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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 165 (Settembre-Ottobre 2002)

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Eco di Maria
Regina della Pace
165

Settembre-Ottobre 2002


Messaggio di Maria del 25 luglio 2002

"Cari figli, oggi gioisco con il vostro patrono e vi invito ad essere aperti alla volontà di Dio in modo che cresca la fede in voi e, attraverso di voi, nelle persone che incontrate nella vostra vita quotidiana. Figlioli, pregate finchè la preghiera diventi per voi gioia. Chiedete attraverso i vostri santi protettori che vi aiutino a crescere nell’amore verso Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Aperti alla volontà di Dio

"Sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra" ripetiamo nella preghiera del Padre nostro". Le parole sono quelle che Gesù ci ha insegnato, ma il significato che noi diamo ad esse è lo stesso? Ed è il medesimo spirito che anima la nostra preghiera? La Tua volontà, Padre, è da desiderare, da ricercare, da amare; non da subire, non da temere. È da accogliere con gioia perché fare la Tua volontà è realizzare la nostra vita, esaltare e non umiliare la nostra dignità. Si compia, Padre, la Tua volontà come in cielo così in terra, cioè con la stessa perfezione, nella comunione piena con gli angeli e con i santi. Aperti alla volontà di Dio, senza riserve, senza condizionamenti, in fiducioso completo abbandono in unione ai nostri santi. Sperimentare l’amore di Dio insieme a loro, per loro intercessione; gioire con loro. Oggi, ci dice Maria, gioisco con il vostro patrono: S. Giacomo Apostolo, patrono della parrocchia di Medjugorje, fratello di S. Giovanni e figlio di Zebedeo. Grandi santi gli Apostoli Giacomo e Giovanni, ma anche loro bisognosi di crescere in vita nella comprensione della volontà e della sapienza di Dio: "Non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?" Gli dicono: "Lo possiamo". Ed egli soggiunse:"Il mio calice lo berrete; però non sta a me concedere che vi sediate alla mia destra o alla mia sinistra, ma è per coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio" (Mt 20, 22-23).

Aprirsi alla volontà di Dio, perché cresca in noi la fede e non solo in noi ma anche nelle persone che incontreremo nella nostra vita quotidiana, e così venga il Suo regno, prenda forma e si realizzi il progetto di Dio su ciascuno di noi. Venga in noi il Tuo Spirito, o Padre, per aprire la nostra mente alla comprensione di ciò che il Cristo ci ha rivelato (Gv 14, 25-26), per aprire il nostro cuore all’Amore, per elevare la nostra anima alla comunione con i santi. Cercate nei vostri santi protettori l’aiuto per crescere nell’amore verso Dio. Se solo fossimo un po’ più umili forse sapremmo cogliere qualcosa dell’infinito amore di Dio, spesso così difficile da capire per i dotti ed i sapienti di questo mondo. Come capire il valore della sofferenza, della sconfitta, del dolore, della umiliazione in un mondo che idolatra ben altri valori? Eppure proprio attraverso la Sua passione e la Sua morte Cristo ha salvato il mondo! Il sacrificio di Cristo è prova dell’amore di Dio per gli uomini. Questo mistero, rivelato da duemila anni, rimane ancora in parte velato: attende di essere penetrato dalla vita di Cristo in noi. Al tempo stesso, il sacrificio di Cristo è prova dell’amore di Dio per lo stesso Gesù e questo è, forse più ancora, un mistero non del tutto svelato: attende che la vita di Cristo in noi cresca fino a consentirci di riconoscere nella nostra Croce l’amore del Padre. Donaci, o Padre, di credere nella identità perfetta fra il Tuo amore e la Tua volontà. Donaci di abbandonarci a Te con fiducia infinita. Te Lo chiediamo in nome di Maria; concedi a Lei di ottenerci questa grazia che Lei implora per noi con la Sua presenza a Medjugorje. Noi non siamo degni di tanto e non siamo neanche in grado di muovere passi decisivi di abbandono al Tuo amore misericordioso; ma proprio questa nostra assoluta incapacità ci consente di riporre solo in Te, in Gesù ed in Maria ogni nostra speranza!
Nuccio Quattrocchi

 

Messaggio del 25 agosto 2002

"Cari figli, anche oggi sono con voi nella preghiera affinchè Dio vi dia una fede ancora più forte. Figlioli, la vostra fede è piccola e voi non siete nemmeno coscienti di quanto, nonostante questo, non siete pronti a cercare da Dio il dono della fede. Per questo sono con voi per aiutarvi a comprendere, figlioli, i miei messaggi e a metterli nella vita. Pregate, pregate, pregate e soltanto nella fede e attraverso la preghiera la vostra anima troverà la pace e il mondo la gioia di essere con Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Una fede ancora più forte

Anche oggi sono con voi nella preghiera affinché Dio vi dia una fede ancora più forte. Quante

volte Maria ci ripete di essere con noi! Anche noi usiamo dire a chi ci è amico, a chi ci è caro, "sono con te" ma spesso questa affermazione è espressione di una solidarietà generica e talvolta solo formale. Ma, anche quando la solidarietà da noi espressa è sincera il suo effetto è sempre limitato perché soggetto ai limiti della nostra umanità. Quando invece è Maria a dirci sono con voi questa affermazione ha una potenza per noi impensabile. Solo la nostra libera volontà può limitarne gli effetti; solo noi possiamo chiudere la nostra anima alla Sua azione di grazia. Quale tremenda responsabilità noi abbiamo! Non possiamo neanche trincerarci dietro le difficoltà della vita per sminuire questa nostra personale responsabilità perché non c’è avvenimento, per quanto tragico, che possa impedirci di vivere la fede. Anzi, spesso proprio dalle difficoltà germoglia la fede. Imploriamo da Dio il dono della fede. Non quella fede che si riduce nel chiedere a Lui la soluzione dei nostri problemi secondo le nostre attese ma quella fede che cambia la nostra vita. "Il Dio del Signore nostro Gesù Cristo vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda conoscenza di Lui. Possa Egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati" (Ef 1, 17-18). La speranza alla quale siamo stati chiamati è Cristo Gesù e la Sua vita in noi. La fede ci consente di adorare il Padre in Gesù (Gv 4, 23-24). Maria, che ha avuto dallo Spirito Santo il dono di generare Dio nell’uomo, e che quindi è la Madre per eccellenza, è con noi nella preghiera. Quale dono grandissimo

È questo e quale potenza ha la preghiera insieme a Lei! Ma, attenzione: Lei è con noi nella preghiera affinché Dio ci dia una fede ancora più forte. Ed è proprio di questo che abbiamo bisogno; un bisogno assoluto ed urgente. La nostra fede è piccola e non siamo nemmeno coscienti di non essere pronti a chiedere a Dio il dono della fede. Quante cose inutili Gli chiediamo e trascuriamo di chiedere l’unica cosa di cui abbiamo reale necessità: la fede vera! Pensiamo di pregare, di parlare con Lui, ed invece, forse, non facciamo altro che parlare con noi stessi: Pensiamo di ascoltare Lui ed invece, forse, ascoltiamo solo noi stessi. O Maria, Tu che sai cosa significhi avere Dio nel cuore, nella mente, nell’anima, ottienici la grazia di fargli in noi tutto lo spazio che Egli merita. Sia Cristo a vivere in me, per Tua intercessione, o Madre. Sia Cristo da me riconosciuto ed adorato specialmente nelle mie infermità, nelle mie sofferenze, nelle mie umiliazioni perché sia benedetto in me il Suo sacrificio. Sperimenti la nostra anima la pace che viene da Gesù (Gv 14, 27) ed il mondo troverà la gioia di essere con Dio. Grazie, Madre, perché sei con noi! N.Q.

 

IL PAPA ERA CON LORO!

Toronto, luglio 2002 - Era stata pensata per i giovani, ma col tempo è divenuta sempre più popolare, fino ad essere un appuntamento da non perdere. È la GMG, l’incontro che il Papa ha dedicato ai giovani di tutto il mondo e che ogni due anni concentra in un luogo del pianeta un grandissimo numero di cuori, che battendo all’unisono, esprimono il loro amore giovanile all’unico Dio. Anche questa volta le attese non state deluse. Innanzitutto la prima grande speranza, che per lui era quasi certezza, si è realizzata: il Papa c’era! C’era nonostante la sua anziana età, nonostante la sua infermità, nonostante la sua stanchezza... C’era perché voleva esserci a tutti i costi in mezzo a quei giovani che gli restituiscono freschezza, lo accendono di entusiasmo e gli ridonano persino la salute.

Era con loro all’apertura. "Spesso, pur senza conoscervi, vi ho presentati uno per uno al Signore nella preghiera: Lui vi conosce da sempre e vi ama personalmente" ha esordito il Papa. Era con loro attraverso un altoparlante mentre la grande croce della GMG attraversava le vie commerciali di Toronto: "Lo spirito del mondo offre molte illusioni, molte parodie della felicità...Il raggiro più grande, la maggiore fonte di infelicità è l’illusione di raggiungere la libertà facendo a meno di Dio" commenta con estremo realismo il santo Padre, ma poi incoraggia: "non abbiate paura di seguire Cristo sulla strada regale della Croce. Nei momenti difficili della storia della Chiesa il dovere di santità diviene ancora più urgente. E la santità non è questione di età. La santità è vivere nello Spirito Santo..."
Era con loro la sera del sabato a Downsview Park dove mezzo milione di giovani lo attendeva con ansia per pregare con lui, per cantare con lui, per ascoltare ciò che egli aveva da dirgli per ribattere poi con calore: "Giovanni Paolo II, noi ti amiamo!".
Era con loro infine alla messa conclusiva, il mattino della domenica, quando ha consegnato al "popolo della beatitudini" le parole che lo avrebbe accompagnato nella sua missione quotidiana. "Il nuovo millennio si è inaugurato con due scenari contrastanti: quello della moltitudine di pellegrini venuti a Roma nel Grande Giubileo per varcare la Porta Santa che è Cristo, Salvatore e Redentore dell'uomo; e quello del terribile attentato terroristico di New York, icona di un mondo nel quale sembra prevalere la dialettica dell'inimicizia e dell'odio" ricorda con rammarico il successore di Pietro. "La domanda che si impone è drammatica: su quali fondamenta bisogna costruire la nuova epoca storica che emerge dalle grandi trasformazioni del secolo XX? Sarà sufficiente scommettere sulla rivoluzione tecnologica in corso, che sembra essere regolata unicamente da criteri di produttività e di efficienza?".

No, la risposta è chiara nel cuore dei giovani; essi sono venuti qui per testimoniare al mondo che Dio offre continuamente nuove opportunità di guarigione e di salvezza, anche quando le malattie che ci affliggono appaiono incurabili. Sono venuti qui perchè hanno sentito la chiamata a diventare i costruttori di una nuova civiltà all’insegna della libertà e della pace. "Lasciate, cari giovani, che vi confidi la mia speranza: questi ‘costruttori’ dovete essere voi!" ribadisce con forza il Santo Padre, ma invita anche a scegliere attentamente il materiale con cui costruire nella città dell’uomo la città di Dio: "solo Cristo è la ‘pietra angolare’ su cui è possibile costruire saldamente l'edificio della propria esistenza". È grande l’amore che lega il Papa al cuore dei giovani, è immensa la speranza che in essi ripone, è profonda la fede che desidera loro comunicare affinché possano, senza tentennamenti o vergogna, essere i testimoni dell’amore di Dio: "ho vissuto abbastanza per essere convinto in maniera incrollabile che nessuna difficoltà, nessuna paura è così grande da poter soffocare completamente la speranza che zampilla eterna nei cuori dei giovani" conclude il Pontefice, "noi non siamo la somma delle nostre debolezze e dei nostri fallimenti; al contrario, siamo la somma dell’amore del Padre per noi!... Non aspettate di avere più anni per avventurarvi sulla via della santità! La santità è sempre giovane, così come eterna è la giovinezza di Dio."

S.C.

 

 

P. ANDRÉ CABES, mariologo e professore nel Seminario cattolico di Toulouse, ha fondato e diretto per molti anni la "Scuola del Vangelo" a Lourdes nella quale si offre ai giovani la possibilità di discernere sulla propria vocazione alla luce della Parola di Dio. In seguito ha fondato la Comunità mista "Notre Dame de l’Aurore", il ramo apostolico della Comunità monastica di Gerusalemme. Alla luce della sua esperienza, accompagnato dalla grazia che Maria continua a donare a Lourdes, p. Jean-Marie si rivolge ai giovani affinchè riscoprano, nella propria povertà, la gioia di essere amati.

 

O MARIA, più giovane del peccato

Un giorno un uomo, presentandosi come ateo, chiese alla piccola Bernadette di Lourdes di parlargli delle apparizioni. Bernadette, finiva per essere stufa di raccontare sempre la stessa cosa, e quindi disse semplicemente: "Signore, visto che siete un grande peccatore vi mostrerò il sorriso della Santa Vergine". È un sorriso di nascita, un sorriso di umiltà che lascia trasparire Dio. Era questo uno degli argomenti più convincenti per il vescovo di Tarbes, incaricato di dare un giudizio sulle apparizioni: la testimonianza di Bernadette. "Avete visto questa bambina?" diceva ai suoi consiglieri dopo averla interrogata. "Maria non trattiene nulla per se stessa, ma condivide la parte più segreta della sua vocazione con i più piccoli". "È perché io ero la più povera che la Santa Vergine mi ha scelta..." Bernadette, sottoposta alle pressioni delle autorità civili che cercavano di convincerla a testimoniare il falso, si contentava di ripetere ciò che aveva da dire; lei evitava le trappole, quasi come in un gioco, facendo finta di non vederle e così faceva passare la semplice luce della verità.

Troppo spesso cerchiamo di essere convincenti attraverso l’esteriorità. Dio ci insegna a corrispondere alle ricerche e alle aspettative dei nostri fratelli in modo che a loro sembri di ascoltare ciò che è dentro il loro stesso cuore. È questo il metodo della grazia: non si impone, non schiaccia, rivela l’altro a se stesso. Senza dubbio questo sguardo era quello di p. Kolbe rinchiuso, per poi morirci, nel bunker della fame del Campo di concentramento di Auschwitz. Quando i guardiani venivano per portare via i cadaveri, padre Kolbe semplicemente li guardava: "Non guardarci con quegli occhi!". Erano occhi che in essi rianimavano una fiamma che i loro gelidi cuori non potevano più sopportare. Il padre li invitava a rinascere. È il modo con cui il padre del Figliol prodigo accoglie il proprio figlio al suo ritorno da una vita dissipata. Non lo giudica, lo abbraccia e lo restituisce alla sua dignità di figlio. Gli sguardi più belli sono quelli di coloro che sperano in te, quelli che ti vedono così come sei nel cuore di Dio.

Maria si è lasciata guardare in questo modo. Ella non tentava di farsi avanti, neanche quando l’angelo venne ad affidarle la missione di generare il Messia. Semplicemente rispose: "Non conosco uomo! Conosco solo Dio!". Allora Dio in persona può agire, e il Figlio di Davide sarà il Figlio di Dio.
Giovane d’oggi, vuoi tu lasciare che questo sguardo che in te spera si posi su di te? Vuoi lasciarti amare? Qualunque siano le tue sofferenze, qualunque siano le sconfitte, domani ti aspetta una nascita. Nel fondo del punto nero dove la tua vita può sprofondare ti è offerto un sorriso. Dal buco di quel fango sul quale rischi di scivolare, vuole zampillare una sorgente.
A te si chiede solo una cosa: quella di credere. Affinché l’amore non si imponga c’è bisogno di una piccola fessura nel tuo cuore. Non ti deve dispiacere di essere imperfetto: Dio si carica della tua santità. Ma non può farlo senza di te.
Allora afferra la mano che ti è tesa. È quella di un mendicante d’amore. Dio ha teso la mano a Maria perché voleva venire nel nostro mondo e cercava una porta che gli fosse aperta. Gesù ha teso la mano alla Samaritana sull’orlo di un pozzo nell’ora più calda del giorno: Egli aveva sete del desiderio della donna e sapeva risvegliare la sua attesa. Gesù lanciava sulla croce il suo ultimo grido: ho sete! Sentirai tu risuonare questo grido nel fondo del tuo grembo? Anche tu hai sete di un amore vero e di una vera felicità.

Il tuo cuore assomiglia la cuore di Dio, tu hai bisogno di amare. Il tuo cuore assomiglia a quello di Maria, lei si è lasciata amare. Entra semplicemente nella grazia di questo incontro unico. Lascia che il fango si rischiari, lascia che si sciolgano le durezze che ancora ti soffocano. Tu sei un povero come Bernadette, un povero come Maria, un povero come un Dio dal cuore ferito. Qualunque sia la tua età, semplicemente sorrdi, e tu diventi più giovane del tuo peccato, vivrai la gioia della tua nascita, quella vera. Tu non vai più verso la morte, entrerai nella vita.

p. André Cabes

 

A Medjugorje testimoni di gioia

Il sorriso sulla labbra, lo sguardo sereno, i gesti calmi ed armoniosi, il cuore aperto... Ecco cosa accomunava i giovani di 25 diverse nazionalità, convenuti a Medjugorje dal 31 luglio al 6 agosto per partecipare alla XIII edizione del Festival dedicato a loro.
Il tema dell’incontro &emdash; "Con Maria testimoni della pace e della gioia" &emdash; diventava una realtà visibile e palpabile sul volto di tutti. Era il volto di chi si sente profondamente amato, accolto da Dio e dagli altri. Il volto di chi pian piano ritrova se stesso alla luce della grazia e impara ad accettarsi per quello che è, e come tale ad amarsi.
Il clima di serenità e letizia che avvolgeva i 15.000 giovani testimoniava che essi si sentivano i benvenuti nel Cuore di Maria. Ogni figlio si sente bene vicino alla propria madre, quanto più vicino ad una Madre che ama con un amore così grande, così profondo, così pulito! L’amore di Maria li aveva attirati qui in questi caldi giorni estivi dove erano pronte per loro grandi grazie spirituali. Il suo amore li ha riaccompagnati a casa dove li attendeva la vita di ogni giorno, quella quodianità che talvolta si trasforma in routine, ma che stavolta essi vedranno colorata con i colori dell’amore.

Il dono più grande che generalmente si riceve a Medjugorje è proprio la conversione del cuore, una trasformazione interiore che ci aiuta a vivere ogni evento in modo nuovo e che ci insegna a guardare il mondo e le creature con gli occhi di Dio. È questo che rendeva sereno lo sguardo dei giovani riuniti al festival, è questa la certezza che faceva splendere il loro sorriso. E, come da una fonte di acqua fresca e purissima, da ogni cuore scaturiva la gioia - espressa con i canti, con il ritmo, con la danza, con la voglia di far festa perché ci si ritrova tra amici e ci si sente a casa. Eppure tutto questo non aveva niente a che fare con il vuoto entusiasmo e il momentaneo divertimento offerti dai "bagliori" del mondo. Si trattava piuttosto di una gioia che esprime una profonda gratitudine che ricolma tutto l’essere, di una gioia che sa farsi preghiera, adorazione, silenzio interiore e quieto abbandono nelle braccia amorose di Dio Padre.

È questa la Chiesa viva che si costituisce con naturalezza, senza troppe formalità, senza rigide strutture, in forza solo della Grazia dello Spirito. È la Chiesa fatta da giovani che cercano a Medjugorje ristoro da un mondo che corre, che esige, che provoca, che illude e che delude. Da un mondo che li vuole diversi da se stessi e uguali a modelli "globalizzati", a modelli di finta perfezione che provocano solo vuoto interiore, solitudine, senso di inadeguatezza o, viceversa aggressività, competizione ed arrivismo. A Medjugorje, accanto alla Regina della Pace, non c’è posto per tutto questo. Il mondo rimane fuori e si entra nel Cuore di Dio. Qui i giovani ascoltano, pregano e si donano. Al resto ci penserà Lei, la Madre che li ha chiamati e che desidera accompagnarli sulle strade della loro vita.

Stefania Consoli

 

Le voci del festival

Come per ogni edizione, anche quest’anno il Festival dei giovani a Medjugorje ha ospitato diverse persone, più o meno note, che con le loro testimonianze &emdash; tradotte simultaneamente in 17 lingue - hanno illuminato il cammino di chi era venuto per trovare una strada da intraprendere o di chi invece cercava solo una conferma. Hanno dato voce al festival sacerdoti, religiose, coppie di sposi, genitori, laici e, naturalmente, i veggenti.

P. Leo Maasburg, impegnato nell’evangelizzazione delle terre dell’est europeo dopo che nel 1982 il Papa ha consacrato il mondo al Cuore Immacolato di Maria, ha raccontato come insieme a un vescovo ha celebrato la messa nel Cremlino e consacrato così alla Madonna l’URSS di allora. Con i giovani ha inoltre condiviso la sua esperienza come assistente spirituale accanto a Madre Teresa, mentre questa si recava nei diversi continenti per l’apertura di nuove Case. Insieme a lei era presente a Mosca e in Armenia dove p. Leo abitò diversi mesi, diventando così il primo sacerdote "ufficiale" nell’Unione Sovietica.

P. Maurizio de Sanctis, meglio conosciuto come "padre Nike", sacerdote passionista, ha testimoniato la sua conversione avvenuta a Medjugorje una decina di anni fa e come ha sentito la chiamata al sacerdozio, per la quale ha abbandonato l’amata carriera di ballerino professionista: "Non c’è cosa più bella che essere prete, e forse il peccato più grande che commettiamo noi consacrati è di non dire che essere consacrato è davvero meraviglioso! C’è una parola molto eloquente con la quale Dio personalmente mi dice "ti amo", e questa parola è la Croce di Gesù. Quando a 14 anni mi innamorai pazzamente di una ragazza, sul primo albero che trovai incisi un gigantesco cuore trafitto con dentro scritto il mio nome e quello di lei. Anche Dio, che si è innamorato di me, ha realizzato un segno concreto con cui mi esprime il suo amore: la Croce di Gesù. Con essa mi dice: io ti amo..."

P. Pavol Hudak, slovacco, reduce dalla Giornata mondiale della Gioventù a Toronto, ha parlato ai giovani su un tema che li coinvolge in modo particolare, importante per la loro crescita e la futura vocazione: l’amore. "Voglio portarvi il messaggio sull’amore: l’amore divino, l’amore di Maria, l’amore umano... L’uomo è nato dall’amore e per l’amore. Il giovane, in particolare, anela all’amore e lo porta in sé come grande ideale. I giovani innamorati devono essere un dono l’uno per l’altra, e se riescono a rispettarsi a vicenda saranno belli e felici... In Slovenia stiamo costruendo un centro per i giovani. Ne vengono a migliaia e vivono lì una profonda conversione. Il posto si trova presso la tomba di una ragazza, morta a 16 anni per difendere la sua purezza. I giovani lì vengono a pregare per il dono della vocazione e dell’amore puro".

P. Peter Dugandzic e sr. Anna Katharina, convertiti entrambi a Medjugorje, hanno evidenziato nella loro testimonianza il modo in cui il Signore li ha condotti da un primo risveglio della fede alla chiamata alla vita consacrata. Un percorso segnato da una forte lotta con se stessi ma che conduce poi a una pace profonda quando si riesce dire di sì a Dio. Padre Karl Walner, cistercense austriaco, presente al festival a Medjugorje ha tratteggiato in modo un po’ ironico ma facilmente comprensibile, quello che oggi il Papa affida ai giovani come missione:

ESSERE I SANTI DEL TERZO MILLENNIO

"Il tema è molto vasto &emdash; esordisce il giovane monaco &emdash; ma voglio comunque tentare di dirvi come fare a diventare santi!
Innanzitutto dobbiamo chiarire il significato della parola santo, perché non pensiate di dover diventare come quelle figure di gesso che riempiono le chiese oppure di dover stare lì, in qualche angolo, con le mani giunte e gli occhi devotamente rivolti verso il cielo...
Desidero spiegare un pò il termine santo. Oggi tutti vogliono la stessa cosa e cioè essere bello. La santità non è molto popolare ma tutti vogliono essere belli. La bellezza esteriore ha sviluppato una vera e propria industria ed è diventata oggi un grande ideale ma anche un grande inganno. Mi piacerebbe che tutti diventasassero belli, non soltanto fuori ma belli dentro. E questa bellezza viene chiamata dalla Chiesa santità. Essere santo significa allora irradiare la propria bellezza interiore. Qualche giorno prima la mia ordinazione sacerdotale ho incontrato la donna più bella del mondo: Madre Teresa di Calcutta. Fui colpito soprattutto dal suo viso profondamente solcato dalle rughe, eppure lei irradiava una forza speciale, una forza che proveniva dal suo legame con Dio.

Un "Salone di bellezza". A Dio è piaciuto donarci un luogo dove diventare più belli e dove si purificano i nostri cuori: la confessione. I vostri peccati non vi rattristino, anche se vi sembra che siano sempre gli stessi. Portateli nuovamnte al confessionale e permettete che Dio operi in voi. Non è esistito santo su questo mondo che un giorno abbia potuto dire: "Ecco, adesso sono così santo che non debbo più confessarmi. Al contrario, quanto più l’uomo è vicino a Dio, tanto più avverte il peso dei piccoli peccati. Quindi se confessiamo i nostri peccati, essi non costituiscono più un ostacolo sulla strada verso Dio, ma piuttosto un mezzo per camminare su quella via.

Tre consigli per diventare santo. Il primo è: essere testardi. Poi prepotenti e infine impertinenti... Naturalmente si intende innanzitutto una "santa testardaggine". Questa qualità è utile anche in amore. Credo infatti che non esista amore a prima vista, esiste solo l’innamoramento a prima vista, ovvero un fuoco nel cuore che arde di entusiasmo. È già una cosa bella innamorarsi ma è indispensabile che crescendo diventi amore. Tutto ciò richiede comunque tempo, impegno e una lotta quotidiana, in poche parole: perseveranza. La stessa cosa avviene nel nostro rapporto con Dio. Nella parabola del seminatore Gesù dice che se il seme cade su un terreno poco profondo, subito avvizzisce. Dovete allora sapere che Medjugorje comincia dopo Medjugorje. Qui siete pieni di entusiasmo, ma quando sarete a casa dovrete con testardaggine realizzare ciò che la Madonna vi chiede.

Tutti i santi erano testardi. Nell’antico Testamento leggiamo come il Patriarca Giacobbe - padre di Israele - lottò tutta la notte con l’angelo del Signore. All’aurora l’angelo tentò di andar via, ma Giacobbe lo trattenne dicendo: "non ti lascio finché non mi avrai benedetto!". Quando divenni sacerdote questa Parola mi fu molto utile, perché per diventare sacredote bisogna essere davvero testardi! Nel cammino si passa attraverso innumerevoli croci, piccole e grandi, e spesso si pensa che Dio ci abbia completamente abbandonato. È quello il momento di dire: "non ti lascio finchè non mi avrai benedetto!".

Non solo coraggiosi ma persino prepotenti. Siamo chiamati ad essere davvero entusiasti di Dio e ad avere una tale forza interiore da mostrarlo anche all’esterno. Perché noi cristiani viviamo una sorta di complesso di inferiorità? Perché siamo così vigliacchi quando dobbiamo testimoniare la nostra fede? Dobbiamo essere riconoscenti al nostro Papa Givanni paolo II che dona alla Chiesa così tanti beati e santi. Da essi si può chiaramente vedere che anche loro erano persone in carne ed ossa, con tanto di peccati e debolezze eppure così grandi nel loro coraggio di testimoni della fede. Dobbiamo avere lo stesso coraggio di s. Francesco quando seppe restituire tutto ciò che possedeva al proprio padre. Il coraggio del Curato D’Ars che faceva la penitenza al posto di coloro che egli confessava. Il coraggio di s. Massimiliano Kolbe che ha offerto la sua vita per un padre di famiglia.

Vivere la "santa impertinenza". Quando incontriamo delle persone che vivono secondo i modelli che il mondo propone, ci chiediamo se davvero siamo normali: andiamo in Chiesa quando ormai quasi nessuno ci va... Preghiamo quando gli altri la considerano cosa vana... Ci sforziamo a perdonare e ad essere umili quando gli altri tirano avanti in modo egoista... Ci sembra di essere nell’errore solo perché il mondo ci mostra come è del tutto normale vivere senza Dio. Ma proprio questo è sbagliato! Bisogna pregare per ottenere la grazia di non vergognarci a mostrare la nostra fede. Abbiamo paura di apparire matti? Ma non può accadere di meglio! Gesù ai suoi discepoli diceva: "beati voi quando vi beffeggiano, quando vi perseguitano". Nella mia vita ho visto sempre come la coraggiosa confessione della propria fede ha il potere di trasformare gli altri e di infrangere quella falsa idea che l’uomo oggi può essere felice senza Dio. Chi ne è convinto inganna se stesso. È allora il momento di far funzionare la nostra "santa impertinenza" per mostrargli la strada come raggiungere la vera felicità.

I vestiti dell’Imperatore. Molti conoscono la fiaba di quell’imperatore talmente vanitoso che ordinò per un’occasione speciale un vestito che potesse far rimanere tutti senza fiato. Il sarto, in malafede, gli propose degli abiti confezionati con un tessuto particolare che sarebbe apparso invisibile agli occhi delle persone stolte. In realtà il vestito non esisteva neanche e, nell’illusione di indossare degli abiti straordinari (e nella certezza di essere davvero intelligente) l’imperatore finì per presentarsi ai suoi sudditi con addosso soltanto la biancheria intima. Nessuno aveva il coraggio di dire nulla per non rischiare di apparire stolto, preferendo così convincersi che il re aveva indosso veramente dei vestiti. L’illusione durò finché un bambino non esclamò la verità, donando così il coraggio anche agli altri di riconoscere di essere stati imbrogliati.

Anche noi oggi viviamo in un mondo fatto di geniali inganni. La vita senza Dio, senza preghiera, senza sacramenti ci si propone bella ed attraente, ma in realtà è una menzogna. Dobbiamo allora essere sufficientemente impertinenti, come quel bambino della favola, e dire al mondo "Anche voi camminate nudi! Venite, credete in Gesù e in Maria e troverete la felicità". (traduzione e riduzione: Redazione)

 

 

"Io, monaca di clausura"

"Grazie per aver risposto alla mia chiamata!" Maria ringrazia sempre; mi aveva colpito questa cosa ma solo ora comprendo! 
Qualunque sia la circostanza che ci porta a Medjugorje, siamo stati chiamati. Ed io, monaca di clausura, che in seguito a problemi di salute sono stata condotta a quel luogo santo - con i dovuti permessi naturalmente - e ospitata in una casa di preghiera della nuova Comunità di vita contemplativa "Regina della Pace, completamente tuoi...", con immensa gratitudine mi chiedo ancora a che debbo che la Madre del mio Signore mi abbia chiamata a sé.
Molto forte era il mio legame affettivo con Maria che qualche volta si era fatta presente nella mia vita, anche in modo sensibile, e forse per questo non avvertivo il bisogno di cercarla. Ma nella sensazione di trovarmi in un tunnel oscuro mentre l’intera mia esistenza era compromessa - compresa la vocazione religiosa - mi affidai di nuovo a Lei consegnandole in modo particolare la mia salute.
Avevo sentito parlare vagamente dei fatti che avvenivano a Medjugorje, non ne ero particolarmente attratta, mi incuriosiva però conoscere un evento così significativo dei nostri tempi, come pure le varie realtà della Chiesa di oggi delle quali arrivano solo echi ai monasteri.
Giunta a Medjugorje come non mai la sua amorevole materna premura mi ha avvolta e, sotto il suo manto di luce e di pace, mi ha ricolmata di gioia. Alla sua luce vediamo la luce. Alla luce dell’esperienza che ha ridato vita alla mia vita, luce ai passi del mio vagare e occhi per vedere il vissuto dei fratelli e sorelle, mi sono accorta che davvero Medjugorje è casa di Maria, luogo privilegiato e santo di incontro con la Madre di Gesù, con Colei che maternamente si fa guida per condurci a Lui. Unico centro infatti è Gesù Eucaristia, tutto ruota attorno a Lui, Gesù Agnello immolato e Risorto.

Quanta indifferenza nelle nostre società che vantano secoli di cristianesimo! Anche nelle nostre chiese e case religiose si può vivere in una condizione di mediocrità,  nella tiepidezza della consuetudine e in una preghiera che non coinvolge il cuore! Eppure la sete di spiritualità non è totalmente soffocata dai tanti richiami seducenti del mondo.

Medjugorje è un centro di spiritualità, dove si fa esperienza di silenziosa preghiera e si può rientrare in se stessi fino a raggiungere nell’intimo del proprio cuore quel luogo sacro dove Dio è più intimo a noi di noi stessi e riscoprirvi l’immagine che vi ha impresso dentro.
Nell’incontro con Gesù e Maria, specchio limpido, e alla luce della Parola si può rileggere la propria esistenza e nell’intimo deserto del cuore la nostra fragilità umana incontra la potenza dell’amore di Dio e ne resta coinvolta fino ad essere proiettata negli infiniti spazi del suo progetto di salvezza. Alla luce dello Spirito di Dio si avverte l’esigenza di essere luce, e la Confessione sacramentale diviene luogo di conversione e grazia di nuovo cammino.
Non sono pochi coloro che dopo questa esperienza diventano strumenti, come s. Francesco amava definirsi, cuore grande e palpitante, che attira molti alla libertà dei Figli dalle schiavitù di peccato che ci opprimono e dalle tante tombe in cui la nostra fragilità umana si racchiude.
A Medjugorje Gesù e Maria  propongono purezza di cuore nel vivere e relazionarsi con gli altri e quella cittadella è divenuta immagine della Chiesa vivente dove tutti si riconoscono fratelli perché figli di un solo Padre e una sola Madre, un’immensa Casa-Famiglia che supera i confini territoriali e culturali per aprirsi ad ogni figlio e figlia che risponde al richiamo di una Madre.
Una Madre che dona a piene mani ciò che dal Cielo ha accolto e custodito, una Madre che chiede e cerca collaboratori.
Ed io mi sono sentita rappresentante di tante donne che non hanno l’opportunità di vivere da dentro l’esperienza di Medjugorje e mi sono chiesta come mai? E forse anche questa richiesta di testimonianza è un’immediata risposta.

Lei Giovane Donna vuole attraversare l’oceano dei secoli e delle istituzioni per giungere con tutta la sua freschezza alla nostra realtà di Ordini antichi, custodi del prezioso tesoro della tradizione e se pur "invecchiati" , capaci di portare in seno frutti di amore e di indicare al mondo che Gesù è il Signore! Con la sua presenza e attraverso i suoi messaggi, che hanno un’incredibile forza trasformante, Maria può essere nuova guida per il nostro cammino personale e comunitario, può condurre anche noi, come i milioni di pellegrini attraverso le tenebre di questi tempi alla Luce senza tramonto e Pace senza turbamenti e senza fine.
"Vi invito, cari figli, a comprendere l’importanza della mia venuta e la serietà della situazione. Desidero salvare tutte le anime e condurle a Dio. Perciò preghiamo affinché si realizzi completamente tutto quello che ho cominciato. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!"
"Figlioli, vivete in un tempo in cui Dio vi dona grandi grazie, ma voi non sapete utilizzarle. Vi preoccupate di tutto il resto, e dell’anima e della vita spirituale il minimo. Svegliatevi dal sonno stanco della vostra anima e dite a Dio con tutta la forza Sì. Decidetevi per la conversione e la santità. Sono con voi, figlioli, e vi invito alla perfezione della vostra anima e di tutto quello che fate. Grazie per aver risposto alla mia chiamata".
Non è scontato che siamo persone convertite perché consacrate, ogni giorno il suo amore esige nuove risposte di amore, di fede, di speranza. Ogni giorno è tempo di conversione al Vangelo.
Sr. Franca (monaca agostiniana)

 

E' SANTO L’INDIO CHE CONTEMPLAVA IL VOLTO DI MARIA

Città del Messico, 31 Luglio -"Com’era Juan Diego? Perché Dio fissò lo sguardo su di lui?"- si domanda il Santo Padre nel giorno della Canonizzazione del veggente che nel 1531 ricevette le apparizioni della S. Vergine, dando inizio alla vita del Santuario più frequentato del mondo (Guadalupe). "Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato - prosegue il Papa - e ciò che è nulla per ridurre a nulla tutte le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1Cor 1,28). Juan Diego, nell’accogliere il messaggio cristiano senza rinunciare alla sua identità indigena, scoprì la profonda verità della nuova umanità, nella quale tutti sono chiamati ad essere figli di Dio. In tal modo facilitò l’incontro fecondo di due mondi e si trasformò in protagonista della nuova identità messicana. Il volto meticcio della Madonna esprime la sua maternità spirituale che abbraccia tutti i messicani".

Vivere nella liturgia con Maria

In un messaggio dato alla Parrocchia la Madonna afferma che "questo tempo"- attraverso di Lei -"è legato al cielo in modo speciale" (Mess. 25.05.96) e in un altro messaggio precedente: "Vi invito, cari figli, a comprendere l’importanza della mia venuta e la serietà della situazione. Voglio salvare tutte la anime e offrirle a Dio" (Mess. 25.08.91).

È infatti questo il tempo in cui tutto il Cielo vuole scendere tra noi e in noi.
Con Maria, primizia della Chiesa celeste, oggi presente in modo speciale nel mondo con il suo corpo glorificato, tutti gli angeli, gli Arcangeli, tutti i Santi scendono tra noi affinché l’opera di salvezza che scaturisce dal mistero pasquale di Cristo si compia pienamente in tutto l’universo, adempiendo il grande orizzonte di luce profetica annunciato dal Libro dell’Apocalisse: "Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra…Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal Cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo" (Ap 21, 1-2).
Per questo Maria oggi ci chiama ad una comunione nuova, viva e vissuta, con la Chiesa celeste, che già risplende della luce dell’Amore puro di Dio che illuminerà la nuova creazione: "Il trono di Dio e dell’Agnello sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno, vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla fronte" (Ap 22,3).
Maria ci guida "verso un nuovo tempo, tempo che Dio vi dà come una grazia per conoscerlo ancora di più" (Mess. 25.01.93). Lei infatti desidera sempre più pienamente coinvolgere i suoi figli, attraverso un "sì" incondizionato alla Sua chiamata all’offerta della vita per la salvezza del mondo, nel trionfo del suo Cuore Immacolato annunciato a Fatima e attualizzato a Medjugorje. "Vi invito …perché con il vostro aiuto si realizzi tutto ciò che voglio realizzare secondo i segreti iniziati a Fatima" (Mess. 25.08.91); "E perciò, cari figli, aiutate il mio Cuore a trionfare in un mondo di peccato" (Mess. okl25.09.91).
Per questo oggi come non mai la Madonna chiama i suoi figli ad una decisione nuova per Dio e ad una conversione radicale del cuore per accogliere la strada della pienezza della vita in Dio Uno e Trino, che in questo tempo attraverso di Lei ci viene offerta in modo speciale: il cammino regale dell’amore sacrificato dell’Agnello, che già viene pienamente vissuto dagli angeli e dai santi nel cielo e che vuole oggi scendere sulla terra per "rivestirla delle vesti della salvezza e avvolgerla con il manto della giustizia" (Is 61,10).
La Madonna in questo tempo ci chiama a diventare realmente carne e sangue spirituale della vera Sposa dell’Agnello, che, pienamente risorta nella gloria dell’amore trinitario, risplenda senza ruga e senza macchia davanti al suo Signore: "Preghiamo figlioli per coloro che non vogliono conoscere l’amore di Dio pur essendo nella Chiesa. Preghiamo che si convertano perché la Chiesa risusciti nell’Amore" (Mess. 25.03.99) - Lei desidera che, accogliendo la corrente d’Amore puro di Dio che si riversa oggi in modo straordinario sul mondo attraverso il Suo Cuore Immacolato, vera "Porta orientale del Tempio" (Ez 47), la nostra vita si unisca sempre più strettamente alla liturgia della Chiesa celeste, che celebra in eterno l’offerta pasquale dell’Agnello immolato al Padre, l’unica capace di riaprire al mondo il libro della Vita (Ap 5), sigillato dal peccato e dalla ribellione dell’uomo alla paternità di Dio.
È per questo che sin dai primi messaggi, la Regina della Pace ci educa, con sapiente e materna pedagogia spirituale, ad entrare gradualmente in una perfetta comunione con la Chiesa del cielo.
È del resto esperienza comune di molti pellegrini a Medjugorje, tra i più aperti e sensibili, una percezione particolarmente viva e concreta della tonalità spirituale propria dei particolari TEMPI LITURGICI, talora con tale intensità da sembrar coinvolgere anche gli elementi naturali della creazione. Così è spesso dato di avvertire, attraverso i soli sensi dell’anima e senza alcuna mediazione razionale, la tenerezza inesprimibile del Tempo di Natale, la forza e la dolcezza accorata dell’amore offerto e sacrificato nel Tempo di Quaresima, l’ineffabile luminosa gioia spirituale della Pasqua, la forza vibrante di irresistibile luce increata nei giorni di Pentecoste.

Tali non rare esperienze interiori trovano puntuale eco e riscontro nei messaggi che la Regina della Pace offre al mondo a Medjugorje, i cui contenuti sono per così dire scanditi ed intessuti dalla tonalità spirituale propria di ciascun Tempo liturgico, quasi a costituirne nello sfondo un’orditura di grazia fondante.
Così nel Tempo di Quaresima Maria esorta la Parrocchia: "Questa sera vi invito in modo particolare ad onorare, durante la Quaresima, le piaghe che il mio Figlio ha ricevuto per i peccati di questa Parrocchia. Unitevi alle mie preghiere per la Parrocchia perché la Sua sofferenza sai alleviata." (Mess. 22.03.84); "Cari Figli! Questa sera vi chiedo in particolare di onorare il Cuore di mio Figlio Gesù. Offrite riparazione per la ferita inferta al Cuore di mio Figlio. Questo cuore viene ferito da ogni peccato grave" (Mess. 05.04.84). Analoghi riferimenti ricorrono nella quasi totalità dei messaggi dati nel Tempo di Pasqua, di Pentecoste, di Avvento, di Natale, nelle Solennità dell’Annunciazione, di tutti i Santi, nella Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, e dell’anniversario delle Apparizioni.
Anche ultimamente, nella Festa di San Giacomo Apostolo, patrono titolare della parrocchia di Medjugorje, la Madonna ci esorta in modo esplicito ad una più intensa e concreta comunione con il Cielo, attraverso un rapporto vivo e consapevole con i Santi che Dio ha posto in modo speciale al nostro fianco: "Cari figli! Oggi gioisco con il vostro patrono…Chiedete attraverso i vostri santi protettori, affinché vi aiutino ad essere aperti alla volontà di Dio" (Mess. 25.07.02).
Questo è infatti il tempo in cui il Padre "ricco di misericordia" (Ef 2,4), attraverso la presenza speciale di Maria nel mondo, desidera definitivamente accostare i suoi figli "alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all’adunanza festosa e all’assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli …al Mediatore della Nuova Alleanza e al sangue dell’aspersione più eloquente del sangue di Abele" (Eb 12), chiamandoli a vivere sin d’ora con Maria "un nuovo cielo e una nuova terra" (Ap 21,1), associandoli sempre più strettamente alla realtà di grazia della Sua Assunzione al Cielo e della Sua Incoronazione sulla terra, per condurli ad un’esistenza pienamente trasfigurata nell’amore puro di Dio, che diventi come Lei segno e strumento di salvezza per tutta la creazione, e poter realmente "dimorare tra gli uomini", perché "siano suo popolo, ed Egli sia il Dio con loro" (Ap 21,3).
Giuseppe Ferraro

 

In comunione tra noi e con i santi

"Cari figli, oggi gioisco con il vostro Patrono... Chiedete attraverso i vostri santi protettori, affinché vi aiutino a crescere nell’amore verso Dio" (messaggio del 25 luglio). È un chiaro richiamo da parte della Madonna a volgere i nostri sguardi verso il Cielo e riconoscere quegli amici che il Signore stesso ci dona per imparare a camminare verso di Lui.

L’attenzione a rivolgerci ai santi non è un atto devozionale, ma un atto di fede e più ancora un clima di fede: la certezza che chi cammina qui sulla terra, cammina con tutti quelli che sono nel Cielo. È una realtà alla quale forse pensiamo poco, perché cogliere la realtà dell’invisibile significa oltrepassare l’incanto, certe volte l’inganno del visibile, di quello che si vede, di quello che si tocca. Noi siamo abituati a questa vita fatta di sensazioni immediate e, se qualcuno ci dice di vivere in comunione con gli angeli, con i santi, con la Vergine Maria è come se ci facesse la proposta di vivere tra le nuvole; ma in realtà la vita è quella che viene da quelle persone e i veri viventi sono questi. Anche Gesù parlando con i suoi avversari dice che Dio è il Dio dei viventi, perché è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe che sono in Paradiso; il Dio dei viventi non tanto per la vita tua, quanto per la vita di quei viventi che sono in Paradiso.

Dio ama vederci insieme, le creature nel Cielo e quelle che sono ancora sulla terra. Dietrich Bonhoeffer, pastore protestante morto nell’ultimo periodo della 2° guerra mondiale, arrestato come responsabile di una comunità, rettore del seminario e autore tra l’altro di un bel libro intitolato "La vita comune", diceva che una delle cose di cui i cristiani dovevano ringraziare il Signore era l’occasione in cui Lui poteva raccoglierli insieme, perché nel mondo è difficile essere cristiani, è difficile respirare lo spirito della preghiera, lo spirito della fede.

È sempre un dono grandissimo per i cristiani quello di potersi raccogliere. Lui, che aveva fatto l’esperienza di quegli anni bui della guerra, in cui bisognava resistere a tutta la prepotenza del nazismo, capiva quanto fosse difficile ritrovare un clima di pace, di amore, di fede. Ci raccoglie il Signore come ha fatto con i primi discepoli: è nella pedagogia del Vangelo, nella volontà di Gesù e se c’è qualcuno che a Lui dice il suo sì, inevitabilmente si trova in comunità, in una comunità. È vero che il dialogo con il Signore è personale, la risposta è personale, ma è sempre una risposta nella comunità, nella Chiesa. Siccome la Chiesa non è un’astrazione, ma una comunità, la Chiesa è là dove Gesù ha detto: "Dove sono due o più riuniti nel mio nome, là io sono in mezzo a loro".
Gesù stesso ha raccolto i suoi primi discepoli in una comunità, prendendoli dalle varie estrazioni, da varie esperienze di vita e li ha fatti diventare la sua comunità, quindi con loro ha cominciato la sua opera di formazione. Noi pensiamo che la formazione consista nello studiare bene un libro, nel mettersi in testa alcune idee: questo significa istruzione, indottrinamento non formazione.
Formazione, come dice la parola, significa prendere una forma: quando i bambini si trovano al mare, si divertono riempiendo di sabbia delle formine ottenendo un pesce, una stellina... Come mai la sabbia prende quelle forme? La prende dalla forma che le contiene. Quindi formazione cristiana significa prendere la forma di Cristo stando con Cristo, senza una necessaria opera di indottrinamento, di lavaggio del cervello o di rovesciamento della propria mentalità. Ognuno va con Cristo e ci sta così com’è e piano piano, se si è come la creta nelle mani del vasaio (cfr. Ger) che è il Signore, ci si forma in Lui.

Gesù ha raccolto questi suoi amici (così li ha chiamati) per formarli, e per formarli li ha fatti vivere insieme a Lui. Non si è stancato per le loro debolezze, per le loro difficoltà a capire: e una delle cose che non riuscivano a capire era proprio questo atteggiamento di Gesù servo. Tutti aspettavano il momento in cui si dovevano spartire il potere.
La cosa più difficile è prendere questa forma di Gesù servo. Anche Giacomo e Giovanni alla domanda: "Potete bere voi il calice che io devo bere?" hanno risposto: "Certamente siamo disposti a tutto, purché ci sia per noi un posto alla destra e uno alla sinistra". Alla domanda a ciascuno di noi se vogliamo comandare rispondiamo sempre di no, ma di fatto poi non è vero... Nessuno vuole essere servo, perché è più facile essere serviti che servire, dalle piccole cose alle grandi: quando si tratta di decidere della vita, quando un altro decide per te e ti costringe ad agire, a pensare, a fare di conseguenza. Spesso non accetti di essere servo anche perché l’altro molte volte non ha neanche ragione nel pretendere questo servizio.

La formazione di Gesù consiste nel cercare di formare i suoi all’amore maturo, che consiste non nell’essere serviti, ma nel servire, che non è l’amore che cerca se stesso, ma l’amore che dà. Questo è scritto anche nei libri più semplici di psicologia, tutti dicono che l’amore maturo è quello oblativo. Anche nella lingua greca troviamo due termini che indicano l’amore: eros, che non indica semplicemente una cosa cattiva, ma l’amore dell’altro con vantaggio per se stessi e l’agape, termine usato spesso da Giovanni, che indica l’amore rivolto alla crescita, alla promozione dell’altro. Ma noi ci chiediamo: "Ma così facendo non ci si svuota, non ci si impoverisce?". No, perché l’agape matura chi lo dona e fa maturare, fa crescere l’altro, in quanto elimina tutti quegli elementi che rendono l’amore chiuso, egoistico e si fa apertura piena.
Non basta la buona volontà per ottenerlo, non bastano i propositi, ma serve la Grazia, senza la quale nulla possiamo. Allora dobbiamo immergerci in questo avvenimento, perché diventi avvenimento per noi e ci coinvolga in modo tale che riceviamo la grazia di servire anche noi un po’, cominciando a liberarci dall’istinto di essere serviti.

don Nicolino Mori

 

LE NOZZE DI JELENA:

"...fratelli, esercitate la carità!" (s. Agostino)

Con l’invocazione dei Santi attraverso il canto delle litanie, è iniziata la celebrazione del matrimonio di Jelena Vasilj e Massimiliano Valente il 24 agosto, nel Santuario della Regina della Pace a Medjugorje. Più di 500 invitati, per lo più venuti dall’estero, gremivano insieme ai parrocchiani la chiesa di s.Giacomo. "Vi protegga il Signore dal suo santuario, da Sion vi sostenga. Compia i desideri del vostro cuore e confermi pienamente il vostro proposito" introduceva l’antifona pronunciata dal celebrante, fra Dragan Ru_ic. La messa, particolarmente curata nella liturgia, è stata accompagnata dalle splendide voci di un coro italiano (Vicenza) e da alcuni solisti che hanno contribuito a rendere l’atmosfera ancora più sacra e solenne.
"Il vino e l’arpa rallegrano il cuore, ma vale più l’amore della sapienza. Il flauto e l’arpa rendono piacevole ill canto, ma vale di più una lingua soave. È sempre piacevole l’incontro di due amici, ma più ancora dell’uomo con la moglie..." (Sir 40,17-27). Questa consapevolezza riempiva il cuore dei due sposi che nello scegliere questo brano del Siracide hanno desiderato ricordare ai partecipanti il valore di un matrimonio santo e totalmente rivolto verso Dio e la sua grazia; di un’unione che, proprio perché fondata su Dio rimanda all’altro in modo profondo e responsabile "Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, poiché l’amore è da Dio e chi ama è generato da Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio perché Dio è amore" (1Gv 4,7-21) continuava l’apostolo Giovanni nella seconda lettura.

Era proprio la carità il leitmotiv che risuonava ripetutamente nella liturgia nuziale: "Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Rimanete nel mio amore" esortava Gesù nel Vangelo, e così nella predica un diretto invito agli sposi: "a verificare continuamente la qualità del vostro amore che, per quanto sia forte e puro come un bicchiere di cristallo, se dovvesse cadere sicuramente si frantumerebbe. Fate la verifica del vostro rapporto rileggendo l’Inno all Carità di s. Paolo (crf. 1 Cor 13,1) - continuava fra Dragan - e al posto del termine Carità mettete i vostri nomi: Jelena è paziente, Massimiliano è generoso, Jelena non è invidiosa, Massimiliano non si vanta...". Il sorriso impresso sui loro volti radiosi testimoniava che avevano accolto con gioia la missione di formare una nuova famiglia e che l’avrebbero portata avanti con responsabilità. Testimoni delle nozze la veggente Marija con il marito Paolo, che presto vedranno nascere nella loro casa il loro quarto bambino. ***

 

 

"E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi.
Dio è amore, e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui
" (Gv 4,16).
Questo è il brano del Vangelo che Jelena Vasilj ha scelto per annunciare le sue nozze,
una parola che esprime l’essenziale: Dio è amore.
Questa certezza deve essere alla base di ogni vocazione affinché questa porti frutti di santità.
In un’intervista Jelena e Massimiliano raccontano come si sono sentiti chiamati
A vivere la Carità formando una famiglia.

UNA COSTANTE CHIAMATA ALLA CARITÀ

Jelena, ti trovi davanti ad un evento importante della tua vita &emdash; il matrimonio - che ha avuto una nascita, uno sviluppo e adesso sta avvicinando al suo esito. Come hai vissuto tutto questo percorso?

Jelena - C’è stato un momento nella mia vita, prima che incontrassi Massimiliano, nel quale non sapevo esattamente in quale direzione andare. Inizialmente era certa di volermi sposare, poi è seguito un periodo di riflessione dove ho considerato anche la vita religiosa. Ritengo infatti che entrambe le vocazioni siano bellissime, e il fatto che io abbia scelto la vocazione matrimoniale non significa che non veda anche il fascino dell’altra. Credo che in ogni caso dobbiamo consacrarci a Dio, come singoli e come coppia, e nel matrimonio non si conduce una vita che ci impegna di meno rispetto a quella di un religioso. Entrambe le vocazioni implicano un’offerta di se stessi. Scoprire questa strada è stata una sorpresa anche per me.

Dopo aver constatato la nascita della chiamata al matrimonio, come ne hai accompagnato la maturazione?

J. - Innanzitutto sentivo che la presenza di Massimiliano, di questa persona così speciale, mi aiutava a crescere. È come se nella mia vita fosse mancata la dimensione della crescita umana, perché quando sei da solo puoi in un certo senso anche non crescere, mentre in coppia o cresci o il rapporto diventa davvero impossibile. Si tratta di una costante chiamata alla carità, al dono di sé. Man mano che camminavamo insieme, sentivo che questa vocazione mi realizzava in vista di una mia maturazione.

Quali ingredienti hai utilizzato per condire questa crescita?

J. - Sarò molto franca. Innanzitutto la preghiera, soprattutto quella personale. C’è qualcosa che solo Dio può donarci attraverso la preghiera. Talvolta il mio egoismo mi spingeva a rivolgermi a Massimiliano nella speranza che mi aiutasse a risolvere i problemi, a liberarmi dalle paure. Ma lui non ha assecondato queste mie aspettative e quindi ho capito che ero io a dover crescere. Se manca la preghiera, il rapporto inevitabilmente degenera, ci usiamo a vicenda come fossimo delle stampelle: lui lo diventa per me e io per lui e, alla fine, camminiamo con le gambe storte. La preghiera è anche l’unico, vero spazio personale. Spesso le donne oggi pensano che ritagliarsi uno spazio per se stesse equivalga ad andare in giro con le amiche, mentre guardano al marito solo come a una persona dalla quale dipendere, una persona che risolva i loro problemi. In questo modo, invece di accompagnarsi i due cercano in qualche modo di fondersi e, alla fine, si soffocano a vicenda. Così il rapporto si rompe.
La preghiera è un cammino personale ma anche comunitario. È importante invocare continuamente la vita di Dio tra i coniugi perché sarà quella la vita che poi essi daranno. Infine credo che la purezza sia una chiave importante, perché quando viviamo secondo i nostri sensi, secondo i nostri piaceri siamo più esposti alla discordia, al litigio. La protezione della purezza non è un punto di arrivo, cioè l’impegno a mantenerla fino al matrimonio, ma un punto di partenza. Satana non può infilarsi in ciò che si mantiene puro, quindi chi la vive rimane in pace.

Il demonio usa la concupiscenza come uno dei modi per attaccare la coppia. Questo non significa necessariamente cadere nel peccato di impurità ma penso che anche altri peccati possono essere la conseguenza di questa debolezza.

Nella Scrittura si parla dell’anima che come di una sposa adorna di gioielli che va incontro allo Sposo. La tua anima ha sempre teso all’unione con Dio, con lo Sposo che oggi prende le sembianze concrete del giovane che sposerai. Come vivi questa dimensione sponsale?

J. - In realtà c’è solo uno Sposo, Cristo, e poi c’è il marito. La mia anima è legata a Cristo tanto quanto lo è quella di Massimiliano. Proprio per questo c’è il sacramento, perché è Cristo che ci lega, è Cristo che ci sposa.

Forse potrei rispondere meglio a questa domanda dopo il matrimonio, ma già sento che questo sacramento contiene una grazia specifica che mi introdurrà ancora più profondamente nel mistero di Dio. Tutto fa parte del progetto di salvezza di Dio, e il matrimonio non solo non ne è un’appendice ma fa parte proprio del cuore del mistero della Salvezza, tanto che ogni coppia imita la SS. Trinità che è pienezza di comunione. È pericoloso pensare al matrimonio come a qualcosa che appartiene soltanto a noi due, perché così ci dimentichiamo che in realtà è Cristo che ci attrae l’uno verso l’altra.

Dio ti ha dato un dono destinato all’umanità che tu hai sempre messo a disposizione delle anime che egli ti mandava. Come pensi che questa ricchezza possa continuare ad essere di tutti dopo il tuo matrimonio? Molti infatti temono che una volta sposati i veggenti si chiudano in casa...

J. - Il mio primo pellegrino è Massimiliano. La Carità rimane sempre tale, quindi è impossibile esercitarla verso i pellegrini e privarne chi mi sta accanto. L’unico compito è quello di amare. Se questo comporta stare davanti a tante persone, ben venga ma non penso che possa cambiare nulla dal momento che anche mio marito riceve lo stesso amore che dono a chi ascolta le mie testimonianze. Credo che sia una specie di schizofrenia pensare che esiste solo una missione pubblica senza una missione nascosta e feconda.

Massimiliano vuoi tu dirci come hai vissuto il tuo incontro con Jelena, il vostro percorso insieme e la nuova tappa che vi attende?

Massimiliano - Quando ci siamo conosciuti è successa una cosa molto particolare. Anch’io partendo dalla mia conversione avvenuta dieci anni fa ho fatto i conti con unn discernimento sulla mia futura vocazione. Abbiamo tuttavia scoperto che potevamo accompagnarci reciprocamente nella vita spirituale senza escludere la chiamata verso Dio. Il nostro punto di partenza è molto diverso, caratterizzato da una differente spiritualità che però poi ha favorito anche una sorta di complementarità tra noi due. Jelena è stata fondamentale per una mia crescita spirituale personale; se penso a come era qualche anno fa rispetto a oggi, quasi non mi riconosco, e questo è positivo.

Condividi quelli che prima Jelena indicava come "ingredienti" del fidanzamento?

M. Sì, per quanto sia forse ingiusto dare degli standard. Tuttavia vorrei aggiungerne uno che mi sembra fondamentale sul cammino di coppia, che è quello di non affidarsi solo a se stessi ma anche a un buon direttore spirituale. Riconosco che se noi non lo avessimo avuto, forse a quest’ora non saremmo stati qui. Non è detto infatti che delle persone di fede e che pregano non riescano a riconoscere che i loro problemi derivino da reciproci egoismi.

L’avere accanto una "persona pubblica" non ti impedisce di viverla come un "fatto" anche privato.

M. - Per me Jelena è principalmente un "fatto privato" perché la dimensione pubblica coinvolge marginalmente la mia vita e la mia partecipazione è relativa. È sicuramente più una funzione di sostegno in quei momenti che le sono difficili, ma ritengo che questi doni da soli non bastino. È impossibile pensare che questi doni, una volta dati, possano essere sufficienti senza una vita di preghiera e di fede, e questo vale anche per la coppia. L’importanza della missione affidata da Dio a Jelena sicuramente non la esime dal dovere di crescere nelle virtù. Di fronte al suo dono ho sempre cercato di pormi in un’ottica di aiuto ma anche di realismo, perché esso non ci fa sfuggire in nessun modo da quella che deve essere la Carità reciproca.

Jelena, tu hai sempre trasmesso agli altri il valore della contemplazione, quanto la vedi compatibile con gli impegni familiari?

J. - La tentazione degli impegni esiste quando pensiamo che siamo solo corpo, ma quando ci rendiamo conto che siamo corpo e spirito allora ci comportiamo diversamente. Devo ammettere che anche nella mia vita ci sono stati dei periodo nei quali ho pregato poco, e grazie a Dio, li ho superati. Oggi mi accorgo che quando non prego mi sento male, quindi spero che entrambi possiamo sempre sentire l’esigenza della preghiera. Solo la preghiera ci darà la forza di amare veramente. Senza l’aiuto di Dio ci si mette sempre al primo posto, e questo è un disastro. Se smettiamo di pregare siamo persi.

Oltre agli ospiti al vostro matrimonio sarà invitato anche il Cielo. Quali sono i santi che sentite vicino in questa circostanza?

J. - Innanzitutto la Madonna, la nostra vera Madre. È lei che ci guida e in questi giorni sento molto forte la sua presenza. Ma anche sul piano pratico i santi si sono fatti presenti, facendoci persino dei regali: s. Agostino ci ha donato il coro, p. Pio il fotografo... sento che loro non sono solo presenti nelle nostre devozioni ma soprattutto in questi momenti straordinari della nostra vita.

M. - Sicuramente s. Francesca romana, una grande esempio non solo per noi che veniamo da Roma ma per tutti. Essa fu chiamata a santificarsi attraverso il matrimonio e a creare contemporaneamente l’ordine delle oblate. Poi un servo di Dio, Umberto Mori, padre di famiglia che si è distinto particolarmente come cristiano nel mondo del lavoro. E poi non posso non citare il beato, Escrivà del Balaguer, fondatore dell’Opus Dei, che è stato molto importante per la mia conversione e formazione cristiana. I suoi scritti aiutano a comprendere la santificazione che si realizza nelle vie ordinarie della nostra vita.

(intervistati da: Stefania Consoli)

 

 

Cinquecento sacerdoti con la Regina della Pace

Come già segnalato in precedenza, 'all'inizio di luglio ha avuto luogo a Medjugorje l'annuale incontro dedicato ai sacerdoti di tutto il mondo. Quest'anno erano presenti 483 presbiteri provenienti da 36 paesi.

"La cosa che mi ha colpito di più è stato il clima di profonda comunione che si è creato tra noi - racconta don Enzo Berlingeri - soprattutto quando ci siamo confessati l'un l'altro dopo aver pregato la Via Crucis che fra Jozo ha guidato sul Monte Krizevac. Indubbiamente l'unione di così tanti sacerdoti attira una grazia molto intensa".
La Madonna in passato li ha definiti i "suoi figli prediletti" e ha esortato tutti ad essergli particolarmente vicini: "I sacerdoti non hanno bisogno delle vostre critiche, hanno bisogno delle vostre preghiere e del vostro amore".
Naturalmente Maria, essendo Madre sa che anche loro hanno bisogno di essere guidati nel loro ministero: "(Sacerdoti), Vi invito a pregare il rosario. Invitate tutti a pregare il rosario! Con il rosario, voi vincerete tutte le difficoltà che Satana vuole infliggere alla Chiesa Cattolica". E ancora: "Quando predicate, non utilizzate concetti filosofici o teologici che il popolo potrebbe non comprendere. Che le vostre parole siano semplici e che vengano dal cuore".
Infine la Vergine sottolinea l'importanza del grande potere tesoro affidato alle mani dei sacerdoti a vantaggio di tutti noi: la bendizione: "La benedizione di un sacerdote è più grande della mia. Se i sacerdoti sapessero ciò che donano quando benedicono, benedirebbero giorno e notte".

Red.

 

 

* Agosto a Medjugorje - Un sacerdote dall’Inghilterra esortava i fedeli alla Messa in lingua inglese: abbiate fiducia e pregate... pregate... pregate... perchè si ottiene davvero. "Io sono convertito grazie alle preghiere dei miei parocchiani i quali si erano stancati di me perchè non pregavo il Rosario e perchè non ero per niente devoto alla Madonna. Così si sono messi a pregare per me. Mentre 70 di loro mi hanno caricato quasi a peso - diceva in tono scherzoso - in aereo per Medjugorje, altri 200 hanno continuato a pregare per me da casa. Bene, hanno ottenuto i frutti sperati, perchè in quel mio primo viaggio io mi sono convertito!
Quindi, pregate, ma con il cuore aperto come ci chiede la Gospa, in maniera distaccata e aperta alla volontà di Dio. Ma pregate, con insistenza e con grande fiducia."

Il Papa a p. Jozo: "Ti benedico..."

Era più che sorpreso quando un gruppo di pellegrini polacchi gli hanno consegnato la benedizione apostolica inviatagli da Giovanni Paolo II che - tra l’altro - invoca sul frate francescano "una nuova effusione di grazie e favori celesti e la continua protezione della Beata Vergine Maria".
Scritta di suo pugno, la bendizione del Papa arriva in un momento in cui p. Jozo sembra essere particolarmente contrastato nella sua missione di diffusione dei messaggi della Regina della Pace. Un gesto di tenerezza da parte di Dio che non manca mai di incoraggiare i suoi discepoli.

 

Gesù e Maria benedicono i nostri Pellegrinaggi di carità

Recentemente mi sono dovuto fermare per un ricovero ospedaliero di circa un mese, più un periodo di convalescenza. Nulla di grave e infatti ho già ripreso ad accompagnare i pellegrinaggi di carità per i profughi, i poveri e i disperati della Bosnia. Ma ciò che mi ha colpito e che mi spinge a ringraziare il Signore è il fatto che, durante questa mia forzata assenza, ben tre convogli sono partiti senza di me, così ai poveri non è mancato l’aiuto. Certo il merito maggiore va alla mia prima collaboratrice Giovanna, come anche a Mirella e a tutti gli altri volontari. Ma io ho letto in questo fatto una particolare benevolenza del Signore sul piccolo servizio di carità che stiamo svolgendo da quasi 11 anni. Mi sembra cioè di vedere in tutto questo, che il Signore Gesù e la B.Vergine Maria sono contenti di quello che facciamo e che pertanto benedicono e sostengono la nostra piccola opera.
Con il pellegrinaggio di carità di fine luglio, prima di fermarci a Medj., abbiamo portato aiuti con 17 furgoni in tante parti della Bosnia. In particolare questa volta siamo andati con la maggior parte dei furgoni al nord e abbiamo consegnato direttamente varie centinaia di pacchi famiglia nominativi alle vedove e ai loro figli (musulmani) ammassati in tanti centri profughi intorno a Gracanica. Altri furgoni hanno portato aiuti ai profughi croati nei centri vicini a Medjugorje. Nel prossimo viaggio torneremo tra i 6000 profughi serbi di Nevesinje con varie centinaia di pacchi famiglia… Abbiamo anche focalizzato la situazione dell’ospedale di Gracanica: occorrono macchine per laboratorio, letti, pannoloni, varie medicine, flebloclisi e anche viveri, perché a volte non ha niente da dare da mangiare ai ricoverati. Ecco perché non possiamo fermarci e anzi contiamo sempre più nell’aiuto di tanti fratelli e sorelle e anche in qualche gruppo che riesca a trovare un furgone, riempirlo di viveri, detersivi e pannoloni e venire con noi. Vedrete che forte esperienza di fede e di carità! Il Cielo è contento di quanto stiamo facendo e ci benedice.

Alberto Bonifacio

Alberto Bonifacio - Centro Informazioni Medjugorje - Via S. Alessandro, 26 - 23855 Pescate (LC) Tel. 0341-368487 - Fax 0341-368587 c.c.p. n. 17473224

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I lettori scrivono...

p. Diego Cancia da Rapallo (I) - Quando ho ricevuto l’ultimo Eco l’ho letto d’un fiato e mi è piaciuto molto riempiendomi di gioia, che di gioia tratta molto... Ho cominciato a diffonderlo ai fedeli i quali lo gustano molto. Le offerte che accludo le ho ricevute per opere buone. La vostra è opera buonissima e, per quanto posso, la sostengo e la incoraggio. Grazie ancora e che la Madonna vi benedica!

Mirella Fino da Bari (I) - Ringrazio per la benedizione e la ricchezza spirituale che giunge nella mia casa attraverso il vostro prezioso bollettino, strumento di pace e fede.

Le suore Missionarie della Carità di Roma (I) - Siamo le missionarie di Madre Teresa, vi siamo tutte molto unite soprattutto in preghiera e nei pensieri. Grazie di tutto cuore per quello che fate per il mondo intero facendo conoscere il messaggio della Madonna. La nostra preghiera sarà sempresegno della nostra gratitudine.

sr. Veronica Wolf del Tirolo (A) - Ogni volta che ricevo l’Eco gioisco e lo passo alle altre sorelle per dare gioia anche a loro. Lo Spirito Santo faccia fruttificare il vostro lavoro anche in futuro.

p. Luca Bonavigo dal Giappone - Da tanti anni ricevo la vostra cara rivista in Giappone, terra della mia missione da 37 anni. Ve ne sono gratissimo.

p. Carlo Matiussi dall’Uruguay - Ringrazio per il vostro bollettino molto ben redatto e applaudo al vostro apostolato.

 

 

Una testimonianza dal Congo:

Il gruppo "Amici di Medjugorje"

Il nostro gruppo ha visto la luce tra i seminaristi del grande Seminario s. Cipriano a Kikwit, nella Repubblica democratica del Congo, su iniziativa di uno di loro, oggi diventato prete, che nel 1998 entrò in contatto con l’Eco di Medjugorje. Alcuni membri del Seminario conoscevano già l’Eco, che leggevano per propria iniziativa personale. Quattro anni fa la nascita del gruppo ha riunito quanti si interessavano ai messaggi della Vergine per favorire la condivisione delle singole esperienze. Il numero dei membri non smette di crescere. Alcuni di noi sono stati già ordinati sacerdoti e continuano ad irradiare questa nostra esperienza nel loro ambiente di apostolato. Altri, ancora seminaristi, si riuniscono per pregare insieme il rosario e per condividere. Altri, in numero sempre maggiore - anche esterni al Seminario - pur non desiderando far parte del gruppo, si interessano ai messaggi della Vergine che leggono sull’Eco di Medjugorje.
Aumentano anche da fuori le richieste dei messaggi e questo ci motiva sempre più a continuare, coscienti della grande opera dello Spirito Santo. Vedendo l’esperienza di chi ci ha preceduto ci sentiamo incoraggiati a proseguire, nella speranza di essere sostenuti dalla Vergine Maria, Madre dei sacerdoti, affinché per sua intercessione i messaggi possano raggiungere tutte le generazioni!

sem. Christophe Kikonzi

Responsabile del gruppo

 

I traduttori dell’Eco riuniti a Medjugorje

I traduttori dell’Eco di Maria, insieme ai membri della Redazione si sono riuniti a fine agosto a Medj. per pregare insieme, riflettere sulla missione editoriale che la Vergine ha loro affidato e programmare un nuovo anno alla luce dello Spirito Santo, affinché il nostro bollettino porti sempre nuovi frutti di crescita e di conversione. Purtroppo non tutti hanno potuto essere presenti per impedimenti personali (ricordiamo che l’Eco viene tradotto in 15 lingue). In particolare la preghiera comunitaria è stata innalzata alla Vergine Maria a favore di tutte le centinaia di migliaia di lettori che ricevono l’Eco in tutto il mondo, presentando durante la salita sul Krizevac le loro necessità ed intenzioni.

 

Il Signore è presente con la sua benedizione.

Benedizione che ci corregge

perché viene dalla croce.

Portiamola e dimoriamo in essa.

 

Villanova M., 8 settembre 2002