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www.medjugorje.ws » Eco di Maria Regina della Pace » Eco di Maria Regina della Pace 164 (Luglio-Agosto 2002)

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Eco di Maria
Regina della Pace
164

Luglio-agosto 2002

 


Messaggio del 25 maggio 2002

 

"Cari figli, oggi vi invito a mettere la preghiera al primo posto nella vostra vita. Pregate e che la preghiera figlioli, sia per voi gioia. Io sono con voi ed intercedo per tutti voi, e voi figlioli, siate gioiosi portatori dei miei messaggi. Che la vostra vita con me sia gioia. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

"La vostra vita con me sia gioia"

Già altre volte Maria ha intrecciato preghiera e gioia come aspetti consequenziali di una stessa realtà. Alla preghiera spetta il primo posto, ma strettamente ad essa congiunta è la gioia. Se la preghiera non porta alla gioia c’è da dubitare della qualità della nostra preghiera. Se essa è comunione con Dio, se è abbandono allo Spirito che realizza questa comunione e mentre suscita in noi la parola allo stesso tempo ci apre alla comprensione della Parola, allora deve necessariamente produrre gioia, una gioia grande, incommensurabile. La gioia grande di sentirsi amati da Dio, di sentirsi accolti nonostante i nostri limiti, le nostre indegnità, il nostro stesso peccato; la gioia incommensurabile di sentire il Cristo vivo in noi e noi in Lui (Gv 14,20).
Nasce così il desiderio di pregare ancora, di pregare di più e, soprattutto, di pregare meglio, cioè di lasciarsi sempre più pienamente pervadere dallo Spirito perché l’esperienza di Dio sia meno fugace, meno sfuggente, ma sempre più coinvolgente. Allora viene spontaneo mettere la preghiera al primo posto nella nostra vita perché essa cambia la qualità della nostra vita. Già nell’Antico Testamento il Salmista affermava "Gioiscano quanti in te si rifugiano, esultino senza fine. Tu li proteggi e in te si allieteranno quanti amano il tuo nome" (Sal 5, 12) ed ancora "Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra" (Sal 15, 11).

Quanto più grande è la nostra esperienza di gioia ora che Dio non è più solo Colui che ci protegge e che ci indica la via ma è il Cristo, il Dio nell’uomo, Colui che cerca un posto nella nostra anima, nel nostro cuore! Dio è così intimo a me da non poter più distinguermi da Lui senza offendere il Cristo. Cade la distanza fra il Creatore e la creatura e con essa cade la paura, cede il posto alla gioia. Maria ha un ruolo unico in questo incontro fra Dio e l’uomo e questo compito svolge nello snodarsi dei giorni: io sono con voi ed intercedo per tutti voi e chiede la nostra risposta, la nostra collaborazione: siate gioiosi portatori dei miei messaggi. La Sua presenza non può che produrre gioia e questa gioia dobbiamo comunicare con la nostra vita prima e più ancora che con le nostre parole. Che la vostra vita con me sia gioia; e come potrebbe essere diversamente? Ogni paura è un cedimento al tentatore, a colui che ci induce a diffidare di Lei e di Dio.

Maria ci porta Gesù, ci rende possibile, con la Sua intercessione, di fare esperienza dell’amore di Gesù, di quell’amore che nessuna vicenda umana può offuscare, né alcuna potenza, né morte né vita può toglierci (Rm 8, 35-39) perché l’amore di Cristo ha vinto la morte, ogni morte. Vivendo insieme a Lei, sarà la nostra vita a rendere conto della speranza che è in noi (1 Pt 3, 15). Insieme a Lei significa vivere come Lei, nell’umiltà, nel nascondimento, nell’abbandono completo e fiducioso in Dio; significa vivere la volontà di Dio senza tergiversare, senza preoccuparsi di capire subito, senza dubitare mai. A noi questo non è possibile se contiamo solo sulle nostre forze o capacità; ma Maria ci assicura continuamente di essere con noi, di intercedere per noi; a noi non resta altro che dire il nostro "Sì". Diciamolo con sincerità, con gioia; Lei ci aiuterà, ci otterrà da Dio le grazie necessarie e lo Spirito farà tutto il resto. Pace e gioia in Gesù e Maria. Nuccio Quattrocchi

 

 

Messaggio del 25 giugno 2002

 

"Cari figli, oggi prego per voi e con voi che lo Spirito Santo vi aiuti e aumenti la vostra fede affinchè accettiate ancor di più i miei messaggi che vi do qui in questo luogo santo. Figlioli, comprendete che questo è il tempo della grazia per ognuno di voi, e con me figlioli siete sicuri. Desidero condurvi tutti sulla via della santità. Vivete i miei messaggi e mettete nella vita ogni parola che io vi do. Siano preziose per voi perchè vengono dal cielo. Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

Parole che vengono dal Cielo

Se avessimo fede quanto un granellino di senapa potremmo trasferire dalla terra al mare alberi (Lc 17,6) e monti (Mc 11, 23). Cosa riusciremmo a fare se avessimo maggior fede nei messaggi di Maria? Prego per voi e con voi che lo Spirito Santo vi aiuti e aumenti la vostra fede affinché accettiate ancor di più, cioè in maggior profondità, i miei messaggi che vi do in questo luogo santo. Certo sono innegabili i frutti della nuova evangelizzazione che Maria sta realizzando con la Sua presenza a Medjugorje, ma evidentemente non sono ancora sufficienti e questo spiega la durata eccezionale della Sua presenza in questo luogo santo. Se la fioritura non è ancora completa la responsabilità è soltanto nostra e dei nostri cuori duri. Viene in mente il pianto di Gesù su Gerusalemme; che non accada anche a noi di non riconoscere il tempo in cui siamo stati visitati (Lc 19, 44b).
Ancora, e Maria ce lo ripete spesso, questo è tempo di grazia e questa volta aggiunge che con Lei siamo sicuri; cioè facendo ciò che Lei ci dice di fare utilizzeremo bene questo tempo favorevole. Ma fino a quando avremo questa possibilità? Fino a quando i cieli resteranno aperti e scenderanno su di noi le preziose parole di Maria? Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le sussultò in grembo ed ella fu piena di Spirito Santo (Lc 1, 41). Anche noi dobbiamo sentire sussultare qualcosa nella nostra anima alle parole di Maria; non una emozione passeggera ma una vera inondazione dello Spirito deve avvenire in noi per cambiarci radicalmente e questo dipende dalla nostra disponibilità alla Sua azione. Per questo le Sue parole sono preziose, infinitamente più preziose di qualunque cosa al mondo; viviamo i Suoi messaggi ed il miracolo si compirà.

Maria è con noi, prega per noi e con noi; uniamoci alla Sua preghiera, facciamo nostra la Sua preghiera per noi e troveremo posto nel Cuore di Dio ed Egli potrà abitare in noi! Maria viene per questo, per condurci sulla via della santità. Non si tratta di aggiungere qualche orazione alle nostre pratiche religiose; non si tratta di dare qualcosa di ciò che noi abbiamo; dobbiamo dare quel che noi siamo, dobbiamo consegnarci nel nostro essere, abbandonarci a Lei con fiducia, come un bimbo svezzato in braccio a sua madre (Sal 130, 2). Mettiamo nella vita ogni parola che Lei ci dà, cioè viviamo tutto ciò che Lei ci dice; non si tratta di ripetere formule ma di vivere secondo i Suoi insegnamenti. Le Sue preziose parole non sono fatte di lettere dei nostri alfabeti. Ogni Sua parola è fatta di carne e di sangue e di Spirito; la Parola che Lei ci porta è Cristo Gesù. Lei ci chiede di vivere Gesù! N.Q

 

 

I messaggeri della Madonna

Gesù ha assegnato ai suoi discepoli il compito di andare per il mondo ad annunciare la buona novella. Tutti dovrebbero svolgere questo compito allo stesso modo. Questo è il compito, ma anche l’obbligo dei cristiani. Se vogliamo mettere in evidenza qualcuno nell’attività di annuncio, si tratta dei sacerdoti, persone consacrate a Dio che hanno la facoltà di annunciare. I sacerdoti sono i rappresentanti di Gesù nella Chiesa e nel mondo. Ecco perché è importante avere dei sacerdoti, perché in questo modo abbiamo il Cristo presente in mezzo agli uomini. Il futuro senza Gesù è impossibile. Senza i sacerdoti, guardare avanti a Gesù significa chiudere le porte che attraversano quegli uomini a cui Gesù ha dato facoltà di annunciare e di impartire i sacramenti. Cristo ha bisogno degli uomini, dei sacerdoti che sono diventati i suoi messaggeri disponibili nel mondo. Così come Maria è diventata la messaggera di Dio e la portatrice della speranza: anche noi dobbiamo essere così, ed i sacerdoti in modo particolare.
A Medjugorje arrivano sacerdoti da ogni parte del mondo. Arrivano insieme ai loro fedeli in questo santuario per cercare un vero messaggio cristiano. Nella maggior parte dei casi questi sacerdoti sono le guide dei gruppi di preghiera nei loro paesi, comunità sorte sulle basi di Medjugorje. Pertanto i sacerdoti si mettono al servizio della diffusione dei messaggi della Madonna. Essi divengono i messaggeri della Vergine ed i suoi rappresentanti.
È interessante rendersi conto che a Medjugorje i sacerdoti arrivano impercettibilmente ed umilmente, così come arriva Maria. Molti di loro hanno ricevuto la vocazione proprio qui ed ora vengono per rendere grazie a Dio per il dono della chiamata a servire Dio in modo particolare. Non ci sono quasi diocesi e paesi al mondo dove non vi sia un sacerdote che non sia entrato nell’essenza di Medj. A volte questi sacerdoti sono definiti i funzionari della Vergine. Così la Madonna e Medjugorje, per mezzo dei sacerdoti, sono presenti in ogni angolo di questa terra. Davvero a Dio tutto è possibile.
Quando pensiamo ai sacerdoti non possiamo assolutamente separare noi stessi e la nostra preghiera da loro.

Fra Mario Knezovic

 

A Toronto i giovani risplendono di luce

"Voi siete il sale della terra...Voi siete la luce del mondo" (Mt 5, 13-14). È questo il tema scelto dal Papa per la 17° edizione della Giornata Mondiale della Gioventù, che vedrà protagonisti i giovani di tutto il mondo in Canada dal 23 luglio - giorno dell'apertura ufficiale - al 28 luglio, quando il Pontefice saluterà i partecipanti con la Celebrazione Eucaristica a Downsview Park, dove essi veglieranno tutta la notte, come avvenne due anni fa nella ormai famosissima Torvergata (Roma).

Il simbolo della luce evoca il desiderio di verità e la sete di giungere alla pienezza della conoscenza, impressi nell'intimo di ogni essere umano, preannunziava i Santo Padre nel suo messaggio ai giovani in preparazione a questa GMG. "Nel cuore della notte ci si può sentire intimoriti ed insicuri, e si attende allora con impazienza l'arrivo della luce dell'aurora. Ma la luce di cui Gesù ci parla nel Vangelo è quella della fede, dono gratuito di Dio, che viene a illuminare il cuore e a rischiarare l'intelligenza". Non è banale né scontato ribadire che i giovani del nostro tempo devono fare i conti con una società e uno stile di vita che tentano, in modo subdolo e accattivante, di spegnere ogni luce di verità infuso dallo Spirito Santo nel battesimo, e propongono in cambio falsi bagliori che presto si spengono, condannando così chi ne è attratto a brancolare nel buio dell'incredulità, dello smarrimento, dell'insicurezza e del timore.

La società stessa, pur cosciente di questo profondo disagio giovanile che troppo spesso sfocia nel dramma della droga, dell'alcolismo o addirittura del suicidio (per sfiorare appena la punta dell'iceberg del doloroso malessere che coinvolge molti giovani), non propone valide, definitive risoluzioni che possano riaprire il cuore alla speranza di un futuro diverso, di un futuro che dia senso e compimento all'esistenza di ognuno. Ecco perché le parole di Gesù assumono uno straordinario rilievo allorché spiega la sua identità e la sua missione: "Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita" (Gv 8,12), continua il Papa. E' infatti nell'incontro personale con Cristo che si viene illuminati da una luce nuova, che fa guardare la vita in modo diverso. Attraverso il successore di Pietro, Dio invita i giovani a non cedere a compromessi: Nel contesto attuale di secolarizzazione, in cui molti dei nostri contemporanei pensano e vivono come se Dio non esistesse o sono attratti da forme di religiosità irrazionali, è necessario che proprio voi, cari giovani, riaffermiate che la fede è una decisione personale che impegna tutta l'esistenza. Il Vangelo sia il grande criterio che guida le scelte e gli orientamenti della vostra vita! Diventerete così missionari con i gesti e le parole e, dovunque lavoriate e viviate, sarete segni dell'amore di Dio, testimoni credibili della presenza amorosa di Cristo.

C'è molta attesa per questi giorni di incontri, catechesi, festeggiamenti, memori dell'incredibile atmosfera di gioia e di entusiasmo che aveva cambiato il volto di Roma nella calda estate di due anni fa. Arriveranno da ogni parte della terra per diventarne "il sale": Una delle funzioni primarie del sale, come ben si sa, è quella di condire, di dare gusto e sapore agli alimenti. Quest'immagine ci ricorda che, mediante il battesimo, tutto il nostro essere è stato profondamente trasformato, perché "condito" con la vita nuova che viene da Cristo (cfr Rm 6,4) - propone ancora una volta il Papa. Il sale, grazie al quale l'identità cristiana non si snatura, anche in un ambiente fortemente secolarizzato, è la grazia battesimale che ci ha rigenerati, facendoci vivere in Cristo e rendendoci capaci di rispondere alla sua chiamata ad "offrire i [nostri] corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (Rm 12,1). Per lungo tempo il sale è stato anche il mezzo abitualmente usato per conservare gli alimenti. Come sale della terra i giovani sono dunque chiamati a conservare la fede che hanno ricevuto e a trasmetterla intatta agli altri. Sarà a Toronto, nel cuore di una città multiculturale e pluriconfessionale che i giovani insieme al Papa diranno l'unicità di Cristo Salvatore e l'universalità del mistero di salvezza di cui la Chiesa è sacramento.
Venite a far risuonare nelle grandi arterie di Toronto l'annuncio gioioso di Cristo che ama tutti gli uomini e porta a compimento ogni segno di bene, di bellezza e di verità presente nella città umana, conclude il Papa. Venite a dire davanti al mondo la vostra gioia di aver incontrato Cristo Gesù, il vostro desiderio di conoscerlo sempre meglio, il vostro impegno di annunciarne il Vangelo di salvezza fino agli estremi confini della terra!

Stefania Consoli

 

 

Nel segno della Croce il Canada si converte

Ha visitato 72 diocesi, ha peregrinato per le regioni artiche, ha attraverso le praterie, ha solcato i laghi e i fiumi issata sui pescherecci, ha valicato i passi montani, è passata per i parchi e per le strade dei centri cittadini... È la croce della GMG, alta appena tre metri e ottanta ma carica di una potenza che sconvolge quanti vi si trovano a contatto. Non se lo aspettavano i cittadini canadesi, abituati ad assistere a imponenti raduni di altra natura (e non sempre molto edificante); non pensavano che il passaggio di questo legno, simbolo di un'altro molto più antico dove è stato appeso il Figlio dell'Uomo, li avrebbe colpiti così tanto. Molti piangevano al suo passaggio, altri facevano ressa per toccarla, e i giornali locali vi dedicavano le loro prime pagine. Un evento apparentemente "normale", eppure capace di toccare ognuno nell'intimo del proprio cuore e trasformare una fede "un po' formale e sonnacchiosa" in un'adesione ardente e responsabile al Dio crocifisso che con la sua morte ci ha donato la vita.

Nell'omelia per la canonizzazione di Padre Pio (16 giugno), Giovanni Paolo II ha dato una forte risonanza alla croce, proposta all'uomo da Dio come vero strumento di salvezza. "Quanto a me... non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo" (Gal 6,14). Non è forse il "vanto della croce" ciò che maggiormente risplende in Padre Pio? Il Papa non perde mai l'occasione di ricondurci all'essenziale mettendo a tacere quelle inutili voci che indicano l'ingresso nel regno di Dio attraverso altre porte diverse da "quella stretta", solo perché questa appare scomoda e dolorosa... Qualcuno al passaggio della "croce dei giovani" commentava: "Quella croce sta sprigionando un'energia immensa. È un simbolo dalla potenza irresistibile. È un segno di unità, perché sulla croce ci stiamo attaccati tutti".

S.C.

 

 

Elevati in Cielo con l'Assunta

Il primo novembre del 1950, Pio XII proclama il dogma mariano dell'Assunzione, il quarto della storia, dopo quelli della maternità divina di Maria, della sua perenne verginità, della sua immacolata concezione. Fu un dogma espresso a motivo di molte richieste, e dopo una consultazione previa dell'episcopato mondiale, come già avvenne per la proclamazione dell'Immacolata circa un secolo prima, nel 1854, ad opera di Pio IX. Questi dogmi hanno entrambi la caratteristica di non avere un esplicito fondamento biblico, ma si poggiano sia sulla tradizione della Chiesa, che ha creduto e celebrato nei secoli questi prerogative mariane, sia sul "senso della fede" dei cristiani cattolici, cioè sul comune convenire riguardo a queste verità di fede da parte della Chiesa nel suo complesso.

Cosa propone alla nostra fede il dogma dell'Assunzione?

Il testo della definizione dogmatica dice: "L'Immacolata Genitrice di Dio sempre Vergine Maria, completato il corso della vita terrena, fu assunta in corpo e anima alla gloria celeste. Siamo tenuti a credere, dunque, che Maria, al termine della sua vita, non ha conosciuto la corruzione della morte ma è stata invece portata in Cielo in carne ed ossa, ed è entrata nella gloria di Dio nell'unità della sua persona, cioè in corpo e anima. Questa definizione trova poi un naturale completamento nell'enciclica Ad Coeli Regina, promulgata sempre da Pio XII quattro anni più tardi, con la quale si proclama la regalità di Maria, e si afferma in qualche modo la sublimità della gloria a lei concessa.
Il testo del dogma dell'Assunta non ci dice se Maria sia morta o meno, ed usa un'espressione apposita (completato il corso della vita terrena) per non pronunciarsi sulla questione. Esiste infatti un'ipotesi teologica che ritiene che Maria non sia morta, ma sia passata alla gloria celeste senza morire, dopo essersi addormentata. Questo spiega perché, prima dell'istituzione della solennità dell'Assunta, si celebrasse la festa della Dormizione (Dormitio) di Maria. Tale convinzione riguardo a Maria poggia su un semplice ragionamento teologico, come logico sviluppo del dogma dell'Immacolata: se la morte è la conseguenza del peccato originale, e se Maria è senza peccato, allora Maria non è morta.

Oggi siamo in grado di definire meglio la questione sulla morte di Maria.

È quanto sostiene Gianni Calzani nel suo libro "Maria". L'ipotesi che la Madonna non sia morta appare ingenua e persino svilente nei confronti della Vergine. Innanzitutto, lo studio approfondito dei vangeli apocrifi, cioè di quei testi che la Chiesa non ritiene ispirati, ma che rappresentano comunque antiche testimonianze della fede dei primi secoli, sono tutti concordi nel riferire che Maria sia realmente morta, di morte naturale, a Gerusalemme, alla presenza degli apostoli, e che sia stata sepolta presso il Getsemani. A partire dal sec. V-VI, abbiamo testimonianze sempre più numerose presso i Padri della Chiesa: quasi tutti ammettono la morte di Maria, o almeno si astengono da precisazioni al riguardo. Fino all'epoca moderna, si registra una pratica unanimità sul fatto che sia morta. Oggi la teologia scopre l'importanza della morte di Maria: la fedele discepola del Signore, non doveva forse seguirlo fino alla fine, ed entrare anche lei, come il Cristo, nel mistero della morte, per uscirne, come lui, glorificata dalla Resurrezione? Così la morte unisce più strettamente la Vergine Madre al Figlio suo, in modo che possa partecipare fino in fondo al mistero pasquale di morte e resurrezione di Cristo.

Che significato ha per la nostra vita di fede il mistero dell'Assunzione di Maria?

Innanzitutto è motivo di speranza nella salvezza di Dio. Maria Assunta è testimone della gloria finale, di ciò che si compirà alla fine del tempo. Lei è la primizia dei redenti, è l'attuazione piena della salvezza che Dio vuole per ogni anima. Un grande teologo del secolo scorso, Karl Rahner, afferma che Maria è l'icona di ciò che Dio voleva fare dell'uomo in origine, e di ciò che Dio farà dell'uomo alla fine. La Vergine, cioè, è l'immagine dell'uomo pienamente realizzato in Dio, ci dice ciò che saremo, per grazia, nel Regno dei Cieli. Maria, certo, ci precede nella gloria sia temporalmente, perché vi è già entrata, sia qualitativamente, perché non saremo glorificati quanto lei; però, saremo sicuramente simili a Lei, perché accomunati dalla stessa natura umana e salvati dalla stessa potenza salvifica di Cristo. L'Assunzione di Maria è un lieto presagio della gloria che anche a noi verrà concessa, è un segno che sostiene la nostra speranza di essere noi pure, un giorno, completamente realizzati e trasfigurati in Dio.

L'Assunzione di Maria è anche motivo di fiducia nel futuro.

Il tempo non corre in avanti ciecamente, ma proteso verso il compimento della gloria di Dio. Questo mondo che sembra rotolare verso l'abisso, è invincibilmente segnato dalla salvezza divina, che si manifesterà pienamente, alla fine, come si è manifestata in Maria. La storia non finisce nel baratro della mancanza di senso, nella tenebra del nichilismo; alla fine della storia c'è già una donna glorificata, c'è già l'umanità redenta, c'è già il compimento di ogni vicenda umana in Cristo, che ricapitola in sé tutte le cose.

L'atteggiamento cristiano verso il futuro non può che essere segnato da un radicale ottimismo.

Non dobbiamo temere ciò che ci riserverà il futuro, ma anzi andiamo incontro al futuro con atteggiamento costruttivo e fiducioso, andiamo incontro al Regno di Dio, andiamo verso la Vergine rivestita di gloria celeste. Maria sia per noi la sicurezza del compimento finale, del senso della storia; sia l'impulso ad usare bene il tempo in cui Dio ci ha voluto, con impegno e responsabilità, per rendere più vicino il Regno di Dio.

Maria Assunta è un dono per noi.

È una consolazione per i momenti di sofferenza e di smarrimento, è un sostegno per la nostra speranza cristiana. Uniamo la nostra vita di fede a lei, che è la nostra Madre gloriosa, preghiamo con lei e con lei camminiamo lungo le strade del tempo. La Vergine è con noi, la sua assunzione non la allontana da noi; lei anzi ci accompagna nel nostro pellegrinaggio terreno e ci attende al suo cospetto, nell'intimità del suo amore materno, per gioire della sua bellezza, per partecipare della sua gloria, per contemplare e lodare con lei lo splendore di Dio, che ha voluto condividere la sua vita divina e la sua santità a tutti i suoi figli. Maria è la prima tra le creature rivestite di gloria; ma accanto a lei, in stretta comunione con lei, ciascuno di noi trova il proprio posto nella gloria del Cielo. Dio ci ama, ci vuole con sé e ci vuole trasfigurati, in maniera simile a come ha amato, ha voluto con sé ed ha trasfigurato la Vergine di Nazareth. Apriamo il nostro cuore a Dio, viviamo lieti nella speranza, andiamo incontro all'Assunta, nella gloria celeste.

Massimiliano Curletti

 

P. Ljubo: "Oggi" la Madre viene a noi

In ogni messaggio vediamo che la Madonna, nostra Madre celeste, cammina con noi, accompagna i nostri passi, il nostro tempo che viviamo. Come non sapevamo dell'inizio delle sue apparizioni, così ancora non sappiamo quando finiranno. A molti sembra che le apparizioni durino a lungo e già nel 1985 i veggenti avevano chiesto alla Madonna: "Perché rimani così a lungo con noi?" La Madonna rispose: "Vi siete annoiati di me?" Da allora non hanno più fatto questa domanda. Di solito i veggenti dicono a noi che non è un tempo lungo: come può essere troppo lungo vivere e camminare con la Madre? Quando ci troviamo con una persona che amiamo, non ci stanchiamo e non ci annoiamo. È molto più difficile stare con le persone per le quali non sentiamo amore, così come è difficile lavorare se non abbiamo l'amore verso il lavoro. L'amore materno di Maria è una forza che la Madre celeste ha verso di noi: è per questo che non si stanca. Lo stesso era per S. Paolo che ha scritto ai Filippesi: "Fratelli miei, siate lieti nel Signore; a me non pesa e a voi è utile che vi scriva le stesse cose". (Fil. 3,1). È molto più sicuro e utile vivere e crescere nella fede in Gesù e nella presenza della Madonna che ci parla e viene "oggi".

"Oggi" la Madre viene a noi, "oggi" Dio ci ama; non ieri o domani. "Oggi" posso essere più vicino a Dio attraverso la Madonna, come anche "oggi" posso allontanarmi da Lui. Se ogni giorno non cresco nella fede, il mio ritorno a Dio diventa più difficile. "Oggi vi invito a mettere la preghiera al primo posto nella vostra vita". I segni che mi indicano come Dio e la preghiera non sono al primo posto nella mia vita, sono le difficoltà di decidermi per la preghiera, le distrazioni, le tante scuse che trovo facilmente per non pregare; e così rimando l'incontro con Dio, fonte di pace e di gioia. La Madonna è venuta ad insegnarci perché impariamo ad amarci come Dio ci ama; e su questa strada non siamo soli perchè la Madonna ci promette la sua presenza. Con Lei, da Dio amata, possiamo essere gioiosi sul cammino della fede fino al momento in cui capiremo tutte le nostre sofferenze, fatiche, croci e gioie della vita. Anche nostra Madre Maria non è stata risparmiata dalla fatica di capire il senso dei piani che Dio aveva su di Lei. Scrive infatti S. Luca nel suo Vangelo: "Maria da parte sua serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore" (Lc. 2,17 ).

p. Ljubo Kurtovic

 

 

"La piena di gioia"

Anche questa volta il messaggio di Maria ci invita alla gioia. Gioia come frutto di preghiera, gioia come sentimento con il quale dobbiamo veicolare i messaggi di Maria. Ma spesso avviene che, quando la sofferenza e le difficoltà si affacciano nella nostra vita, in noi non c'é più posto per la gioia, come se questo sentimento fosse in contraddizione con il dolore. Ancora una volta la Madonna ci aiuta a capire come la letizia non scaturisce solo da situazioni "piacevoli", ma ogni evento della vita può essere motivo di gioia. La Vergine Maria infatti, oltre ad essere la piena di grazia, è anche la "piena di gioia", frutto del suo incontro vivo con il Signore. L’evangelista Luca la presenta subito in questa veste di esultanza nello Spirito Santo quando la giovane fanciulla di Nazaret, ubbidiente alla voce dell’angelo, fa esplodere la sua gioia dinanzi alla cugina Elisabetta: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore... Maria, meglio di ogni altra creatura ha compreso che Dio compie azioni meravigliose: egli mostra la sua misericordia, egli innalza gli umili, egli è fedele nelle sue promesse...

Testimone gioiosa dell’amore del Padre, Maria vive in pienezza anche la sofferenza che Dio destina ad ogni suo figlio, e con grande forza e dignità assiste sotto la croce agli ultimi drammatici istanti della vita di Gesù crocifisso. Ma in lei non c’è disperazione: il suo cuore era aperto senza alcun limite alla gioia della risurrezione che il Cristo aveva annunciato. La Vergine, simbolo della nuova Gerusalemme, realizza quindi perfettamente le parole profetiche di Isaia: Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, mi ha avvolto col manto della giustizia, come uno sposo che si cinge di diadema e come una sposa che si adorna di gioielli (Is 61,10). Vicina al Cristo essa ricapitola in sé tutte le gioie, per questo ci rivolgiamo a lei come "Causa nostrae laetitiae", causa della nostra gioia: è lei che dobbiamo pregare affinché la nostra gioia sia un riflesso vivo della nostra realtà di redenti, di pieni di grazia, di figli dell’Altissimo.

Redazione

 

 

Nei "misteri dolorosi" non c'è posto per la tristezza

è quasi paradossale pensare che i misteri dolorosi del Rosario comunichino, all’anima di chi li prega, una profonda letizia.
Non può amare Gesù crocifisso chi non ha gioia, chi non coltiva la gioia dentro di sé. Non si può unire a Gesù crocifisso chi non porta la gioia. La gioia è la grazia che Dio dona quando si ama il suo Figlio crocifisso.
Di fronte ai misteri della passione noi partiamo con un bagaglio di tristezza nell’animo: perché l’hanno crocifisso? perché è successo? perché questo avviene spesso anche nella mia vita?...
Impariamo a pregare i misteri dolorosi deponendo ogni tristezza nel Cuore di Gesù e aprendoci alla gioia che deriva dal sentirci partecipi alla sua vita.

Primo mistero: l’agonia di Gesù e la sua gioia di stare con il Padre.

Stare con il Padre contava per Gesù più delle lacrime, più del sudore di sangue, del tradimento di Giuda, della fuga degli apostoli. O Signore Gesù, introducici nell’intimità con il Padre, manda il tuo Spirito Santo a risvegliare la gioia dentro di noi. Abbiamo deciso di scegliere Dio Padre; donaci la gioia di questa scelta anche nei momenti di prova.

Secondo mistero: anche legato alla colonna Gesù viveva una gioia grande.

Se a causa della scelta di Dio ci sentiamo legati, la gioia riempirà il nostro cuore. Ci sentiamo legati perché Dio vuole togliere da noi tutto ciò che è imperfetto. Le attività umane facilmente legano, mentre chi sta in Dio si sente libero. Dio ci dà pace, ci partecipa una forza incredibile quando siamo legati, flagellati. Apriamoci alla sua volontà, perché Dio vuole comunicarci la gioia in quei momenti. Permette che siamo legati per aprirci ad una gioia più profonda.

Terzo mistero: Gesù è incoronato dalle spine e in lui contempliamo la gioia che deriva dall’essere umiliati.

Gesù si umiliò volontariamente perché in questo atteggiamento vedeva un balsamo per l’anima. Chi si unisce a Gesù scopre questa medicina che guarisce le ferite della vita. È la "beatitudine" riservata agli afflitti, ai perseguitati, ai poveri. Quando con Gesù entriamo nella più profonda umiliazione, diventiamo adoratori di Dio ed entriamo nella sua gloria. Le umiliazioni non ci feriscono, ma sono occasioni di gioia.

Quarto mistero: contempliamo la gioia di portare la croce.

Chi si dona a Dio, volentieri porta la croce per il fratello, per la sorella, per la salvezza del mondo. Egli immediatamente riceve la gioia, la grazia, la forza. Chi rifiuta la croce, invece, sceglie qualche cosa che non è Dio, cerca una gioia fuori di Dio e perciò diventa debole, triste, frustrato, schiacciato. Ogni frustrazione, anche piccola, lo rende scontento. È gioia grande portare la croce per la salvezza del mondo. Dio ricompensa con il centuplo.

Quinto mistero: contempliamo la gioia della morte.

San Francesco la chiamava sorella. Si tratta di un passaggio: "passare da questo mondo al Padre". Chi ha scelto Dio, anche nel momento della morte, gioisce perché attende che si manifesti la pienezza della vita. Soltanto chi vive questa gioia può consolare gli altri quando muoiono, quando soffrono. La vita donata a Dio anche nel momento della morte esistenziale è la sconfitta della morte. La gioia della morte è la scelta definitiva della vita, di Dio.

Redazione

 

 

RITORNATE AL PRIMITIVO FERVORE

Nel Cenacolo con la Regina della Pace

(Continuazione)

Attraverso le parole dei messaggi la Madonna ci fa intuire quale sia stata realmente l’intenzione centrale della sua preghiera in quei giorni di grazia decisiva per la Chiesa, e quale sia ancor oggi quella che Lei eleva incessantemente al Padre per i suoi figli: Maria non chiede primariamente né i carismi, né i doni straordinari ma, al contrario, la grazia dello spogliamento totale, della rinuncia radicale a se stessi per consegnare tutto lo spazio dell’anima allo Sposo divino ed essere resi finalmente capaci di generare con Lei l’umanità nuova, accogliendo pienamente il dono della vita trinitaria. Per questo la Regina della Pace ci richiama pressantemente in modo accorato e ardente, come già in passato a Lourdes, a Fatima e in tutte le grandi apparizioni mariane di fine millennio, alla preghiera profonda del cuore. Per pregare con amore c’è una sola via: lo Spirito Santo, "Che prega nei fedeli", che "è sorgente d’acqua viva per la vita eterna" (Lumen Gentium N°4). È questo il motivo per cui Maria ci esorta : "pregate per ricevere lo Spirito di verità, che vi ispira lo Spirito di preghiera" (Mess. 09.06.84); "Non cessate di pregare lo Spirito Santo" (Mess. 2.01.84); "Pregate lo Spirito Santo, con Lui si ha tutto" (Mess. 21.10.83); e più recentemente, richiamando esplicitamente una nota espressione biblica (Ez.36, 26): "Vi invito di nuovo ad aprirvi alla preghiera, perché lo Spirito santo vi aiuti a pregare in modo che i vostri cuori diventino di carne e non di pietra" (Mess. 25.06.96).

Alle espressioni di Maria fa puntuale riscontro il Magistero ispirato del Papa: "La preghiera per opera dello Spirito Santo diventa espressione dell’uomo nuovo che per mezzo di essa partecipa alla vita divina" (Dominum et Vivificantem, N°65). La Madonna ci vuole infatti rendere, ad opera dello Spirito Santo, veri "strumenti di grazia nelle sue mani per la salvezza del mondo" (Mess. 25.03.94), canali limpidi e puliti attraverso cui possa liberamente scorrere il fiume di acqua viva che scaturisce dal Cuore infuocato della SS. Trinità, affinché questa corrente di grazia, attraverso di noi, finalmente raggiunga, liberi e risani le anime di tanti fratelli che nel mondo inconsapevolmente attendono il nostro "sì".

Per questo Maria ci chiede che, con libertà e amore di figli, permettiamo allo Spirito Santo di trasformare alla radice i nostri cuori infermi, decidendoci a percorrere, in perfetta letizia spirituale ed in intima comunione col suo Cuore Immacolato, un cammino di conversione interiore. Un percorso non esente talora da acute prove morali e spirituali, che Dio ha sapientemente disposto per renderci capaci di generare nello Spirito. Questo è il grande servizio d’amore che Maria chiede ai "cari figli" che Lei ha scelto e chiamato in questo tempo per associarli alla sua stessa missione di grazia: "Cari figli! Oggi vi invito a prepararvi attraverso la preghiera e il sacrificio alla venuta dello Spirito Santo. Figlioli questo è un tempo di grazia e per questo vi invito di nuovo a decidervi per Dio Creatore. Permettete di trasformarvi e di cambiarvi; che il vostro cuore sia pronto ad ascoltare e a vivere tutto ciò che lo Spirito Santo ha nel suo progetto per ognuno di voi." (Mess. 25.05.98).
Condurre tutte le anime alla totale partecipazione alla vita divina, accogliendo pienamente l’acqua viva dello Spirito che sgorga dal sacrificio pasquale di Cristo, è la finalità più vera e profonda della presenza della Regina della pace a Medjugorje. È questo il compimento di quella "speranza escatologica..., la speranza del Regno eterno che si attua nella partecipazione alla vita trinitaria" (Dominum et Vivificantem, N° 66). Questo è veramente il cuore e l’anima della incessante preghiera che lo "Spirito e la Sposa rivolgono al Signore Gesù: vieni!" (Ap 22,17), e questa, come ci ricorda ancora il Papa, "E’ una preghiera rivolta in direzione dei destini salvifici, verso i quali lo Spirito apre i cuori con la sua azione attraverso tutta la storia dell’uomo sulla terra" (ibidem).
È il grande progetto di grazia che la Vergine Figlia di Sion non cessa di servire con fedeltà attraverso la sua presenza nel mondo in questo "tempo speciale". Ed è anche la ragione profonda per cui la Regina della Pace non cessa di chiamare i suoi figli a consegnarsi pienamente al suo Cuore Immacolato per poterli associare a questo grande servizio regale, facendone eternamente i veri compagni e fratelli dell’Agnello, che "sarà il loro pastore e li guiderà alle sorgenti della vita" (Ap 7,17): "Figlioli permettete allo Spirito Santo di guidarvi sulla strada della Verità e della salvezza verso la vita eterna" (Mess. 25.05.98).

Giuseppe Ferraro

 

A.R.P.A. ed Ecumenismo

Nei nostri pellegrinaggi della carità nei Paesi della ex Jugoslavia e soprattutto in Bosnia, c'è un aspetto poco appariscente, ma forse abbastanza importante. Quello ecumenico. Ne ho preso coscienza soprattutto leggendo quanto ne parla bene il teologo e mariologo francese Padre René Laurentin in alcuni dei suoi libri, citando la nostra organizzazione. Nel libro che ha scritto nel 1997, riporta anche una frase che dissi nella mia testimonianza ai giovani di tutto il mondo presenti al Festival dei giovani di quell'anno: "Ho nel mio cuore un grande auspicio e un grande sogno: che Medjugorje diventi un importante centro ecumenico nello spirito di san Francesco; un centro del perdono, della riconciliazione e della pace, promuovendo incontri con varie confessioni cristiane e anche con altre religioni. Che Medjugorie diventi un concreto centro della carità verso tutti i poveri causati dalla guerra in Bosnia: nelle tre diocesi cattoliche, ma anche verso gli ortodossi e verso i musulmani, utilizzando parte delle risorse economiche portate dai tanti pellegrini.
Nei nostri viaggi, quando portiamo aiuti ai profughi serbi (e ce ne sono ancora tanti!), cerchiamo di stabilire buoni contatti con i rappresentanti della Chiesa ortodossa locale. Purtroppo tra i serbi, come anche tra i musulmani' l'ateismo imposto dal regime di Tito per 50 anni ha avuto molto più successo che tra i croati (cattolici). Pertanto il nostro scopo è di coinvolgere i pope ortodossi nei nostri piccoli gesti di carità per far capire alla gente che quanto portiamo è il frutto della carità dei cristiani, è risposta al comandamento nuovo ed essenzialmente predicato da Gesù e che questi valori li possono trovare anche nella loro Chiesa, che è pur sempre Chiesa di Cristo.
Ed è bello sentirci piccoli strumenti nelle mani di Dio che si serve di noi, nonostante i nostri limiti e le nostre miserie, per portare anche a tante vedove e orfani musulmani dei centri profughi un raggio del Suo amore. Anche a loro a volte osiamo rivolgere l'invito alla preghiera verso Colui che è Padre nostro come lo è di loro e verso Colei che è Madre di Gesù, tanto venerata da noi quanto anche da loro.
I nostri pellegrinaggi di carità continuano e i bisogni sono enormi. Un grazie sincero a tutti coloro che si ricordano dei poveri che noi ogni mese cerchiamo di raggiungere.

Alberto Bonifacio

Per eventuali contatti e aiuti rivolgersi a:
Alberto Bonifacio-Centro Informazioni Medjugorje - Via S. Alessandro, 26 - 23855 PESCATE (LC)
Tel. 0341-368487 - Fax 0341-368587
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La salita verso il Krizevac: una pagina di Vangelo

Ero ancora seminarista quando, per la prima volta, ho sentito parlare di Medjugorje. Oggi, sacerdote e al termine degli studi a Roma, ho avuto la grazia di accompagnare un gruppo di pellegrini. Personalmente sono rimasto colpito dal fervore con il quale le migliaia di persone presenti in quella terra benedetta pregavano e celebravano i sacramenti, particolarmente l'Eucaristia e la riconciliazione. Lascio il giudizio sull'autenticità delle apparizioni a chi è competente in materia; custodirò tuttavia per sempre il ricordo della Via Crucis sul sentiero sassoso che conduce verso la cima del Krizevac. Una salita dura e lunga, ma al contempo molto bella, dove ho potuto vivere diverse scene che, come una pagina di vangelo, mi hanno dato spunti per la meditazione.

1. Uno dopo l'altro. In tanti sulla via.

Un fatto - La sera precedente la nostra Via Crucis una religiosa ci aveva consigliato di partire prima dell'alba. Ubbidimmo. Fui grandemente sorpreso nel vedere che molti gruppi di pellegrini ci avevano preceduti e che alcuni già erano sulla via della discesa. Dovevamo quindi attendere che le persone procedessero da una stazione all'altra prima di avanzare anche noi verso la Croce.
Una riflessione - Lo sappiamo, la nascita e la morte sono eventi della vita naturale. Nella vita cristiana, quando riceviamo il battesimo, oppure ci sposiamo o ci consacriamo, abbiamo sempre chi ci precede e chi ci segue. Non siamo né i primi né gli ultimi. Dobbiamo allora rispettare i più anziani nella fede così come chi viene dopo di noi. Nella Chiesa nessuno può considerarsi solo. Il Signor accoglie a tutte le ore; ciascuno si impegni a rispondere nel momento che gli spetta.
Una preghiera - O Maria, figlia di Israele e madre della Chiesa, insegnaci a vivere l'oggi della nostra fede sapendo assimilare la storia della Chiesa e preparando il futuro.

2. L'unità nella diversità. Pace a tutti.

Un fatto - Sono rimasto impressionato dalla diversità dei pellegrini e dei gruppi che salivano e scendevano! Eravamo diversi, nella lingua, razza, età, estrazione sociale, cultura, formazione intellettuale... Ma eravamo ugualmente uniti, molto uniti. Eravamo tutti in preghiera sulla stessa strada, in marcia verso un'unica meta: il Krizevac. Ognuno, sia i singoli che i gruppi, badava alla presenza degli altri. Una meraviglia! E la marcia è rimasta sempre armoniosa.
Una riflessione - Come sarebbe diverso il volto del mondo se ogni uomo prendesse più coscienza della sua appartenenza ad un'unica grande famiglia, il popolo di Dio! Avremmo più pace ed armonia se ognuno amasse l'altro per quello che è, con le sue peculiarità, le grandezze e i limiti! A nessuno piace una vita tormentata. La mia vita è bella solamente quando quella del mio vicino lo sarà altrettanto.
Una preghiera - O Maria, figlia della nostra razza e eletta da Dio, insegnaci ad amarci come fratelli e sorelle di una stessa famiglia e a cercare il bene degli altri.

3. Il gruppo si arricchisce. Solidarietà e condivisione.

Un fatto - Bisognava salire passo dopo passo verso la vetta spendendo qualche minuto in ascolto, in meditazione e in preghiera davanti ad ogni stazione. Tutti i membri del gruppo potevano liberamente, dopo la lettura, esprimere una riflessione, un'intenzione o una preghiera. In questo modo la contemplazione delle insegne della Via Crucis, così come l'ascolto della Parola di Dio e dei messaggi della Vergine Maria, diventavano più ricchi, più belli e conducevano ad una preghiera più profonda. Nessuno si sentiva isolato. Non mancavano degli interventi che riportavano la mente all'identità di ognuno. I minuti trascorsi davanti alle stazioni diventavano occasione di condivisione delle nostre vite e dei punti di vista diversi; momenti di reciproca intercessione. Tutti rivolti verso Colui che per salvarci è venuto a condividere la nostra condizione.
Una riflessione - È vero che la fede è adesione personale, ma si confessa, aumenta e fruttifica nella comunità. L'amicizia in quanto tale moltiplica la gioia e favorisce la condivisione della sofferenza, ma ancor più quando l'amicizia affonda le sue radici in una fede comune.
Una preghiera - O Maria, tu che hai meditato la passione del tuo Figlio tra gli apostoli, insegnaci ad ascoltare i nostri fratelli e sorelle e a liberarci dai nostri egoismi.

4. Non credersi troppo forte. Umiltà e misericordia.

Un fatto - La Via Crucis sul Krizevac si comincia con tanto entusiasmo e determinazione. Il sentiero è tale che gli scivolamenti e le cadute non sono rari. Il corpo è sottomesso a un grande sforzo ed è facile esaurire presto le energie. La fatica, la sete e la fame non mancano... I più deboli talvolta sono tentati a pentirsi per aver cominciato quest'ardua impresa. Vedendo qualcuno cadere o nel bisogno si è spinti a deriderlo e a non occuparsi di lui.
Una riflessione - Rimaniamo pur sempre degli esseri di carne. Può capitare anche a noi di cadere e di avere sete. Le tre cadute di Gesù sul cammino verso il Calvario sono significative per la nostra vita. La vita cristiana esige forza e coraggio, fede e perseveranza, ma anche umiltà e misericordia.
Una preghiera - O Maria, madre degli umili, prendi le nostre fatiche, le nostre pene e le nostre debolezze. Affidale e tuo Figlio, l'umile Servo che ha preso i nostri pesi.

5. Quando il sacrificio dona la vita. L'amore nelle opere.

Un fatto - Verso la decima stazione abbiamo incrociato un gruppo di giovani che trasportavano su una barella una giovane handicappata. La ragazza nel vederci ci ha salutato con una grande sorriso. Ho pensato subito alla scena evangelica del paralitico presentato a Gesù dopo esser stato calato dal tetto della casa... La giovane era felice di essere stata sul Krizevac e di aver incontrato Dio lì. Ma da sola, senza l'aiuto degli amici, non avrebbe potuto arrampicarsi. Se la salita con le mani vuote è già dura per un uomo normale, immagino come sarà stata molto più dura per quelli che a turno, trasportavano quella lettiga sulla quale era distesa la loro sorella in Cristo.
Una riflessione - Quando si ama si accetta la sofferenza per la vita e la felicità dell'essere amato. Gesù ce ne ha dato l'esempio più grande. "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" (Gv 15,13), dice il crocifisso del Golgota. Amare è avere qualcuno per il quale morire!
Una preghiera - O Maria, tu che hai pianto ai piedi della Croce, insegnaci ad accettare di soffrire per amore affinché i nostri fratelli abbiano la vita.

6. Il regno di Dio appartiene ai "bambini". La piccolezza.

Un fatto - Un bella scena sul nostro cammino era vedere salire e scendere i bambini. Saltellavano sbarazzini, sorridenti, innocenti. Facevano meno difficoltà degli adulti a sgambettare sulle pietre. Gli anziani si andavano man mano sedendosi per ristorarsi un po'. I piccoli facevano riecheggiare nelle nostre orecchie la chiamata di Gesù a diventare come loro per entrare nel suo regno.
Una riflessione - Più ci si crede grandi, più ci si appesantisce, più dura è la salita verso il "Carmelo".
Una preghiera - Madre del Principe e piccola serva, insegnaci a disfarci dei nostri prestigi e dignità per camminare gioiosi e sereni sulla "piccola via".

7. La gioia di avanzare. Il conforto degli altri.

Un fatto - Man mano che ci avvicinavamo verso l'ultima stazione, la fatica aumentava, ma eravamo trasportati dalla gioia di sapere che presto saremmo arrivati. Conoscere la ragione del proprio sudore dona coraggio. Dall'inizio della Via Crucis, e ancor più verso la fine, abbiamo incrociato persone in discesa che ci incoraggiavano, con il loro sguardo fraterno, ad andare avanti. Non era raro vedere una coppia tenersi la mano per aiutarsi a vicenda nell'affrontare i punti più scoscesi.
Un riflessione - La nostra vita cristiana è una traversata dal deserto verso la terra promessa. Il desiderio di abitare eternamente nella casa del Signore ci dona la gioia e la pace, per quanto sia duro il cammino. È qui che la testimonianza dei santi ci dona grande conforto, di quelli che prima di noi hanno seguito e servito il Signore. Abbiamo un'incessante bisogno di essere sostenuti gli uni dagli altri. La direzione spirituale, la testimonianza della vita e la condivisione e delle esperienze sono necessari sulle tante strade in cui ci troviamo.
Una preghiera - O Maria, nostra Signora della fede e della speranza condivisa, insegnaci ad approfittare delle tue numerose visite per avere ancora motivo di sperare ancora ed avanzare.

8. I nostri nomi sono scritti nel cielo. Fiducia!

Un fatto - Eccoci qua. Avevamo bisogno di più di tre ore per raggiungere la meta. Una curiosità: la base sulla quale è posta la grande croce bianca è piena di nomi - di chi è passato di qui o di quelli che sono stati portati nel cuore dai pellegrini. Mi sono detto che questi nomi sono, per quelli che li hanno scritti, più che semplici lettere. La scelta dei nomi non era gratuita.
Una riflessione - Anche in cielo, nostra vera patria, sono scritti i nostri nomi. Dio, che conosce ciascuno per nome, ci aspetta, ci pensa e veglia su di noi. Lui conosce il numero dei nostri capelli. Tutti coloro che ci hanno preceduto, i santi, ci pensano, intercedono per noi e ci proteggono. Ovunque ci troviamo e qualunque cosa facciamo dobbiamo vivere in funzione del cielo.
Una preghiera - O Maria, coronata di fiori rosa dal cielo, insegnaci a tenere il nostro sguardo sempre rivolto alle realtà di lassù.

9. Discesa dal monte. La missione.

Un fatto - Arrivati sul Krizevac abbiamo sentito il desiderio di trattenerci il più a lungo possibile. Ci sentivamo bene lì. Davanti a noi si estendeva il bel panorama di Medj., la città mariana. Cantavamo. Ridevamo. Ma... bisognava discendere. Bisognava lasciare la montagna e rientrare a casa... riprendere la vita di tutti i giorni. E lì, nel quotidiano che dobbiamo vivere le meraviglie del nostro incontro con il Signore, sotto lo sguardo di Maria.
Una riflessione - Tante persone pregano sul Krizevac e tante vivono nel mondo. Ma la preghiera di Gesù era ricolma della sua missione: la volontà del Padre, la salvezza del mondo. La profondità e la verità della nostra preghiera si ottiene solo attraverso la nostra adesione al progetto di salvezza di Dio.
Una preghiera - O Maria, nostra Signora della pace, insegnaci a dire sì al Signore tutti i giorni della nostra vita affinché venga il regno di Dio!

don Jean-Basile Mavungu Khoto

 

Padre Jozo come il Battista

Per lunghi anni, nel deserto, il precursore di Gesù annunciava, gridava, esortava, supplicava: convertitevi... arriva il Messia! Così Padre Jozo Zovko in questi 21 anni di apparizioni mariane ripete istancabilmente la sua testimonianza sulla venuta della Madre di Dio a Medjugorje e sui segni che lei ci ha indicato per arrivare a suo Figlio e per ricevere la pace. "Oggi milioni di persone sono pronte ad offrire la vita per Maria" - afferma il frate ormai famoso in tutto il mondo. "In pochi anni la Madonna ha cambiato la faccia della terra e lo dimostrano i tanti pellegrini che si recano al Santuario della Regina della Pace da ogni paese del mondo, non solo i cattolici ma anche di altre fedi e confessioni. Ultimamente arrivano moltissimi ortodossi dalla Russia, dalla Grecia...".
Proprio come s. Giovanni, anche Padre Jozo si infuoca quando comincia a parlare di Dio e della Gospa e vorrebbe che questo fuoco infiammasse le anime di tutti coloro che lo ascoltano. Erano 6000 le persone radunate al Palarossini (ad Ancona - Italia) per trascorrere una giornata di preghiera insieme al francescano della provincia erzegovina. Il tema dell'incontro "Ecco tua Madre", mistica aurora del 3° millennio.

"Medjugorje non è una storia per bambini - continua p. Jozo - ma è una nuova vita, una svolta radicale per ogni uomo. La Madonna continua a richiamarci alla preghiera, soprattutto in famiglia, perché è ormai assodato che nelle nostre case sono entrate le tenebre, la notte. Cosa dobbiamo fare allora per crescere nella fede? È semplice. Fare come quelle milioni di persone che hanno cambiato la loro vita solo perché in questi 21 anni la Madonna è entrata nel loro cuore!".

S.C.

 

La famiglia è un progetto divino

(Continuazione)

"Dio ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza". Questa realtà matrimoniale va vissuta con delle regole ben precise. La donna sta all'uomo come la sua costola, cioè fa parte di lui, per cui l'uomo amerà sua moglie come facente parte del suo stesso corpo. La Scrittura aggiunge: "Per questo l'uomo lascerà sua padre e sua madre e si unirà la sua donna. E due non saranno più due, ma una carne sola." E Gesù commentando queste parole aggiunge "Non separi l'uomo ciò che Dio unisce".

L'equilibrio dei figli viene dall'amore tra i genitori. Per questo il primo amore della moglie deve essere il marito e non i figli. I figli vanno amati assieme, altrimenti si costituisce un altro ordine. Perciò: "Non separi l'uomo ciò che Dio ha congiunto", dice Gesù nel Vangelo. Queste sono le regole fondamentali che il Signore ha dato alla famiglia umana. Il nostro equilibrio interiore dipende molto dall'amore dei genitori. Quando vediamo un giovane che sorride poco chiedete alla mamma se l'aveva desiderato... Spesso la risposta è interessante e molto illuminante, e soprattutto rivela le fattezze interiori del ragazzo, la sua storia personale, il suo comportamento. Anche quando si incontrano coppie in crisi bisogna indagare sul tipo d'affetto che hanno ricevuto dai loro genitori.
Tutti noi siamo frutto di una storia, non siamo piovuti nel mondo così... Lo stesso Gesù ha voluto la sua storia, ha voluto entrare nel mondo per mezzo della storia di una donna, la Vergine Maria, ma ha voluto anche che questa donna fosse affiancata da un uomo che facesse a Lui da Padre; ha voluto una storia piena, perché per la formazione sana del bambino occorre il contributo del padre e il contributo della madre.
Spesso in Gesù Cristo noi troviamo la delicatezza di Maria (basti pensare al modo in cui egli parla all'adultera: neanche la guarda per non farla arrossire). In tanti atteggiamenti di Gesù abbiamo tutta la Madonna, tutto il carattere della madre che ha formato l'umanità di Gesù; ma troviamo anche il carattere di Giuseppe nella fermezza e nella determinazione di Gesù Cristo con le quali affronta le situazioni.

Nessuno è perfetto a questo mondo, nessuno lo è stato e nessuno lo sarà. Tutti abbiamo una nostra eredità; un'eredità positiva, arricchente, ma abbiamo anche avuto delle mancanze che si sono incise nel nostro carattere, nella nostra vita. Io trovo spesso che ci sono coppie in difficoltà che cominciano a volersi bene e amarsi con tutto il cuore quando cominciano loro stessi a perdonare il proprio padre, la propria madre e a fare pace con loro. Perché? Perché il Signore nella sua infinità grandezza ha dato all'uomo una dimensione superiore a tutte gli altri esseri del creato; ha dato la dimensione dello Spirito e perdonando e chiedendo perdono noi possiamo recuperare quel bene che non abbiamo avuto.
Dobbiamo cominciare a dare ai nostri genitori quell'amore che non abbiamo avuto da loro, perdonando nel nome del Signore. Dio ha dato all'uomo la strada del perdono e della riconciliazione per recuperare quei bene che noi o non abbiamo avuto o, a causa dei nostri errori o degli errori di altri, abbiamo perduto. Questa è una strada che dobbiamo riportare nelle nostre famiglie. Purtroppo nelle nostre case la virtù dell'onestà sta perdendo dimora. La sincerità sta perdendo alloggio. Anche la fedeltà sta diventando ai nostri giorni qualcosa di cui vergognarsi. Senza volerlo certi errori sono stati ormai "canonizzati e battezzati", anche nelle nostre case.
Il Signore chiede alla Chiesa di riscoprire questa bellissima realtà del matrimonio e della famiglia che è il luogo dove abita la Trinità. Padre, madre e figlio insieme sono specchio della Trinità e Dio manifesta se stesso nella comunione familiare, che quando è ben armonizzata diventa sovrabbondante di benedizioni e di beni.
Il Signore chiede oggi prima di tutto un conversione e soprattutto il ritorno alla sua Parola che "è lampada ai nostri passi, luce sul nostro cammino." I disordini nel matrimonio sono causa di divisione. L'amore viene da Dio, ma questo è un amore che unisce e che porta alla comunione. I figli sono il frutto di questa comunione. Ma che sia una comunione piena, santa, come Cristo con la sua Chiesa.

don Fulvio di Fulvio

 

 

Notizie dalla terra benedetta

* La marcia della pace - I 24 giugno si è tenuta l'undicesima tradizionale "Marcia della pace" dal convento francescano di Humac a Medj. Questa processione eucaristica fu iniziata dai pellegrini stranieri nei giorni più impetuosi della guerra nel 1992. Sebbene gli anni di guerra siano ormai alle nostre spalle, la Vergine nei suoi messaggi ci ricorda anche "...le guerre nei nostri cuori...". La marcia vuole essere una risposta all’inquietudine, alla violenza ed all’odio ed uno stimolo alla pace ed alla riconciliazione. Quest'anno più di 4000 pellegrini hanno percorso i 13 km a piedi, pregando secondo queste intenzioni.

* La Madonna a Ivan sul Podbrdo - Domenica 23 giugno, alle 23.00 la Gospa - tramite il veggente - ha lanciato a tutti noi un messaggio che ancora una volta ci esorta a non interrompere la nostra supplica per ottenere da Dio il dono della pace: "Cari figli, all'inizio delle apparizioni ho detto "Pace! Pace! Pace!" Anche oggi, cari figlioli, vi invito alla pace. Insieme con la Madre, pregate per la pace; per la pace nelle vostre famiglie, per la pace nel mondo. Se non avete la pace, pregate! Pregate nelle famiglie. Vi ringrazio, figlioli, perché avete risposto alla mia chiamata". Poi la Madonna se ne è andata nel segno della Croce luminosa dicendo: "Andate in pace, cari figli miei".

* Apparizione annuale alla veggente Ivanka - Quando nel maggio del 1985 la Vergine affidò il decimo messaggio a Ivanka le disse anche che per tutta la sua vita avrebbe avuto un'apparizione all'anno in occasione dell'anniversario. Così è stato anche quest'anno. Ivanka ha avuto l'apparizione, che è durata 6 minuti, a casa sua, alla presenza della sua famiglia, suo marito e i tre bambini. La Gospa ha dato il seguente messaggio: "Cari figli, non stancatevi di pregare. Pregate per la pace, la pace, la pace". La Madonna ha parlato a Ivanka di alcune nuove particolarità della sua vita, era molto gioiosa e ha lasciato a tutti la sua materna benedizione.

21 anni di apparizioni!

Erano più di 100 000 i fedeli venuti in visita a Medj in occasione del 21° anniversario. A causa della varietà dei gruppi linguistici le s. Messe sono state celebrate in 16 lingue. La Santa Messa serale della sera dell’Anniversario, alla quale hanno partecipato circa 35.000 fedeli, è stata ufficiata da fra Branimir Musa. Con lui hanno concelebrato 200 sacerdoti di una ventina di paesi. Queste sono le cifre che testimoniano quanto il messaggio di Maria abbia ormai raggiunto ogni angolo della terra, mentre la risposta di coloro che lo hanno accolto è testimoniata dalla visita amorosa a questa tenera Madre che riserba sempre nuovi doni per i suoi figli; molti dei quali affrontano grandissimi sacrifici pur di essere presenti in questa "terra benedetta".
Ma al di là del numero dei presenti è importante rilevare il modo con cui le persone hanno partecipato ai diversi appuntamenti liturgici e lo spirito di raccoglimento e preghiera che impregnava tutta Medj. Si può dire che pian piano emergono i frutti di un cammino spirituale sempre più maturo e consapevole di un piano divino che, attraverso Maria, si è incarnato a Medj. e che ora, attraverso l'opera di molti e l'apertura dei cuori di tutti, prende corpo in ogni parte della terra.

* 13° Festival dei giovani - Avrà luogo da 31 luglio al 6 agosto di quest’anno e sarà dedicato al tema "TESTIMONIARE CON MARIA LA GIOIA E LA PACE".
Il programma e tutte le altre informazioni riguardanti l’incontro dei giovani sono disponibili sul sito internet del santuario: www.medjugorje.hr, sezione Incontri Internazionali, MLADIFEST 13.

* L’Ordine di Malta a Medj. - Già da 5 anni consecutivi, il servizio dei medici dell’Ordine di Malta tedesco si mette al servizio dei pellegrini di Medj. Durante i mesi estivi, nel momento del maggiore afflusso dei pellegrini, gli operatori dell’ordine di Malta sono di turno vicino la chiesa parrocchiale ed i pellegrini possono chiedere un aiuto medico anche all’ambulatorio dell’ordine di Malta che si trova sulla sinistra, lungo la strada che porta dalla chiesa al Krizevac, dalle 9 alle 21 ed anche durante la notte per le urgenze. L’ordine di Malta esiste già da 900 anni. Il suo principio guida è: "Proteggere la fede ed aiutare i bisognosi, testimoniare la fede con amore ed essere a servizio della pace nel mondo".

* I misteri gloriosi sul Podbrdo - Lungo il percorso che conduce dal luogo delle apparizioni (Podbrdo) alla Croce blu, in occasione dell'anniversario, sono stati posti cinque rilievi bronzei che rappresentano i misteri gloriosi del rosario. Sono il lavoro dello scultore italiano Carmelo Puzzolo, i cui rilievi bronzei dei misteri gaudiosi e dolorosi del rosario sulla collina delle apparizioni, come quelli della Via Crucis sul Krizevac, hanno ispirato i pellegrini alla preghiera per molti anni.

(da: Press Bulletin)

Desiderando parlare sul Cuore di Gesù, Jelena ha scelto di farlo utilizzando le parole di un'enciclica dove vengono esppressi, in modo particolarmente appropriato, gli attributi e le qualità del Cuore del nostro Salvatore. Sono le parole di un Papa, le parole della Chiesa, che ci aiutano a comprendere con quale amore Gesù stesso ci ha amati.
La Madonna, in questi 21 anni di apparizioni, è venuta spesso in aiuto alla Chiesa spiegando, in termini semplici e accessibili a tutti, profonde realtà teologiche. Il 29 dicembre 1988, attraverso la piccola Jelena, la Vergine diceva: "Cari figli, desidero che comprendiate che Gesù ha molto bisogno dei vostri cuori. Ma che siano cuori pieni d'amore e di pace...".
Molte volte, nei messaggi al gruppo di preghiera, Ella sottolineava l'importanza dell'apertura e della donazione a Dio del nostro cuore, perché fosse purificato dall'unione con il Cuore di Dio, sede dell'amore puro: "Desidero che siate sempre più vicini al mio Cuore e al Cuore di Gesù." (20.8.88)..."Figlioli, non temete di seguirmi, di seguire Gesù; e non soffermatevi davanti ai nostri Cuori, ma entratevi, perché essi sono completamente aperti per voi. Venite, perché so che desiderate essere felici" (3.12.87).


"Cor Iesu"

di Jelena Vasilj

Papa Pio XII nel 1956, in occasione del centenario della festa del Sacratissimo Cuore di Gesù istituita da Pio IX, scrisse una meravigliosa enciclica sul culto al Cuore di Gesù, con il titolo latino Haurietis aquas. È un titolo che trova origine nel libro del profeta Isaia, dove lo scrittore sacro profetizza che il Cuore di Gesù sarebbe divenuto fonte di amore: "Voi attingerete con gaudio le acque dalle fonti del Salvatore" (Is 12,13).
La metafora dell'acqua qui usata dal profeta è il simbolo dello Spirito Santo ovvero dell'amore di Cristo con cui egli - in quanto Dio - ama all'interno della Trinità. Al contempo la carità si riversa sull'umanità intera - cioè il suo Santo Spirito viene donato alla Chiesa - così come dice s. Paolo ai Romani: "La carità di Dio si è riversata nei nostri cuori per lo Spirito santo che ci fu dato" (Rm 5,5). Dunque, data la duplice natura di Cristo, il suo amore è contemporaneamente umano e divino ed è il fulcro della festa del sacratissimo Cuore di Gesù.
L'enciclica sottolinea che l'amore divino è un amore concreto che ha sempre accompagnato la storia di un determinato popolo nei cui cuore Dio scrisse la sua legge; con questo stesso popolo Dio stabilì numerose alleanze di amore che spesso però venivano infrante dall'infedeltà del popolo. Nonostante ciò se il popolo si pentiva veniva rinnovata loro l'alleanza in un vincolo ancora più solido di amore, come possiamo leggere nelle tenerissime parole del profeta Osea con cui Dio esprime il suo amore ad Israele: "Quando era fanciullo Israele, io lo amai e dall'Egitto ho chiamato il figlio mio. Io ho fatto da balia a Efraim; li ho portati in braccio, ma non compresero la cura che io avevo di loro. Li ho attirati a me con vincoli propri degli uomini, con vincoli della carità. Io sanerò le loro piaghe, li amerò spontaneamente. Sarò come rugiada; Israele fiorirà come giglio e getterà le sue radici come le piante del Libano" (Os 11,1.3-4; 14,5-6).

La massima espressione dell'amore divino è l'amorosa incarnazione e la passione del Figlio di Dio, che lo rendono amore perfettamente umano, dotato cioè di tutti gli umani sentimenti. In tal modo il Cuore di Gesù diviene il massimo esempio dell'amore e della consolazione per noi uomini, come a tal proposito afferma s. Agostino: "Ora il Signore Gesù assunse questi sentimenti della fragile natura umana, allo scopo cioè di offrire in se stesso, al suo corpo che è la Chiesa, il modello da imitare. In modo che se ad alcuno di loro, sotto l'assalto delle umane tentazioni, accadesse di rattristarsi e soffrire, non per questo stimasse di essersi sottratto all'influsso della sua grazia; comprendesse che tali afflizioni non sono peccati, ma sono indizi dell'umana passibilità". Quest'amore sensibile ha il suo culmine sulla croce dove il Cuore Gesù è trafitto con una spada, divenendo così la massima testimonianza della sua ferita invisibile dell'amore (p. 1081).
Il Papa parla di un terzo aspetto dell'amore "con cui Cristo ama il Padre e l'umanità, che è l'ardente carità infusa nella sua anima e costituisce la preziosissima dote della sua volontà e illumina i suoi atti di duplice scienza beata e infusa, quale fonte di tutti tesori della scienza e sapienza (cf. Col 2,3). Il Cuore di Gesù è per noi la fonte di ogni scienza oppure quella mistica scala per salire nell'amplesso di Dio, essendo ricco di doni come l'Eucaristia, la passione e la morte, la sua santissima Madre, il sacerdozio, la fondazione della Chiesa, la missione dello Spirito Santo sugli apostoli e sui credenti. In tutte queste opere - dice il Papa - dobbiamo meditare con animo pieno dell'amore i battiti del suo Cuore, con i quali sembrò che egli misurasse gli attimi di tempo del suo pellegrinaggio terreno, fino al supremo istante in cui disse: È compiuto (Gv 19,30) Allora il battito del suo Cuore si arrestò e il suo amore sensibile rimase come sospeso fino all'istante della risurrezione gloriosa. Unitasi quindi nuovamente l'anima del Redentore vittorioso della morte al suo corpo glorioso, il Cuore sacratissimo riprese il suo battito regolare e da allora non ha mai cessato ne cesserà di significare con ritmo ormai divenuto per sempre calmo e imperturbabile, il triplice amore che vincola il Figlio di Dio al suo celeste Padre e all'intera comunità umana, di cui è, con pieno diritto, Mistico capo" (p. 1065).
Affidiamoci dunque all'immacolato Cuore di Maria che batteva sincronizzato con il Cuore di Gesù nel suo grembo, affinché anche noi, intonati al loro ritmo, possiamo perennemente partecipare a questo eterno spirare dello Spirito Santo, amando con Lui nella Santissima Trinità.

(J.V.)

 

Jelena si sposa!

È una grandissima gioia per noi dell’Eco partecipare a tutti le nozze della nostra cara Jelena Vasilj con Massimiliano Valente, che avranno luogo a Medjugorje il 24 agosto prossimo. La generosità nel condividere i frutti del dono che Dio le ha dato a Medj, la sua costante disponibilità e cortesia, la profondità e la serietà con le quali vive e aiuta gli altri a vivere la vita spirituale, la rendono cara al cuore di tutti quelli che l’hanno incontrata. In particolare noi dell’Eco le siamo grati per la sua presenza sulla pagine del nostro giornale che accompagna mettaendo a disposizione le sue riflessioni e la sua personale preghiera. Le auguriamo di vivere sempre in pienezza il sacramento che si appresta a celebrare per continuare a glorificare Dio con la santità della famiglia. *

"Portate, anzitutto, la gioia cristiana nel vostro cuore: gioia che scaturisce dalla fede serenamente accettata; intensamente approfondita mediante la personale meditazione e lo studio della parola di Dio e dell’insegnamento della Chiesa; dinamicamente vissuta nell’unione con Dio in Cristo, nella preghiera e nella pratica costante dei sacramenti, specialmente dell’Eucaristia e della riconciliazione". Giovanni Paolo II

 

 

* Pellegrinaggio per disabili e malati a Medjugorje dal 1° al 7 settembre 2002. Viaggio via terra, con assistenza spirituale, assistenza medica e infermieristica. Partenza da Trieste.
Per informazioni telefonare a Costantino:
tel. 348 5100315

* È stata pubblicata la collezione dei primi 100 numeri del nostro giornalino, rilegata in un solo volume,. Chi fosse interessato può richiederla presso la nostra segreteria: Tel/fax 0423.470331
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Tutto lo Staff di Eco prega per voi!

Vi invitiamo ad unirvi alle preghiere che offriamo a Dio il primo sabato del mese secondo le intenzioni di tutti i lettori - di coloro che espressamente lo richiedono, ma anche di chi lo esprime semplicemente nel silenzio del proprio cuore.

Una volta al mese d. Alberto celebrerà una s. Messa secondo le stesse intenzioni.

 

Pieghiamo l’orecchio agli insegnamenti
che anche oggi il Signore ci dà.
Anche quando non vediamo nulla,
Maria è con noi,
la sua presenza ci sostiene.
Ci benedica Dio.

don Alberto

Villanova M., 29 giugno 2002

 

 

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