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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 189 (Settembre-Ottobre 2006)

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Messaggio del 25 luglio 2006 :
“Cari figli, in questo tempo non pensa-
te solo al riposo del vostro corpo ma,
figlioli, cercate tempo anche per l'anima.
Che nel silenzio lo Spirito Santo vi parli e
permettetegli di convertirvi e cambiarvi. Io
sono con voi e davanti a Dio intercedo per
ognuno di voi. Grazie per aver risposto
alla mia chiamata”.
Il tempo dell’anima
Cristo in noi è il mistero di salvezza
nascosto da secoli e da generazioni, ma ora
manifestato ai suoi santi
, dice Paolo (cfr
Col 1, 26-27) e riconosce di aver ricevuto la
grazia di annunziare ai Gentili le imper-
scrutabili ricchezze di Cristo e di far
risplendere agli occhi di tutti qual è l’a-
dempimento del mistero nascosto da secoli
nella mente di Dio
(Ef 3, 8-9). Con la venu-
ta di Cristo, con la Sua Vita, Morte e
Risurrezione, la Rivelazione di Dio
Creatore e Padre è conclusa. Conosciamo
tutto ciò che è necessario alla nostra salvez-
za. Cosa ci manca ancora? Se uno non rina-
sce dall’alto non può vedere il regno di Dio
(Gv 3, 3) – dice Gesù a Nicodemo – ed
ancora: se uno non nasce da acqua e da
Spirito non può entrare nel regno di Dio
(Gv 3, 5).
Ora come allora non basta sapere,
occorre lasciarsi raggiungere dalla
Sapienza; non basta fare, occorre lasciarsi
fare da Dio Creatore. Certo esiste il perico-
lo di rifugiarsi in un dio personale ed inti-
mistico, fatto a propria immagine e dunque
idolo. Ma c’è anche il rischio di estrapolare
la Parola ed i Sacramenti dallo Spirito che
li genera e dunque, ancora una volta, c’è il
rischio di sostituire a Dio un nostro idolo.
Sono due aspetti di una medesima realtà
esistenziale connaturale all’uomo nato dal-
la carne e non dallo Spirito (cfr Gv 3,6).
Noi che più volte al giorno imploriamo
il Padre dicendo venga il Tuo Regno, sia fat-
ta la Tua Volontà
diamo a queste parole il
significato originario o sono esse un auspi-
cio che ci costa solo il tempo impiegato per
pronunciarle? La preghiera è colloquio con
Dio o è la lista dei bisogni che Gli presen-
tiamo? Chiamandolo Padre nostro intendia-
mo assumere in noi le caratteristiche
dell’Unico Suo Figlio e dunque farGli dono
incondizionato della nostra vita? Non pos-
siamo rapportarci a Dio come ad un inter-
locutore sia pure importante; o diamo a Lui
tutto o rischiamo di non dargli niente.
Il nostro Dio è un Dio geloso (cfr Es 20,
5). Anche il tempo è un Suo dono ed a Lui
va orientato, dedicato, offerto, non per pri-
varcene ma anzi per viverlo in pienezza, per
non sprecarlo, per non dissiparlo; per non
prostituirlo, come accade di tutto ciò che a
Lui sottraiamo. In questo tempo non pen-
sate solo al riposo del vostro corpo ma,
figlioli, cercate tempo anche per l’anima
,
ci esorta Maria. Specie nei paesi economi-
camente più ricchi rimane sempre meno
tempo per l’anima, cioè per il luogo, in noi,
dell’incontro con Dio. Il corpo, con le sue
necessità vere o presunte, richiede sempre
più tempo ed alle sue esigenze viene piega-
to anche il tempo del riposo.
Che nel silenzio lo Spirito Santo vi
parli e permetteteGli di convertirvi e di
cambiarvi.
Maria ci sollecita a due atteg-
giamenti, ben chiari e precisi, necessari alla
conversione ed al cambiamento che non
possono essere opera nostra. Fare silenzio
perché lo Spirito ci parli - preghiera di
ascolto - e permettere allo Spirito di con-
vertirci e cambiarci
- abbandono in Dio -.
Non ci accada di accusare Dio della nostra
mancata risposta al Suo Amore; siamo noi,
solo noi, che possiamo impedirGli di rag-
giungerci, che possiamo rifiutarLo, che
possiamo cedere la nostra primogenitura
per un piatto di lenticchie (cfr Gen 25, 29-
34). Il tempo è compiuto e il regno di Dio è
vicino; convertitevi e credete al vangelo
(Mc 1, 15).
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 Agosto 2006 :
“Cari figli, anche oggi vi invito: prega-
te, pregate, pregate. Solo nella preghiera
sarete vicino a me e a mio Figlio e vedrete
come è breve questa vita. Nel vostro cuore
nascerà il desiderio del cielo. La gioia
comincerà a regnare nel vostro cuore e la
preghiera scorrerà come un fiume. Nelle
vostre parole ci sarà solo gratitudine verso
Dio perchè vi ha creati, e il desiderio di
santità diventerà per voi realtà. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata”
Desiderio di cielo
La creatura umana è espressione
dell’Amore di Dio e di questo deve tener
conto per non decadere dalla originaria
dignità. Il rapporto fra Dio e l’uomo non
riguarda solo il Creatore e la Sua creatura
ma coinvolge tutta la creazione la quale
attende con impazienza la rivelazione dei
figli di Dio
(Rm 8, 19). L’uomo che si rive-
la figlio di Dio libera se stesso e il mondo
in cui è immerso dalla caducità in cui è sta-
to precipitato e lo rende partecipe della glo-
ria dei figli di Dio (Rm 8, 21). Questa intui-
zione di Paolo, sorprendente per i tempi in
cui egli è vissuto, oggi è evidente per tutti
perchè è sotto gli occhi di tutti come la
mancata rivelazione dei figli di Dio stia
distruggendo la natura. L’uomo ha il dovere
di esprimere e raggiungere ciò che egli è
nella sua essenza costitutiva, immagine di
Dio
, e ciò che Cristo ci ha ottenuto di esse-
re, figli di Dio. Per questo Maria ci è stata
data per Madre da Gesù morente in Croce,
per generare i figli di Dio. Per questo Maria
ci visita e instancabilmente ci richiama.
Cari figli, anche oggi vi invito: prega-
te, pregate, pregate. La preghiera apre la
nostra anima all`Amore di Dio, ci dispone
alla grazia sacramentale, ci consente di
vivere e portare il Suo Amore nel mondo.
La preghiera non può dunque ridursi a qual-
cosa di meccanico o di automatico ma deve
scuotere le viscere di chi la pratica ed in
qualche modo anche di Chi la riceve; deve
chiamare in causa la Chiesa celeste e quel-
la terrestre, deve investire e coinvolgere l’u-
niverso, deve trasferire l’uomo nel seno di
Dio. Solo nella preghiera sarete vicino a
me e a mio Figlio
. Dunque fuori dalla pre-
ghiera non saremo a Loro vicini, rimarremo
lontani, chiusi in noi e nei nostri problemi,
incapaci di cogliere la vita nella sua vera
grandezza e bellezza. Vicini a loro vedre-
mo come è breve questa vita
, cioè avremo
la sapienza per ridimensionare le attese e le
speranze fondate esclusivamente sull’uomo
e sulla scienza umana, la saggezza di vive-
re il tempo che il Signore ci dona nelle sue
proprie stagioni. Smetteremo di attendere
dal mondo ciò che possiamo trovare solo in
“Giovani, vi invito a cercare ogni giorno il
Signore, che non desidera altro se non
che siate realmente felici.
La recita del Rosario può aiutarvi ad
imparare l'arte della preghiera con la
semplicità e la profondità di Maria”.
Benedetto XVI
Settembre - ottobre 2006 - Edito da Eco di Maria, C.P.
27 - 31030 BESSICA (TV)
(Italia) - Tel / fax 0423. 470331
A. 22, n. 9-10; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
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Dio. Nel nostro cuore nascerà il desiderio
del cielo
. Così riportando ogni cosa al
posto giusto, cioè al posto voluto da Dio, la
gioia comincerà a regnare nel nostro cuo-
re e la preghiera scorrerà come un fiume
.
Tutto in Dio è naturale perchè è divina la
nostra natura; tutto ciò che è a Lui orienta-
to ed in Lui vissuto scorre gorgogliando e
cantando come un fiume, e le alterne vicen-
de della vita non ci toglieranno la pace e la
gioia che viene da Lui e che esiste solo in
Lui. La preghiera sarà allora preghiera di
lode e di ringraziamento. Nelle vostre
parole ci sarà solo gratitudine verso Dio
perchè vi ha creati e il desiderio di santi-
tà diventerà per voi realtà
. Infatti la santi-
tà è la vita in Dio e se noi, in ogni circo-
stanza, siamo capaci solo di lode e ringra-
ziamento nei Suoi confronti allora siamo
già in Lui, siamo nella santità. Grazie,
Maria, per queste Tue parole di vita, grazie
per la Tua presenza umile e tangibile in
questi luoghi benedetti, grazie per la santità
nella quale ci sentiamo immersi contem-
plando questo Tuo messaggio.
N.Q.
Il Papa contempla il
Volto Santo di Cristo
«Il tuo volto, Signore, io cerco. Non
nascondermi il tuo volto». Queste le parole
di un salmo che esprimono il profondo ane-
lito insito in ogni uomo di vedere Dio, fac-
cia a faccia, già qui su questa terra.
Conoscere l’Inconoscibile, scorgere
l’Insondabile; il Dio eterno che però, pro-
prio per andare incontro alla sua amata
creatura, ha assunto guarda caso un volto
umano. Non ha voluto l’anonimato il
Signore, si è fatto vedere, e non solo dagli
uomini del suo tempo. Sì, perché per un
qualche misterioso evento l’immagine di
Gesù è rimasta impressa sul tessuto, come
in una fotografia, per essere vista nei seco-
li. Notoriamente è la Sindone di Torino, il
lenzuolo che avvolse Gesù dopo la sua mor-
te, a testimoniare i suoi lineamenti, oltre
che l’obbrobrio della
Passione da lui sofferta.
Ma non solo. C’è infatti in
Italia, e precisamente a
Manoppello (prov. di
Chieti), una stoffa sulla
quale è impresso il viso di
un uomo che corrisponde
in modo impressionante ai
tratti del volto sindonico.
L’espressione però non è
quella di un morto, ma di
un vivo. Di che si tratta?
Il velo autentico della
Veronica
Un’antica leggenda
racconta che una donna di nome Veronica
asciugò il viso di Cristo nel suo percorso
verso il Calvario; il risultato fu che l’imma-
gine del divino volto rimase impressa sul
telo. In occasione del primo anno santo del
1300, il Velo della Veronica (cioè la vera
immagine di Cristo - dalla deformazione
lessicale di “vera icona”) poteva essere
venerato dai pellegrini nella Basilica di San
Pietro a Roma. Ma per ragioni sconosciute
le sue tracce furono misteriosamente perse
– sebbene il Vaticano non lo ammise mai -
finché attraverso un giro di donazioni pri-
vate finì nel convento dei Frati cappuccini a
Manoppello, un piccolo paese a ridosso
dell’Appennino abruzzese.
Le ricerche scientifiche
A conferma di una possibile autenticità
di questa reliquia ci viene in aiuto la scien-
za. Un recente esame con i raggi ultravio-
letti ha rivelato che le fibre del Velo non
presentano nessun tipo di colore, quindi
non è stata né dipinta né tessuta con fibre
colorate. Tra l’altro, il materiale del tessuto
proviene da un mollusco, il bisso marino,
che è impossibile da tingere poiché il sale
che contiene ne sbiadirebbe presto i colori.
Attraverso sofisticate tecniche fotografiche
è possibile constatare come l’immagine che
appare è identica in entrambi i lati del velo,
come una diapositiva.
500 anni di devozione
Esattamente 500 anni fa quindi, nel
1506, uno sconosciuto pellegrino portò a
Manoppello il pregiato tessuto. Poco dopo
fu posto dai frati cappuccini in una teca
sopra l’altare maggiore del Santuario. Oggi
i devoti e tutti coloro che se ne sono presi
cura, festeggiano con gratitudine il centena-
rio di questo prezioso reperto e la grazia
che da esso promana.
Protagonisti di un rinnovato interesse il
gesuita Heinrich Pfeiffer - storico dell’arte
- che ha dimostrato come tutte le antiche
immagini di Cristo si rifanno a questo pro-
totipo, e insieme a lui la tedesca sr.
Blandina Paschalis - esperta iconografa -
che per prima ha affermato che il volto del-
la Sacra Sindone e quello di Manoppello
combaciano perfettamente. Da qui l’ipotesi
che il velo fosse quello posto sul capo di
Cristo nel sepolcro e che l’immagine sia
stata impressa direttamente dal suo risve-
glio nell’esplosione di luce che ha accom-
pagnato la risurrezione,
Il papa, “pellegrino tra i pellegrini”
Pellegrino tra gli altri, Papa Benedetto il
1° settembre si è recato in forma privata a
rendere omaggio alla reliquia su invito
dell’Arciv. di Chieti Bruno Forte.
Racconta la nostra inviata Ana
Simic:
«Arrivò poi anche Simon Pietro ed
entrò nel sepolcro; vide le bende
che giacevano distese e il sudario
che era sopra il capo
». (Gv 20,6-7)
Questo è avvenuto anche oggi. Il
Pietro del nostro tempo è arrivato
per vedere e venerare il sudario che
era sopra il capo
del suo Maestro e
Signore. L’Odierno evento di grazia
ha richiamato nella nostra mente
questo episodio del Vangelo ed ha
rinnovato l’amore per quel Cristo,
dal Volto imperscrutabile, che l’u-
nico ci manifestò l’amore totale
che vince la morte. «O Volto Santo di Gesù,
bellezza che mi hai rapito il cuore.
Imprimiti in me si che guardando me Tu
possa contemplare Te
» è il bellissimo ritor-
nello cantato dall’assemblea.
È stato bello, edificante e molto com-
movente vedere il Santo Padre fissare gli
occhi in quelli di Cristo, da vero innamora-
to, da vero discepolo del suo Maestro.
Trattenendosi in preghiera, raccolto nell’os-
servare questo Volto tanto amato e cercato,
il Santo Padre ci ha trasmesso un messag-
gio di contemplazione, un invito a tenere il
nostro sguardo fisso su Gesù. Ed è proprio
così, anzitutto contemplando, che papa
Benedetto ha confermato i fratelli nella
fede. Non c’è niente più rassicurante e con-
vincente di questa sua coerenza tra le paro-
le dette e l’esempio dato”.
Chi cerca il suo volto?
“Chi incontra Gesù, chi si lascia da Lui
attrarre ed è disposto a seguirlo sino al
sacrificio della vita - ha detto il Papa ai pel-
legrini presenti - sperimenta personalmen-
te, come Egli ha fatto sulla croce, che solo
il chicco di grano che cade nella terra e
muore porta molto frutto… Questa è la via
di Cristo, la via dell’amore totale che vince
la morte: chi la percorre vive in Dio già su
questa terra, attratto e trasformato dal ful-
gore del suo volto”. Una morte, aggiungia-
mo noi, che non ha potuto cancellare le
tracce di Cristo sulla terra, tracce che anco-
ra dopo 2000 anni ci parlano di Lui, ci rac-
contano la sua umanità, ci svelano il suo
volto di amore e di bontà perché anche noi
ci sforziamo di somigliargli.
È incoraggiante guardare un Papa ingi-
nocchiarsi davanti ad una reliquia a confer-
ma che le devozioni popolari non sono frut-
to solo di leggenda o fantasia, ma affonda-
no le radici nella storia di una Chiesa pelle-
grina, in continua ricerca del suo Dio da
trovare ed adorare: “Per entrare in comu-
nione con Cristo e contemplarne il volto,
sono necessarie ‘mani innocenti e cuori
puri’. Mani innocenti, cioè esistenze illumi-
nate dalla verità dell’amore che vince l’in-
differenza, il dubbio, la menzogna e l’egoi-
smo; ed inoltre sono necessari cuori puri,
cuori rapiti dalla bellezza divina…”
aggiunge il Papa. E infine conclude:
“Ricercare il volto di Gesù deve essere l’a-
nelito di tutti noi cristiani”.
Stefania Consoli
Le famiglie riunite
in Spagna
Abbiamo avuto la gioia di essere visitati
dal Santo Padre! È venuto per prepararci
alla veglia di preghiera che ha avuto luogo il
9 luglio in occasione dell’Incontro Mondiale
delle famiglie, nella bella cornice della Città
delle Arti e delle Scienze, Valencia.
Le famiglie spagnole sono state invitate
a pregare in una grande spianata il rosario.
Eravamo più di un milione di persone ad
offrire la nostra vita alla Santa Vergine... È
grande la bellezza di un rosario pregato
insieme a tante persone semplici che
vogliono rendere partecipe Maria della pro-
pria vita. Sono momenti di grazia eccezio-
nali che trasformano le persone, le città e i
paesi. Rendiamo grazie a Dio che ha onora-
to con questa visita del Santo Padre un pae-
se come il nostro, attualmente così bisogno-
so di grazia e di trasformazione. Un paese i
cui abitanti hanno in sé il germoglio dell’a-
more di Dio, ma che oggi è così soffocato!
Preghiamo perché l’onda di grazia solleva-
ta dalla visita del Santo Padre cambi tanti
cuori in Spagna.
Pian piano conosciamo questo Papa,
soprattutto il suo discorso chiaro, profondo,
e sereno. Bisogna tornare a leggere quello
che ci ha detto a proposito della famiglia. Ai
noi genitori ha ricordato che “Ogni genera-
zione, ogni paternità e maternità, ogni fami-
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Notizie dalla terra benedetta
La festa dei giovani
Un unico corpo
Un canto vivo e ritmato che esce da un
cuore gioioso e che coinvolge la mente e
tutto il corpo in un’espressione di lode.
Decine di lingue diverse, preghiere nelle
forme più varie, centinaia di colori, migliaia
di voci… Un qualcosa di nuovo e di unico
qui a Medjugorje e a cui forse i pellegrini
più “tradizionali” non sono abituati, ma sen-
z’altro qualcosa di vivo che ti invita a non
isolarti e ad entrare a far parte di quest’uni-
co corpo che altro non è se non la primave-
ra della Chiesa, il Corpo mistico del Cristo.
Questo è il festival dei giovani, evento
che si ripete per la diciassettesima volta,
ma che è sempre nuovo, sempre carico di
grazia, contando sempre nuove presenze e
quindi nuove preghiere e nuovo entusia-
smo.“Lampada per i miei passi è la tua
parola, e luce sul mio cammino”
è il titolo
che ha segnato l’incontro.
Dalle realtà più diverse e dai paesi più
lontani tutti hanno risposto all’irresistibile
invito. Tutti i giovani hanno in sé un germe
autentico di bene, il desiderio di verità che
quindi generano la ricerca interiore. I gio-
vani hanno la capacità di riconoscere ciò
che è vero ed autentico, e quindi ciò per cui
vale la pena lasciare tutto il resto, vendere
tutto e partire, e donarsi…
Eccoli dunque a cantare e lodare il
Signore fra questi monti brulli e queste sof-
ferte pietre; eccoli ad adorare Gesù nel
Santissimo Sacramento dell’Altare; ecco il
popolo eletto dei veri cristiani, di coloro che
vivono di fede, che sanno riconoscere in
quel pezzo di pane il Salvatore, il Redentore
del genere umano e che sono pronti ad ado-
rarlo, a dare tutto per testimoniare che Egli
è Dio, il vero Dio, l’unico Dio.
È Lui il centro, è davvero Lui solo il
motore, la sorgente ed il fine di tanta gioia.
Tutti l’hanno saputo ed erano pronti a testi-
moniarlo; solo per questo il ritrovarsi uniti
era qualcosa che andava al di là del passeg-
gero entusiasmo del mondo… Egli faceva
di noi un unico corpo, il Suo Corpo.
Si è visto bene fin dal primo momento,
quando la sera del primo agosto sono state
presentate ad una ad una le 50 nazioni pre-
senti all’incontro ed ognuno applaudiva
felice di rappresentare il proprio popolo.
Ma quando fra Jean Paul, quasi unico liba-
nese presente a Medjugorje si è avvicinato
al microfono, è sgorgato un applauso che
ha percorso tutto il piazzale risuonando a
lungo, forte, commosso, deciso, a testimo-
niare una solidarietà che non si arresta al
livello di ingenui nazionalismi o di vuote
contestazioni politiche.
Una mancanza, quella dei pellegrini
libanesi, che si è fatta sentire dopo molti
anni. Infatti vi era una rappresentanza che
non mancava mai all’appuntamento del
festival. “Abbiamo pensato a voi, cari liba-
nesi” - ha detto fra Marijo all’inizio di una
s. Messa, “abbiamo preparato il posto per
scrivere la frequenza radio a voi destinata,
la vostra bandiera era in fila con le altre…
Ora al posto della frequenza c’è soltanto
una linea, ma vi è una frequenza che può
arrivare fino a voi perché non conosce bar-
riere, ed è la frequenza della preghiera, la
frequenza dell’amore”.
Quale gioia e quale forza partecipare
all’ora del tramonto alla santa Messa nel
grande piazzale gremito di anime a perdita
d’occhio fino all’orizzonte! Ognuna di
queste sante messe ha un tale valore, è
dono così prezioso da ripagare un viaggio
di 15, 20, 25 ore… Quale gioia e quale for-
za vedere e avvertire che tutti attorno a te
stanno partecipando ad una liturgia viva
di salvezza
. Non passivamente, ma lascian-
dosi plasmare e trasformare da una grazia
che si dona gratuitamente, dal dono celeste
di un Dio che dimora in mezzo a noi e si
rivela prendendo il volto e la voce del fra-
tello che ti sta accanto.
Quale gioia e quale forza rivivere così il
più discreto e il più grande miracolo della
vita cristiana: Dio che scende dal cielo e si
consegna sull’altare attorno a cui sono
riuniti oggi 30.000 giovani. E poi dall’alta-
re scende ancora più in basso per visitarci:
scende a calarsi fra di noi, a scomparire in
noi; portato dalle mani dei sacerdoti cam-
mina fra la ghiaia, le panche, il sudore, la
stanchezza e l’attesa della gente per rag-
giungere ciascuno e visitarlo personalmen-
te in ciò che di più intimo ha bisogno di
essere toccato e trasformato.
E la preghiera sembra salire davvero
da un unico corpo, ogni incontro di sguar-
di è preghiera e benedizione.
“Vieni Pane che fa santi. Vieni e trasfi-
guraci. Vieni a dimorare in noi, vieni a tra-
sformarci in Te, vieni a farci santi.
Vieni ora nel fratello che mi sta di fron-
te, vieni a saziare quello sguardo pieno di
desiderio, vieni a sigillare a proteggere per
sempre quella speranza che riluce in quel
viso... Vieni in questa mia sorella, vieni e
dimora in lei. Vieni in questo mio amico,
vieni perché ti possa portare là dove ora lo
inviti a tornare. Vieni ad accettare l’offerta
della mia vita…”
E si nota lo stupore, la gratitudine, e poi
di nuovo la gioia che esplode in un canto di
ringraziamento che si eleva unanime. Gesù
è con noi a cantare e a lodare il Padre, feli-
ce di poter stare così semplicemente fra le
sue creature amate.
Quale gioia e quale forza… sì, perché
la gioia è forza. È forza vitale che si deve
comunicare, è coraggio per il futuro, è
annuncio che disperde i dubbi e vince il
peso della paura e dell’indifferenza.
Insisto sulla S. Messa perché è stato
sicuramente il momento più sentito e più
importante di ogni giornata, anche se forse
non tutti ne sono totalmente consapevoli…
Penso che soltanto in cielo comprenderemo
fino in fondo il valore salvifico di ogni pre-
ghiera unita ed offerta attorno al sacrificio
eucaristico sull’altare. Solo in cielo sapre-
mo quali ampie realtà spirituali va a muo-
vere e guarire.
Ecco i giovani ora a ritornare, ciascuno
in una realtà diversa. Eccoli a disperdersi,
restando uniti nella preghiera, restando spi-
glia ha il suo principio in Dio, che è Padre,
figlio e Spirito Santo”. E con questo abbia-
mo capito la sacralità dalla nostra missione:
la famiglia come un piccolo tabernacolo nel
quale Dio è vivo attraverso l’amore con cui
gli sposi si amano e amano i propri figli.
Se gli sposi si lasciano amare da Dio e
corrispondono al suo amore, la qualità del-
l’amore che si vive in casa si eleva, perché
tutti tendono ad amarsi non con il loro pic-
colo amore umano - che malgrado sia buo-
no è sempre limitato - ma con l’amore di
Dio, che va oltre le nostre piccolezze e ci fa
capaci di molto più amore ed azione.
Il Papa ci ha anche ricordato che “La
fede non è una mera eredità culturale, ben-
sì un’azione continua della grazia di Dio
che chiama, come anche della libertà uma-
na che può aderire oppure non aderire a
quella chiamata”. È responsabilità dai geni-
tori e dalla comunita cristiana offrire un
testimonio di vita coerente.
Il bar che promuove vocazioni!
Io e mio marito Oscar, nel contesto di
questo incontro, abbiamo avuto l’opportu-
nità di organizzare un “Caffè vocazionale”
(Café Vocation.com) pensato per i giovani.
In pratica li abbiamo invitati nell’ambiente
disteso di un bar nel quale si offriva musica
dal vivo e accesso gratuito ad Internet, per
meditare un po’ sulla propria vocazione,
cioè sul progetto che Dio ha pensato per
ciascuno di loro in questa vita; in sostanza,
sulla loro felicità.
Accanto al grande locale dove era situa-
to il bar, abbiamo predisposto una sala che
faceva le funzioni di una cappella dove il
Santissimo Sacramento era continuamente
esposto, sicuri che Egli, nel suo amore
donato, avrebbe potuto meglio di tutti illu-
minare i cuori assetati delle migliaia di gio-
vani che hanno frequentato il bar. Molti
sacerdoti confessavano nelle ore di apertu-
ra e davano consiglio a chi forse per la pri-
ma volta si poneva la domanda sulla propria
vocazione. Adesso dobbiamo pregare
affinché trovi la risposta.
Accanto alle innumerevoli ore di lavoro
che questo progetto ci ha imposto, sono tan-
ti gli aneddoti da raccontare. Ricordo la cap-
pella dell’adorazione sempre piena, i con-
fessionali con lunghe code... La grazia agi-
va. Si stavano piantando semi e sete di Dio.
È avvenuta anche qualche conversione,
come quella del tecnico del suono. Quando
lo abbiamo conosciuto non ci aveva fatto
una buona impressione, e... neanche noi a
lui... (più tardi ce lo ha confessato!). Infatti,
quando gli abbiamo spiegato che i gruppi
non potevano suonare più di 20 minuti per-
ché si doveva dare spazio alle testimonian-
ze, e che il volume non poteva essere molto
elevato perché il nostro era un bar in cui si
doveva poter parlare... ha pensato di rinun-
ciare a lavorare con noi. Quello che gli chie-
devamo non era quello a cui era abituato.
Un uomo allontanato da Dio da molti anni è
ritornato a Dio attraverso il suo lavoro in
questo Caffè! Ha ritrovato la gioia di sentir-
si amato dal Signore, come un bambino
appena nato. La cosa più commovente era
vedere il suo volto: all’inizio spento, nervo-
so, come consunto dalla la vita. Alla fine
della settimana era come trasfigurato, pieno
dell’amore e della gioia di Dio. Senza dub-
bio, per quest’anima, è valsa la pena tutto lo
sforzo per organizzare questa iniziativa!
Georgina Trias
(Traduttrice di Eco in spagnolo)
3
Eco 189
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ritualmente forza e sostegno gli uni per gli
altri. Ciascuno a fare i conti con un quoti-
diano difficile e con tanti altri giovani che
non conoscono e non accettano questo Dio
tanto umile e tanto immanente, ma ognuno
con il desiderio e la certezza di poter essere
figlio e testimone di Maria in questi tempi.
F.C.
Nelle loro testimonianze
il riflesso di tutto questo:
Susanna, 25 anni:
È la terza volta che vengo a
Medjugorje. La prima volta sono arrivata
qui perché trasportata dagli amici. È stata
un’esperienza forte ed ho scoperto una
nuova dimensione per vivere la fede. Penso
che se anche nelle nostre parrocchie la s.
Messa fosse animata con tali canti e parte-
cipata con tale entusiasmo, sarebbe vissuta
molto meglio.
Questa volta ho vissuto il pellegrinaggio
non più come esperienza di gruppo, ma
come un cammino perso-
nale, qualcosa di più
interiore
. Questi giorni
hanno anche risvegliato
in me alcune domande,
come un desiderio di
ricerca profonda, di tro-
vare delle risposte per la
mia vita che solo Dio può
dare.
Christopher, 20 anni:
Sesta volta per me a
Medjugorje. Venire qui è
uno stacco dal mondo
esterno, una revisione spirituale. Ogni vol-
ta che torno a casa ho il sorriso stampa-
to sul viso per un mese
… è così
Medjugorje, è qualcosa che lascia il segno.
Ogni anno è un’esperienza diversa,
qualcosa che ti fa venire voglia di ritornare.
Penso di non divertirmi da nessuna parte
come qui, è così bello vedere insieme tal-
mente tanta gente della mia età, tutti insie-
me a testimoniare che qui la Madonna
appare, a gioire della sua presenza reale e
sensibile. Questo è Medjugorje.
Annadelia, 23 anni:
Per me questo festival ha segnato la
sconfitta definitiva del mio senso di solitu-
dine. Non mi sono mai sentita a mio agio
tra le folle ai concerti, la folla mi faceva
sempre sentire sola… questa volta no! Ho
incontrato persone che mi hanno davvero
donato tanto!
Come ogni credente sapevo che
dovremmo impegnarci per costruire il bene
su questa terra… Qui però, vedendo così
tante persone decise per questo bene, ho
finalmente capito che ciò è possibile.
Mi sono divertita a scattare diverse
fotografie, ma anche questa non è stata
un’esperienza superficiale. Ho visto, nota-
to, capito quanto è bello l’essere umano in
tutte le sue espressioni: gioia, raccoglimen-
to, perfino tristezza. Ho notato una partico-
lare dolcezza nelle persone che non ho
visto da nessun’altra parte. Quasi non ci
pensi che possano esistere dei ragazzi
“così”. L’unica paura è quella di non riusci-
re più a pregare come ho pregato qui.
Giacomo, 16 anni:
Non sapevo nulla di questo posto, quan-
do leggevo i messaggi che la Madonna dà
non ci credevo, mi sembravano tutti uguali,
per questo sono venuto qui a Medjugorje
senza aspettarmi nulla.
Qui ho trovato una cosa fantastica… Al
giorno d’oggi in occidente pregare sembra
quasi un crimine, qui sento il desiderio di
pregare. Dopo aver pregato cinque rosari
con gli altri sento di voler pregare ancora
da solo. Qui mi sembra di riuscire ad esse-
re veramente me stesso e ad entrare in
comunione con gli altri. È come liberarsi
da tante armature pesanti ed essere vera-
mente liberi, trovare un senso per ciò che
facciamo.
Tutto ciò ti dà una carica per tornare in
Italia e affrontare la vita in modo diverso,
sapendo che tutto ciò che facciamo non
fine a se stesso, ma può avere un significa-
to spirituale.
Per raccontare questo luogo non basta
fermarsi ai veggenti o ai messaggi o a
determinate testimonianze, qui c’è un’at-
mosfera, un qualcosa che va oltre e coin-
volge tutto. Non si può
spiegare, in fondo non
c’è niente di più com-
plesso del poter com-
prendere la fede…
Sicuramente tornerò e
cercherò di portare più
gente possibile, pro-
prio perché a parole
non è facile trasmettere
tutto questo. Sì, spero
di diffondere questo
luogo, anche e soprat-
tutto per quelli che mi
hanno deriso sapendo
che sarei venuto qui: vorrei poter tirar fuo-
ri queste persone da ciò che loro chiamano
vita e che in realtà è un sopravvivere.
Sono grato che la Madonna mi abbia porta-
to qui a sedici anni.
Don Wiliam, 27 anni:
Questo evento a Medjugorje rimane un
momento di forte interiorità anche per noi
sacerdoti, abbiamo bisogno di tornare
all’essenziale, cioè a Gesù nell’Eucaristia e
nella Parola. Dovremmo farlo sempre, ma
questi rimangono momenti particolari. Qui
la Madre invita all’essenziale anche i gio-
vani, a costruire una vita secondo il cuore
di Dio e il Vangelo.
Per la nascita della civiltà dell’amore i
giovani hanno bisogno di vedere che ci
sono persone che lo vogliono, persone
come loro; oggi la proposta del mondo por-
ta a diminuire questo entusiasmo, a scorag-
giare. Fare esperienza di una Chiesa viva
è qualcosa di sconvolgente per la loro
fede.
Con questo incoraggiamento sono
sorprendenti le risorse di entusiasmo e
generosità che si risvegliano in loro. Il
moto che abbiamo scelto con il nostro
gruppetto per questo pellegrinaggio è pro-
prio: “Finché c’è Cristo c’è speranza”.
Alex, 20 anni:
Prima volta per me a Medjugorje. Se
dovessi dire perché sono venuto è forse per
una ricerca della verità. L’anno scorso sono
stato a Colonia e se devo fare un confronto
direi che il clima è più o meno uguale, ma
qui c’è più spiritualità, si sente che è una
terra benedetta. Il momento più bello che
ho vissuto è stato all’adorazione notturna.
Non so spiegare a parole ciò che ho vissu-
to, sono arrivato in chiesa sul fare dell’alba,
ancora stanco e assonnato, poi comincian-
do a pregare ho sentito qualcosa dentro, la
stanchezza è passata in un attimo, è stata
un’esperienza intensa.
Francesca, 21 anni:
La prima volta ci sono venuta per aver
vinto il pellegrinaggio grazie ad un premio
letterario, oggi sono qui per la quarta volta.
Ho vissuto la confessione come mai fino ad
adesso, mi ha aiutato tanto la preparazione
che ci ha proposto il nostro parroco, ho
compreso cosa vuol dire e come si affronta
questo sacramento.
Spero tanto che il gruppo che si è for-
mato in questa occasione del pellegrinaggio
continui a riunirsi e a pregare insieme…
stiamo già organizzando come ritornare qui
portando tante altre persone nuove.
E ANCORA...
Barbara, Stefania, Carla:
In queste giornate abbiamo potuto sper-
imentare quanto la voce di Cristo sia real-
mente presente nel profondo del cuore e
quanto la sua parola sia l’unica e vera
certezza per la nostra vita. Insieme a migli-
aia di giovani abbiamo contemplato il volto
di Maria, lei che dal cielo ci tiene stretti nel
suo amoroso abbraccio e ci chiama tutti
come suoi figli.
Alex:
Medjugorje riesce a toccare il profondo
del cuore di qualunque persona visiti ques-
ta terra benedetta. Qui le voci di Maria e di
Gesù si fanno più forti e più chiare. E ad
ognuno viene consegnato qualcosa di
prezioso da portare nel cuore per poi
trasmetterlo, custodirlo e farlo crescere nel-
la propria realtà.
Don Vincenzo:
Tornare a Medjugorje alla fonte della
mia vocazione sacerdotale è sprofondare
nell’abbraccio di Maria, Regina della Pace,
che si prende cura dei veri bisogni di noi
suoi cari figli. Essere con tanti giovani
desiderosi di vita, di verità e di prospettive
sane è riscoprire come solo Dio può dare
compimento alle nostre attese. I giovani
sono la speranza e il futuro e qui si vede
come attraverso Maria i loro cuori vengano
toccati dalla gioia sovrabbondante per una
chiesa chiamata ad essere bene del mondo.
Come tanti giovani rispondono alla
gioia è affascinante e contagioso. Nella tes-
timonianza di tanti vediamo il sì di Maria
alla volontà di Dio.
Silvia:
Grazie a questo viaggio ho riscoperto il
valore della preghiera, soprattutto quella
che la Gospa chiama “preghiera del cuore”:
un dialogalo semplice ma sincero con
Maria e Gesù, per poter offrire con gioia
ogni piccolo gesto della nostra quotidianità
così ricca di grazie che spesso non sappi-
amo vedere e riconoscere. Grazie Maria!!
Con affetto e riconoscenza.
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Incontro con fra Ljubo
Parlando del festival…
di Alex Borlini
Come è nato il
festival? Quale
era l’obiettivo?
Questo festival è
nato 17 anni fa
quando p. Slavko
con un gruppo di
giovani ha comin-
ciato ad aiutarli a
capire Medjugo-
rje, a crescere con
questa spiritualità
espressa attraver-
so canti, testimo-
nianze personali.
Io non ero qui quindi non posso dirvi di più
dell’inizio. Di sicuro era un gruppo di gio-
vani che era stato toccato da Medjugorje,
dalla presenza della Madonna e dei mes-
saggi, così, pian piano questo festival, que-
sto incontro internazionale è cresciuto.
Come lo avete pubblicizzato?
La pubblicità è spontanea. È proprio
un miracolo che i giovani vengano. Non
facciamo nessuna propaganda: un giova-
ne che ha partecipato al festival racconta
di questo festival ad un altro giovane
facendo così aumentare il numero. Non
c’è nessuna pubblicità né sulla televisione
né sulla radio.
Come si è evoluto nel corso si questi 17
anni?
Di sicuro il numero è cresciuto. La for-
ma più o meno è restata uguale. Nel primo
festival c’erano un centinaio di giovani di 4
o 5 nazioni. In questo festival sono rappre-
sentate 42 diverse nazioni registrate e rile-
viamo la presenza di circa 30.000 giovani
ai quali si aggiungono quelli che non si
sono registrati soprattutto per la Messa che
è il punto centrale della giornata.
È possibile confessarsi in almeno 19
lingue e la Messa viene tradotta in 15…
Quali difficoltà avete incontrato?
Anche l’organizzazione è per così dire
spontanea. Un miracolo. Si fa da parecchi
anni e tante cose si sanno già. Ci aiuta la
Comunità Cenacolo che ha la sua giornata
di testimonianze, soprattutto con il recital
sul Vangelo che i ragazzi preparano ogni 2
anni. Si susseguono poi diverse testimo-
nianze concrete di conversione vissute a
Medjugorje - o nella propria vita cristiana:
sono suore, laici, sacerdoti, giovani.
Cosa cercano, secondo la sua esperienza,
i giovani che vengono qui?
Dalle reazioni dei giovani si nota che a
Medjugorje il momento più bello per loro è
l’adorazione. L’adorazione notturna in
silenzio, con i canti e le meditazioni che li
aiutano a scendere un po’ più profonda-
mente nel loro cuore. Questo nonostante ci
siano canti un po’ rumorosi, ma ci vuole
anche questo.
Cosa si sente di consigliare ai giovani che
vengono al festival?
Di lasciarsi guidare; di abbandonarsi
alla Madonna che li condurrà, di sicuro, a
Gesù. Per me questo è un miracolo. Io mi
sento solo servo delle opere di Dio. È la
Madonna che organizza il Festival, serven-
dosi anche di noi uomini.
Cosa vorrebbe dire a quelli che non sono
mai, o ancora, venuti?
Di venire, almeno per curiosità. E vede-
re. Ce ne sono tanti che vengono anche solo
per curiosità, anche questo può essere un
buon motivo iniziale. Poi l’atteggiamento
cambia in qualcosa di più profondo, di
serio dentro le anime. Purtroppo ci sono
molti pregiudizi su Medjugorje, tanta igno-
ranza e tante cose di cui si parla in modo
sbagliato.
A parte il grande dono che Maria fa tut-
ti i giorni qui a Medjugorje, lei è a cono-
scenza di segni particolari, miracoli?
All’inizio delle apparizioni, nei primi
mesi c’erano tanti segni visibili perché i
veggenti chiedevano alla Madonna di fare
qualcosa per cui la gente potesse credere a
quello che loro dicevano inizialmente. Poi
sono testimone come sacerdote in confes-
sionale di miracoli che non si possono
vedere con gli occhi. Gli eventi della gente
che si confessa qui è un miracolo che non
si può documentare. È documentato nei
loro cuori.
Ci può raccontare alcuni tratti significa-
tivi della sua vita?
Sono nato nel 1969 e sono venuto per la
prima volta a Medjugorje nel 1983 come
pellegrino. È merito della Madonna se mi
sono fatto frate. Io non sono veggente, non
ho visto la Madonna. Ma la Madonna si
può “vedere” anche in un modo migliore
rispetto ai veggenti: i veggenti vedono solo
con gli occhi ma nella preghiera la si può
incontrare più profondamente.
Molti pellegrini sbagliano quando cer-
cano dai veggenti quello che i veggenti non
possono dare loro. Non sono i veggenti
quelli che spingono il bottone. Essi sono
semplici testimoni di quello che hanno sen-
tito e udito nella loro semplicità e nella loro
umanità.
Ha sempre creduto nelle apparizioni?
A 14 anni sono venuto qui a
Medjugorje come pellegrino con la mia
mamma facendo a piedi 50 km. Allo stesso
modo, pian piano, la mia fede è cresciuta:
non ho “subito creduto”.
Ai pellegrini non dico che si sono con-
vertiti ma che si sono risvegliati. Poi c’è tut-
to un cammino, tutta la vita in cui si cresce e
ci si converte. L’importate è essere risveglia-
ti e non addormentati o in coma spirituale.
Cosa vorrebbe dire a quei sacerdoti che
sono ancora scettici?
Io non mi sforzo di convincere nessuno.
Cosa gli consiglia?
Di venire a vedere almeno per curiosità.
Per primo devo convincere me stesso. Non
c’è bisogno di credere in Medjugorje.
C’è bisogno di credere nel Vangelo.
Medjugorje è Vangelo. La Madonna qui
non ha detto niente di nuovo. Non ho
aggiunto niente al Vangelo. Tutti i suoi
messaggi sono Vangelo ma raccontati in un
modo semplice, con un linguaggio mater-
no. Dico sempre che Medjugorje non è lo
scopo. Medjugorje è solo un mezzo che
Dio ci dà. Ci si può avvicinare a Dio anche
senza Medjugorje. Ma mi chiedo: perché
non prendere tutti i mezzi che Dio ci dà? Io
vedo Medjugorje non come fenomeno,
qualcosa di sensazionale ma come una per-
sona che si chiama Vergine Maria. La
Vergine Maria non si può conoscere discu-
tendo di lei ma solo in ginocchio, in umil-
tà, seguendo quello che ci dice.
Anch’io incontro alcuni sacerdoti e
sbatto la testa: vedo un muro dentro di loro.
Ci vuole anche la grazia per capire
Medjugorje. Per me Medjugorje non è un
problema ma è un mistero. Tutte le opere di
Dio sono mistero. E questo mistero provo-
ca i sacerdoti e anche la Chiesa. Di sicuro,
come Gesù che era una pietra d’inciampo,
così anche oggi Medjugorje si rivela a noi
come pietra d’inciampo. Essere contrario a
Medjugorje è per me il segno di una morte
spirituale. Essere neutro è onesto. Non
conoscere una realtà ed essergli contro non
è ammissibile. Stare zitti quando non si
conosce: questo è onesto.
Qual è la situazione dal punto di vista
canonico nei confronti della Santa Sede?
Giovanni Paolo II tante volte - anche par-
lando a molti vescovi - si è pronunciato con
un sì a Medjugorje. Ma anche il Santo Padre
doveva rispettare la Chiesa e la sua struttura.
Fin quando saranno in corso le apparizioni
sicuramente la Chiesa non si pronunzierà.
La Chiesa fa bene a non pronunziarsi: parla
anche con il suo silenzio. Se ci fosse qui
qualcosa di eretico, di strano, che porta fuo-
ri dal Vangelo la Chiesa si pronuncerebbe di
sicuro. Si è pronunciata in tanti casi, in tanti
fenomeni che erano strani.
La Chiesa è prudente e fa bene anche a
stare in silenzio. La Chiesa si pronunzierà
quando finiranno le apparizioni. Di questo
sono sicuro: se sarò vivo o no questo non è
importante. La Chiesa proclama un santo
dopo la morte ma lui era santo anche prima
della proclamazione. Non vedo urgente un
decreto del Vaticano ma è urgente la mia
conversione. Questo è importante.
PER LE GUIDE DEI GRUPPI
Siamo alla ricerca di nominativi di gui-
de dei gruppi di preghiera e dei pellegri-
naggi a Medjugorje per informarli dell’ini-
ziativa di un seminario che si dovrà concre-
tizzare nella seconda decade di novembre
2006 a Loreto (I).
La parrocchia di Medjugorje è stata
informata di questo progetto su cui chiedia-
mo amorevolmente l’aiuto della Gospa tra-
mite le vostre preghiere.
Chi è interessato è pregato di fornire la
propria residenza o l’indirizzo di posta elet-
tronica ai seguenti recapiti:
Ronconi Alberto
Via Galilei, 2
60015 Falconara M. (AN)
telefax: 071.912032
e-mail: margio@email.it
A tutti verrà inviato un programma detta-
gliato dell’invito. Grazie.
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Il sorriso di Vicka
di Francesco Cavagna
Ricordo bene la prima volta che venni a
Medjugorje, era nel maggio del ‘97, avevo
quattordici anni. Da allora la mia vita ha
subito una grande svolta, ha preso una dire-
zione ben precisa. Sì, parlo di direzione,
poiché da quel momento è cominciato un
cammino graduale in cui ho dovuto dare la
mia risposta a Dio in momenti diversi, rin-
novando il mio sì a Lui nella libertà.
Ero ragazzino e arrivai in questa terra
benedetta senza particolari aspettative e
senza pregiudizi di alcun genere. A riguar-
dare indietro penso di essere stato sempli-
cemente condotto qui da Lei: la Madonna
mi prese per mano come un bambino e mi
condusse verso il Dio d’Amore, verso
Colui che allora conoscevo solo per sentito
dire e che da lì a poco mi avrebbe sedotto.
Fra tutte le forti esperienze vissute qui a
Medjugorje quello che maggiormente mi
toccò interiormente fu l’incontro con una dei
sei veggenti. Ricordo quel giorno come fos-
se ieri, ricordo bene il sorriso di Vicka.
C’era qualcosa di profondamente autentico
in quell’espressione, qualcosa che mi attrae-
va senza che potessi capirne il perché, e
risvegliava in me un desiderio sconosciuto.
Sono molti i pellegrini che tutt’oggi rivi-
vono questa stessa esperienza. Ripetendo il
suo semplice discorso, Vicka continua a
saper esprimere in esso una gioia estranea a
qualsiasi causa puramente umana, il suo sor-
riso rivela chiaramente la realtà celeste.
Ricordo che quando ebbe finito di parlare
tutti si precipitarono verso di lei per salutar-
la e stringerle la mano. Io me ne trattenei per
un attimo, poi qualcosa mi spinse a seguire
il flusso della gente: dando loro la mano
Vicka sorrideva ad ognuno, ma quando
giunsi io mi guardò negli occhi con amore,
mi regalò quel suo sorriso e mi salutò in
maniera particolare. A dire il vero non vi fu
nulla di diverso o particolare… Questo mi fa
riflettere sull’unicità dell’amore di Dio, che
pur vedendo l’universo intero ed amando
ogni anima da Lui creata, si dona in manie-
ra totale, piena e speciale a ciascuno, come
se fosse l’unico essere sulla terra.
Un miracolo chiamato Amore
Ognuno di noi anela ad essere unico e
speciale agli occhi di qualcuno, poiché Dio
ha impresso profondamente nei nostri cuo-
ri il desiderio, il bisogno di essere amati.
Un’anima comincia a convertirsi quando
rinuncia a ricercare per sé l’attenzione
degli uomini aprendosi invece a quell’amo-
re di particolare predilezione che Dio ha
per ciascuno scegliendo il Sommo Bene:
“Mio Dio e mio Tutto”.
Non è forse questo il miracolo più gran-
de di Medjugorje? Da 25 anni, nonostante
molte cose siano cambiate, continua a ripe-
tersi, unico e prezioso questo miracolo, le
persone scoprono di essere amate da Dio e
decidono di credere e seguire l’amore cro-
cifisso del Dio Trino ed Uno.
Possiamo scoprire questo amore proprio
quando lo vediamo incarnato nel nostro pros-
simo, in persone che lo sanno comunicare
gratuitamente attraverso la loro vita. Costoro
sono i veri apostoli della storia, i testimoni
autentici che la Madonna invoca per questi
tempi. E siamo tutti chiamati a diventare por-
tatori di grazia, Maria
chiama ognuno di noi
senza alcuna distin-
zione. È un moto
naturale, una regola
scritta dentro di noi,
nello scoprirci ricol-
mati di amore possia-
mo (e dobbiamo)
comunicarlo a nostra volta.
Il sorriso dei testimoni
Allargando lo sguardo al vissuto di que-
sti anni posso constatare come ogni perso-
na che si sia donata totalmente a Dio porti
inevitabilmente in sé questa gioia vera che
deve comunicarsi, questo sorriso interiore
che si riflette all’esterno in forme e sfuma-
ture diverse.
È il sorriso di chi ha sperimentato
l’Amore di Dio e sa vivere per Lui ogni
giorno. Il sorriso di chi vive l’abbandono
pieno, la fiducia totale in Colui che deside-
ra soltanto il nostro vero bene. Non parlo di
un sorriso superficiale, ma del sorriso che
sa incontrare la sofferenza e recarle speran-
za, che non fugge davanti al dolore, ma
andandogli incontro ne prende parte, poiché
sa che esso è soltanto mezzo e passaggio.
Questo è il sorriso che brilla sul volto di
chi proprio passando attraverso la sofferen-
za, la croce e la morte ha fatto esperienza
viva del Risorto e sente quindi di avere un
lieto annuncio per ogni fratello che incon-
trerà. Il sorriso umile di chi non si aspetta
nulla per sé, per questo è libero di donare e
di donarsi in maniera incondizionata. Il sor-
riso di chi sperimenta ogni giorno che c’è
più gioia nel donare che nel ricevere. Il sor-
riso di chi ha rinunciato a se stesso e vive
per Dio e per Dio nel prossimo. È un sorri-
so che non si fonda su nessuna gioia mate-
riale, che non è legato al passare delle emo-
zioni, ma è solido perché viene dall’atmo-
sfera interiore di un cuore che si sente ama-
to, perché “come casa sulla roccia” è fon-
dato su un amore incorruttibile ed eterno.
Portatori di gioia
Tornato da Medjugorje conservai nel
cuore il ricordo di questo sorriso. Esso mi
accompagnò al momento di tornare tra i
banchi di scuola immerso nella vita di ogni
giorno. In me vi era però un desiderio nuo-
vo che non poteva accettare che la mia vita
riprendesse a scorrere identica a prima. La
pienezza della gioia e della vita vera che
avevo scoperto doveva donarsi, doveva
comunicarsi, sentiva di avere la forza per
trasfigurare nell’amore innanzitutto il mio
pensiero ed il mio sguardo, e poi ogni per-
sona o realtà con cui venivo a contatto.
Sono sicuro che è questo sorriso a
dover brillare in ogni testimone autentico
di Dio, sono sicuro che ogni anima, anche
la meno sensibile è in grado di riconoscere
l’autenticità di questo sorriso.
È questo stesso sorriso che ho ritrovato
sul volto dei fratelli e delle sorelle della
Comunità in cui il Signore mi ha chiamato
(“Regina della Pace, completamente
tuoi…”
). È questo sorriso che ho promesso
di lasciar sempre splendere sul mio viso, poi-
ché lo sento essere parte integrante della mia
chiamata. È questo sorriso che voglio dona-
re al mondo, ad ogni anima, ad ogni uomo,
ad ogni realtà, per annunciare senza menzo-
gna: “Il Signore ama te! lasciati amare”.
Mirjana ai giovani:
La Gospa conta
su di voi!
“Per me è un grande onore stare qui oggi
davanti a voi giovani, ma vorrei tanto trova-
re le parole giuste per dirvi quanto la nostra
Madre vi ama! Ogni 2 del mese ricevo l’ap-
parizione di Maria con la quale prego per
coloro che non hanno ancora conosciuto l’a-
more di Dio. Lei ci chiede - in particolare da
voi giovani, che siete il futuro di questo
mondo - che mettiamo al primo posto la pre-
ghiera per queste persone che con la loro
incredulità (o ignoranza) sono causa di mol-
ti eventi negativi nel mondo. La Madonna
chiede di amarli e non di giudicarli, chiede di
pregare e dare loro l’esempio. Pregando per
loro, noi preghiamo per noi, per il nostro
futuro e per quello dei nostri figli.
Molti pellegrini qui a Medjugorje pen-
sano che noi veggenti siamo privilegiati e
che Dio ascolti più le nostre preghiere.
Niente di più sbagliato! Per Maria che è
madre non esistono figli privilegiati…
Siamo tutti semplicemente suoi figli che
Lei sceglie per diverse missioni: noi veg-
genti per dare i messaggi, voi perché, come
apostoli della Gospa, portiate al mondo
questi messaggi. È quanto la Madonna mi
ha detto nel messaggio del 2 Gennaio di
quest’anno: “Cari figli, io vi ho chiamati.
Aprite i vostri cuori, lasciate che entri, per-
ché possa fare di voi i miei apostoli”.
Significa che tutti abbiamo la stessa impor-
tanza davanti alla nostra Madre.
Guardando voi giovani il mio cuore è
pieno di gioia. Vedo bandiere croate, italia-
ne, austriache, slovene… è meraviglioso,
ma penso che tutti noi siamo qui riuniti sot-
to un’unica bandiera: la bandiera della
Madre. Siamo venuti da Lei con i nostri
dolori, con le tristezze, i desideri o sempli-
cemente con dei ringraziamenti.
Vi racconto con un episodio cosa per
me è Medjugorje. Un giorno sono andata
sul monte Krizevac, e voi sapete come è
difficile salire! Davanti a me c’era un pic-
colo gruppo italiano e sei giovani trasporta-
vano su una barella un giovane disabile. Io
andavo dietro di loro e ho visto con quanta
gioia lo facevano. Dopo qualche minuto è
arrivato un gruppo americano e, senza tan-
te parole – hanno detto solo “cambio!”.
Quindi hanno preso questo giovane italiano
e hanno iniziato a portarlo sulle loro spalle.
Dopo un po’ di tempo sono arrivati dei
tedeschi e anche loro, senza tante parole,
hanno preso questo giovane e lo hanno por-
tato. Per sintetizzare, quel giovane è giunto
sotto la croce sul monte Krizevac portato
dalle mani di tutto il mondo! Questo è ciò
che la Madre desidera da noi: che le nostre
mani siano mani unite”.
Red.
Messaggio a Mirjana del 2 agosto
“Cari figli, in questi tempi inquieti io vengo
a voi per mostrarvi la via verso la pace. Vi
amo con amore immenso e desidero che
anche voi vi amiate gli uni gli altri e che in
tutti vediate il mio Figlio, l'Amore immenso.
La via verso la pace passa solo tramite l'a-
more. Date la mano a me, alla vostra Madre
e permettetemi di guidarvi. Io sono la Regina
della Pace. Vi ringrazio”.
6
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I
TRADUTTORI DELL
’E
CO
A
M
EDJUGORJE
Uniti nell’offerta di sé
È la quinta volta consecutiva che i tra-
duttori e gli stretti collaboratori dell’Eco
presenti in diverse nazioni si riuniscono a
Medjugorje nella Casa della Comunità
“Kraljice Mira”,
per accrescere la comu-
nione spirituale e condividere le esperienze
legate al servizio del nostro giornale.
Provenienti da sedici paesi diversi, ci
siamo sentiti attirati da una grazia speciale
che ci ha chiamati e accolti in questi giorni
di fine agosto. È la grazia legata al giubileo
che ancora qui festeggia: i 25 anni di Maria
a Medjugorje. È una grazia possente, pene-
trante e trasformante, che non ti lascia par-
tire così come sei arrivato. È una grazia che
illumina le tue profondità e ti rivela ciò che
ancora non è verità, ciò che è compromesso
con lo spirito del mondo e con il tuo egoi-
smo. È una grazia che ti provoca e ti invita
a cambiare direzione, ti esorta a raddrizzare
i tuoi passi per dirigerti verso l’essenziale:
l’incontro con Gesù, amore incarnato,
agnello immolato, Parola viva del Padre.
A questa meta ci guida ogni giorno
Maria, e anche in questa occasione ha uti-
lizzato l’esperienza pastorale
di p. Tomislav Vlasic per
aiutare i partecipanti del riti-
ro a compiere nuovi passi sul
cammino. È una strada che
avevamo già intrapreso, ma
questa volta la decisione a
precorrerla insieme è stata
ancora più forte e pregnante.
Ci sentiamo chiamati, noi
della famiglia dell’Eco, ad
offrire la nostra vita a
Gesù attraverso Maria
per la salvezza del
mondo. Abbiamo compreso che solo dalla
nostra comunione nell’offerta il giornale
può canalizzare il pensiero di Maria in
modo autentico e puro, senza strumentaliz-
zazioni, senza manipolazioni. Solo se ci
lasciamo “spogliare” del nostro io per fare
agire Dio saremo in grado di trasmettere il
suo amore in modo diretto, senza media-
zioni o interessi di sorta.
Pregando, cantando, conversando, cele-
brando l’Eucaristia insieme ci siamo senti-
ti un “cuor solo e un’anima sola” non-
ostante le profonde diversità culturali e lin-
guistiche. Abbiamo capito che solo apren-
doci incondizionatamente all’azione di Dio
in noi, Egli può abbattere le nostre barriere
interiori ed esteriori e renderci Chiesa viva,
cuore pulsante dello stesso Corpo.
Con questo cibo vogliamo nutrire
l’Eco; non con belle parole che nascono da
teorie, ma con la sapienza che nasce dalla
completa donazione a Maria che qui da
Medjugorje continua a chiamarci.
L’invito è ad essere lievito nei nostri
paesi, non una massa informe e priva di
sostanza. L’invito è ad essere un chicco
capace di “morire” nella terra dalla quale
proveniamo per portare frutto a suo tempo,
secondo i progetti del Padre. Non sta a noi
conoscerli, noi dobbiamo solo donarci e
rimanere uniti nel Cuore della Vergine: fra-
telli e sorelle capaci di amarsi con l’Amore
trinitario, con quell’amore che sempre scor-
re e mai si esaurisce, con quell’Amore che
genera e rigenera senza stancarsi, con
quell’Amore che purifica, eleva ed introdu-
ce nella vita risorta. Fratelli e sorelle capaci
di dare la vita gli uni per gli altri per soste-
nere quanti dall’Eco attendono giovamento.
È una strada lunga, stretta ma anche
bellissima perché conduce nel cuore del
Mistero Trinitario; è il passaggio pasquale
vissuto ogni giorno con piena consapevo-
lezza per accedere continuamente nella
libertà che nasce dalla morte a se stessi.
La percorreremo assieme noi dell’Eco,
ma vorremmo anche spiegarla a voi che ci
leggete. E allora, da ora in poi in ogni
numero pubblicheremo una rubrica in
cui spiegheremo i fondamenti di questa
chiamata
, tentando man mano di tracciare
il percorso a chi si sentirà di percorrerla.
La Vergine Maria benedica questo nuo-
vo anno di attività di tutti i collaboratori e
tutto ciò che di nuovo nascerà. Amen.
Stefania Consoli
La Madonna chiama i suoi figli
alla donazione completa
Abbiamo potuto partecipare per la pri-
ma volta al ritiro nella Comunità “Kraljice
Mira” come collaboratrici della distribuzio-
ne dell’Eco in ungherese. Quest’anno per
la quinta volta si sono radunati i rappresen-
tanti di diverse nazioni per
approfondire insieme la
missione dell’Eco.
In Ungheria il 13 di ogni
mese preghiamo davanti al
SS. Sacramento presso la
Parrocchia “Sacra Famiglia”
a Budapest affinché l’Eco
trasmetta sempre più le gra-
zie di Medjugorje. Alla fine
dell’adorazione vengono
distribuiti 3.000 esemplari
del giornale così che un sempre maggior
numero di fratelli lo possa ricevere.
A questo ritiro abbiamo capito che
l’Eco è una fraternità unita dalla decisione
- presa concordemente - di rispondere a
questa chiamata per entrare nell’amore di
Dio, e che è questo il senso della nostra vita.
Vorremmo annunciare questa strada ai
nostri fratelli ungheresi. L’essenziale di que-
sta chiamata è che con la donazione comple-
ta della nostra vita in fraternità viviamo tra
noi la condivisione dell’amore di Dio.
Questo è possibile solo se ci consegniamo
alla Madonna realmente e completamente.
Con gratitudine ricordiamo questi gior-
ni, che ci hanno rafforzato nella nostra mis-
sione, e con l’aiuto della Mamma Celeste
vorremmo diventare membri pronti a servi-
re la comunione fraterna in mezzo al popo-
lo ungherese.
Anikò e Kinga
Una mia impressione
Chi viene a Medjugorje sente in modo
particolare la presenza di Maria.
Quest’anno al ritiro internazionale tenutosi
presso la Casa “Kraljice Mira” l’ho perce-
pita così: sul volto dei fratelli, nel loro
modo di fare, nel contenuto del loro parla-
re ho notato novità, tenerezza, semplicità,
giocosità, leggerezza, brezza lieve.
Mi pare di vedere in questo alcune qua-
lità di Maria; forse le ha distribuite ai figli
qui convenuti, qui riuniti nell’intento
comune di incontrarla.
Pietro Squassabia
La cima irraggiungibile
Come ad ogni incontro annuale a
Medjugorje della redazione dell’Eco tra tra-
duttori ed altri collaboratori, la “Via Crucis”
del monte Krizevac era in programma. Già
prima di partire da casa sapevo che questa
salita non era più per me a causa di debo-
lezza corporale e dolori dorsali. Ma volevo
accompagnare i miei amici ai piedi del
monte, pregare insieme con loro prima del-
la salita, forse salire alla prima stazione,
sostenuta da un bastone robusto, e possibil-
mente giungere alla seconda stazione, parte-
cipare alla meditazione di Gesù prendendo
sulle spalle la croce, magari alla terza, quan-
do Gesù cade per la prima volta; ma alla
quarta, con la bellissima tavola di bronzo
che mostra l’incontro di Gesù con sua
Madre, non sarei giunta. Ricordavo la salita
ripida, le pietre irregolari, la difficoltà di
trovare il posto giusto per mettere i piedi, la
difficoltà di avanzare da una pietra ad un’al-
tra più in alto, anche con l’aiuto di un soste-
gno. Sarei tornata indietro, benché sia anco-
ra più difficile scendere, ma tutti i pellegri-
ni andando giù sarebbero stati i miei com-
pagni, e avrei avuto una strada più corta da
percorrere.
Il cammino in salita cominciava. Mi
sono messa in moto con il gruppo, ma non
avevo bisogno di camminare completamen-
te da sola: in mio aiuto è venuto uno dei
sacerdoti della Comunità, fra Lino, che mi
ha preso per la mano sinistra con fermezza,
e subito fu molto più facile camminare.
Potevo andare fino alla prima stazione,
appoggiandomi anche sul bastone che ave-
vo nella mano destra.
“Ti adoriamo Cristo e ti benediciamo,
perché con la tua santa croce hai redento
il mondo”.
Abbiamo voluto pregare per le
nostre nazioni, affinché la redenzione di
Cristo vinca nella nostra vita e in quella dei
nostri compatrioti.
Il calore dell’estate non era troppo
ardente, però una bottiglia d’acqua era uti-
le, sia per bere che per versarne sulla testa.
Il gruppo era unito, avanzavamo con più o
meno fatica, metro dopo metro. L’amico
sacerdote mi teneva saldamente nella sua
mano e abbiamo raggiunto anche la secon-
da e la terza stazione. Ma poi mi sono sedu-
ta lì, stanca e mi sentivo troppo accaldata.
“Rimango qui. Non proseguo
più.” – “Sì! Lo farai!”. E ancora
una volta quella mano sicura e
forte m’incoraggiava.
Continuavamo. Parecchie volte
ho voluto cedere, ed ogni volta
lui mi esortava con le parole
incoraggianti: “Lo farai!”.
Come faceva a sapere?
La cima non si vede durante il cammi-
no, solo cespugli, alberi e pietre, usate da
devoti da tanti anni, e adesso da milioni di
pellegrini da 25 anni di apparizioni; si vede
la terra rossa, piccoli sassi staccati che pos-
sono farvi scivolare quando rotolano giù
per la china. Guardare in su fa spavento,
giungere anche alla successiva stazione
sembra impossibile, è meglio guardare sol-
tanto la pista per trovare un posto adatto per
posare un piede alla volta: un piccolo spa-
zio tra le pietre, una pietra piatta oppure
una appuntita di un’altezza giusta.
“Niente ti turbi, niente ti spaventi, solo
Dio basta!”. Ad ogni quadro di bronzo il
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Villanova M., 8 settembre 2006
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In cerca del cuore
(pensieri semplici)
A volte siamo portati a dire: io sono
stato capace di fare questo, io quest’altro,
io ho realizzato questa impresa, e si può
notare in ciò un sentimento di compiaci-
mento, a volte anche di orgoglio. E così mi
chiedo: come vedremo la nostra vita quan-
do si avvicinerà il suo termine? Penso che
avremo un ricordo sereno e luminoso di
quanto Dio ha fatto nella nostra esistenza e
in quella degli altri, e questo sarà per noi,
certamente, motivo di gioia e di pace.
Forse avremo un ricordo lontano ed
anche indifferente di quanto abbiamo fatto
per conto nostro; probabilmente avremo
anche motivi di rammarico per non avere più
la capacità e la possibilità di fare quello che
in passato abbiamo fatto. Certamente Dio
non va tanto in cerca del nostro fare, Lui che
in un attimo può creare l’universo, quanto del
nostro cuore: è lì che trova la sua delizia.
Anche Gesù va in cerca del nostro cuo-
re, per venirci ad abitare con il Padre, come
ha detto: «Se uno mi ama … il Padre mio lo
amerà e noi verremo a lui e prenderemo
dimora presso di lui» (Gv 14,23). Quanta
consolazione e quanta dolcezza procurano
queste parole del Signore, che denotano
veramente il suo amore per l’uomo, la
ricerca della sua amicizia, del suo cuore!
La Madonna ha dimostrato più volte
che non conta tanto il fare quanto il cuo-
re.
Durante l’Annunciazione, l’angelo non
chiede a Maria di fare tante cose, ma di
aprire il cuore al Signore: avendo accon-
sentito, è divenuta la Madre di Dio, colei
che ha generato il Figlio.
Alle nozze di Cana, Maria non fa tante
cose ma manifesta unicamente il proprio
cuore di Madre al Figlio; per questo, quan-
do dice ai servi: «fate quello che vi dirà»
(Gv 2,15). Gesù opera il miracolo, e l’acqua
si trasforma in vino. E che vino; e quanto!
Maria sa bene che la nostra vita è ste-
rile se Gesù non dimora in noi, sa che tut-
to il nostro fare è inutile se non c’è Lui.
Forse per questo a Medjugorje parla al cuo-
re, insegna la preghiere del cuore, vuole
formare i cuori. Vuole predisporre i nostri
cuori ad accogliere il Signore perché sa
bene che Gesù è l’umile che non forza per
entrare nei cuori chiusi, che non usa costri-
zione per occupare l’anima dell’uomo.
Maria sa pure che facciamo fatica ad
aprire i nostri cuori a Gesù, per questo
viene in nostro soccorso.
Lei, inoltre, sa
che Gesù va in cerca di tutti i cuori, indi-
stintamente, sia di quelli forti che di quelli
deboli, perché così agisce l’Amore.
Però sa anche che Gesù ha una predilezio-
ne per quelli che Lei forma, per i cuori che
Lei prepara ed adorna perché conosce i
gusti del Figlio: Lui ama vedere nell’uomo
la bellezza della Madre e sentire in esso il
suo profumo.
Accogliamo, allora, l’invito di Maria
ad aprire i cuori e con il suo potente aiu-
to lasciamo dimorare Gesù in noi.
Se faremo così, il nostro operare porterà
frutto perché sarà benedetto dal Padre che
vedrà nel nostro agire il modo di fare di suo
Figlio, vedrà le nostre azioni assomigliare
un po’ a quelle di Gesù, vedrà in esse un
po’ le sembianze del Figlio e di questo non
potrà che compiacersene..
Così ci verranno date ali per volare in
aiuto del prossimo e per contemplare il cie-
lo; ci verrà data una vista acuta per vedere
i bisogni del fratello e per soccorrerlo, per
distinguere chiaramente ciò che è bene da
ciò che è male
Così il nostro fare porterà frutto, forse il
centuplo, e faremo cose meravigliose per-
ché non sarà più il nostro agire, ma quello
di Gesù in noi. Capiremo, allora, le parole
del salmo: «Se il Signore non costruisce la
casa, invano vi faticano i costruttori» (Sal
127). In questo modo potremo forse dire
con la sposa del Cantico dei Cantici: «Io
dormo, ma il mio cuore veglia» perché lo
Sposo, Gesù, non dorme mai, ma veglia
sempre ed opera in noi continuamente,
anche nel sonno.
Pietro Squassabia
Cari lettori, Eco ha bisogno di preghiere
e di offerte per continuare la sua missio-
ne; perciò attende fiducioso il vostro aiu-
to, che siamo certi non mancherà.
gruppo si ferma, si fa una meditazione per
tutti ad alta voce, preghiamo, cantiamo e
guardiamo il paesaggio con le torri gemel-
le della chiesa lontana giù sulla pianura.
Vediamo le case del villaggio, la corona di
montagne intorno, il cielo, questo cielo così
speciale, chiaro, bello. Il tuo Amore, Dio, ci
raggiunge attraverso il soffio del vento, l’a-
micizia nel gruppo, la bellezza tutto intor-
no a noi; tramite la memoria della tua sof-
ferenza per noi, la tua profonda sofferenza,
il tuo Amore profondo. E mi trovo come
portata lungo tutto il cammino per mezzo
dell’appoggio sicuro del mio amico sacer-
dote. Come è possibile questo? Non sento i
dolori alla schiena e questo è strano. A
casa, nella mia cucina, sento spesso colpi di
dolore come di lombaggine e devo rimane-
re per un momento in una posizione rigida
e fissa, aspettando che il dolore passi, ma
qui, sulla Via Crucis non avverto dolori! E
le ginocchia, che scricchiolano dall’artrosi
quando le piego, com’ è possibile che io
possa salire questo monte?
Arrivati alla croce di cemento, costruita
nel 1933 dagli abitanti del villaggio di
Medjugorje per onorare la morte di Gesù
1900 anni prima, la mia gratitudine e la mia
meraviglia erano grandi. Ci fermiamo pres-
so la croce 15 minuti in silenzio, ciascuno
vuol dire qualcosa di personale a Colui che
cerchiamo, vogliamo ringraziare, portare i
nostri amici e le situazioni di casa nostra,
offrirci come un dono… Che dono la vera
amicizia altruista! Non era facile per fra
Lino, ho capito che ha avuto un lavoro
pesante. Quando mi ha esortato ad andare
più lentamente: “Piano, piano!”, nella mia
egocentricità credevo che l’avesse detto per
premura verso di me; ma dopo ho pensato
che lui sentiva il peso: “La Svezia pesa” fu
il suo commento. Ho portato la mia nazione
con me, e la situazione spirituale in Svezia
non è facile. Ho capito che lui aveva porta-
to il mio peso. Come Gesù. Ma credo anche
che non era totalmente solo a portarlo, tutta
la Comunità “Regina della Pace” ha portato
tutti noi invitati, già prima del nostro arrivo,
poi durante la convivenza e ancora quando
siamo rientrati ai nostri paesi. Questa Via
Crucis sul monte, la salita come la discesa,
che non avrei potuto realizzare da sola, mi
ha dato un’esperienza fortissima dell’amore
generoso che non pensa a se stesso, della
vita sulle orme di Gesù.
Christina Agnani
(Traduttrice dell’Eco in svedese)
I pellegrinaggi di Carità
Continua il nostro impegno per i poveri di
Bosnia. In agosto ho accompagnato due convo-
gli con tanti furgoni carichi di alimentari, deter-
sivi e pannoloni per diversi centri profughi, orfa-
notrofi, ospedali psichiatrici, centri per disabili,
centri sociali, pensionati per anziani, mense per
i poveri ecc..Ci siamo fermati con tutto il grup-
po di 65 volontari al “Festival dei giovani” di
Medjugorje e il 2/8 ho fatto anch’io una testi-
monianza ai giovani provenienti da 50 diversi
Paesi. Ho accennato ai nostri pellegrinaggi di
carità che continuiamo ad organizzare per i
poveri, ma ho soprattutto presentato la bellissi-
ma figura di IVAN MERZ, morto a 31 anni nel
1928, che Papa Giovanni Paolo II beatificò
andando a Banja Luka, sua città natale, indican-
dolo come modello per tutti i giovani e come
esempio dei laici che si consacrano a Dio.
Nel Centro profughi e assistenza anziani di
Domanovici (ex manicomio, a 20 km. da
Medjugorje) abbiamo trovato una situazione ter-
ribile. Lo Stato in questo periodo non manda
nessun alimento e l’autobotte dell’acqua arriva
sì e no una volta la settimana (perché lì l’acqua
non c’è). Non hanno da mangiare, non possono
lavarsi. Torneremo al più presto, ma intanto…
Cerchiamo amici che prendano in adozione a
distanza bambini della Bosnia e della Romania.
La spesa è di euro 30 al mese. L’impegno è per
almeno 2 anni. Grazie!
Bonifacio Alberto
Centro Informazioni Medjugorje
Via S. Alessandro, 26 – 23855 PESCATE (LC)
tel. 0341/368487 – fax 0341/368587
e-mail b.arpa@libero.it
Eventuali offerte a:
A.R.PA. Associazione Regina della Pace-Onlus
(stesso indirizzo)
conto corrente postale 46968640
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