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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 213 (Gennaio-Febbraio 2011)

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“Se l'uomo può dimenticare o rifiutare
Dio, Dio però non si stanca di chiamare
ogni uomo a cercarlo perché viva e trovi la
felicità. Ma tale ricerca esige dall'uomo tut-
to lo sforzo della sua intelligenza, la rettitu-
dine della sua volontà, ed anche la testimo-
nianza di altri che lo guidino nella ricerca
di Dio...”.
(Catechismo della C.C.)
Messaggio del 25 novembre 2010:
“Cari figli, vi guardo e vedo nel vo-
stro cuore la morte senza speranza, l'in-
quitudine e la fame. Non c’è preghiera né
fiducia in Dio perciò l'Altissimo mi per-
mette di portarvi speranza e gioia. Apri-
tevi. Aprite i vostri cuori alla misericor-
dia di Dio e Lui vi darà tutto ciò di cui
avete bisogno e riempirà i vostri cuori
con la pace perché Lui è la pace e la vo-
stra speranza. Grazie per aver risposto
alla mia chiamata”.
Aprite i cuori
alla misericordia di Dio
Lo sguardo di Maria penetra nel profon-
do del nostro cuore, della nostra anima, e
vede ciò che noi non siamo capaci di co-
gliere: la miseria del cuore umano quando
rimane chiuso nella sua umana natura. La
morte senza speranza
indica lo sbocco na-
turale di una vita in cui Dio è messo da par-
te; l’inquietudine e la fame indicano l’in-
completezza di una tale vita, il vuoto in cui
si dibatte.
Ma attenzione: ciò che Maria dice non
vale solo per coloro che “vivono senza Dio”
ma anche per noi che ci diciamo cristiani,
per noi che “preghiamo”, per noi che “ab-
biamo fede”, per noi che in cuor nostro ci
consideriamo migliori di tanti “peccatori”;
anche per noi, e forse particolarmente per
noi, sono queste parole di Maria! Non basta
dire “Signore, Signore” per entrare nel Re-
gno dei cieli, né vantare opere portentose
compiute presumibilmente nel Suo Nome;
non bastano né le parole né le opere; è ne-
cessario fare la Volontà del Padre che è nei
cieli
(cfr Mt 7, 21-23). Noi, che diamo mol-
ta, troppa, importanza alle nostre opere ed
alle nostre parole, facciamo fatica a capire
ed accettare questo insegnamento di Gesù.
Ma basta smettere un attimo di ragionare se-
condo la logica umana e mettersi nella “lo-
gica di Dio”, quella che risulta dal Vangelo,
per comprendere. Nonostante i successi del-
la scienza e della tecnica, nella nostra vita
mancherà sempre qualcosa, sulla nostra vita
incomberà sempre la morte; non possiamo
“salvare per sempre” i nostri corpi e tanto
meno le nostre anime, se prescindiamo da
Dio. Eppure, da quando Dio si è fatto uomo,
dall’Incarnazione di Gesù, Dio non è più
lontano da noi; ora Dio è a noi vicino, anzi
prossimo, ora è addirittura in noi se noi Lo
desideriamo.
Ma noi rifiutiamo l’incontro; noi rifiu-
tiamo la comunicazione con Lui, non pre-
ghiamo; noi non ci fidiamo di Lui. Non c’è
preghiera né fiducia in Dio perciò l’Altis-
simo mi permette di portarvi speranza e
gioia
. Dio ci attende ancora, ma… fino a
quando? Nella tenebra del nostro cuore ir-
rompe Maria, inviata da Dio a portare anco-
ra (ma fino a quando?) speranza e gioia.
Gesù ha pianto su Gerusalemme che non ha
riconosciuto il tempo della sua Visita; vo-
gliamo oggi disconoscere il tempo della
Presenza di Maria fra noi? Vogliamo conti-
nuare a dare uno sguardo ai suoi Messaggi
mentre il cuore è sempre più lontano e stan-
co di sentir ripetere sempre “le stesse co-
se”? Forse abbiamo anche provato a mette-
re in pratica qualche invito di Maria, ma poi
la vita ci ha riassorbito e la nostra condizio-
ne è ora peggiore di quella di prima. Ma an-
cora Lei è con noi ed ancora ci cerca, ci
chiama, ci sollecita, ci aspetta.
Questo è il tempo della Misericordia di
Dio, ultima possibilità offerta all’umanità
per la sua salvezza, come ci ha detto Gesù
per mezzo di Santa Faustina Kowalska e
Maria oggi ci ripete: Aprite i vostri cuori
alla misericordia di Dio e Lui vi darà tut-
to ciò di cui avete bisogno e riempirà i
vostri cuori con la pace perché Lui è la
pace e la vostra speranza
. Veramente Dio
ci dà tutto, ci ha già dato tutto, oltre ogni
nostra pretesa, oltre ogni attesa: ci ha dato
Se stesso in Gesù. Che altro aspettiamo?
Non lasciamo le nostre giornate in balia del
nulla, dell’apparente, del provvisorio: tutto
ciò è in potere del nemico, del mentitore, di
chi mortifica (cioè uccide) in noi la speran-
za. Alziamo i nostri occhi al Padre; apria-
mo, spalanchiamo a Lui il nostro cuore.
L’invito che conclude questo Messaggio di
Maria sia il nostro quotidiano impegno e
Gesù verrà in noi. Ascoltiamo questo invi-
to di Maria, tanto simile all’ordine dato tan-
to tempo fa ai servi a Cana di Galilea, e fac-
ciamo come loro e l’acqua che offriremo
sarà vino di qualità divina.
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 Dicembre 2010:
“Cari figli, oggi io e mio Figlio Gesù
desideriamo darvi l’abbondanza della
gioia e della pace affinché ciascuno di voi
sia gioioso portatore e testimone della
pace e della gioia nei luoghi dove vivete.
Figlioli siate benedizione e siate pace.
Grazie per aver risposto alla mia chia-
mata”.
Portatori e testimoni
di pace e di gioia
La preghiera del Profeta: «Stillate, cieli,
dall’alto e le nubi facciano piovere la giu-
stizia; si apra la terra e produca la salvezza
e germogli insieme la giustizia» (Is 45, 8)
ed ancor più la versione di San Girolamo
“Stillate cieli dall’alto e le nubi piovano il
Giusto...” mi sembrano una buona introdu-
zione a questo messaggio di Maria che si
apre col dono sovrabbondante della gioia e
della pace
. Cielo e terra si incontrano, si
toccano, si compenetrano. Cari figli, oggi
io e mio Figlio Gesù desideriamo darvi
l’abbondanza della gioia e della pace
.
Questa abbondanza è pienezza, è com-
pletezza. La gioia e la pace, beni così svili-
ti nel mondo, così adulterati e svuotati da
ogni loro intrinseca purezza e vitalità, pas-
sando attraverso i cuori e le mani di Gesù e
di Maria, ci vengono donati in tutto il loro
fulgore, in tutta la potenza della loro divina,
immacolata natura. Sta ora a noi accoglier-
li così come da Loro ci vengono offerti; sta
a noi conservarli nella loro verginità, sta a
noi proteggerli da ogni mondana usura, da
ogni mercificazione, da ogni indebito ap-
propriamento. Non sono beni commerciali,
non sono beni privati, non ci appartengono:
non sono nostro possesso in alcun modo e
in nessun senso. Sono il Soffio dello Spiri-
to, sono Alito di Vita, sono Stille del Cuore
del Padre, che sanno di Sangue innocente,
che sanno di Croce.
Pace e gioia che non assicurano potere
né gloria umana, né mondani successi, né
soddisfazioni di alcun genere. Pace e gioia
che non preservano dalle malattie, dalle
umiliazioni, dalla sofferenza, dai tradimen-
ti. Eppure sono doni di inestimabile valore,
già qui, su questa terra, e non solo nell’aldi-
là. Pace e gioia che ci collocano nel Cuore
del Padre, che ci liberano da ogni paura,
che ci affrancano da ogni schiavitù; tutto
ciò è a noi donato affinché ciascuno di noi
sia gioioso portatore e testimone di pace
e di gioia nei luoghi nei quali viviamo
.
Questa è una clausola essenziale e non
limita la gratuità del dono, ma ne esalta la
sua origine divina; ogni dono di Dio non è
per esclusivo uso di qualcuno ma per il be-
ne di tutti. La pace e la gioia non diminui-
scono se condivise ma anzi si accrescono; è
il miracolo della divisione dei pani tante
Gennaio/Febbraio 2011 - Edito da Eco di Maria,Via Cremona, 28 - 46100 Mantova -
TEL. 0039/338.6708931
A. 27, n. 1 - 2 "Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 2, DCB Mantova
213
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volte operato da Gesù e sempre presente
nella storia della Chiesa, fino ai nostri gior-
ni. Ciò che è solo tuo si intristisce, immise-
risce e presto marcisce; ciò che è donato vi-
ve e fiorisce. In questo mondo così diviso in
caste, in gruppi di potere, in clan, in faide, in
ideali religiosi contrapposti, sembra preva-
lere più il divisore che il Dio dell’Amore;
ma non è così. Il sacrificio di Cristo non è
vano e l’Amore trionferà. Rimaniamo nella
preghiera fervente ed assidua, viviamo i
messaggi di Maria, portiamo e testimonia-
mo la pace e la gioia che sono dono di Dio.
Figlioli, siate benedizione e siate pace ci
esorta Maria. E noi questo dobbiamo essere;
il resto lo farà Lei, lo farà Gesù. Pace e gioia
in Gesù e Maria.
N.Q.
Il mistero
della nostra esistenza
Proviamo a spingere indietro i nostri ri-
cordi. Qualche episodio legato alla scuola o
all’asilo, qualche flash su ciò che abbiamo
vissuto come importante: ognuno potrà
elencare alcuni ricordi, confusi oppure niti-
di, chi dall’età di cinque anni, chi di tre, e
qualcuno forse anche prima. Ci siamo tro-
vati ad esistere senza averlo chiesto o desi-
derato; respiravamo e avevamo un nome
quando ancora non potevamo esserne con-
sapevoli.
Quando ci siamo accorti di “essere al
mondo”? Forse un giorno siamo riusciti a
fermarci, riflettere e stupirci come sanno
fare i bambini: “Io esisto! Ci sono anch’io!”
Cambiamo ora direzione, guardiamo al
futuro. Di sicuro ciascuno avrà idea di ciò
che farà domani, e forse anche fra un mese
e un anno, ma oltre? E qui potremmo per-
derci tra sogni e progetti, ma sappiamo be-
ne quanto questi si possano rivelare vani. E
se guardassimo ancora più avanti? L’unica
certezza è che prima o dopo moriremo. E
poi, che ci sarà un oltre?
La nostra vita ci è data in dono: l’ini-
zio e la fine di questo percorso ci sfuggono,
non ci appartengono. Nessuno si è dato la
vita da solo e nessuno è necessario per que-
sto mondo. Me ne accorgo bene: tutto po-
trebbe andare avanti anche senza di me…
Tutto questo basta forse per dire che
Dio ci deve essere? Un Dio che mi ha volu-
to, mi ha pensato e plasmato come unico,
ha voluto la mia esistenza come originale
ed irripetibile nella storia di questo mondo?
Un Dio che mi lascia libero di scegliere, ma
che mi dona di capire che questa mia vi-
ta non mi appartiene fino in fondo
ed è
inserita in un progetto più grande?
No, non c’è risposta. Siamo nuovamen-
te davanti al mistero: quanto è limitata la
nostra ragione e quanto è grande la nostra
libertà!
Chi ha deciso che Dio non deve esistere
troverà argomenti sufficienti per non rico-
noscere gli innumerevoli segni che ci ri-
mandano a Lui. Chi invece è aperto ad in-
contrarLo saprà tornare a stupirsi infinite
volte davanti al mistero della nostra esi-
stenza. Ogni nuova riflessione, ogni espe-
rienza della vita diverrà per lui come un
raggio di luce che penetra un po’ più a fon-
do quella verità infinita che sarà svelata a
noi soltanto in cielo.
Francesco Cavagna
La carenza dei mistici
favorisce l’aridità spirituale
Una delle cause del declino della prati-
ca religiosa, soprattutto nei Paesi avanzati,
è “l’affievolirsi dell’afflato mistico”. È
quanto afferma don Marcello Stanzione,
presidente dell’Associazione Milizia di San
Michele Arcangelo in un’intervista al quo-
tidiano Zenit. “La scienza teologica che si
studia nelle Facoltà ovviamente fa bene a
basarsi sull’intelletto che è importante, an-
zi indispensabile - ha spiegato don Marcel-
lo, ma attenzione a non cadere nel raziona-
lismo teologico, quello per intenderci, che
quando si parla di Angeli fa una scrollatina
di spalle per affermare: ‘Sì, gli Angeli esi-
stono
, ne parla la Bibbia e il catechismo,
ma noi non ne sappiamo troppo, in effetti
essi sono poco importanti, e quindi a noi
non interessano…’”.
Don Marcello, che ha scritto numerosi
libri sugli Angeli è anche Presidente del
Centro Studi di Angelologia. “È raro – ha
continuato il sacerdote – trovare nei corsi
di teologia delle lezioni siste-
matiche su Angeli e demoni e
questo si riflette anche nella
predicazione delle chiese do-
ve raramente si sente parlare
degli Spiriti Celesti. La misti-
ca invece – ha rilevato don
Marcello – ci fa capire che
Dio oltrepassa la nostra com-
prensione logica perché ov-
viamente va al di là di essa.
La carenza dei mistici favorisce l’aridità
spirituale”.
“Il clima di aridità spirituale – ha quin-
di spiegato – fa sì che molte persone battez-
zate ed educate in qualche modo nella reli-
gione cattolica cerchino una spiritualità nei
gruppi di meditazione buddista, new age,
sofista o di altri movimenti religiosi alter-
nativi alla Chiesa di Roma. Anche riguardo
all’angelologia ci sono pochissimi autori
moderni cattolici che si occupano di tale te-
matica, mentre nel passato non si contava-
no le opere di spiritualità sugli Angeli.
Quando entro in una libreria rimango avvi-
lito perché la stragrande maggioranza dei
testi sugli Angeli è costituita da pubblica-
zioni acattoliche”, ha aggiunto.
Per il Presidente della Milizia di San
Michele Arcangelo il mistico è importan-
te come testimone, perché “vive in conti-
nua unione con Dio
e fa di tale unione,
non solo un’esperienza intellettuale, ma
un’esperienza esistenziale profonda e quin-
di come San Paolo anch’egli potrebbe ripe-
tere: «Non sono più io che vivo, ma è Cri-
sto che vive in me» (Gal 2, 20)”.
Infine, citando una frase del frate dome-
nicano Antonin-Gilbert
Sertillanges, don Mar-
cello ha detto che “c’è
senza dubbio un nesso
tra santità ed esistenza
angelica, solo che nes-
suno è mai diventato
santo perché ha visto
gli Angeli, ma ha visto
gli Angeli perché è di-
ventato santo!”.
Vedremo
gli angeli
Stefano Redaelli, ricerca-
tore in un centro spaziale,
crede negli angeli e nel suo
libro “Arrivano in tempo” racconta alcune
storie su di essi. “Basta volerli vedere: ma-
gari si presentano nel volto di un amico, o
in quel telefono che squilla proprio nel mo-
mento giusto”, afferma. Laureato in fisica,
dal 1997 vive e lavora a Varsavia, dove si
occupa del caos e del vento solare in un
centro di ricerca spaziale. In un’intervista a
Zenit spiega che i suoi colleghi scienziati
non hanno mai visto un angelo nelle loro ri-
cerche spaziali. “Forse bisogna cercarli sul-
la terra gli angeli, non tra le nuvole, o le
stelle”, dice.
“Chi sono gli angeli custodi? Creature
spirituali che ci accompagnano in quel cam-
mino straordinario e arduo che chiamiamo
vita, con un compito preciso: mostrarci la
strada, quando l’abbiamo perduta, offrire un
appiglio, se stiamo scivolando, una mano
per rialzarci, per sostenerci.
Gli angeli non passano mai di moda,
perché l’anima non passa di moda. Si può
impolverare, sporcare, ammalare, atrofiz-
zare, la si può mettere nel cassetto; desueta
non sarà mai. C’è sete di luce nel nostro
tempo: una sete silente, dissimulata da sor-
si di vita che non disseta. E c’è bisogno di
segni.
Gli angeli fanno questo: mostrano una
luce, un segno, fanno da ponte tra cielo e
terra. L’angelo assurge a simbolo di una
spiritualità che tutti anelano. C’è chi alla
parola Dio prova uno
strano timore, un senso
di trascendenza e di-
stanza. L’angelo, inve-
ce, rimane più facile da
accettare. Non credo
che Dio si offenda per
questo. L’angelo è me-
diatore tra Dio e l’uomo. Se siamo attenti e
disponibili, l’angelo ci porterà a Dio. E
porterà Dio a noi.
Come è possibile avvertire la loro
presenza? Occorre affinare i sensi dell’a-
nima: la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto, il
tatto. Imparare nuovamente a sentire il
mondo dello spirito. La scienza insegna il
metodo sperimentale. Si crede in ciò che si
riscontra nell’esperienza diretta, in ciò che
è misurabile, riproducibile. Ritengo che
questo criterio sia, in un certo modo, esten-
dibile al mondo immateriale.
Per sperimentare le realtà spirituali oc-
corre mettere in moto nel cuore l’amore.
“A chi ama mi manifesterò”, troviamo
scritto nel Vangelo. Gli angeli sono una
manifestazione dell’amore personale di
Dio per noi. A volte basta un modestissimo
atto d’amore per spalancare il cielo. Chi lo
ha sperimentato lo sa. Si può arrivare a
prendere dimestichezza con questo genere
di esperienze.
Forse è l’unica salvezza in un mondo
dominato, a volte, da un materialismo
asfissiante. Se ci sembra di non riuscire più
a respirare, di non sentire niente oltre ciò
che è puramente materiale, mettiamoci ad
amare: scopriremo un altro mondo
, im-
pareremo ad abitarlo, ne sentiremo la man-
canza. Finiremo per preferirlo. Vedremo
gli angeli”.
(fonte: Zenit)
2
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Misteri di luce,
misteri di trasformazione
di Stefania Consoli
“Nel Primo Mistero della luce si con-
templa il battesimo di Gesù…”. Inizia così
la preghiera del “quarto rosario” che la
Chiesa ha proposto qualche anno fa alla no-
stra riflessione grazie all’iniziativa di Gio-
vanni Paolo II. E poi continua, passando da
un evento all’altro della vita di Cristo sen-
za una logica consequenzialità, perché gli
avvenimenti descritti sono collocati in tem-
pi e contesti molto diversi tra loro.
Eppure un filo comune li lega in modo in-
visibile, un nesso che getta su tutti la stessa
luce... Proviamo a scoprirlo.
Il percorso si apre con la scena del
Giordano, come abbiamo già visto. Il Bat-
tesimo di Cristo. Diverso da quello che il
Battista impartiva ai penitenti che implora-
vano conversione, perché in questo caso
era Dio stesso a immergersi in quelle acque
per poi partire per il suo viaggio messiani-
co tra le strade di Palestina in ricerca delle
“pecore perdute” della casa d’Israele.
Cosa avviene in realtà in un battesimo?
Una trasformazione. Da uno stato di pecca-
to ereditato dalle origini si passa ad una
condizione di redenti destinati a perfezio-
narsi con la santità di vita. Naturalmente
non era il caso di Gesù, Agnello innocente
e senza macchia
già per natura. Ma lascian-
dosi battezzare nel Giordano il Signore ci
ha voluto dire che qualsiasi cosa entri in
contatto con lui cambia, si trasforma, non è
più uguale a prima…
Fu così quel giorno anche per le acque
del fiume che accolsero il corpo di Gesù:
furono santificate dalla grazia divina che da
Lui scaturiva e subirono una profonda va-
riazione, diventando acque capaci di tra-
sformare in creature nuove quanti ancora
oggi si lasciano bagnare nel fonte battesi-
male, invocando il dono dello Spirito Santo.
Questo primo mistero della luce ci pro-
pone allora una condizione essenziale nel
cammino di fede: la chiamata alla trasfor-
mazione di tutto il nostro essere che deve
lasciarsi raggiungere dal “tocco” di Dio at-
traverso le diverse vicende della vita. Una
chiamata ad immergersi in continuo nel-
l’acqua dello Spirito che lava, purifica e to-
glie quegli strati che ricoprono l’uomo inte-
riore che ha bisogno di riemergere per rea-
lizzarsi pienamente nella volontà di Dio.
Passiamo al secondo mistero: Gesù a
Cana di Galilea trasforma della semplice
acqua in vino buono per le nozze. Una tra-
sformazione che denuncia quasi “prima del
tempo” la sua onnipotenza e la potenza del-
la mediazione di sua Madre Maria; una tra-
sformazione operata per la gioia dei com-
mensali di quel banchetto nuziale, ma in
realtà destinata anche a noi e a tutto il po-
polo: l’epifania di Dio venuto a trasforma-
re in giubilo ed esultanza le nostre vite af-
flitte dal male.
Da qui si parte per la missione per ec-
cellenza: nel terzo Mistero della luce Gesù
predica il Regno di Dio e risana gli infermi.
Quasi a dire: se volete guarire dalle vostre
malattie, fisiche, psichiche e spirituali do-
vete cambiare mentalità, dovete trasforma-
re il vostro pensiero, il vostro modo di
guardare le cose, il mondo, voi stessi… as-
sumendo lo sguardo di Dio.
Cari figli – fa eco Maria a Medjugorje
- in questo tempo di grazia, convertitevi e
mettete Dio al primo posto nella vostra vi-
ta.
(25 agosto 2007)… Convertitevi, figlio-
li, apritevi a Dio e al suo piano per ognuno
di voi
” (25 febbraio 2009).
La conversione è sempre un presuppo-
sto indispensabile per la nostra vera guari-
gione, interiore ed esteriore. Camminando
secondo le leggi dello Spirito sentiamo co-
me il cuore di giorno in giorno si trasforma
e la nostra capacità di amare viene risanata.
Facciamo ancora un altro passo. Sa-
liamo con Gesù sul Monte. Sul Tabor per
l’esattezza. Nel terzo mistero della luce
contempliamo la trasfigurazione di Gesù
davanti agli occhi increduli dei discepoli:
«Si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti
divennero splendenti» (Mc 9,3). Cristo
cambia il suo aspetto, mostra in anticipo il
volto che assumerà dopo aver compiuto la
sua vittoria sulla morte; il suo volto eterno,
quello che risplende nella gloria alla destra
del Padre
. Questa volta la trasformazione
si fa ancora più palese, ma ciò che è davve-
ro sorprendente è quello che avviene nel
cuore degli apostoli: sono loro che cambia-
no! Cambia la loro concezione di quel
Maestro che stavano seguendo di città in
città
: lo vedono nella sua maestà divina,
completamente diversa dall’idea che si era-
no fatti di lui e del Messia così come la tra-
dizione lo aveva fino ad allora presentato.
È pregando questo mistero che ci dob-
biamo profondamente interrogare: quale
immagine abbiamo noi di Dio? Quale vol-
to ha il “nostro” Gesù? Quello che compia-
ce le nostre attese? Quello che realizza i
nostri progetti umani, i nostri calcoli?
Quello che combacia perfettamente alle
forme e alle tradizioni? …oppure siamo
disposti a lasciarci sorprendere da Lui e a
lasciarci abbagliare dalla sua grazia che
apre al nostro sguardo orizzonti inattesi e
completamente nuovi?
E per trovare risposta passiamo al
quinto mistero della luce: Gesù istituisce
l’Eucaristia, il mistero della più alta e san-
ta trasformazione che possa esistere; il
cambiamento di sostanza di un pane che di-
venta in modo mirabile il corpo stesso di
Cristo. Una trasformazione incredibile, ma
non solo perché un pugno di farina si tra-
sforma in carne risorta, ma perché assu-
mendo un boccone di quel pane noi stessi
ci trasformiamo, diventiamo parte di Lui
entrando in profonda comunione con il suo
spirito e la sua stessa vita.
È qui che le nostre domande ottengono
risposta: Dio non è frutto di un’idea. Dio
non è un’immagine che si adatta alle nostre
esigenze, come una cornice ad un quadro già
fatto. Dio è una realtà viva, capace di tra-
sformare in meglio ogni cosa, se lo rispettia-
mo per quello che è, se siamo disposti a la-
sciarci penetrare da Lui ed attirare in quella
dimensione in cui ognuno assume un nuovo
aspetto, trasfigurato, purificato, per essere
definitivamente elevato al Padre. Dio è Lu-
ce purissima e pregando con fede questi mi-
steri i suoi raggi ci potranno raggiungere lì
dove abbiamo maggiormente bisogno di tra-
sformazione per diventare così, definitiva-
mente, creatura nuova.
B
ENEDETTO
XVI :
Sacerdoti
solo se uniti a Cristo
Per un intero anno è stato al
centro dell’attenzione. Molto si
è parlato, discusso, scritto sul
sacerdozio e sul ministero sa-
cerdotale. Rimane tuttavia un
argomento vastissimo perché
profondissima la grazia legata
al sacerdote, una grazia che sca-
turisce direttamente dal sacer-
dozio di Cristo e che lo attualiz-
za qui, sulla terra.
In molte occasioni il Papa Benedetto
XVI ha affrontato i diversi temi legati al sa-
cerdozio, evidenziando che solo nella tota-
le unità con Gesù il presbitero può vivere
ed esprimere nella verità il suo ministero.
Nel giugno scorso a Roma ha ordinato alcu-
ni presbiteri. In quella circostanza ha in
qualche modo tracciato i tratti fondamenta-
li che a suo dire il sacerdote dovrebbe ave-
re. Ne riportiamo alcuni stralci.
Solamente chi ha un rapporto inti-
mo con il Signore viene afferrato da Lui,
può portarlo agli altri, può essere inviato. Si
tratta di un ‘rimanere con Lui’ che deve ac-
compagnare sempre l’esercizio del ministe-
ro sacerdotale; deve esserne la parte centra-
le, anche e soprattutto nei momenti diffici-
li, quando sembra che le ‘cose da fare’ deb-
bano avere la priorità. Ovunque siamo,
qualunque cosa facciamo, dobbiamo sem-
pre ‘rimanere con Lui’.
Il sacerdozio non può mai rappresen-
tare un modo per raggiungere la sicurez-
za
nella vita o per conquistarsi una posizio-
ne sociale. Chi aspira al sacerdozio per un
accrescimento del proprio prestigio perso-
nale e del proprio potere ha frainteso alla
radice il senso di questo ministero. Chi
vuole soprattutto realizzare una propria am-
bizione, raggiungere un proprio successo,
sarà sempre schiavo di se stesso e dell’opi-
nione pubblica.
Per essere considerato, dovrà adula-
re; dovrà dire quello che piace alla gente;
dovrà adattarsi al mutare delle mode e del-
le opinioni e, così, si priverà del rapporto
vitale con la verità, riducendosi a condan-
nare domani quel che avrà lodato oggi.Un
uomo che imposti così la sua vita, un sacer-
dote che veda in questi termini il proprio
ministero, non ama veramente Dio e gli al-
tri, ma solo se stesso e, paradossalmente, fi-
nisce per perdere se stesso.
Il sacrificio dei cristiani è l’essere uni-
ti dall’amore di Cristo nell’unità dell’uni-
co corpo di Cristo. Il sacrificio consiste
proprio nell’uscire da noi, nel lasciarsi atti-
rare nella comunione dell’unico pane, del-
l’unico Corpo, e così entrare nella grande
avventura dell’amore di Dio.
Così dobbiamo celebrare, vivere, medi-
tare sempre l’Eucaristia, come questa scuo-
la della liberazione dal mio ‘io’. (...) In que-
sto modo dobbiamo imparare l’Eucaristia,
che poi è proprio il contrario del clericali-
smo, della chiusura in se stessi. (...)
Vivere l’Eucaristia nel suo senso origi-
nario, nella sua vera profondità, è una scuo-
la di vita, è la più sicura protezione contro
ogni tentazione di clericalismo”.
3
Eco 213
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P
ENSIERI SEMPLICI
di
Pietro Squassabia
La preghiera non consiste in
formule; congloba tutta la vita…
Allora pregherai senza stancarti,
se la preghiera non si accontenta
di formule e se, al contrario,
ti terrai unito a Dio
lungo tutta la tua esistenza,
in modo da fare della tua vita
una preghiera incessante”.
Basilio di Cesarea (omelie)
L’Ass. MIR I DOBRO Onlus
organizza per l’intera giornata di
DOMENICA 27 MARZO 2011
la 12° edizione dell’incontro
nazionale annuale di preghiera
“M
ARIA TI GUIDA ALLA
S
ANTITÀ
con Fra Ljubo Kurtovic e
i veggenti Jakov, Marija, Mirjana, Ivan
PALASHARP DI MILANO - Via S. Elia, 33
Un’occasione per pregare per la conversione di
chi ancora non conosce l'Amore di Dio, per im-
plorare la pace nei cuori, nelle famiglie e nel
mondo, per lenire tante sofferenze morali, spi-
rituali e fisiche ed una buona preparazione alla
S. Pasqua.
I
NGRESSO
G
RATUITO
Una divisione di compiti
Un giorno Gesù dice ai suoi: «Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tut-
te queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6,33). Con queste parole il Maestro sem-
bra proporci la seguente divisione di compiti: Io penso alle cose materiali e spirituali, e
voi impegnatevi ad amare, cioè a cercare il regno di Dio..
. Questo sembra l’accordo che
Cristo desidera stabilire con noi, Lui che ci ha donato il desiderio e la capacità di amare.
Quindi, come chi ha bisogno, Gesù si aspetta da noi l’impegno ad amare, e sempre, perché
in questo modo gli diamo la possibilità di operare in noi e attraverso noi, negli altri.
Nell’ambito dello Spirito non c’è un campo neutro: o si “gioca” nel campo di Dio, op-
pure in quello del demonio. La mancanza di amore ci fa “giocare” automaticamente nel
campo avversario e ci espone a perdere, a fare male. Allora, nonostante le nostre debolez-
ze, impegniamoci ad amare tutti, anche chi ci ostacola, chi è adirato con noi, chi non sor-
ride mai, chi pensa solo ai propri interessi. Così, forse, ci verrà fatto il dono della pace
che dimorerà stabilmente nei nostri cuori. Così, forse, faremo come Gesù che dalla croce
ha sorriso al “buon ladrone”, e l’ha redento. Così, forse, ci verrà data una misura traboc-
cante. Maria, Madre dell’Amore, prenda posto nel nostro cuore affinché il Suo amore di-
venti il nostro, perché tutti abbiano il centuplo: Gesù.
Quando si ama, niente più ci preoccupa, niente più ci fa paura, come insegna san Fran-
cesco: nemmeno il lupo, che diventa fratello, nemmeno la morte, che diventa sorella, ma
nemmeno il demonio, che è ridotto all’impotenza. È vero: l’amore scaccia ogni preoccu-
pazione, ogni timore, anche della morte.
Il sorriso
«Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti»
(Fil 4,4)
La persona lieta sorride e dona letizia. Dio sorride e ha donato all’uomo la capacità di
sorridere sempre, perché desidera che noi viviamo nella letizia. Certamente Gesù sulla
croce ha conquistato il “buon ladrone” non con dei discorsi, ma con un sorriso, a cui l’uo-
mo ha corrisposto e così ha potuto entrare subito in Paradiso con il suo Signore. Sì, per-
ché in Paradiso entra solo chi sorride; diversamente non vi si entra, ma si rimane alla sua
porta fino a che non si impara a sorridere…
Il demonio non sorride mai, non sa sorridere; anzi odia il sorriso perché è portatore di
bene: lo ostacola sempre perché gli ricorda l’amore e la gioia che egli ha rifiutato per sem-
pre. Chi sorride sa ringraziare, innanzitutto il suo Dio, e poi il prossimo. Chi è triste e
preoccupato, invece, non ringrazia e si lamenta sempre con tutti, anche con il suo Signo-
re. Ecco perché satana, l’accusatore, cerca sempre di renderci tristi e preoccupati, affin-
ché noi facciamo la sua opera: accusare Dio e i fratelli…
Quando sorridiamo Gesù è in mezzo a noi, riposa tra di noi ed in noi. Lui non può sta-
re con noi quando siamo nella tristezza e nella preoccupazione perché il suo posto lo fac-
ciamo occupare al maligno che predilige questi ambienti. Sorridiamo sempre in letizia, in
ogni situazione… Maria generi in noi un cuore lieto per cantare, come Lei, le meraviglie
del Suo e nostro Signore.
dienti alla voce del Signore e offerti inte-
riormente alla divina volontà per essere
portatori gioiosi del Mistero di Cristo come
“servi inutili”. Ringrazio anche quelli che
mi hanno dato l’esempio di grande abban-
dono nelle mani del Padre con quell’amore
ardente e quella pace radiosa che nascono
dalla povertà di spirito e dalla dimenticanza
di sé. Prego per tutti loro, affinché possano
discernere alla luce della Parola vivente il
vero significato della sequela di Cristo
Buon Pastore!
Il mistero della vera fede
Fede non è solo credere che Dio esiste,
ma è permettere a Dio di realizzare il suo
progetto d’amore per noi. Fede non è pen-
sare che Dio esiste, ma è dare al pensiero di
Dio il giusto posto dentro di noi. Fede è Dio
dentro di noi…
E allora prego continuamente perché
ogni sacerdote comprenda il mistero della
vera fede, del sacerdozio ministeriale se-
condo il Cuore di Cristo: la libertà di Dio
dentro di loro! Prego perché so che la mia
semplice preghiera viene consegnata a Dio
Padre per le mani stesse di Gesù sacerdote,
e viene protetta fino al Cielo dalle mani ma-
terne di Maria: così diventa preghiera vera
M. Grazia Caramaschi Calati
Quel sacerdote che…
Quanta bellezza trasfigurante si vede
nella persona del sacerdote quando acco-
glie la vita di Dio dentro di sé prima di of-
frire il sacrificio di Cristo! Quanta pace spi-
rituale trasmette un sacerdote che si offre
pienamente al Signore in sacrificio d’amo-
re insieme a Gesù! Quanta umiltà si coglie
nella vita di quel sacerdote che prega unito
al Signore semplicemente permettendo allo
Spirito Santo di essere Dio orante e operan-
te in lui!
Gli occhi della fede vedono al di là del-
le apparenze, al di là di ogni gesto visibile
umamamente, al di là di ogni parola detta o
proclamata. Gli occhi della fede vedono al
di là della carne che veste l’uomo sulla ter-
ra e comprendono spiritualmente non solo
il mistero dinamico della divina Inabitazio-
ne ma anche quello della comunione trini-
taria. Il sacerdote che si offre al Signore in
maniera attiva, libera, consapevole, diviene
icona santa della bontà divina; diventa quel
canale di grazia che colpisce misticamente
il cuore della gente semplice che cerca Dio
con sincerità.
Il frutto di una pienezza
Il sacerdote “pieno” di Dio parla in vir-
tù di una conoscenza diretta del vero Dio
presente in lui, che attraversa spiritualmen-
te la sua anima trasformandola, vivifican-
dola, purificandola, santificandola perfetta-
mente.
Il sacerdote che si lascia plasmare inte-
riormente dal mistero d’amore divino, che
si lascia sedurre spiritualmente dal Dio Tri-
no, che si compiace di ascoltare la preghie-
ra degli umili, dei poveri, troverà in sé il
mistero della parola viva ed operante, Gesù
Cristo. Soltanto con questo passaggio inte-
riore il sacerdote acquista valore di testimo-
nianza autentica della Verità incarnata. Di-
versamente non c’è nel sacerdote l’incontro
vivo con Cristo eterno sacerdote da cui ogni
sacerdozio proviene e senza il quale nessun
sacerdote porta frutto.
Appoggiati su se stessi
Il sacerdote che, invece, resta chiuso in
se stesso, non permette a Dio di agire in lui,
di manifestarsi attraverso i suoi gesti: rima-
ne vuoto di autentica sapienza, vuoto della
Parola viva, sterile nella predicazione, po-
vero di novità divina, privo di quella Pre-
senza divina che sola benedice fortemente
le anime. Il sacerdote che si appoggia su se
stesso, sulle sue conoscenze dottrinali, sul-
le sue abitudini umane, sui suoi pensieri,
trascura lo spirito del Vangelo perché non
cerca da Dio la forza delle fede autentica.
Grazie ai pastori buoni
Ringrazio Dio per quei sacerdoti che mi
hanno aiutato nel cammino interiore ad in-
contrare realmente Gesù. Grazie a quei sa-
cerdoti che morendo a se stessi mi hanno
dato un grande insegnamento di fede in Dio
e nella sua provvidenza, che mi hanno co-
stretta, amorevolmente ma con fermezza, a
guardarmi dentro. Grazie a quei sacerdoti
che mi hanno accompagnato sostenendomi
nei primi passi e che poi mi hanno protetto
con la loro offerta a Dio. Grazie a quei sa-
cerdoti che mi hanno preceduto lungo la via
illuminando con la loro fede la strada verso
il Regno di Dio.
Ringrazio allora tutti i sacerdoti ubbi-
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Il
davanzale
della
nostra vita
È ancora buio in casa
nonostante le tinte tiepide
dell’alba colorino già il cie-
lo. Il mattino si fa strada e
manda via la notte con le sue
incognite annidate nell’oscu-
rità. Il risveglio ci rimette in
contatto con le realtà lasciate
ieri, prima di incontrare so-
gni mai sognati, immagini mai viste…
Lamelle di sole filtrano dalle persiane e
si appoggiano discrete sul pavimento. Sem-
bra quasi un annuncio: è tempo di aprire la
finestra per fare entrare in casa il nuovo
giorno!
Una ventata di aria fresca investe il cor-
po ancora intorpidito; aria che libera il re-
spiro e dilata in tutto l’essere la capacità di
vita. Al primo impatto gli occhi assonnati si
contraggono quasi feriti dalla luce, ma poi
si adattano al bagliore e cominciano a fru-
gare in giro per capire se ci sono novità.
Potrebbe essere così il principio di un
mattino. Qualcuno ne avrà sicuramente fat-
to esperienza nella vita quotidiana. Ma se
ci facciamo caso, la stessa cosa possiamo
sperimentarla nello spirito. In noi, infatti,
c’è una finestra interiore che separa il mon-
do visibile da quello che sconfina nell’eter-
no...
Quando con sincerità preghiamo, quan-
do ci immergiamo nel cuore di Maria,
quando lasciamo agire i sacramenti, quan-
do ci armonizziamo con la creazione… ci
avviciniamo a un davanzale invisibile da
dove, se ci affacciamo con fiducia, possia-
mo chiaramente vedere ampi tratti di Cielo.
Innanzitutto dobbiamo aprire le persia-
ne del nostro cuore con la fede, per far en-
trare la luce della grazia che, come l’auro-
ra, ci porge novità di vita. Poi bisogna ac-
cettare di lasciarsi alle spalle l’immobilità
delle proprie paure, le stanze anguste dei
calcoli egoistici, gli angoli bui delle ipocri-
sie e delle falsità con le quali continuamen-
te ci rapportiamo con Dio, con noi stessi e
con gli altri…
Nel nostro profondo ci sono armadi pie-
ni di abitudini che ci fanno sempre uguali,
incapaci di crescita e cambiamento. Per co-
modo o per timore? Per bisogno o per scar-
sa fiducia? Chissà perché. Ognuno è un mi-
stero. Ma c’è chi ogni giorno rinchiude se
stesso in piccoli cassetti pur di mantenere il
controllo della propria vita attraverso logi-
che che garantiscono continuità con un pas-
sato conosciuto e quindi per questo appa-
rentemente inoffensivo…
Solo ieri era Natale. È venuto sulla ter-
ra il Sole che sorge dall’Alto. Abbiamo col-
to l’invito a spalancare tutto il nostro esse-
re per permettere l’ingresso al Suo Giorno?
Quello che regala nuovo stupore e gioia e
ci fa respirare liberi, dimentichi di quello
che il mondo ci impone come peso e preoc-
cupazione? Abbiamo accettato di lasciare
le “cose vecchie”, già usate nell’anno pas-
sato, per fare posto a quello che si apre da-
vanti ai nostri giorni?
Cari figli, in questo tempo di grazia
quando anche la natura si prepara ad offri-
re i colori più belli nell’anno, io vi invito,
figlioli, aprite i vostri cuori a Dio Creato-
re perchè Lui vi trasfiguri
e vi modelli a
propria immagine affinché tutto il bene,
addormentatosi nel vostro cuore, possa ri-
svegliarsi alla vita nuova
e come anelito
verso l’eternità”
(Mess. 25 feb. 2010).
riflessi di luce
dalla
Terra
di
Maria
di Stefania Consoli
L’Incarnazione,
un
evento
ordinario
Siamo ripartiti. Il ciclo liturgico si è
concluso e subito è ricominciato proponen-
doci la contemplazione dei misteri celesti
dell’Incarnazione e della nascita del figlio
di Dio. Un ritmo conosciuto e tuttavia mai
uguale perché sempre nuova la grazia che
accompagna i diversi passaggi della vita di
Cristo.
Questa intensità spirituale, però, non è
riservata solo ai “tempi forti” dell’anno li-
turgico. Anche i giorni ordinari - spesso ap-
parentemente simili - ricevono spessore
dalla Vita che abbiamo nuovamente accolto
a Natale e che ora procede spedita per com-
piere la sua missione pasquale di salvezza.
Cosa avviene in noi in tutti questi pas-
saggi? Siamo spettatori esterni di questi
eventi o ci lasciamo coinvolgere al punto
da diventarne i protagonisti? E, visto che
l’Eucaristia è il culmine massimo della ma-
nifestazione di Dio oggi sulla terra, forse
dovremmo farci una domanda ancora più
concreta: siamo quelli che “vanno” sempli-
cemente a Messa o quelli che “vivono e ce-
lebrano” la Messa?
“Cari figli, vi invito a vivere la Santa
Messa. Molti di voi ne hanno sperimentato
la bellezza, ma ci sono anche coloro che
non vengono volentieri. Io vi ho scelto, cari
figli, e Gesù nella Santa Messa vi dona le
sue grazie. Perciò vivete coscientemente la
Santa Messa e la vostra venuta sia piena di
gioia. Venite con amore ed accogliete in voi
la Santa Messa”
(Mess. del 3 aprile 1986)
“Cari figli, vi invito ad una preghiera
più attiva e all’ascolto della Messa. Desi-
dero che ogni vostra Messa sia esperienza
di Dio…”
(Mess. del 16 maggio 1985).
L’incarnazione di Gesù non è un evento
antico, non è un ricordo o un memoriale da
celebrare una volta l’anno. Il vero senso
dell’Incarnazione di Dio è il suo ingresso
nella nostra carne, ogni giorno. Abitati da
Lui, dal Suo Spirito, dovremmo allora saper
offrire a Gesù le nostre membra perché sia-
no le sue membra. Occhi con cui guardare
con infinita tenerezza. Bocca con cui dire il
bene, o meglio, bene-dire. Mani con cui
consolare, curare, servire… Piedi con cui
percorrere il cammino verso la giusta meta,
senza sbagliare strada, per arrivare al Padre.
Dio non può incarnarsi oggi se non gli
facciamo posto in noi. Ha bisogno di tem-
pli vivi
dove collocare il suo cuore palpi-
tante per poter amare il mondo, per poter
visitare quelle situazioni di tenebra che
hanno bisogno della sua luce per ritrovare
speranza. A lui non servono le mura, le pie-
tre o i bei discorsi, Gesù vuole la nostra vi-
ta dove poter abitare e dove poter accoglie-
re tutte le anime che lo cercano.
Non dobbiamo fare nulla di speciale.
Soltanto permettergli di “muoverci” come
egli desidera, in totale libertà. Ed essere ub-
bidienti ad ogni impulso che riconosciamo
venire da lui. Saremo lesti nel nostro apo-
stolato…
Avremmo allora celebrato veramente il
Natale se tutto ciò è avvenuto. Avremmo
iniziato realmente il tempo liturgico “ordi-
nario” se saremo capaci di rendere il nostro
giorno “straordinario”. È la sua presenza
che lo trasfigura. La presenza di Cristo
cambia il segno alle nostre giornate, che se
a Lui offerte, diventano una Messa conti-
nua, un perenne rendimento di grazie al Pa-
dre per i doni che costantemente ci offre, a
cominciare da quello prezioso della vita.
Impegniamoci per Cristo, con Cristo e
in Cristo a vivere con intensità ogni istante
che ci viene donato, sapendolo riempire di
senso, senza sprecarne alcuno. Guardiamo
con amore e compassione ciò che ancora è
limitato ed immaturo in noi e attorno a noi,
ma senza soffermarsi troppo, senza lasciar-
si trattenere, perché non c’è più tempo per
le cose che ci fanno girare intorno a noi
stessi e agli altri… Il tempo è vicino e il
centro è Gesù, al quale dobbiamo riconse-
gnare ogni cosa creata. Cominciamo dal
nostro piccolo mondo. Cominciamo da noi
stessi. Il resto verrà di conseguenza. E sare-
mo Eucaristia vivente.
Tu non mi chiedi cose straordinarie:
Basta un fiocco di neve
per far nascere un fiume.
Basta una goccia d’acqua
per forare una pietra.
Basta una stella
per illuminare il cielo.
Basta un fiore
per rallegrare il deserto.
Basta un sorriso
per dar vita all’amicizia.
Basta un sì
per consegnarsi alla persona amata.
Basta una lacrima per cancellare
una montagna di peccati.
Basta uno spicciolo
per far grande il tesoro.
Tu sei un Dio straordinario, Signore,
perché giudichi grande
e meraviglioso
ciò che è piccolo e ordinario,
perché niente misuri con il metro
o la bilancia,
ma solo sempre in base al silenzioso
e nascosto battito del cuore.
Aiutami, Signore, ogni giorno
a donarti sempre il meglio di me,
anche se è poco, dal momento
che non mi chiedi
di fare cose straordinarie,
ma soltanto che faccia cose ordinarie
con cuore straordinario.
(Anonimo)
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Non è possibile
vivere senza Dio!
Medjugorje 19 agosto 1995 ore 11,40
circa. Usciamo dalla chiesa dove ho ac-
compagnato mia moglie alla Messa. Io vi
sono entrato come spettatore perché non
credo in Dio… Per ingannare il tempo du-
rante la celebrazione non trovo meglio da
fare che contare i presenti: ventitre persone
di cui tre bambini! Questa cifra mi è rima-
sta in mente perché in seguito l’ho confron-
tata con il numero dei fedeli che in questi
tempi partecipano alla Messa in lingua ita-
liana a Medjugorje…
Usciti dunque dalla chiesa ci dirigiamo
verso la sagrestia dove il frate che ha appe-
na finito di celebrare l’Eucaristia conversa
con delle persone che ho conosciuto ieri
sulla nave. Inizia a piovigginare e per non
bagnarci ci spostiamo sotto la tettoia dei
confessionali. Dopo qualche minuto di
conversazione e trentacinque anni di totale
assenza dalla Chiesa e lontananza dalla fe-
de, decido di confessarmi! Comunico que-
sta decisione a mia moglie che mi guarda
un po’ stupita ma decisamente felice. Era
stata lei, infatti, l’artefice e lo strumento
principale della mia conversione. Non cer-
to un colpo di fulmine, ma un percorso di
maturazione denso di dubbi, interrogativi,
di paure…
Non voglio andare all’inferno!
Questo percorso credo abbia avuto ini-
zio quel giorno in cui nella mia mente (o
forse nel mio cuore?) si è materializzato
questo pensiero: “Non voglio andare all’in-
ferno!”. Un’esclamazione che mi ha lascia-
to stupito, intimorito e disorientato, perché,
vittima del mio orgoglio, non intendevo
chiedere lumi e aiuto a nessuno.
Ma dal cielo la Madre Maria vegliava e si
prodigava affinché questo mio inespresso
desiderio di vita eterna trovasse compimen-
to attraverso la mia conversione…
La lista della spesa
Entro dunque nel confessionale e inizio
a parlare con una certa titubanza… Non ho
più familiarità con questo sacramento, sono
rimasto fermo allo stile in uso prima del
Concilio, quando era d’obbligo la lista del-
la spesa
! Ma il frate, con paterna dolcezza,
mi aiuta a liberarmi dal peso dei peccati ac-
cumulati nel corso di una vita; peccati di
cui spesso non avevo neppure coscienza di
commettere e di altri di cui il solo parlarne
mi procurava dolore, vergogna e increduli-
tà per esserne stato io stesso l’autore… I
giorni seguenti sono esaltanti. Vedo “mira-
coli” dappertutto. Mi sento un essere supe-
riore, un interlocutore privilegiato e guardo
dall’alto in basso tutti quelli che vedo lon-
tani dalla fede, ritenendo inconcepibile un
simile status… dimentico che io lo sono
stato praticamente per una vita!
Il sacerdote “giusto”
Non si può non vedere in tutto ciò la
mano di Maria. Le tappe fondamentali di
questa storia sono scandite dalla sua pre-
senza accanto a me nei momenti cruciali. Il
Signore ha risposto alla mia invocazione
incaricando sua Madre di farmi da guida,
ovvero di portarmi a Gesù compiendo così
la sua missione di corredentrice.
Padre Carmelo, che ha raccolto la mia
confessione dopo tanti anni passati nel
buio, continua ad essere ancora oggi un ri-
ferimento spirituale ed affettivo: ci vedia-
mo solo una volta l’anno a Medjugorje, e
questo incontro mi suscita sempre gioia e
commozione. Riconosco l’intervento divi-
no anche nel fatto che sia stato lui a ricon-
ciliarmi con Dio. L’incontro con un sacer-
dote “sbagliato” avrebbe potuto compro-
mettere l’esito del mio profondo desiderio
di trascendente.
Da allora sono trascorsi molti anni. Con
il tempo il mio rapporto con Dio si è addol-
cito. Busso sempre alla sua porta ma lo rin-
grazio anche per tutto ciò che già ricevo...
Non è possibile vivere senza Dio! Non ca-
pisco come io abbia potuto farlo per così
lungo tempo, e come sia possibile che an-
cora tanta parte dell’umanità viva senza di
Lui!
L’offerta a Gesù attraverso Maria
Ritorno ogni anno a Medjugorje, per un
mese intero, e presto servizio volontario
presso una Comunità per l’accoglienza dei
pellegrini. Ancora una volta mia moglie mi
ha fatto conoscere una realtà che ha cam-
biato definitivamente la mia vita: l’offerta
della vita, che ti porta a donarti completa-
mente per gli altri a Gesù attraverso Maria.
È questo che si impegnano a vivere i
membri della Comunità che mi ospita e con
i quali vivo un profondo rapporto di amici-
zia. Rivederli ogni anno significa anche
ravvivare la mia fede che a casa, nel quoti-
diano, rischia di intiepidirsi. A Medjugorje
invece, circondato dalla loro presenza, e
soprattutto “stretto” nell’abbraccio di Ma-
ria, tutto mi sembra più leggero, più armo-
nioso e mi fa desiderare di essere una per-
sona migliore di quanto non sia.
Grazie Gesù perché ti sei ricordato di
me e lo hai fatto attraverso la materna ope-
ra della amata Maria!
Luciano Calati
TESTIMONIANDO
...
Sento di dare con gioia
la mia testimonianza
Ringrazio la Regina della Pace perché
ogni anno mi chiama a stare un po’ con Lei
a Medjugorje. Anch’io come tantissimi ho
ricevuto “grazie spirituali” fin dal primo
pellegrinaggio (1997) attraverso il suo
Cuore materno. In quel luogo sento tanta
tenerezza e mi capitano delle “coincidenze”
che sono il segno della sua presenza viva.
Mi fa incontrare persone da cui traspare
un’anima bellissima e altre che hanno biso-
gno di aiuto e comunione spirituale.
Sento di dare con gioia la mia testi-
monianza che la Madonna mi ha chiamato
a Medjugorje per aiutarmi a crescere nella
fede e nella preghiera, perché sia sempre
più preghiera del cuore, vera, sincera, per-
sonale, semplice; uno slancio d’amore, di
abbandono e di fiducia.
Sento di dare con gioia la mia testimo-
nianza che la Madonna mi ha fatto la grazia
di desiderare profondamente che tutti si sal-
vino e mi ha chiamato a offrire la vita a Ge-
sù attraverso il suo Cuore Immacolato per la
salvezza del mondo, e mi aiuta ad offrire a
Dio un amore sempre più puro.
Sento di dare con gioia la mia testi-
monianza che la Madonna ogni tanto mi
chiama a Medjugorje per darmi nuova for-
za e un rinnovo di pace interiore… Lì ho
imparato che cos’è l’adorazione al Santissi-
mo Sacramento ed è cresciuto in me l’amo-
re per Gesù e un desiderio profondo di en-
trare sempre più nel suo mistero.
Nell’ultimo pellegrinaggio “preso al vo-
lo” ho soggiornato in una pensione nuova e
bella strutturalmente ma mi è tanto manca-
to un luogo dove raccogliermi in silenzio
per meditare ciò che avevo vissuto nella
giornata e stare a tu per tu con il Signore.
Mi rendo sempre più conto che è importan-
tissimo trovare un alloggio dove l’anima, e
non solo il corpo, possa riposare e così gu-
stare nel profondo la presenza di Dio e di
sua Madre, anche durante il sonno!
Grazie Maria per avermi preso per ma-
no. Grazie per ogni pellegrinaggio nella tua
terra e grazie per avermi fatto incontrare
tanti tuoi figli.
Luisa Casarotto
Verso questa stella
È necessario che tutti coloro che adorano Cristo, remando tra i flutti di que-
sto mondo, volgano lo sguardo verso questa stella del mare, - vale a dire verso
Maria che è vicina a Dio, polo supremo dell’universo, - dirigendo il corso del-
la loro vita contemplando il suo esempio.
Chi si comporterà in questo modo non sarà sballottato dal vento della vani-
tà; non si schianterà sulle rocce delle avversità, né sarà inghiottito dal vortice
dei piaceri, ma toccherà il porto della quiete eterna, senza incidenti.
Fulbert de Chartres
(www.mariedenazareth.com)
Sono cambiata
Di recente ho avuto modo di trascorrere
qualche giorno a Medjugorje e lì ho lascia-
to le ansie, le preoccupazioni dovute alla
quotidianità del lavoro e della famiglia. Ora
mi sento diversa! Sono tornata con il desi-
derio di recitare il Rosario insieme ai miei
cari, e mi trovo ad affrontare le tante cose
da fare con una calma stupefacente!
Avevo già avuto un incontro forte con
Gesù quattro anni fa e lo ritenevo una gran-
de grazia, ma solo quest’anno ho desidera-
to recarmi nel luogo in cui Maria mi aspet-
tava ormai da quasi trent’anni!
L’aria che si respira a Medjugorje e
ogni angolo parlano di Lei. La immagino su
quella collina, il Podbrdo, così difficile ini-
zialmente da affrontare ma poi così sempli-
ce da raggiungere! È lì che la Madre ci
aspetta per alleggerire il nostro cuore in-
gombro di pesi, è da lì che ci sorride e ci ab-
braccia tutti. A chi mi chiede notizie su
Medjugorje, dico di non tardare, di andare
lì per viverla e capire…
Venanzia Righi
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Vasi capienti
nelle mani di Dio
Quando volgiamo lo sguardo nell’inti-
mo del nostro cuore emergono spesso tutti
i nostri limiti e povertà. Allora intravedia-
mo le nostre nudità e ci scopriamo così co-
me realmente siamo, bisognosi di essere af-
ferrati da un Amore che sa vincere ogni re-
sistenza.
Ho attraversato la vita che fin qui mi è
stata donata in una bella comunione nella
mia famiglia, nella condivisione di amici-
zie salde, nella disponibilità in alcune co-
munità parrocchiali; in questo percorso non
sono mancate la fatica e le difficoltà che
appartengono all’animo umano. Insieme
abbiamo sempre “cercato”, ponendo nel Si-
gnore ogni dubbio, le debolezze, le inevita-
bili cadute ed i momenti di gioia.
Nonostante tutto questo un’inquietu-
dine interiore mi ha talvolta accompa-
gnato
, come una fessura aperta che nessu-
na esperienza umana riesce a colmare pie-
namente. Mi sono sentito, sovente, come
un campo che ha bisogno della pioggia in
attesa della fioritura. Quante volte ho pro-
teso le mani, cercando risposte…
Ho atteso e sperato ed il Signore, nel
tempo che Lui conosce, mi ha aperto una
nuova strada
, mi ha rialzato. Ho ricevuto
molti doni nella mia vita, senza averne
grande merito; fra questi, certamente, la
gioia di tanti incontri significanti, e così ho
potuto sperimentare che la nostra esistenza
è composta proprio da questi incontri che ci
svelano l’Amore che l’ Eterno senza tempo
ha per le sue creature.
L’esperienza viva di Medjugorje, la
presenza di Maria e di suo Figlio, l’Amore
Trinitario incontrato anche attraverso i con-
sacrati di una Comunità, hanno fatto breccia
nel guscio delle mie resistenze e delle mie
esitazioni. Ho toccato con mano che il Si-
gnore è vivo, si fa presente nell’uomo ed
opera concretamente nella nostra vita.
Il suo Amore ci invita alla trasforma-
zione, si dilata in noi e da una piccola fiam-
ma diviene un grande fuoco, basta fidarsi.
La nostra vita deve ri-
comporsi ma non con i
nostri sforzi; anche se le
nostre intenzioni sono
buone, non possiamo fare
da soli. Il Signore entra in
noi, vasi capienti, e ci
plasma come argilla fra le
sue mani. Accolti da Lui
possiamo camminare rin-
novati, e le paure non abitano più in noi.
Spesso siamo alla ricerca di muta-
menti che diano più senso al nostro pre-
sente
. È il Signore la novità che cerchiamo,
proprio Lui che vuole il nostro bene, che ci
trasforma; noi dobbiamo solo elevare il no-
stro sguardo al Cielo e pregare Dio Padre
affinché la nostra vita possa diventare san-
ta e benedetta.
Questo ci porta a vedere gli altri co-
me persone da incontrare ed amare: di
questo ha bisogno ogni vita. Dio stesso,
senza che noi lo chiediamo, trova il tempo
per noi e supplisce alle nostre fragilità, ai
nostri dubbi, soprattutto quando vediamo
l’ampiezza della strada ed i passi che anco-
ra dobbiamo percorrere. San Paolo dice che
“nemmeno sappiamo che cosa sia conve-
niente domandare, ma lo Spirito stesso in-
tercede per noi…”.
Nulla è ancora compiuto nella mia vi-
ta ma, con stupore, avverto che il Signore ha
desiderato mettere la sua pace nel mio cuo-
re, nell’anima di tutti noi. Ogni momento è
una Grazia da offrire ed ogni incontro un do-
no nuovo da condividere.
Anche Maria ci guarda con oc-
chi premurosi di madre ed elargi-
sce a piene mani il suo amore, por-
tandoci da suo Figlio. Molte persone
in questi anni si sono inginocchiate
ed hanno pregato anche per me, per
la mia famiglia, i miei figli, gli ami-
ci che mi sono cari… confermando
che Gesù Cristo si fa presente nella
spiritualità delle nostre relazioni.
Tutto è dono e ringrazio il Signore an-
che per chi mi ha “aperto” e “spezzato” la
sua Parola; in tanti compagni di viaggio
che mi precedono posso vederla incarnata,
vissuta e realizzata. Questo è un bene tanto
grande che Dio ci offre affinché rinnovia-
mo ogni giorno il nostro “sì”, diveniamo
testimoni ed annunciatori del suo Amore ed
abbiamo una vita piena.
Lidio Piardi
Io non vi abbandonerò…
I messaggi che la Regina della Pace
consegna ogni mese alla veggente Mirja-
na hanno sempre un timbro di particola-
re intensità
. In poche frasi la santa Vergi-
ne riesce a tracciare per tutti noi un denso
programma di vita spirituale. Sono delle
piccole perle da accogliere con molta grati-
tudine e responsabilità, perché non è suffi-
ciente leggerli e poi posarli in un angolo in
attesa del prossimo, mossi da una sete insa-
ziabile di nuovo e di “segni straordinari”.
Gli inviti di Maria vanno assimilati, con-
frontati con il proprio comportamento e poi
tradotti in vita vissuta. Solo così daremo
valore alle sue parole. Solo in questo modo
daremo ragione alla sua venuta sulla terra.
Solo così diciamo al Padre il nostro grazie
per la Madre che viene ad istruirci per ri-
condurci a Lui, per restituirci in pienezza la
nostra dignità di figli.
Se ci facciamo caso, ogni volta Maria
ci parla di Gesù, suo Figlio. È in lui che
dobbiamo trovare l’esempio da imitare per
realizzare il programma di conversione che
la Madre ci propone. Cristo si è fatto uomo
proprio per questo, per mostrarci che è pos-
sibile vivere qui sulla terra compiendo in
ogni cosa la volontà di Dio, rimanendo pic-
coli, miti, semplici. Senza Gesù non pos-
siamo andare avant
i, leggiamo in un mes-
saggio.
Occorre accettare con umiltà questo da-
to di fatto: abbiamo bisogno di Lui, nes-
sun altro può condurci a meta, alla realizza-
zione di quelle promesse di felicità eterna
alle quali le nostre anime anelano.
Il Regno dei Cieli è già una realtà pre-
sente in noi, ma solo se accettiamo un cam-
mino di purificazione permettiamo allo
Spirito Santo di generarlo nei nostri cuori.
Solo se accettamo di rinunciare ad ogni au-
tosufficienza e consegniamo a Maria la no-
stra esistenza, si accenderà in noi la luce
della vita, quella che scaccia ogni tenebra,
quella che dissolve ogni timore.
Non siamo soli. Lei non ci abbandone-
rà. Ce lo promette. E allora dobbiamo cre-
derle, senza incertezze che ci farebbero ral-
lentare sul cammino. Non siamo soli per-
ché la Madre è con noi. Non siamo soli per-
ché ci sono anche tanti fratelli nel mondo
che ascoltano questi messaggi e desiderano
progredire sulla via di santità proposta da
Maria a Medjugorje. Una famiglia vera e
propria, la famiglia di Dio… Accogliersi e
volersi bene con l’amore di Dio è tutta
un’altra cosa! Cadono i “muri di separazio-
ne”, si spengono i conflitti, si dissolvono le
gelosie, le invidie, le rivalità. Perché in Lui
c’è posto per tutti e ognuno occupa il pro-
prio.
La comunione in Gesù è la condizio-
ne essenziale per essere Chiesa. Non sia-
mo dei viaggiatori solitari che devono pro-
curarsi solo per sé il necessario. Siamo
chiamati insieme a camminare sostenendo-
cii l’un l’altro, incoraggiandoci, confortan-
do i più deboli e offrendo la propria vita co-
me nutrimento per affrontare i passaggi
stretti e talvolta piuttosto impegnativi.
Messaggio del 2 novembre 2010
Cari figli, con perseveranza e amore
materno vi porto la luce della vita, affinché
distrugga in voi la tenebra della morte. Non
rifiutatemi, figli miei. Fermatevi e guardate
in voi stessi e vedete quanto siete peccatori.
Riconoscete i vostri peccati e pregate per il
perdono. Figli miei, non volete accettare di
essere deboli e piccoli, ma potete anche es-
sere forti e grandi compiendo la volontà di
Dio. Datemi i vostri cuori purificati, perché
possa illuminarli con la luce della vita, mio
Figlio. Vi ringrazio”.
Messaggio del 2 dicembre 2010
“Cari figli, oggi qui con voi prego af-
finché troviate la forza di aprire i vostri
cuori e di conoscere così l’enorme amore
del Dio sofferente. Per questo Suo amore,
bontà e mitezza io sono con voi. Vi invito
affinché questo tempo particolare di pre-
parazione sia tempo di preghiera, peniten-
za e conversione. Figli miei, avete bisogno
di Dio. Non potete andare avanti senza mio
Figlio. Quando comprenderete e accettere-
te questo, si realizzerà ciò che vi è promes-
so. Per mezzo dello Spirito Santo nascerà
nei vostri cuori il Regno dei Cieli. Io vi
conduco a questo. Vi ringrazio”.
Messaggio del 2 Gennaio 2011
“Cari figli, oggi vi invito alla comunio-
ne in Gesù, mio Figlio. Il mio Cuore mater-
no prega affinché comprendiate che siete
la famiglia di Dio. Per mezzo della libertà
spirituale della volontà che vi ha donato il
Padre Celeste, siete chiamati a conoscere
da voi stessi la verità, il bene o il male. Che
la preghiera e il digiuno aprano i vostri
cuori e vi aiutino nella scoperta del Padre
Celeste attraverso mio Figlio. Con la sco-
perta del Padre, la vostra vita sarà indiriz-
zata al compimento della volontà di Dio ed
alla creazione della famiglia di Dio, così
come desidera mio Figlio. Io non vi abban-
donerò su questo cammino. Vi ringrazio”.
(Mirjana ha sentito di poter dire alla
Madonna: “Tutti siamo venuti a te con le
nostre sofferenze e croci. Aiutaci, ti pre-
ghiamo”. La Madonna ha rivolto le mani
verso di noi ed ha detto: “Apritemi i vostri
cuori, datemi le vostre sofferenze. La Ma-
dre vi aiuterà”
).
S.C.
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Villanova M., 6 gennaio 2011
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Don Angelo,
dal suo cuore mariano
un messaggio per tutti
di Redazione
Cominci a leggere que-
sto libro di ricordi e in un
attimo ti trovi già alla fine…
Si legge d’un fiato sebbene
in quelle pagine c’è tutta
una vita, densa e intensa. È
la storia del nostro caro don
Angelo, ideatore e padre dell’Eco e soprat-
tutto sacerdote di altissima levatura, spiri-
tuale e morale.
Il volume nasce nel decennale della
morte di don Angelo e racconta di lui attra-
verso il ricordo di quanti gli sono stati ac-
canto nei diversi momenti della vita, quelli
che lo hanno accompagnato come pastori e
quelli che lo hanno seguito come pecore di
un gregge fedele.
Parlano i Vescovi della sua diocesi a
cui don Angelo si rivolgeva con molta sti-
ma e affetto filiale, e tuttavia con audace
sincerità quando si trattava di difendere
Medjugorje e la necessità di “riecheggiare”
nel suo piccolo Foglio i messaggi della Re-
gina della Pace, senza cedere ad alcun
compromesso istituzionale. Naturalmente
il conflitto interiore “Eco-parrocchia” lo
affliggeva un po’ perché sentiva di sottrar-
re tempo alla cura dei fedeli per dedicarsi
alla “Parrocchia più grande”, quella dei let-
tori di Eco: “Non ho incertezze, sia ben
chiaro – scriveva a Mons. Caporello – ma
il conflitto Eco-parrocchia torna sempre.
Ma altre volte mi consolo pensando che
Eco mi sottrae a tanto lavoro inutile come
il correr dietro alle persone, dover interes-
sare… Quel che è il nutrimento spirituale
non lo faccio certo mancare, se lo voglio-
no… Non ho dubbi sull’opera che faccio e
che ha tutti i segni di essere benedetta, per-
ché nasce sempre dal nulla e trova sempre
il necessario. Interesse e richieste per l’Eco
crescono… io non ho mai fatto nulla per
crescere o propagandare, anzi la stessa po-
vertà del foglio non è di gran richiamo.
Vuol dire che la sostanza è valida, se è co-
sì sempre più richiesto. Non sarà forse Ma-
ria che promuove questa ricerca in questi
tempi di oscurità? Se mi chiede questo la-
voro, me ne darà la forza!”.
I fatti valgono più di ogni parola. Furo-
no i parrocchiani stessi a confermare la
bontà dell’opera ponendosi gioiosamente a
servizio di spedizione e di assistenza all’E-
co. Conflitto risolto.
Parla la sorella, suor Chiara, monaca
carmelitana e sua confidente, alla quale
don Angelo affida pensieri fraterni e fami-
liari ma anche riflessioni di profondo spes-
sore spirituale: “Mi diceva: la croce accom-
pagna sempre chi fa il bene, perché lo spi-
rito del mondo è in contraddizione con chi
fa il bene, con il Vangelo - scrive suor
Chiara. - È stato così per Gesù, e come co-
sa ovvia affrontava difficoltà, incompren-
sioni con amore e serenità. Tutto questo, mi
accorgevo, affinava il suo spirito, il suo
comportamento”.
Don Angelo sapeva di poter contare
sulla vocazione orante e confidente della
sorella ed è a lei che riversava maggior-
mente le sue certezze e le sue esitazioni, le
gioie e preoccupazioni. A lei chiedeva
“preghiere in solitudine” per quell’8 di-
cembre, così significativo nel solco dell’a-
nima: era nato proprio il giorno dell’Imma-
colata e in quella data aveva ricevuto la pri-
ma eucaristia: “Così mi offrirai a Colei che
ha guidato la mia vita”, scriveva.
Parlano i suoi “ragazzi”, quelli che
per anni si sono lasciati plasmare dalla sua
sapienza ispirata che li avvicinava a Cristo,
alla Sua Parola, alla preghiera viva e arden-
te, alle meditazioni ma anche allo svago se-
reno e gioioso: “Non tardai a riconoscere le
sue grandi qualità: generosità, bontà ma an-
che fermezza, idee chiare quanto a mète
educative. Mi sollecitò a mettere ordine
nella mia vita, il che coincise con una mag-
giore assunzione di responsabilità nell’a-
dempiere ai miei doveri di figlio, di studen-
te, di giovane cattolico”, ricorda Enzo.
Parlano i suoi collaboratori, quelli
che nei diversi momenti lo hanno aiutato a
servire l’Eco nel sue diverse esigenze. Par-
lano, raccontano e lo ringraziano perché
ognuno si è sentito accolto e valorizzato.
E parla infine anche la sua malattia,
quella che lo ha portato alle soglie dell’e-
ternità. Parla nelle lettere e nei biglietti det-
tati perché la sua mano non regge più la
penna: “Finché posso celebro la Messa…
Ma è giusto vivere in funzione della salute?
Ecco, ti ho detto tutto, il Signore continua a
visitarmi con le sue grazie… è più chiaro
che solo lui dobbiamo attendere e che il re-
sto è in sovrappiù. La Madonna mi dà la si-
curezza di essere accanto a me. FIAT!”. E
poi ancora: “…sia lodato Dio nelle cui ma-
ni è la mia sorte e che mi tiene desto sul
pensiero dell’eternità”.
Per questo Mons. Busti, attuale vescovo
di Mantova, scrive nella presentazione:
Soffrire, offrendosi, è Vangelo applica-
to
. Saper morire non è comunque facile.
Credere che si vive per morire e si muore
per vivere, è la più alta testimonianza che
un sacerdote possa dare al suo popolo. Qui
il “Credo” da parola professata, diventa
colma di Colui nel Quale si è creduto”.
I
L LIBRO SU
D
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A
NGELO È
D
ISPONIBILE
!
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elettronica: otrebla47@libero.it
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FFERTA
L
IBERA
I Lettori scrivono
Linda Cunningha-Dominguez da Londra
(Inghilterra): “Vi prego di accettare la mia offer-
ta per le vostre spese postali. Io sono malata e non
posso lavorare. Per questo il mio contributo è mo-
desto, ma conosco molta gente che va a Medjugor-
je grazie all’Eco e quelli che non possono andarci
ricevono molto beneficio dalla lettura del giornale.
Grazie!”.
Anurée Bétot da Saint Avit (Francia): “Gra-
zie di cuore per il vostro prezioso Eco. Grazie al
vostro piccolo giornale sono andato per la prima
volta a Medjugorje quest’anno con il pullman”.
Suor Edesia Rossato da Quito (Ecuador):
“Grazie per il prezioso Eco che gentilmente conti-
nuate a mandarmi. Aspetto sempre il vostro bollet-
tino come se arrivasse da me Maria! Il Signore
continui a spandere la sua benedizione per tutte le
anime che salvate con i vostri sacrifici che questa
opera mariana richiede”.
Stefania Dobosova Ruzomberok dalla Slo-
vacchia: “Sono felice se continuerete a mandarmi
ancora l’Eco. A lettura terminata lo passo ad altri
affinché i pensieri meravigliosi che vi sono conte-
nuti, dettati dallo Spirito Santo, si diffondano.Visto
che si diffondono solamente grazie ad offerte vo-
lontarie, non solo in Slovacchia, cercheró di aiutar-
vi anche finanziariamente”.
Jacqueline Hiver da Saint Calais (Francia):
“Grazie per il nuovo numero dell’Eco di Maria,
tutto vibrante di entusiasmo e di gioia, delle virtù
teologali, fede, speranza e carità che la santa Ver-
gine Maria viene a comunicarci a Medjugorje. Mi
piace leggere e rileggere i diversi messaggi che
scorrono da una fonte pura e feconda. Grazie per
tutti questi articoli meravigliosi!”.
Jean Wexler da Soultz (Francia): “Con
grande gioia ricevo l’Eco di Maria. Grazie di tutto
cuore per il vostro lavoro e la vostra devozione.
Maria e il suo divin Figlio vi ricambieranno con il
centuplo”.
A. Breysse dalla Repubblica del Togo: “De-
sidero sempre ricevere l’Eco di Maria per nutrire e
coltivare la devozione mariana dei miei fedeli. Vi
ringrazio in anticipo e vi affido alle preghiere ma-
terne della Vergine Maria”.
Ayeko Ovoudougnon dal Togo: “Con gran-
de rispetto vengo a pregarvi di inviarmi l’Eco per
una distribuzione nell’amore di Gesù Cristo in vi-
sta di un’evangelizzazione per la gloria di Dio e la
salvezza delle anime”.
Robert Courchesene da Montréal (Cana-
da): “Sono un membro dell’ordine francescano se-
colare della fraternità Santa Famiglia a Montreal.
Ho distribuito esemplari dell’Eco ai membri della
mia fraternità e lo hanno tutti apprezzato! Gra-
zie…”
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