtovic alla
“Domus Pacis” - Medjugorje dal 3 al 9
aprile 2005.
Per saperne di più e per avere le date di
questi Seminari per gli italiani, riferirsi a:
Anna Fasano – Via Francesco Quarta, 6
- 73055 Racale (LE)
tel. 0833-551281 - cell. 335-5780090
Amare è donare tutto, donare tutto se stesso...”
che tutto rinnova, e ogni giorno ci offre il
figlio Gesù nell’Eucaristia, dandoci la possi-
bilità di presentare sull’altare, insieme alla
sua, l’offerta della nostra vita.
È forse poco? Possiamo ricevere e
donare l’amore, utilizzare i doni che Dio
gratuitamente ci ha donato per il bene nostro
e dei fratelli. E possiamo affrontare la soffe-
renza nella pace e nell’abbandono fiducioso
alla volontà del Padre, certi che nulla andrà
perduto, perchè lui vuole il nostro bene e ci
accompagna ad ogni passo.
Tutto sta nella risposta all’amore, nel-
la propria decisione interiore a lasciarsi gui-
dare da Dio, perchè possa trasformarci inte-
riormente e guarire tutto quello che ancora è
malato o non è illuminato dalla sua luce.
È il cammino di una vita che si costrui-
sce sui piccoli e grandi “sì” di ogni giorno,
quelle scelte concrete che ci portano sempre
più vicino al Signore. Perchè Lui non vuole
che le difficoltà e i problemi della vita ci
schiaccino;
non ci affida mai una croce
troppo pesante, che non potremmo portare,
ma ci lascia liberi di scegliere: se rifiutarla e
fuggire, oppure abbracciarla con coraggio e
fiducia, rispondere di sì e lasciarci guidare
da lui, che è la Via, la Verità e la Vita, in un
atteggiamento di profonda umiltà.
Tante volte siamo pieni delle nostre
idee, dei nostri programmi, desideri e pen-
sieri, e giriamo attorno a noi stessi, senza
entrare dentro, nel profondo, dove il Signore
vuole parlare all’anima e comunicarle la sua
vita divina.
Mettersi alla presenza di Dio nella pre-
ghiera, in profonda sincerità e umiltà, sem-
pre apre a qualcosa di nuovo. Possiamo
diventare docili strumenti nelle sue mani,
pronti a partire e a metterci in gioco con tut-
to noi stessi, perchè in noi e attorno a noi si
realizzi il suo piano d’amore.
Allora cominciamo ad aprirci come un
fiore ai raggi del sole, e tutto il nostro essere
sboccia. L’egoismo e i propri interessi lascia-
no sempre più il posto a un amore puro, puli-
to, che è tale solo se si dona in modo incon-
dizionato, senza nulla pretendere. Ma per
purificarsi deve passare attraverso la croce, e
diventare offerta viva, pane spezzato per-
chè altre anime ricevano la vita.
Allora
insieme gioiremo quando il Padre ci chiame-
rà accanto a sé per godere dei beni promessi
a coloro che hanno amato.
Chiara Piccinotti
Genitrice di Luce
La Regina della Pace nei suoi messaggi
ci chiama, con appassionata insistenza ed in
perfetta sintonia con il Vangelo, ad essere
Luce a tutti” (Mess. 05.06.1986) ed “a testi-
moniare nella Luce
” (ibidem), anzi “a dif-
fondere la Luce di Dio dappertutto
”(Mess.
02.06.1987). Maria ci chiede in particolare di
diventare “la sua Luce” (Mess. 18.03.1988),
per “rischiarare tutti coloro che vivono nelle
tenebre
” (ibidem).
Con espressione tipica del Vangelo di
san Giovanni, proprio di quell’Apostolo che
la Tradizione e le Scritture indicano come il
più vicino a Maria, la “Luce” si identifica
con quella inesauribile corrente di Vita e
d’Amore sacrificato di Dio che ormai sgor-
ga per sempre dal Cuore trafitto
dell’Agnello Immolato, unica vera fonte di
Vita per le anime e per l’intero universo,
vera “nube luminosa” (Es 13,21) che guida
il nuovo popolo dell’alleanza verso l’ab-
braccio con il Padre (cfr. Gv 19,35). Questa
è la luce che illumina la Gerusalemme
Nuova: “La città non ha bisogno della luce
del sole né della luce della luna... perché la
sua lampada è l’Agnello” (Ap 21).
È questa la luce increata e vivificante
che Maria ci chiama a portare a moltitudini
di fratelli immersi nelle pesanti tenebre di
questo tempo, invitandoci “ad essere il
riflesso di Gesù, il quale illuminerà questo
mondo infedele che cammina nel
buio
”(Mess. 05.06.1986). Infatti Colei che
ha generato nel tempo il Verbo di Dio, unica
“Luce del mondo” (Gv 8,12), è oggi manda-
ta dal Padre a rigenerare nei cuori e nell’in-
tera creazione la Vita ineffabile del Figlio,
vera “Luce degli uomini”(Gv 1,4).
Sappiamo tuttavia che il parto di
Maria non è affatto indolore. Anzi, è pro-
prio Lei, evocata nel “segno grandioso” (Ap
12,1) della “Donna vestita di sole… incinta,
che grida per le doglie del parto” (ibidem),
che il Padre manda a guidare le schiere dei
figli della Luce nel decisivo combattimento
contro i figli di quel “dragone” “che seduce
tutta la terra”(Ap 12,9). “Cari figli desidero
che voi siate figli della luce e non delle tene-
bre. Per questo vivete ciò che vi dico

(Mess. 25.08.1993); “Vi invito figlioli a
diventare pace dove non c’è pace e luce
dove c’è tenebra affinché ogni cuore accetti
la luce e la via della salvezza
”(Mess.
25.02.1995).
La presenza della Regina della Pace a
Medjugorje si colloca infatti nel segno di un
decisivo confronto spirituale con le multi-
formi potestà e principati di tenebra
che
tengono oggi più che mai incatenati i cuori
degli uomini, opponendosi ostinatamente ai
progetti di Vita della Madre.
Questo è anche l’annuncio profetico
contenuto nel Libro dell’Apocalisse: “Il dra-
go si pose davanti alla donna che stava per
partorire per divorare il bambino appena
nato” (Ap12,4); cui fanno puntuale eco le
parole di Maria: “Io sono con voi …non-
ostante che satana desideri distruggere i
miei progetti e fermare i disegni che il Padre
celeste desidera realizzare qui
” (Mess.
25.09.1990).
Per questo il “Padre della Luce” desi-
dera associare intimamente alla missione
della Madre
, per renderli in modo speciale
partecipi del trionfo del Suo Cuore
Immacolato, schiere di figli scelti fin dall’e-
ternità per generare la Luce di Dio nelle ani-
me e nell’intero universo, divenendo quasi
un prolungamento della presenza viva di
Maria tra gli uomini di questo tempo:
Andate e donate agli uomini la luce del mio
divino Figlio. Donatela loro insieme con Me
con la preghiera e con l’amore. Attraverso
di voi desidero toccare tutte le anime e
donare la luce a quelle più indurite
” (Mess.
18.06.1987).
Il dono di quest’altissima chiamata tutta-
via, per divenire operante, esige un’incon-
dizionata risposta d’amore.
È questa la
chiave preziosa che apre i sensi dell’anima a
sperimentare e ad accogliere il fiume di
Luce e di Vita celeste che sgorga incessante-
mente dal Cuore dell’Altissimo. È questa
anche la condizione decisiva per poterne
divenire autentici portatori ai fratelli! “Figli
miei, se voi non sperimentate questa luce o
non la vedete, non potete neanche donarla
agli altri, mentre Dio vi invita a fare proprio
questo
”(Mess. 18.06.1987).
È infatti il nostro “sì” incondizionato alla
chiamata della Regina della Pace ad unire la
nostra vita all’offerta pasquale dell’Agnello
Immolato, che fa risplendere nuovamente in
noi la paternità di Dio, rendendoci vera
“luce” “che illumina la Gerusalemme
Nuova” (Ap. 21, 21), quella “città santa che
scende dal cielo risplendente della gloria di
Dio” (Ap 21,10) che già rifulge in pienezza
nel Cuore Immacolato della Madre presente
nel mondo e che Lei, attraverso l’umile
risposta dei suoi “cari figli”, desidera oggi
dilatare all’intero universo.
Per questo ci chiama a diventare “questa
fiamma nella notte che mostrerà agli altri la
vera luce
”(Mess. (14.01.1989), affinché
essa risplenda in tutte le anime. In questo
modo l’intera creazione sarà pienamente
avvolta nella luce gloriosa del Risorto, per
essere in Lui elevata nell’eterno abbraccio
del Padre: “Perciò fate in modo che il vostro
abbandono sia completo per diventare dav-
vero capaci di donare la luce agli uomini
attorno a voi.
”(Mess. 18.06.2987).
Giuseppe Ferraro
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Villanova M., 8 marzo 2005
Resp. Ing. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
Per nuovi abbonamenti o per le modifiche
di indirizzi scrivere alla Segreteria dell’Eco
CP 27 31030 BESSICA (TV)
E-mail: info@ecodimaria.net
Nel deserto Maria
con il suo sguardo ci segua.
Stiamo saldi nella certezza
che anche da lontano,
con la sua intercessione,
non ci abbandona.
Così il Signore ci benedica
.
I lettori scrivono
sr. Mary Elizabeth dal Kenya -
Ricevete la mia gratitudine per il vostro Eco
di Maria, ricco di ispirazione. Mi assicuro
che raggiunga più persone possibili. Possa la
Madonna raccogliere tanti figli specialmen-
te quelli che faticano a trovare la strada che
porta a Dio.
B. Capulong dalle Filippine - Ricevo
regolarmente il vostro giornalino e sono
molto grato. Davvero, mi aiuta ad approfon-
dire la mia fede e la mia devozione alla
Madonna. Lo leggo tutto e ne trovo tanta
ispirazione. Spero che l’Eco possa toccare
altre persone come ha fatto con me. È un
vero dono di Maria.
Hector
Tessera dall’Argentina -
Calorosi saluti di pace e bene a tutti voi.
Eco è formidabile ed è un grande arricchi-
mento per la vita spirituale mia e di miei
fratelli con cui condivido il giornalino. La
Madre del Cielo e nostro Signore vi benedi-
cano largamente.
M. Fogarty dall’Irlanda - Molte grazie
per l’Eco che ricevo da un distributore in
Irlanda. L’attendo sempre con ansia e spero
che continuerete sempre a produrlo ed
inviarlo.
Mr. S. Scally dall’Irlanda - Eco è mera-
viglioso: un frutto di Medjugorje; un’arma
spirituale per il mondo d’oggi così secola-
rizzato. Il Signore e la Madonna benedicano
sempre il vostro operato.
F. Cardani dal Canada - Grazie per
l’Eco di Maria, un dono prezioso e molto
importante.
Thadius Lignei dalla Papua Nuova
Guinea - Grazie per l’Eco della Madonna.
Lo leggo con molta attenzione; mi aiuta spi-
ritualmente.
Peter Luk dalla Malaysia - Dio benedi-
ca voi tutti per il lavoro meraviglioso che
svolgete nel produrre l’Eco di Maria.
sr. B. Callaghan dall’Inghilterra -
Accludo offerta per il mio Eco, che conside-
ro un vero tesoro. Dio vi benedica. Vi prego
di non smettere mai di produrre Eco.
sr. Vitalba Motolese da Scutari,
Albania - Ringrazio infinitamente perchè
ricevo Eco di Maria, una rivista interessan-
tissima; la distribuisco alle persone, che la
seguono con piacere, anzi, l’aspettano con
gioia. Insieme ai fogli scritti in lingua alba-
nese, chiedo la carità di aggiungere alcuni
anche in italiano per i tanti italiani a Scutari
che sono interessati.
Giuliana Maragno da Padova, Italia:
Volevo ringraziare la Madonna che vi ispira
nella stesura di questo giornalino che è una
vera benedizione per quanti hanno la grazia
di poterlo leggere. Così è capitato a me,
durante un pellegrinaggio a Medjugorje e
per la prima volta ho letto i messaggi di
Maria. Ho sentito tutto l’amore che la Madre
Celeste.
IMPORTANTE: Chi desidera ricevere
l’Eco per posta lo richieda direttamente alla
Segreteria. Non sono previsti invii da altri
mittenti.
Grazie.
Eco su Internet: http://www.ecodimaria.net
abbon.: info@ecodimaria.net
E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
L’Eco di Maria è gratuito e vive solo di
libere offerte da versare in POSTA:
n. 14124226 intestato a Eco di Maria
Cas. Post. 27- 31030 BESSICA (TV)
o in BANCA:
Associazione Eco di Maria
Banca Agricola Mantovana (BAM)
Agenzia Belfiore
Codice IBAN:
IT 02 Z 05024 11506 000004754018
“Come sono belli i piedi…”
Qualche parola ai distributori di ECO
Non è solo l’apprezzamento di chi rice-
ve una buona notizia e perciò elogia il cam-
mino di chi, con fatica, porta una buona
notizia. È l’esplodere dell’esultanza che
avvertiamo quando una Parola di Dio giun-
ge fino a noi. Una notizia che cambia qual-
cosa della nostra esistenza quotidiana.
Non solo Dio si ricorda di noi e ci rag-
giunge con la sua attenzione, ma viene a noi
attraverso una persona che è suo strumento.
Così penso siano i collaboratori di Eco
che distribuiscono il giornalino a molti fra-
telli e sorelle: uomini e donne di ogni età e
condizione che anche solo per poco tempo
(ma spesso con grande sacrificio) diventano
strumenti di questa comunicazione di vita.
E immagino anche che essi non com-
piano questo servizio con angoscia, ma con
la trepidazione di chi sente di portare qual-
che cosa di prezioso.
La parola di Dio è preziosa
Sono convinto che ogni annunciatore
del vangelo debba partire da lì. Ricordo
molto bene il tempo che il nostro don
Angelo passava davanti alla Sacra Scrittura
e come anni di familiarità con le parole
ispirate lo abbiano preparato, nel silenzio, a
generare Eco. Ma mi rendo sempre più con-
to di come sia efficace - quando si tratta di
predicare - citare esempi concreti, persone
che si fidano di Dio, dei suoi inviti e vedo-
no cambiare la loro vita. Il disegno di Dio
su di loro si realizza. E diventano una paro-
la vivente, visibile.
Una parola umile, ancora in cammino
certamente, ma viva, capace di comunicare
questa presenza.
Quando noi leggiamo Eco non ricevia-
mo solo dei messaggi o delle riflessioni, ma
un’esperienza. Chi scrive gli articoli sa che
è così: chi stampa: pure. Anche la segreta-
ria quando mi chiama riesce ad annunciar-
mi questa ricchezza. Non parlo poi di chi
lavora alla spedizione a contatto con i pro-
blemi più materiali. È lì che la Parola
mediata dall’esperienza di una Madre si
incarna oggi. E noi che leggiamo Eco rice-
viamo tutto questo.
Uscire allo scoperto
C’è un anello di questa catena che meri-
ta un’attenzione particolare: i distributori. Il
termine distributore certamente impoveri-
sce il loro ruolo, ma ormai è così radicato
che lo accettiamo così, sapendo però che
dietro questa parola povera si cela qualcosa
di più importante.
L’accettare di portare Eco è un passag-
gio ulteriore irrinunciabile di questo per-
corso di grazia che ardisco chiamare “apo-
stolico”.
Il distributore sa di compiere un servi-
zio perché il primo beneficiario è lui (lei)
stesso. Ecco la necessità di leggere il gior-
nalino prima di distribuirlo per trovare “la
parola per me” e, se necessario, pregare Dio
e sua Madre perché attivino in me le dispo-
sizioni necessarie per questo apostolato.
Non sto dicendo che bisogna essere degli
angeli, ma - consapevoli dei nostri limiti -
strumenti. E come ogni strumento si usa
bene perché sia efficace la sua funzione,
così noi, ci lasceremo “usare bene” da
Colui che ci ha chiamati.
Una giusta saggezza
Anche nel “distribuire” Eco avremo
l’accortezza di evitare di portarlo in modo
maldestro come avviene per la pubblicità
che troviamo nella posta. Ciò comporta uno
sciupio di mezzi. Il comunicare con preci-
sione poi le variazioni di numero o i pro-
blemi del nostro servizio gioverà senz’altro
ad una migliore distribuzione. Se riuscissi-
mo a mostrare il nostro volto ai lettori
potremmo comunicare molto di più.
Mi fa bene sapere che c’è gente che cre-
de nel servizio che compie e perciò ho fidu-
cia che questi miei pensieri ci possano aiu-
tare a sentirci ad essere realmente una gran-
de famiglia!
Grazie, distributori di Eco.
don Alberto Bertozzi
Anche in questo numero prosegue l’ap-
pello ai lettori di buona volontà che vor-
ranno contribuire con la loro offerta al man-
tenimento dell’Eco. Come già segnalato, le
spese di gestione rischiano di superare le
entrate che la Provvidenza ci invia attraver-
so la generosità di molti, ai quali, tra l’altro
va tutta la nostra gratitudine.
Siamo certi che potremo serenamente
proseguire il nostro lavoro con l’aiuto di
Dio e con l’impegno di tutti.
lo Staff dell’Eco
Dedichiamo questi apprezzamenti
a DON ANGELO che dal Cielo
continuamente ci assiste e benedice.
Preghiamo con e insieme a lui,
ricordando l’anniversario della
sua partenza dalla terra,
il 3 marzo del 2000.
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