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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 190 (Novembre-Dicembre 2006)

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Messaggio del 25 settembre 2006:
“Cari figli, anche oggi sono con voi e
vi invito tutti alla conversione totale.
Decidetevi per Dio, figlioli, e troverete in
Dio la pace che cerca il vostro cuore.
Imitate la vita dei santi; che vi siano d'e-
sempio, ed io vi stimolerò fino a quando
l'Altissimo mi permette di essere con voi.
Grazie per aver risposto alla mia chia-
mata”.
Conversione totale
Il messaggio di questo mese è racchiuso
in una cornice temporale che ripropone alla
nostra attenzione l’eccezionalità di questa
presenza di Maria fra noi. Si apre con
anche oggi sono con voi e si chiude con
fino a quando l’Altissimo mi permette di
essere con voi
. La Sua presenza fra noi è
dono gratuito del Padre, dono che può ripe-
tersi come può non ripetersi. Non possiamo
sapere se ci saranno altri messaggi e, in
ogni caso, non ha senso aspettare il prossi-
mo messaggio per poi archiviarlo insieme
agli altri. I messaggi di Maria non hanno lo
scopo di informarci sulle ultime novità, sia
pure celesti. Maria non ci chiama a consu-
mare notizie, ma a cambiare vita. A cam-
biarla in modo radicale.
Vi invito tutti alla conversione totale.
Ci siamo dentro tutti; operai dell’ultima
ora come della prima. Tutti possiamo, dob-
biamo, entrare in questa conversione tota-
le
, mai definitivamente raggiunta, mai
riservata ai buoni, mai preclusa ai peccato-
ri, mai opera solamente nostra. Noi dobbia-
mo lasciarci convertire da Dio, dobbiamo
lasciarci penetrare e fecondare dal Suo
Amore misericordioso. Ma attenzione: que-
sto lasciarci fare non è atteggiamento pas-
sivo di attesa inerte o addirittura indifferen-
te. Dobbiamo desiderare con tutte le nostre
forze questo incontro con Dio che è già pre-
parato ed atteso da Lui. Io sono atteso
all’incontro, alla comunione col Padre in
Gesù. Io devo dire con Gesù Tu [Padre] non
hai voluto sacrificio né offerta, un corpo
invece mi hai preparato
(Eb 10, 5b). La
conversione totale è questa inabitazione di
Gesù in noi, questa totale immersione di
noi in Gesù che non si consegue con tecni-
che di ascesi né con programmi di vita, ma
che ha bisogno di preghiera autentica ed
autentico abbandono.
Certo che non è, e non può essere, opera
nostra, è opera dello Spirito Santo. Noi non
abbiamo questo potere, ma abbiamo il pote-
re di rifiutare la Vita di Gesù in noi. Questo
rifiuto, che è tremendo, è spesso più facile di
quanto si pensi perché può essere non espli-
cito ma subdolamente presente ed operante
in noi. Chi non è con me è contro di me, dice
Gesù (Mt 12, 30a). Essere con Lui significa
vivere di Lui ed in Lui, significa essere
Eucaristia vivente. È questo un traguardo
alla nostra portata ed al tempo stesso così
difficile non solo da raggiungere ma anche
solo da prendere in considerazione.
E Maria insiste ad incoraggiarci e lo
farà fino a quando Dio lo vorrà: io vi sti-
molerò fino a quando l’Altissimo mi per-
mette di essere con voi
. Questo è lo scopo
della Sua presenza fra noi. Lei viene non
per trasmetterci le ultime notizie ma per
raggiungere le ultime anime. Lei non
aggiunge nulla a ciò che i maestri della
Legge conoscono già, ma aiuta i piccoli, gli
ultimi, tutti quelli che lo desiderano con
cuore sincero, a ricevere direttamente dallo
Spirito Santo Luce e Sapienza per penetra-
re il mistero dell’Amore eterno.
Seguiamola nei Suoi inviti; decidiamo-
ci per Dio, cioè decidiamoci a lasciarci
vivere da Gesù, e troveremo in Dio la pace
che cerca il nostro cuore
; ed è pace vera
perché è frutto di comunione fra Padre e
Figlio. Questa pace ci è già stata donata, è
nella S. Eucaristia, è nel sacramento della
riconciliazione, ed è pace non solo persona-
le ma anche universale, la pace che tutto il
mondo attende dalla rivelazione dei figli di
Dio
. Imitate la vita dei santi; che vi siano
d’esempio
, suggerisce Maria. La vita dei
santi è manifestazione delle grandi ed
impensabili cose che Dio può operare nel-
l’uomo, e dunque anche n ciascuno di noi.
Coraggio, tutti siamo chiamati alla santità,
per questo un corpo Dio ci ha donato!
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 ottobre 2006:
“Cari figli, oggi il Signore mi ha per-
messo di dirvi nuovamente che vivete in
un tempo di grazia. Non siete coscienti,
figlioli, che Dio vi dona una grande
opportunità per convertirvi e vivere nel-
la pace e nell'amore. Voi siete così ciechi
e legati alle cose della terra e pensate alla
vita terrena. Dio mi ha mandato per gui-
darvi verso la vita eterna. Io, figlioli, non
sono stanca, anche se vedo i vostri cuori
appesantiti e stanchi di tutto ciò che è
grazia e dono. Grazie per aver risposto
alla mia chiamata”.
Io non sono stanca!
Un messaggio insolito non tanto nel
contenuto quanto nel tono. Mentre infatti il
contenuto riguarda sempre e solo la necessi-
tà della conversione, del ritorno a Dio, del-
l’abbandono in Lui, del cammino serio,
consapevole, determinato verso la vita
eterna
, il tono non è più quello dell’invito
ma del rimprovero. Abituati a sentirci esor-
tati, sollecitati, spronati siamo colti di sor-
presa di fronte a questo messaggio che non
contiene più, almeno esplicitamente, alcun
invito ma sembra fotografare una situazione
di distanza fra Dio e Maria da una parte e
noi dall’altra. Cari figli, oggi il Signore mi
ha permesso di dirvi nuovamente che
vivete in un tempo di grazia
. I cieli sono
ancora aperti sull’umanità e sul mondo ma
noi ce ne accorgiamo? Non siete coscienti,
figlioli, che Dio vi dona una grande
opportunità per convertirvi e vivere nella
pace e nell’amore
. È vero, è proprio vero,
Maria, e certamente ci siamo dentro in tan-
ti, ci sono dentro anch’io. Non abbandonar-
ci, Maria! Se Tu non volessi aiutarci, perché
figli ingrati ed immeritevoli della tua prote-
zione, non sapremmo a chi rivolgerci
ti
diciamo nella supplica alla Regina del S.
Rosario di Pompei
ed oggi ti ripetiamo. Il
tempo che viviamo è ancora un tempo di
grazia
, tempo opportuno per convertirci e
vivere nella pace e nell’amore
. Cogliamo
questa opportunità, questa grazia celeste,
prima che sia troppo tardi. Torna in mente il
pianto di Gesù su Gerusalemme e le Sue
parole: «Se avessi compreso anche tu, in
questo giorno, la via della pace. Ma ormai
è stata nascosta ai tuoi occhi. Giorni ver-
ranno per te in cui i tuoi nemici ti cingeran-
no di trincee, ti circonderanno e ti stringe-
ranno da ogni parte; abbatteranno te e i tuoi
figli dentro di te e non lasceranno in te pie-
tra su pietra, perché non hai riconosciuto il
tempo in cui sei stata visitata»
(Lc 19, 42-
44). La via della pace e dell’amore non è
ancora nascosta ai nostri occhi; anche se
siamo così ciechi e legati alle cose della
terra
e ci preoccupiamo solo della vita ter-
rena, i cieli non sono ancora chiusi e la gra-
“Vieni, Signore,
a visitarci con la tua pace:
la tua presenza ci riempirà di gioia”
Novembre - dicembre 2006 - Edito da Eco di Maria, C.P.
47 - 31037 LORIA (TV)
(Italia) - Tel / fax 0423. 470331
A. 22, n. 11-12; Sped. a.p. art.2, com. 20/c, leg. 662/96 filiale di MN - Autor. tribun. MN: 8.11.86, ccp 14124226
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zia può destarci da questo sonno, da questo
torpore che spegne la nostra anima; ma dob-
biamo fare in fretta, deciderci con serietà
alla conversione totale come Maria ci ha
esortato il mese scorso. Dio mi ha manda-
to per guidarvi verso la vita eterna
,
dichiara Maria. Con la Sua guida non pos-
siamo mancare il traguardo se veramente
desideriamo raggiungerlo. Lei non è stanca
di assisterci, di guidarci anche se vede i
nostri cuori appesantiti e stanchi di tutto
ciò che è grazia e dono
. Siamo noi, sono i
nostri cuori, ad essere gravati da pesi inutili,
schiacciati da un illusorio benessere, travol-
ti da una Babele sempre nuova e sempre
antica. Siamo noi che, sedotti dalla tentazio-
ne antica di fare a meno di Dio ci siamo
stancati di tutto ciò che è grazia e dono,
alienati dalla vera vita, dalla vita eterna,
cioè dalla vita in Dio. Alziamoci, torniamo
da nostro Padre, diciamogli: Padre, ho pec-
cato contro il Cielo e contro di Te; non sono
più degno di essere chiamato tuo figlio.
Trattami come uno dei tuoi garzoni
(Lc 15,
18-19). Il Padre attende il nostro ritorno, tut-
to è pronto, manca solo la nostra decisione.
Consegniamoci a Maria con abbandono
filiale, con la fiducia dei piccoli, e Lei saprà
fare di ciascuno di noi un dono al Padre e
frutto d’amore per i fratelli
.
N.Q.
I bambini
dell’Eucaristia
Fra poco, a Natale, rivivremo il mistero
più grande della nostra storia: Dio, il
Creatore di tutto l’universo che si fa bambi-
no. Piccolo, indifeso, innocente, puro; pro-
prio come ogni bimbo che nasce e che nei
suoi primi anni di vita mostra tutta la bellez-
za della creatura appena uscita dalla mente
del Creatore. Si sa, poi il tempo e le circo-
stanze lo cambiano. Ma se per iniziare la sua
avventura tra gli uomini Dio sceglie le sem-
bianze di un bambino, significa che proprio
nell’infanzia risiede una sapienza e una
potenza particolare
, oserei dire un “con-
centrato” di tutto, viste le proporzioni este-
riori dei piccoli che contengono in sé un’a-
nima capace d’infinito.
A questi bambini Gesù guardava con mol-
to rispetto e predilezione. Così anche Maria,
che preferisce apparire ai bambini e renderli
depositari di importanti rivelazioni teologiche
e mistiche, poiché con la loro semplicità e
ingenuità i bimbi non rischiano di inquinare
quanto ascoltato e sono capaci di trasmetterlo
senza aggiunte o strumentalizzazioni.
Tuttavia, oltre a queste caratteristiche del
bambino non consideriamo abbastanza una
capacità spirituale dei piccoli, anzi troppo
spesso viene minimizzata se non addirittura
ignorata: la preghiera. I bambini sanno prega-
re, la loro preghiera è forte, potente e rag-
giunge il cuore di Dio senza perdersi nei
meandri dei ragionamenti dei grandi, nei gor-
ghi delle ferite accumulate negli anni, negli
anfratti di interessi egoistici di cui l’uomo in
età adulta è facilmente preda. Ancora una vol-
ta è la Vergine stessa ad insegnarcelo, quando
proprio a dei bambini a Fatima si è “azzarda-
ta” a chiedere non solo la preghiera, ma addi-
rittura il sacrificio, o meglio, l’offerta di sé. In
cambio ottenne una risposta pronta ed imme-
diata, sgombra da qualsiasi calcolo o riserva.
In questo spirito un movimento-
l’Apostolato Mondiale di Fatima- ha pro-
mosso un’iniziativa che si ripete annualmente:
l’ “Ora Santa mondiale dei Bambini”. È sta-
ta celebrata il 6 ottobre presso il Santuario
dell’Immacolata Concezione a Washington.
L’invito - rivolto ai presenti, ma anche a tutti i
bambini del mondo - era quello di unirsi a pre-
gare di fronte al SS. Sacramento per la pace
nelle famiglie e nel mondo. Il tema scelto que-
st’anno è: “Maria, Regina delle Famiglie,
prega per noi!”.
Questa evento si organizza per risponde-
re al Messaggio di Nostra Signora di Fatima,
che iniziò con le apparizioni dell’Angelo del-
la Pace nel 1916 ai tre “Piccoli Pastorelli”.
L’ “Angelo della Pace”, come egli stesso si
definì, insegnò ai bambini delle Preghiere
Eucaristiche mentre il Calice e l’Ostia rima-
nevano sospesi in aria, e i bambini erano
inginocchiati in preghiera. Questa fu la prima
Ora Santa dei bambini.
Per i bambini del mondo è un’opportuni-
tà storica senza precedenti di unire le loro
preghiere. Lo stesso Papa Giovanni Paolo II,
nel 1994 scrisse “La Lettera a tutti i Bambini
del Mondo” in cui diceva: “Miei Cari
Giovani Amici, è alle vostre preghiere che
affido i problemi delle vostre famiglie e
quelli di tutte le famiglie del mondo”. Anche
il Papa Benedetto XV, durante la prima guer-
ra mondiale, aveva invitato i bambini a pre-
gare con queste parole: “…. Stendete le
vostre mani, O amati e onnipotenti bambi-
Portate nel mondo
la speranza di Dio!
Un grande evento ha coinvolto la Chiesa
italiana dal 16 al 20 ottobre: il 4° Convegno
Ecclesiale Nazionale
dal tema: “Testimoni
di Gesù Risorto speranza del mondo”
. Si
sono dati appuntamento a Verona i delegati
delle 226 diocesi italiane insieme a numero-
si esperti e invitati di altri Paesi; ma il lavo-
ro preparatorio ha impegnato per molti mesi
tutta la realtà ecclesiale, alla quale era stata
affidata la riflessione della prima lettera di s.
Pietro, dove l’Apostolo invita in modo espli-
cito ed essere «speranza viva».
C’era una grande attesa di questo
momento e i frutti non sono mancati.
Sembra infatti che da tutto questo lavoro la
Chiesa italiana ne esca rinvigorita e soprat-
tutto più consapevole delle proprie potenzia-
lità all’interno della scena del mondo: “La
sfida è quella di operare una comunicazione
del Vangelo che sia efficace, che incroci i
cammini reali, quotidiani dell’uomo” – scri-
ve il messaggio introduttivo.
Questo Convegno a scadenza decennale,
nasce come costante attualizzazione del
Concilio Vaticano II, quello straordinario
evento di grazia che ha decisamente modifi-
cato i lineamenti della Chiesa, suscitando dei
cambiamenti radicali ed epocali. Alla luce
quindi di uno Spirito che sempre rinnova, è
bene confrontarsi di continuo per capire se
effettivamente gli aggiornamenti si concretiz-
zano o se rimangono solo sulla carta.
L’importanza dei laici
In particolare la figura del laico, così
tanto valorizzata dal Concilio e poi promos-
sa da tutto il pontificato di Papa Wojtyla,
risulta vivificata da quanto si è evidenziato
nel dibattito. Una figura non sempre com-
presa, spesso emarginata dalla prepotenza
clericale dei parroci, oppure relegata a ordi-
nari incarichi organizzativi. Si avverte quin-
di l’esigenza di avere dei laici maturi, che
sappiano vivere il proprio impegno cristiano
nel quotidiano, e non solo nelle “occasioni”
liturgiche. Paola Bignardi nel suo intervento
a questo proposito afferma: “I laici sentono
il bisogno di prendere la parola nella comu-
nità e vorrebbero poterlo fare non in luoghi
appartati, riservati ai laici, ma in luoghi
ecclesiali, di tutti, contribuendo con la loro
esperienza di Dio nel mondo a delineare il
volto di comunità aperte alla vita. Vogliono,
insomma, potersi esprimere nei luoghi della
corresponsabilità ecclesiale in forme vive,
non rituali e non formali”.
Il suo amore ci basta!
Molti gli interventi e i contributi, ma è
sempre la parola del Pastore a donare le giu-
ste coordinate per tenere ben in vista l’obbiet-
tivo e non rischiare così di “correre invano”.
In due momenti diversi, con un discorso e
un’omelia, papa Benedetto ha donato al suo
gregge delle perle molto preziose, che vale la
pena leggere in tutta la loro interezza, per chi
ne avesse l’opportunità. “Siamo chiamati a
divenire donne e uomini nuovi, per poter
essere veri testimoni del Risorto!
– ha detto il
Papa in uno dei suoi passaggi – “in un mon-
do che si presenta quasi sempre come opera
nostra, nel quale Dio sembra divenuto super-
fluo ed estraneo
”.
È dunque una grande sfida per il cristiano
dialogare con l’odierna umanità che sta per-
dendo sempre più di vista la propria dignità:
Oggi ha luogo una radicale riduzione del-
l’uomo, considerato un semplice prodotto del-
la natura… trattato come ogni altro animale
...
Ma l’uomo porta iscritto nel più profondo del
suo essere, il bisogno di amore, di essere ama-
to e di amare a sua volta
”.
Come fare allora in un’epoca in cui, mal-
grado tutti i progressi compiuti, il male non
è affatto vinto; anzi, il suo potere sembra
rafforzarsi? “Occorre annunciare con con-
vinzione che l’unico Dio ama personalmen-
te l’uomo, lo ama appassionatamente e vuo-
le essere a sua volta amato da lui
”, risponde
papa Ratzinger. “Proprio perché ci ama
veramente, Dio rispetta e salva la nostra
libertà. Al potere del male preferisce porre il
limite della sua pazienza e della sua miseri-
cordia, quel limite che è, in concreto, la sof-
ferenza del Figlio di Dio. Così anche la
nostra sofferenza è trasformata dal di den-
tro, è introdotta nella dimensione dell’amo-
re e racchiude una promessa di salvezza”.
Questa scelta della fede e della sequela di
Cristo non è mai facile: è sempre, invece,
contrastata e controversa… “Ma non per que-
sto ci perdiamo d’animo
” esorta il Pontefice,
Dio ci donato una speranza invincibile nella
vita eterna… Forti di questa speranza non
abbiamo paura delle prove, le quali, per
quanto dolorose e pesanti, mai possono
intaccare la gioia profonda che ci deriva dal-
l’amore di Dio. Il suo amore ci basta!”.
Il Vangelo non muta…
L’esito di questo Convegno è dunque un
rinnovato invito affinché ogni cristiano si tra-
sformi in “testimone” capace e pronto ad
assumere l’impegno di rendere conto a tutti e
sempre della speranza che lo anima (cfr 1Pt
3, 15): “Soltanto a partire dalla Risurrezione
si comprende la vera natura della Chiesa e
della sua testimonianza, che non è qualcosa
di staccato dal mistero pasquale, bensì ne è
frutto... In un mondo che cambia, il Vangelo
non muta. La Buona Notizia resta sempre lo
stessa: Cristo è morto ed è risorto per la
nostra salvezza!”.
conclude il Santo Padre.
Noi allora, ascoltiamolo! redazione
2
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ni, al Vicario di Cristo e donate la consola-
zione dell’incomparabile vittoria delle
vostre preziose preghiere”. Solo pochi mesi
dopo iniziò il fenomeno dei Messaggi di
Nostra Signora di Fatima
.
Stefania Consoli
È morto il vescovo
della “Chiesa del silenzio”
È più che doveroso
da parte dell’Eco dedi-
care un ampio spazio al
ricordo di un caro ami-
co del nostro giornale,
Mons. Pavel Hnilica,
vescovo, gesuita e
Presidente dell’Ass.
“Pro Deo et Fratribus-
Famiglia di Maria”. Lo
ricordiamo con affetto e
gratitudine perché pro-
prio la stima e l’affetto
non ci sono mai mancati da parte sua (ama-
va molto l’Eco
) e volentieri, su invito di don
Angelo, Mons. Hnilica prestava la sua pen-
na per raccontare sul nostro giornale le sue
vicende, ma soprattutto per parlare di Maria,
di cui era perdutamente innamorato.
Vescovo a 30 anni
Era nato a Unatin (Slovacchia) nel 1921
ed è stato ordinato clandestinamente, prima
sacerdote e poi Vescovo per la Chiesa perse-
guitata, chiamata “Chiesa del silenzio”.
Aveva 30 anni quando divenne Vescovo e, a
causa della terribile dittatura comunista che
aveva imprigionato tutta la gerarchia eccle-
siale nel suo Paese, dovette fuggire nell’oc-
cidente.
La sua consacrazione episcopale venne
resa nota da parte di Papa Paolo VI, proprio il
13 maggio del 1964, anniversario della prima
apparizione della Madonna di Fatima, che
riveste nella vita personale e pubblica del
Vescovo Hnilica un’importanza particolare.
Al messaggio di Fatima egli ha, infatti, dedi-
cato tutta la sua vita sollecitando continua-
mente, durante il suo apostolato, aiuti e pre-
ghiere per la conversione della Russia.
Apostolo della profezia di Fatima
Negli anni della guerra fredda, tempo in
cui non si sospettava che l’impero
dell’Unione Sovietica sarebbe un giorno
non lontano scomparso, il Vescovo Hnilica
ricordava a tutti l’importanza della profezia
di Fatima ed in particolare della richiesta di
consacrazione al Cuore Immacolato di
Maria per la conversione della Russia, che il
Santo Padre Giovanni Paolo II realizzava il
25 marzo 1984. In quello stesso giorno, aiu-
tato dalle preghiere di Madre Teresa che gli
era molto amica, Mons. Hnilica, di ritorno
da Calcutta a Roma, potè fermarsi per due
giorni a Mosca e compiere così in segreto la
stessa consacrazione recitata dal Papa a
Roma, in spirito di collegiale unione con
tutti i Vescovi.
L’ecumenismo della carità
Dopo la caduta del muro di Berlino le
porte verso i territori dell’ex Unione
Sovietica si sono aperte e l’Associazione
“Pro Deo Fratribus - Famiglia di Maria” ha
iniziato la sua opera in diverse località, dal-
la Siberia all’Ucraina. Tra i fini perseguiti
dall’Associazione spicca quello “sacerdota-
le” e “mariano”: con ciò si vuole esprimere
l’esigenza di vivere una vita autenticamente
donata a Gesù Sommo Sacerdote, nel “Totus
tuus” mariano di S. Luigi Grignion di
Montfort, inteso come programma di vita
nella consacrazione al Cuore Immacolato di
Maria. A livello caritativo ed ecumenico,
l’Associazione è impegnata nelle Diocesi
dell’est, nel cosiddetto “ecumenismo della
carità”: per aiutare i fratelli ortodossi biso-
gnosi con quegli aiuti primari che
vengono organizzati in occidente dai
fratelli cattolici.
Con la “Chiesa del silenzio”
La vita di Mons. Hnilica è stata
spesa interamente al servizio della
Chiesa con una particolare dedizione
soprattutto per quella Chiesa, che una
volta veniva chiamata “Chiesa del
silenzio”, soprattutto per i profughi
all’estero che da lì fuggivano ed erano
poveri di tutto: innumerevoli persone
aiutate da lui, tra cui tanti sacerdoti,
religiosi e religiose che cercavano un
punto di riferimento a Roma, dove Mons.
Hnilica ha avuto la grazia di risiedere fin da
quando lasciò la Slovacchia.
Le due stelle che lo guidavano
Le sofferenze certo non gli sono manca-
te, ma tutte le ha offerte con animo sereno e
pieno di fiducia a Gesù misericordioso e alla
Madonna. Egli ha praticato e diffuso assi-
duamente le due devozioni corrispondenti: il
culto alla divina misericordia, legato a S.
Faustina Kowalska, e il culto al Cuore
Immacolato di Maria, legato al messaggio di
Fatima. Queste due devozioni sono state le
due stelle principali di tutto il suo ministero
episcopale, che si è orientato fin dagli inizi
verso l’Est e verso il profondo Est: la
Russia.
Gli anni bui delle tribolazioni
Fin da quando sono soffiati i venti duri
delle tribolazioni, negli anni bui della perse-
cuzione contro i cristiani nell’est, egli è
restato in piedi e pure quando si è dovuto
presentare davanti al tribunale civile, per un
processo che lo ha coinvolto in anni recenti,
egli lo ha fatto sempre con spirito di pre-
ghiera e di penitenza, e la divina provviden-
za lo ha premiato e ha voluto che ne uscisse
assolto.
Incontro ai bisognosi
Nessuno che abbia cercato un aiuto da
lui, morale, spirituale o materiale, è andato
via a mani vuote. Sempre “Padre Paolo”,
come amava farsi chiamare, è andato incon-
tro ad ogni bisogno del prossimo e mai si è
tirato indietro quando ha potuto aiutare pic-
cole o grandi realtà di fede a trovare nella
Chiesa il loro giusto posto. Questa sua piena
disponibilità lo ha fatto conoscere e amare
da tanti nel corso della sua vita.
Abbandonato alla Divina Misericordia
Negli ultimi anni ha sperimentato sem-
pre più la sofferenza della fragilità fisica,
che ha sopportato con coraggio e pazienza.
Fino all’ultimo si è donato al Signore e al
prossimo, morendo pienamente abbandona-
to all’Amore misericordioso di Dio e nella
filiale devozione alla Madonna.
È stato chiamato nella Casa del Padre
nel giorno in cui si ricorda la resurrezione
del Signore, la domenica 8 ottobre 2006.
Proprio sei anni prima, in questo stesso gior-
no (domenica 8 ottobre 2000), Giovanni
Paolo II affidava il Nuovo Millennio alla
Madonna di Fatima. Quell’atto riempì di
gioia Mons. Hnilica, che tanto parlò della
sua importanza e della straordinaria profon-
dità delle parole in esso contenute.
Note dell’Associazione
“Pro Deo et Fratribus – Famiglia di Maria”
Una scuola che prega
Poche ore fa mi è stato concesso di cono-
scere il fondatore di una scuola, dove il mae-
stro e gli scolari pregano insieme. Esiste dav-
vere ai nostri tempi una cosa del genere: non
credevo ai miei occhi e agli orecchi! Il sicilia-
no p. Giovanni Salerno aveva avuto un
sogno da ragazzo, una specie di: “visione di
un chierichetto”.
Gli pareva di entrare in una
chiesa e di vedere alla sua destra la Madonna.
Lei sembrava essere circondata da tanti bam-
bini poveri, che gli chiedevano aiuto. Questo
sogno lo accompagna ancora oggi.
La strada della sua vita passò attraverso
tante stazioni importanti. Da bambino si era
confrontato con le sofferenze della II Guerra
mondiale; venne formato da genitori che
vivevano cristianamente, da esempi di sacer-
doti e dalla scritta incisa sul portale di ingres-
so del seminario: ”Chi aiuta i poveri, serve
Dio”.
La sua strada lo portò come medico e
missionario agostiniano in America del nord
e del sud, ma il suo cuore restava principal-
mente attaccato ad una regione molto pove-
ra nelle Ande del Perù. Lì oggi c’è la sua
scuola, dove i Servi dei poveri accolgono
circa mille bambini senza genitori né casa.
I bambini provengono dalle città, dai
bassifondi, dai boschi e dalle montagne sel-
vatiche. L’opera non offre loro nessun’altra
sicurezza che la fiducia assoluta di essere
abbracciati dalla provvidenza di Dio:
Quello che tu non puoi fare, lo farà Dio
nella tua vita”.
Così quest’opera vive da
decenni; bambini piccoli e grandi vengono
curati, assistiti, sanati e soprattutto amati,
perché in ognuno di questi bambini viene
accolto Cristo in casa. Essi non trovano solo
una casa o una scuola dove vengono istruiti
e formati per poter poi svolgere un lavoro
autonomo; il compito più nobile dell’Opera
è la formazione cristiana di questi giovani
uomini. Per il momento ci sono 4 grandi
case e in ognuna si trova accanto all’entrata
una cappella dove ogni giorno viene esposto
il SS. Sacramento per essere venerato. Ogni
ora è presente un bambino, a turno
, così
da non lasciare mai solo il loro Signore e
Maestro. Alle 5 - la scuola è terminata - si
riuniscono tutti i bambini e i maestri insie-
me per un’ora intera in una grande sala,
rimanendo in preghiera e in silenzio, e poi
celebrano l’Eucaristia, momento in cui ven-
gono poste sull’altare tutte le preoccupazio-
ni e le gioie, le pene e i dolori, ma anche tut-
te le intenzioni che i bambini hanno nel cuo-
re, così come quelle dei benefattori dell’ope-
ra e le preoccupazioni del vasto mondo.
Che meraviglioso esempio per le nostre
scuole atee, dove i bambini dei popoli ricchi
vengono plasmati su valori e successi pura-
mente materiali e non cercano altri svaghi
per divertirsi ed essere spensierati. E quale
grande responsabilità pesa sui genitori e gli
educatori che credono che senza
sostegno
religioso possono trasmettere ai bambini
senso di vita e gioia! Questo movimento
nella Chiesa, al quale si può partecipare sia
con la preghiera o in forma di sostegno
materiale, porta in sé un germe per un nuo-
vo volto della terra.
Rita Gervais
(co-traduttore Eco in tedesco)
3
Eco 190
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Non si vergognò
di Medjugorje!
Anzi, tutt’altro! Mons. Pavel Hnilica fu
un coraggioso testimone nella Chiesa della
grazia straordinaria che scaturisce da quel
luogo. Famosa la sua lettera ai gruppi di
preghiera legati a Medj. scritta nel 1997.
Ne riportiamo alcuni stralci perché riesco-
no a sintetizzare in modo molto eloquente
il valore dell’evento Medjugorje.
Una realtà viva
“Nessuno può negare - anche se di fatto
c’è chi cerca di farlo - che il Movimento
spirituale della Regina della Pace è una
realtà viva nella Chiesa, suscitata da uno
spirito di preghiera e non da iniziative uma-
ne. Questo fiume di luce, di vita, di pace e
di amore per la Madre di Dio, ha generato
gruppi di preghiera ovunque, ha ispirato
conversioni, continua a guarire e consolare
i cuori di tutti quei fedeli che hanno trovato
nella semplicità del messaggio della
Regina della Pace una direzione autentica
per riscoprire il Vangelo e per ritornare nel
cuore della Chiesa.
Trasformati dalla Grazia
Migliaia sono i sacerdoti e centinaia i
vescovi che hanno lì celebrato la S. Messa e
ascoltato a lungo confessioni di penitenti
come trasformati dalla grazia materna di
Maria. Molti di loro sono ritornati nelle loro
diocesi dando un’unanime testimonianza:
“a Medjugorie la gente si converte.”
Conversioni che colpiscono l’attenzione dei
Pastori perché sono “conversioni durature”.
La gente che ha sperimentato lì la presenza
di Maria non si conta più, come non si con-
tano più le storie delle guarigioni spirituali
e anche corporali, delle vocazioni al sacer-
dozio e alla vita consacrata nate dalla grazia
di Medjugorie. Questi sono alcuni tra i prin-
cipali frutti spirituali che hanno portato
molti a concludere che la Regina della Pace
è veramente presente a Medjugorie.
Luce di speranza
In ogni continente sono oggi tanti i
gruppi di preghiera che hanno trovato nel
messaggio della Regina della Pace una luce
di speranza e di consolazione. Essi sono una
presenza cristiana viva ed operante nella
Chiesa. Questa presenza materna ci fa ricor-
dare quello che è avvenuto a Guadalupe, a
Lourdes, a Fatima e in altri luoghi di appa-
rizioni mariani: dove prima c’era come un
deserto spirituale, dopo la visita materna di
Maria è fiorita la vita, è ritornata la speran-
za, si è chiesto perdono ed è tornata la pace.
Una voce nel deserto
La Regina della Pace è venuta in
Bosnia-Erzegovina per proporre un messag-
gio di pace e di riconciliazione a dei popoli
che qualche anno dopo venivano gettati nel-
l’inferno di una guerra che in poco tempo
avrebbe massacrato quelle terre. La Sua
voce aveva gridato come in un deserto. Ella
veniva per avvertire, ammonire e supplicare
i suoi figli che senza la conversione del cuo-
re non ci sarebbe stata la pace vera. La pace
che c’era nel 1981 era solo apparente: dieci
anni dopo infatti scoppiava la guerra. Ma
questo nessuno quaggiù lo sapeva. Al tem-
po delle prime apparizioni non si capiva
perché in un paese dove c’era la convivenza
pacifica, la Signora dell’apparizione parla-
va della necessità di un urgente ritorno a
Dio per aver la vera pace.
Persecuzioni…
Purtroppo anche per il messaggio di
Medjugorie, che come quello di Fatima
parla di pace e di conversione, il cammino
nella Chiesa non è facile, ha lo stesso desti-
no di quello dei profeti: tante conversioni
ma anche tante persecuzioni, tanta grazia
ma anche tanta lotta, e come per i profeti
solo dopo tante sofferenze e tribolazioni,
gli uomini arriveranno a capirne veramente
l’importanza.
L’evento Medjugorie si colloca in un
periodo della storia dell’umanità partico-
larmente minacciato dalle forze del
Maligno. Senza l’incontro con la Madre di
Gesù non c’è vita soprannaturale e questa
vita è sempre minacciata, c’è sempre Erode
che cerca di sopprimerla.
La Via Maestra
È solo la nostra conversione che decide le
sorti dell’umanità futura. Non sono i pro-
grammi, i convegni, le parole che alla fine
cambieranno il mondo. La Regina della Pace
ci ha indicato la Via Maestra per arrivare alla
conversione del cuore. È la Via che conduce
al Cenacolo dove per mezzo della preghiera
in comunione con Maria, la Sposa dello
Spirito Santo, noi riconoscendo i nostri pec-
cati facciamo penitenza e ci convertiamo.
Non dobbiamo stupirci se Satana tenta
molte strade per distruggere i frutti sopran-
naturali maturati all’interno del Movimento
spirituale di Medjugorie. Noi per difender-
ci dobbiamo autenticamente amare, servire
e imitare la nostra Regina e Madre della
Pace, vivendo i Suoi messaggi.
Macché confusione!
Camminare incontro a Maria e insieme
a Lei scoprire il Figlio Suo. Questo cammi-
no spirituale, considerato da moltissimi una
grande benedizione per la Chiesa, non crea
confusione. La confusione è opera del
Maligno. La Regina della Pace nei suoi
messaggi non disorienta ma orienta alla
Verità evangelica e Medjugorie stesso è
diventato per innumerevoli pellegrini un
luogo di riconciliazione con la Chiesa e non
di separazione dalla Chiesa.
Lo sappiamo bene che ci sono anche
voci contrarie a Medjugorie ma non è la
prima volta che intorno ad un intervento
soprannaturale ci siano nella Chiesa pareri
discordanti anche tra gli stessi vescovi. “Il
mondo sta perdendo il soprannaturale, la
gente lo trova a Medjugorie attraverso la
preghiera, il digiuno e i sacramenti” questo
disse il Santo Padre alcuni anni fa…
I tempi del “Totus tuus” universale
Uniamo i nostri cuori al Cuore
Immacolato di Maria. Tanti di noi avverto-
no chiaramente che questi sono i Suoi tem-
pi, i tempi annunciati a Fatima, confermati
dal messaggio di Medjugorie! Sono i tempi
del “Totus tuus” universale.
La Regina della Pace ci vuole uniti nel-
la preghiera in fiduciosa attesa di una
Nuova Pentecoste che rinnovi la faccia del-
la terra. In cammino con Lei andiamo
incontro al Signore!
(Paolo M. Hnilica, vescovo)
Il pellegrinaggio del cuore
Abbiamo celebrato da poco il Giubileo
del Cielo, la presenza della Madonna fra noi
per ben 25 anni. Da quel lontano 25 giugno
1981 ad oggi una buona parte del mondo è
approdata a Medugorje. Alcuni vi sono solo
passati, altri, i più, dopo la prima volta sono
tornati e tornano spesso, come ad un appun-
tamento d’amore di cui si sente il richiamo.
Medugorje è conosciuta ormai in tut-
ti gli angoli della terra, sia pure per senti-
to dire, ed ogni volta che vi si torna è come
bere una sorsata d’acqua sorgiva, fresca che
disseta la nostra sete di Dio, del suo amore;
sete innata nel nostro cuore, talvolta ignora-
ta, volutamente o no, e che spesso preten-
diamo di placare con qualche sorsata di
“acqua inquinata”.
Maria è venuta per risvegliare questa
sete e per aiutarci a trovare, al pozzo di
Giacobbe, Colui che estingue ogni sete: il
suo Figlio Gesù. Ed ecco allora il desiderio
rinnovato del pellegrinaggio, del mettersi in
cammino per incontrare il Signore e lì, a
Medjugorje, è difficile non incontrarlo, non
sentire il richiamo alla conversione, il biso-
gno di pregare, di riconciliarsi con Dio
accostandosi alla confessione per iniziare
una nuova vita.
Ma non basta recarsi a Medugorje,
anche più volte, per conservare poi le grazie
che ci vengono donate; occorre un altro pel-
legrinaggio, quello interiore, che Maria ci
indica con i suoi messaggi: un cammino spi-
rituale per scoprire ogni giorno, in ogni circo-
stanza della nostra vita quotidiana la volontà
di Dio. Questo ha fatto Maria, come ci inse-
gna il Vaticano II (LG 58): “Avanzò nella pel-
legrinazione della fede” dall’Annunciazione
“Come è possibile questo..” a Betlemme “Lo
depose in una mangiatoia, perché non c’era
posto per loro”, all’incontro con Simeone
“Anche a te una spada trafiggerà l’anima”, al
ritrovamento di Gesù nel tempio “Perché mi
cercavate?”, “Maria serbava tutte queste cose
meditandole nel suo cuore” fino al Calvario,
sotto la Croce.
Maria dunque ha compiuto un pelle-
grinaggio del cuore e della mente per con-
servare la comunione con Dio e per essere
“serva del Signore” sempre, anche e soprat-
tutto quando non capiva. Sant’Agostino
dice di Maria: “Ella non cercò di capire per
credere, ma credette per capire” e a
Medjugorje insegna a tutti noi ad essere
“servi del Signore”, a vivere in comunione
con Lui anche e soprattutto nelle difficoltà,
nelle incomprensioni, nel rifiuto, nel deser-
to, affinché impariamo a morire a noi stes-
si per risorgere come creature nuove, così
come il Padre ci ha pensato e creato. E
affinché in una disponibilità totale collabo-
riamo a realizzare il progetto che ha su di
noi e, attraverso di noi, sul mondo intero.
Maria sa bene che, per essere servi del
Signore, è necessario che siamo docili agli
impulsi dello Spirito Santo, che ci spoglia-
mo del nostro “io”, dei nostri progetti, per
essere pronti a seguire la voce del Dio e a
lasciare tutto, come Abramo, per entrare in
un’avventura, quella della sequela di
Cristo, che non sappiamo dove ci porterà,
Notizie dalla terra benedetta
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Appartenere a Maria
di Stefania Consoli
Sappiamo bene che soprattutto nell’ulti-
mo secolo, i santi come anche i Papi ci han-
no indicato una strada sicura per arrivare
dritti al Cuore di Gesù, una sorta di scorcia-
toia che non fallisce mai l’obiettivo: la
Consacrazione a Maria.
Ci siamo però
chiesti cosa significhi veramente apparte-
nere a Lei? È un modo per liberarsi dalle
nostre responsabilità? È una scappatoia per
rimanere inerti, passivi, dicendo a noi stes-
si: “Tanto ci pensa Lei?...”. Oppure è la
chiamata a conformarsi a Maria in tutto,
assumendo in noi la sua stessa vita?
Appartenere a Maria significa accogliere
in sé tutto il piano che il Signore operò nella
fanciulla di Nazareth più di 2000 anni fa.
Significa permettere che quel misterioso
disegno che stravolse totalmente la sua vita
coinvolga anche la nostra, sino a farne una
dimora diletta da Dio: «…tu concepirai nel
grembo e darai alla luce un figlio
» (Lc 1,31).
Appartenere a Maria significa entrare
nel suo sì, in quel consenso che Ella pro-
nunciò con naturalezza a fronte di una pro-
posta che farebbe rimanere attonito chiun-
que: diventare Madre di Dio sfidando le
leggi della biologia e dell’ordine sociale per
mezzo di una forza inconcepibile alla
ragione e chiara solo alla fede: «…lo Spirito
Santo scenderà su di te
» (Lc 1,35).
Appartenere a Maria significa vivere un
abbandono fiducioso e incondizionato che
lascia a Dio ogni iniziativa perché l’impos-
sibile diventi possibile: «Ecco la serva del
Signore, si faccia di me quello che hai det-
to tu
» (Lc 1,31).
Appartenere a Maria significa accettare
di non comprendere per lasciare agire lo
Spirito Santo, rinunciando alle nostre scien-
ze, alle logiche, alle regole e a qualsiasi
programma: «lo chiamerai Gesù… quello
che nascerà sarà chiamato santo
» (Lc
1,31.35).
Appartenere a Maria significa infine
accettare l’incomprensione degli altri, del
pensiero comune per rimanere fedeli a Dio,
come Giuseppe che «fece come gli aveva
ordinato l’angelo e prese con sé la sua spo-
sa
» (Mt 1,24), e non la ripudiò.
Appartenere a Maria significa allora
avere il coraggio di rimanere cristiani a tut-
ti i costi, in ogni scelta, in ogni azione, pur
sapendo che una gran fetta di mondo ci
considera stolti, fatalisti, rinunciatari…
Solo così la Parola - che tanto ha ancora da
dire - può farsi carne in noi, e trasformarci
in strumenti di salvezza per quanti saranno
disposti ad ascoltarci.
I
L TENNISTA DELLA
G
OSPA
Cari figli … Ognuno di voi è impor-
tante, perciò figlioli, pregate e gioite con
me per ogni cuore che si è convertito ed è
diventato strumento di pace nel mondo ...
”.
Nel suo messaggio del 25 giugno 2004,
Maria Ss. ha sottolineato come ciascuno di
noi, nonostante la fragilità della natura
umana, rivesta un ruolo fondamentale nel
piano di salvezza di Dio che Ella è venuta
ad attuare apparendo a Medjugorje, e possa
dare testimonianza del Suo Amore nell’am-
biente in cui il Signore ci ha chiamati a
vivere. Nessun ambito sociale o professio-
nale è escluso dalla Sua azione di grazia,
neppure quelli che in cui è apparentemente
più difficile vivere la fede.
Il mondo dello sport è uno di questi.
Gli impegni agonistici vengono spesso a
sovrapporsi con i giorni festivi, circostanza
che rende ai credenti spesso difficile, se
non impossibile, la regolare frequenza dei
sacramenti. Alla fede in Dio si sostituisce la
superstizione, alla virtù dell’umiltà la vana-
gloria, alla povertà lo sfrenato attaccamen-
to al denaro.
Ma Maria desidera che i Suoi figli rin-
novino e convertano anche il mondo dello
sport, e ultimamente ha chiamato un giova-
ne nato sotto il Suo manto per diffondere la
Sua voce anche là dove Dio non viene
ascoltato.
Si tratta del giovane tennista di
Medjugorje Marin Cilic, che ha appena
compiuto 18 anni. Lo scorso anno Marin è
stato il migliore tennista juniores al mondo,
e nel suo primo anno di attività professioni-
stica ha raggiunto la semifinale del torneo
ATP di Gstaad, in Svizzera, entrando a far
parte della nazionale croata di tennis che
partecipa alla Coppa Davis.
In occasione del torneo di Gstaad si è
già avuto un piccolo accenno alla forza di
testimonianza che può dare la presenza di
un giovane figlio di Maria nel mondo dello
sport. La sorprendente avanzata di Marin
nella competizione è stata motivo per il sito
Internet ufficiale del torneo per parlare di
Medjugorje, ed in termini che raramente si
trovano nella stampa cattolica: “Dal 1981,
nel piccolo villaggio di Medjugorje, in
Bosnia Erzegovina, appare la beata Vergine
Maria. Oggi Medjugorje è un luogo bene-
detto, e da allora piú di 20 milioni di fedeli
vi si sono recati, facendo del piccolo villag-
gio ai confini con la Croazia uno dei più
frequentati luoghi di pellegrinaggio del
mondo. Anche Marin Cilic viene da
Medjugorje…”.
Marin ha bisogno dell’apporto della
nostra preghiera, non perché possa, un gior-
no, scalzare Roger Federer dalla prima
posizione delle classifiche mondiali, ma
perché possa testimoniare la presenza di
Maria in un mondo, quello sportivo
, lon-
tanissimo da Dio. Per fare questo non sarà
sufficiente a Marin venire da Medjugorje.
Pur nelle difficoltà che questa professione
comporta, egli dovrà essere fedele alla pre-
ghiera, alla S. Messa, vivendo giorno per
giorno nell’Amore di Dio e ad uno stile di
vita lontano dal peccato, diventando in que-
sto modo uno strumento di pace e portando
a tutti la benedizione di Dio ed il Suo mes-
saggio di salvezza.
Guido Villa
ma che solo nella semplicità e nella fede
potremo vivere in pienezza.
Ella desidera che anche noi ogni gior-
no facciamo un pellegrinaggio del cuore e
della mente per scoprire alla luce del
Risorto quelle ombre che offuscano lo
splendore della nostra anima, affinché con
la preghiera, i sacramenti, il digiuno entria-
mo in un cammino di purificazione verso
l’immacolatezza. Per diventare creature
nuove, capaci di essere strumenti duttili nel-
le mani del Padre, luce per il mondo: «Siate
irreprensibili e semplici, figli di Dio imma-
colati, in mezzo ad una generazione perver-
sa e degenere, nella quale dovete splendere
come astri nel mondo» (Fil 2, 14 -15)”.
Maria sa che il mondo di oggi corre
verso un precipizio, perciò da tanti anni è
con noi e non smette di ripetere i suoi invi-
ti attraverso i quali vuole generare figli
immacolati che seguano l’Agnello dovun-
que Egli va e siano pronti ad offrirsi per la
salvezza dei fratelli in pericolo (testimo-
niate con la vostra vita e sacrificate le
vostre vite per la salvezza del mondo”
mess. del 25. 02.1998).
Questo è il senso di Medjugorje, alme-
no così mi pare, ed è il segno della sconfi-
nata misericordia di Dio che viene data in
dono a coloro che rispondono alla sua chia-
mata, e attraverso di loro, a tutto il mondo.
Cecilia Appugliese
Messaggio a Mirjana
2 ottobre 2006
“Cari figli, vengo a voi in questo vostro
tempo per rivolgervi la chiamata per l'eter-
nità. Questa è la chiamata dell'amore, vi
invito ad amare, perché solo attraverso l'a-
more conoscerete l'amore di Dio. Molti di
voi pensano che hanno fede in Dio e che
conoscono le sue leggi. Si sforzano di vive-
re secondo esse, ma non fanno ciò che è più
importante: non Lo amano. Figli miei pre-
gate, digiunate. Questa è la strada che vi
aiuterà ad aprirvi e ad amare. Solo attraver-
so l'amore di Dio si ottiene l'eternità. Io
sono con voi, io vi guiderò con amore
materno. Grazie perché avete risposto".
Poi la Gospa ha aggiunto: "Figli miei, i
Sacerdoti hanno le mani benedette da mio
Figlio. Rispettateli!".
* Seminario di digiuno, preghiera e silen-
zio per gli italiani cin p. Ljubo Kurtovic alla
“Domuns Pacis” a Medjugorje. Dal 3 all’8
dicembre 2006 e dal 15 al 21 aprile 2007
Partenze:
Via terra: Marisa Pantalt 347.7826098
Via mare: Anna Fasano 335.5780090
e-mail: livelouniversal@libero.it
Un Arcivescovo argentino
a Medjugorje
Mons. Emilio Ogñénovich, della
Arcidiocesi di Mercedes-Luján (Argen-
tina), dopo la visita ha commentato:
“Sfortunatamente all’interno della Chiesa
c’è ancora molta ignoranza sulla grande
realtà soprannaturale che sta avvenendo a
Medjugorje, nel cuore del mondo moder-
no... Medj. può essere paragonata ad una
madre, ad una donna al sesto mese di gra-
vidanza
che aspetta con impazienza il
momento della nascita di suo figlio, ma
nessuno può affrettarlo, perché il momento
giusto arriverà”.
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La strada
di una chiamata
di redazione
Avevamo già annunciato nello scorso
numero dell’Eco la nascita di una nuova
rubrica
, di uno spazio cioè dove vorrem-
mo spiegare il nucleo di una chiamata che
trova radici nel Cuore della Regina della
Pace e che esprime in pienezza quello che
in molti messaggi lei stessa ci chiede di
fare: offrire la nostra vita per la salvezza
del mondo
. Sembrerebbe una chiamata
rivolta a pochi, proprio perché apparente-
mente ardua e impossibile da vivere: solo i
santi in passato osavano offrire la propria
vita a Dio come vittime d’amore, qualcuno
generalmente obbietta.
Non è vero! Chissà quanti nel segreto
del proprio cuore si donavano senza riserve
a Dio, lasciandogli la libertà di far di essi
ciò Egli meglio credeva, persino di affidare
loro pesanti croci per alleggerire altri.
Questo è infatti l’amore più grande, come
quello di Gesù che offrì se stesso morendo
per noi in croce.
Il fatto che questo invito sia rivolto a
tutti i cristiani lo attesta s. Paolo stesso
quando nella sua lettera ai rimani scrive «Vi
esorto, dunque fratelli, per la misericordia
di Dio, offrite i vostri corpi come sacrificio
vivente, santo e gradito a Dio
» (Rm 12,1).
E allora, se l’invito è indirizzato a tutti,
lasciamoci interpellare e cerchiamo in noi
la risposta a voler diventare come Gesù,
un’Eucaristia viva, vivente, sacramento di
salvezza per tutta l’umanità.
L’offerta a Gesù attraverso Maria
Questa strada è per tutti i cristiani ma,
allo stesso tempo è una chiamata indirizza-
ta ai più generosi, a chi desidera progredire
e aprire la strada agli altri entrando in un
cammino di offerta della propria vita attra-
verso il Cuore Immacolato della Vergine
Maria. Tenteremo di indicare nel modo più
semplice i passi necessari per procedere in
questa direzione. Naturalmente la guida è
lo Spirito Santo, nessun altro nella Chiesa.
I sacerdoti hanno solamente il compito di
introdurre e di accompagnare le anime,
come fanno i genitori con i figli, che poi
dovranno maturare per poter comprendere
cosa fare nella propria vita.
Ma cosa è l’offerta della vita? Cos’è
l’abbandono? Cosa sono le anime offerte?
Il primo passo è: decidersi per Dio
Se guardiamo al nostro comportamento
da “buoni cristiani” possiamo pensare di
aver deciso per Dio, ma bisogna poi verifi-
care quanto questo sia realmente vero.
Capita infatti che andiamo regolarmente in
Chiesa o frequentiamo un gruppo di pre-
ghiera, ma se ci viene detto qualcosa che
non ci piace ci ribelliamo, a volte anche in
modo molto aggressivo. Questo significa
che dentro di noi non siamo decisi per Dio!
Chi vive nel mondo sa bene quanto le
situazioni spesso siano estremamente incal-
zanti ed esigenti, e allora diventa molto dif-
ficile respirare con un “respiro spirituale”.
A malapena si avverte la forza dello Spirito
Santo! Questo avviene perché le persone
non hanno messo Dio al primo posto oppu-
re non hanno trovato una preghiera che li
apra completamente a Dio. Dunque, non
hanno deciso completamente per Dio e
dentro di sé sono divisi tra tante cose.
La divisione interiore è la causa della
nostra debolezza, della confusione, delle
tensioni nei rapporti interpersonali.
Quando diciamo di scegliere Dio e di deci-
dersi per Lui, intendiamo: decidersi con
tutto se stessi, amarLo con tutto il proprio
essere e amare il prossimo come se stessi.
Il secondo passo è: abbandonarsi a Dio
Per molti fedeli è molto difficile abban-
donarsi completamente a Dio, addirittura
impossibile. Solamente un bimbo è capace
di abbandonarsi completamente; un bimbo
nel grembo della mamma. Si abbandona
perché sente il cuore della madre, sente la
sua vita.
Chi non cresce nella preghiera al punto
di aprirsi a Dio non può abbandonarsi a
Lui. Chi va secondo la propria testa, chi
nella preghiera non sente Dio, la sua bontà
ed il suo amore, proprio come un bambino
sente l’amore della mamma, non potrà mai
abbandonarsi.
La Madonna in un messaggio alla pic-
cola veggente Jelena definì in modo molto
efficace la preghiera: “La preghiera è un
colloquio con Dio. In ogni preghiera dove-
te sentire la voce di Dio”. Naturalmente la
Madonna non si riferiva al dono di visioni
straordinarie o ad altri carismi, ma solo alla
capacità di sentirsi in comunione con Dio.
“Non potete vivere senza preghiera” – con-
tinuava la Vergine – “la preghiera è vita. La
preghiera vi serve per avere chiarezza, per
raggiungere la felicità. La preghiera vi
insegna a piangere e a fiorire... “.
Nella preghiera possiamo riposarci,
proprio come un bimbo nel grembo mater-
no. Possiamo trovare Maria, se il nostro
cuore si apre per ascoltare, per riconoscere
che Lei è la madre pura e immacolata.
Possiamo tranquillizzarci vedendo che Dio
ci dona sempre cose buone.
Sul cammino dell’offerta l’abbandono è
molto importante. Solo dopo aver compiuto
il passo dell’abbandono possiamo donarci a
qualcuno, come quando si incontra una
ragazzo o una ragazza e si sente che l’amore
scorre, allora ci si dona reciprocamente per
unirsi poi definitivamente nel matrimonio.
Dieci anni fa la Madonna in un messag-
gio diceva: “Cari figli! Oggi vi invito ad
offrire le vostre croci e le vostre sofferenze
per le mie intenzioni. Figlioli, io sono
vostra madre e desidero aiutarvi chiedendo
per voi la grazia presso Dio. Figlioli, offri-
te le vostre sofferenze come dono a Dio
perchè‚ diventino un bellissimo fiore di
gioia. Perciò, figlioli, pregate per poter
capire che la sofferenza può diventare
gioia
e la croce la via della gioia” (mess. 25
settembre 1996). Ci crediamo? Allora
andiamo avanti insieme per comprendere
come percorrere questa strada.
(continua)
“Offrite le vostre vite!”
Eccoci!
A Verona, al Convegno Ecclesiale
Nazionale, con i miei due figli più piccoli
Luca e Teresa, la mia parrocchia e la mia
diocesi... Semplicità e la gioia profonda di
dire: ECCOCI! Eccoci oggi fisicamente qui
riuniti col Papa, ma eccoci soprattutto per
aver in questi anni quotidianamente speri-
mentato il mistero di spogliazione morte e
resurrezione con Gesù.
Rispondendo alla chiamata di Maria a
Medjugorie in comunione con gli altri fra-
telli e sorelle, Lei ha potuto prenderci per
mano guidandoci concretamente giorno
dopo giorno nella lotta dalle tenebre verso
la luce, farci partecipi alla dinamica pas-
quale attraverso la nostra offerta. Nella vita
giornaliera Maria ci porta a toccare il Male
del mondo vivendolo in noi e attorno a noi,
lo Spirito Santo ci difende e tutto ciò che
abbiamo incontrato lo portiamo nella S.
Messa affinché Gesù lo accolga e lo elevi al
Padre, trasformando con la Sua offerta ogni
male in amore per la salvezza del mondo.
Questo è ciò che la strada vissuta ci ha
rivelato, questo è ciò a cui il Signore attra-
verso Maria ci ha chiamato e formato.
Questa è la Speranza che incontriamo cam-
min facendo, nelle prove che l’esistenza ci
mette davanti. Per questo ho desiderato
essere a Verona in questa S. Messa: per dire
al Santo Padre: ECCOCI! …prendici, met-
tici sull’altare e donaci a Gesù.
Elena Ricci
Preghiera dei giornalisti
O Maria, la tua giovane vita è stata segnata
da una notizia impensata e impensabile,
che è diventata la Buona Notizia
per tutta l’umanità.
Tu hai provato l’emozione ed il turbamento
che tutti sentiamo di fronte agli eventi.
E sei capace di dare ospitalità
a Dio nella tua casa e nella nostra casa.
O Maria, anche noi giornalisti
siamo chiamati a dare notizie che possono
costruire o possono distruggere,
possono orientare o disorientare,
rendere felici o rendere infelici.
Aiutaci, o Maria, a raccontare sempre la verità
con lo stile sapiente della carità
per allargare la casa della speranza.
O Maria, la tua libertà è stata
un raggio di luce,
che si è piegato soltanto davanti a Dio,
perché Dio è il senso e lo scopo della libertà.
Donna della bella Notizia, aiuta noi giornalisti
a non vendere mai la nostra libertà
al calcolo dell’interesse o del potere,
affinché diamo acqua pulita
alla gente che desidera
costruire un mondo migliore. Amen.
Mons. Angelo Comastri
LA S. MESSA DELL’ECO
Cari fratelli della famiglia dell’Eco,
siete invitati ad unirvi spiritualmente alla
Santa Messa che viene celebrata ogni 25
del mese
in sostegno di questa nostra opera
e per tutte le intenzioni dei lettori. La parte-
cipazione “nello Spirito Santo” di ognuno
di noi arricchirà questa celebrazione che
non mancherà di donarci frutti abbondanti
di grazia, pace e benedizione.
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Quel Nome
(pensieri semplici)
di Pietro Squassabia
Sai che presto nascerà il Bambino? Sì, e
che nome gli verrà dato? Quello che ha det-
to l’angelo: GESÙ.
A volte si sente dire a un bambino: che
bel nome che hai! Questo è un complimen-
to al piccolo ed anche una lode al genitore
che gli ha dato quel nome. Quando penso a
Dio Padre che ha dato al Figlio, tramite
l’angelo, il nome di Gesù mi chiedo: quan-
to amore Dio ha posto nella scelta di questo
nome? Quanta bellezza ha infuso in questo
nome? Quanta dolcezza ha impresso in que-
sto nome? Certamente Dio ha dato al Figlio
il nome più bello, il nome che meglio espri-
me la persona del Figlio; certamente il
Padre ha messo se stesso in questo nome.
Questo nome è, sicuramente, onere per
il Figlio e lode per il Padre. Il nome per Dio
è una cosa importante, perché identifica la
persona: anche in paradiso, certamente, ver-
remo chiamati con il nostro nome. Se questo
vale per l’uomo, quanto più vale per Gesù.
«Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli, sulla terra e sottoterra
», dice l’apo-
stolo Paolo nella lettera ai Filippesi. Ecco che
cosa produce il nome di Gesù. Il piegare, in
ogni luogo, dovunque, il ginocchio: per loda-
re e ringraziare Dio, come Lui desidera, per
chiedere a Dio, come Lui desidera, per rico-
noscere quello che siamo, come Lui deside-
ra. Tutte cose che non possiamo fare senza
invocare il nome di Gesù.
Penso alla dolcezza che provava (e che
prova) Maria quando chiamava suo Figlio
per nome, alla gioia di quando lo chiamò per
la prima volta. Penso al sostegno che questo
nome le dava, al solo pronunciarlo, nei
momenti più bui e difficili della sua vita ter-
rena. Penso che anche Dio gioisca nel pro-
nunciare questo nome, nel chiamare Gesù.
Questo nome è aiuto, è sostegno, è medicina
delle nostre anime, questo è un nome che dà
la vita, procura amore verso la persona chia-
mata (Gesù) e verso il prossimo.
Abituiamoci, allora, a pronunciare
spesso questo nome con fede, col cuore: ne
avremo un grande bene. Questo nome, poi,
sembra proprio miracoloso: il pronunciarlo
rende presente la persona chiamata, rende
presente Gesù. Chiediamo a Maria che ci
faccia attenti al nome del Figlio, che ce lo
faccia ricordare spesso con tanto amore per-
ché questo nome trasforma veramente il
nostro essere: proviamo, ci accorgeremo che
ciò è vero. Forse, in questo modo, Gesù, che
abita in noi, non rimarrà relegato ed umilia-
to in un angolo oscuro del nostro cuore, ma
sarà onorato per quello che è veramente: il
nostro re; e noi potremo, così, partecipare
alla feste del re in compagnia del re, e pos-
sedere la gioia vera che è solo Lui. Così,
Gesù, che nasce in una capanna, può trovare
un luogo più accogliente che lo ospita.
I segni della primavera
Non so se è un abbaglio, ma non mi
pare: mi sembra di vedere i segni della pri-
mavera in questo inverno, direi polare, in
cui l’umanità si trova, e di cui anche la
Chiesa forse ne risente. Vedo modi di fare
diversi, modi di pensare diversi, modi di
dire diversi, modi di vivere diversi. Noto
attorno a me qualcosa proprio di nuovo, di
vero, qualcosa che prelude allo sbocciare
della vita, qualcosa che fa pensare ai cieli
nuovi e terra nuova
di cui parla la scrittura.
Ma no, non è un’utopia, sono segni
troppo evidenti, non possono essere illusio-
ni, direi che sono tangibili, che si toccano
con mano. Allora abbiamo fiducia e stiamo
vigilanti per cogliere la vita al suo sboccia-
re, al suo risveglio, per non lasciarci sfug-
gire il dono che ci viene offerto dall’Alto.
Anche Medjugorje ne è un esempio. La
vita che qui sboccia è una realtà, è una cosa
vera il bene che qui viene diffuso senza
misura. A noi spetta accogliere prontamen-
te questa grazia veramente smisurata, sen-
za rimandare perché il tempo si è fatto bre-
ve. Maria ci è vicina e ci tiene per mano e
ci consola.
Io sono con voi…
di Giuseppe Ferraro
C’è un’espressione che ricorre con sor-
prendente frequenza nei messaggi della
Regina della Pace, al punto da non suscita-
re ormai particolare emozione nei cuori
distratti dei suoi figli: “Io sono con voi!” .
Padre Slavko, a chi gli chiedeva qual
era secondo lui il messaggio più importan-
te che il Cielo offriva a Medjugorje, rispon-
deva sistematicamente: “la presenza spe-
ciale di Maria tra di noi”.
La Madonna infatti ci richiama con singo-
lare insistenza a riconoscere l’eccezionalità
della grazia della Sua presenza speciale in
questo tempo: “Questo tempo è il mio tem-
po
” (Mess. 25.01.1997), “Cari figli, questa
è grazia che Io possa essere con
voi”
(Mess. 25.11.1992). Lei ci invita con
accorata passione materna a non banalizza-
re il dono ed a mettere pienamente a frutto
questa irripetibile effusione di grazia che
scaturisce dalla Sua presenza speciale tra
noi: “Perciò, cari figlioli, ascoltate e vivete
ciò che vi dico, perché per voi sarà impor-
tante quando non sarò più con voi, ricor-
darvi delle mie parole e di tutto ciò che vi
ho detto”
(Mess. 25.10.1992 ), “Perciò
figlioli vi prego di accogliere e di vivere i
messaggi sul serio, perché la vostra anima
non sia triste quando non sarò più con voi

(Mess. 25.12.1989).
Ma perché Maria ci ripete così assi-
duamente che “Lei è con noi”, che non
siamo soli, che “il Suo Cuore segue atten-
tamente i nostri passi
” (Mess. 25.12.1986),
quasi richiamandoci a cogliere nella Sua
presenza, al di là di ogni scontata affettivi-
tà spirituale, un più profondo e fondamen-
tale dono di grazia?
Nel libro dell’Esodo, agli albori della
storia della salvezza, a Mosè, che confessa-
va tutta la propria radicale incapacità a rea-
lizzare la missione affidatagli dall’Altis-
simo di liberare il popolo d’Israele dall’op-
pressore: «Chi sono io per andare dal
Faraone e per far uscire dall’Egitto gli
Israeliti?», Yavhé risponde semplicemente:
«Io sarò con te» (Es 3,11-12).
È questo infatti il vero sigillo della vit-
toria su ogni nostra paralisi interiore, sulla
nostra radicale inadeguatezza a
servire la vertiginosa missione
cui ci chiama Maria in questo
tempo, il fondamento dell’assolu-
ta certezza che dal nostro “sì” alla
Sua chiamata scaturirà il pieno
compimento del piano salvifico
che il Padre ci affida per mezzo
di Lei: “Cari figli, voglio che
comprendiate che Dio ha scelto
ognuno di voi nel Suo piano di
salvezza per l’umanità. …Io sono con voi
perché possiate tutto realizzare
” (Mess.
25.01.1987), “Voglio salvare tutte le anime
e offrirle a Dio
” (Mess. 25.08.1991).
È importante allora riconoscere «l’am-
piezza, la lunghezza, l’altezza e la profon-
dità» di questo Amore indicibile «che sor-
passa ogni conoscenza» (Ef 3,18), che sta
sullo sfondo ed è alla radice della presenza
speciale di Maria “con noi”. Infatti oggi la
Regina del Cielo non scende tra i suoi figli
da sola, ma con Lei si fa straordinariamen-
te prossima agli uomini tutta la Chiesa
celeste, gli Angeli, gli Arcangeli e tutti i
Santi, oggi vicinissimi come non mai alle
nostre anime, disperatamente assetate di
amore puro e tragicamente incapaci di
accoglierlo e di donarlo, “ora che si dice
che Dio è lontano, in verità Lui non vi è
mai stato così vicino
” (Mess. 25.09.1999).
Maria è con noi in questo tempo per
farci pienamente partecipi di quello stesso
Amore che regna nella Gerusalemme
Nuova e che, attraverso di Lei, si vuole oggi
comunicare alle anime dei suoi figli ed
all’intero universo. Un’immensa corrente
di grazia celeste che toccando la terra deva-
stata del cuore degli uomini, mortalmente
corrotta dal grande peccato del mondo, che
rifiuta la comunione filiale con il Cuore del
Padre, diventa potenza di amore sacrifica-
to. Quel “canto nuovo” dell’Agnello
Immolato che attraverso la presenza spe-
ciale della Madre di Dio vuole oggi
trionfare nel cuore dei suoi figli e,
attraverso di loro, guidare l’intera
creazione ai nuovi cieli e terra nuova
che irradiano dalla carne glorificata
del Risorto.
Per questo l’“essere con noi” di
Maria costituisce oggi una grazia
fondante
, un dono ineffabile offerto
alla Chiesa ed al mondo che realizza
la propria fecondità per mezzo della
Sua offerta totale a Dio per noi, affinché i
figli che Lei ha chiamato possano diventa-
re pienamente partecipi della Sua stessa
missione salvifica, strumenti eletti e canali
infuocati del Suo stesso amore immacolato
per tutte le anime e per l’intera creazione.
Per questo Lei, in perfetta comunione
con la “kenosis” (abbassamento n.d.r.) del
Figlio, non esita ad immergersi mistica-
mente negli abissi della sofferenza umana
presenti nei cuori e nella carne dei suoi
figli: “Io sono con voi e la vostra sofferen-
za è la mia
” (Mess. 25.04.1992), per otte-
nere loro la grazia di offrire incondiziona-
tamente la vita a Dio per poterla unire inti-
mamente alla Sua, facendone scaturire una
potenza d’amore più grande di ogni loro
inadeguatezza ed umana fragilità: “Io sono
già riuscita a prendere su di Me una parte
della Croce che Gesù aveva destinato a voi.
Questa Croce è pesante e voi siete piccoli!
Perciò, cari figli, amatemi per non perder-
mi
” (Mess. 14.041985).
7
background image
Cari lettori, Eco ha bisogno di preghiere
e di offerte per continuare la sua missio-
ne; perciò attende fiducioso il vostro aiu-
to, che siamo certi non mancherà.
peccato che come un serpente continuava a
mordere e ad indurire i cuori. Tu, Agnello
del Padre, sei venuto a portare i peccati del
mondo, e così li hai caricati sulle tue spalle
insieme al pesante legno, dove li avresti
consumati con la tua offerta.
Aiutaci, Gesù, a guardare con misericor-
dia gli errori altrui, rendici capaci di morire
per questi fratelli, perché come il buon
ladrone si pentano e siano degni di paradiso.
5. M
ISTERO
D
OLOROSO
- Gesù muore sul-
la croce
Non si può, Signore, contemplare que-
sto evento senza rimanere muti, spogli di
pensieri e parole… Ogni commento risulta
quasi vano perché qui c’è un mistero che
supera ogni nostra logica o ragione. Dio che
si era fatto carne per stare con gli uomini ha
permesso che quella stessa carne fosse
uccisa, per amore ancora degli uomini.
Cosa vuol dire tutto ciò?
Aiutaci a comprendere Signore, ogni
volta che guardiamo il crocifisso, che la tua
fine non era su quel legno: quello era solo
un passaggio. Sì, Signore perché tu sei
vivo, e la crocifissione è solo preludio di
resurrezione. Come Maria, facci guardare
con questi occhi alla croce sulla quale
anche noi, ogni giorno, siamo chiamati a
morire.
S.C.
Villanova M., 1° novembre 2006
Resp. Ing. Lanzani - Tip. DIPRO (Roncade TV)
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il messaggio di Maria
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Ci benedica Dio Onnipotente,
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Amen.
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abbon.: info@ecodimaria.net
E-mail redazione: ecoredazione@infinito.it
I lettori scrivono dalle missioni
Balbina Fernandes dalla Tanzania -
Grazie infinite per la regolare pubblicazio-
ne dell’Eco di Maria. Lo ricevo da una suo-
ra benedettina della Tanzania. Sono molto
felice quando arriva il mio Eco perché così
vengo a sapere quello che accade a
Medjugorje ed anche a Roma, come negli
altri luoghi dove i giovani cattolici si radu-
nano. Questo piccolo giornale è informati-
vo ma anche di ispirazione per lo spirito.
Ho imparato i misteri luminosi da questa
rivista…
Sergio Leòn dall’Havana, Cuba -
Generosi fratelli, pace e salute! Moltissime
grazie per la rivista che mi inviate, è una
miniera di luce e di informazione mariana e
cristiana che riceviamo da voi. Le nostre
missioni si estendono molto in tutto il paese
e la rivista Eco di Maria ci ha sempre accom-
pagnato e la leggono in molte comunità.
Nella provincia di Pinar del Rio c’è una
città fondata per gli italiani nel XVII seco-
lo, si chiama Mantua e la sua Patrona è
Nostra Signora della Neve. Anche qui
abbiamo portato la vostra rivista. Tante gra-
zie e benedizioni.
Sr.
Cristian Maria Reiss dalla
Colombia - Cari amici, gloria a Dio e lode a
Maria! Grazie per la rivista. Siete stati pre-
senti in ogni Eucaristia, in ogni santo
Rosario e sarete sempre presenti…Che il
Padre vi ami e vi dia salute, grazia e benedi-
zione! Che Gesù vi riempia di pace, grazia e
gioia; sia sempre vostro compagno nel cam-
mino. Giorno e notte, nell’oscurità come
nella chiarezza. Che lo Spirito Santo vi riem-
pia di tutti i suoi doni. Che Maria SS. Vi
ami, vi guidi, vi protegga e vi consoli. E che
il buon s. Giuseppe vi aiuti spiritualmente,
moralmente e materialmente. Vi prego pre-
gate per la mia santità! Ho il cancro e sono
felice di offrire al buon Dio, a Maria, tutti i
dolori per consolarli e in riparazione dei miei
peccati e di quelli del mondo intero. Un
abbraccio affettuoso, uniti nella preghiera!
Emile Tognizin dalla Rep. del Benin
(Africa) - Buongiorno, vi mando questa
lettera per ringraziarvi sinceramente…
Nella nostra parrocchia facciamo l’adora-
zione notturna. Preghiamo anche nelle case
e a queste preghiere partecipano anche dei
rifugiati del Togo. Vari gruppi di preghiera
animano la vita parrocchiale per i primi
venerdì del mese. Prego per voi e per l’ope-
ra che il Signore vi ha affidato, affinché il
Signore la benedica e la faccia progredire
sempre di più.
Sr. Camillina dalle Filippine - Sono
una religiosa delle Ministre degli infermi,
in missione nelle Filippine da 20 anni.
Ricevo puntualmente la rivista Eco di
Maria in inglese, che metto a disposizione
di chi desidera leggerla. Vedo che è accolta
con piacere e viene letta con interesse. Vi
ringrazio di questo generoso dono. Mi rin-
cresce non potervi aiutare finanziariamen-
te, perché viviamo e operiamo anche noi di
offerte. Ciò che vi offro è la nostra preghie-
ra comunitaria, perché la Madonna sosten-
ga il vostro quotidiano sforzo per far cono-
scere a tante sue creature il suo messaggio
di pace, amore e conversione. Sono certa
che l'Eco fa bene a questi nostri poveri, che
si dicono cristiani, ma che vivono in tanta
indifferenza e superficialità.
P
REGHIAMO INSIEME
!
Nel mese di novembre facciamo memo-
ria dei nostri defunti e spesso si ricorre alla
preghiera dei Misteri dolorosi del Rosario
per meditare sulla realtà della morte, dalla
quale neanche Gesù è stato esente. Vi pro-
poniamo alcune brevi riflessioni che possa-
no far da sfondo alla vostra preghiera.
1. M
ISTERO
D
OLOROSO
- Gesù offre se
stesso nell’orto degli ulivi
Signore Gesù, in quel momento tutto il
mondo ti ha lasciato, anche quelli che ave-
vi chiamato a vegliare con te sono stati vin-
ti dal sonno. E il Padre tuo era presente solo
con la Sua tremenda volontà: la morte di
croce. Quanto dolore Gesù è passato nel tuo
cuore in quel momento, quanta desolazio-
ne! Eppure non hai ceduto alla tentazione di
desistere, ti sei offerto, ti sei abbandonato
fiducioso al tuo destino di passione e come
agnello ti sei consegnato. Grazie!
Aiutaci, Signore, nelle nostri notti di
dolore, nel buio della sofferenza a non cer-
care ragioni, a non procurarci rimedi ma ad
abbandonarci con la stessa tua fiducia nella
mani della Provvidenza.
2. M
ISTERO
D
OLOROSO
- Gesù viene fla-
gellato e condannato a morte
Cosa è la verità?” – ti chiedeva Pilato
in quel momento in cui tutti ti accusavano e
lui non capiva. Chi aveva ragione? Tutti
sembravano nel giusto e lo volevano impor-
re, ma tu eri il solo Giusto, e non ti sei
imposto, hai taciuto, hai perdonato, hai
accolto l’ignominia dagli ingiusti. Perché
Signore? In tutti noi c’è sempre l’impulso a
ribellarci di fronte alle offese, ma tu hai
taciuto e hai permesso che il tuo corpo fos-
se distrutto dai flagelli.
Aiutaci, Signore, a dominare la nostra
ira, il nostro bisogno di difenderci a tutti
costi. Facci comprendere che proprio la
nostra offerta silenziosa salva non solo noi
ma anche i nostri flagellatori che “non san-
no cosa fanno”.
3. M
ISTERO
D
OLOROSO
– Gesù viene inco-
ronato di spine e sbeffeggiato
Ti prendevano in giro, Signore, e così
pensavano di essere più forti, più importanti,
più potenti. Hanno voluto infangare la tua
regalità travestendoti da “pupazzo” con un
finto scettro in mano e ammantandoti di spu-
ti. Ma il tuo Regno non è di questo mondo,
non ha bisogno di vestiti, tranne quello del-
l’umiltà, della mitezza. Il tuo capo era trafit-
to da lunghe e appuntite spine, ma il tuo cuo-
re lo era ancora di più perché vedevi come il
peccato aveva reso orribili i tuoi fratelli.
Aiutaci, Signore, a non cercare onori e
vantaggi a discapito di altri. Aiutaci ad
essere figli autentici del tuo Regno, ad
essere cioè nel mondo ma non del mondo.
4. M
ISTERO
D
OLOROSO
– Gesù con la cro-
ce sul dorso sale verso il Calvario
È stato un lungo viaggio, nonostante
tutto, quel breve tratto di strada. Man mano
che avanzavi verso la cima del monte hai
incontrato tutta l’umanità, quella crudele e
quella dolente, quella nemica e quella ami-
ca, quella arrabbiata e quella stupita. In
realtà tutta quella umanità era solo ferita dal
Sono ancora disponibili alcuni volumi
della raccolta dei:
P
RIMI
100
NUMERI DELL
’E
CO
Chi fosse interessato può richiederli
direttamente alla Segreteria.
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