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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 195 (Settembre-Ottobre 2007)

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Messaggio del 25 luglio 2007:
“Cari figli, oggi, nel giorno del patro-
no della vostra parrocchia, vi invito ad
imitare la vita dei santi. Che essi vi siano
di esempio e di stimolo alla vita di santi-
tà. Che la preghiera sia per voi come l’a-
ria che respirate e non un peso. Figlioli,
Dio vi rivelerà il suo amore e voi speri-
menterete la gioia di essere miei predilet-
ti. Dio vi benedirà e vi darà l’abbondan-
za della grazia. Grazie per aver risposto
alla mia chiamata”.
Imitate la vita dei santi
La santità non consiste nel sedere alla
destra o alla sinistra di Gesù nel Suo Regno
ma nel bere al Suo stesso Calice (cfr. Mt
20,20-23). Come già il 25.09.06 anche oggi
Maria ci invita ad imitare la vita dei santi.
La santità infatti non è un compendio di
norme da rispettare ma un modello di vita
da vivere. È la vita di Gesù che pulsa e
scorre in chi Lo accoglie senza condizioni,
senza riserve, senza calcoli utilitaristici,
solo per amore dell’Amore. Dice Gesù: Io
sono la via, la verità e la vita. Nessuno vie-
ne al Padre se non per mezzo di me. Se
conoscete me, conoscerete anche il Padre
(Gv 14,6-7). Solo per mezzo di Gesù pos-
siamo raggiungere il Padre, cioè essere san-
ti; solo in Gesù possiamo conoscerLo ed
amarLo. Conoscere Gesù non significa
sapere tutto ciò che di Lui ci rivelano i testi
sacri; non basta una conoscenza storica che
non apra il cuore e la mente ad una espe-
rienza di Lui, che non susciti il desiderio di
una comunione profonda con Lui. Non
basta sapere tutto ciò che il mondo sa su
Gesù; occorre avere Gesù come compagno,
amico, fratello nella vita; occorre lasciarsi
attraversare, anima e corpo da Lui, divenire
Sua immagine vivente. Questo è accaduto e
accade ancora oggi a persone apparente-
mente comuni ma che la Chiesa riconosce
come santi. Maria ci invita ad imitare la
loro vita
non per scimmiottarne questa o
quella caratteristica ma per attingervi quel-
la scintilla dell’Amore divino che anche in
noi può e vuole operare ciò che ha operato
in loro. I santi ci sono di esempio e di sti-
molo alla vita di santità
. Così la preghie-
ra, che tante volte Maria ha richiamato alla
nostra attenzione, non sarà più un peso ma
entrerà nella nostra vita con la naturalezza
dell’aria che respiriamo. Come cessare di
respirare per alcuni minuti può compromet-
tere la vita del nostro corpo, così non pos-
siamo interrompere il nostro colloquio d’a-
more con Dio, la nostra preghiera, senza
danneggiare gravemente la vita spirituale.
Sì, perché non può essere riservato un tem-
po al Sovrano del tempo ma sempre, sia che
vegliamo sia che dormiamo, la nostra ani-
ma sia rivolta a Lui. E questa relazione d’a-
more fra creatura e Creatore sia, al pari del-
l’aria che respiriamo, insopprimibile eppu-
re spontanea e naturale al punto da non
accorgerci del suo fluire, da non sentirne il
peso. Figlioli, Dio vi rivelerà il suo amo-
re.
Conosceremo il Suo Amore che a noi si
rivela in Cristo Gesù, ed in Gesù troveremo
la nostra personale e filiale risposta e speri-
menteremo la gioia di essere prediletti
da
Maria.. Questa è la vita eterna; che cono-
scano te, l’unico vero Dio, e colui che hai
mandato, Gesù Cristo
(Gv 17,3). E questa
vita non inizia dopo la morte ma già qui, su
questa terra, perché è su questa terra che
Cristo ha consacrato se stesso ed è qui, nel-
la nostra terrena esistenza, che noi possia-
mo essere consacrati nella Verità, cioè in
Cristo Gesù (cfr. Gv 17,19). Questa è la
vera vita, questa è la vita nuova. Ai giovani
che sono in cerca di esperienze nuove noi
diciamo di non escludere a priori l’espe-
rienza della vita in Cristo, di sperimentare
come sia possibile darsi totalmente a Lui,
per ritrovarsi in Lui autenticamente liberi e
padroni della propria vita; infatti il Figlio
dell’Uomo ha il potere di dare la propria
vita per poi riprenderla di nuovo. Loda il
Signore, anima mia, loderò il Signore per
tutta la mia vita, finchè vivo canterò inni al
mio Dio
(Sal 145(146)).
Nuccio Quattrocchi
Messaggio del 25 agosto 2007:
“Cari figli, anche oggi vi invito alla
conversione. Che la vostra vita, figlioli,
sia riflesso della bontà di Dio e non del-
l’odio e dell’infedeltà. Pregate, figlioli,
affinchè per voi la preghiera diventi vita.
Così scoprirete nella vostra vita la pace e
la gioia che Dio dà a quelli che sono col
cuore aperto verso il Suo amore. E voi
che siete lontani dalla misericordia di
Dio convertitevi, affinchè Dio non diven-
ti sordo alle vostre preghiere e non sia
tardi per voi. Perciò, in questo tempo di
grazia, convertitevi e mettete Dio al pri-
mo posto nella vostra vita. Grazie per
aver risposto alla mia chiamata.”
Conversione e vita
I nostri gesti, le nostre azioni, pensieri,
aspirazioni, desideri, progetti, anche quan-
do sembrano insignificanti, non sono indif-
ferenti per la vita nostra e del mondo.
Parimenti, le decisioni dei potenti del mon-
do non sono così determinanti per le sorti
dell’umanità come a prima vista potrebbero
sembrare. Quello che veramente conta in
una vita è il suo grado di conformità al pro-
getto originale di Dio, la conversione dei
singoli,
delle famiglie,
dei popoli.
Nell’economia della salvezza ha maggior
peso la santità di un’anima sconosciuta al
mondo che l’arroganza del potente del
momento. Tutta la Sacra Scrittura insegna
come sia Dio a scrivere la storia. Eppure,
pensare di poter fare a meno di Dio è la ten-
tazione di sempre; ma anche l’antidoto al
veleno antico è sempre lo stesso e Maria
non si stanca di ripetercelo. Cari figli,
anche oggi vi invito alla conversione.
È un
invito forte che non si arresta nella sfera
delle buone intenzioni ma che penetra e fer-
menta la vita perché sia riflesso della bon-
tà di Dio e non dell’odio e dell’infedeltà
.
È un obiettivo che dobbiamo implorare da
Dio perché non possiamo raggiungerlo con
le nostre sole forze, e pensare diversamente
è esporsi alla classica tentazione demonia-
ca. Sia Dio a fare di noi un riflesso della
Sua bontà
; noi lo chiediamo con cuore
ardente perché questa è la Sua Volontà:
Padre, non ciò che io voglio, ma ciò che Tu
vuoi
(Mc 14, 36b). Lo chiediamo perché
sappiamo che solo nella Sua Volontà pos-
siamo realizzarci come uomini e come Suoi
figli, perché solo nella Sua Volontà il nostro
cuore può aprirsi al Suo Amore.
Pregate, figlioli, affinché per voi la
preghiera diventi vita. La preghiera sia
fonte di vita in Dio; non solo un aspetto, sia
pure importante, della nostra vita, ma il
divino respiro della vita (cfr il Messaggio
del mese scorso), sia la nostra vita. Così
scopriremo nella nostra vita la pace e la
gioia che Dio dà a quelli che sono col cuo-
“Pregate sempre il rosario. Pregatelo
spesso, appena potete. Satana cerca di
distruggere questa preghiera ma non ci
riuscirà mai. È una preghiera che regna
su tutto e su tutti. Lei ci ha insegnato a
pregare il rosario come Gesù ci ha
insegnato a chiamare nostro Padre”.
s. Pio da Pietrelcina
OTTOBRE
Mese
del
Rosario
Settembre - ottobre 2007 - Edito da Eco di Maria, C.P.
47 - 31037 LORIA (TV)
(Italia) - Tel +39 (0) 423 470331
A. 23, n. 9-10; Sped.a.p. art.2,com.20/c, leg.662/96 filiale di MN-Autor.tribun.MN: 8.11.86, ccp 14124226
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re aperto verso il Suo amore, cioè a quel-
li che sono aperti alla Sua misericordia. E
voi che siete lontani dalla misericordia di
Dio
- cioè quelli che la rifiutano o che pen-
sano di poter farne a meno - convertitevi,
affinché Dio non diventi sordo alle vostre
preghiere e non sia tardi per voi
. C’è in
queste parole tutto l’amore della Madre in
ansia per i Suoi figli; non minacce ma sol-
lecitazioni accorate della Madre che scorge
i figli in pericolo; un pericolo comune a tut-
ti perché tutti corriamo il rischio di trarci
fuori dalla divina misericordia e di rendere
Dio sordo alle nostre invocazioni come sor-
di sono gli idoli con i quali lo abbiamo
sostituito o ai quali lo abbiamo ridotto.
Questo vale anche per i consacrati; anzi le
anime prescelte da Dio sono spesso mag-
giormente esposte a questo pericolo.
Proprio a tutti mi sembra sia rivolto l’appel-
lo conclusivo di Maria. Perciò, in questo
tempo di grazia, convertitevi e mettete
Dio al primo posto nella vostra vita
. Sono
parole che infondono speranza, che danno
coraggio, che devono suscitare la forte
determinazione di deciderci per Dio, con
serietà e senza indugi perché il tempo ormai
si è fatto breve
(cfr 1 Cor 7, 29). Chi non ha
mai messo Dio al primo posto nella sua vita
si affretti a farlo; chi pur avendolo fatto non
ha poi agito di conseguenza o non si è
accorto di averlo pian piano rimosso si
affretti a correre ai ripari. Siamo ancora tut-
ti in tempo perché questo è tempo di gra-
zia
; ma fino a quando?
N.Q.
Benedetto XVI:
Un Pontefice da conoscere
e amare di più
Alla sua elezione erano tutti convinti di
conoscere il nuovo Papa Benedetto XVI,
già Card. Joseph Ratzinger, Prefetto della
Congregazione per la Dottrina della fede.
Ma non era così semplice. Chi è rimasto
con i suoi pregiudizi conserva sempre la
sua irritazione per i suoi interventi, che il
Santo Padre fa soprattutto sul piano etico e
dottrinale. Chi invece ama il Papa capisce
che dietro i suoi modi gentili e la sua riser-
vatezza c’è tutto un personaggio da scopri-
re e da amare ancora di più, prestandogli
docilità e obbedienza.
Il Card. Bertone lo descrive così: “Una
persona delicata e attenta, profonda e sem-
plice, umanamente simpatica e per nulla
arrogante, da cui traspare una limpida leti-
zia cristiana, tedesco di indole, romano nel
cuore, poetico e creativo; soprattutto genti-
le con tutti”. Persone così non si possono
classificare con troppa facilità: sono come
le violette di primavera, i fiori più delicati,
che si nacondono dietro le foglioline verdi
della siepe.
Il Papa giusto al momento giusto
Un fatto è certo, che quando si dice che
il Signore manda il Papa giusto al momen-
to giusto della storia si dice una profonda
verità, sia per quei Pontefici che si sono
distinti per santità e saggezza sia per quelli
magari un po’ più immischiati con le vicen-
de terrene e dove i difetti risaltano di più.
Se uno va a considerare i duecento e più
Papi che ci sono stati nella Chiesa, non può
che convincersi dell’opera dello Spirito
Santo nella scelta delle persone. Fare que-
st’analisi sarebbe lungo; consideriamo gli
ultimi casi.
Giovanni Paolo II, come altre figure
del nostro tempo, ha dato delle testimo-
nianze “definitorie”, cioè esempi che fanno
testo: hanno espresso la loro capacità edu-
cativa con il loro esempio luminoso. Solo la
figura di Papa Woytjla poteva raccogliere
due milioni di giovani al Grande Giubileo,
e molti di più a sfilare notte e giorno davan-
ti al suo feretro. Altrettanto Madre Teresa,
quando è morta, ha radunato più di cento
Capi di stato, la maggior parte non cristia-
ni.
In un mondo pieno di paura per la guer-
ra fredda e la minaccia nucleare ci voleva un
raggio di sole che sciogliesse i cuori e le
catene. Come le trombe dei sacerdoti di
Israele, Giovanni Paolo II con la sua vita di
sacerdote, di Vescovo e di Papa, ha fatto
crollare le mura di Gerico, i sistemi totalita-
ri dell’Est Europeo. Questo Papa sapeva tro-
vare parole e gesti imprevedibili: baciare la
terra, abbracciare un bambino, toccare un
malato, perdonare il suo killer, chiedere per-
dono al mondo per le colpe della Chiesa,
chiedere un bicchiere d’acqua, mettere una
preghiera nel Muro del Pianto a
Gerusalemme, offrire senza vergogna le sue
sofferenze fino alla fine; aprirgli il cuore
nella preghiera a Dio e alla Santa Vergine.
La sua vita era un insegnamento continuo,
un magistero di straordinaria potenza.
E Benedetto
XVI? La poten-
za educativa di
questo Papa sta
nella “certezza
del magistero”.
Opponendosi da
sempre al pen-
siero corrente,
pervaso dal rela-
tivismo e dalla
sfiducia nella
verità, il Papa ci dà non solo una testimo-
nianza di coraggio, ma fa anche ragionare
la gente aiutandola a condividere quelle
ragioni della verità e del bene che le fanno
profondamente radicare nel cuore delle
persone. Per questo Benedetto XVI è ama-
to e stimato anche da tanti “laici”, cioè
quelle persone che non si professano cre-
denti o cristiani, ma condividono l’impo-
stazione del Santo Padre.
Ma cosa dice Papa Benedetto? Quale è il
suo tema di fondo?
“La nostra fede è una cosa che ha a che
fare con la ragione”; afferma il Santo Padre:
Benedetto XVI riporta il nostro sguardo
verso il centro del cristianesimo, con una
visione positiva dell’uomo: al fondo della
sua esistenza non c’è l’insensatezza del nul-
la o del caso ma il Logos, l’ordine.
Molti testimoniano la sua passione per
la verità; ma allora è un Papa tutto testa e
niente cuore? No assolutamente; tanto è
vero che la sua prima enciclica porta il tito-
lo Deus Caristas est, cioè “Dio è amore” e
spiega bene come ragione e amore fanno
una sintesi possibile. “Dio è Spirito
Creatore, è ragione”, spiega in un’udienza,
“e per questo la nostra fede può essere tra-
smessa mediante la ragione. Ma questa
ragione eterna ha un cuore, tanto da poter
rinunciare alla propria immensità per farsi
carne. E solo in ciò sta l’ultima e vera gran-
dezza della nostra concezione di Dio”.
Il pastore e il pescatore
“Il Papa ha configurato il suo ministero,
che ha chiamato “compito inaudito” al
momento della sua elezione, nelle immagi-
ni del pastore e del pescatore” - dice il Card.
Grocholewski – focalizzando il loro valore
nel servizio dell’amore di Dio per l’umani-
tà, e dell’amore di Dio e del prossimo.
Pascere – ha detto – vuol dire amare; amare
vuol dire dare alle pecore il vero bene, il
nutrimento della verità di Dio… Il compito
del pescatore di uomini può apparire fatico-
so, ma è bello e grande, perché in definitivo
è un servizio alla gioia, alla gioia di Dio,
che vuole fare il suo ingresso nel mondo”.
Dalle parole di chi conosce bene il Papa
ne esce una figura interessante; ma lo stes-
so Benedetto XVI pian piano si fa conosce-
re, mettendo diversi puntini sulla “i”, con i
suoi interventi e i suoi scritti.
A questo Papa non c’è altro che dire
grazie, soprattutto per la lucidità dei giudi-
zi e la chiarezza dei suoi richiami. Certo,
per dire la verità spesso si perdono gli ami-
ci e si trovano nemici. A qualcuno la verità
può far male, ma sappiamo a chi: a chi non
ama la luce e preferisce la falsità e le tene-
bre, dove nascondere i propri interessi.
don Nicolino Mori
Uniamoci al
“rosario simultaneo”
Milioni di persone si uniranno in tutto il
mondo al “Rosario simultaneo” che si cele-
brerà il prossimo 7 ottobre, Giornata
Mondiale del Rosario
. Gli organizzatori
invitano in quel giorno a preparare un rosa-
rio “in uno stadio o in una chiesa, o in fami-
glia e con gli amici”, con intenzioni di pre-
ghiera comuni. Nel 2007 “celebriamo già
undici anni di questa opera e, con la bene-
dizione di nostra Madre, la Vergine Maria,
anno dopo anno sono più numerosi le per-
sone e i Paesi che si uniscono alla recita del
Rosario”, spiega uno degli organizzatori, il
laico messicano Guillermo Estévez
Alverde.
“Durante la Giornata Mondiale del
Rosario dell’ottobre 2000 si sono uniti più
di 140 Paesi, in cui sono stati organizzati
moltissimi rosari collettivi in chiese, stadi,
cattedrali, plazas de toros, piazze, carceri,
ospedali, scuole, ecc., e molti di questi sono
stati trasmessi per radio o televisione”,
ricorda Estévez.
Quest’anno la sede principale dell’e-
vento sarà la Basilica di Guadalupe di Città
del Messico. L’invito ad unirsi a questo
rosario simultaneo è per tutti!
Si consi-
glia di scegliere “un luogo pubblico con
una buona capacità, come potrebbe essere
una chiesa, una piazza, un auditorium, una
casa, una scuola, un ospedale, un carcere o
uno stadio per celebrare l’evento”.
Si possono richiedere ulteriori informazioni
scrivendo all’indirizzo di posta elettronica
rosario@churchforum.orgo visitando le
pagine web www.churchforum.org/rosario
o www.rosario.catholic.net.
(da Zenit)
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È straordinario ammirare
un campo, dove in modo
spontaneo e quasi impercetti-
bile, appaiono pian piano tan-
ti fiori di tanti colori e profu-
mi, da creare così un’armonia
stupenda a lode del Creatore.
Potremmo definire l’insieme
di lodi alla Madre di Dio, la
tutta Santa, la Vergine Maria,
proprio allo stesso modo,
cioè un fiorire, spontaneo,
dolce, semplice e nello stesso
momento profondo, di tanti bei titoli che
cantano le cose grandi
che Dio ha fatto
nella umile Vergine Nazarena.
Queste sono le Litanie: una fluorescen-
za di lodi, di invocazioni che nascono dal
cuore amante del fedele che sente su di sé
l’azione protettrice di Maria e riconosce in
Lei la grandezza della Trinità Santissima.
Quale sia stato il primo “semino” che
ha dato inizio a questo stupendo serto di
invocazioni lo possiamo individuare nel
saluto che l’Arcangelo Gabriele ha fatto
quando annunciò la nascita del Redentore:
Ave Piena di GraziaEd ancora, sempre
nella stessa circostanza: tu sarai Madre del
Figlio di Dio
. Da allora mai si è smesso di
attribuire alla Madonna titoli e attributi che
ne cantano la grandezza perché umilissima,
e la bellezza perché santissima.
Se vogliamo scrivere una data forse
potremmo identificare il secolo XV come
nascita anagrafica delle Litanie in modo
specifico di quelle Lauretane (del Santuario
della Santa Casa di Loreto-Italia) e dall’ora
è nato un fiume di lodi alla Madre Divina
che continua ad irrorare tanti cuori amanti
e riconoscenti o provati dal dolore.
Questo modo di pregare ha uno sche-
ma preciso che, però non umilia la sponta-
neità e l’estro poetico dei fedeli. Sempre si
comincia con l’invocazione al Cristo e alla
Trinità per terminare con la triplice invoca-
zione all’Agnello di Dio. Anche le lodi a
Maria sbocciano da una riflessione dell’o-
pera redentrice che il Padre ha compiuto
tramite Cristo e in vista della nascita di lui.
La fonte prima è la Sacra Scrittura, l’inse-
gnamento della Chiesa, la Tradizione e non
ultimo il “buon e bel sentire” del cristiano.
I primi titoli alla Vergine cantano il
dono di Dio che ha fatto a tutta l’umanità
creando Maria Santa, rendendola Madre di
Cristo e Vergine in ogni sua espressione.
Possiamo fermarci su questi primi tre titoli,
e continueremo nei prossimi numeri del
nostro giornale
con altri, più particolari,
per comprenderne il signifi-
cato e gustare in briciole
quella bellezza che avvolge
da secoli la Madonna.
La Santità è un attributo
esclusivamente divino e sta
ad indicare l’unicità, l’assolu-
tezza, l’inalterabilità e anche
l’Essere per eccellenza. La
Trinità, in vista della missio-
ne che Maria doveva compiere nel crearla
ha donato a Lei, in un grado altissimo,
alcune qualità divine che poi saranno anche
di coloro che aderiranno al Regno di Dio.
Acquisire la santità significa anche render-
si disponibile ad una proposta d’amore che
mi rende strumento per realizzare un “pia-
no” e Maria è un eccellente strumento nel-
le mani della Provvidenza.
È questo il “motivo” fondamentale per
tutta la bellezza di Maria. Cristo
l’Unigenito del Padre, quindi Dio come il
Padre, non poteva avere nessun contatto col
peccato e allora la madre dalla quale dove-
va nascere doveva essere per forza tutta
Santa. Questa “maternità” Cristo la ha este-
sa a tutti coloro che fanno la volontà del
Padre. Sicuramente Maria non ostacola e
non teme di “condividere” con noi la sua
maternità, ma ci rende sempre più acco-
glienti della volontà del Padre.
La verginità è una caratteristica di chi
“attende”, cioè è l’attitudine per non essere
occupati e distratti da cose che passano e
non hanno la valenza dell’eternità. È la
qualità che rende la persona dono esclusivo
per colui che l’ha scelta per prima e per
sempre. La verginità e il ritenersi oggetto
dell’Amore divino, vaso che Dio riempie di
Sé per manifestare la sua potenza, fedeltà e
fecondità.
Ritengo che queste mie considerazioni
siano solo un balbettare sulle grandezze cui
Dio ha innalzato Maria Santissima, ma è un
balbettio di un figlio che si sente amato e
che ama tanto Colei che non è paragonabile
a niente e a nessuno per bellezza e bontà.
p. Ludovico Maria Centra O.S.A.
(1. continua)
L’amore è gioia
( pensieri semplici)
di Pietro Squassabia
«Sono pieno di consolazione, pervaso di
gioia in ogni nostra tribolazione» (2Cor
7,4). Qualche tempo fa ho incontrato una
persona malata e anziana e, nonostante ciò,
era serena: si vedevano chiaramente i suoi
occhi emanare la gioia che aveva dentro.
Viene da chiedersi: come mai una tale gioia,
da dove deriva questo? Forse si può dire che
la gioia non dipende dall’età e nemmeno
dalle condizioni di salute, non è una possi-
bilità del giovane piuttosto che dell’anziano,
di chi possiede tanto rispetto a chi possiede
poco, di chi ha la salute rispetto a chi non ce
l’ha. La gioia pare una realtà molto forte e
coraggiosa, che non teme ciò che gli uomi-
ni temono, che non viene meno anche se tut-
to sembra dire il contrario. Sono convinto
che Gesù non abbia mai perso la gioia, nem-
meno durante la Passione. Diversamente,
senza la gioia, come avrebbe potuto dire
«Padre, perdona loro perché non sanno
quello che fanno» (Lc 23,34) e, ancora,
rivolto al buon ladrone «Oggi sarai con me
in Paradiso» (Lc 23,43).
La gioia pare strettamente connessa con
l’amore. Solo con gioia si può amare. Ecco
il motivo per cui Gesù non ha mai perso la
gioia: perché è Amore. Satana non può ave-
re la gioia perché non sa amare. Anzi, sata-
na teme la gioia, per questo fugge da un
cuore lieto. Certamente, senza la gioia, non
si può amare né Dio, né gli uomini. Anche
Maria non ha mai perso la gioia, nemmeno
sulla via del Calvario, altrimenti sarebbe
fuggita lontano dalla croce del Figlio.
Mi chiedo: che cosa è la gioia, anzi, chi
è la gioia. Forse, la gioia è più una persona
che una cosa. La gioia è strettamente con-
nessa con Dio, pare esserci solo in Dio. Per
questo, se non abbiamo la gioia, forse vuol
dire che siamo lontani da Dio. Viene da dire
che la gioia è come il carburante per proce-
dere nella via del bene: dà all’uomo la for-
za di operare cose buone a tutte le età. Anzi,
la gioia pare rendere tutti “giovani”. E così
puoi vedere persone anziane che sono “gio-
vani” perché hanno la gioia, e persone gio-
vani che sono “vecchie” perché non hanno
la gioia. Ma allora, Dio, essendo gioia, è
“giovane” e satana, non possedendola, è
“vecchio”. E così anche Maria, gli angeli ed
i beati sono “giovani” perchè sono nella
gioia, come ogni uomo che ha la gioia. San
Paolo dice appunto: «Vi siete spogliati del-
l’uomo vecchio e avete rivestito il nuovo,
che si rinnova a immagine del suo
Creatore» (Col 3,10). La migliore cura per
combattere “l’uomo vecchio” e per rimane-
re “giovani” è, quindi, possedere la gioia.
La gioia è umile, perdona sempre, non
augura mai il male, non è vendicativa, procu-
ra sempre il bene a sé ed agli altri, è sempre
fiduciosa nel suo Signore, è come l’amore.
La cosa che più mi colpisce nei soggiorni a
Medjugorje è la gioia grande che prende il
cuore delle persone senza un motivo appa-
rente. Certamente è Dio, che è Gioia, ad ope-
rare nei cuori attraverso la Madre. Non sciu-
piamo, allora, la grazia che ci viene da que-
sto luogo ed approfittiamo del momento
favorevole. Chiediamo aiuto alla Madre per
noi e per gli altri e abbiamo fiducia che ci
sarà concesso. Così, forse, anche noi saremo
capaci di darLe un aiuto, come Lei ci chiede.
“Maria assunta in cielo non si è allontanata da noi, ma ci resta ancor più vicina e
la sua luce si proietta sulla nostra vita e sulla storia dell’intera umanità.
Ricorriamo con fiducia a Colei che dall’alto ci guarda e ci protegge.
Abbiamo tutti bisogno del suo aiuto e del suo conforto per affrontare le prove e le
sfide di ogni giorno; abbiamo bisogno di sentirla madre e sorella nelle concrete
situazioni della nostra esistenza”.
Papa Benedetto XVI
(dall’Angelus dell’Assunta)
L
E
L
ITANIE
,
un campo di fiori per la Vergine
SANTA MARIA
MADRE DI CRISTO
SANTA VERGINE DELLE VERGINI
3
Eco 195
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S u c c e d e a M e d j u g o r j e . . .
I S
ACERDOTI IN
R
ITIRO
(2-7 luglio)
La presenza di più di 600 presbiteri
attorno all’altare esterno, posto sul retro
della chiesa parrocchiale, ci faceva ben
capire che era cominciato il ritiro per i
sacerdoti guidato da p. Tomislav Ivancic,
un noto sacerdote e professore di teologia a
Zagabria. Alla guida degli esercizi spiritua-
li di quest’anno era previsto p. Raniero
Cantalamessa - il frate cappuccino predica-
tore ufficiale del Vaticano - ma purtroppo
per ragioni inattese, il vescovo di Mostar ha
impedito la sua partecipazione.
Tutti questi “servi del Signore” nel
sacerdozio, giovani e meno giovani, crea-
vano un’icona perfetta dei figli tanto amati
della Regina di Pace radunati sotto le sue
“ali materne” da 46 paesi della terra.
Sembravano moltissimi quando insieme
celebravano la Messa, ma in verità sono
ancora troppo pochi quando, per il mondo,
vanno a mietere la messe del Signore.
Il 2 Luglio, giorno di inizio del ritiro, la
Madonna ha parlato nuovamente alla veg-
gente Miriana dell’importanza dei sacerdo-
ti e della benedizione sacerdotale.
I
L
TRAFFICO
DEI
P
ELLEGRINI
Le ultime settimane a Medjugorje sono
segnate da un sole caldissimo che brucia
non solo l’erba e gli arbusti della vegetazio-
ne tipica dell’Erzegovina ma anche la pelle
dei pellegrini. Le colline che circondano il
santuario sono state segnate da incendi che
per parecchie notti hanno illuminato il pae-
se. Ma niente poteva fermare il “traffico”
dei pellegrini. La terra viene innaffiata, non
con la pioggia, ma con le preghiere ed i
silenziosi respiri dello spirito umano rivolto
a Dio. Mi stupiscono spesso i volti sereni
dei proprietari delle gambe stanche e gonfie
a causa delle alte temperature.
18° F
ESTIVAL DEI
G
IOVANI
(1 - 6 agosto)
«Come io vi ho amato, così amatevi anche
voi gli uni gli altri» (Gv 13,34)
“Cari figli, oggi vi invito all’amore.
Figlioli, amatevi con l’amore di Dio. Gesù
risorto sarà con voi e voi sarete i suoi testi-
moni”.
(Messaggio del 25 marzo 2005)
Le bandiere dei molti paesi (al festival
hanno partecipato più di 50 nazioni di tut-
ti i continenti
) sollevate in alto e agitate dal
vento, creavano un’immagine viva della
comunione tra i giovani uniti in ascolto, in
preghiera, nel canto e nel ballo, sotto il sole
implacabile dell’Erzegovina. Con ogni
movimento, con ogni gesto lodavano Dio
rallegrandosi nel Signore. Vedere tre, quat-
tro bandiere di paesi diversi sventolare
insieme sullo stesso bastone esprimeva in
modo chiaro e semplice che è naturale
vivere la pace e l’unità quando davvero
sappiamo “amarci gli uni gli altri come
Gesù ci ha amati”
Quanta varietà di visi, di pettinature,
di modi di vestirsi, di colori della pelle, di
occhi, di età… La cosa più bella era incon-
trare così tanti sorrisi regalati a chiunque
passasse in mezzo alla gente radunata attor-
no alla chiesa di s. Giacomo (hanno conta-
to circa 30.000 partecipanti al festival
).
Si alzava la polvere da terra quando la
gioventù cominciava a ballare e la stessa
polvere copriva i loro piedi quando si ingi-
nocchiavano davanti a Gesù Eucaristico
durante le s. Messe e le adorazioni eucaristi-
che. Sono sicura che tutti possono confer-
mare il fatto che il più grande numero di per-
sone si poteva vedere proprio durante questi
due momenti di preghiera con l’Eucaristia!
Ecco... Colui che è stato il centro della atten-
zione,
Ecco... Colui che può parlare ai nostri cuori,
Colui che rinnova la sua offerta per noi in
ogni s. Messa, che sta con noi tutti i giorni
nascosto in un pezzo di pane facendosi il
nostro “pane quotidiano”…
Sono state fatte tante testimonianze
da parte dei veggenti (Maria, Miriana,
Ivan,
Jakov),
dei consacrati (Vesc.
Domenico Sigallini, fra Jozo Zovko, sr.
Elvira …)
, di giovani ex-tossici (Comunità
Nuovi orizzonti, Cenacolo)
, da parte della
gente del mondo della musica, della cine-
matografia, della politica, dei Mass-
media… Le loro parole hanno certamente
potuto dare “un flash” di luce ad ogni uno
di noi, ma la luce più grande è Colui che
può guarire i nostri cuori, la vera luce è
Colui che è Unico, il nostro Dio. La
Madonna ci ripete “mettete Dio a primo
posto nella vostra vita”
.
I giorni del festival si sono conclusi
all’alba del 6 agosto,
festa della
Trasfigurazione del Signore, con la Messa
celebrata all’alba sul Krizevac. Questo
esprimeva bene come in questi giorni tra-
scorsi qui, nel posto dove “s’incontrano i
cuori, i cuori degli uomini ed il Cuore
Divino attraverso il Cuore Immacolato di
Maria Vergine con loro”
(fra Ljubo), Dio
abbia voluto plasmarci, trasformarci e dare
la grazia alle anime aperte e generose per
rinnovare il volto della Terra.
Abbiamo sentito dire “il vero festival
comincia quando tornate a casa”. È vero,
la vita quotidiana, la propria croce, il mon-
do che ci aspetta verificheranno quale e
quanto frutto porterà il seme che è stato
seminato nel terreno della nostra anima.
«Come io vi ho amato, così amatevi anche
voi gli uni gli altri» (Gv 13,34)
L’apparizione a Mirjana
Mirjana Soldo riceve la sua apparizione
pubblica mensile nel tendone della
Comunità Cenacolo. Al termine dell’appa-
rizione riferisce sempre un messaggio che
riportiamo integralmente:
Messaggio del 2 luglio: “Cari Figli,
nel grande amore di Dio, oggi vengo a voi
per condurvi sulla via dell’umiltà e della
mitezza. Prima stazione su questa via, figli
miei, è la Confessione; rinunciate al vostro
orgoglio e inginocchiatevi davanti a mio
Figlio. Comprendete figli miei che non ave-
te niente e non potete niente, l’unica cosa
vostra e quello che possedete è il peccato.
Purificatevi e accettate la mitezza e l’umil-
tà. Mio Figlio avrebbe potuto vincere con
la forza ma ha scelto la mitezza, l’umiltà e
l’amore. Seguite mio Figlio e datemi le
vostre mani affinché saliamo insieme sul
monte e vinciamo. Vi ringrazio!”.
Al termine Mirjana ha detto: la
Madonna non pensava ad un monte mate-
riale o ad una località, ma ad un monte in
senso spirituale, simbolico perché la nostra
strada che porta a Dio è un salire”.
Messaggio del 2 agosto: Cari figli,
oggi guardo nei vostri cuori e, guardandoli,
il mio cuore si stringe nel dolore. Figli miei,
vi chiedo amore incondizionato e puro ver-
so Dio. Saprete di essere sulla retta via
quando con il corpo sarete sulla terra ma
con l’anima sempre con Dio. Attraverso
questo amore incondizionato e puro vedrete
mio Figlio in ogni uomo, sentirete l’unione
in Dio. Io come Madre sarò felice perchè
avrò i vostri cuori santi e uniti, cari figli,
avrò la vostra salvezza. Vi ringrazio
”.
Al termine Mirjana ha detto:
“All’inizio dell’apparizione la Madonna ha
fatto vedere ciò che ci aspetta se nei nostri
cuori non ci sarà santità e unione fraterna in
Cristo. Non è
stato per niente
bello. Ci ha
esortato a prega-
re per i nostri
pastori perché,
ha detto, senza
di loro non c’è
l’unità”.
4
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Dalle parole dei testimoni:
I Sacerdoti
“Io sono venuto per incontrare qui
Sacerdoti da tutto il mondo, per sperimen-
tare la comunione con loro, l’unione con
Cristo indipendentemente dai diversi luo-
ghi in cui viviamo. Noi apparteniamo a
Cristo e a Maria, siamo venuti per incorag-
giarci l’un l’altro ad andare avanti”.
“Questo è veramente un luogo santo
dove sappiamo che il Cielo tocca la terra
attraverso la Madre di Dio… Sono stato
profondamente impressionato”.
“Questa è la mia prima volta a
Medjugorje. Sono venuto perché ho visto
molti frutti. C’è una cosa che mi disturbava
sempre un po’: avevo l’impressione che qui
a Medjugorje la Gospa parlasse troppo ma,
vedendo i frutti, mi sono detto: vado a
vedere. Ciò che si vive qui è molto sempli-
ce e molto profondo”.
“Sono stato sorpreso dal cambiamen-
to della preghiera, ma vedo in questo l’a-
zione dello Spirito Santo che ama confon-
dere i nostri piani. In questo ritiro ho capi-
to che non devo provare a salvare prima i
miei parrocchiani, ma me stesso! Se mi
santificherò mi seguiranno”.
“Qui un prete capisce la straordinaria
sensazione di Chiesa. Qui realmente speri-
mentiamo la Chiesa cattolica universale
nella sua diversità; tutti viviamo la stessa
cosa e veniamo da così tante culture diffe-
renti”.
E infine le impressioni di mons.
Sebastian Thekethecheril, VESCOVO del-
la diocesi di Vijayapuram (India):
Perché…
“Questo è il posto più bello del mondo
perché la Donna più bella è apparsa qui.
E perché è la Donna più bella? Perché ha
concepito la persona più bella – Gesù
Cristo. Perché Maria è così bella? Perché è
piena di grazia. E qui possiamo vedere le
grazie, particolarmente durante questo riti-
ro. Tanti sacerdoti, oltre 600, sono qui e li
vedo tutti felici. Perché? Soltanto quando
la gente è piena di Spirito Santo può essere
felice, anche esternamente”.
(FONTE © Informativni centar “Mir” Medjugorje)
I Ragazzi
Vincenzo, 17 anni
Sono arrivato qui quasi per caso, ho
incontrato un prete in autobus che me l’ha
proposto. Ho risposto: “No, io ho lasciato
la Chiesa da un pezzo” ma poi ho comun-
que deciso di provare quest’esperienza.
Appena arrivato ho visto ragazzi dell’età
mia che pregavano il Rosario ed ho pensa-
to che fossero tutti pazzi, poi invece mi è
venuto da chiedermi: “Se loro lo fanno per-
ché io devo essere l’unico a non pregare?”,
e così il primo giorno ho detto il mio primo
rosario. Ho vissuto tantissime altre espe-
rienze molto forti, dall’apparizione a
Mirijana alla salita sul Podbrdo.
Era da cinque anni che non entravo in chie-
sa, davvero non mi sarei mai aspettato di
trovare talmente tanta gente della mia età.
Matteo, 20 anni
È la quarta volta che vengo a
Medjugorje, è sempre una gioia tornarci
perché sento questo posto un po’ come casa
mia. Il primo pellegrinaggio che ho fatto
qui ha cambiato completamente la mia vita,
era nel 2005; da allora ho sempre voluto
tornare perché mi dà la forza di continuare
a vivere nella vita di tutti i giorni con la
lucerna della fede bene accesa. In questi
giorni sento di poter vivere una specie di
paradiso, perché posso dedicare tutta la mia
vita a Dio. Spero di riuscire a trasmettere la
mia esperienza testimoniando con la mia
vita che Cristo è il mio Salvatore.
Medjugorje lo consiglierei a chiunque, dal
più giovane al più vecchio, spero che tutti
si decidano per la conversione.
Mettere Dio al primo posto significa
abbandonarsi completamente a Lui,
lasciarGli fare tutto ciò che vuole nella
nostra vita. Io ho sperimentato che si è feli-
ci soltanto se ci si abbandona davvero a
Dio. È questo che voglio fare come risposta
al mio Signore. È stato Lui a prendermi
dalla situazione in cui ero e spero che
voglia usarmi come suo strumento.
Claudio, 13 anni
Medjugorje è un posto dove si lascia la
vita quotidiana per dedicarsi alla vita spiri-
tuale, in cui lasciando lo stress si ha la pos-
sibilità di guardare meglio il proprio cuore.
Vivendo l’esperienza del festival, stando
qui insieme a persone di nazioni così diver-
se, tra tutte queste bandiere, mi ha toccato
il pensiero che Dio ci ha creato tutti insie-
me come un’unica cosa: tutti dobbiamo lot-
tare per la pace e per adorare il Signore. È
triste che siamo troppo attaccati ai nostri
interessi invece di collaborare: siamo tutti
fratelli!
Finora nella mia vita non avevo ancora
conosciuto il Signore come una persona vici-
na a cui mi potevo rivolgere così direttamen-
te, la mia preghiera in questi giorni si è allar-
gata. I giovani che stanno nel mondo sono
spesso lontani dalla fede perché non hanno
visto e fatto esperienza di Dio vivo; ci sono
infatti due strade che si aprono alla nostra
scelta: una giusta ed una sbagliata, ma pur-
troppo tanti giovani ne vedono una sola.
Andrea, 16 anni
Mi ha particolarmente colpito la celebra-
zione della Messa, pur essendo lunga non è
affatto pesante. Inoltre qui non ti vergogni a
pregare perché tutti lo fanno; anche pregare
per strada diventa normale, quasi ti senti
strano se non lo fai…! Spero di portare a
casa queste preghiere fatte nella semplicità
del quotidiano. I miei genitori hanno insisti-
to per portarmi, io ero molto scettico, ma ora
sono davvero felice di esserci venuto.
Parlando
di preghiera
Padre Jozo:
“La Madonna a Medjugorje ci invita
alla conversione. Vale a dire che ci chiama
ad iniziare a pregare ogni giorno per cerca-
re, nel silenzio del nostro cuore, la salvezza
delle nostre anime. La Madre ci dice che
l’anima viene nutrita dalla preghiera. Sento
che la preghiera è indispensabile, come il
latte materno per un bambino, per nutrire la
propria anima. Sì, l’anima ha bisogno di
cibo, di cura e di sollecitudine, e questo è
ciò che è la preghiera.
Quotidianamente sono testimone dei
frutti di così tanta preghiera. Se smettessi-
mo di pregare, a Medjugorje e nel mondo
vi sarebbero alberi senza frutti; vi sarebbe
un deserto; vi sarebbero lampade spente
che non aiuterebbero nessuno e non servi-
rebbero a niente.
La nostra generazione ha
bisogno della Chiesa che testi-
monia, della Chiesa che prega e
attraverso la quale il Signore
compie le sue opere e dà segni
al mondo. Il nemico farà di tutto
per ostacolare la Chiesa e cia-
scuno sul cammino della con-
versione. Rimaniamo sempre in
pace, perseverando nella pre-
ghiera per tutti i pellegrini e per
quelli che soffrono a causa di
Medjugorje. Non dimentichiamo mai che
ogni pellegrino è frutto della preghiera e
del digiuno, è un dono.
Attraverso la preghiera lo Spirito Santo
guida colui che prega a scoprire la volontà
di Dio e, mediante le sue grazie e i doni, lo
rende capace di rispondere con la vita:
“Eccomi!”. Ciò significa dire ogni giorno e
in tutte le situazioni come la Beata Vergine:
“Eccomi, sono la serva del Signore”. Quel
‘Fiat’ della Beata Vergine è il ‘Credo’. Io
credo che il mio Dio è onnipotente e che
tutto è possibile al mio Dio.
La santità si realizza con l’impegno e il
sacrificio quotidiani, con la preghiera e la
vita Sacramentale. Noi sco-
priamo la volontà di Dio attra-
verso la Rivelazione, l’esem-
pio e le ispirazioni positive dei
santi; attraverso la Chiesa e la
proclamazione della Parola.
Scopriamo la volontà di Dio
anche mediante la nostra
coscienza attraverso la quale il
Signore ci parla. Spesso la
nostra debolezza occulta si
oppone alla volontà di Dio.
Rinnegare se stesso e rinunziare alla pro-
pria volontà, accettando la volontà di Dio, è
la vera saggezza e una vittoria della grazia
in noi. Tutto ciò è dono dello Spirito Santo.
Non si è mai sentito che qualcuno sia
diventato santo senza la preghiera. Non si è
mai sentito che qualcuno abbia rinunziato
alla propria volontà, ed accettato la volontà
di Dio, senza l’aiuto dello Spirito Santo.
Pregare con la Madonna è una chiamata
privilegiata a pregare con quelli che Lei ha
invitato, che hanno sentito la grazia e che
hanno risposto.
(liberamente tratto da una riflessione di p.
Jozo Zovko)
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Il
dinamismo
che muove
ogni donna
Dobbiamo cre-
dere follemente e
fortemente alla
potenza d’amore
che c’è nella don-
na, ai doni parti-
colari che Dio le ha dato: la donna è un
dinamismo, è una corsa senza fine. La don-
na non può addormentarsi, e per vivere la
sua vera identità, il suo vero volto, il suo
essere, la sua grandezza, deve invocare lo
Spirito Santo perché faccia luce in lei. Tutte
le donne dovrebbero diventare quella donna
che si chiama Maria. Se non c’è Lei dentro
di noi non abbiamo un modello da seguire.
Nella nostra vita ci deve essere Maria che
ha saputo soffrire e sacrificarsi per amore.
L’amore supera tutto, è l’essenziale
del vivere, e se non mettiamo l’amore al
centro delle cose che ci capitano, noi non
sapremo mai riconoscere chi siamo. Noi
siamo stati amati fin dall’origine del mon-
do, creati nell’amore e per l’amore. Per
vivere, qindi, ne abbiamo bisogno più del-
l’aria che respiriamo; quando l’amore non è
pulito, gratuito, vero, noi soffochiamo, non
possiamo più respirare, ci manca l’aria.
Vivere l’amore è il nostro essere don-
na, è il nostro esistere, è vivere nella quali-
tà della vita che non ti mette inciampi.
Nessuna croce ti può fermare perché l’amo-
re che porti dentro è più forte, ti porta ad un
oltre capace di superare ogni barriera e ogni
limite. L’amore in fondo è la bellezza di
vivere la veritò del nostro essere figli, per-
ché la sorgente dell’amore è Dio, nostro
Padre.
Suor Elvira
(alle sue Missionarie)
Il rosario è giovane!
di
Davide Cavanna
“Pregate… finché la preghiera diventi per
voi gioia”.
Ricordo la prima volta
quando, adolescente, udii
questo invito della Vergine:
quel modesto seppur costan-
te impegno di preghiera che
cercavo di ritagliarmi quoti-
dianamente, spesso trascina-
to e faticoso, racchiudeva in
sé una gioia? Se lo diceva
nostra Madre, impossibile dubitare! Questo
suo appello lasciò un segno in me e andò
delineando un programma di crescita inte-
riore, senza che neppure lo sapessi. Una
gioia nascosta mi era stata promessa da
quel messaggio, mi aspettava… D’altra
parte, non è forse la gioia che un fanciullo,
un ragazzo inseguono? Attraverso le amici-
zie e svariate forme di divertimento ed inte-
ressi cercano di rispondere a quel naturale
anelito ad essere felici. La Madonna, in un
certo senso, mi lanciò una sfida, ed io “stet-
ti al gioco”, mi lanciai in questa scoperta.
“Vuoi dirlo con noi?”
La mia preghiera quotidiana di allora
era composta di pratiche tradizionali e tra
queste vi era il santo rosario. Grazie a Dio,
le parole del Pater, dell’Ave, dell’Angelo di
Dio…
mi erano state messe in bocca dai
miei genitori fin da piccolissimo, “svezza-
to” nello spirito con la stessa cura, direi,
con la quale lo fui nel corpo. La recita del
rosario, poi, era una pratica viva nella
nostra casa, la quale si era tramandata nel
tempo alle successive generazioni, insieme
a quella fede genuina propria delle antiche
famiglie di campagna. Ogni sera dopo
cena, mia nonna, capofila, bussava alle por-
te del Cielo: «O Dio vieni a salvarmi…»
seguita dal resto dei presenti. Anche il pic-
colo Davide era invitato ad unirsi al rito
familiare, dalla dolcezza e prudenza di sua
madre, che ben conosceva il valore delle
scelte compiute nella libertà: «Iniziamo il
rosario, vuoi dirlo con noi, anche solo una
decina?». Alle volte lasciavo il gioco, la
televisione per unirmi ad una parte o all’in-
tera recita della corona; altre no, ma con
due risposte interiori ben distinte.
Così andava formando il Signore la mia
sensibilità: se avevo accettato la rinuncia
allo svago per condividere la preghiera,
anche solo per dieci Ave Maria, grande e
trasparente era la felicità e l’appagamento
che provavo. Se al contrario avevo chiuso il
cuore a questo invito, un chiaro richiamo
interiore mi procurava tristezza e insoddi-
sfazione. Un giorno poi, ancora molto pic-
colo, ricordo come la mia recita cantilenata
di bambino non mi convinse più. Ora vedo
come il buon Dio mi invitasse a non spre-
care le parole che pronunciavo. Cominciai
a mettervi maggior attenzione: non potevo
lasciare che quel saluto a Maria fosse sba-
dato e impoverito del suo significato!
Attraverso questi semplici passi, il rosario
divenne per me una forma di dialogo ordi-
naria con Maria e Gesù, che non smise di
accompagnarmi lungo il cammino.
Diversa fu invece l’esperienza che ebbi
alcuni anni fa quando fummo invitati, alcu-
ni amici animatori ed io, a guidare un incon-
tro interparrocchiale di ragazzi dai 12 ai 14
anni. Dopo un pomeriggio di giochi e scher-
zi, proposi loro la preghiera del rosario. Mi
guardarono spauriti: «Ma come? La pre-
ghiera dei morti?». Mi resi conto
che ciò che per me era colloquio e
affidamento alla Madonna, veniva
collegato da questi ragazzi a quegli
unici eventi dolorosi nei quali lo
avevano sentito recitare: il suffragio
per un defunto. Oggi, consapevole
delle grazie ricevute, degli esempi
della mia famiglia e della pazienza
del Signore verso di me, desidero
rivolgermi, con queste righe, a gio-
vani e meno giovani, col desiderio di pre-
sentare questa pratica secondo quello che
ritengo essere il suo volto autentico.
I volti del rosario
Il rosario ha essenzialmente il volto di
Maria, di una madre che in continuo dà la
vita per i figli affidatigli da Gesù. Madre
con gli occhi sempre su di noi e braccia col-
me di doni celesti, verso i quali, ahimè,
spesso tralasciamo di tendere le nostre. Una
madre che ci prende per mano, se lo voglia-
mo, nel segno di quella corona che scorria-
mo tra le dita, per consolarci e sostenerci in
ogni necessità.
Il rosario ha poi un volto tipicamente
giovane, di quei giovani che vi si comme-
morano. Non solo quello di Colei che ha
detto “sì” al piano dell’Altissimo, ma anche
di S. Giuseppe, sposo giusto e padre devo-
to, di S. Giovanni Battista, annunciatore
fino al sangue dell’Agnello di Dio, degli
Apostoli, chiamati per le strade e lungo il
mare, di S. Giovanni, il prediletto, nel cena-
colo e ai piedi della croce… E, ugualmente
importante!, ha il volto di noi giovani, chia-
mati oggi con forza dallo Spirito Santo a
scrivere la storia della Chiesa con la nostra
testimonianza di vita, sulle orme del
Signore Gesù. Infine, ma prima di tutto il
resto, il rosario ha il volto di Cristo, e l’in-
tercessione della Vergine, alla quale ci
rivolgiamo, ha specificamente lo scopo di
condurci a lui. Dice Giovanni Paolo II nel-
la sua Lettera sul santo rosario Rosarium
Virginis Mariae
: «Recitare il Rosario, infat-
ti, non è altro che contemplare con Maria il
volto di Cristo». E il volto del Signore, lo
sappiamo, è sempre giovane, sempre sor-
prendente, entusiasmante e da scoprire nel-
la sua eterna novità.
Un ossigeno spirituale
Ecco sintetizzata con espressioni sempli-
ci ciò che sento essere la grandezza e la pre-
ziosità di questa devozione, ed ecco sma-
scherato l’equivoco di quei ragazzini, inti-
moriti dal dover recitare la “preghiera dei
morti”. Del resto, se la Sacra Scrittura affer-
ma che “il nostro Dio non è un dio dei mor-
ti, ma dei viventi”, allora vive devono essere
le espressioni di fede che dal cuore dei cre-
denti salgono a lui. Tale dovrebbe essere il
rosario che recitiamo, in privato o comunita-
riamente: espressione vitale e accorata alla
Vergine, contemplandola, secondo verità,
realmente presente ed orante accanto a noi, e
realmente presente nel seno della Santissima
Trinità, per introdurci in essa.
Preghiamolo per noi stessi, e per tutti
coloro che conducono un’esistenza che è
morte, morte dell’entusiasmo, della voglia
di vivere, dei buoni sentimenti, della fede e
del dialogo con Dio; facciamone diventare
la recita un momento di respiro, che doni a
noi e alle anime per le quali intercediamo
nuovo ossigeno spirituale, capace di irrora-
re un cammino di virtù e di santi propositi.
La Madonna, che è fedele ai suoi messaggi,
non tarderà nel far diventare la nostra pre-
ghiera autentica gioia.
Immergiamoci pertanto con fiducia
incondizionata nella pratica del rosario: lo
si insegni ai bambini, e con essi lo preghino
i genitori; lo approfondiscano i giovani e ne
facciano la loro forza, per aprire il cuore a
Dio e per “vincere il maligno”; lo custodi-
scano gli anziani e gli ammalati, unendolo
alle loro fatiche e sofferenze fisiche.
Insieme, facciamo udire al mondo il nostro
canto di lode! Cantiamo che la preghiera è
balsamo di vita, che il rosario è sempre gio-
vane, attuale e per tutti. Sperimentiamo che
sempre giovane è chi lo recita col cuore,
perché fin d’ora introdotto da Maria nella
vita eterna del suo Figlio, il Risorto.
P. Ljubo e sr. Elvira
danzano al Festival dei Giovani
6
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L
A
C
OMUNITÀ
C
ENACOLO
:
Un miracolo d’amore
Uomini, giovani, in ginocchio
Una quarantina di giovani, con età varia-
bile tra i vent’anni e i quaranta, molti stra-
nieri, soprattutto dall’Est, che recitano l’Ave
Maria
nella loro lingua... Ogni giornata, qui
e in tutte le altre comunità seminate da suor
Elvira nel mondo, comincia con la recita del
Rosario. Non ci sono religiose né sacerdoti
a guidarlo, fanno tutto loro.
La prima cosa che colpisce chi arriva da
chiese semivuote, con fedeli d’una certa età
o bambini, donne in maggioranza, è pro-
prio questa: vedere tutti questi uomini, gio-
vani, in ginocchio che pregano con calma,
assaporando ogni parola di ogni Ave Maria.
Eppure non sono angeli: hanno alle
spalle una convivenza stretta con la droga,
molti di loro sono stati ladri, trafficanti,
violenti con la famiglia, hanno sperimenta-
to il carcere (lo si legge sulle braccia sco-
perte e tatuate). Ma ora sono qui in ginoc-
chio, a chiedere perdono, a dire “Grazie”
per aver incontrato ad un certo punto della
loro vita, un messaggio di speranza. La
seconda cosa che colpisce è la finestra
aperta sulla pianura, proprio alle spalle del-
l’altare. Per far entrare Dio.
Ad ognuno il suo angelo custode
Terminato il Rosario è il momento della
“condivisione”: comunicare agli altri la pro-
pria esperienza, le difficoltà e le piccole vit-
torie quotidiane. Non è facile convivere
gomito a gomito per mesi, anni, con persone
diverse da sé per provenienza, cultura, carat-
tere. Le occasioni di attrito e di incompren-
sione non mancano. Per questo ogni nuovo
arrivato viene affidato ad un “angelo custo-
de” che lo introduce alle regole (ferree) del-
la comunità, dà il buon esempio, lo consiglia
e lo rimprovera quando “sgarra”. È un’intui-
zione straordinaria, una delle tante che carat-
terizzano lo stile, o meglio la “terapia” di
suor Elvira: chi meglio di un ex drogato può
capire ed aiutare uno come lui? Qui non ci
sono operatori stipendiati. Ci sono giovani
che sono stati accolti, hanno ricevuto amore,
attenzione, ed ora restituiscono. «Quando
entriamo siamo barboni, persone a pezzi:
agli occhi degli altri siamo dei falliti.. Ma io
mi sento un miracolo se guardo con gli occhi
di Dio, a volte ringrazio di essere passato
attraverso questa esperienza che mi ha per-
messo di riscoprire i veri valori... - spiega
Walter, 42 anni, da cinque in comunità, che
per tutta la mattina mi scorta paziente nei
vari ambienti del Cenacolo. Qui impariamo
ad essere umili e semplici, a non reagire, a
tacere e “ingoiare”».
Al bando tv, giornali.
I ragazzi lasciano la cappella e scendono
in refettorio per la frugale colazione: sulla
tavolata spartana, coperta da una tovaglia
cerata, vigila il sorriso della “madre”, di
suor Elvira. Tutti in fila per ricevere una fet-
ta di pandoro e una scodella di tè, di tisana
o il caffè. «È l’unico residuo di “superfluo”
concesso nella casa» spiega Lukas, 26 anni,
polacco, anche lui “veterano” del Cenacolo.
Qui non si fuma, non si beve, sono banditi i
giornali e la tv, «che danno solo spazzatu-
ra», non si sente squillare un cellulare.
Nessuno ha le mani in tasca, nessuno va a
sdraiarsi sul letto nel tempo libero:
«Quando non siamo impegnati con il lavoro
si parla, si condivide, si dialoga con l’altro».
Più che disintossicarsi dalla droga chi entra
al Cenacolo si disintossica dal mondo
esterno, frequenta una “scuola di vita” con-
trocorrente; la comunità non accoglie sol-
tanto “tossici”, ma anche chi è un po’
depresso, chi è in cerca della sua strada.
Come i monaci: ora et labora
Dopo la colazione inizia la giornata
lavorativa: ognuno raggiunge il suo posto:
c’è chi è impegnato nella falegnameria, c’è
una officina meccanica. Un gruppo di gio-
vani è impegnato a tenere in ordine la ver-
dura nelle serre, altri curano le patate in un
campo poco lontano dalla casa. Intanto, in
cucina, si prepara il pranzo per una quaran-
tina di persone.
Sono circa 1.200-1300 i giovani accolti
nelle comunità di suor Elvira nel mondo: Il
vero problema non è tanto resistere in
comunità quanto tornare nel mondo: lo
dimostra il fatto che, passato il periodo
minimo di tre anni in cui hanno sperimen-
tato un modo diverso e più autentico di
vivere, molti ci rimangono lavorando come
volontari, mantenendo una certa distanza
dalle tentazioni e dalle contraddizioni del
mondo, scegliendo la strada delle missioni
in Paesi lontani.
Susanna Agnese (dal Corriere di Saluzzo)
Padre Ljubo:
Non ci manchi
mai l’ossigeno
!
“Che la preghiera sia per voi come
l’aria che respirate” ci dice la Vergine
Maria nel messaggio di luglio. Il nostro
corpo ha bisogno dell’aria per vivere.
Sappiamo molto bene come ci sentiamo
quando ci manca l’aria. Senza l’aria non si
può vivere, il nostro corpo muore. Come
abbiamo l’organismo corporale, così
abbiamo l’organismo spirituale. Si può
dire che la preghiera è l’aria per il nostro
organismo spirituale, per la nostra anima.
Senza la preghiera siamo spiritualmente
morti. Senza la preghiera l’uomo vive solo
ad un livello materiale, ad un livello delle
cose morte nelle quali non c’è la vita.
La preghiera non è qualcosa che ci è
prescritto, ingiunto dalla Chiesa, da Dio,
dalla Madonna; la preghiera non è solo un
pio esercizio, è qualcosa di più: la preghie-
ra è la vita. Senza la preghiera Dio non ha
lo spazio per poter venire a noi, per salvar-
ci, per guarire il nostro cuore e l’anima.
Soltanto nella preghiera del cuore Dio ci
può rivelare il suo amore e potremo speri-
mentare la gioia che siamo figli prediletti
di Dio e della Vergine Maria.
Conosciamo dall’esperienza che non è
sufficiente sapere che il cibo è buono,
abbiamo bisogno di mangiare il cibo per
vivere. Non è sufficiente sapere che Dio,
Gesù, la Vergine Maria ci amano, ma
abbiamo bisogno di sperimentare, incon-
trare e per così dire con la fede e con il
cuore toccare l’amore di Dio.
(tratto dal commento al Messaggio di p. Ljubo )
“Io non lascerò qui
la Madonna!”
Fra Ljubo, vorrei riassumere in quest’in-
tervista la tua esperienza qui a Medjugorje
in questi 7 anni. Cosa hai provato quando
ti hanno detto che saresti dovuto venire?
Ero un giovane sacerdote, ordinato da
appena quattro anni. All’epoca il parroco
era p. Pervan, e quando mi ha detto che
sarei dovuto venire a Medjugorje in veste di
aiutante spirituale ho avuto un po’ di paura,
mi sembrava una piccola una sfida, perché
ero fresco di ordinazione e a Medjugorje
ero sempre venuto come pellegrino, finché
non ho maturato la decisione di diventare
frate. Poi qualche volta venivo ad aiutare
per le confessioni. È completamente diver-
so venire qui ogni tanto, perché quando vivi
a Medjugorje ci sei dentro, vivi nel cuore la
presenza di Maria.
Ma oltre a questo, sentivi in te anche l’en-
tusiasmo dell’inizio?
Non ero entusiasta, perché io mi entusia-
smo molto difficilmente, mi ci è voluto del
tempo per abituarmi. All’inizio c’era anche
fra Slavko e solo nel momento in cui è venu-
to a mancare ci siamo resi conto di tutto ciò
che faceva. Ci siamo trovati a doverci distri-
buire le sue responsabilità. A me è toccata la
traduzione e l’interpretazione del messaggio
del 25 del mese, oltre la guida dei numerosi
seminari da lui organizzati. Naturalmente mi
sono dovuto “buttare”, dovevo per forza
cavarmela… Da noi c’è è un proverbio che
dice: “L’asino non sa nuotare, ma quando lo
si butta nell’acqua allora impara”. Così
anch’io ho imparato a “nuotare”!
Durante questi 7 anni sono cambiate mol-
te cose a Medjugorje, pensi in meglio o in
peggio? Guardando i pellegrini, pensi che
il livello spirituale sia “in crescendo”?
Tutti dicono che qui i primi due o tre
anni era come stare in paradiso, si viveva un
tempo di forte entusiasmo, ma restare entu-
siasti per 26 anni non è reale. Anche queste
fasi di entusiasmo vanno filtrate. Ci sono
tuttavia molte persone che sono rimaste in
cammino con Maria, e si impegnano a vive-
re ciò che lei ha indicato.
Parlare di qualità è un po’ difficile. Io
penso che sia necessario lasciare l’entusia-
smo e, con il tempo, permettere che le radi-
ci affondino, in modo che chi seriamente ha
deciso di seguire il Signore possa perseve-
rare, possa imparare a soffrire e a rimanere
fedele ai messaggi di Maria. Siamo tutti in
un cammino di ricerca, non è possibile
vedere cosa ci riserva il futuro. È sufficien-
te vedere il prossimo passo da fare e proce-
dere con fiducia: il Signore guida tutto, e
tutto volgerà al bene.
Qual è il fine di Maria, dov’è che ci vuole
guidare con queste apparizioni?
Come Maria stessa ha detto: “Il messag-
gio più importante che vi ho dato è l’invito
alla conversione”; in fondo questo è il mes-
saggio evangelico, che è sempre attuale e la
Madonna desidera semplicemente risve-
gliarci alla verità del Vangelo. Di certo lei
I
NTERVISTA
A P
. L
JUBO
K
URTOVIC
7
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Villanova M., 8 settembre 2007
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non sarebbe apparsa se fosse tutto a posto.
Le apparizioni sono proprio un segno che ci
siamo addormentati, che non è tutto a
posto, né nella Chiesa, né nel mondo. Per
questo la Madonna, che è madre, viene,
parla, consiglia e ci richiama, questo è il
compito di una madre.
Ventisei anni e ancora deve realizzarsi
quanto annunciato…
Esiste il tempo umano e il tempo di Dio.
Per Dio un giorno solo è come mille anni e
mille anni sono come un giorno solo.
Ventisei anni sono tanti, ma sono anche
pochi. I veggenti dopo tre anni dalla prima
apparizione hanno chiesto: “Come mai sei
con noi da così tanto tempo?”, e lei ha
risposto: “Davvero vi ho già stancato?”.
Maria certamente ci può stancare poiché il
suo amore ed i suoi messaggi sono esigen-
ti, ma lei fa questo per il nostro bene, per-
ché cerca la nostra felicità, non è venuta per
renderci infelici. Dio e la Madonna non ci
hanno mai promesso il paradiso sulla terra:
qui siamo in cammino.
Dopo la tua esperienza qui, pensi di essere
cambiato interiormente? Cosa hai ricevu-
to, cosa hai imparato?
Stando in contatto con tutti i pellegrini,
con le loro esigenze, anche noi sacerdoti ci
formiamo, veniamo educati, in qualche
modo riceviamo qualcosa da loro.
Inevitabilmente influiamo gli uni sugli altri.
Ho compreso che devo fare ancora molti
passi. Io non ho mai vissuto conversioni
improvvise, né sono mai caduto da cavallo
come s. Paolo, in me tutto è proceduto gra-
dualmente. Devo solo camminare.
Al di là della tua esperienza con i pellegri-
ni, che cosa ha avuto influenza su di te?
Vivendo qui sono ancora più convinto e
sicuro della presenza della Madonna!
Umanamente sarebbe più facile non vivere
a Medjugorje, perché questa è una parroc-
chia davvero particolare. Porta con sé oltre
alle grazie anche molte croci, molte soffe-
renze, e attraverso tutto questo una persona
può diventare ancora più forte e convinta
nella fede, perché nelle sofferenze si impa-
ra a pregare e se si decide a soffrire con Dio
anche la sua fede diventa più pura!
Quali sono le difficoltà che voi frati incon-
trate a Medjugorje?
Qui viene tanta gente con problemi
diversi, con sofferenze, con “spiriti” diver-
si… Serve davvero un buon discernimento;
serve sapienza, amore, pazienza, e anche
forza per rispondere, come sacerdoti, e tut-
te queste necessità.
Tu guidi l’adorazione davanti a migliaia
di persone… Com’è stato le prime volte e
tutt’ora come lo vivi? È esigente?
È difficile ed esigente ma anche molto
bello, perché la forza viene dalla grazia.
Nella preghiera d’adorazione io parlo
innanzitutto a me stesso, in modo da intro-
durre le persone nel rapporto con Dio.
Soltanto se io saprò essere in rapporto con
Gesù potrò guidare anche gli altri verso di
Lui. Prima di venire qui a Medjugorje ave-
vo già fatto questa esperienza, ma la sente
non era così tanta! Appena arrivato, ascolta-
vo come pregava fra Slavko. Impariamo
sempre qualcosa dagli altri; posso dire di
aver ricevuto molto da persone diverse.
Come carattere non sei particolarmente
espansivo, spesso cerchi il silenzio schi-
vando molte persone. Eppure sembrava
che proprio per questo i pellegrini ricer-
cassero la tua compagnia. Che cosa senti
di dover dare loro?
Bisogna distinguere una cosa fondamen-
tale: cercano me oppure cercano Gesù? Se è
me che cercano allora sono ben contento di
fuggire, perché dando me stesso non darei
loro nulla. Qui c’è una continua battaglia,
qui c’è il vero cammino verso Cristo. Però
posso dire che sono in molti a cercare Gesù.
Pensi che il Festival dei giovani sia un
avvenimento importante per Medj?
Sì, sicuramente. Tutto è stato messo in
moto da fra Slavko, che aveva molto corag-
gio, molta fede, ed è cresciuto alla scuola di
Maria. Ha avuto il coraggio di cominciare
tutto con un piccolo gruppetto di trenta o
anche meno e da questo seme è cresciuto un
grande albero: attualmente vi partecipano
più di trentamila giovani. Non guardo que-
sto come ad un mio merito, io mi sento dav-
vero un servo inutile.
Cosa vorresti dire oggi di particolare a tutti
i giovani che leggeranno quest’intervista?
Quello che dice Maria: “Cari figli, apri-
te il vostro cuore, abbandonatevi e godete
di Gesù, consacratevi al mio Cuore e non
abbiate paura, io sono con voi”. Anche voi
giovani siate con lei e siate perseveranti in
questo cammino, anche quando è difficile.
Pensi che il tuo trasferimento in un altro
Convento lontano da Medjugorje sarà un
passo in avanti nel tuo cammino?
Nel cuore non lascerò mai Medjugorje.
Posso andarmene con il corpo ma qui sono
le radici. I rami posso stare altrove… Qui a
Medjugorje ho gustato la bellezza di essere
sacerdote e ho visto quanto gli uomini
abbiano bisogno del sacerdote, o meglio, di
Gesù attraverso il sacerdote.
Leggi dunque la volontà di Dio in questo
trasferimento, credi che sarà benefico per
l’anima tua?
Non so come sarà, ma credo di sì. È
necessario stare ad una sana distanza per
vedere Dio, se ci avviciniamo troppo non
riusciamo più a vederLo.
Di tutti questi anni quale avvenimento è
rimasto impresso più fortemente in te?
Non ho proprio un avvenimento concre-
to da ricordare; posso dire che ogni incon-
tro è stato prezioso. Ma il vedere come Dio
opera nelle anime, che poi ripartono felici e
piene di speranza, è la cosa che maggior-
mente ti riempie e ti dona l’entusiasmo di
perseverare con forza ancora maggiore ed
essere davvero ciò che Gesù vuole da te. Sì,
quest’immagine delle persone che cercando
Dio ripartono felici e rinnovate interior-
mente mi accompagnerà nei giorni che mi
aspettano. Penso che questa sia la cosa più
bella, questo è in realtà Medjugorje.
Dovrai lasciare questa realtà per andare
avanti, però la Madonna opera ovunque!
Io non lascerò qui la Madonna, la porte-
rò con me. Lo dico sempre ai pellegrini di
non lasciare qui la Madonna, la possiamo
portare nel cuore, facendo concretamente
proprio quello che ci sta dicendo da 26
anni. Questo è il modo migliore per essere
sempre con lei e attraverso di lei con Gesù.
(intervistato da Francesco Cavagna)
I lettori scrivono
Margarita de Rincón dall’Australia:
ringraziamo per l’invio di ECO che per noi
è dolce cibo per l’anima. Apprezziamo i
commenti di Nuccio Quattrocchi che dona-
no complemento ai messaggi di Maria
Santissima. Portiamo poi il giornalino ad
altri del nostro gruppo di preghiera, e attin-
giamo da alcuni vostri articoli per le medi-
tazioni che proponiamo al gruppo. Grazie,
e Dio vi benedica!
Herr Etzkorn dalla Germania:
Nonostante i miei 83 anni sono ancora atti-
vo nel servizio alla evangelizzazione e sono
lieto, nelle ore di stanchezza, di poter leg-
gere Eco ed esserne arricchito.
M. Vitello dal Canada: Da più di un
anno ricevo i vostri giornalini che distribui-
sco ai giovani e anziani che lo accolgano
con amore. Ho 83 anni; esco poco, giusto
per andare a Messa la domenica e a qualche
ritiro di preghiera. È una gioia leggere il
vostro ECO. È molto completo e scritto con
grande maestria. La Santa Vergine vi ricol-
mi di grazie!
Blanca Velez da Puerto Rico: Non pote-
te immaginare cosa significa per me riceve-
re il vostro ECO! Mi mantiene unita alla
terra benedetta visitata da tanti anni da
nostra Madre...
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